venerdì 29 maggio 2026

Da Colle Vareno alla cima del Monte Pora, sotto lo sguardo vigile dell'onnipresente Presolana.

 🥾 Dislivello: 550 metri              ⌚ Durata: circa 4 ore             📏 Lunghezza: oltre 9 km

Scanapà, Presolana e cime della Val di Scalve dalla cresta del Pora (foto di Claudio Papetti).

Itinerario prevalentemente panoramico, con splendide visuali sul massiccio della Presolana, le cime della Val di Scalve, il gruppo dell'Adamello, la bassa Valle Camonica, il lago Moro ed il Sebino. Rappresenta anche un'occasione per valutare gli impatti sull'ambiente creati dagli impianti sciistici.

Arrancando sulla cresta del Monte Pora.

L'escursione parte dal nuovo parcheggio recentemente realizzato negli immediati pressi dell'area camper del Colle Vareno (1373 m-nelle note tecniche in fondo al post trovate i dettagli per arrivarci). Attraversata la strada sulle strisce pedonali, si tiene sulla destra il bar Vareno. Pochi passi e, a sinistra, compare il laghetto in passato naturale riferimento logistico per  gli escursionisti che si davano appuntamento in questa zona. 

Primi passi sul sentiero del bosco incantato.

In breve si giunge nei pressi dell'agriturismo "Il roccolo" dove incontriamo le indicazioni per il "sentiero del bosco incantato", che ci terrà compagnia per un buon tratto. Si sale nel pascolo, tenendo a sinistra la recinzione dell'agriturismo ed incontrando la prima di una serie di suggestive sculture in legno che caratterizzano questo percorso. Poco sopra la traccia entra nell'abetaia, non trascurando di offrirci la prima delle incredibili viste che ci offrirà il vicinissimo massiccio della Presolana.

Colle Vareno e la Presolana (foto di Claudio Papetti)

Dopo una quarto d'ora incontriamo un bivio nei pressi di una scultura raffigurante un gufo con cappello. Teniamo la destra, superiamo un'area di sosta e saliamo nel fitto del bosco. A mezz'ora dalla partenza, a 1476 metri di quota, incontriamo la deviazione che porta al belvedere della Croce di Vareno. Per raggiungerlo bastano cinque minuti. Tornati al bivio, si procede in senso opposto, salendo nel bosco, calpestando un'evidente traccia occasionalmente marcata da bolli gialli e azzurri, prima di incontrare i recentissimi segnavia realizzati dal CAI di Clusone per mappare il percorso del nuvo "Trekking della Presolana".

La croce di Vareno, la bassa Val Camonica e il Lago Moro.

I bolli biancorossi ci accompagnano in territorio aperto, regalandoci spettacoli meravigliosi, oltre ad una buona dose di fatica, conseguente ad una pendenza veramente notevole. Alle nostre spalle domina la mole del Pizzo Camino. Sulla destra l'imponente Presolana. Di fronte solo la nostra traccia che si fa largo, passo passo, nell'erba bassa dei pascoli alti. Sgobbando per una ora buona, si arriva ad incrociare un primo impianto sciistico (circa 1750 m-un'ora e mezza dalla partenza).

La pendenza è notevole...(foto di Claudio Papetti).

Nel tratto seguente si apprezza l'originalità della tracciatura del percorso, realizzata con lunghi bastoni di legno, fermati al suolo con ometti di pietra. Senza queste indicazioni avremmo avuto qualche difficoltà a mantenersi sul sentiero. 

L'originale segnaletica CAI, con lo sfondo della Presolana.

Accompagnati dalle fioriture di numerose Genziane di Koch, e graziati da un sensibile addolcimento della pendenza, arriviamo nei pressi di un grande ripetitore, dove percorriamo un tratto della larga cresta erbosa con belle viste sulla bassa Val Camonica ed il Lago Moro. Manca poco.

Genziane di Koch sulla cresta del Monte Pora.

Sfruttando una sterrata di servizio agli impianti raggiungiamo finalmente il Rifugio Cima Pora (due ore e 3/4 dalla partenza-1860 m) dove conviene programmare la meritata sosta, durante la quale potremo osservare lo spettacolare contrasto tra le rocce calcaree della Presolana ed i fitti boschi che la circondano con il fondovalle ed i pascoli sui quali si sono realizzati gli impianti sciistici. 

