martedì 26 maggio 2020

Monte di Nese – Filaressa – Monte Costone – Salmezza: il paradiso ad un quarto d'ora dalla città.

L'anello che, partendo da Monte di Nese, risale le cime della Filaressa e del Monte Costone, scende al borgo di Salmezza e rientra tagliando il versante destro della Val Formica, è un alternarsi di ambienti spettacolari che, in primavera, si riempiono di fiori e colori.   Un fantastico spettacolo della natura.


Monte di Nese, Monte Canto Alto dal sentiero di salita alla Filaressa

Dal parcheggio posto a monte della chiesa parrocchiale di Monte di Nese si percorre il breve strappo che raggiunge la chiesetta della Forcella (870 m) dietro la quale si apre un incrocio di sentieri battuti e ben segnalati.   Seguendo il segnavia CAI n. 531 si risale una stradetta cementata che porta al dosso degli Spiazzi, un ambiente soleggiato, costellato di baite ben ristrutturate ed ampi pascoli.

Gli spiazzi

Camminando in mezzo ai prati, ci si avvicina al fianco meridionale della Filaressa, inoltrandosi in un ambiente che ricorda quello dolomitico.   Ai primi pinnacoli di roccia il sentiero tende ad inerpicarsi, fino ad un bivio dove, per raggiungere la cima, bisogna tenere la destra.   In quindici minuti si raggiunge la vetta della Filaressa (1134 m) dalla quale si gode un ampio panorama, in particolare sull'incombente versante sud del Monte Costone, che rappresenta la prossima meta.

Il versante sud della Filaressa

Per arrivarci occorre ritornare brevemente sul sentiero di salita appena percorso e deviare a destra sul primo sentiero (non segnalato) che si incontra.  Ci troviamo nel versante nord della Filaressa.   La discesa è ripida e in ombra ed è da percorrere con attenzione.   E' attrezzata con funi metalliche che possono essere utili in caso di sentiero bagnato o scivoloso.    Scesi al valico tra la Filaressa ed il Monte Costone, si segue la evidente traccia che porta, con un po' di fatica, alla cima di quest'ultimo (1195 m).


Cefalantera maggiore, altipiano della Stalla del Fopp

Il panorama è amplissimo.   A sud il Canto Alto troneggia sui suoi vasti castagneti.   Si distinguono bene Poscante e le altre frazioni che, nel corso dei secoli, hanno sfruttato le potenzialità di questi boschi, usandone il legname per ardere e per i pali della viticoltura, il fogliame come lettiera per le stalle e i frutti per l'alimentazione quotidiana.   Nella valle di Poscante sono tuttora presenti gli ultimi essiccatoi utilizzati per l'affumicatura delle castagne, un procedimento per consentirne la conservazione ed il consumo a lunga scadenza, creato proprio a Poscante circa settecento anni fa.

I boschi del versante nord del Canto Alto, visti dalla cima del Costone.

Dalla cima del monte Costone si prosegue lungo uno splendido tratto, praticamente pianeggiante, che porta all'altipiano della stalla del Fopp.  Si cammina in pieno relax tra prati fioriti, boschetti di rade betulle ed una vista incantevole sulle Podone, sul piccolo borgo di Salmezza e sulle prime case della troppo urbanizzata Selvino.     Ad un bivio non segnalato (il cartello è abbandonato a terra) si tiene la destra, sino ad arrivare negli immediati dintorni della stalla del Fopp dove si imbocca una stradetta sterrata che, poco dopo, diventa asfaltata e scende, con belle viste su Salmezza.   

Altipiano della Stalla del Fopp

Al primo incrocio il segnavia CAI n. 531 prosegue diritto verso il centro di Selvino. Il nostro itinerario volta invece a destra per scendere, sempre su asfalto, fino a Salmezza (1030 m).    Nel medioevo questo  borgo era una florida e trafficata stazione di sosta, con tanto di locande e dogana ad uso e consumo dei viandanti che percorrevano la via Mercatorum, storica mulattiera che congiungeva i traffici commerciali di Bergamo con le valli Brembana e Seriana.

Salmezza

Oggi Salmezza conta otto abitanti e rappresenta un'oasi di pace e silenzio con pochi eguali nelle Orobie.    Al centro del borgo si incrocia un tratto restaurato e molto suggestivo della via Mercatorum che, per chiudere il nostro anello, va percorso in uscita da Salmezza.   Superato l'ultimo cascinale del borgo, si prosegue nel bosco fino a un bivio ben segnalato.   A sinistra il sentiero CAI 534 scende verso Lonno.   Noi teniamo la destra, seguendo il segnavia CAI 533 che traversa la Val Formica e prosegue, tra baite e campi coltivati, verso Monte di Nese.

