venerdì 11 settembre 2026

Un magico anello scalvino con partenza da Azzone per raggiungere i Fienili di Some, in splendida posizione tra Presolana e Pizzo Camino.

 🥾 Dislivello: circa 530 metri          ⌚ Durata: 3 ore e mezza          📏Lunghezza: oltre 8 km

Visolo, Presolana, Ferrante e le piste di Colere dai pascoli di Azzone (foto di Claudio Papetti).

L'itinerario parte dal piccolo stallo sterrato posto al termine di via Chiesa, a lato del minuscolo Centro Sportivo di Azzone (975 m circa-nelle note tecniche trovate i dettagli per arrivarci). Si imbocca la strada asfaltata che sale a destra, tenendo di fronte a noi lo spettacolo del primo sole che illumina la Presolana. In meno di 10 minuti arriviamo sotto un ponte, dove incrociamo un segnale CAI che indica la direzione per la prima meta dalla giornata: la Chiesetta degli Alpini.

Si sale sulla strada asfaltata in direzione di un ponte...
di fronte a noi lo spettacolo del primo sole sulla Presolana.

Si gira a sinistra ed affrontiamo un tornante che ci fa salire e calpestare il piano viabile del ponte. In meno di cinque minuti raggiungiamo un bivio, dove abbandoniamo il sentiero CAI 425 per prendere, tenendo la sinistra, la variante numerata con il 425B. Si cammina su una strada cementata che si inoltra in un fitto bosco ed inizia subito ad inerpircarsi con decisione. 

Campanula selvatica.

A venti minuti dalla partenza il cemento finisce di fronte ad un altro bivio. Prendiamo la traccia di sinistra (segni biancorossi ben evidenti) ed arranchiamo nel fitto della vegetazione di un bosco misto, composto da abeti rossi, faggi, noci ed altre latifoglie, il cui sottobosco è ricco di funghi di ogni specie. Alla nostra vista è concessa la numerosa presenza di mazze di tamburo e di altri miceti "minori", rovinati dalla siccità e dal maltempo o, più probabilmente, dall'errata convinzione che "qualunque fungo che non sia un porcino deve essere distrutto".

Mazza di Tamburo.

La ripida salita prosegue senza darci tregua. Fotografare i primi colchici autunnali e le ultime campanule selvatiche rappresenta una buona scusa per fermarsi a riprendere fiato. Alla chiesetta (1256 m) si arriva in un'ora dalla partenza e vale la pena effettuare una breve sosta, anche perchè il posto è alquanto suggestivo.  

La chiesetta degli alpini e il roccolo delle streghe.

Siamo su uno stretto pianoro, che fa da spartiacque fra la costa sovrastante Azzone e la Valle delle Serve. Poco discosto dalla chiesetta si trova il Roccolo delle Streghe. Dopo la sosta, riprendiamo il cammino: dal sentiero appena percorso si volta a destra, imboccando il sentiero CAI 429, in direzione della località Colle. 

Baita (detta ol Teiò di Ginetì) in località Zuffo.

Pianeggiando, la traccia segue il sedime di una strada forestale a fondo naturale, che lambisce alcune cascine ben ristrutturate site in località Zuffo. Alcune di esse sono state ricostruite dopo essere state bruciate e rase al suolo durante la II^ guerra mondiale, per rappresaglia da parte delle milizie nazifasciste. Ad una ventina di minuti dalla Chiesetta degli Alpini si riprende a salire, calpestando alcuni tratti cementati che ci portano alla località Colle (1414 m-poco più di un'ora e mezza dalla partenza) ed all'omonima Cascina. 

Arrivo ai Fienili di Some (foto di Claudio Papetti).

Sul posto troviamo l'ennesimo bivio segnalato da una palina verticale del CAI. Stavolta voltiamo a destra, in direzione di Some. Ci arriviamo in mezz'ora, superando un modesto dislivello, trovandoci immersi in un ambiente fantastico, dove la presenza antropica è assorbita dall'armonia di prati e pascoli verdissimi, e il panorama che lo circonda concretizza la definizione più classica del significato di "paesaggio alpino". 

Particolare del "paesaggio alpino" a Some.

