giovedì 22 ottobre 2026

Da Novazza alla baita del Coregn Presì, perdendosi nel fitto bosco della Val Regone.

🥾 Dislivello: circa 500 metri      ⌚ Durata: poco più di 3 ore       📏Lunghezza: non rilevata

Località Polva. Sullo sfondo il versante nord del Monte Secco.
Premessa
Le pendici di Cima Bani, la Val Regone ed i piccoli borghi di Bani e Novazza nascondono un reticolo di sentieri che hanno come meta luoghi incantevoli e spesso sconosciuti. Da tempo avevo programmato di partire dal parcheggio dell'ex miniera di Novazza, salire alla Baita di Coregn Presì ed esplorare la sovrastante zona. L'idea era quella di realizzare un anello raggiungendo la Croce di Bani, per poi scendere all' omonimo borgo e rientrare a Novazza calpestando la strada provinciale meno trafficata della Provincia.

La Madonna del Coregn Presì e gli Spiazzi di Gromo (foto di Claudio Papetti).

Con le migliori intenzioni, siamo partiti di buon mattino, inoltrandoci nel fitto bosco misto. Affrontando tratti di rara pendenza ci siamo illusi di arrivare, rapidamente e ripidamente, alla prima meta: la Baita di Coregn Presì. Non abbiamo però tenuto conto che a ottobre le foglie ingialliscono e cadono, arrivando a coprire, spesso completamente, le tracce dei sentieri meno battuti. Se aggiungiamo il fatto che, in quest'area, la segnaletica è completamente assente, il consiglio più saggio che vi posso anticipare è quello di evitare l'autunno per avventurarvisi, a meno di essere impenitenti ed esperti fungaioli.

Alla Baita del Coregn Presì.

Nelle stagioni più calde, quando la traccia del sentiero tornerà ad essere evidente, l'escursione sarà sicuramente meno problematica e sicuramente molto più interessante. L'assenza di segnaletica orizzontale e verticale ed una scarsissima copertura telefonica rendono comunque il percorso riservato ad escursionisti in possesso di buon senso di orientamento.

La cima del Redorta sbuca tra le nuvole.
Descrizione del percorso
La partenza avviene dal parcheggio sito accanto all'ingresso della ex-miniera di uranio di Novazza, frazione di Valgoglio (1020 m circa-nelle note tecniche trovate tutti i dettagli per arrivarci). All'inizio del parcheggio (spazio per una dozzina di automezzi) e proprio accanto al torrente, uno sbiadito bollo blu evidenzia l'evidente traccia di un sentiero che si inerpica nel bosco. Lo si imbocca con cautela, sperando che la pendenza diminuisca, e si entra nel fitto fogliame che ci avvolgerà per quasi tutta l'escursione.

Frutti del sottobosco della Val Regone (1)

Per un primo tratto la traccia resta evidente, lambisce il lato sinistro del torrente e poi serpenteggia nel bosco misto, fino a raggiungere il "Ral del Merer II" (dieci minuti dalla partenza) il primo dei tanti che incontreremo lungo la salita. Il "Ral" è uno spiazzo realizzato ed utilizzato, anche nel recente passato, per la realizzazione del carbone vegetale, a suo tempo utilizzato come carburante per i forni fusori che operavano nel fondovalle della Valgoglio. I carbonai vi accumulavano il materiale vegetale che serviva a comportte il "poiat": un cumulo di terra e legno che veniva acceso in modo controllato fino a produrre il carbone vegetale. 

Si sale con decisa pendenza... (foto di Claudio Papetti).

Mentre la traccia viene progressivamente ricoperta da un folto tappeto di foglie secche, passiamo alti sopra una baita e continuiamo a salire con decisa pendenza.  La coperta gialla si fa sempre più compatta, il sentiero scompare definitivamente. Procediamo per tentativi e perdiamo un sacco di tempo. Non sono in grado di darvi indicazioni se non elencando i nominativi dei "ral" che si incontrano via via salendo (e riscontrati al contrario in fase di discesa, che abbiamo effettuato senza perderci). 

Appunti sulla toponomastica dei Ral (foto di Claudio Papetti).

