giovedì 23 aprile 2026

Dalla contrada Plazza di Oneta un anello che congiunge il Rifugio e le Baite del Grem, per poi scendere passando dal Colle di Zambla.

 🥾 Dislivello: circa 580 metri           ⌚ Durata: 4:15 ore            📏Lunghezza: quasi 9 km

Il Colle di Zambla dai pressi della Baita di Mezzo del Grem (foto di Claudio Papetti).

La partenza di questo anello escursionistico avviene dalla piccola e suggestiva contrada di Plazza (923 m. di quota, nove abitazioni, una chiesa e ventuno residenti) facente parte del Comune di Oneta (nelle note tecniche trovate le indicazioni per raggiungerla). Dal parcheggio sono evidenti le indicazioni per raggiungere il Rifugio Alpe Grem, prima meta dell'escursione. Si entra quindi nel cuore della contrada e, tenendo la sinistra, si affronta una breve e ripida discesa che porta ad una cascina, a destra della quale si imbocca una cementata che risale in un bosco di latifoglie. 

Il punto di partenza a Plazza di Oneta.

Fatti pochi passi (7 minuti dalla partenza) si incontra il primo pannello didattico del "Sentiero Etno-Naturalistico Baita Alpe Grem", corredato con una sagoma in ferro riproducente un minatore che spinge un carrello ed una taissina che cernisce il materiale scavato nella miniera. In questo punto bisogna abbandonare la cementata e salire a destra, imboccando un sentiero stretto fra muretti a secco, che sale con buona pendenza.

Qui bisogna abbandonare la cementata e voltare a destra...

Fate attenzione, perchè la deviazione non è assolutamente segnalata! Per chi sale sarebbe naturale procedere diritto sulla cementata, che invece porta a divagare nei boschi e nelle radure circostanti, tra le quali è possibile ammirare belle vedute ed effettuare piacevoli incontri, come quello da noi effettuato con una famigliola di placidi ed affettuosi asinelli. Prima o poi la traccia si ritrova, ma si perde tempo: più di mezz'ora!

Un piacevole incontro...(foto di Claudio Papetti).

Sperando quindi che qualche buon cuore provveda ad installare un'adeguata segnaletica, si prende a destra il sentiero che, poco dopo, mostra evidenti segni biancorossi del CAI, e prende rapidamente quota nel fitto bosco. Poco sopra si costeggia l'ampio pascolo con cascina ristrutturata in Località Baroca e, piegando a destra, si risale ancora un buon tratto di bosco fino ad approdare ai piedi di una ripida radura, sulla quale troneggia la Cascina Grumaldi (1100 m circa), da cui si gode una splendida visuale del Monte Alben.

...ai piedi di una ripida radura, sulla quale troneggia la Cascina Grumaldi.

Dalla cascina si raggiunge in breve uno stagno, costeggiato il quale si entra in un boschetto, arrivando quindi nel largo piazzale erboso del Rifugio Baita Alpe Grem (quasi 1200 m-poco meno un'ora dalla partenza). A sinistra dell'edificio un'indicazione ci fa salire zigzagando fino alla carrabile proveniente da Gorno, che percorriamo volgendo a sinistra e, rapidamente, raggiungiamo il limitare del pascolo della Baita Bassa di Grem (1225 m-quindici minuti dal Rifugio).

 ...raggiungiamo il limitare del pascolo della Baita Bassa di Grem.

Senza raggiungere la Baita, si volta a destra risalendo la cementata che risale la zona di scarico dello sterile estratto per secoli dalle vicine miniere di calamina. Tra i sassi spuntano fioriture molto interessanti, che ci accompagnano nella risalita, fino a raggiungere un vecchio edificio minerario (1330 m circa- mezz'ora dal Rifugio). Qui la cementata spiana per un breve tratto, per poi piegare a destra, riprendendo a risalire fra gli ampi pascoli del Monte Grem.

Le Baite di Mezzo del Grem, punto più alto del percorso (foto di Claudio Papetti).

