domenica 27 settembre 2026

Un impegnativo itinerario da Plassa alla Baita Camplano, camminando al cospetto del Pizzo Arera.

 🥾 Dislivello: circa 580 metri      ⌚ Durata: oltre 4 ore e mezza       📏Lunghezza: quasi 9 km

Zoom sulla conca di Baita Camplano, dal sentiero CAI n. 244.

Attenzione: Questo itinerario presenta un lungo tratto che il CAI classifica come EE (riservato ad escursionisti esperti). Serve quindi passo sicuro, capacità di orientamento, abilità nel superare tratti attrezzati, assenza di vertigini.

Di fronte a Cima Valmora, al termine del tratto attrezzato.

L'escursione parte dal parcheggio a pagamento situato in località Plassa  a circa 1600 metri di quota. L stallo si raggiunge dal paese di Zambla, frazione di Oltre il Colle (nelle note trovate tutti i dettagli per arrivarci e come pagare il relativo ticket). All'inizio del parcheggio, sulla sinistra, si trovano le prime indicazioni per imboccare il sentiero CAI n. 221, che si dirige verso il rifugio Capanna 2000. 

Il monte Alben dal parcheggio di partenza dell'itinerario.

La traccia  non segue la carrareccia, ma sale dritta nel pascolo, con un sentiero che, nel primo tratto, si perde un po' tra le peste degli animali. Il panorama che ci circonda è imponente: dal parcheggio si gode una vista incredibile sull'Alben, salendo veniamo accompagnati dalle larghe pareti del Monte Menna (che si dipana alla destra) e dal cocuzzolo calcareo del Pizzo Arera (di fronte).

Monte Menna, dal sentiero CAI n. 221.

La pendenza si fa da subito molto decisa. Poco sopra la traccia risulta più marcata ed alcuni pannelli illustrativi sulla flora e la fauna della zona aiutano a mantenere la giusta direzione. Si prosegue a salire con decisione per quasi un'ora, fino a quando il sentiero ci deposita sulla carrareccia che abbiamo incrociato al parcheggio. 

La pendenza sul sentiero CAI n. 211 è molto decisa (foto di Claudio Papetti).

Qui saliamo volgendo a sinistra, calpestando il cemento e poi lo sterrato fino ad una palina segnaletica che ci fa voltare a destra per raggiungere il vicino rifugio (1965 m-un'ora e dieci dalla partenza) dalla terrazza del quale il panorama si allarga fino alla pianura, con l'orizzonte delimitato dal lungo crinale che unisce i ripetitori di Valcava ai denti aguzzi del Resegone.

La traccia che sale dal rifugio Capanna 2000 e porta al bivio con il CAI 244EE.

Proprio dietro al Rifugio Capanna 2000 troviamo un tracciolino che risale a sinistra verso l'Arera e, in pochi minuti, raggiunge una palina segnaletica verticale. Il nostro itinerario ci fa voltare a destra per imboccare il sentiero CAI n. 244 che percorre il periplo del Pizzo Arera in senso antiorario. La traccia giusta procede pianeggiando (non prendete quella che sale!) e, fatti pochi passi, un paletto in legno colorato di biancorosso ed una freccia metallica con l'indicazione 244 EE ci confermano la direzione corretta. Inizia qui un lungo traverso, aereo e panoramicissimo, che risulterà il tratto più impegnativo del percorso proposto.

La visuale si allarga sul Grem e su Cima Foppazzi.

Nel frattempo, alla nostra destra, la visuale si è allargata ai cimoni erbosi del Grem e di Cima Foppazzi, delimitati dall'ampia conca di Camplano, nostra prossima meta. Consigliamo di ammirare il panorama fermandosi. Il sentiero, tutto in falsopiano, è sempre un po' esposto e mentre si procede conviene guardare dove si mettono i piedi. 

Nel tratto un po' esposto. Sullo sfondo la Conca di Camplano (foto di Claudio Papetti).

Dopo circa un'ora, di fronte ai nostri occhi, appare Cima Valmora e, quasi contestualmente, si affronta il primo tratto attrezzato con funi, da affrontare con cautela, soprattutto in caso di roccia bagnata. Dopo altri venti minuti bisogna affrontare un passaggio su roccette un po' impegnativo, scendendo un piccolo  canalino. 

Nel mezzo del tratto più impegnativo.