I "Fienili di Some" si trovano ad un'altitudine media di circa 1430 m. Da secoli ammirano l'alba affacciarsi tra le rocce calcaree del Massiccio della Presolana e salutano il tramonto mentre cala dietro le aspre guglie del Pizzo Camino. 

Da Some istantanea in controluce del Pizzo Camino (foto di Claudio Papetti). 

E' il posto ideale per una sosta. Per questa escursione rappresenta, se non il punto più alto, sicuramente quello più panoramico di tutto il percorso. Gli appassionati di architettura rurale potranno inoltre sbizzarirsi osservando i particolari, anche artistici, di queste splendide cascine.

Baita Bòis a Some.

Per chiudere l'anello, dopo aver percorso la sterrata che attraversa Le Some, si volta a destra sulla forestale su cui insiste il sentiero CAI n. 425A. Scendiamo in un abetaia dove convivono esemplari di abete rosso e abete bianco e, man mano si perde quota, camminiamo avvolti nel silenzio sempre più compatto. 

Scendendo la Val Giogna (foto di Claudio Papetti).

La discesa è proporzionalmente ripida quanto il tratto iniziale di salita, e si fa un po' monotona, soprattutto a causa del tratto cementato. Improvvisamente, arrivati ad un tornante, la fragorosa melodia del torrente della Val Giogna rompe la barriera del silenzio e ci accompagna fino ad un'area pic-nic della Riserva Regionale del bosco di Giovetto (1020 m circa-un'ora circa dai Fienili di Some) dove abbiamo la possibilità di ammirare da vicino le cascatelle del torrente e di apprezzare l'ennesima visuale diversa sulla Presolana.

Le cascatelle del torrente della Val Giogna.

Qui incontriamo anche l'ultimo bivio dell'escursione. Voltiamo a destra e siamo subito nei pressi dell'antica segheria Furfì, ora riqualificata con funzione di museo. La nostra traccia la lambisce e prosegue in leggerissima discesa, riportandoci al nostro parcheggio di partenza in una mezz'oretta di cammino dall'area pic-nic della Riserva del bosco di Giovetto.

La segheria Furfì. Sullo sfondo la Presolana (foto di Claudio Papetti).

Info tecniche:

Data dell'escursione: 08-09-2026 - Parzialmente nuvoloso, con molta foschia in quota, in lento diradamento a metà giornata.
Partenza: Azzone, il più piccolo dei quattro Comuni della Val di Scalve, che dista circa 60 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e venti minuti d'auto. Si percorre la statale della Val Seriana, imboccando a Ponte Nossa il ramo della valle che transita da Clusone ed arriva fino al Passo della Presolana. Superato il valico, si scende in Val di Scalve, fino alla frazione Dezzo, dove si volta a destra, superando il torrente omonimo e seguendo le indicazioni stradali per Azzone. Le prime case del paese si raggiungono con l'aiuto di tre tornanti e percorrendo poco più di due chilometri. Si attraversa tutto l'abitato (attenzione: strade strettissime a doppio senso di marcia!) fino a raggiungere via Chiesa, che si percorre fino alla fine. Superato il cimitero si prosegue fino al Campo Sportivo, sul fondo del quale si trova uno spiazzo sterrato che può contenere 5/6 auto.

Località Some.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 530 metri di dislivello per un totale di oltre 8 chilometri.
Durata: Per percorrere l'intera escursione ad anello servono circa tre ore e mezza, al netto delle soste.  
Note su Azzone: Raggiungere e atttraversare l'abitato di Azzone è come affrontare un viaggio nel passato: le strade a misura di carretto, i vicoli strettissimi e le abitazioni addossate l'una all'altra, forse per tenersi al caldo nei rigidi mesi invernali. E l'antico lavatoio, tuttora funzionante. Il pastore, che conduce il piccolo gregge delle sue dieci pecore ad attraversare il centro per poi scendere nel microscopico pascolo sul limitare del borgo. Il piccolo e colorato Municipio di fronte al quale è parcheggiato soltanto un trattore. E due negozi, dove si vende tutto quanto il necessario, e solo quello. Si può mangiare qualcosa? Certo! Quel che c'è: un tagliere di affettati, salumi e formaggi, una birretta e quattro chiacchiere...

Il lavatoio nel centro del borgo di Azzone (foto di Claudio Papetti).
 