Il tracciato è monotono ma regolare. Mentre le nuvole si compattano, occludendoci la vista sulla Cina di Grem e sulle montagne circostanti, arriviamo alle  baite di mezzo per una breve sosta (1458 m: punto più alto dell'escursione-due ore dalla partenza). Il panorama potrebbe essere meraviglioso, spaziando dall'Alben al Colle di Zambla, delimitato dai Monti Menna e Castello. Ai nostri piedi, le profonde vallecole che sfociano nella stretta Val del Riso. Ma il tempo non ci è clemente, e riprendiamo l'anello, seguendo le indicazioni del sentiero CAI n. 223 in direzione del Colle di Zambla.

Cicerchia primaticcia nella faggeta attraversata dal sentiero CAI 223.

Il tracciato lambisce la base delle Baite di Mezzo, percorrendo un tratto all'aperto e poi scendendo dolcemente verso un bellissimo bosco di faggi che ci farà compagnia a lungo. Sotto le fronde ci pare di camminare sul velluto, tanto è spesso il letto di foglie morte. La faggeta è splendida, colorata ed anche profumata. Alcune finestre che si aprono tra la vegetazione lasciano intravvedere lampi di sole che spaccano le nuvole ed illuminano porzioni di pascolo e belle cascine. 

...lampi di sole che illuminano porzioni di pascolo e belle cascine.

All'improvviso la pendenza si accentua e, con una serie di serpentine, perdiamo quota capitando nei pressi di un bivio che ci segnala il Colle di Zambla a 25 minuti. Proseguiamo nel bosco ed arriviamo al  successivo trivio (1230 m-un'ora dalle Baite di Mezzo) dove abbandoniamo la direzione per il colle (dato a un quarto d'ora) ed effettuiamo una vera e propria inversione ad U per tornare a Plazza (data ad un'ora di cammino).

 ...effettuiamo una vera e propria inversione ad U per tornare a Plazza.

Siamo sul sentiero CAI n. 239, che scende parallelo al precedente in un tratto di bosco più "ruspante" del precedente. Ai maestosi faggi si sostituisce una vegetazione più arbustiva e spontanea. La traccia è evidente e si procede di buon passo, ammirando anche fioriture diverse da quelle dei pascoli superiori. Dopo una quarantina di minuti, a quota 1070 m circa, si incontra un primo bivio segnalato dove si prende decisamente a destra (freccia leggibile solo per chi proviene in senso contrario).

Orchidea maschio fiorita sul sentiero CAI 239.

Si cammina per altri dieci minuti e ci si ritrova di fronte all'ampia radura di Località Baroca. Non si entra nel prato della stessa, ma si resta alti, tenendola alla nostra destra. Oltre la radura si incontra un bivio dove spicca un piccolo segnale metallico di un presunto "Sentiero dei laghi". Lo si imbocca, scendendo a destra un tratto molto poco battuto che, dopo pochi minuti, si inoltra in un traccia più marcata, che percorriamo scendendo ancora a destra. 

...si resta alti, tenendo la cascina della Baroca alla nostra destra.

Siamo sul sentiero percorso all'inizio della salita, che scende velocemente fino ad incrociare la cementata giusto all'altezza del primo pannello didattico del Sentiero etno-naturalistico. Il grosso è fatto e basta scendere a sinistra, ritrovare la prima cascina, risalire lo strappetto disceso alla partenza, per ritrovare le belle abitazioni di Plazza ed il parcheggio a lato della chiesa. La discesa ci ha impegnato per oltre due ore e un quarto.

L'Alben e la contrada Scullera dal sentiero di salita.

 Note tecniche ed altre informazioni: 

Data dell'escursione: 20-04-2026. Parzialmente nuvoloso, poi nuvolosità compatta in quota, con sprazzi di sole in discesa.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio con una dozzina di stalli nella piazzetta a lato della chiesa parrocchiale di Plazza, contrada di Oneta, Comune della Val del Riso. Dal centro di Bergamo dista circa 37 km, percorribili in circa 50 minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana per circa 28 chilometri. Superato il ponte del Costone e prima di raggiungere Ponte Nossa, si gira a sinistra in direzione di Gorno, Colle di Zambla. Si sale lungo la Val del Riso per quasi sei chilometri, fino all'abitato di Oneta, al termine del quale si imbocca a destra la via Papa Giovanni XXIII. La si percorre integralmente (6 tornanti in un chilometro) fino ad arrivare alla contrada Plazza con il suo parcheggio. 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 580 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di quasi nove chilometri.
Durata: L'itinerario qui descritto impegna per 4 ore e un quarto, escluse le soste. 

