giovedì 21 maggio 2026

Da Dossi alla cascata della Valle Antica, passando da quella della Val di Foga e dalle Stalle di Redorta, dove ci attendeva un nutrito branco di stambecchi.

🥾 Dislivello: 550 metri           ⌚ Durata: oltre 3 ore e mezza          📏Lunghezza: circa 8 km

Minaccia di temporale sulle Baite del Redorta (foto di Claudio Papetti).

La partenza di questa escursione prende forma da un piazzale che si trova poco dopo le ultime case di Dossi (855 m), frazione di Valbondione (nelle note in fondo al post trovate come arrivarci). Si parcheggia accanto ad un evidente cartello dove è evidenziato il tracciato che percorreremo, calpestando una strada agro-silvo-pastorale, fino alle Stalle di Redorta.

Il punto di partenza dell'itinerario.

Lo sterrato parte subito con buona pendenza, restando all'interno di un bosco ceduo. Superando otto tornanti (e ammirando numerose fioriture di margherite, silene dioica e saponaria rossa) arriviamo in poco più di venti minuti al bivio che, in pochi minuti, ci porterebbe a Salvasecca (1030 m circa). Noi procediamo invece sullo sterrato principale, salendo sul tornante sinistrorso. La strada prosegue con pendenza regolare. Ad una quarantina di minuti dalla partenza compaiono i segnavia biancorossi del CAI. Siamo sul sentiero CAI n. 331 che ci farà compagnia per un lungo tratto.

Il Pizzo della Corna dal sentiero di salita (foto di Claudio Papetti).

Dopo un'ora di cammino, sempre all'altezza di un tornante, incontriamo una freccia in legno che segnala un (difficile) sentierino che scende fino alla base della Cascata della Val di Foga. Consiglio di non percorrerlo in caso di terreno bagnato o sdrucciolevole, anche se ci sono alcune corde in nylon utilizzabili per evitare rovinose cadute. Lo spettacolo delle acque che precipitano, nebulizzandosi, per circa 125 metri, merita tutte le difficoltà incontrate per poterlo ammirare.

La cascata della Valle di Foga vista dalla sua base 
(foto di Claudio Papetti).

Tornando sulla strada forestale si continua a faticare, alternando ripidi tratti cementati a brevi tratti in falsopiano, fino a superare tutto il dislivello della cascata e giungere alla testata della stessa (1290 m circa-un'ora e mezza dalla partenza) effettuando un guado del torrente che supera il fondo cementato prima di precipitare a valle. 

Il guado del torrente della Valle di Foga (foto di Claudio Papetti).

La salita è quasi completata. Con altri dieci minuti di cammino lambiamo, seminascosto dalla folta vegetazione, l'immenso traliccio di cemento di una teleferica, costruita nei primi anni del novecento.  Veniva utilizzato per  il trasporto dei materiali necessari alla costruzione della condotta forzata che scende tuttora alla centrale idroelettrica dei Dossi. 

Vista del fondovalle, con le dolomiti della Valcanale 
sullo sfondo (foto di Claudio Papetti).

Poco oltre arriviamo al bivio dove si abbandona il sentiero CAI 331 (che sale a destra in direzione del Lago d'Avert) e si procede diritti, superando un ampio piazzale e imboccando una mulattiera che ci deposita di fronte alla prima delle Stalle di Redorta (1348 m - due ore dalla partenza).

Arrivo alla prima delle Baite del Redorta.

Lo spettacolo che ci offre questa antichissima contrada è semplicemente meraviglioso. Le baite, con i muri in sasso ed i tetti in ardesia, rappresentano uno splendido esempio di architettura rurale. Ed anche il panorama su vette e fondovalle è fantastico. Ulteriori informazioni, storiche e geografiche, sono a disposizione nelle note a fondo pagina, che si rifanno ad un'escursione di tre anni fa, effettuata con tempo bello ed ottima visibilità.

Giovani stambecchi alle Baite di Redorta.