Cascine di Salmezza

Giunti ai piedi del dirupato versante sud della Filaressa si incontra un tratto di sentiero che ha subito alcuni smottamenti costringendo ad alcune brevi deviazioni.    Alla prima di queste si deve restare bassi, sulla sinistra, ignorando una traccia con bolli rossi e blu che risale nel bosco rado.    Dopo pochi passi un segnale bianco e rosso del CAI dipinto su un grosso sasso ci conforterà della giusta direzione.   Per una ventina di minuti il sentiero si presenta disagevole, fino ad un tratto boscato dove si incontrano delle sorgenti a cui ci si potrà anche dissetare.

Baita in Val Formica

Il sentiero torna ad essere gradevole e fresco.   Un bel bosco ceduo ci accompagna fino alla contrada Castello (872 m) dove si potrà scegliere, per il rientro al parcheggio di partenza, tra la discesa offerta dalla strada asfaltata che unisce Castello a Monte di Nese e la traccia di risalita che risale, attraversando pascoli e prati fioriti, alla Forcella.


Pulsatilla Alpina del Monte Costone

Info tecniche:

Partenza: Monte di Nese, frazione di Alzano Lombardo, 15 Km da Bergamo.
Dislivello: circa 500 metri di sola salita.
Durata: Almeno quattro ore, escluse le soste.
Punti di ristoro: Arrivati a Salmezza, potrete effettuare una tappa gastronomica al bar-ristorante Merelli, situato nel cuore del borgo.   Un locale rustico e semplice, con posti al coperto ed all'aperto.  La cucina è quella tradizionale, con porzioni abbondanti e gustose.   I prezzi sono molto onesti.   Il telefono è: 035 514870.
Scendendo da Monte di Nese, potreste invece fermarvi alla Trattoria del Brugo, frazione Burro di Alzano.  Si può pranzare in una veranda con bellissimo panorama sulla valle.  Anche qui la cucina è tradizionale, ma con un pizzico di ricercatezza in più. Maggiori info sulla loro pagina facebook: trattoriadelbrugo.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 08.

L'itinerario evidenziato (in verde) sulla tavola 08 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.

sabato 9 maggio 2020

Da Monte di Nese al Canto Alto, in memoria di una strage poco nota di settantacinque anni fa

L'escursione più breve e con minor dislivello per salire al Canto Alto ha inizio da Monte di Nese e ripercorre, in senso inverso, le tracce dell'odissea di un gruppo di soldati azeri.   Mancava pochissimo alla fine della seconda guerra mondiale, ma centoventi di loro non poterono godere nemmeno di un giorno di pace.
La Val Brembana dai prati del Canto Basso.

L'itinerario prende il via dall'ultimo parcheggio di Monte di Nese (800 m) al termine del quale una stradina cementata porta, con ripido ma breve strappo, all'omonima forcella (870 m).   Pochi passi dopo la chiesetta dedicata alla Madonna del Buon Consiglio,  si prende a sinistra il sentiero CAI n. 553B con direzione Canto Basso.   Inizialmente in leggera discesa, poi con percorso ondulato nel freschissimo bosco che ricopre il versante nord del Monte Cavallo, dopo mezzora dalla partenza si sbuca nei verdi e fioriti prati del Canto Basso (901 m) con belle viste sulla Maresana, Olera e le frazioni di Zogno che si trovano ai piedi della Filaressa.

Il profilo della Filaressa.

La croce del Canto Alto è già ben visibile.   Il segnavia da seguire per raggiungerlo è il n. 507.   Si tratta di scarpinare per un'oretta, entrando ed uscendo dal bosco e costeggiando il crinale un poco faticoso ma molto ben segnalato.    Dalla vetta (1.146 m) il panorama sulle valli Brembana e Serina è a tutto tondo.    A sud, la pianura si stende a vista d'occhio.
Nella notte tra il 12 e il 13 aprile del 1945, una colonna di azeri, disertori dell'esercito tedesco, percorse in  senso inverso il tratto sopra descritto per cercare di raggiungere le formazioni partigiane che avrebbero facilitato la loro fuga in Svizzera. Sostarono esausti a Monte di Nese e vennero accerchiati dai fascisti che compirono una strage da pochi ricordata. Il racconto completo è in coda a questo post.

La vetta del Canto Alto.

Dopo la sosta, si torna al dosso del Canto Basso, calpestando la traccia del sentiero di salita, fino ad arrivare ad un bivio che, a destra, indica il sentiero 533 che passa anche dalla chiesa di Monte di Nese, nostra futura meta.    Poco dopo si trova un'altra biforcazione e si evita la traccia che sembra salire alla vetta del Monte Cavallo.   Il sentiero CAI n. 533 ne costeggia il versante sud, restando sempre nel rado bosco ceduo, fino a raggiungere, in circa mezzora dal Canto Basso, le prime case di Monte di Nese. 
 
