mercoledì 15 luglio 2020

Torniamo sull'anello nella valle dei maggiociondoli con il sole che illumina le dolomiti della Valcanale

Da un po' di tempo volevo esplorare il sentiero CAI n. 265A che, a detta di molti, è uno degli anelli più panoramici delle Orobie.    Naturalmente ho scelto la giornata sbagliata, ricca di nuvole basse che hanno coperto le dolomiti della Valcanale durante tutto il tempo dell'escursione, offrendone solo qualche breve e parziale finestra.    Ma la passeggiata ha svelato altri tesori che mi hanno stupito sicuramente più delle splendide viste che volevo ammirare...
Panoramica su Cima Valmora, Arera, Corna Piana e Branchino
dalla parte alta del sentiero 265A. -foto di Diego Zatelli

Per raggiungere il sentiero 265A bisogna superare Valcanale ed il suo laghetto.  Subito dopo il secondo parcheggio a pagamento, a destra della strada è ben evidenziata la segnaletica del sentiero CAI n. 265 che, attraverso il Passo di Zulino, collega Valcanale alla Val Sanguigno.  Siamo a circa 1.080 metri di quota. Seguendo questo sentiero, arriveremo a collegarci all'anello disegnato dal 265A.   
Cima del Fop, Cima Valmora, Arera e Corna Piana dai pascoli 
della baita Campagano. -foto di Diego Zatelli

La traccia parte subito in decisa salita, in un bel bosco di conifere.  La pendenza rimane costante e, dopo circa 40 minuti si arriva di fronte al bivio che ci introduce nell'anello del sentiero 265A.  A sinistra si potrebbe arrivare, con percorso pianeggiante, al rifugio Alpe Corte. Noi prendiamo decisamente a destra, riprendendo la salita che porta in pochi minuti sui pascoli della baita bassa del Monte Zulino (1.441 m).
Pascoli della Baita bassa di Monte Zulino-foto di Diego Zatelli

Il bosco si dirada, lasciando che singoli esemplari di abeti svettino nel mezzo di radure dove è frequente incontrare mucche al pascolo.  La traccia segue un costone erboso che, alternando tratti pianeggianti a brevi strappi, ci porta ad una pozza (1.584 m) dove il nostro sentiero prende decisamente a sinistra, trascurando l'indicazione che ci porterebbe alla vicina baita alta di Monte Zulino e, successivamente, all'omonimo passo.  
Inizia la valle dei maggiociondoli -foto di Diego Zatelli

Nell'autunno del 2008, in questa zona maramaldeggiava JJ5, un giovane orso proveniente dal Trentino che ha frequentato le Orobie per un paio d'anni.   Nei pascoli sotto la Corna Piana aveva assalito un gregge di pecore.   Nella zona del Passo di Zulino aveva incontrato alcuni escursionisti prima di trascorrere il letargo invernale nella vicina Val Sanguigno, non lontano dalla località denominata "Tane dell'orso", che, nell’ottocento, rappresentò un rifugio storico per generazioni di orsi. 
Tappeto di Polygonum Bistorta tra maggiociondoli ed abeti rossi-foto di Diego Zatelli.

La traccia che parte dalla pozza di quota 1.584 entra in un bosco rado pieno di sorprese.   Le conifere assumono aspetti imponenti, ed il loro verde scuro si alterna al giallo brillante di piccoli arbusti di maggiociondolo.    Cespugli di pino mugo si mischiano a piccoli abeti freschi di vita.    Dopo pochi passi si apre una valletta che è letteralmente ricoperta di maggiociondoli alti anche 3-4 metri.    I loro fiori a grappolo illuminano l'ambiente circostante proprio mentre le nubi lasciano intuire alcune cime della bastionata dolomitica della Valcanale, della Corna Piana e dell'Arera.   
Nella valletta dei maggiociondoli-foto di Diego Zatelli.

Lo spettacolo prosegue a lungo, accompagnandoci alle due baite basse di Campagano (1.603 m). Superata la seconda costruzione, il sentiero si abbassa bruscamente a sinistra, senza arrivare al vicino abbeveratoio.   Si scende in una valletta, cercando con cura i segnavia, che ci riportano in un boschetto dove lo spettacolo dei maggiociondoli riprende vigore.     Ad una radura sembra di essere entrati in una esposizione di dipinti impressionisti: isolate conifere e vigorosi cespugli di maggiociondolo in fiore riposano su un tappeto foltissimo di fiori rosa, abbastanza comuni sulle Orobie ma raramente così numerosi.    Credo che il loro nome sia Polygonum Bistorta.
Baita di Campagano-foto di Diego Zatelli

Tenendo la sinistra, con alcuni tornanti si scende verso il fondovalle, raggiunto senza problemi all'altezza di un ponticello che non si deve attraversare.   Siamo ora sul Sentiero delle Orobie e, proseguendo verso sinistra, in pochi minuti si arriva al rifugio Alpe Corte (1.410 m).    Poco dopo il rifugio ci si abbassa verso valle per qualche metro, fino ad incontrare una deviazione a sinistra con l'indicazione del numero del sentiero (265A) e la direzione verso la Baita bassa di Monte Zulino.    Per circa mezzora si procede nel bosco con percorso  perfettamente pianeggiante, fino a ritrovare il bivio con il sentiero n. 265 che ci precipiterà verso il parcheggio dove abbiamo lasciato la nostra auto.
Camminando sul sentiero 265A-foto di Diego Zatelli