Ma quello che oggi ci ha più emozionato sono quelli che possiamo considerare i "nuovi abitanti" della contrada: gli stambecchi, che ospitano i prati, i boschetti ed anche le terrazze erbose delle singole baite quando il flusso di residenti ed escursionisti tende a scemare. Abbiamo avuto la fortuna di vedere almeno una ventina di questi splendidi ungulati; dai maschi più anziani, più propensi ad una vita solitaria, ai branchi di femmine al pascolo con i piccoli ed i più giovani. 

Maschio adulto di stambecco in piena muta.

Li abbiamo osservati durante le loro attività quotidiane. A maggio gli stambecchi fanno la "muta", liberandosi della pelliccia invernale grattandosi contro le rocce o i tronchi degli alberi più robusti. I maschi adulti cercano di liberarsi del fastidioso prurito provocato dalla muta aiutandosi con la punta delle loro poderose corna. I branchi vagano nell'erba alta, mangiandola e bevendo la rugiada formata dal primo mattino. Restano spesso vicini al limitare del bosco, per poterne brucare i primi germogli, di cui vanno particolarmente ghiotti.

Branco di stambecchi al pascolo (foto di Claudio Papetti).

Questi ungulati ci hanno offerto una grandissima emozione, condita però da un velo di amarzza. Fino a quarant'anni fa, sulle Orobie non c'era traccia di stambecchi. Nel 1987 fu effettuata un'operazione di riproduzione della specie da parte di Regione Lombardia e Provincia di Bergamo, che ha consentito, nel tempo, di poter ammirare la presenza di oltre mille esemplari, che rappresentano un'eccezionale occasione di carattere naturalistico ma anche di sviluppo turistico locale.

Il capobranco ci tiene sotto controllo.

In questi giorni però, una serie di discutibili emendamenti governativi alla legge venatoria attualmente in vigore, hanno inserito questo ungulato fra le specie cacciabili, con conseguenze facilmente immaginabili per animali che, da quasi mezzo secolo, non conoscono il letale pericolo rappresentato dalle doppiette. 

Pascolo con vista (foto di Claudio Papetti).

Ma la nostra escursione non è finita. Dall'ultima baita parte un sentiero che entra in una folta faggeta e, in una decina di minuti, giunge sul greto del torrente della Valle Antica, proprio alla base di una  suggestiva e nascosta cascata (1380 m circa-due ore e un quarto dalla partenza, ovviamente senza contare le numerosissime soste). Siamo nel punto più alto del percorso. Il ritorno, effettuato sul medesimo tracciato, ci impegnerà per poco più di un'ora e un quarto. 

La cascata della Valle Antica (foto di Claudio Papetti).

Note tecniche ed altre informazioni:

Data dell'escursione: 18-05-2026 - da parzialmente a molto nuvoloso, con piovaschi in tarda mattinata.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio sterrato al termine della frazione Dossi, nel Comune di Valbondione, che dista circa 50 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le relative indicazioni e percorrendo la Strada Provinciale 49. Al termine della frazione Dossi, sulla sinistra salendo, si trova una piccola area sterrata con freccia in legno indicante la direzione per le Baite di Redorta. Sul lato opposto della provinciale si trova un altro ampio sterrato dove è possibile lasciare l'auto. Non è attualmente previsto nessun pedaggio. Cento metri più avanti, sulla sinistra, si trova una piattaforma ecologica comunale.

Due delle Baite di Redorta.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 550 metri di dislivello per una lunghezza totale di circa otto chilometri, comprese le deviazioni per visitare le due cascate.
Durata: Tra andata e ritorno si cammina per oltre tre ore e mezzo, escluse le numerose soste.

Prima vista sulla cascata della Val di Foga
dal sentiero di salita (foto di Claudio Papetti).