Rifugio Baita Alpe Grem (foto di Claudio Papetti).

Ecomuseo delle miniere: Chi fosse interessato a maggiori informazioni sulla storica attività mineraria della zona, può consultare il sito dell'Ecomuseo delle miniere di Gorno, oppure seguirlo sulla sua pagina Facebook.  Questo è il link: https://www.ecomuseominieredigorno.it.
Sentiero etno-naturalistico Baita Alpe Grem: Dalla Plazza di Oneta fino alla Baita Bassa di Grem il sentiero n. 239 è in comune col “Sentiero etno-naturalistico Baita Alpe Grem” voluto dalle amministrazioni comunali di Gorno e Oneta. Tale sentiero è caratterizzato e valorizzato dalla presenza di alcune bacheche relative alla miniera, allo stagno con il suo ecosistema, al bosco e all’alpeggio, realizzate dagli alunni delle scuole d’infanzia, elementari e medie dei due comuni in collaborazione con le varie associazioni locali tra cui il CAI della Val del Riso.

L'Alben dal dosso di Cascina Grumaldi.

Un testo interessante su questa zona: Per pura coincidenza, poco prima di effettuare questa escursione, ho avuto modo di leggere un libro contenente un romanzo breve e cinque racconti, ambientati a Plazza ed Oneta all'inizio del secolo scorso. Il titolo del volumetto è "ANDRI' E ALTRI CINQUE RACCONTI, scritto da Giorgio SCHENA e pubblicato nel 2023 in 300 copie dal Centro Studi Valle Imagna. Si tratta di testimonianze di vita e lavoro in un villaggio montano delle Orobie, che hanno coinvolto antenati e famigliari dell'autore. E' molto interessante e scorrevole. Lo consiglio a tutti gli interessati alla storia locale. Si può prenotare utilizzando il sito della Rete Bibliotecaria Bergamasca, che non mi stancherò mai di suggerire: https://www.rbbg.it.
La copertina di "Andrì e altri cinque racconti"

Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare alcune escursioni effettuate sulle pendici o nelle vicinanze della Valle del Riso. I link di collegamento sono i seguenti:
Cartografia: Carta dei sentieri dell'Alpe Arera, curata dall'Associazione Culturale Ultra Collem e Oltre il Colle.com. Realizzazione cartografica: Ingenia sas, scala 1:15.000. Costo 7,00 (sette)  €.

Alben e Santuario della Madonna del Frassino visti da Oneta (foto di Claudio Papetti).










domenica 5 aprile 2026

Un anello con partenza da Groppino che, passando da Fiorine, sale alla croce di vetta del monte Sapèl Né.

🥾 Dislivello: 320 metri            ⌚ Durata: poco più di 3 ore             📏Lunghezza: circa 7 km

La croce di vetta del Sapèl Né. Sullo sfondo il monte Alben.

Questa escursione parte dal parcheggio pubblico situato accanto all'ingresso principale dell'Ospedale di Groppino (530 m), frazione di Piario. Usufruendo del semaforo pedonale si attraversa la strada provinciale e, calpestando la ciclabile, ci si dirige verso nord per circa 300 metri. Di fronte al parcheggio successivo (riservato ai dipendenti della struttura sanitaria) si gira a destra, inoltrandoci nella Selva di Clusone (vedi nota 1).

Monti Alino e Vaccaro dall'antica strada della Selva.

Si trascura la prima deviazione a sinistra e si costeggia la proprietà di un'azienda agricola (dove si possono acquistare formagelle). Poco oltre si incontra un altro bivio, dove voltiamo a sinistra, abbandonando l'asfalto e seguendo la direzione per San Rocco. Si sale dolcemente, con belle viste sul Sapèl Né, il monte Alino e la Costa del Vaccaro.

L'Oratorio dei Morti Vecchi.

Si arriva in breve al piccolo oratorio dei Morti Vecchi (550 m-un quarto d'ora dalla partenza) edificato nel settecento in memoria dei morti della peste di manzoniana memoria. L'antica strada che univa la Selva  all'Alta Val Seriana passava da qui. Poco oltre ci si inoltra nella suggestiva località dei Prati Mini, dalla tipica vocazione agricola. Si calpesta brevemente il selciato dell'antica mulattiera delimitata da muretti a secco, prima di arrivare a camminare sull'asfalto di via Michelangelo da Caravaggio. 