Dopo aver lasciato sotto di noi il tetto della baita, il sentiero principale raggiunge il "Ral del Coren Negher" (che stimo a circa 45 minuti dalla partenza) e poi il "Ral del Pià Presì". Con la pendenza che si addolcisce si arriva al successivo "Ral de la Brusàda" e, cinque minuti dopo, al "Ralì de la Brusàda" (poco più di un'ora dalla partenza, quota 1300 m. circa). Infine, quando persino lo scricchiolìo delle foglie secche comincia ad infastidirci, incontriamo l'unica segnaletica che abbia un senso escursionistico. Al "Ralì del Cami" (venti minuti dal Ralì de la Brusada) il cartello con la sua definizione è sovrastato da una freccia in legno che indica la direzione per la Madonna del Corègn Presì.

L'unico bivio segnalato di tutta l'escursione. Si prosegue diritti.

Dalla relazione (recuperata in rete) di un'escursione effettuata nel 2025, sappiamo che il sentiero per raggiungere la statua della Madonnina piazzata sulla vetta del Coregn Presì è franoso, esposto ed impervio. Invece, per raggiungere la Baita, bisogna evitarlo e seguire la traccia che sale di fronte a noi. Così facciamo, risalendo un tratto gradinato che si infila in un canalino erboso un po' in pendenza. Aiutati da un paio di catene ben fissate arriviamo ad un piccolo stagno e, dopo pochi passi, ci troviamo di fronte alla piccola e suggestiva "Baita del Coregn Presì" (1490 m circa-proprietà privata, abbiatene cura). Dalla partenza si stimano due ore circa, dal precedente bivio mezz'ora.

Arrivo alla Baita del Coregn Presì (foto di Claudio Papetti).

Per raggiungere la Croce di Bani dovremmo proseguire sulla traccia che sale a sinistra sopra la Baita. Ma abbiamo perso troppo tempo nelle involontarie divagazioni effettuate strusciando gli scarponi nel pacciame. Ci limitiamo a costeggiare il recinto della Baita per prendere una traccia a destra che porta sul crinale. 

Dal crinale, bella vista sulla Valgoglio, sul Redorta e sul Calvera.

Raggiungiamo una panchina con bella vista sulla Valgoglio e, scendendo di qualche metro, ci troviamo di fronte allo spettacolo del Coregn Presì ed alla sua Madonnina che ci volta le spalle, troppo impegnata a proteggere Novazza ed i suoi abitanti. Incontriamo il proprietario della Baita e, dopo quattro chiacchiere ed un buon caffè, affrontiamo la discesa confidando di non sbagliare più percorso.

Zoom sulla cima del Coregn Presì, messa in sicurezza nel 2018 con l'applicazione di barre d'acciaio 
per evitarne il distacco ed il rotolamento sulla strada delle miniere e su Novazza (foto di Claudio Papetti) 

Ripercorrendo la litania dei "Ral", al contrario di come viene descritta per la salita, scendiamo al parcheggio impiegando poco più di un'ora. All'arrivo dedichiamo qualche minuto ad ammirare la località Palva, posizionata poco prima del parcheggio stesso (scendendo e arrivando allo stallo si volta a destra e si calpesta l'asfalto già percorso con l'auto). Uno spettacolo di armonia tra uomo e natura che ripaga delle molte amarezze che a volte si incontrano durante le nostre escursioni.

Lo stagno di località Polva.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 19-10-2026 - tempo velato, con sprazzi di sole e progressivo aumento della nuvolosità.

Punto di partenza: Per raggiungere Novazza si percorre la provinciale della Valle Seriana fino al bivio di Ponte Nossa dove, invece di girare a destra per i tornanti che portano a Clusone, si prosegue diritti sulla provinciale n. 49 seguendo le indicazioni per Valbondione. Superato l'abitato di Ardesio si prosegue per un paio di chilometri fino ad imboccare il bivio che a sinistra porta a Valgoglio. Al bivio successivo si tiene ancora la sinistra salendo con un paio di tornanti al paese di Novazza. Subito dopo il borgo la strada sale verso l'ex-miniera ed il suo parcheggio, che si raggiungono trascurando la deviazione che ci porterebbe a Bani. Da Bergamo sono circa 45 km, percorribili in un'ora circa.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 500 metri di sola salita. lunghezza non rilevata dall'app per mancanza di segnale.
Durata: Per compiere l'intera escursione servono poco più di tre ore, al netto delle soste.

Il piccolo stagno poco sotto la Baita del Coregn Presì.