Da Cima Pora un (velato) sguardo al Lago d'Iseo.

La cima del Monte Pora (1880 m)  resta sulla sinistra e si raggiunge velocemente. Dalla piccola dolina che la caratterizza, verremo ripagati dei nostri sforzi con l'aerea visuale sul Lago d'Iseo e su tutta la bassa Valle Camonica. Il ritorno avviene seguendo le tracce della salita. La discesa ci ha impegnato per poco più un'ora.

La seggiovia ed il Rifugio Cima Pora.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 27-05-2026 - inizialmente sereno, con nuvolosità in aumento e foschie di calore in quota. Qualche goccia al termine della discesa.
Punto di partenza dell'escursione: Il recente parcheggio pubblico con circa 50 posti auto all'inizio di Colle Vareno. Dista circa 51 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di un'ora d'automobile. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Si superano Clusone, Rovetta e Castione della Presolana. All'incrocio semaforico di Dorga si svolta a destra, entrando in paese. Si seguono le indicazioni per Lantana, fino ad imboccare via Monte Pora che si percorre per altri 4 km. Giunti a Colle Vareno, il nuovo parcheggio pubblico (proprietà del Comune di Angolo Terme) è immediatamente visibile.  
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 550 metri di sola salita per un totale di oltre nove chilometri. 
Durata: Il percorso dell'intera escursione impegna per circa 4 ore, al netto delle soste.

Alle nostre spalle le Corna di San Fermo ed il Pizzo Camino (foto di Claudio Papetti).

Il sentiero del bosco incantato: Questo tracciato attraversa un tratto di foresta di proprietà pubblica ed è adatto a tutti, in particolare a famiglie con bambini. Il sentiero è corredato di sculture in legno e di pannelli che raccontano leggende del territorio. Si percorre in un'ora, coprendo un dislivello di circa 100 metri. Altre info in questo sito: https://visitpresolana.it/attivit%C3%A0/attivita-per-la-famiglia/sentiero-del-bosco-incantato.
Il trekking della Presolana, a cura del CAI di CLUSONE: Questo recentissimo progetto è nato per tracciare un percorso ad anello che consenta di ammirare la Presolana da ogni punto di vista. L'itinerario per tutti copre una lunghezza complessiva di circa 60 km, percorribili in 5 tappe. Tutti i dettagli si trovano qui: https://www.trekkingpresolana.it/

Fioritura di Antillide nei prati alti del Pora.

Altre escursioni in zona: In questo blog viene proposta un'altra escursione, ad anello, che calpesta le pendici del Monte Pora. Questo il link di collegamento: https://dislivellozero.blogspot.com/2024/06/un-anello-tra-le-malghe-ed-i-pascoli.html.
Con partenza da Lantana (l'ultima frazione prima di Col Vareno) sono invece descritti altri due percorsi.  Il primo, adatto a tutti, bambini compresi è recuperabili da questo link: https://dislivellozero.blogspot.com/2020/08/a-caccia-di-stelle-e-di-fresco-nei.html. Il secondo, decisamente più impegnativo, porta alla vetta dello Scanapà. Questo il link: https://dislivellozero.blogspot.com/2022/11/da-lantana-alla-croce-di-vetta-dello.html.
Cartografia: L'escursione proposta è evidenziabile nella cartina escursionistica (scala 1:25.000) CLUSONE-PIZZO DELLA PRESOLANA, realizzata dal CAI di Bergamo. Info su prezzi e disponibilità qui: https://www.caibergamo.it/commissione-sentieri/carte-escursionistiche-delle-orobie.

Scultura in legno del sentiero del bosco incantato (foto di Claudio Papetti).




giovedì 21 maggio 2026

Da Dossi alla cascata della Valle Antica, passando da quella della Val di Foga e dalle Stalle di Redorta, dove ci attendeva un nutrito branco di stambecchi.

🥾 Dislivello: 550 metri           ⌚ Durata: oltre 3 ore e mezza          📏Lunghezza: circa 8 km

Minaccia di temporale sulle Baite del Redorta (foto di Claudio Papetti).