Info storico-geografiche sulle Baite (o Stalle) di RedortaQuesta località è uno degli agglomerati più antichi della zona, insieme al piccolissimo nucleo di Salvasecca ed al pittoresco borgo di Maslana. Pare che fosse già abitata quando nel fondovalle c'era un lago formatosi dopo l'ultima glaciazione (quella di Wurm, circa 11.000 anni fa). Sul sentiero di salita alle baite si incontra una deviazione a sinistra che consente di arrivare alla base della cascata della Valle di Foga. Proseguendo su quella traccia si raggiungono alcune miniere abbandonate. Si estraeva la galena argentifera (un solfuro di piombo). Questo complesso minerario è ormai invaso dall'acqua e per anni è stato visitato utilizzando una piccola barca.
Altre informazioni sull'architettura rurale, la storia e sui dettagli del panorami sono consultabili nel mio post descrittivo dell'escursione di tre anni fa, con partenza da Valbondione. Il link è: https://dislivellozero.blogspot.com/2023/05/sul-balcone-piu-soleggiato-dellalta.html.

Giovane di stambecco nel prato delle Baite 
di Redorta (foto di Claudio Papetti).

Info sugli emendamenti alla legge venatoria: Per chi volesse approfondire la portata (e la gravità) degli emendamenti sul disegno di legge di riforma dell'attività venatoria attualmente in discussione in Parlamento, alleghiamo due dettagliati articoli di stampa nazionale e una sintesi dei punti principali redatta dal WWF. Questi sono i relativi link:
Se infine siete interessati ad un breve resoconto sulla reintroduzione dello stambecco nelle Orobie, il post di riferimento in questo blog è: https://dislivellozero.blogspot.com/2018/03/incontri-ravvicinati-con-gli-stambecchi.html.
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è ben evidenziata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000.


Stambecchi alle Baite di Redorta (video di Claudio Papetti).


domenica 10 maggio 2026

Un inedito anello a congiungere la selvaggia Valle del Papa con la misconosciuta Valle Guncla, sotto lo sguardo vigile di una timida Presolana.

 🥾 Dislivello: 600 metri              ⌚ Durata: circa 4 ore            📏Lunghezza: quasi 9 km

Arrivo a Baita Cornetto Alta (foto di Claudio Papetti).

La perla panoramica di questa escursione è sicuramente lo spettacolo della Presolana vista dalla terrazza erbosa della Malga Cornetto Alta. Una delle tante perturbazioni di questa capricciosa primavera ci ha negato questo privilegio, ma ha anche intensificato le emozioni offerteci dalle due diverse tipologie di bosco che abbiamo attraversato: la fittissima abetaia della selvaggia Valle del Papa ed il variegato arbusteto della parte alta della poco nota Val Guncla. 

Malga Cornetto Bassa

La partenza di questo itinerario avviene dal parcheggio posto a lato della chiesa parrocchiale di Bratto (1006 m) frazione di Castione della Presolana. Nel primo tratto si cammina sull'asfalto delle vie interne del paese: dall'angolo della chiesa si entra in via Silvio Pellico, che si percorre per circa 750 metri fino a svoltare a destra in via Maroncelli (un quarto d'ora dalla partenza-1009 m). Un ampio tornante fa guadagnare quota e, in un paio di minuti, si arriva a piegare di nuovo a destra imboccando la breve via Tito Speri, in fondo alla quale si intravvede un cancello aperto, oltre il quale termina l'asfalto (25 minuti dalla partenza, 1060 m circa).

Il cancello aperto in fondo a via Speri.

Poco oltre la traccia si riduce a sentiero e lambisce il perimetro della cascina denominata "Grutin del Crapu" e si inoltra in un rado bosco di latifoglie con viste sul fondovalle. Un altro breve tratto, segnalato con bolli gialli,  ci porta ad un bivio dove una palina segnalita del CAI ci indica la direzione per Valle del Papa - Cornetto.  

Si lambisce la Cascina "Grutin del Crapu".

Il bosco, qui ancora misto, sembra ravvivato dalle recenti pioggie. I fiori sono stropicciati, i loro colori sono più vividi. I profumi sono più intensi del solito. Scompaiono i rumori della civiltà, si intensificano i suoni naturali. A quaranta minuti dalla partenza una larga curva a destra ci inoltra nella Valle del Papa. Il sentiero è netto ed evidente. A lato corre un cordolo in cemento, di ignota funzione, che viene lentamente assorbito dal terreno. Poco più avanti trascuriamo una deviazione a destra. Anche i bolli gialli ci indirizzano nella giusta direzione: sempre diritto.