Narciso nei prati del Canto Basso

Percorso un breve tratto di asfalto, il segnavia ci fa deviare a sinistra su un tratto di sterrato per poi portarci, tenendo la destra, nella bellissima via Fracc, una storica mulattiera recentemente ristrutturata, che termina dietro la Chiesa parrocchiale.    Aggirato l'edificio ecclesiastico, a sinistra è visibile il parcheggio da dove si sono iniziati i primi passi.

Via Fracc - Monte di Nese.

Info tecniche:
Partenza: Monte di Nese, frazione di Alzano Lombardo, 15 Km da Bergamo.
Dislivello: circa 350 metri complessivi.  
Durata: circa tre ore.
L'itinerario evidenziato sulla tavola 08 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.

IN MEMORIA DI 120 AZERI: CRONACA DI UN MASSACRO
I 120 azeri massacrati a Monte di Nese facevano parte di un contingente acquartierato a Bruntino, che aveva avviato una complessa trattativa con i partigiani per organizzare una fuga lungo la provinciale risalente la Val Brembana.   L'operazione scattò la sera dell'11 aprile 1945 ma non tutto andò secondo i piani.  Alcuni ufficiali rimasti fedeli ai tedeschi diedero l'allarme, creando parecchia confusione nella truppa.   Temendo l'attivazione di posti di blocco da parte dei tedeschi, parte dei disertori (circa 600 persone con almeno una cinquantina di cavalli) decise pertanto di non percorrere la provinciale della Valle Brembana, ma di raggiungere le postazioni partigiane residenti a Oltre il Colle, transitando dal sentiero che li avrebbe portati prima sul Canto Alto e poi a Monte di Nese, dove avrebbero svoltato verso nord, lungo la direttrice per Selvino, Trafficanti e Serina.
Fu un errore irreparabile.
La lapide ricordo all'ingresso del cimitero di Monte di Nese

Partita nella notte tra il 12 e il 13 aprile, la lunghissima colonna, guidata da una staffetta partigiana, impiegò quasi una giornata per arrivare a Monte di Nese, dopo essere transitata sulla vetta del Canto Alto.   I sovietici, esausti, cercarono riparo nelle poche case del paese.   La colonna, allo sbando, non organizzò un servizio di sentinella.   Fu quindi facile per i fascisti, avvertiti dagli ufficiali russi rimasti fedeli all'esercito tedesco, individuare il percorso dei disertori e tendere un'imboscata.  Alle sei del mattino del 13 aprile 1945 fu abbattuto il primo soldato russo. La battaglia sconvolse Monte di Nese fino al primo pomeriggio.   I disertori russi furono accerchiati con una manovra a tenaglia, da battaglioni formati in prevalenza da Milizia Forestale e Brigate Nere provenienti da Olera, Selvino, Bergamo e Poscante.

Monte di Nese

Pur essendo numerosi, i russi erano male armati, dispersi, disorganizzati e forse anche già rassegnati al loro destino.   Al termine della battaglia, tra le loro file si contarono 120 morti, 54 dei quali trucidati barbaramente nel prato sotto la Chiesa parrocchiale, dopo essere stati catturati, disarmati e spogliati dei loro pochi averi.    A ricordo di questa strage dimenticata, è stata apposta una lapide all'ingresso del piccolo cimitero di Monte di Nese, dove riposano anche i resti di gran parte degli azeri massacrati.
Per approfondire: Quaderni Brembani n. 13 edito dal Centro Storico Culturale Valle Brembana – pagg. 137-165. Monte di Nese marzo-aprile 1945, cronaca di una diserzione, Di Giancarlo Battilà.

Ginestrino fiorito accanto al sentiero di salita per il Canto Alto.

mercoledì 15 aprile 2020

Quel bombardiere americano schiantatosi sotto la cima del Monte Menna...