La partenza di questa escursione prende forma da un piazzale che si trova poco dopo le ultime case di Dossi (855 m), frazione di Valbondione (nelle note in fondo al post trovate come arrivarci). Si parcheggia accanto ad un evidente cartello dove è evidenziato il tracciato che percorreremo, calpestando una strada agro-silvo-pastorale, fino alle Stalle di Redorta.

Il punto di partenza dell'itinerario.

Lo sterrato parte subito con buona pendenza, restando all'interno di un bosco ceduo. Superando otto tornanti (e ammirando numerose fioriture di margherite, silene dioica e saponaria rossa) arriviamo in poco più di venti minuti al bivio che, in pochi minuti, ci porterebbe a Salvasecca (1030 m circa). Noi procediamo invece sullo sterrato principale, salendo sul tornante sinistrorso. La strada prosegue con pendenza regolare. Ad una quarantina di minuti dalla partenza compaiono i segnavia biancorossi del CAI. Siamo sul sentiero CAI n. 331 che ci farà compagnia per un lungo tratto.

Il Pizzo della Corna dal sentiero di salita (foto di Claudio Papetti).

Dopo un'ora di cammino, sempre all'altezza di un tornante, incontriamo una freccia in legno che segnala un (difficile) sentierino che scende fino alla base della Cascata della Val di Foga. Consiglio di non percorrerlo in caso di terreno bagnato o sdrucciolevole, anche se ci sono alcune corde in nylon utilizzabili per evitare rovinose cadute. Lo spettacolo delle acque che precipitano, nebulizzandosi, per circa 125 metri, merita tutte le difficoltà incontrate per poterlo ammirare.

La cascata della Valle di Foga vista dalla sua base 
(foto di Claudio Papetti).

Tornando sulla strada forestale si continua a faticare, alternando ripidi tratti cementati a brevi tratti in falsopiano, fino a superare tutto il dislivello della cascata e giungere alla testata della stessa (1290 m circa-un'ora e mezza dalla partenza) effettuando un guado del torrente che supera il fondo cementato prima di precipitare a valle. 

Il guado del torrente della Valle di Foga (foto di Claudio Papetti).

La salita è quasi completata. Con altri dieci minuti di cammino lambiamo, seminascosto dalla folta vegetazione, l'immenso traliccio di cemento di una teleferica, costruita nei primi anni del novecento.  Veniva utilizzato per  il trasporto dei materiali necessari alla costruzione della condotta forzata che scende tuttora alla centrale idroelettrica dei Dossi. 

Vista del fondovalle, con le dolomiti della Valcanale 
sullo sfondo (foto di Claudio Papetti).

Poco oltre arriviamo al bivio dove si abbandona il sentiero CAI 331 (che sale a destra in direzione del Lago d'Avert) e si procede diritti, superando un ampio piazzale e imboccando una mulattiera che ci deposita di fronte alla prima delle Stalle di Redorta (1348 m - due ore dalla partenza).

Arrivo alla prima delle Baite del Redorta.

Lo spettacolo che ci offre questa antichissima contrada è semplicemente meraviglioso. Le baite, con i muri in sasso ed i tetti in ardesia, rappresentano uno splendido esempio di architettura rurale. Ed anche il panorama su vette e fondovalle è fantastico. Ulteriori informazioni, storiche e geografiche, sono a disposizione nelle note a fondo pagina, che si rifanno ad un'escursione di tre anni fa, effettuata con tempo bello ed ottima visibilità.

Giovani stambecchi alle Baite di Redorta.

Ma quello che oggi ci ha più emozionato sono quelli che possiamo considerare i "nuovi abitanti" della contrada: gli stambecchi, che ospitano i prati, i boschetti ed anche le terrazze erbose delle singole baite quando il flusso di residenti ed escursionisti tende a scemare. Abbiamo avuto la fortuna di vedere almeno una ventina di questi splendidi ungulati; dai maschi più anziani, più propensi ad una vita solitaria, ai branchi di femmine al pascolo con i piccoli ed i più giovani. 

Maschio adulto di stambecco in piena muta.