Info tecniche: 
Data dell'escursione: prima uscita il 26-06-2020, utile per la redazione del testo ma con tempo uggioso con foto di scarsa qualità. Le foto qui riprodotte sono state invece effettuate dal mio caro amico Diego Zatelli, che il 05-07-2020 ha avuto la fortuna di trovare una bellissima giornata.
Partenza: Località Babes al termine della Valcanale, frazione di Ardesio.   Babes dista circa 45 km da Bergamo e si raggiunge in una cinquantina di minuti percorrendo la strada provinciale della Val Seriana.  Dal laghetto che si incontra subito dopo Valcanale è obbligatorio il pagamento di un ticket di 3 euro/giorno per il transito e la sosta.   I parcometri sono stati installati nei pressi del laghetto ed all'ingresso del successivo parcheggio.  Proprio di fronte all'imbocco del sentiero n. 265 per il Passo Zulino si trova uno slargo dove trovano posto 4/5 autovetture.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 700 metri di sola salita, 10 chilometri di lunghezza.
Durata: Dalle 4 alle 5 ore complessive, a seconda della durata delle soste per gli scatti fotografici.
Pozza di quota 1.584 m-foto di Diego Zatelli

Altre informazioni: 
Come molti altri itinerari fattibili in zona, anche questo anello tocca il Rifugio Alpe Corte, di proprietà del CAI di Bergamo ed apprezzato punto di sosta e di ristoro e primo posto tappa del sentiero orientale delle Orobie.    Facilmente raggiungibile dal fondovalle in meno di un'ora e con un dislivello di 300 metri, è spesso meta di famiglie e principianti, per la bellezza dei suoi panorami e le gustose specialità offerta dalla sua cucina.  Quasi sempre aperto, è un rifugio adatto a tutti e vivamente consigliabile.    Molte camere sono dotate di bagno privato.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo - Tavole 02 e 05.
L'itinerario evidenziato sulle tavole 02 e 05 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.

lunedì 13 luglio 2020

Sul sentiero panoramico di Nova Ponente, nel mondo contadino della Val d'Ega, di fronte agli incomparabili panorami di Latemar e Catinaccio.

Nei pressi di Nova Ponente si stende un piccolo altipiano dove è possibile effettuare rilassanti passeggiate tra boschi, masi e pascoli.   Il paesaggio è da premio Oscar, circondato da panorami a perdita d'occhio sui gruppi dolomitici del Latemar e del Catinaccio, ma anche sul Corno Bianco, sulle innevate Alpi austriache e lo Sciliar.
Il Latemar dal sentiero panoramico.

L'escursione proposta è un anello che utilizza strade e sentieri forestali che collegano i diversi masi dell'altipiano. Nella versione proposta dall'Azienda di Turismo Locale (segnavia con la lettera P, iniziale di "panoramaweg") la traccia effettua il periplo attorno al cucuzzolo sul quale è posizionata l'antica chiesetta di Sant'Elena (1.439 m), risalente all'undicesimo secolo.   Negli interni e sulla facciata esterna dell'edificio sacro si trova un complesso di affreschi che rappresenta uno dei principali capolavori della scuola quattrocentesca di Bolzano.
Il cucuzzolo con la chiesetta di Sant'Elena - foto di Elisa Di Blasi

La chiesetta e l'ambiente che la circonda meritano assolutamente una visita.    Per questo motivo, e per evitare alcuni tratti un po' noiosi del sentiero panoramico che lambiscono una trafficata strada provinciale, propongo di iniziare l'escursione proprio dal parcheggio del piccolo posto di ristoro attiguo alla chiesetta, prenotando ai gestori un pranzo (o una merenda o una cena) da effettuarsi al termine della passeggiata (maggiori info nelle note in calce al post).

Panoramica sui gruppi del Latemar e del Catinaccio-foto di Elisa di Blasi

Si inizia quindi a camminare proseguendo sulla strada di cui abbiamo superato la salita con l'automobile e ci dirigiamo verso un recinto che occlude l'accesso dei mezzi a motore ad un bosco di conifere.   Sulla sinistra la vista sul Latemar è semplicemente emozionante.   Una ventina di metri prima del recinto troviamo, alla nostra sinistra, un cancellino di legno che ci inoltra in un sentiero che ci consente di entrare nel bosco aggirando il recinto stesso.   Siamo sul sentiero H.    I suoi bolli biancorossi ci guidano fra gli abeti, portandoci a scendere fino al maso Weissbaumer (1.381 m) dove si incontra il sentiero panoramico, contrassegnato con la lettera P.  