Colchico autunnale: In questa stagione, nei boschi e al limitare dei pascoli, è molto facile incontrare questo fiore che viene spesso confuso con il famoso zafferano, al punto che viene definito anche come "falso zafferano". Il colchico autunnale è velenoso, è mortale per l'uomo, anche se ingerito a basse dosi. A volte la sola manipolazione del fiore può causare danni alla pelle. Fate attenzione!
Colchico autunnale (vedi nota specifica sulla sua tossicità).

Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare le relazioni di alcune escursioni effettuate con partenza dai piccoli borghi della Valle di Scalve. Ne segnalo due che partono da Nona, ripromettendomi di frequentare più spesso questa zona, meritevole di ben più attenzione.
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario in questione è ben evidenziata nella carta escursionistica della Val di Scalve, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000, in vendita presso la sede sociale del CAI e nelle cartolibrerie dell'Alta Val Seriana e Val di Scalve al prezzo di 14 € (10 € per i soci).

Il Municipio di Azzone.



domenica 30 agosto 2026

Un panoramicissimo anello camminando tra le pieghe della storia di Lizzola.

🥾 Dislivello: circa 650 metri          Durata: 4 ore e mezza            📏 Lunghezza: oltre 9 km

Baita del Crostaro. A sinistra il Pizzo Coca, a destra i monti Pomnolo e Cimone.

Nel tratto iniziale l'escursione percorre le bellissime Piane di Lizzola, fino ad incrociare il sentiero delle Orobie Orientali che sale, con un lungo traverso immerso in visuali a 360°, al Passo della Manina. La discesa avviene lungo la Valle dell'Asta, su sentieri poco battuti e naturalisticamente molto interessanti.

Redorta, Coca, Toazzo, Pomnolo e Cimone ripresi
dal Passo della Manina (foto di Claudio Papetti)

L'escursione parte da uno dei molti parcheggi a ridosso del quartiere Valletera di Lizzola (1282 m) frazione di Valbondione (nelle note in fondo al post trovate i dettagli per arrivarci e le informazioni sulle modalità di parcheggio). A lato dei condomini una palina segnaletica del CAI, indicante la direzione del sentiero n. 322, invita a imboccare una stradina asfaltata che sale verso l'ingresso delle Piane di Lizzola. Dopo un breve ma deciso strappo finisce l'asfalto e si procede in piano, lungo un evidente sterrato. 

Primi passi nelle Piane di Lizzola.

Su questo tracciato, nel corso dei secoli, hanno camminato i mandriani che portavano le loro mucche al pascolo; i minatori che raggiungevano gli ingressi dei giacimenti scavati nel ventre del monte Sasna (mentre sull'altro versante si saliva alle miniere dei monti Pomnolo e Toazzo). I contadini salivano a falciare il "fe magher" ed i boscaioli procuravano legna da ardere per le diverse contrade di Lizzola.

I pascoli delle Piane sono molto frequentati.

Si attraversa la piana tenendo il torrente Bondione alla propria sinistra, fino ad arrivare ad un bivio dove la sterrata scende sul greto dello stesso, volgendo decisamente a sinistra (1365m circa-venti minuti dalla partenza). Noi invece procediamo diritto, salendo dolcemente su una traccia inizialmente poco evidente. Poco oltre i segni biancorossi del sentiero CAI n. 322 ci fanno solcare un sentiero che attraversa un piano che dovrebbe essere quello di Campolì dove, nel passato, fioriva la coltivazione del lino.

Le Piane e Lizzola viste dal sentiero 304 (foto di Claudio Papetti).

Una leggenda locale narra che, in seguito alla pestilenza del 1630, i superstiti di Lizzola si trasferirono qui formando un piccolo aggregato con tanto di chiesa e cimitero, predisponendo i primi campi coltivati e costruendo le prime stalle per le proprie bestie. Ma durò poco. Durante un terribile inverno, un'enorme valanga precipitò dalle pendici del Monte Crostaro, seppellendo il paese ed i suoi abitanti. Dopo questo disastro il paese venne spostato oltre il fiume, in località Passevra.

Sulla placca scivolosa del sentiero n. 322.