Li abbiamo osservati durante le loro attività quotidiane. A maggio gli stambecchi fanno la "muta", liberandosi della pelliccia invernale grattandosi contro le rocce o i tronchi degli alberi più robusti. I maschi adulti cercano di liberarsi del fastidioso prurito provocato dalla muta aiutandosi con la punta delle loro poderose corna. I branchi vagano nell'erba alta, mangiandola e bevendo la rugiada formata dal primo mattino. Restano spesso vicini al limitare del bosco, per poterne brucare i primi germogli, di cui vanno particolarmente ghiotti.

Branco di stambecchi al pascolo (foto di Claudio Papetti).

Questi ungulati ci hanno offerto una grandissima emozione, condita però da un velo di amarzza. Fino a quarant'anni fa, sulle Orobie non c'era traccia di stambecchi. Nel 1987 fu effettuata un'operazione di riproduzione della specie da parte di Regione Lombardia e Provincia di Bergamo, che ha consentito, nel tempo, di poter ammirare la presenza di oltre mille esemplari, che rappresentano un'eccezionale occasione di carattere naturalistico ma anche di sviluppo turistico locale.

Il capobranco ci tiene sotto controllo.

In questi giorni però, una serie di discutibili emendamenti governativi alla legge venatoria attualmente in vigore, hanno inserito questo ungulato fra le specie cacciabili, con conseguenze facilmente immaginabili per animali che, da quasi mezzo secolo, non conoscono il letale pericolo rappresentato dalle doppiette. 

Pascolo con vista (foto di Claudio Papetti).

Ma la nostra escursione non è finita. Dall'ultima baita parte un sentiero che entra in una folta faggeta e, in una decina di minuti, giunge sul greto del torrente della Valle Antica, proprio alla base di una  suggestiva e nascosta cascata (1380 m circa-due ore e un quarto dalla partenza, ovviamente senza contare le numerosissime soste). Siamo nel punto più alto del percorso. Il ritorno, effettuato sul medesimo tracciato, ci impegnerà per poco più di un'ora e un quarto. 

La cascata della Valle Antica (foto di Claudio Papetti).

Note tecniche ed altre informazioni:

Data dell'escursione: 18-05-2026 - da parzialmente a molto nuvoloso, con piovaschi in tarda mattinata.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio sterrato al termine della frazione Dossi, nel Comune di Valbondione, che dista circa 50 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le relative indicazioni e percorrendo la Strada Provinciale 49. Al termine della frazione Dossi, sulla sinistra salendo, si trova una piccola area sterrata con freccia in legno indicante la direzione per le Baite di Redorta. Sul lato opposto della provinciale si trova un altro ampio sterrato dove è possibile lasciare l'auto. Non è attualmente previsto nessun pedaggio. Cento metri più avanti, sulla sinistra, si trova una piattaforma ecologica comunale.

Due delle Baite di Redorta.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 550 metri di dislivello per una lunghezza totale di circa otto chilometri, comprese le deviazioni per visitare le due cascate.
Durata: Tra andata e ritorno si cammina per oltre tre ore e mezzo, escluse le numerose soste.

Prima vista sulla cascata della Val di Foga
dal sentiero di salita (foto di Claudio Papetti).

Info storico-geografiche sulle Baite (o Stalle) di RedortaQuesta località è uno degli agglomerati più antichi della zona, insieme al piccolissimo nucleo di Salvasecca ed al pittoresco borgo di Maslana. Pare che fosse già abitata quando nel fondovalle c'era un lago formatosi dopo l'ultima glaciazione (quella di Wurm, circa 11.000 anni fa). Sul sentiero di salita alle baite si incontra una deviazione a sinistra che consente di arrivare alla base della cascata della Valle di Foga. Proseguendo su quella traccia si raggiungono alcune miniere abbandonate. Si estraeva la galena argentifera (un solfuro di piombo). Questo complesso minerario è ormai invaso dall'acqua e per anni è stato visitato utilizzando una piccola barca.
Altre informazioni sull'architettura rurale, la storia e sui dettagli del panorami sono consultabili nel mio post descrittivo dell'escursione di tre anni fa, con partenza da Valbondione. Il link è: https://dislivellozero.blogspot.com/2023/05/sul-balcone-piu-soleggiato-dellalta.html.

Giovane di stambecco nel prato delle Baite 
di Redorta (foto di Claudio Papetti).