Fienile sul sentiero panoramico

Se si girasse a destra, in una decina di minuti si arriverebbe ai masi Titsch e Bayerhof (1.376 m) per ammirare un maestoso panorama sul gruppo del Latemar.     Noi invece teniamo la sinistra e, seguendo la stradetta forestale, ci immergiamo nel tipico paesaggio contadino dell'Alto Adige, ammirandone  l'armonia che consente una felice coesistenza tra natura e manufatti costruiti dall'uomo. 
Radura nei pressi di Haus Schlernblick-foto di Elisa di Blasi

Tra pascoli verdissimi e tratti ombreggiati da imponenti conifere, si prosegue in piano fino ad  Haus Schlernblick (1.382 m), posizionata nei pressi di un terrazzo erboso con splendida vista su Catinaccio e Sciliar.    Nelle giornate più terse, in lontananza spiccano la Marmolada ed i ghiacciai delle Alpi austriache.
Zoom sulle Alpi austriache-foto di Elisa di Blasi

Tenendo sempre la sinistra, si scende costeggiando un tratto asfaltato che porta ad incrociare, all'altezza di una fermata per gli autobus pubblici, la strada provinciale che collega Nova Ponente ad Obereggen.  La si costeggia per poche decine di metri, per deviare a sinistra sulla stradina precedentemente percorsa in auto, che sale alla chiesetta di Sant'Elena.    In mezzora di camminata nel fresco bosco si risale quindi al punto di partenza.
Sant'Elena in primo piano.

Info tecniche:
Data dell'escursione: 05.07.2020.
Partenza: Chiesa di Sant'Elena, in località Rio Nero a Nova Ponente in Val d'Ega (provincia di Bolzano).    Nova Ponente dista poco più di 20 chilometri da Bolzano e una trentina dal casello autostradale di Egna-Ora.   
Dislivello: Circa 100 metri di dislivello complessivo.
Durata: L'anello descritto si copre in un paio d'ore.    Se si intende invece percorrere l'intero sentiero panoramico con partenza dal parcheggio di Nova Ponente, calcolate almeno tre ore.

Tramonto sul Latemar-foto di Elisa di Blasi

Altri suggerimenti: Doverosa una visita all'interno della chiesetta. La chiave va richiesta ai gestori del limitrofo posto di ristoro gestito dalla famiglia Zelger. Questo Jausenstation (letteralmente: posto merenda) o Buschenschank (osteria contadina) offre pochi ma gustosi piatti tipici della cucina altoatesina a prezzi onestissimi e da consumarsi, nella bella stagione, su rustici tavoli all'aperto di fronte ad un panorama spettacolare.   In più occasioni abbiamo assaggiato con soddisfazione canederli e ravioli fatti in casa, uova con speck e patate, strudel e frittelle.   Telefono: 346 5797527.
Lavori agricoli con vista sul Corno Bianco.

Per chi fosse interessato al pernottamento, noi abbiamo usufruito dei servizi dell'agriturismo Stockerhof della famiglia Kofler, situato negli immediati pressi dell'itinerario sopra descritto.    Pulizia, gentilezza, abbondanza di accessori per la casa, disponibilità e fornitura di prodotti di qualità realizzati nel proprio maso sono le caratteristiche che abbiamo riscontrato con piacere.    Per maggiori info: https://www.stockerhof-eggental.com. Tel. 0471 610057.
Ai golosi di formaggio, suggerisco infine una visita al piccolo caseificio del maso Lehrnerhof, in via Lehner 15, nella zona degli impianti sportivi di Nova Ponente.    Producono formaggi a base di latte crudo di altissima qualità, secondo ricette valorizzanti la locale tradizione contadina. tel 0471 616367.
Cartografia: Presso l'ufficio del turismo di Nova Ponente è in vendita (a 5,00 €) la cartina escursionistica della Val d'Ega/Eggental in scala 1:25.000.

Stocker-Hof  - Nova Ponente - Agriturismo in Alto Adige  - Dolomiti
Maso Stockerhof-foto estratta dal loro sito internet

domenica 28 giugno 2020

Un panoramico anello nella valle dei maggiociondoli con vista sulle dolomiti della Valcanale e la Val Zulino

Da un po' di tempo volevo esplorare il sentiero CAI n. 265A che, a detta di molti, è uno degli anelli più panoramici delle Orobie.    Naturalmente ho scelto la giornata sbagliata, ricca di nuvole basse che hanno coperto le dolomiti della Valcanale durante tutto il tempo dell'escursione, offrendone solo qualche breve e parziale finestra.    Ma la passeggiata ha svelato altri tesori che mi hanno stupito, sicuramente più delle splendide viste che volevo ammirare.

Panoramica su Cima Valmora, Arera, Corna Piana e Branchino
dalla parte alta del sentiero 265A. -foto di Diego Zatelli

Per raggiungere il sentiero 265A bisogna superare Valcanale ed il suo laghetto.  Subito dopo il secondo parcheggio a pagamento, a destra della strada è ben evidenziata la segnaletica del sentiero CAI n. 265 che, attraverso il Passo di Zulino, collega Valcanale alla Val Sanguigno.  Siamo a circa 1.080 metri di quota. Seguendo questo sentiero, arriveremo a collegarci all'anello disegnato dal 265A.   