Il CAI 322 procede spedito in direzione nord, salendo con gradualità per una ventina di minuti, fino ad  un tratto dove si attraversa una scivolosa placca rocciosa aiutandosi con staffe e catene. Oltre questo punto la Valle del Bondione si restringe, regalando immagini suggestive sul torrente, circondati da vegetazione quasi palustre. Consiglio di guardare spesso i dirupi che scendono verso la sponda opposta del torrente, spesso visitati dai camosci. Dopo poco più di un'ora dalla partenza si raggiunge il bivio (1600 m circa) dove abbandoniamo il CAI 322 (che si dirige verso il Pizzo dei Tre Confini) per voltare a destra, a percorrere il Sentiero delle Orobie Orientali, segnalato con il n. 304. 

Primi passi sul sentiero n. 304. Sullo sfondo il Pizzo delle Corna (foto di Claudio Papetti).

Con destinazione Passo della Manina, guadagniamo lentamente quota grazie ad un lunghissimo traverso sulle pendici erbose del Monte Crostaro. Il panorama si allarga man mano si procede: di fronte a noi si gode della vista sul Pizzo della Corna e sullo Sponda Vaga; a sinistra dominano i monti Toazzo e Pomnolo, sopra le creste dei quali fanno capolino i tremila delle Orobie. Dopo aver macinato mezz'ora di leggerissima salita si guada un rivolo e ci si dirige, ancora in falsopiano, verso la Baita del Crostaro (1701 m-due ore e venti dalla partenza) dove ci aspetta un folto gregge di pecore governato da due arcigni pastori maremmani.

I custodi del gregge alla Baita del Crostaro.

Seguendo le loro indicazioni (si fanno capire bene!!!) costeggiamo alla larga del gregge e proseguiamo, stavolta con maggior pendenza, in direzione dei ruderi della Baita di Fles Alto, dove incrociamo altre pecore, ed affrontiamo l'ultimo strappo a guadagnare il valico della Manina (1799 m-quasi tre ore dalla partenza), situato praticamente di fronte alla parete nord della Presolana. Poco sopra raggiungiamo la chiesetta omonima, dove sostiamo per un doveroso ristoro, confortati anche da una visuale a 360° sulle cime tra le più spettacolari delle Orobie.

Con un piede in Val di Scalve. Da destra: Barbarossa, Pizzo di Petto, Presolana.

Dalla chiesetta si scende in direzione di un evidente ed ultrasegnalato bivio, dove si volta a destra percorrendo il sentiero CAI n. 401. Camminiamo sostanzialmente in piano, lambendo le pendici del monte Pizzul fino ai bordi di una radura (venti minuti dalla Manina) dominata dagli imponenti contrafforti del monte Barbarossa. Qui ci aspetta un trivio, segnalato su un masso posato a terra. Noi scendiamo a destra (direzione Lizzola) affrontando quindi la discesa nella selvaggia e poco battuta Valle dell'Asta. 

I contrafforti del Barbarossa dal sentiero n. 401. La deviazione per la 
Valle dell'Asta si trova dove si sono fermati gli escursionisti.

In un quarto d'ora raggiungiamo la Baita Asta Alta (1732 m) e proseguiamo lungo il sentierino che diparte dalla porta d'ingresso della baita stessa. Attraversando una fitta distesa di ortiche e rabarbaro alpino ed un successivo tratto reso più arido dal calpestìo delle bestie, scendiamo verso un abbeveratoio recentemente restaurato, oltre il quale si ritrova una traccia più definita che scende con decisione fra una ricca e variegata vegetazione montana, molto più ricca di fioriture rispetto a quelle (non) incontrate nei precedenti tratti. 

Baita Asta Alta (foto di Claudio Papetti).

In circa mezz'ora scendiamo a guadare un torrente che delimita la radura della Baita Asta Bassa (1427 m) oltre la quale il sentiero scende velocemente verso l'aggregato di Lizzola ed il parcheggio dove si è lasciata l'auto. La discesa ci ha impegnato per un'ora e mezza circa.