Poco prima delle 23 del 4 ottobre 1944 la conca di Zambla, nonostante la notte fosse resa buia dal coprifuoco e ovattata da una nebbia persistente, venne illuminata a giorno da un'enorme fiammata, seguita da un boato che svegliò tutti gli abitanti della zona.   Fu subito chiaro che un grosso aereo si fosse schiantato poco sotto la cima del Monte Menna, in una zona aspra e dirupata, corrispondente all'attuale testata della Valle Pizzadella.
Il monte Menna - foto di Giovanni Barbieri, che ringrazio per la concessione.
Si trattava di un bombardiere quadrimotore delle forze armate americane, un B24 Liberator, denominato Lady Irene.   Era decollato da Brindisi con dieci uomini di equipaggio e tre passeggeri, per compiere una missione segreta.   Per alcuni storici locali, sul monte di Zambla era previsto un aviolancio a favore delle formazioni partigiane della zona, che attendevano di ricevere armi, munizioni e viveri. 
La parete dello schianto. Foto di Maurizio Chitò, che ringrazio per la concessione.
L'aereo sarebbe poi proseguito alla volta del lago d'Endine dove, nei paraggi di Monasterolo, sarebbero stati paracadutati i tre passeggeri, agenti dell'OSS (il servizio segreto statunitense) muniti di esplosivo al plastico e di una ingente somma in lire italiane.   Altri studiosi ritengono invece che fosse quest'ultima fosse l'unica destinazione del volo di Lady Irene.   Sulla missione specifica dei tre agenti segreti si possono soltanto ventilare diverse ipotesi.    Forse un grosso attentato nel territorio della vicina Repubblica di Salò, oppure una serie di sabotaggi alle industrie belliche del bresciano o a strade e ferrovie della zona.
Un bombardiere B24 in volo
Il maltempo che insisteva sul Nord Italia, unito al fatto che tutto il volo veniva effettuato in totale isolamento ottico e radio, contribuirono a far perdere la rotta; le nubi basse impedirono inoltre di intravvedere le segnalazioni ottiche predisposte dai partigiani.    Probabilmente, negli ultimi istanti di volo, il pilota si accorse dell'ostacolo naturale che si trovò di fronte e spinse l'aereo verso l'alto per evitare l'impatto.   Ma il carico eccessivo non consentì di superare il crinale del monte Menna.    Il bombardiere si schiantò, con immenso fragore, provocando un incendio di vaste proporzioni.
Il monte Menna visto dai contrafforti del monte Cancervo.
La popolazione del circondario era già stata svegliata dal rombo dei motori dell'aereo americano.    Il timore  di bombardamenti era molto forte: nell'area erano presenti obiettivi sensibili, come le miniere di calamina e stagno dell'Arera e gli opifici in valle che ne rappresentavano il relativo indotto.  Subito dopo lo schianto alcuni minatori salirono gli scoscesi declivi che portano alla cima del Menna ma la vastità dell'incendio, lo scoppio delle munizioni e le lamiere incandescenti sparse tutt'intorno li fecero ben presto desistere dall'intento.
Oltre il Colle - foto storica degli anni '40
Non appena fumo e fiamme diminuirono, una processione di locali raggiunse il luogo della tragedia.
I caduti vennero provvisoriamente seppelliti in loco a cura di due partigiani e del Parroco di Zorzone. Subito dopo si diede inizio ad una sistematica spoliazione del contenuto dell'aereo: armi, munizioni, la seta dei paracadute che fu successivamente trasformata in lenzuola, biancheria, fazzoletti e corredi da sposa. Ed ovviamente dei soldi.  Erano tanti soldi.  Nei giorni successivi, la filiale locale del Piccolo Credito Bergamasco fu costretta, dalla Direzione centrale, a rifiutare l'incasso o il cambio di banconote con segni di bruciatura, con l'obbligo di segnalare il nominativo dei portatori alle autorità pubbliche.
Colle di Zambla - cartolina inviata nel 1955
Furono poi prelevati anche i resti della carlinga e delle ali.   Le parti metalliche dell'aereo vennero fuse per essere trasformate in pentole, coperchi, attrezzi da cucina.   In alcuni casi le lastre di alluminio furono posate a parziale copertura dei tetti di stalle, pollai e cascine.   Erano tempi di guerra, di fame e di miseria.    Niente andava buttato o abbandonato.   Tutto veniva trasformato per far fronte alle esigenze quotidiane.
Cattedrale vegetale, visitabile nei dintorni del parcheggio sito in  località Plassa,
Oltre il Colle - foto di Giovanni Barbieri, che ringrazio per la concessione.
A guerra finita, giunsero ad Oltre il Colle alcuni mezzi militari americani, con il compito di disseppellire i resti dei caduti per portarli negli Stati Uniti.   Il parroco di Zorzone chiese al comandante della missione l'indirizzo dei congiunti del pilota ai quali inviò in una busta chiusa una cartolina panoramica del posto con l'evidenza del Monte Menna ed una stella alpina colta nei pressi del luogo dell'impatto.
Alben e Rifugio Capanna 2000 dal sentiero di salita all'Arera.
Foto di Giovanni Barbieri.
Info tecniche:
Come arrivare: Il bombardiere americano si è schiantato poco sotto la cima del Monte Menna, in località Pezzadella.  E' una zona dirupata e scoscesa, poco accessibile dalla frazione di Zorzone.  Risulta invece ben visibile dal sentiero CAI 221 che, dal parcheggio della località Plassa di Zambla Alta, porta al rifugio Capanna 2000, posto alle pendici del Pizzo Arera.  Il dislivello della escursione è di circa 400 metri ed il rifugio viene raggiunto in poco più di un'ora di agevole camminata. 
Targa posta sul luogo dell'impatto. Foto di Maurizio Chitò, che ringrazio per la concessione.
Altri approfondimenti e suggerimenti: Nel Museo mineralogico di Zorzone è allestito un memoriale dedicato all'equipaggio ed ai passeggeri del bombardiere. Per orari ed ulteriori informazioni, rivolgersi alla Proloco di Oltre il Colle: tel. 0345 95541; email: info@prolocooltreilcolle.com.   Se decidete di abbinare la visita ad una escursione che sia anche gastronomica, vi consigliamo di puntare al rifugio Capanna 2000 (vedi paragrafo precedente) la cui cucina è da più parti celebrata. Il telefono del rifugio è 0345 95096, la pagina facebook è @rifugiocapanna.
Per chi volesse invece affrontare la salita alla cima del Menna partendo da Zorzone (1.300 metri di dislivello, almeno 4 ore di sola andata) allego il collegamento ad un  video di youtube realizzato durante l'escursione effettuata da Maurizio Chitò, che ringrazio per la gentilissima collaborazione.   Ovviamente non è un'itinerario da "dislivello zero", che va affrontato con le dovute energie, esperienze e cautele.