Cima del Fop, Cima Valmora, Arera e Corna Piana dai pascoli 
della baita Campagano. -foto di Diego Zatelli

La traccia parte subito in decisa salita, in un bel bosco di conifere.  La pendenza rimane costante e, dopo circa 40 minuti si arriva di fronte al bivio che ci introduce nell'anello del sentiero 265A.  A sinistra si potrebbe arrivare, con percorso pianeggiante, al rifugio Alpe Corte. Noi prendiamo decisamente a destra, riprendendo la salita che porta in pochi minuti sui pascoli della baita bassa del Monte Zulino (1.441 m).

Pascoli della Baita bassa di Monte Zulino-foto di Diego Zatelli

Il bosco si dirada, lasciando che singoli esemplari di abeti svettino nel mezzo di radure dove è frequente incontrare mucche al pascolo.  La traccia segue un costone erboso che, alternando tratti pianeggianti a brevi strappi, ci porta ad una pozza (1.584 m) dove il nostro sentiero prende decisamente a sinistra, trascurando l'indicazione che ci porterebbe alla vicina baita alta di Monte Zulino e, successivamente, all'omonimo passo.  

Inizia la valle dei maggiociondoli -foto di Diego Zatelli

Nell'autunno del 2008, in questa zona maramaldeggiava JJ5, un giovane orso proveniente dal Trentino che ha frequentato le Orobie per un paio d'anni.   Nei pascoli sotto la Corna Piana aveva assalito un gregge di pecore.   Nella zona del Passo di Zulino aveva incontrato alcuni escursionisti prima di trascorrere il letargo invernale nella vicina Val Sanguigno, non lontano dalla località denominata "Tane dell'orso", che, nell’ottocento, rappresentò un rifugio storico per generazioni di orsi. 

Tappeto di Polygonum Bistorta tra maggiociondoli ed abeti rossi-foto di Diego Zatelli.

La traccia che parte dalla pozza di quota 1.584 entra in un bosco rado pieno di sorprese.   Le conifere assumono aspetti imponenti, ed il loro verde scuro si alterna al giallo brillante di piccoli arbusti di maggiociondolo.    Cespugli di pino mugo si mischiano a piccoli abeti freschi di vita.    Dopo pochi passi si apre una valletta che è letteralmente ricoperta di maggiociondoli alti anche 3-4 metri.    I loro fiori a grappolo illuminano l'ambiente circostante proprio mentre le nubi lasciano intuire alcune cime della bastionata dolomitica della Valcanale, della Corna Piana e dell'Arera. 
  
Nella valletta dei maggiociondoli-foto di Diego Zatelli.

Lo spettacolo prosegue a lungo, accompagnandoci alle due baite basse di Campagano (1.603 m). Superata la seconda costruzione, il sentiero si abbassa bruscamente a sinistra, senza arrivare al vicino abbeveratoio.   Si scende in una valletta, cercando con cura i segnavia, che ci riportano in un boschetto dove lo spettacolo dei maggiociondoli riprende vigore.     Ad una radura sembra di essere entrati in una esposizione di dipinti impressionisti: isolate conifere e vigorosi cespugli di maggiociondolo in fiore riposano su un tappeto foltissimo di fiori rosa, abbastanza comuni sulle Orobie ma raramente così numerosi.    Credo che il loro nome sia Polygonum Bistorta.

Baita di Campagano-foto di Diego Zatelli

Tenendo la sinistra, con alcuni tornanti si scende verso il fondovalle, raggiunto senza problemi all'altezza di un ponticello che non si deve attraversare.   Siamo ora sul Sentiero delle Orobie e, proseguendo verso sinistra, in pochi minuti si arriva al rifugio Alpe Corte (1.410 m).    Poco dopo il rifugio ci si abbassa verso valle per qualche metro, fino ad incontrare una deviazione a sinistra con l'indicazione del numero del sentiero (265A) e la direzione verso la Baita bassa di Monte Zulino.    Per circa mezzora si procede nel bosco con percorso  perfettamente pianeggiante, fino a ritrovare il bivio con il sentiero n. 265 che ci precipiterà verso il parcheggio dove abbiamo lasciato la nostra auto.

Camminando sul sentiero 265A-foto di Diego Zatelli

Info tecniche: 
Data dell'escursione: prima uscita il 26-06-2020, utile per la redazione del testo ma con tempo uggioso con foto di scarsa qualità. Le foto qui riprodotte sono state invece effettuate dal mio caro amico Diego Zatelli, che il 05-07-2020 ha avuto la fortuna di trovare una bellissima giornata.
Partenza: Località Babes al termine della Valcanale, frazione di Ardesio.   Babes dista circa 45 km da Bergamo e si raggiunge in una cinquantina di minuti percorrendo la strada provinciale della Val Seriana.  Dal laghetto che si incontra subito dopo Valcanale è obbligatorio il pagamento di un ticket di 3 euro/giorno per il transito e la sosta.   I parcometri sono stati installati nei pressi del laghetto ed all'ingresso del successivo parcheggio.  Proprio di fronte all'imbocco del sentiero n. 265 per il Passo Zulino si trova uno slargo dove trovano posto 4/5 autovetture.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 700 metri di sola salita, 10 chilometri di lunghezza.
Durata: Dalle 4 alle 5 ore complessive, a seconda della durata delle soste per gli scatti fotografici.