Poco oltre, in rapida successione, incontriamo altri tre tratti attrezzati, in uno dei quali troviamo una catena rotta. Serve più di un'ora e mezza da Capanna 2000 per superare il tratto più impegnativo dell'itinerario.  

Passaggio attrezzato con funi metalliche (foto di Claudio Papetti).

Poco prima della Forcella di Valmora incontriamo infatti una piccola croce in ferro posta sopra una roccetta, oltre la quale il sentiero attraversa un tratto erboso che calpestiamo, in campo aperto, per cinque minuti,prima di raggiungere un'altra palina segnaletica, dove imbocchiamo, prendendo a destra, il sentiero CAI n. 237/B in direzione della Baita di Camplano.

Segnaletica CAI. Il sentiero n. 237/B scende a destra.

L'evidente traccia scende a raggiungere le pendici occidentali della Cima degli Agnelli (in dialetto: Sòc di Agnèi) percorrendo le orme dello storico "Sentiero dei Castroni" (vedi nota specifica in calce al post). L'ambiente è maestoso e ricco di fauna selvatica. Poco oltre si raggiunge un bivio non segnalato. Noi prendiamo a sinistra, ma ovviamente sbagliamo. Meglio così, perchè dove finisce il sentiero (nel nulla) ci guardiamo in giro e scopriamo di essere osservati da un gruppo di sette camosci che si allontanano a distanza di sicurezza e restando (volutamente?) controsole.

Camoscio in fuga sulle pendici del Sòc di Agnèi.

Tornati al bivio prendiamo la traccia che scende dolcemente nel vallone, accompagnati da bolli gialli che ci portano a guadare un ruscelletto e poi a pianeggiare verso l'ampia conca di Camplano, a suo tempo palcoscenico di numerosi aviolanci durante la seconda guerra mondiale (vedi nota specifica in calce al post). 

La Cima degli Agnelli.

Dopo mezz'ora circa di cammino sul sentiero CAI n. 237/B arriviamo finalmente di fronte alla Baita di Camplano (1831 m) ed al suo amplissimo pianoro che troviamo sfruttato da una numerosa mandria di mucche, che pascolano placidamente in compagnia di alcuni cavalli ed asini. 

Pascolo nella conca di Camplano (foto di Claudio Papetti).

Dopo una breve pausa, si riprende il cammino, percorrendo stavolta il sentiero CAI n. 237, in direzione di Capanna 2000 (che non raggiungeremo). Il nuovo tracciato ci fa scendere ad un altro bivio, dove continuiamo sul medesimo sentiero, risalendo fino a Baita Zuccone (1799 m-poco più di mezz'ora da Baita Camplano). 

L'ampia alpe della Baita Zuccone.

Qui trascuriamo la deviazione che sale (a destra) a Capanna 2000 e proseguiamo in piano e poi in leggerissima salita fino a quota 1820 m. circa, dove si incrocia la carrareccia cementata che scende in direzione del parcheggio di partenza. Il ritorno da Baita Camplano ci ha impegnato per poco più di un'ora e un quarto.

Il monte Alben al nostro ritorno (foto di Claudio Papetti).

Note tecniche:

Data dell'escursione: 24-09-2026. Cielo sereno, ventoso in quota. Qualche velatura in tarda mattinata.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio a pagamento posto a 1600 m di quota in località Plassa, nei pressi del Rifugio SABA, ai piedi del Pizzo Arera.  Dal centro di Bergamo dista circa 50 km, percorribili in un'ora e mezza d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana per circa 28 chilometri. Superato il ponte del Costone e prima di raggiungere Ponte Nossa, si gira a sinistra in direzione di Gorno, Colle di Zambla. Si sale lungo la Val del Riso per circa 13 km, fino a superare il Colle di Zambla e scendere a Zambla Alta. Al termine di questa frazione, un cartello stradale a fondo giallo con la scritta "
ARERA" costringe ad una sorta di inversione ad U per imboccare via Morali che  dapprima scende, per poi risalire superando un zona residenziale ed un campeggio, oltre il quale si sale a tornanti fino all'ampio parcheggio di quota 1600 (7,5 km dall'imbocco di via Morali).

Il Pizzo Arera dalla pozza di abbeverata di Baita Camplano.