La Manina dal sentiero di discesa. Dietro al Cimone spuntano il Pizzo dei Tre Confini e il Recastello.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 27-08-2026 - tempo inizialmente sereno, poi con velature man mano più estese.
Punto di partenza dell'escursione: Lizzola (frazione di Valbondione) che dista circa 58 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e dieci minuti d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. All'ingresso di quest'ultimo paese si tiene la destra, si supera il centro e si imbocca la S.P. 49 (via Onorevole Pacati) che, con sei tornanti e dopo circa cinque chilometri, raggiunge l'agggregato di Lizzola. Si prosegue su via Pacati superando il centro del borgo ed arrivando al quartiere Valletera. Qui trovate diversi stalli dove parcheggiare. Alcuni di essi sono gratuiti ma normati dal disco orario (max due ore). In molti altri si parcheggia esponendo il gratta e sosta di 5,00 €, acquistabile nei esercizi commerciali convenzionati, il cui elenco  è reperibile su questo sito: https://turismovalbondione.it/modalita-di-pagamento-del-parcheggio-a-valbondione. Nei pressi del quartiere Valletera è comunque possibile parcheggiare in alcuni stalli gratuiti senza limitazioni orarie.

Alla Baita Asta Bassa (1427 m).

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: L'itinerario qui descritto supera circa 650 metri di sola salita. Il percorso complessivo è lungo oltre nove chilometri. Durata: L'escursione si completa in 4 ore e mezza, al netto delle soste. 
Breve bibliografia su Lizzola: agli interessati di storia e geografia locale, suggerisco i seguenti testi, reperibili presso la biblioteca di Valbondione o tramite il sito internet della rete bibliotecaria bergamasca: https://www.rbbg.it.
- LIZZOLA, dalla Repubblica di Scalve ad oggi realizzato da Felice Bellini e Walter Pinessi, con il patrocinio del Comune di Valbondione e della contrada di Lizzola Alta. Pubblicato nel 1994.
- TIGNI' A MEMORGIA- Memorie di vita della gente di Lizzola, di Eugenio Piffari, realizzato da Myprint-Clusone nel 2009.
- VALBONDIONE, di Giovanni Simoncelli, a cura delle Parrocchie di Valbondione, Fiumenero, Lizzola – anno 1988.

Lizzola, Redorta (tra le nuvole) e Coca dalla Valle dell'Asta.
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è evidenziata nella carta escursionistica della Valle di Scalve, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000, in vendita al costo di 14,00 € (10,00 € per i soci).

La chiesetta della Manina.

domenica 16 agosto 2026

Da Bortolotti alla cima del Monte della Croce, sentinella della Valgoglio.

  🥾 Dislivello: 550 metri              ⌚ Durata: 3,5/4 ore             📏 Lunghezza: circa 8 km

Dolomiti della Valcanale, Pizzo Salina e Monte Pradella dai pascoli
della Baita di Monte Agnone basso (foto di Claudio Papetti).

Un'escursione a doppio anello nelle freschissime abetaie della Selva d'Agnone, salendo dal frequentato sentiero che porta ai cinque laghi e deviando nei solitari pascoli della Baita d'Agnone bassa, dove si incontra solo il vento. Nella parte centrale dell'itinerario è necessario procedere con buon senso d'orientamento.

La traccia che unisce i pascoli della Baita Monte Agnone basso
(al centro della foto) al Monte della Croce.

La partenza avviene dal parcheggio a pagamento che si trova 300 metri ad est del caratteristico borgo di Bortolotti (1146 m), in località Becc, nel territorio Comunale di Valgoglio (nelle note tecniche trovate le info per arrivarci e dove trovare i gratta e sosta). Vicino all'uscita del parcheggio si accede ad un sentiero segnalato dai bolli biancorossi del CAI che, entrando nel folto dell'abetaia, si congiunge ben presto con il sentiero CAI n. 228-268 con destinazione cinque laghi. 

Le ultime cascine di Bortolotti, prima di arrancare nell'abetaia. 

Si percorre un breve tratto asfaltato a servizio delle baite più alte di Bortolotti, prima di tornare nella frescura della fitta vegetazione, che ci proteggerà dal calore fino a quota 1500 m. Il bosco è bellissimo, anche se sono evidenti le ferite provocate da questa caldissima estate. Nessuna fioritura colora il sottobosco, nessun profumo fungino ad eccitare il fiuto dei fungaioli. La salita è ripida. A tratti costeggia la condotta forzata che porta l'acqua dei cinque laghi alla centrale di Aviasco. In altri punti la incrocia sottopassandola a destra, per poi ripassarla rientrando a sinistra. 