Pozza di quota 1.584 m-foto di Diego Zatelli

Altre informazioni: 
Come molti altri itinerari fattibili in zona, anche questo anello tocca il Rifugio Alpe Corte, di proprietà del CAI di Bergamo ed apprezzato punto di sosta e di ristoro e primo posto tappa del sentiero orientale delle Orobie.    Facilmente raggiungibile dal fondovalle in meno di un'ora e con un dislivello di 300 metri, è spesso meta di famiglie e principianti, per la bellezza dei suoi panorami e le gustose specialità offerta dalla sua cucina.  Quasi sempre aperto, è un rifugio adatto a tutti e vivamente consigliabile.    Molte camere sono dotate di bagno privato.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo - Tavole 02 e 05.

L'itinerario evidenziato sulle tavole 02 e 05 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.


giovedì 4 giugno 2020

Croce di Corno - Monte di Corno - Campo d'Avene - Valpiana: un impegnativo anello nel verde e nei campi della Val Gandino dove nacque la prima polenta lombarda

Nel 1632 un anonimo mercante venuto ad acquistare i tessuti prodotti negli opifici della Val Gandino li barattò con i semi di un nuovo tipo di cereale, di recente commerciato in Europa in seguito alla scoperta delle Americhe.    I semi del mais spinato vennero quindi messi a coltivo in località Clusven, alla pendici del Monte Corno.   Da quel granturco (o melgotto, nel dialetto locale) nacque la prima polenta gialla che sfamò intere generazioni di contadini italiani.

Campo d'Avene

L'itinerario qui proposto sale le pendici del Monte Corno e riscende dalla Valpiana, dando modo di ammirare i campi dove fu coltivato per la prima volta quel cereale che dette origine alla polenta gialla.  Il punto di partenza è il parcheggio posto in località Fontanei. Nelle note trovate le indicazioni dettagliate per arrivarci con l'auto.   La prima parte dell'anello percorre il sentiero contrassegnato con il 544a, che parte sulla sinistra del parcheggio, poco prima del ponte.    Si tratta di un sentiero per "escursionisti esperti (EE)" che, sin dai primi passi, prende a salire ripidamente nel bosco.    La zona si presta agli amanti del free-climbing.   Si costeggiano infatti alcune falesie sulle quali sono tracciate impegnative vie di arrampicata.

La paretina attrezzata - foto di Sergio Gavazzeni.

Dopo circa tre quarti d'ora, proprio nei pressi di una di queste falesie, anche il nostro sentiero si trova a dover affrontare una paretina di 4/5 metri, che va superata aiutandosi con una catena.   Il tratto attrezzato necessita di pratica e diventa particolarmente difficoltoso in caso di terreno e roccia bagnati. Superato l'ostacolo, la pendenza diminuisce e si prosegue nel bosco, fino ad un bivio dove, prendendo la sinistra, in meno di dieci minuti si raggiunge la Croce di Corno (1.280 m), anticima del Monte Corno.    La vista sulla Val Gandino è a 360 gradi.    In basso sono facilmente individuabili i campi di mais. Il lato occidentale è delimitato dal paretone verde del Farno, separato dal Monte Corno dalla sottostante, dirupata Val d'Agro.
Verso la cima del Monte Corno.

La prossima meta è la cima del Monte Corno. Si torna quindi al bivio precedente per proseguire poi in piano, seguendo una prima segnaletica che indica la Val d'Agro ed una successiva alla quale è stato aggiunto (in piccolo) anche l'indicazione per Campo d'Avene e Monte Corno.   Seguendo una serie di bolli rossi, con una serie di saliscendi tra arbusti e cespugli, si risale la cresta, sino a raggiungerne la cima erbosa (1370 m). 

Croce del Corno e Val Gandino dalla cima del Monte Corno.

Si prosegue scendendo dall'opposto versante nord del Monte Corno.  La vegetazione cambia improvvisamente.    Le conifere sostituiscono il rado boschetto che ci accompagnava in precedenza.   La temperatura si fa più fresca.     Il verde assume i toni del muschio.    In meno di mezzora dalla cima del Monte Corno si raggiunge l'idilliaca spianata del Campo d'Avene (1267 m) che ci accoglie con i suoi splendidi campi in fiore ed una baita ben ristrutturata che, nell'estate del 1944, era sede del comando della 53esima Brigata Garibaldi, composta da un centinaio di partigiani posti a presidio della valle.

Campo d'Avene Sullo sfondo il Monte Farno.

Fronteggiando la baita, si svolta a destra, proseguendo in piano su una carrozzabile sterrata contrassegnata dal CAI con il n. 545.   Poco oltre si trascurano le indicazioni per la Baita Monte Alto, arrivando alla Pozza da Crus e attraversando, con brevi saliscendi, un bel bosco di conifere.   Sulla destra lo sterrato è accompagnato da una lunga staccionata realizzata con vecchie traversine ferroviarie. Tra gli alberi si intravedono le case della Valpiana.