Il parcheggio è a pagamento: Per accedere al parcheggio è necessario munirsi di un ticket che viene elargito da due parcometri posizionati negli immediati pressi del campeggio. a circa 4 km dall'imbocco di via Morali. Il costo del ticket è di 4 €. Munitevi di moneta contata!
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 580 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di quasi nove chilometri.
Durata: L'itinerario qui descritto impegna per oltre quattro ore e mezza, escluse le soste. 

In fila indiana: Cimetto, Cima Foppazzi, Grem e Alben.

Il Sentiero dei Castroni: Da secoli, con partenza da Parre, numerosi pastori bergamaschi effettuavano la transumanza per condurre le proprie greggi nei verdi pascoli svizzeri dei Grigioni. Nel primo tratto, dopo essersi radunati in Val Nossana,  transitavano lungo le pendici del Sòc di Agnèi per raggiungere il lago del Branchino, per poi raggiungere la Val Brembana ed il Passo di San Marco.
Gli aviolanci nella conca della Baita di Camplano: Durante la seconda guerra mondiale, la conca di Baita Camplano fu una base strategica fondamentale per gli aviolanci alleati destinati ai partigiani. Le forze angloamericane individuarono questi ampi pascoli come un'area di atterraggio ideale e sicura per rifornire le numerose brigate partigiane attive sulle montagne bergamasche. I rifornimenti venivano paracadutati all'interno di casse contenenti materiale cruciale per la Resistenza, a partire dalle armi automatiche (mitragliatrici, fucili, pistole e relative munizioni) e gli esplosivi (mine e bombe a mano per le azioni di sabotaggio). Ma non mancavano i lanci dei beni di prima necessità, in particolare generi alimentari, il vestiario pesante per l'inverno e viveri di riserva.

Velature sulla conca di Camplano (foto di Claudio Papetti).

Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposte altre due escursioni che partono nei dintorni del Colle di Zambla. I link di collegamento sono i seguenti:
Cartografia: In rete è tuttora disponibile una mappa in scala 1:15.000 dal titolo "Alpe Arera e Sentiero dei Fiori "Claudio Brissoni". La cartina, realizzata nel 2013 da Ingenia Editore, è molto dettagliata. Sulla mappa è facilmente individuabile gran parte dell'anello descritto in questo post. Il costo è di 10 euro.

Lungo il periplo dell'Arera (foto di Claudio Papetti).



venerdì 11 settembre 2026

Un magico anello scalvino con partenza da Azzone per raggiungere i Fienili di Some, in splendida posizione tra Presolana e Pizzo Camino.

 🥾 Dislivello: circa 530 metri          ⌚ Durata: 3 ore e mezza          📏Lunghezza: oltre 8 km

Visolo, Presolana, Ferrante e le piste di Colere dai pascoli di Azzone (foto di Claudio Papetti).

L'itinerario parte dal piccolo stallo sterrato posto al termine di via Chiesa, a lato del minuscolo Centro Sportivo di Azzone (975 m circa-nelle note tecniche trovate i dettagli per arrivarci). Si imbocca la strada asfaltata che sale a destra, tenendo di fronte a noi lo spettacolo del primo sole che illumina la Presolana. In meno di 10 minuti arriviamo sotto un ponte, dove incrociamo un segnale CAI che indica la direzione per la prima meta dalla giornata: la Chiesetta degli Alpini.

Si sale sulla strada asfaltata in direzione di un ponte...
di fronte a noi lo spettacolo del primo sole sulla Presolana.

Si gira a sinistra ed affrontiamo un tornante che ci fa salire e calpestare il piano viabile del ponte. In meno di cinque minuti raggiungiamo un bivio, dove abbandoniamo il sentiero CAI 425 per prendere, tenendo la sinistra, la variante numerata con il 425B. Si cammina su una strada cementata che si inoltra in un fitto bosco ed inizia subito ad inerpircarsi con decisione. 

Campanula selvatica.

A venti minuti dalla partenza il cemento finisce di fronte ad un altro bivio. Prendiamo la traccia di sinistra (segni biancorossi ben evidenti) ed arranchiamo nel fitto della vegetazione di un bosco misto, composto da abeti rossi, faggi, noci ed altre latifoglie, il cui sottobosco è ricco di funghi di ogni specie. Alla nostra vista è concessa la numerosa presenza di mazze di tamburo e di altri miceti "minori", rovinati dalla siccità e dal maltempo o, più probabilmente, dall'errata convinzione che "qualunque fungo che non sia un porcino deve essere distrutto".