Info sugli emendamenti alla legge venatoria: Per chi volesse approfondire la portata (e la gravità) degli emendamenti sul disegno di legge di riforma dell'attività venatoria attualmente in discussione in Parlamento, alleghiamo due dettagliati articoli di stampa nazionale e una sintesi dei punti principali redatta dal WWF. Questi sono i relativi link:
Se infine siete interessati ad un breve resoconto sulla reintroduzione dello stambecco nelle Orobie, il post di riferimento in questo blog è: https://dislivellozero.blogspot.com/2018/03/incontri-ravvicinati-con-gli-stambecchi.html.
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è ben evidenziata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000.


Stambecchi alle Baite di Redorta (video di Claudio Papetti).


domenica 10 maggio 2026

Un inedito anello a congiungere la selvaggia Valle del Papa con la misconosciuta Valle Guncla, sotto lo sguardo vigile di una timida Presolana.

 🥾 Dislivello: 600 metri              ⌚ Durata: circa 4 ore            📏Lunghezza: quasi 9 km

Arrivo a Baita Cornetto Alta (foto di Claudio Papetti).

La perla panoramica di questa escursione è sicuramente lo spettacolo della Presolana vista dalla terrazza erbosa della Malga Cornetto Alta. Una delle tante perturbazioni di questa capricciosa primavera ci ha negato questo privilegio, ma ha anche intensificato le emozioni offerteci dalle due diverse tipologie di bosco che abbiamo attraversato: la fittissima abetaia della selvaggia Valle del Papa ed il variegato arbusteto della parte alta della poco nota Val Guncla. 

Malga Cornetto Bassa

La partenza di questo itinerario avviene dal parcheggio posto a lato della chiesa parrocchiale di Bratto (1006 m) frazione di Castione della Presolana. Nel primo tratto si cammina sull'asfalto delle vie interne del paese: dall'angolo della chiesa si entra in via Silvio Pellico, che si percorre per circa 750 metri fino a svoltare a destra in via Maroncelli (un quarto d'ora dalla partenza-1009 m). Un ampio tornante fa guadagnare quota e, in un paio di minuti, si arriva a piegare di nuovo a destra imboccando la breve via Tito Speri, in fondo alla quale si intravvede un cancello aperto, oltre il quale termina l'asfalto (25 minuti dalla partenza, 1060 m circa).

Il cancello aperto in fondo a via Speri.

Poco oltre la traccia si riduce a sentiero e lambisce il perimetro della cascina denominata "Grutin del Crapu" e si inoltra in un rado bosco di latifoglie con viste sul fondovalle. Un altro breve tratto, segnalato con bolli gialli,  ci porta ad un bivio dove una palina segnalita del CAI ci indica la direzione per Valle del Papa - Cornetto.  

Si lambisce la Cascina "Grutin del Crapu".

Il bosco, qui ancora misto, sembra ravvivato dalle recenti pioggie. I fiori sono stropicciati, i loro colori sono più vividi. I profumi sono più intensi del solito. Scompaiono i rumori della civiltà, si intensificano i suoni naturali. A quaranta minuti dalla partenza una larga curva a destra ci inoltra nella Valle del Papa. Il sentiero è netto ed evidente. A lato corre un cordolo in cemento, di ignota funzione, che viene lentamente assorbito dal terreno. Poco più avanti trascuriamo una deviazione a destra. Anche i bolli gialli ci indirizzano nella giusta direzione: sempre diritto.

Castione della Presolana dalla radura della Baita della Valle di Papa.

Dopo aver camminato per un'ora, ci troviamo di fronte ad un piccolo torrente, che guadiamo voltando a sinistra. Dieci minuti dopo raggiungiamo un'ampia radura, sopra la quale si affaccia, seminascosta dalla vegetazione, la vecchia Baita della Valle del Papa (un'ora e dieci minuti dalla partenza-circa 1300 m di quota). Zigzagando il sentiero la raggiunge in breve, trovando la palina segnaletica del CAI che ci impone di proseguire salendo a destra, in un'abetaia che si infittisce sempre di più ad ogni passo.

Arrivo alla Baita della Valle di Papa.