Campi fioriti in Valpiana

Dopo un lungo tratto, si raggiunge un quadrivio posto in località Monte di Sovere (m 1281). Proseguendo diritto, in pochi minuti si raggiungerebbe la Malga Lunga.   Noi prendiamo invece a destra, scendendo la stretta strada asfaltata che ci inoltra nella Valpiana.   Ora la siamo sul sentiero CAI n. 544 e sarà necessaria più di un'ora di cammino per ritornare al parcheggio dei Fontanei.  Si calpesta asfalto fino alla radura della chiesetta di Valpiana (m 1029). Si costeggiano alcune cascine ristrutturate circondate da splendidi campi fioriti fino a trovare, sulla destra, la segnaletica per un sentiero che si inoltra in un fitto bosco, che ci consente di raggiungere rapidamente il fondovalle e ritornare al parcheggio dei Fontanei.

Ombrellifere del Monte Corno.

Info tecniche: ITINERARIO CON TRATTI IMPEGNATIVI!

Partenza: Località Fontanei - Gandino (737 m), circa 30 km da Bergamo.  Poco prima di arrivare a Gandino si gira a destra seguendo le indicazioni per Peia, Valpiana e Malga Lunga.  Si attraversa una zona industriale e, subito dopo uno stretto passaggio sotto una specie di arco, si tiene la destra al successivo bivio.   Dal fondovalle la strada asfaltata risale la Valpiana con alcuni tornanti fino ad arrivare al piazzale della località Fontanei, ultimo posto dove è possibile parcheggiare senza l'obbligo del gratta e sosta.
Dislivello e lunghezza dell'anello: circa 700 metri di sola salita, oltre 10 chilometri di lunghezza.
Durata: circa 5 ore complessive.
Baita in Valpiana.

Altre informazioni: Chi fosse interessato alla storia ed ai prodotti legati alla coltivazione del mais spinato, consiglio di consultare i seguenti siti:
Nel secondo sito viene dettagliata la filiera completa dei prodotti realizzati con il mais spinato con i riferimenti per poterli degustare ed acquistare.
Per chi invece vuole avere una visione più ampia delle escursioni fattibili e, al tempo stesso, approfondire la storia partigiana della zona, raccomando il volumetto 17 passeggiate resistenti in Malga Lunga - edizioni Publistampa - in vendita al costo di 5,00 €.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo - Tavole 05 e 06.


L'itinerario evidenziato sulle tavole 05 e 06 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.





martedì 26 maggio 2020

Monte di Nese – Filaressa – Monte Costone – Salmezza: il paradiso ad un quarto d'ora dalla città.

L'anello che, partendo da Monte di Nese, risale le cime della Filaressa e del Monte Costone, scende al borgo di Salmezza e rientra tagliando il versante destro della Val Formica, è un alternarsi di ambienti spettacolari che, in primavera, si riempiono di fiori e colori.   Un fantastico spettacolo della natura.


Monte di Nese, Monte Canto Alto dal sentiero di salita alla Filaressa

Dal parcheggio posto a monte della chiesa parrocchiale di Monte di Nese si percorre il breve strappo che raggiunge la chiesetta della Forcella (870 m) dietro la quale si apre un incrocio di sentieri battuti e ben segnalati.   Seguendo il segnavia CAI n. 531 si risale una stradetta cementata che porta al dosso degli Spiazzi, un ambiente soleggiato, costellato di baite ben ristrutturate ed ampi pascoli.

Gli spiazzi

Camminando in mezzo ai prati, ci si avvicina al fianco meridionale della Filaressa, inoltrandosi in un ambiente che ricorda quello dolomitico.   Ai primi pinnacoli di roccia il sentiero tende ad inerpicarsi, fino ad un bivio dove, per raggiungere la cima, bisogna tenere la destra.   In quindici minuti si raggiunge la vetta della Filaressa (1134 m) dalla quale si gode un ampio panorama, in particolare sull'incombente versante sud del Monte Costone, che rappresenta la prossima meta.

Il versante sud della Filaressa

Per arrivarci occorre ritornare brevemente sul sentiero di salita appena percorso e deviare a destra sul primo sentiero (non segnalato) che si incontra.  Ci troviamo nel versante nord della Filaressa.   La discesa è ripida e in ombra ed è da percorrere con attenzione.   E' attrezzata con funi metalliche che possono essere utili in caso di sentiero bagnato o scivoloso.    Scesi al valico tra la Filaressa ed il Monte Costone, si segue la evidente traccia che porta, con un po' di fatica, alla cima di quest'ultimo (1195 m).


Cefalantera maggiore, altipiano della Stalla del Fopp

Il panorama è amplissimo.   A sud il Canto Alto troneggia sui suoi vasti castagneti.   Si distinguono bene Poscante e le altre frazioni che, nel corso dei secoli, hanno sfruttato le potenzialità di questi boschi, usandone il legname per ardere e per i pali della viticoltura, il fogliame come lettiera per le stalle e i frutti per l'alimentazione quotidiana.   Nella valle di Poscante sono tuttora presenti gli ultimi essiccatoi utilizzati per l'affumicatura delle castagne, un procedimento per consentirne la conservazione ed il consumo a lunga scadenza, creato proprio a Poscante circa settecento anni fa.

I boschi del versante nord del Canto Alto, visti dalla cima del Costone.