Castione della Presolana dalla radura della Baita della Valle di Papa.

Dopo aver camminato per un'ora, ci troviamo di fronte ad un piccolo torrente, che guadiamo voltando a sinistra. Dieci minuti dopo raggiungiamo un'ampia radura, sopra la quale si affaccia, seminascosta dalla vegetazione, la vecchia Baita della Valle del Papa (un'ora e dieci minuti dalla partenza-circa 1300 m di quota). Zigzagando il sentiero la raggiunge in breve, trovando la palina segnaletica del CAI che ci impone di proseguire salendo a destra, in un'abetaia che si infittisce sempre di più ad ogni passo.

Arrivo alla Baita della Valle di Papa.

Siamo nel tratto forse più avventuroso del percorso. Non tanto per la traccia, comunque evidente, ma per l'asprezza della salita, la completa mancanza di campo e l'esuberanza della vegetazione. In questo mese fioriscono gli abeti rossi. Sui loro rametti spuntano piccoli coni, di colore rosso (se femminili), o giallo (se maschili). E' uno spettacolo raro. In questo tratto troviamo abeti fioriti con molti coni rossi. Nella valle successiva, che percorreremo in discesa, prevalgono invece i coni gialli. 

Inflorescenza (femminile) dell'abete rosso.

Dopo cinque minuti di salita dalla baita, incontriamo un possente abete caduto sul sentiero, che dobbiamo aggirare tenendoci sulla destra. Poi la pendenza rimane elevata e costante, costringendoci a procedere a piccoli passi e confidando nella spinta dei bastoncini. Non è possibile affidarci alle app, perchè manca completamente il segnale, ma il sentiero resta ben tracciato. 

La pendenza rimane elevata e costante...(foto di Claudio Papetti).

Dopo una larga curva a destra, sia pur molto lentamente, il bosco si dirada, arrivando finalmente a lato della splendida radura della Malga Cornetto Bassa. Il sentiero ci deposita accanto alla stalla coperta (in dialetto: penzana) che rimane nella parte alta del pascolo. La Malga (1493 m - due ore circa dalla partenza) si trova invece più in basso, in posizione magnifica (suppongo anche panoramicamente).

La stalla della Malga di Cornetto Bassa.

Dietro la stalla incrociamo la "via del latte", un itinerario turistico didattico che unisce Rusio al Passo della Presolana, toccando le diverse malghe presenti sul territorio. La percorriamo anche noi, tenendo la destra e percorrendo il largo sterrato che sale dolcemente, regalando belle viste su Bratto, Dorga, ed i monti Varro, Scanapà e Lantana e portandoci velocemente di fronte alla Malga Cornetto Alta (1508 m - due ore e un quarto dalla partenza).

Bratto, Dorga e il Monte Varro ripresi dalla via del latte.

E' un'area attrezzata per la sosta, con un panorama mozzafiato che abbraccia tutta la Conca della Presolana, lo Scanapà ed il Monte Pora. Per noi oggi ci sono solo nuvole compatte che ci spingono a proseguire nell'anello, scendendo sulla via del latte in direzione del Passo della Presolana. Dopo circa trecento metri incontriamo una deviazione sulla destra, segnalata con frecce in legno che indicano la discesa per Bratto-Ponte di Gler. Qui inizia una nuova avventura.

La deviazione per la Val Guncla.

Scendiamo lungo il crinale, seguendo una traccia ben evidente, fra radi arbusteti di ginepro e pino mugo, isolate betulle ed una distesa di genziane che punteggiano di viola la dorsale del monte Sarrandone. In una ventina di minuti arriviamo ad un bivio, proprio dove l'arbusteto lascia spazio ad un'abetaia. Ad una ventina di minuti dal bivio incontriamo sbiadite paline segnaletiche vergate con il pennarello che ci indirizzano a destra.

Inflorescenza (maschile) dell'abete rosso.