Notizie storiche sulla zona: L'escursione risale la Val Regone, storicamente e geologicamente interessata da fenomeni di instabilità e da un'antica e imponente frana di scivolamento, il cui cono occupa il centro della vallata. A causa della natura franosa del terreno e dell'esposizione, in passato l'area era quasi del tutto priva di alberi e soggetta a frequenti valanghe, prima che la vegetazione crescesse progressivamente negli ultimi decenni stabilizzando parzialmente la zona. Il 1° novembre 1666 una frana di enormi dimensioni rovinò a valle, concludendo la propria corsa nell'alveo del torrente Goglio. I detriti ne ostruirono il corso che, andando a tracimare, creò un'onda di piena travolgendo la contrada di Goglio. Alla fine si contarono 64 morti, tutta la contrada venne distrutta: 50 case con tutti i molini, gli opifici e le fucine che rappresentavano il fulcro dell'attività produttiva del territorio di Gromo. La catastrofe naturale segnò l'inizio del declino della fiorente industria delle armi bianche che aveva etichettato Gromo, nel mondo allora conosciuto, come una "piccola Toledo".

Pizzo Redorta e Monte Calvera dalla strada che sale all'ex-miniera.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizione di un'altra escursione che, partendo dallo stesso parcheggio, si
inoltra nella Val Sanguigno raggiungendo il Rifugio Gianpace. Il link è il seguente:
Cartografia: La zona interessata dall'itinerario può essere visualizzata nella carta escursionistica "07-Clusone-Pizzo della Presolana", realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000.

Frutti del sottobosco della Val Regone (2)





domenica 27 settembre 2026

Un impegnativo itinerario da Plassa alla Baita Camplano, camminando al cospetto del Pizzo Arera.

 🥾 Dislivello: circa 580 metri      ⌚ Durata: oltre 4 ore e mezza       📏Lunghezza: quasi 9 km

Zoom sulla conca di Baita Camplano, dal sentiero CAI n. 244.

Attenzione: Questo itinerario presenta un lungo tratto che il CAI classifica come EE (riservato ad escursionisti esperti). Serve quindi passo sicuro, capacità di orientamento, abilità nel superare tratti attrezzati, assenza di vertigini.

Di fronte a Cima Valmora, al termine del tratto attrezzato.

L'escursione parte dal parcheggio a pagamento situato in località Plassa  a circa 1600 metri di quota. L stallo si raggiunge dal paese di Zambla, frazione di Oltre il Colle (nelle note trovate tutti i dettagli per arrivarci e come pagare il relativo ticket). All'inizio del parcheggio, sulla sinistra, si trovano le prime indicazioni per imboccare il sentiero CAI n. 221, che si dirige verso il rifugio Capanna 2000. 

Il monte Alben dal parcheggio di partenza dell'itinerario.

La traccia  non segue la carrareccia, ma sale dritta nel pascolo, con un sentiero che, nel primo tratto, si perde un po' tra le peste degli animali. Il panorama che ci circonda è imponente: dal parcheggio si gode una vista incredibile sull'Alben, salendo veniamo accompagnati dalle larghe pareti del Monte Menna (che si dipana alla destra) e dal cocuzzolo calcareo del Pizzo Arera (di fronte).

Monte Menna, dal sentiero CAI n. 221.

La pendenza si fa da subito molto decisa. Poco sopra la traccia risulta più marcata ed alcuni pannelli illustrativi sulla flora e la fauna della zona aiutano a mantenere la giusta direzione. Si prosegue a salire con decisione per quasi un'ora, fino a quando il sentiero ci deposita sulla carrareccia che abbiamo incrociato al parcheggio. 

La pendenza sul sentiero CAI n. 211 è molto decisa (foto di Claudio Papetti).

Qui saliamo volgendo a sinistra, calpestando il cemento e poi lo sterrato fino ad una palina segnaletica che ci fa voltare a destra per raggiungere il vicino rifugio (1965 m-un'ora e dieci dalla partenza) dalla terrazza del quale il panorama si allarga fino alla pianura, con l'orizzonte delimitato dal lungo crinale che unisce i ripetitori di Valcava ai denti aguzzi del Resegone.

La traccia che sale dal rifugio Capanna 2000 e porta al bivio con il CAI 244EE.