Si esce in campo aperto, dove ci aspetta un trivio. Saliamo
sulla sterrata di mezzo (tenendo l'altarino sulla sinistra)..

La faticosa rampa ci impegna per circa un'ora, portandoci ad un bivio segnalato posto a circa 1490 m di quota, dove si svolta a sinistra proseguendo sul CAI n. 228-268. Si procede su una stradetta forestale con pendenza più dolce mentre l'abetaia si dirada fino a farci uscire in campo aperto, dove ci aspetta un trivio (parzialmente) segnalato. (1510 m di quota - un'ora e un quarto dalla partenza).

Alle nostre spalle spuntano le dolomiti della Valcanale... (foto di Claudio Papetti).

A sinistra si procederebbe sul solito sentiero CAI ultra-segnalato, direzione cinque laghi. Le altre due sterrate sono invece prive di qualunque segnaletica. Noi saliamo su quella nel mezzo, procedendo circondati dal panoramicissimo circo di vette che comprende, alle nostre spalle, le dolomiti della Valcanale ed i Pizzi Salina e Pradella. Sul lato sinistro ci fanno compagnia i monti Cabianca, Madonnino e Segnale.

 Baita Monte Agnone Basso.

Con morbida pendenza la forestale procede tra prati e pascoli, fino a raggiungere quelli della Baita Monte Agnone Basso, che si intravvede alla nostra sinistra. Poco oltre, leggermente più in basso, si trova la stalla (1690 m. circa) adibita il ricovero degli animali, che raggiungiamo in meno di mezz'ora dall'ultimo trivio. Qui termina la parte facile del percorso ed inizia quella per cui è necessario un buon senso di orientamento.

Dalla stalla uno scatto al Monte Pradella (foto di Claudio Papetti).

A destra della stalla si intuisce una traccia che attraversa il pascolo, calpestato innumerevoli volte da greggi di pecore. Il sentierino prosegue senza apprezzabile dislivello, fiancheggiando il rudere di un casotto e pianeggiando in direzione di un dosso. La traccia si perde un po' nell'erba. Poco prima di raggiungere il dosso il sentiero piega leggeremente a destra, ridiventa evidente e supera un imponente esemplare di abete rosso.

Il sentiero...supera un imponente esemplare di abete rosso...

Oltre il dosso compare subito la cima del Monte della Croce, con il simbolo religioso delimitato da un recinto in legno. Superato un rado boschetto, senza traccia obbligata, la si raggiunge in venticinque minuti dalla stalla della Baita Monte Agnone Basso. (La croce è posizionata a 1666 m di quota. Dalla partenza si impiega circa due ore e un quarto).

Oltre il dosso compare la cima del Monte della Croce... (foto di Claudio Papetti).

Il panorama è a 360 gradi. La foschia di calore ci impedisce una visione netta a sud e ad est. Ciò nonostante è molto suggestiva la serenità dei prati che circondano Selvadagnone ed i profili arditi delle pareti nord dei monti Secco e Fop, che sbucano sopra la verdeggiante Cima di Bani.

Gli impianti idroelettrici a servizio delle dighe dei 5 laghi,
ripresi dalla cima del Monte della Croce.

Lo spettacolo a nord-ovest è molto più netto e dettagliato. Le cime del Pizzo Salina e dei monti Pradella e Succotto sono arricchite dai dettagli degli impianti idroelettrici a servizio delle dighe dei cinque laghi, con i tralicci dell'alta tensione e le case dei guardiani che spezzano l'uniformità della pietra. Poco oltre, il crestone che sale al monte Segnale delimita i confini delle erte pendici erbose dell'Alta Valgoglio.

Sui pascoli la traccia percorsa, sullo sfondo le pendici del Madonnino.

Dopo la sosta, si scende dalla parte opposta del recinto che delimita la croce di vetta. La traccia di un sentierino perde quota zigzagando fra radi arbusti di rododendri sfibrati dal caldo. Nel tratto al sole il solco del sentiero è evidenziato dall'erba più secca, fino ad arrivare ad un solitario larice che precede un boschetto di abeti rossi. Qui la traccia è più evidente, transita accanto ad alcuni enormi formicai abitati da milioni di formiche, scendendo senza particolari difficoltà ad un capanno di caccia splendidamente ristrutturato. Siamo al roccolo dei Fratelli Guana (1598 m-un quarto d'ora dalla cima del Monte della Croce).