Cascina ai Prati Mini.

Tenendo il centro di atletica alla nostra sinistra, si percorre questa via fino ad voltare a sinistra in via Avogradi. Dopo cento metri si gira a destra in via Mazza e poi a sinistra in via Carrara, che procede sinuosamente, permettendoci di ammirare, di fronte a noi, la parete est del monte Sapèl Né e, lontano sulla sinistra, le nere guglie dell'Alben. 

La vetta del Sapèl Né dal centro di atletica.

Arrivati ad uno stop, si volta a destra su via Bergamo e si procede diritto, trascurando una deviazione sulla sinistra, fino al parcheggio a lato dei campi da tennis. Qui si gira a sinistra in via Mazzoleni che, poco oltre, si trasforma in via Sotto Né, dove si comincia a salire. Si arriva ad un incrocio, dove si procede diritti, trascurando la deviazione a sinistra in via Cucco. Poco oltre si arriva nei pressi della cascina più alta (600 m. circa-un'ora dalla partenza).

 ...una incantevole veduta sulla frazione di Fiorine...

Qui termina l'asfalto e, invece di calpestare la strada cementata, si volta a sinistra, salendo un sentiero  segnalato con il numero cinque. La traccia erbosa costeggia il limitare del bosco, regalando una incantevole veduta sulla frazione di Fiorine, prima di salire verso un roccolo (650 m circa-un'ora e un quarto dalla partenza) dietro al quale si incrocia il sentiero che ci porterà sulla vetta del Sapèl Né.

Qui non si deve proseguire sul sentiero principale, ma salire a destra!

La traccia è segnata da bolli rossi e sale, tra pini silvestri e latifoglie, con buona pendenza. Alternando strappi a brevi falsopiani si giunge di fronte ad una freccia rossa, dipinta su una roccia chiara, ed un cartello in legno, che indica la direzione per la vetta. Entrambi paiono indicare di proseguire sul sentiero principale, che procede diritto. Ma sono mal posizionati, perchè invece bisogna salire voltando a destra, raggiungendo alcuni esili tronchi segnati da strisce rosse. 

Una finestra nel bosco lascia intravvedere Villa d'Ogna ed il Pizzo del Diavolo.

Lo strappo che segue è molto deciso. Da qui in poi sarà un'impresa rifiatare. Faticando, faticando e sempre seguendo i bolli rossi, si arriva di fronte a una freccia in legno con la scritta "croce", che ci fa svoltare a sinistra. Oltre, una successiva serie di strappi, ci porta a calpestare la cresta boscosa, dove riprendiamo a salire con gradualità fino a raggiungere l'agognata vetta (848 m-poco più di due ore dalla partenza).

Clusone e Colle Crosio. Sullo sfondo il Monte Guglielmo.

Il panorama è praticamente a 360°: volgendo ad est, con ai piedi la piana di Clusone, si intravvede il panettone innevato del Pora, la cima del Guglielmo ed il Pizzo Formico. A sud troneggia il monte Alben, mentre ad ovest gli abitati di Piario e Villa d'Ogna sono sorvegliati dall'imponente Costa del Vaccaro e, più lontano, l'aguzzo Pizzo del Diavolo sovrasta i monti Grabiasca e Madonnino.

Il primo tratto di discesa verso i ripetitori del Monte Cucco.
In fondo Piario e l'Ospedale di Groppino.

La (non segnalata) traccia per scendere a Groppino si trova proprio accanto al basamento della croce e scende dal versante ovest, che resta a strapiombo sul paese di Piario. Dopo una breve serpentina a scendere, si gira a sinistra pianeggiando sulla cresta. Veniamo aiutati dai bolli rossi e, in un paio di punti, bisogna aiutarsi anche con le mani. Stiamo superando l'intaglio che divide la prima dalla seconda cima del Sapél Né e serve un pò di attenzione. 

L'ometto di pietre. Qui bisogna scendere a destra.