Mazza di Tamburo.

La ripida salita prosegue senza darci tregua. Fotografare i primi colchici autunnali e le ultime campanule selvatiche rappresenta una buona scusa per fermarsi a riprendere fiato. Alla chiesetta (1256 m) si arriva in un'ora dalla partenza e vale la pena effettuare una breve sosta, anche perchè il posto è alquanto suggestivo.  

La chiesetta degli alpini e il roccolo delle streghe.

Siamo su uno stretto pianoro, che fa da spartiacque fra la costa sovrastante Azzone e la Valle delle Serve. Poco discosto dalla chiesetta si trova il Roccolo delle Streghe. Dopo la sosta, riprendiamo il cammino: dal sentiero appena percorso si volta a destra, imboccando il sentiero CAI 429, in direzione della località Colle. 

Baita (detta ol Teiò di Ginetì) in località Zuffo.

Pianeggiando, la traccia segue il sedime di una strada forestale a fondo naturale, che lambisce alcune cascine ben ristrutturate site in località Zuffo. Alcune di esse sono state ricostruite dopo essere state bruciate e rase al suolo durante la II^ guerra mondiale, per rappresaglia da parte delle milizie nazifasciste. Ad una ventina di minuti dalla Chiesetta degli Alpini si riprende a salire, calpestando alcuni tratti cementati che ci portano alla località Colle (1414 m-poco più di un'ora e mezza dalla partenza) ed all'omonima Cascina. 

Arrivo ai Fienili di Some (foto di Claudio Papetti).

Sul posto troviamo l'ennesimo bivio segnalato da una palina verticale del CAI. Stavolta voltiamo a destra, in direzione di Some. Ci arriviamo in mezz'ora, superando un modesto dislivello, trovandoci immersi in un ambiente fantastico, dove la presenza antropica è assorbita dall'armonia di prati e pascoli verdissimi, e il panorama che lo circonda concretizza la definizione più classica del significato di "paesaggio alpino". 

Particolare del "paesaggio alpino" a Some.

I "Fienili di Some" si trovano ad un'altitudine media di circa 1430 m. Da secoli ammirano l'alba affacciarsi tra le rocce calcaree del Massiccio della Presolana e salutano il tramonto mentre cala dietro le aspre guglie del Pizzo Camino. 

Da Some istantanea in controluce del Pizzo Camino (foto di Claudio Papetti). 

E' il posto ideale per una sosta. Per questa escursione rappresenta, se non il punto più alto, sicuramente quello più panoramico di tutto il percorso. Gli appassionati di architettura rurale potranno inoltre sbizzarirsi osservando i particolari, anche artistici, di queste splendide cascine.

Baita Bòis a Some.

Per chiudere l'anello, dopo aver percorso la sterrata che attraversa Le Some, si volta a destra sulla forestale su cui insiste il sentiero CAI n. 425A. Scendiamo in un abetaia dove convivono esemplari di abete rosso e abete bianco e, man mano si perde quota, camminiamo avvolti nel silenzio sempre più compatto. 

Scendendo la Val Giogna (foto di Claudio Papetti).

La discesa è proporzionalmente ripida quanto il tratto iniziale di salita, e si fa un po' monotona, soprattutto a causa del tratto cementato. Improvvisamente, arrivati ad un tornante, la fragorosa melodia del torrente della Val Giogna rompe la barriera del silenzio e ci accompagna fino ad un'area pic-nic della Riserva Regionale del bosco di Giovetto (1020 m circa-un'ora circa dai Fienili di Some) dove abbiamo la possibilità di ammirare da vicino le cascatelle del torrente e di apprezzare l'ennesima visuale diversa sulla Presolana.

Le cascatelle del torrente della Val Giogna.

Qui incontriamo anche l'ultimo bivio dell'escursione. Voltiamo a destra e siamo subito nei pressi dell'antica segheria Furfì, ora riqualificata con funzione di museo. La nostra traccia la lambisce e prosegue in leggerissima discesa, riportandoci al nostro parcheggio di partenza in una mezz'oretta di cammino dall'area pic-nic della Riserva del bosco di Giovetto.