Il roccolo dei fratelli Guana.

Dal roccolo, una carrareccia a fondo naturale, prima in piano e poi con alcuni saliscendi ci riporta al trivio di quota 1512 (poco più di mezz'ora dalla cima del Monte della Croce). Riscendiamo quindi sul sentiero 228-268 già percorso all'andata, fino a ritornare ad un bivio dove non scendiamo a sinistra, bensì proseguiamo diritti in piano seguendo la segnaletica in direzione "Cà di Racc", un agriturismo che si trova lungo la stradina che collega Selvadagnone con Bortolotti. 

Selvadagnone dal sentiero di discesa (foto di Claudio Papetti).

Si scende per un buon quarto d'ora, camminando sotto le freschissime fronde degli abeti rossi, fino ad un bivio dove prendiamo a destra, in direzione Valgoglio. Con maggiore pendenza, si scende decisi in direzione di Selvadagnone, che ci compare alla vista, con i suoi verdissimi prati e le cascine ben ristrutturate, poco prima di planare sulla stradina asfaltata che, in una decina di minuti, ci porta al parcheggio di partenza. La discesa ci ha impegnato per quasi un'ora e mezza.

Mucche al pascolo negli immediati pressi del parcheggio.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 13-08-2026 - sereno. Foschie di calore in quota.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio in località Becc, sopra Valgoglio che dista circa 47 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e dieci minuti d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Superato l'abitato di Ardesio si prosegue per un paio di chilometri fino ad imboccare il bivio che a sinistra porta a Valgoglio. Arrivati in paese si supera l'abitato e si procede diritti seguendo le indicazioni per la località Bortolotti. Arrivati di fronte al bar ristoro 5 laghi, si sale a destra per raggiungere, 300 metri oltre, il parcheggio a pagamento posto in località Becc.
Il parcheggio si paga: Il parcheggio in località Becc, di proprietà comunale, è a pagamento da metà aprile a metà ottobre.  Occorre premunirsi di ticket gratta e sosta presso il Bar Centrale di Valgoglio, posto nella piazzetta accanto al Municipio.   Il costo giornaliero è di 5 (cinque) euro.  In località Bortolotti si trova un'altro parcheggio a pagamento, ma è privato e non accetta il gratta e sosta emesso dal Comune.

Panorama dal roccolo dei Fratelli Guana.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 550 metri di sola salita per un totale di circa otto chilometri. 
Durata: Il doppio anello si completa in 3,5/4 ore di camminata, al netto delle soste. 
Luoghi di sosta e ristoro lungo il tracciato: Segnalo due esercizi commerciali siti negli immediati pressi del parcheggio in località Becc. Nel microborgo di Bortolotti è possibile mangiare al Ristoro 5 laghi. Info e contatti sul loro sito: https://www.ristoro5laghi.com. All'inizio di Selvadagnone si trova invece l'Agriturismo Cà di Racc, il cui sito è: https://agriturismocadiracc.it/.

Facciata del Bar Ristoro 5 laghi, a Bortolotti.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate anche la descrizione di altre tre escursione che partono dai parcheggi a pagamento di Valgoglio. I link sono i seguente:

Ora di pranzo a Selvadagnone (foto di Claudio Papetti).

Cartografia: L'escursione qui proposta è tracciata sulla carta escursionistica del Sentiero delle Orobie Orientali - scala 1:25.000, realizzata dal CAI di Bergamo e disponibile nelle librerie e cartolerie della Provincia, al prezzo di 14 euro (10 per i soci CAI). Il sentiero che sale ai laghi è ben evidenziato, così come le stradette forestali che raggiungono la Baita Monte Agnone Basso ed il roccolo Guana. Il tratto che unisce la stalla della Baita Monte Agnone Basso, tocca la cima del Monte della Croce e scende al Roccolo Guana è invece stampato con il flabile segno dei sentieri di interesse locale.

Controluce alla cima del Monte della Croce.