In una ventina di minuti si raggiunge e si supera il primo ripetitore. Ne servono altri dieci per arrivare di fronte ad un grosso ometto di pietre, dietro al quale si vede il secondo gruppo di antenne, piazzato sulla cima erbosa del Monte Cucco (770 m). Qui si scende a destra, seguendo una ripida traccia che si inoltra nel bosco, più ombreggiato rispetto al versante di salita. Si perde rapidamente quota. I  bolli rossi sono numerosi, anche se si intuisce che sono più funzionali per chi sale rispetto a chi scende da questo versante. 

Polmonaria scura nel bosco del Sapèl Né.
I suoi fiori cambiano colore man mano che invecchiano.

In tre quarti d'ora dalla croce di vetta si raggiunge quota 600 m, dove incontriamo un bivio e voltiamo a sinistra. Poco più avanti incrociamo la larga sterrata che sale da Groppino alla bella radura della Chiesetta di San Rocco, visibile volgendo a destra e meritevole di una visita.

La chiesetta di San Rocco, sopra Piario.

Per tornare al parcheggio di partenza si gira a sinistra e si cammina sulla sterrata, che si inoltra nella Pineta. Dopo cinque minuti si incontra un ultimo bivio, segnalato, che ci fa prendere una traccia che scende a destra, ritrova la ciclabile e la vicina recinzione della struttura ospedaliera di fronte alla quale abbiamo iniziato l'escursione. La discesa ci ha impegnato per un'ora.

Piario e Villa d'Ogna dalla croce di vetta.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 02-04-2026 - tempo bello, visibilità ottima.
Punto di partenza: Per raggiungere l'Ospedale di Groppino (frazione di Piario) si percorre la provinciale della Valle Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si gira a destra in direzione di Clusone.  Risaliti due tornanti si arriva ad una rotonda, dove si prende a sinistra la Strada Provinciale 51. Si percorrono un paio di chilometri attraversando la Selva per arrivare alla struttura ospedaliera, che si trova sulla sinistra. Di fronte all'ingresso si vede l'ampio parcheggio gratuito. 
Dal centro di Bergamo sono circa 33 km, percorribili in circa tre quarti d'ora.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 320 metri di sola salita per un totale di circa 7 chilometri.
Durata: L'anello si percorre in poco più di tre ore.

Fiorine, i Prati Mini ed il Pizzo Formico dalla vetta del Sapèl Né.

Nota 1 su Groppino e la Selva di Clusone: L'antico nome di Groppino pare fosse Gruppinum, che significa gruppo di pini. La Selva è una presenza antichissima e sicuramente risultava molto più estesa della superficie attualmente coperta dall'attuale bosco di conifere. Durante la terribile pestilenza del 1630 i soldati infetti che tornavano in licenza venivano confinati in remotissimo luogo all'interno della pineta stessa, ai tempi denominato Piazze di Lanterone. Il posto era talmente disagevole ed isolato che gli stessi soldati chiesero e ottennero di essere collocati in cima al Monte Crosio, dove è fabbricata la chiesetta della Santissima Trinità.
Ranuncolo bulboso, nel bosco di salita.

Altre escursioni in zona: In questo blog viene descritta un'altra escursione che transita dalla vetta del Sapèl Né. Parte dal cimitero di Piario e risale il versante ovest, per poi completare l'anello scendendo dal sentiero qui percorso in salita. Il link di collegamento è il seguente: https://dislivellozero.blogspot.com/2022/09/da-piario-alla-vetta-del.html.
Se invece volete fare due passi con minor dislivello potete fare una passeggiata con partenza ai Prati Mini, seguendo la seguente proposta: https://dislivellozero.blogspot.com/2022/04/lanello-dei-prati-mini-di-clusone-una.html.
Cartografia: La zona su cui insiste questo itinerario è coperta dalla carta escursionistica Clusone-Pizzo della Presolana, realizzata dala sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000, ma i sentieri qui descritti non sono tracciati sulla mappa. 

Muretti a secco ai Prati Mini.




venerdì 20 marzo 2026

Dal Colletto di Castro a San Defendente e poi a San Rocco, circondati da indimenticabili panorami su Sebino e Valle Camonica.

 🥾 Dislivello: poco più di 400 metri       ⌚ Durata: quasi 4 ore          📏Lunghezza: 9,5 km

Monte Guglielmo e Corna Trentapassi da San Defendente.