La segheria Furfì. Sullo sfondo la Presolana (foto di Claudio Papetti).

Info tecniche:

Data dell'escursione: 08-09-2026 - Parzialmente nuvoloso, con molta foschia in quota, in lento diradamento a metà giornata.
Partenza: Azzone, il più piccolo dei quattro Comuni della Val di Scalve, che dista circa 60 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e venti minuti d'auto. Si percorre la statale della Val Seriana, imboccando a Ponte Nossa il ramo della valle che transita da Clusone ed arriva fino al Passo della Presolana. Superato il valico, si scende in Val di Scalve, fino alla frazione Dezzo, dove si volta a destra, superando il torrente omonimo e seguendo le indicazioni stradali per Azzone. Le prime case del paese si raggiungono con l'aiuto di tre tornanti e percorrendo poco più di due chilometri. Si attraversa tutto l'abitato (attenzione: strade strettissime a doppio senso di marcia!) fino a raggiungere via Chiesa, che si percorre fino alla fine. Superato il cimitero si prosegue fino al Campo Sportivo, sul fondo del quale si trova uno spiazzo sterrato che può contenere 5/6 auto.

Località Some.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 530 metri di dislivello per un totale di oltre 8 chilometri.
Durata: Per percorrere l'intera escursione ad anello servono circa tre ore e mezza, al netto delle soste.  
Note su Azzone: Raggiungere e atttraversare l'abitato di Azzone è come affrontare un viaggio nel passato: le strade a misura di carretto, i vicoli strettissimi e le abitazioni addossate l'una all'altra, forse per tenersi al caldo nei rigidi mesi invernali. E l'antico lavatoio, tuttora funzionante. Il pastore, che conduce il piccolo gregge delle sue dieci pecore ad attraversare il centro per poi scendere nel microscopico pascolo sul limitare del borgo. Il piccolo e colorato Municipio di fronte al quale è parcheggiato soltanto un trattore. E due negozi, dove si vende tutto quanto il necessario, e solo quello. Si può mangiare qualcosa? Certo! Quel che c'è: un tagliere di affettati, salumi e formaggi, una birretta e quattro chiacchiere...

Il lavatoio nel centro del borgo di Azzone (foto di Claudio Papetti).
 
Colchico autunnale: In questa stagione, nei boschi e al limitare dei pascoli, è molto facile incontrare questo fiore che viene spesso confuso con il famoso zafferano, al punto che viene definito anche come "falso zafferano". Il colchico autunnale è velenoso, è mortale per l'uomo, anche se ingerito a basse dosi. A volte la sola manipolazione del fiore può causare danni alla pelle. Fate attenzione!
Colchico autunnale (vedi nota specifica sulla sua tossicità).

Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare le relazioni di alcune escursioni effettuate con partenza dai piccoli borghi della Valle di Scalve. Ne segnalo due che partono da Nona, ripromettendomi di frequentare più spesso questa zona, meritevole di ben più attenzione.
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario in questione è ben evidenziata nella carta escursionistica della Val di Scalve, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000, in vendita presso la sede sociale del CAI e nelle cartolibrerie dell'Alta Val Seriana e Val di Scalve al prezzo di 14 € (10 € per i soci).

Il Municipio di Azzone.



domenica 30 agosto 2026

Un panoramicissimo anello camminando tra le pieghe della storia di Lizzola.

🥾 Dislivello: circa 650 metri          ⌚ Durata: 4 ore e mezza            📏 Lunghezza: oltre 9 km

Baita del Crostaro. A sinistra il Pizzo Coca, a destra i monti Pomnolo e Cimone.

Nel tratto iniziale l'escursione percorre le bellissime Piane di Lizzola, fino ad incrociare il sentiero delle Orobie Orientali che sale, con un lungo traverso immerso in visuali a 360°, al Passo della Manina. La discesa avviene lungo la Valle dell'Asta, su sentieri poco battuti e naturalisticamente molto interessanti.

Redorta, Coca, Toazzo, Pomnolo e Cimone ripresi
dal Passo della Manina (foto di Claudio Papetti)

L'escursione parte da uno dei molti parcheggi a ridosso del quartiere Valletera di Lizzola (1282 m) frazione di Valbondione (nelle note in fondo al post trovate i dettagli per arrivarci e le informazioni sulle modalità di parcheggio). A lato dei condomini una palina segnaletica del CAI, indicante la direzione del sentiero n. 322, invita a imboccare una stradina asfaltata che sale verso l'ingresso delle Piane di Lizzola. Dopo un breve ma deciso strappo finisce l'asfalto e si procede in piano, lungo un evidente sterrato. 