Poco sotto incontriamo le inflorescenze maschili degli abeti rossi ed alcune viste sugli impianti del passo della Presolana. La traccia sembra sicura della propria direzione e ci porta a lambire una ferrata che sale sulla cima del Sarrandone. Proseguiamo in leggera discesa ed arriviamo ad un ulteriore bivio. Il sentiero principale sembra scendere a sinistra, effettuando un'inversione ad U. A destra invece la traccia si fa più sottile, risalendo leggermente. La segnaletica è inesistente, se non per un minuscolo cartello scritto a mano che indica la direzione per la ferrata che abbiamo appena superato.

Il Passo della Presolana dal sentiero di discesa nella Val Guncla.

Nel dubbio decidiamo di seguire quello che ci pare il sentiero principale, che peraltro scende. E qui probabilmente sbagliamo perchè, consultando a posteriori la mappa, le prime case di Bratto (il villaggio turistico Ponciai) risultavano a pochi passi nella direzione dell'esile traccia in salita. 

La via ferrata che sale al monte Sarrandone.

Ma l'errore non crea particolari problemi. La dolcissima discesa ci porta in breve a case isolate, di fronte alle quali la traccia effettua un'altra inversione ad U, per poi procedere diritta fino ad imboccare una larga sterrata che, finalmente, scende in direzione della via Cantoniera, che scende dal passo della Presolana (1100 m circa - un'ora e dieci minuti da Malga Cornetto).

Il monte Sarrandone visto dalla strada statale.

Iniziamo a calpestare l'asfalto negli immediati pressi del cartello che indica l'inizio della frazione di Bratto e scendiamo lungo la statale per circa un chilometro. Giunti all'altezza dell'Hotel Migliorati, sulla destra, imbocchiamo via Cadorna, che entra nella zona residenziale di Bratto portandoci direttamente al parcheggio posto a lato della chiesa parrocchiale. La discesa ci ha impegnato per più di un'ora e quaranta minuti.

La Baita Alta di Cornetto.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 07-05-2026. Tempo coperto con rari sprazzi di sole, nebbie in quota e persistenti nubi basse.
Punto di partenza dell'escursione: Il punto di partenza è il parcheggio a servizio della chiesa parrocchiale di Bratto, sita in via Confalonieri e dedicata alla natività di Maria Vergine.  Dista circa 46 km dal centro di Bergamo, percorribili in una cinquantina di minuti d'automobile. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Superato il centro di Castione della Presolana si prosegue sempre diritto per un paio di chilometri, fino ad incrociare ed a svoltare a sinistra in via Federico Confalonieri, che porta direttamente alla chiesa parrocchiale, al cui lato opposto si trova un ampio parcheggio gratuito.
Dislivello e lunghezza dell'anello: 600 metri complessivi di salita per un percorso di circa nove chilometri. 
Durata: Per compiere l'intera escursione servono circa quattro ore, al netto delle soste.

Genziana di Clusius, fotografata in Val Guncla.

Toponomastica della zona: La denominazione della Valle del Papa deriva probabilmente dall'impresa giovanile effettuata da Achille Ratti meglio noto come Papa Pio XI, il Papa con la passione dell'alpinismo. Il 4 ottobre 1888, insieme alla guida Carlo Medici, raggiunse la vetta della Presolana. Due targhe sono posate a ricordo: la prima nella Piazza del Municipio di Castione, la seconda all'esterno della Grotta dei Pagani. Pare che l'impegnativa scalata mosse i primi passi proprio attraversando la selvaggia Valle del Papa.
Segnali sbiaditi sulla via del ritorno...

L'importanza della segnaletica dei sentieri: Fino ad oggi, non mi risulta che questa escursione ad anello sia mai stata descritta in internet. Per questo temevo di avere difficoltà a trovare la segnaletica adeguata. Invece, fin quasi alla fine, le indicazioni e la segnaletica sono risultate utili ed opportune. Mi ha quindi stupito moltissimo, nel tratto finale della discesa, non aver trovato nessuna segnaletica che indicasse come giungere in centro paese a Bratto senza dover calpestare l'asfalto della stradale. Forse il cartello c'era ed è stato fatto sparire. In ogni caso ritengo doverosa questa segnalazione, perchè questo anello è tutt'altro che banale, e merita la dovuta attenzione già prestata ad altre escursioni presenti nella conca della Presolana.