venerdì 27 marzo 2020

Quando la vetta più alta delle Orobie era "La Redorta"...

Centocinquanta anni fa, per raggiungere la conca di Valbondione partendo da Bergamo erano necessarie quasi sette ore di viaggio in carrozza, spesso facendo "scalo" a Ponte di Nozza.
Redorta e Coca dal Passo della Manina.  Tutte le foto a corredo di
questo post sono di Giovanni Barbieri, che ringrazio per la concessione.
Questa è una delle notizie che si possono trarre leggendo la "Guida-Itinerario alle Prealpi Bergamasche", realizzata da Antonio Curò, primo presidente della sezione CAI di Bergamo, pubblicata per la prima volta nel lontanissimo anno 1877.     All'epoca, i mezzi di trasporto su strada non conoscevano ancora l'avvento del motore a scoppio ed i treni a vapore avrebbero attraversato la Valle Seriana soltanto a partire dal 1884.   Per trasferimenti di questo tipo, i turisti, gli escursionisti e gli alpinisti dell'epoca dovevano quindi fare affidamento alle carrozze trainate da cavalli.
Dighe di Val Morta e del Barbellino. Al centro il Pizzo Recastello.
Si partiva quindi dalla Porta Nuova di Bergamo con la carrozza giornaliera  che percorreva "...la via che costeggia gli ameni colli alla destra del Serio e passa per Alzano Maggiore, Nembro, Albino, Gazzaniga e Vertova, grosse borgate allo sbocco della Valle Seriana, ricche di svariate e importantissime industrie."   Giunti a Ponte di Nozza, prima di cambiare carrozza, la guida suggerisce alcune brevi visite nei dintorni, rimarcando che a Parre, oltre ad ...una tela lodatissima del Morone... si potrà ammirare la ... foggia particolare nel vestire delle donne.   E raccomanda altresì di ...visitare l'origine del torrente Nozza .... Sebbene quel torrente non abbia più di un chilometro di corso, pure è uno dei principali tributari del Serio....    All'epoca le acque del Nozza erano asservite all'attività dei numerosi magli della zona.    Dal 1975 alimentano un acquedotto che soddisfa il fabbisogno idrico di 120.000 bergamaschi.
Pizzo Coca dal laghetto di Valmorta
Dopo Ponte di Nozza la valle assume un carattere più alpestre ed appaiono le prime selve di abeti. Con mite pendenza (la strada) rimonta la valle principale.    Superato Gromo, si arriva a Fiumenero, dove la guida non manca di citare gli itinerari per raggiungere il passo del Salto e quello della Scala, altrimenti detto del Brunone.    Per arrivare a quest'ultimo, che all'epoca la guida definiva come ... pochissimo frequentato, era necessario percorrere il ripidissimo sentiero delle miniere, per arrivare all'ultima piccola baita dei minatori (Ca' Brunone) situata in prossimità delle ricche cave di minerale di ferro, allora in piena attività.     Siamo in una zona che offre un.... bel colpo d'occhio sulla Redorta (nome che i valtellinesi danno alla più alta punta della Brunone) e che, con i suoi 3.042 metri, viene definita dalla Guida come la più alta vetta della Bergamasca.    Più avanti, il volumetto ipotizza che il Coca (allora definito come Pizzo Cocca) fosse alto circa 2.600 metri.
I giganti delle Orobie visti dalla cima del Monte Timogno
Interessante l'annotazione in basa alla quale...il Passo della Scala deve il suo nome ad una lunghissima ed erta gradinata stabilitasi in addietro sul versante settentrionale, per recare dalla valle Agneda parte del carbone occorrente alla torrefazione del minerale.   Sicuramente tale trasporto era effettuato a piedi, tramite pesanti carichi di carbone caricati sulle spalle dei minatori.  La guida ammira anche ... l'altissima costiera che congiunge la Brunone al Pizzo del Diavolo ...E' una vera muraglia che, ove venisse forata da una galleria di circa 2 chilometri, con non grave spesa, porrebbe Sondrio in diretta comunicazione con la Valle Seriana e Bergamo.
Maslana - Valbondione
La corriera giunge finalmente a ...Bondione (metri 890; 51 chilometri da Bergamo, modestissima osteria con alloggio) ...che ...possiede altoforno per la riduzione del ferro e riputate fonderie di ghisa.    La guida, ovviamente, consiglia di visitare ...la bella cascata del Serio ...rimontando, anche con cavalcatura, la valle per la via al Barbellino.     L'Ingegner Curò si dilunga in dettagli ed immagini che, in seguito alla costruzione della diga, avvenuta nel 1932, non potremo più vedere nella loro originaria purezza. 
Le cascate del Serio.
L'autore della guida suggerisce infine di non trascurare ...di visitare, a circa un'ora dal paese e poco discosto dal sentiero del Barbellino, lo stupendo orrido detto "Goi del cà", presso il ponte della Piscinella, dove ...si vede inabissarsi il Serio con imponente salto in profondo burrone .... offrendo uno spettacolo che non ha pari nelle nostre prealpi.
Transito merci presso il Lago del Barbellino
Info varie:
La guida: Il volumetto, da cui sono tratte le descrizioni riportate in corsivo, è composto da 73 pagine, una particolareggiata carta topografica delle Valli Bergamasche (in scala 1:172.800!) ed una splendida veduta panoramica delle Alpi Orobie, disegnata dalla terrazza del Duomo di Milano.   Qualche copia è ancora disponibile, al prezzo di 10 euro, presso la sede del CAI di Bergamo, sita in via Pizzo Presolana 15 (di fronte al Creberg Teatro).   Per gli orari di apertura, consultate il sito ww.caibergamo.it.
La copertina originale della Guida scritta dall'Ingegner Curò.