Dalla cima del monte Costone si prosegue lungo uno splendido tratto, praticamente pianeggiante, che porta all'altipiano della stalla del Fopp.  Si cammina in pieno relax tra prati fioriti, boschetti di rade betulle ed una vista incantevole sulle Podone, sul piccolo borgo di Salmezza e sulle prime case della troppo urbanizzata Selvino.     Ad un bivio non segnalato (il cartello è abbandonato a terra) si tiene la destra, sino ad arrivare negli immediati dintorni della stalla del Fopp dove si imbocca una stradetta sterrata che, poco dopo, diventa asfaltata e scende, con belle viste su Salmezza.   

Altipiano della Stalla del Fopp

Al primo incrocio il segnavia CAI n. 531 prosegue diritto verso il centro di Selvino. Il nostro itinerario volta invece a destra per scendere, sempre su asfalto, fino a Salmezza (1030 m).    Nel medioevo questo  borgo era una florida e trafficata stazione di sosta, con tanto di locande e dogana ad uso e consumo dei viandanti che percorrevano la via Mercatorum, storica mulattiera che congiungeva i traffici commerciali di Bergamo con le valli Brembana e Seriana.

Salmezza

Oggi Salmezza conta otto abitanti e rappresenta un'oasi di pace e silenzio con pochi eguali nelle Orobie.    Al centro del borgo si incrocia un tratto restaurato e molto suggestivo della via Mercatorum che, per chiudere il nostro anello, va percorso in uscita da Salmezza.   Superato l'ultimo cascinale del borgo, si prosegue nel bosco fino a un bivio ben segnalato.   A sinistra il sentiero CAI 534 scende verso Lonno.   Noi teniamo la destra, seguendo il segnavia CAI 533 che traversa la Val Formica e prosegue, tra baite e campi coltivati, verso Monte di Nese.

Cascine di Salmezza

Giunti ai piedi del dirupato versante sud della Filaressa si incontra un tratto di sentiero che ha subito alcuni smottamenti costringendo ad alcune brevi deviazioni.    Alla prima di queste si deve restare bassi, sulla sinistra, ignorando una traccia con bolli rossi e blu che risale nel bosco rado.    Dopo pochi passi un segnale bianco e rosso del CAI dipinto su un grosso sasso ci conforterà della giusta direzione.   Per una ventina di minuti il sentiero si presenta disagevole, fino ad un tratto boscato dove si incontrano delle sorgenti a cui ci si potrà anche dissetare.

Baita in Val Formica

Il sentiero torna ad essere gradevole e fresco.   Un bel bosco ceduo ci accompagna fino alla contrada Castello (872 m) dove si potrà scegliere, per il rientro al parcheggio di partenza, tra la discesa offerta dalla strada asfaltata che unisce Castello a Monte di Nese e la traccia di risalita che risale, attraversando pascoli e prati fioriti, alla Forcella.


Pulsatilla Alpina del Monte Costone

Info tecniche:

Partenza: Monte di Nese, frazione di Alzano Lombardo, 15 Km da Bergamo.
Dislivello: circa 500 metri di sola salita.
Durata: Almeno quattro ore, escluse le soste.
Punti di ristoro: Arrivati a Salmezza, potrete effettuare una tappa gastronomica al bar-ristorante Merelli, situato nel cuore del borgo.   Un locale rustico e semplice, con posti al coperto ed all'aperto.  La cucina è quella tradizionale, con porzioni abbondanti e gustose.   I prezzi sono molto onesti.   Il telefono è: 035 514870.
Scendendo da Monte di Nese, potreste invece fermarvi alla Trattoria del Brugo, frazione Burro di Alzano.  Si può pranzare in una veranda con bellissimo panorama sulla valle.  Anche qui la cucina è tradizionale, ma con un pizzico di ricercatezza in più. Maggiori info sulla loro pagina facebook: trattoriadelbrugo.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 08.

L'itinerario evidenziato (in verde) sulla tavola 08 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.

sabato 9 maggio 2020

Da Monte di Nese al Canto Alto, in memoria di una strage poco nota di settantacinque anni fa

L'escursione più breve e con minor dislivello per salire al Canto Alto ha inizio da Monte di Nese e ripercorre, in senso inverso, le tracce dell'odissea di un gruppo di soldati azeri.   Mancava pochissimo alla fine della seconda guerra mondiale, ma centoventi di loro non poterono godere nemmeno di un giorno di pace.
La Val Brembana dai prati del Canto Basso.

L'itinerario prende il via dall'ultimo parcheggio di Monte di Nese (800 m) al termine del quale una stradina cementata porta, con ripido ma breve strappo, all'omonima forcella (870 m).   Pochi passi dopo la chiesetta dedicata alla Madonna del Buon Consiglio,  si prende a sinistra il sentiero CAI n. 553B con direzione Canto Basso.   Inizialmente in leggera discesa, poi con percorso ondulato nel freschissimo bosco che ricopre il versante nord del Monte Cavallo, dopo mezzora dalla partenza si sbuca nei verdi e fioriti prati del Canto Basso (901 m) con belle viste sulla Maresana, Olera e le frazioni di Zogno che si trovano ai piedi della Filaressa.

Il profilo della Filaressa.