Una escursione ad anello da effettuarsi con gli occhi incollati alle vette che circondano il Lago d'Iseo, Montisola compresa. Un tratto di dura salita per raggiungere l'eremo di San Defendente, dalle cui panchine si domina la Val Cavallina e parte della Val Camonica, ed un ritorno tra i fitti boschi di betulle, noccioli, castagni ed altre latifoglie, lungo una carrareccia costellata dalle prime fioriture di primavera.

Zoom su Montisola (foto di Claudio Papetti).

L'itinerario parte dalla Cappella del Colèt di Castro (315 m-nelle note tecniche tutti i dettagli per arrivarci). Si sale a sinistra, calpestando l'acciotolato di una storica mulattiera e seguendo le indicazioni del "Sentiero agrituristico del Lago d'Iseo". Sulla destra si aprono finestre panoramiche sulla Val Borlezza e le cime innevate dell'Asta del Serio e sull'altipiano di Bossico.

La Val Borlezza e le cime innevate dell'Asta del Serio.

Dopo cinque minuti si arriva al primo bivio, dove si tiene la sinistra. Si prosegue per altri dieci minuti nel bosco di latifoglie, giungendo ad un secondo bivio, dove si volta ancora a sinistra. A venticinque minuti dalla partenza si incontra una prima panoramica area di sosta, dove è spontaneo voltare lo sguardo verso nord, catturati dalle cime del gruppo dell'Adamello, dalla bassa Valle Camonica, dalle case di Lovere e dagli imponenti capannoni dell'acciaieria di Castro. 

Adamello, bassa Val Camonica, Lovere.

Poco oltre il sentiero spiana e la rada vegetazione lascia spazio a suggestive vedute che ci  accompagneranno per un lungo tratto. Alla nostra sinistra incombe la Corna Trentapassi. A sud, tra i bagliori luminosi che danzano sul lago, spunta il profilo di Montisola e della piccolissima isola privata di Loreto.

Da sinistra: Monte Aguina, Guglielmo, Corna Trentapassi (foto di Claudio Papetti).

Stiamo percorrendo il sentiero CAI n. 565, in direzione di Sarnico. Dopo un tratto pianeggiante si giunge ad un terzo bivio (460 m circa - 50 minuti dalla partenza) dove si tiene la sinistra; dalla sterrata che sale a destra scenderemo al ritorno. Dopo pochi passi si costeggia un'area di sosta, per poi salire  verso un capanno di caccia, oltre il quale si tiene la sinistra e si giunge ad un'altra area di sosta (450 m circa-un'ora e venti dalla partenza). 

Monte Bronzone e Parzanica dall'area di sosta prima dell'erta salita.

Siamo in un punto particolarmente panoramico. Alle viste precedenti, si aggiungono le cime ed i paesi posti sopra la sponda bergamasca del Sebino. Spiccano, in particolare, il borgo di Parzanica ed la vetta erbosa del Monte Bronzone. A destra dell'area di sosta sale la deviazione per raggiungere l'eremo di San Defendente, evidenziata dalla segnaletica biancorossa del sentiero CAI n. 565C. Il tornante destrorso porta a salire, prima dolcemente e subito dopo con maggiore decisione, mentre la mulattiera si restringe fino a diventare un erto ed aspro sentiero, che supererà oltre 200 metri di dislivello in un chilometro.

Oratorio di San Defendente.

La fatica, parzialmente alleviata da fioriture di potentilla e viola erta, viene alla fine ricompensata dalle visuali che si possono godere dalle panchine posizionate nei pressi dell'austera chiesetta cinquecentesca (675 m-due ore dalla partenza).  Durante la sosta merita di girare attorno a San Defendente, per ammirare tutte le diverse prospettive offerte da questo eccezionale punto panoramico. Su un dosso posto poco più in alto dell'eremo, il Comune di Solto Collina ha posizionato un vertice geodetico con l'indicazione di tute le cime visibili da questo punto.

Il paletto di legno con freccia bianca che indica il sentiero per il ritorno.