giovedì 12 marzo 2020

L'Anello dei Torni: un itinerario nel Parco dei Colli di Bergamo

Escursione di sabato 7 marzo 2020
Questo itinerario prende inizio nel quartiere di Longuelo ed offre suggestive vedute panoramiche su coltivi e verde naturale, ma anche su edifici architettonici che rappresentano un esteso spaccato di storia con esempi di ogni tipo, dai monasteri alto-medioevali, alle ville patrizie del secolo scorso fino alle splendide cascine ristrutturate della conche di Astino e San Martino.

Cascina Moroni.

Si parte dalla via Portone di San Matteo (255 m), che inizia proprio sulla curva di via Lochis, che precede l'accesso al quartiere ed al campo sportivo di Longuelo.   Dopo pochi metri appare la Stongarda (o portone) di San Matteo.    Si tratta dei resti di una prima fortificazione della città, risalente all'anno 1256.   Attraversata la strada, si inizia a calpestare l'acciottolato della scaletta Bellavista che, con una serie di saliscendi, attraversa la bella piazzetta di San Matteo della Benaglia, conducendo al bivio che ci immette sull'asfalto della strada omonima.

Piazzetta di San Matteo con Benaglia.

Costeggiando il colle della Benaglia, si sale sino a giungere al piccolo borgo di San Martino della Pigrizia (300 m, trenta minuti dalla partenza).   Subito dopo una secca curva a sinistra si trova l'accesso alla scaletta dello Scorlazzino.    I suoi 210 gradini, tra orti, frutteti ed una bella vista sul Tempio dei Caduti, portano direttamente in via Sudorno.    Dopo averla attraversata, si tiene la sinistra per imboccare la scaletta dello Scorlazzone.   Si prende rapidamente quota superando 165 gradini, ripidi ed un po' faticosi, fino a raggiungere un bel punto di visuale sulla conca di Astino.  Con pendenza molto più dolce, la stradina prosegue fra case restaurate e giardini, fino a giungere all'incrocio con via San Vigilio (460 m - circa un'ora dalla partenza).

Panorama da San Vigilio sul Resegone.
A destra San Sebastiano, in basso il Monastero di Astino
.

Si prende a sinistra e si percorre via San Vigilio, godendo di un panorama via via più ampio sull'omonimo colle, sul Monte Bastia e sulle numerose ville e case in stile liberty.   Si scende a sinistra sulla via San Sebastiano, trascurando la via privata Gustavo Mazzoleni, per arrivare al bivio che sulla destra porta alle Case Moroni.    Questo tratto è pianeggiante ed incredibilmente panoramico e ricorda ai meno giovani il periodo delle frasche: rustiche osterie che, fino alla fine degli anni '70, erano meta di passeggiate domenicali con l'obiettivo di gustare uova, salumi e formaggi nostrani, contornati dalle verdure raccolte nei coltivi e negli orti dei colli.

Botta di San Sebastiano da Via Rione.

La grande cascina Moroni ed il relativo accesso sono in via di ristrutturazione.   E' possibile quindi che il passaggio sia impedito dalle transenne dell'impresa preposta al restauro.   In questo caso, il consiglio è quello di tornare alla terrazza panoramica di San Vigilio, imboccare via Monte Bastia, raggiungere via Orsarola e prendere a sinistra il selciato di via del Rione che passa proprio dietro alle Case Moroni.  Vi troverete a percorrere un sentiero tracciato in piano sopra un antico terrazzamento, che offre un fantastica veduta sulla sottostante Botta di San Sebastiano e sulla digradante pianura.