Citiso insubrico nei boschi sopra Bratto.

Altre escursioni in zona: In questo blog potrete trovare altri itinerari che interessano i luoghi descritti nel presente post. La Malga Cornetto si raggiunge prevalentemente dal Passo della Presolana. Nel link seguente si descrive questa escursione effettuata in stagione invernale: 
La Valle del Papa viene invece attraversata da una interessante escursione che parte da Rusio, arriva alla baita della Valle del Papa e, attraversando una galleria, scende nella Valle dei Mulini. Qui trovate tutti i dettagli:
Cartografia: La zona interessata dall'itinerario può essere visualizzata nella carta escursionistica Clusone - Pizzo della Presolana, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000. La mappa è in vendita nelle cartolibrerie della zona ed alla sede della sezione CAI DI Bergamo: https://www.caibergamo.it. 

Tavolo dell'area di sosta alla Baita Cornetto Alta (foto di Claudio Papetti).


giovedì 23 aprile 2026

Dalla contrada Plazza di Oneta un anello che congiunge il Rifugio e le Baite del Grem, per poi scendere passando dal Colle di Zambla.

 🥾 Dislivello: circa 580 metri           ⌚ Durata: 4:15 ore            📏Lunghezza: quasi 9 km

Il Colle di Zambla dai pressi della Baita di Mezzo del Grem (foto di Claudio Papetti).

La partenza di questo anello escursionistico avviene dalla piccola e suggestiva contrada di Plazza (923 m. di quota, nove abitazioni, una chiesa e ventuno residenti) facente parte del Comune di Oneta (nelle note tecniche trovate le indicazioni per raggiungerla). Dal parcheggio sono evidenti le indicazioni per raggiungere il Rifugio Alpe Grem, prima meta dell'escursione. Si entra quindi nel cuore della contrada e, tenendo la sinistra, si affronta una breve e ripida discesa che porta ad una cascina, a destra della quale si imbocca una cementata che risale in un bosco di latifoglie. 

Il punto di partenza a Plazza di Oneta.

Fatti pochi passi (7 minuti dalla partenza) si incontra il primo pannello didattico del "Sentiero Etno-Naturalistico Baita Alpe Grem", corredato con una sagoma in ferro riproducente un minatore che spinge un carrello ed una taissina che cernisce il materiale scavato nella miniera. In questo punto bisogna abbandonare la cementata e salire a destra, imboccando un sentiero stretto fra muretti a secco, che sale con buona pendenza.

Qui bisogna abbandonare la cementata e voltare a destra...

Fate attenzione, perchè la deviazione non è assolutamente segnalata! Per chi sale sarebbe naturale procedere diritto sulla cementata, che invece porta a divagare nei boschi e nelle radure circostanti, tra le quali è possibile ammirare belle vedute ed effettuare piacevoli incontri, come quello da noi effettuato con una famigliola di placidi ed affettuosi asinelli. Prima o poi la traccia si ritrova, ma si perde tempo: più di mezz'ora!

Un piacevole incontro...(foto di Claudio Papetti).

Sperando quindi che qualche buon cuore provveda ad installare un'adeguata segnaletica, si prende a destra il sentiero che, poco dopo, mostra evidenti segni biancorossi del CAI, e prende rapidamente quota nel fitto bosco. Poco sopra si costeggia l'ampio pascolo con cascina ristrutturata in Località Baroca e, piegando a destra, si risale ancora un buon tratto di bosco fino ad approdare ai piedi di una ripida radura, sulla quale troneggia la Cascina Grumaldi (1100 m circa), da cui si gode una splendida visuale del Monte Alben.

...ai piedi di una ripida radura, sulla quale troneggia la Cascina Grumaldi.