Siamo nel tratto forse più avventuroso del percorso. Non tanto per la traccia, comunque evidente, ma per l'asprezza della salita, la completa mancanza di campo e l'esuberanza della vegetazione. In questo mese fioriscono gli abeti rossi. Sui loro rametti spuntano piccoli coni, di colore rosso (se femminili), o giallo (se maschili). E' uno spettacolo raro. In questo tratto troviamo abeti fioriti con molti coni rossi. Nella valle successiva, che percorreremo in discesa, prevalgono invece i coni gialli. 

Inflorescenza (femminile) dell'abete rosso.

Dopo cinque minuti di salita dalla baita, incontriamo un possente abete caduto sul sentiero, che dobbiamo aggirare tenendoci sulla destra. Poi la pendenza rimane elevata e costante, costringendoci a procedere a piccoli passi e confidando nella spinta dei bastoncini. Non è possibile affidarci alle app, perchè manca completamente il segnale, ma il sentiero resta ben tracciato. 

La pendenza rimane elevata e costante...(foto di Claudio Papetti).

Dopo una larga curva a destra, sia pur molto lentamente, il bosco si dirada, arrivando finalmente a lato della splendida radura della Malga Cornetto Bassa. Il sentiero ci deposita accanto alla stalla coperta (in dialetto: penzana) che rimane nella parte alta del pascolo. La Malga (1493 m - due ore circa dalla partenza) si trova invece più in basso, in posizione magnifica (suppongo anche panoramicamente).

La stalla della Malga di Cornetto Bassa.

Dietro la stalla incrociamo la "via del latte", un itinerario turistico didattico che unisce Rusio al Passo della Presolana, toccando le diverse malghe presenti sul territorio. La percorriamo anche noi, tenendo la destra e percorrendo il largo sterrato che sale dolcemente, regalando belle viste su Bratto, Dorga, ed i monti Varro, Scanapà e Lantana e portandoci velocemente di fronte alla Malga Cornetto Alta (1508 m - due ore e un quarto dalla partenza).

Bratto, Dorga e il Monte Varro ripresi dalla via del latte.

E' un'area attrezzata per la sosta, con un panorama mozzafiato che abbraccia tutta la Conca della Presolana, lo Scanapà ed il Monte Pora. Per noi oggi ci sono solo nuvole compatte che ci spingono a proseguire nell'anello, scendendo sulla via del latte in direzione del Passo della Presolana. Dopo circa trecento metri incontriamo una deviazione sulla destra, segnalata con frecce in legno che indicano la discesa per Bratto-Ponte di Gler. Qui inizia una nuova avventura.

La deviazione per la Val Guncla.

Scendiamo lungo il crinale, seguendo una traccia ben evidente, fra radi arbusteti di ginepro e pino mugo, isolate betulle ed una distesa di genziane che punteggiano di viola la dorsale del monte Sarrandone. In una ventina di minuti arriviamo ad un bivio, proprio dove l'arbusteto lascia spazio ad un'abetaia. Ad una ventina di minuti dal bivio incontriamo sbiadite paline segnaletiche vergate con il pennarello che ci indirizzano a destra.

Inflorescenza (maschile) dell'abete rosso.

Poco sotto incontriamo le inflorescenze maschili degli abeti rossi ed alcune viste sugli impianti del passo della Presolana. La traccia sembra sicura della propria direzione e ci porta a lambire una ferrata che sale sulla cima del Sarrandone. Proseguiamo in leggera discesa ed arriviamo ad un ulteriore bivio. Il sentiero principale sembra scendere a sinistra, effettuando un'inversione ad U. A destra invece la traccia si fa più sottile, risalendo leggermente. La segnaletica è inesistente, se non per un minuscolo cartello scritto a mano che indica la direzione per la ferrata che abbiamo appena superato.

Il Passo della Presolana dal sentiero di discesa nella Val Guncla.

Nel dubbio decidiamo di seguire quello che ci pare il sentiero principale, che peraltro scende. E qui probabilmente sbagliamo perchè, consultando a posteriori la mappa, le prime case di Bratto (il villaggio turistico Ponciai) risultavano a pochi passi nella direzione dell'esile traccia in salita. 

La via ferrata che sale al monte Sarrandone.