San Sebastiano da San Vigilio.

Si ritorna così su via San Sebastiano, negli immediati pressi della piccola omonima chiesetta (410 m), posta proprio sul colle.    Bella la vista sul Resegone e sulla Costa del Palio.    Si prosegue in discesa, seguendo il tornante o sfruttando la scorciatoia offerta da una brutta scaletta cementata, fino ad arrivare al Pascolo dei Tedeschi, dove si trova un'area di sosta con tanto di fontanella.    Il toponimo non ha niente a che fare con la seconda guerra mondiale.    I tedeschi a cui fa riferimento erano in realtà mercanti del cantone svizzero dei Grigioni che utilizzavano questa radura per bivaccare, prima di partecipare alla storica Fiera di Sant'Alessandro.

Il tempio dei caduti a Sudorno.

Si svolta quindi a sinistra su via Generale Marieni, da percorrere in piano per oltre un chilometro.   A metà del percorso sarebbe teoricamente possibile scendere sulla destra per via Lavanderio.  Purtroppo una frana ne impedisce l'accesso e la conseguente visita alla cascine ed all'antico lavatoio che dà il nome al microscopico borgo.   Bisogna quindi arrivare sino a Sudorno, girare a destra fino a raggiungere il monumentale Tempio dei Caduti, sorto sui resti della chiesa medioevale di Santa Maria di Sudorno.   Al bivio che si presenta poco oltre si tiene la sinistra.   Pochi passi e si scende decisamente a destra, imboccando il selciato di quella che, trenta metri più avanti si scopre chiamarsi via Moratelli.

Il monastero di Astino ed i suoi coltivi.

Con rapida discesa si arriva ai bordi della conca di Astino.  Tra prati verdissimi e cascine perfettamente ristrutturate, si svolta a destra in via Ripa Pasqualina, fino a giungere in piano all'incrocio con via del Celtro che si percorre sino alla fine, costeggiando un filare di gelsi che tradisce la tradizione contadina della zona.   Incrociata via Longuelo, si entra nel parco comunale intitolato a Carlo Leidi, che confina con il campo sportivo del quartiere, uscendo dal lato opposto dello stesso, per affacciarsi infine su via Lochis.    Prendendo la sinistra, bastano una cinquantina di metri per ritrovare la via del Portone di San Matteo.
Cascina ristrutturata nei campi di Longuelo.
Info tecniche:
Partenza: Longuelo, quartiere di Bergamo (255 m).
Dislivello: circa 250 metri di sola salita.  
Durata: Servono circa tre ore per completare i dieci chilometri di questo anello.

Panorama sul Monte Tesoro e l'Albenza.

Altri suggerimenti:  Arrivati al Tempio dei Caduti di  Sudorno, si può decidere di prendere a destra per via Astino, con lo scopo di arrivare ad ammirare uno dei monumenti più antichi, più significativi e dalla storia più tormentata del Comune di Bergamo.   Il Monastero di Astino è un complesso plurisecolare in stile romanico, la cui fondazione risale alla seconda metà dell'XI° secolo.    Il complesso è importante per la sua armonica connessione all'ambiente naturale che lo circonda e che è cambiato pochissimo nel corso dei secoli.   La piccola valle di Astino è una vera e propria oasi agricola, di grande bellezza paesaggistica.    Dopo anni di abbandono, gli ultimi restauri hanno restituito dignità a tutta l'area.    Il complesso monastico ha acquisito la funzione di contenitore di mostre ed iniziative culturali; i campi dei dintorni sono stati affidati a giovani imprenditori che hanno avviato coltivazioni di frutta e verdura con metodi biologici.  Maggiori informazioni sul sito www.astino.it o su wikipedia.
Cartografia: Carta escursionistica del Parco dei Colli di Bergamo - scala 1:15.000, Ingenia Cartoguide Editore. 
La traccia dell'itinerario, tratta dalla Carta del Parco dei Colli di Bergamo.
Ingenia Cartoguide. Si ringrazia per la concessione.



domenica 2 febbraio 2020

La conca di San Simone: un piccolo paradiso da esplorare con ciaspole ai piedi.