Dalla cascina si raggiunge in breve uno stagno, costeggiato il quale si entra in un boschetto, arrivando quindi nel largo piazzale erboso del Rifugio Baita Alpe Grem (quasi 1200 m-poco meno un'ora dalla partenza). A sinistra dell'edificio un'indicazione ci fa salire zigzagando fino alla carrabile proveniente da Gorno, che percorriamo volgendo a sinistra e, rapidamente, raggiungiamo il limitare del pascolo della Baita Bassa di Grem (1225 m-quindici minuti dal Rifugio).

 ...raggiungiamo il limitare del pascolo della Baita Bassa di Grem.

Senza raggiungere la Baita, si volta a destra risalendo la cementata che risale la zona di scarico dello sterile estratto per secoli dalle vicine miniere di calamina. Tra i sassi spuntano fioriture molto interessanti, che ci accompagnano nella risalita, fino a raggiungere un vecchio edificio minerario (1330 m circa- mezz'ora dal Rifugio). Qui la cementata spiana per un breve tratto, per poi piegare a destra, riprendendo a risalire fra gli ampi pascoli del Monte Grem.

Le Baite di Mezzo del Grem, punto più alto del percorso (foto di Claudio Papetti).

Il tracciato è monotono ma regolare. Mentre le nuvole si compattano, occludendoci la vista sulla Cina di Grem e sulle montagne circostanti, arriviamo alle  baite di mezzo per una breve sosta (1458 m: punto più alto dell'escursione-due ore dalla partenza). Il panorama potrebbe essere meraviglioso, spaziando dall'Alben al Colle di Zambla, delimitato dai Monti Menna e Castello. Ai nostri piedi, le profonde vallecole che sfociano nella stretta Val del Riso. Ma il tempo non ci è clemente, e riprendiamo l'anello, seguendo le indicazioni del sentiero CAI n. 223 in direzione del Colle di Zambla.

Cicerchia primaticcia nella faggeta attraversata dal sentiero CAI 223.

Il tracciato lambisce la base delle Baite di Mezzo, percorrendo un tratto all'aperto e poi scendendo dolcemente verso un bellissimo bosco di faggi che ci farà compagnia a lungo. Sotto le fronde ci pare di camminare sul velluto, tanto è spesso il letto di foglie morte. La faggeta è splendida, colorata ed anche profumata. Alcune finestre che si aprono tra la vegetazione lasciano intravvedere lampi di sole che spaccano le nuvole ed illuminano porzioni di pascolo e belle cascine. 

...lampi di sole che illuminano porzioni di pascolo e belle cascine.

All'improvviso la pendenza si accentua e, con una serie di serpentine, perdiamo quota capitando nei pressi di un bivio che ci segnala il Colle di Zambla a 25 minuti. Proseguiamo nel bosco ed arriviamo al  successivo trivio (1230 m-un'ora dalle Baite di Mezzo) dove abbandoniamo la direzione per il colle (dato a un quarto d'ora) ed effettuiamo una vera e propria inversione ad U per tornare a Plazza (data ad un'ora di cammino).

 ...effettuiamo una vera e propria inversione ad U per tornare a Plazza.

Siamo sul sentiero CAI n. 239, che scende parallelo al precedente in un tratto di bosco più "ruspante" del precedente. Ai maestosi faggi si sostituisce una vegetazione più arbustiva e spontanea. La traccia è evidente e si procede di buon passo, ammirando anche fioriture diverse da quelle dei pascoli superiori. Dopo una quarantina di minuti, a quota 1070 m circa, si incontra un primo bivio segnalato dove si prende decisamente a destra (freccia leggibile solo per chi proviene in senso contrario).

Orchidea maschio fiorita sul sentiero CAI 239.

Si cammina per altri dieci minuti e ci si ritrova di fronte all'ampia radura di Località Baroca. Non si entra nel prato della stessa, ma si resta alti, tenendola alla nostra destra. Oltre la radura si incontra un bivio dove spicca un piccolo segnale metallico di un presunto "Sentiero dei laghi". Lo si imbocca, scendendo a destra un tratto molto poco battuto che, dopo pochi minuti, si inoltra in un traccia più marcata, che percorriamo scendendo ancora a destra. 

...si resta alti, tenendo la cascina della Baroca alla nostra destra.