Ma l'errore non crea particolari problemi. La dolcissima discesa ci porta in breve a case isolate, di fronte alle quali la traccia effettua un'altra inversione ad U, per poi procedere diritta fino ad imboccare una larga sterrata che, finalmente, scende in direzione della via Cantoniera, che scende dal passo della Presolana (1100 m circa - un'ora e dieci minuti da Malga Cornetto).

Il monte Sarrandone visto dalla strada statale.

Iniziamo a calpestare l'asfalto negli immediati pressi del cartello che indica l'inizio della frazione di Bratto e scendiamo lungo la statale per circa un chilometro. Giunti all'altezza dell'Hotel Migliorati, sulla destra, imbocchiamo via Cadorna, che entra nella zona residenziale di Bratto portandoci direttamente al parcheggio posto a lato della chiesa parrocchiale. La discesa ci ha impegnato per più di un'ora e quaranta minuti.

La Baita Alta di Cornetto.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 07-05-2026. Tempo coperto con rari sprazzi di sole, nebbie in quota e persistenti nubi basse.
Punto di partenza dell'escursione: Il punto di partenza è il parcheggio a servizio della chiesa parrocchiale di Bratto, sita in via Confalonieri e dedicata alla natività di Maria Vergine.  Dista circa 46 km dal centro di Bergamo, percorribili in una cinquantina di minuti d'automobile. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Superato il centro di Castione della Presolana si prosegue sempre diritto per un paio di chilometri, fino ad incrociare ed a svoltare a sinistra in via Federico Confalonieri, che porta direttamente alla chiesa parrocchiale, al cui lato opposto si trova un ampio parcheggio gratuito.
Dislivello e lunghezza dell'anello: 600 metri complessivi di salita per un percorso di circa nove chilometri. 
Durata: Per compiere l'intera escursione servono circa quattro ore, al netto delle soste.

Genziana di Clusius, fotografata in Val Guncla.

Toponomastica della zona: La denominazione della Valle del Papa deriva probabilmente dall'impresa giovanile effettuata da Achille Ratti meglio noto come Papa Pio XI, il Papa con la passione dell'alpinismo. Il 4 ottobre 1888, insieme alla guida Carlo Medici, raggiunse la vetta della Presolana. Due targhe sono posate a ricordo: la prima nella Piazza del Municipio di Castione, la seconda all'esterno della Grotta dei Pagani. Pare che l'impegnativa scalata mosse i primi passi proprio attraversando la selvaggia Valle del Papa.
Segnali sbiaditi sulla via del ritorno...

L'importanza della segnaletica dei sentieri: Fino ad oggi, non mi risulta che questa escursione ad anello sia mai stata descritta in internet. Per questo temevo di avere difficoltà a trovare la segnaletica adeguata. Invece, fin quasi alla fine, le indicazioni e la segnaletica sono risultate utili ed opportune. Mi ha quindi stupito moltissimo, nel tratto finale della discesa, non aver trovato nessuna segnaletica che indicasse come giungere in centro paese a Bratto senza dover calpestare l'asfalto della stradale. Forse il cartello c'era ed è stato fatto sparire. In ogni caso ritengo doverosa questa segnalazione, perchè questo anello è tutt'altro che banale, e merita la dovuta attenzione già prestata ad altre escursioni presenti nella conca della Presolana.

Citiso insubrico nei boschi sopra Bratto.

Altre escursioni in zona: In questo blog potrete trovare altri itinerari che interessano i luoghi descritti nel presente post. La Malga Cornetto si raggiunge prevalentemente dal Passo della Presolana. Nel link seguente si descrive questa escursione effettuata in stagione invernale: 
La Valle del Papa viene invece attraversata da una interessante escursione che parte da Rusio, arriva alla baita della Valle del Papa e, attraversando una galleria, scende nella Valle dei Mulini. Qui trovate tutti i dettagli:
Cartografia: La zona interessata dall'itinerario può essere visualizzata nella carta escursionistica Clusone - Pizzo della Presolana, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000. La mappa è in vendita nelle cartolibrerie della zona ed alla sede della sezione CAI DI Bergamo: https://www.caibergamo.it. 

Tavolo dell'area di sosta alla Baita Cornetto Alta (foto di Claudio Papetti).