La chiusura degli impianti di risalita ha restituito alla conca di San Simone alcuni pregi molto apprezzati da ciaspolatori e sci-alpinisti.   I pendii della conca rimangono sempre riparati dal vento e l'esposizione è tale che, dopo le 14, i raggi del sole non toccano più la neve depositata sui suoi pascoli, trasformando quindi San Simone in una garanzia di neve e di itinerari invernali per tutti i gusti.
Il Monte Cavallo dal vallone che porta alla Forcella Rossa.
Foto di Maurizio Parimbelli.
Raggiunto il parcheggio della ex-stazione sciistica (1.670 m) si calzano subito le ciaspole, seguendo la traccia della larga mulattiera che, in una ventina di minuti, porta alla Baita del Camoscio (1.781 m).    Siamo nel mezzo della conca e cominciano ad essere ben visibili tutti i possibili percorsi offerti dalla zona.
Poco dopo la partenza, il primo sguardo sul Monte Pegherolo.
Un cartello del CAI indica due possibili destinazioni, sulle quali siamo indecisi: il passo di Lemma (2.137 m) raggiungibile a piedi in un'ora ed il passo di Tartano (2.102 m) un po' più distante, perché si impiegherebbe circa un'ora e mezza.   Il percorso è comune fino alla poco distante Cascina Sessi, nei pressi della quale una traccia ben battuta piega decisamente a sinistra.
La conca di San Simone vista dalla Cascina Sessi.
Foto di Maurizio Parimbelli.
Decidiamo di percorrerla, i pendii sono più che agibili e la neve tiene bene.    Attirati dall'imponenza delle pareti innevate del Monte Pegherolo e dalla cuspide triangolare del Monte Cavallo, a nostra insaputa, scopriamo di essere sulle tracce un nuovo itinerario.   Le peste proseguono decise e, dopo un'ora e mezza dalla partenza, ci portano alla base di un ripido pendio che risaliamo faticosamente per raggiungere la nostra nuova meta.  Ci troviamo sulla Forcella Rossa (2.058 m). 
Uno squarcio nelle nubi lascia intravedere la cima del Monte Cavallo.
Dalla parte opposta si intravede la Val Terzera e le cime che affiancano il passo San Marco; a sinistra incombe la Cima dei Siltri (2.175 m), mentre alla nostra destra il Pizzo Rotondo (2.239 m) nasconde alla vista il passo di Lemma, una delle possibili mete in precedenza programmate.
Il Pizzo Rotondo dalla Forcella Rossa
Il tempo non ci è clemente e la foschia ci offusca una vista altrimenti spettacolare.   Torniamo sulle nostre tracce, con un po' di attenzione nel primo ripido tratto e poi più tranquillamente, con la possibilità di divagare sui morbidi pendii.    La vista che si apre sulla conca ci permette di individuare meglio quali direzioni avremmo dovuto prendere per le due mete inizialmente individuate. Scopriamo inoltre che esiste la possibilità di una ciaspolata ancora più breve e panoramicamente molto remunerativa, che porta al passo di San Simone (2.106 m) partendo dalla Baita del Camoscio e risalendo il Vallone dei Sessi.
Discesa nel vallone.
Senza entrare nel merito delle diatribe che hanno portato alla chiusura degli impianti sciistici, possiamo dire che l'attuale situazione offre agli appassionati della montagna invernale un'ambiente suggestivo, dove la neve resiste a lungo, con varietà di itinerari e panorami incantevoli. Un'occasione da non perdere...
Le pareti del Monte Pegherolo e gli impianti di risalita.
Info tecniche:
Partenza: Parcheggio degli ex-impianti sciistici di San Simone (1.670 m) località del Comune di Valleve, in Alta Valle Brembana a 60 km da Bergamo.
Dislivello: Il dislivello dell'itinerario proposto, che parte dal parcheggio degli ex-impianti sciistici per raggiungere la Forcella Rossa, assomma a circa 400 metri di sola salita.  Gli altri itinerari citati e tratteggiati sulla cartina, considerando i diversi saliscendi, possono raggiunge i 500 metri di dislivello.
Durata: Per raggiungere la Forcella Rossa abbiamo impiegato circa due ore, per scendere circa un'ora e mezza.
La Baita del Camoscio (1.781 m)
Altri suggerimenti:  Nonostante la chiusura degli impianti di risalita, nella conca restano aperti due esercizi commerciali che offrono la possibilità di pranzo e di ristoro. Si tratta della Baita dello Scoiattolo, posto accanto al parcheggio e della Baita (ora Rifugio) del Camoscio, che si raggiunge soltanto a piedi (o con ciaspole e sci d'alpinismo e da fondo escursionismo) in una ventina di minuti dal parcheggio. Ci siamo fermati in quest'ultimo esercizio, recentemente riaperto da una nuova gestione dopo un anno di chiusura.   La gestione famigliare è simpaticamente disorganizzata, la cucina propone generose porzioni di piatti tradizionali (pizzoccheri, grigliate di carne accompagnate da polenta taragna, torte casalinghe) a prezzi onestissimi.   E' quel che si desidera trovare in un ambiente come la Conca di San Simone
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 01. 
I possibili itinerari con le ciaspole nella conca di San Simone 
evidenziati sulla tavola 01 della  Carta Turistica-Escursionistica della 
Provincia di Bergamo. Si ringrazia per la concessione.