Siamo sul sentiero percorso all'inizio della salita, che scende velocemente fino ad incrociare la cementata giusto all'altezza del primo pannello didattico del Sentiero etno-naturalistico. Il grosso è fatto e basta scendere a sinistra, ritrovare la prima cascina, risalire lo strappetto disceso alla partenza, per ritrovare le belle abitazioni di Plazza ed il parcheggio a lato della chiesa. La discesa ci ha impegnato per oltre due ore e un quarto.

L'Alben e la contrada Scullera dal sentiero di salita.

 Note tecniche ed altre informazioni: 

Data dell'escursione: 20-04-2026. Parzialmente nuvoloso, poi nuvolosità compatta in quota, con sprazzi di sole in discesa.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio con una dozzina di stalli nella piazzetta a lato della chiesa parrocchiale di Plazza, contrada di Oneta, Comune della Val del Riso. Dal centro di Bergamo dista circa 37 km, percorribili in circa 50 minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana per circa 28 chilometri. Superato il ponte del Costone e prima di raggiungere Ponte Nossa, si gira a sinistra in direzione di Gorno, Colle di Zambla. Si sale lungo la Val del Riso per quasi sei chilometri, fino all'abitato di Oneta, al termine del quale si imbocca a destra la via Papa Giovanni XXIII. La si percorre integralmente (6 tornanti in un chilometro) fino ad arrivare alla contrada Plazza con il suo parcheggio. 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 580 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di quasi nove chilometri.
Durata: L'itinerario qui descritto impegna per 4 ore e un quarto, escluse le soste. 

Rifugio Baita Alpe Grem (foto di Claudio Papetti).

Ecomuseo delle miniere: Chi fosse interessato a maggiori informazioni sulla storica attività mineraria della zona, può consultare il sito dell'Ecomuseo delle miniere di Gorno, oppure seguirlo sulla sua pagina Facebook.  Questo è il link: https://www.ecomuseominieredigorno.it.
Sentiero etno-naturalistico Baita Alpe Grem: Dalla Plazza di Oneta fino alla Baita Bassa di Grem il sentiero n. 239 è in comune col “Sentiero etno-naturalistico Baita Alpe Grem” voluto dalle amministrazioni comunali di Gorno e Oneta. Tale sentiero è caratterizzato e valorizzato dalla presenza di alcune bacheche relative alla miniera, allo stagno con il suo ecosistema, al bosco e all’alpeggio, realizzate dagli alunni delle scuole d’infanzia, elementari e medie dei due comuni in collaborazione con le varie associazioni locali tra cui il CAI della Val del Riso.

L'Alben dal dosso di Cascina Grumaldi.

Un testo interessante su questa zona: Per pura coincidenza, poco prima di effettuare questa escursione, ho avuto modo di leggere un libro contenente un romanzo breve e cinque racconti, ambientati a Plazza ed Oneta all'inizio del secolo scorso. Il titolo del volumetto è "ANDRI' E ALTRI CINQUE RACCONTI, scritto da Giorgio SCHENA e pubblicato nel 2023 in 300 copie dal Centro Studi Valle Imagna. Si tratta di testimonianze di vita e lavoro in un villaggio montano delle Orobie, che hanno coinvolto antenati e famigliari dell'autore. E' molto interessante e scorrevole. Lo consiglio a tutti gli interessati alla storia locale. Si può prenotare utilizzando il sito della Rete Bibliotecaria Bergamasca, che non mi stancherò mai di suggerire: https://www.rbbg.it.
La copertina di "Andrì e altri cinque racconti"

Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare alcune escursioni effettuate sulle pendici o nelle vicinanze della Valle del Riso. I link di collegamento sono i seguenti:
Cartografia: Carta dei sentieri dell'Alpe Arera, curata dall'Associazione Culturale Ultra Collem e Oltre il Colle.com. Realizzazione cartografica: Ingenia sas, scala 1:15.000. Costo 7,00 (sette)  €.

Alben e Santuario della Madonna del Frassino visti da Oneta (foto di Claudio Papetti).