Tornati nei pressi della panchina agognata durante l'ultimo strappo della salita, guardiamo verso nord, fino ad individuare un paletto di legno con una freccia bianca in campo verde. Essa indica l'imbocco del sentiero da prendere per il tragitto di ritorno. La traccia si inoltra in un bosco composto in prevalenza dalle bianche cortecce di betulle, e scende dolcemente, accompagnato da alcuni pannelli informativi di carattere storico-naturalistico. 

Uno sguardo verso nord da San Defendente.

Via via il solco si allarga, fino a diventare una comoda carrareccia che, scende dolcemente ad un bivio tra i sentieri CAI 565C (quello che abbiamo appena percorso) e il 565B, proveniente dalla chiesetta di San Rocco. Voltando a sinistra, in breve si raggiunge, questo seicentesco oratorio con portico (615 m-25 minuti da San Defendente). Il luogo e l'edificio meritano questa breve deviazione.

Interno della chiesetta di San Rocco.

Tornati al bivio, si procede diritti, calpestando un'agevole sterrata con i bordi ricchi di fioriture di primule, erba trinità e solitari dente di cane. In mezz'ora caliamo al bivio (538 m-un'ora circa da San Defendente) con il sentiero n. 565 che abbiamo già percorso all'andata. Tenendo la sinistra, lo ripercorriamo in senso inverso, accompagnati da vedute che ci offrono una prospettiva ed una luce diversa rispetto a quelle mattutine. 

Bossico, il suo altipiano ed il monte Colombina.

Con il lago alla nostra destra, possiamo divagare lo sguardo a sinistra, individuando l'altipiano di Bossico, posto ai piedi della piramide del  monte Colombina. Arrivati alle cascine che precedono il colletto di partenza abbiamo la fortuna di incontrare alcuni placidi asinelli che sembrano solo aspettare qualche escursionista che offra loro due grattini e qualche ciuffo d'erba fresca da masticare. 

Un grattino è doveroso...(foto di Claudio Papetti).

E' l'ultima emozione di un itinerario che, nonostante la bassa quota, è stato in grado di offrirne molte. La discesa da San Defendente ci ha impegnato per un'ora e tre quarti circa, comprensiva della deviazione per la visita all'oratorio di San Rocco.

Smoke on the water (foto di Claudio Papetti).

Info tecniche:

Data dell'escursione: 17-03-2026 - Sereno, con buona visibilità.
Punto di partenza dell'escursione: La Cappella del Colèt si trova nel territorio del Comune di Castro. Dal centro di Bergamo dista circa 48 chilometri, percorribili in poco più di un'ora. Si raggiunge percorrendo la Strada Statale 42 della Valle Cavallina fino alla rotatoria posta in Comune di Pianico. Qui si prende la prima a destra in direzione di Lovere e, all'inizio del lungolago, si volta tutto a destra imboccando via Paglia che, in due chilometri, porta al lido di Castro. Tenendo la destra, si costeggia il lago proseguendo verso sud per circa 400 metri e voltando a destra in via Rocca, che sale a tornanti in mezzo alla case del paese. Dopo un chilometro e trecento metri si prende a destra in via Coletto, percorrendola fino al suo termine, dove si trova la Cappella del Colèt. Sono disponibili alcuni (pochi) parcheggi in sito. Altri stalli si trovano lungo la tortuosa salita di via Rocca.

La Cappella del Colèt.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: poco più di 400 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di 9,5 chilometri. 
Durata: Per percorrere l'intero anello servono poco meno di 4 ore, escluse le soste.
Dove nasce l'idea per questo itinerario: Navigando in rete mi sono spesso imbattuto nel sito dell'Azienda per il Turismo del Lago d'Iseo, che offre parecchi spunti per passeggiate ed escursioni adatte ad ogni esigenza. Lo consiglio a tutti coloro che amano itinerari non troppo impegnativi e molto panoramici. 
Il link è: https://visitlakeiseo.info/categorie_sport/trekking-e-passeggiate.

Sul sentiero panoramico.

Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposte altre tre escursioni con "vista a strapiombo" sul Lago d'Iseo. Due partono da Fonteno, la terza da Lovere. I link sono i seguenti:
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 09, oppure la carta dei Sentieri della Val Cavallina, di Ingenia Cartoguide, entrambe in scala 1:25.000.

Dente di cane nel bosco tra San Defendente e San Rocco.