La croce del Canto Alto è già ben visibile.   Il segnavia da seguire per raggiungerlo è il n. 507.   Si tratta di scarpinare per un'oretta, entrando ed uscendo dal bosco e costeggiando il crinale un poco faticoso ma molto ben segnalato.    Dalla vetta (1.146 m) il panorama sulle valli Brembana e Serina è a tutto tondo.    A sud, la pianura si stende a vista d'occhio.
Nella notte tra il 12 e il 13 aprile del 1945, una colonna di azeri, disertori dell'esercito tedesco, percorse in  senso inverso il tratto sopra descritto per cercare di raggiungere le formazioni partigiane che avrebbero facilitato la loro fuga in Svizzera. Sostarono esausti a Monte di Nese e vennero accerchiati dai fascisti che compirono una strage da pochi ricordata. Il racconto completo è in coda a questo post.

La vetta del Canto Alto.

Dopo la sosta, si torna al dosso del Canto Basso, calpestando la traccia del sentiero di salita, fino ad arrivare ad un bivio che, a destra, indica il sentiero 533 che passa anche dalla chiesa di Monte di Nese, nostra futura meta.    Poco dopo si trova un'altra biforcazione e si evita la traccia che sembra salire alla vetta del Monte Cavallo.   Il sentiero CAI n. 533 ne costeggia il versante sud, restando sempre nel rado bosco ceduo, fino a raggiungere, in circa mezzora dal Canto Basso, le prime case di Monte di Nese. 
 
Narciso nei prati del Canto Basso

Percorso un breve tratto di asfalto, il segnavia ci fa deviare a sinistra su un tratto di sterrato per poi portarci, tenendo la destra, nella bellissima via Fracc, una storica mulattiera recentemente ristrutturata, che termina dietro la Chiesa parrocchiale.    Aggirato l'edificio ecclesiastico, a sinistra è visibile il parcheggio da dove si sono iniziati i primi passi.

Via Fracc - Monte di Nese.

Info tecniche:
Partenza: Monte di Nese, frazione di Alzano Lombardo, 15 Km da Bergamo.
Dislivello: circa 350 metri complessivi.  
Durata: circa tre ore.
L'itinerario evidenziato sulla tavola 08 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.

IN MEMORIA DI 120 AZERI: CRONACA DI UN MASSACRO
I 120 azeri massacrati a Monte di Nese facevano parte di un contingente acquartierato a Bruntino, che aveva avviato una complessa trattativa con i partigiani per organizzare una fuga lungo la provinciale risalente la Val Brembana.   L'operazione scattò la sera dell'11 aprile 1945 ma non tutto andò secondo i piani.  Alcuni ufficiali rimasti fedeli ai tedeschi diedero l'allarme, creando parecchia confusione nella truppa.   Temendo l'attivazione di posti di blocco da parte dei tedeschi, parte dei disertori (circa 600 persone con almeno una cinquantina di cavalli) decise pertanto di non percorrere la provinciale della Valle Brembana, ma di raggiungere le postazioni partigiane residenti a Oltre il Colle, transitando dal sentiero che li avrebbe portati prima sul Canto Alto e poi a Monte di Nese, dove avrebbero svoltato verso nord, lungo la direttrice per Selvino, Trafficanti e Serina.
Fu un errore irreparabile.
La lapide ricordo all'ingresso del cimitero di Monte di Nese

Partita nella notte tra il 12 e il 13 aprile, la lunghissima colonna, guidata da una staffetta partigiana, impiegò quasi una giornata per arrivare a Monte di Nese, dopo essere transitata sulla vetta del Canto Alto.   I sovietici, esausti, cercarono riparo nelle poche case del paese.   La colonna, allo sbando, non organizzò un servizio di sentinella.   Fu quindi facile per i fascisti, avvertiti dagli ufficiali russi rimasti fedeli all'esercito tedesco, individuare il percorso dei disertori e tendere un'imboscata.  Alle sei del mattino del 13 aprile 1945 fu abbattuto il primo soldato russo. La battaglia sconvolse Monte di Nese fino al primo pomeriggio.   I disertori russi furono accerchiati con una manovra a tenaglia, da battaglioni formati in prevalenza da Milizia Forestale e Brigate Nere provenienti da Olera, Selvino, Bergamo e Poscante.

Monte di Nese

Pur essendo numerosi, i russi erano male armati, dispersi, disorganizzati e forse anche già rassegnati al loro destino.   Al termine della battaglia, tra le loro file si contarono 120 morti, 54 dei quali trucidati barbaramente nel prato sotto la Chiesa parrocchiale, dopo essere stati catturati, disarmati e spogliati dei loro pochi averi.    A ricordo di questa strage dimenticata, è stata apposta una lapide all'ingresso del piccolo cimitero di Monte di Nese, dove riposano anche i resti di gran parte degli azeri massacrati.
Per approfondire: Quaderni Brembani n. 13 edito dal Centro Storico Culturale Valle Brembana – pagg. 137-165. Monte di Nese marzo-aprile 1945, cronaca di una diserzione, Di Giancarlo Battilà.

Ginestrino fiorito accanto al sentiero di salita per il Canto Alto.