Il piccolo borgo di Lizzola è circondato dalle vette più alte delle Orobie. Un'itinerario senza particolari difficoltà offre l'opportunità di ammirarle da diverse prospettive, con scorci indimenticabili.
Le piane di Lizzola, la cresta dei monti Pomnolo e Cimone e, in secondo piano, le vette della Conca del Barbellino, viste dal sentiero che porta da Lizzola al passo della Manina. |
L'itinerario proposto parte dal parcheggio comunale (ticket di 5 euro, maggiori info nelle note tecniche) posto di fronte all'ex meublè Camoscio (1258 m), un tempo noto per la gestione a cura della famiglia del mitico alpinista Mario Merelli. Fatti pochi passi in salita sull'asfalto, si incontra una palina segnaletica del segnavia CAI n. 307. Si attraversa quindi la strada per percorrere la traccia che attraversa il prato. In leggera salita, si raggiunge il limitare del bosco.
Lizzola, Pizzo Redorta e Pizzo Coca. |
Il sentiero penetra tra gli alberi, aumenta di pendenza e, in breve, giunge nel pascolo che circonda la Baita dell'Asta Bassa (1427 m), sul cui spigolo è evidente il segnavia biancorosso indicante la direzione del percorso. Dai pascoli che circondano la baita si gode un panorama grandioso sui Pizzi Coca e Redorta. La traccia guadagna rapidamente quota con una serie di zigzag tra gli alberi, sotto i quali si possono ammirare belle e colorate fioriture.
Angelica selvatica fiorita sui bordi del sentiero CAI n. 307. |
Dove il bosco si dirada lo sguardo si apre anche sul Pizzo del Diavolo e sul Diavolino e, dal lato opposto, sui monti che circondano le Piane di Lizzola (a sinistra i monti Toazzo, Pomnolo e Cimone, a destra il Sasna). Il sentiero piega a sinistra e, dopo un lungo traverso, termina sulla larga sella del Passo della Manina (1799 m-poco più di un'ora e mezzo dalla partenza), dove il panorama si amplia a 360 gradi.
Controluce sulla Presolana, dal valico della Manina. |
Al valico lo sguardo è immancabilmente attirato dalla mole della Presolana, mentre a destra una costa erbosa sale verso la cima del Barbarossa. Poco oltre si staglia il triangolo erboso dello Sponda Vaga e, proprio dietro la chiesetta della Manina, si riconosce l'inconfondibile orografia del Vigna Soliva. Proseguendo il giro dell'orologio spuntano, con una diversa prospettiva rispetto a quella ammirata durante la salita, il Diavolo e il Diavolino, il Redorta ed il Pizzo Coca. Nelle giornate terse, ci si trova di fronte ad uno spettacolo indimenticabile.
La chiesetta del Passo della Manina, alle sue spalle il Vigna Soliva. |
Raggiunta la chiesetta si imbocca il sentiero CAI n. 401, percorrendo un breve tratto della tappa del Sentiero delle Orobie che unisce i rifugi Curò ed Albani. Dopo una breve discesa, si pianeggia in direzione sud, ammirando sulla destra i Pizzi Redorta e Coca che fanno da sentinella al piccolo borgo di Lizzola. Sempre sulla destra compare, poco più in basso, la radura della Baita dell'Asta Alta. La traccia continua in piano e si inoltra brevemente nella paludosa conca posta ai piedi della bastionata rocciosa del Monte Barbarossa.
Lizzola, Redorta e Coca visti dal sentiero CAI n. 401. |
Il sentiero attraversa un piccolo ruscello e, dopo pochi passi, compaiono le segnaletiche in legno indicanti la direzione per il Rifugio Due Baite e il Rifugio Mirtillo. Il percorso dell'itinerario devia quindi a destra, verso un pacioso costolone erboso, raggiunto il quale si intravede in basso a destra il Due Baite, mentre il tetto del Rifugio Mirtillo si intuisce in alto a sinistra, al termine di un tratto in salita tra bassi cespugli che si supererà con un po' di fatica, alternando ripidi strappi con brevi falsopiani.
Passo della Manina e monte Sasna (a destra). Sullo sfondo spuntano le vette del Pizzo Tre Confini, del Gleno e del Recastello. |
Alternando passi lenti con brevi soste per ammirare le vette più alte del lato sinistro della Conca del Barbellino (Recastello, Gleno e Pizzo Tre Confini) si raggiunge quindi il Rifugio Mirtillo (1949 m-circa un'ora dal Passo della Manina) dove, nelle giornate di punta, si trova un consistente flusso di turisti che hanno utilizzato gli impianti per arrivare in quota.
Manca ancora un po' al Rifugio Mirtillo... |
Seguendo la traccia delle piste da sci si scende verso Lizzola. La discesa è noiosa ma, in alcuni punti, si visualizzano scorci molto suggestivi: la linea di caduta delle Cascate del Serio, la sottostante conca di Maslana e la parte superiore della Conca del Barbellino, con l'inconfondibile doppia vetta del Monte Torena.
Valbondione, la conca di Maslana, il salto delle Cascate del Serio e la doppia vetta del Torena. |
Si continua a scendere seguendo le piste e gli sterrati di servizio agli impianti. Si raggiunge il Rifugio Campel (1490 m) e, poco oltre, si intravvedono le prime case di Lizzola. Arrivati sopra la ben visibile stazione di partenza degli impianti, si tiene la destra fino a un esercizio commerciale. Pochi metri di salita e ci si trova al parcheggio di partenza (circa un'ora e mezza dal rifugio Mirtillo).
Il Diavolo e il Diavolino dal sentiero di salita. |
Note tecniche:
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L'itinerario evidenziato sulla carta turistica-escursionistica della Provincia di Bergamo, Tavola n. 03. Si ringrazia per la concessione. |
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