Primi passi nelle Piane di Lizzola.

Su questo tracciato, nel corso dei secoli, hanno camminato i mandriani che portavano le loro mucche al pascolo; i minatori che raggiungevano gli ingressi dei giacimenti scavati nel ventre del monte Sasna (mentre sull'altro versante si saliva alle miniere dei monti Pomnolo e Toazzo). I contadini salivano a falciare il "fe magher" ed i boscaioli procuravano legna da ardere per le diverse contrade di Lizzola.

I pascoli delle Piane sono molto frequentati.

Si attraversa la piana tenendo il torrente Bondione alla propria sinistra, fino ad arrivare ad un bivio dove la sterrata scende sul greto dello stesso, volgendo decisamente a sinistra (1365m circa-venti minuti dalla partenza). Noi invece procediamo diritto, salendo dolcemente su una traccia inizialmente poco evidente. Poco oltre i segni biancorossi del sentiero CAI n. 322 ci fanno solcare un sentiero che attraversa un piano che dovrebbe essere quello di Campolì dove, nel passato, fioriva la coltivazione del lino.

Le Piane e Lizzola viste dal sentiero 304 (foto di Claudio Papetti).

Una leggenda locale narra che, in seguito alla pestilenza del 1630, i superstiti di Lizzola si trasferirono qui formando un piccolo aggregato con tanto di chiesa e cimitero, predisponendo i primi campi coltivati e costruendo le prime stalle per le proprie bestie. Ma durò poco. Durante un terribile inverno, un'enorme valanga precipitò dalle pendici del Monte Crostaro, seppellendo il paese ed i suoi abitanti. Dopo questo disastro il paese venne spostato oltre il fiume, in località Passevra.

Sulla placca scivolosa del sentiero n. 322.

Il CAI 322 procede spedito in direzione nord, salendo con gradualità per una ventina di minuti, fino ad  un tratto dove si attraversa una scivolosa placca rocciosa aiutandosi con staffe e catene. Oltre questo punto la Valle del Bondione si restringe, regalando immagini suggestive sul torrente, circondati da vegetazione quasi palustre. Consiglio di guardare spesso i dirupi che scendono verso la sponda opposta del torrente, spesso visitati dai camosci. Dopo poco più di un'ora dalla partenza si raggiunge il bivio (1600 m circa) dove abbandoniamo il CAI 322 (che si dirige verso il Pizzo dei Tre Confini) per voltare a destra, a percorrere il Sentiero delle Orobie Orientali, segnalato con il n. 304. 

Primi passi sul sentiero n. 304. Sullo sfondo il Pizzo delle Corna (foto di Claudio Papetti).

Con destinazione Passo della Manina, guadagniamo lentamente quota grazie ad un lunghissimo traverso sulle pendici erbose del Monte Crostaro. Il panorama si allarga man mano si procede: di fronte a noi si gode della vista sul Pizzo della Corna e sullo Sponda Vaga; a sinistra dominano i monti Toazzo e Pomnolo, sopra le creste dei quali fanno capolino i tremila delle Orobie. Dopo aver macinato mezz'ora di leggerissima salita si guada un rivolo e ci si dirige, ancora in falsopiano, verso la Baita del Crostaro (1701 m-due ore e venti dalla partenza) dove ci aspetta un folto gregge di pecore governato da due arcigni pastori maremmani.

I custodi del gregge alla Baita del Crostaro.

Seguendo le loro indicazioni (si fanno capire bene!!!) costeggiamo alla larga del gregge e proseguiamo, stavolta con maggior pendenza, in direzione dei ruderi della Baita di Fles Alto, dove incrociamo altre pecore, ed affrontiamo l'ultimo strappo a guadagnare il valico della Manina (1799 m-quasi tre ore dalla partenza), situato praticamente di fronte alla parete nord della Presolana. Poco sopra raggiungiamo la chiesetta omonima, dove sostiamo per un doveroso ristoro, confortati anche da una visuale a 360° sulle cime tra le più spettacolari delle Orobie.

Con un piede in Val di Scalve. Da destra: Barbarossa, Pizzo di Petto, Presolana.

Dalla chiesetta si scende in direzione di un evidente ed ultrasegnalato bivio, dove si volta a destra percorrendo il sentiero CAI n. 401. Camminiamo sostanzialmente in piano, lambendo le pendici del monte Pizzul fino ai bordi di una radura (venti minuti dalla Manina) dominata dagli imponenti contrafforti del monte Barbarossa. Qui ci aspetta un trivio, segnalato su un masso posato a terra. Noi scendiamo a destra (direzione Lizzola) affrontando quindi la discesa nella selvaggia e poco battuta Valle dell'Asta. 

I contrafforti del Barbarossa dal sentiero n. 401. La deviazione per la 
Valle dell'Asta si trova dove si sono fermati gli escursionisti.

In un quarto d'ora raggiungiamo la Baita Asta Alta (1732 m) e proseguiamo lungo il sentierino che diparte dalla porta d'ingresso della baita stessa. Attraversando una fitta distesa di ortiche e rabarbaro alpino ed un successivo tratto reso più arido dal calpestìo delle bestie, scendiamo verso un abbeveratoio recentemente restaurato, oltre il quale si ritrova una traccia più definita che scende con decisione fra una ricca e variegata vegetazione montana, molto più ricca di fioriture rispetto a quelle (non) incontrate nei precedenti tratti. 

Baita Asta Alta (foto di Claudio Papetti).

In circa mezz'ora scendiamo a guadare un torrente che delimita la radura della Baita Asta Bassa (1427 m) oltre la quale il sentiero scende velocemente verso l'aggregato di Lizzola ed il parcheggio dove si è lasciata l'auto. La discesa ci ha impegnato per un'ora e mezza circa.

La Manina dal sentiero di discesa. Dietro al Cimone spuntano il Pizzo dei Tre Confini e il Recastello.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 27-08-2026 - tempo inizialmente sereno, poi con velature man mano più estese.
Punto di partenza dell'escursione: Lizzola (frazione di Valbondione) che dista circa 58 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e dieci minuti d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. All'ingresso di quest'ultimo paese si tiene la destra, si supera il centro e si imbocca la S.P. 49 (via Onorevole Pacati) che, con sei tornanti e dopo circa cinque chilometri, raggiunge l'agggregato di Lizzola. Si prosegue su via Pacati superando il centro del borgo ed arrivando al quartiere Valletera. Qui trovate diversi stalli dove parcheggiare. Alcuni di essi sono gratuiti ma normati dal disco orario (max due ore). In molti altri si parcheggia esponendo il gratta e sosta di 5,00 €, acquistabile nei esercizi commerciali convenzionati, il cui elenco  è reperibile su questo sito: https://turismovalbondione.it/modalita-di-pagamento-del-parcheggio-a-valbondione. Nei pressi del quartiere Valletera è comunque possibile parcheggiare in alcuni stalli gratuiti senza limitazioni orarie.

Alla Baita Asta Bassa (1427 m).

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: L'itinerario qui descritto supera circa 650 metri di sola salita. Il percorso complessivo è lungo oltre nove chilometri. Durata: L'escursione si completa in 4 ore e mezza, al netto delle soste. 
Breve bibliografia su Lizzola: agli interessati di storia e geografia locale, suggerisco i seguenti testi, reperibili presso la biblioteca di Valbondione o tramite il sito internet della rete bibliotecaria bergamasca: https://www.rbbg.it.
- LIZZOLA, dalla Repubblica di Scalve ad oggi realizzato da Felice Bellini e Walter Pinessi, con il patrocinio del Comune di Valbondione e della contrada di Lizzola Alta. Pubblicato nel 1994.
- TIGNI' A MEMORGIA- Memorie di vita della gente di Lizzola, di Eugenio Piffari, realizzato da Myprint-Clusone nel 2009.
- VALBONDIONE, di Giovanni Simoncelli, a cura delle Parrocchie di Valbondione, Fiumenero, Lizzola – anno 1988.

Lizzola, Redorta (tra le nuvole) e Coca dalla Valle dell'Asta.
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è evidenziata nella carta escursionistica della Valle di Scalve, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000, in vendita al costo di 14,00 € (10,00 € per i soci).

La chiesetta della Manina.