Proprio dietro al Rifugio Capanna 2000 troviamo un tracciolino che risale a sinistra verso l'Arera e, in pochi minuti, raggiunge una palina segnaletica verticale. Il nostro itinerario ci fa voltare a destra per imboccare il sentiero CAI n. 244 che percorre il periplo del Pizzo Arera in senso antiorario. La traccia giusta procede pianeggiando (non prendete quella che sale!) e, fatti pochi passi, un paletto in legno colorato di biancorosso ed una freccia metallica con l'indicazione 244 EE ci confermano la direzione corretta. Inizia qui un lungo traverso, aereo e panoramicissimo, che risulterà il tratto più impegnativo del percorso proposto.

La visuale si allarga sul Grem e su Cima Foppazzi.

Nel frattempo, alla nostra destra, la visuale si è allargata ai cimoni erbosi del Grem e di Cima Foppazzi, delimitati dall'ampia conca di Camplano, nostra prossima meta. Consigliamo di ammirare il panorama fermandosi. Il sentiero, tutto in falsopiano, è sempre un po' esposto e mentre si procede conviene guardare dove si mettono i piedi. 

Nel tratto un po' esposto. Sullo sfondo la Conca di Camplano (foto di Claudio Papetti).

Dopo circa un'ora, di fronte ai nostri occhi, appare Cima Valmora e, quasi contestualmente, si affronta il primo tratto attrezzato con funi, da affrontare con cautela, soprattutto in caso di roccia bagnata. Dopo altri venti minuti bisogna affrontare un passaggio su roccette un po' impegnativo, scendendo un piccolo  canalino. 

Nel mezzo del tratto più impegnativo.

Poco oltre, in rapida successione, incontriamo altri tre tratti attrezzati, in uno dei quali troviamo una catena rotta. Serve più di un'ora e mezza da Capanna 2000 per superare il tratto più impegnativo dell'itinerario.  

Passaggio attrezzato con funi metalliche (foto di Claudio Papetti).

Poco prima della Forcella di Valmora incontriamo infatti una piccola croce in ferro posta sopra una roccetta, oltre la quale il sentiero attraversa un tratto erboso che calpestiamo, in campo aperto, per cinque minuti,prima di raggiungere un'altra palina segnaletica, dove imbocchiamo, prendendo a destra, il sentiero CAI n. 237/B in direzione della Baita di Camplano.

Segnaletica CAI. Il sentiero n. 237/B scende a destra.

L'evidente traccia scende a raggiungere le pendici occidentali della Cima degli Agnelli (in dialetto: Sòc di Agnèi) percorrendo le orme dello storico "Sentiero dei Castroni" (vedi nota specifica in calce al post). L'ambiente è maestoso e ricco di fauna selvatica. Poco oltre si raggiunge un bivio non segnalato. Noi prendiamo a sinistra, ma ovviamente sbagliamo. Meglio così, perchè dove finisce il sentiero (nel nulla) ci guardiamo in giro e scopriamo di essere osservati da un gruppo di sette camosci che si allontanano a distanza di sicurezza e restando (volutamente?) controsole.

Camoscio in fuga sulle pendici del Sòc di Agnèi.

Tornati al bivio prendiamo la traccia che scende dolcemente nel vallone, accompagnati da bolli gialli che ci portano a guadare un ruscelletto e poi a pianeggiare verso l'ampia conca di Camplano, a suo tempo palcoscenico di numerosi aviolanci durante la seconda guerra mondiale (vedi nota specifica in calce al post). 

La Cima degli Agnelli.

Dopo mezz'ora circa di cammino sul sentiero CAI n. 237/B arriviamo finalmente di fronte alla Baita di Camplano (1831 m) ed al suo amplissimo pianoro che troviamo sfruttato da una numerosa mandria di mucche, che pascolano placidamente in compagnia di alcuni cavalli ed asini. 

Pascolo nella conca di Camplano (foto di Claudio Papetti).

Dopo una breve pausa, si riprende il cammino, percorrendo stavolta il sentiero CAI n. 237, in direzione di Capanna 2000 (che non raggiungeremo). Il nuovo tracciato ci fa scendere ad un altro bivio, dove continuiamo sul medesimo sentiero, risalendo fino a Baita Zuccone (1799 m-poco più di mezz'ora da Baita Camplano). 

L'ampia alpe della Baita Zuccone.

Qui trascuriamo la deviazione che sale (a destra) a Capanna 2000 e proseguiamo in piano e poi in leggerissima salita fino a quota 1820 m. circa, dove si incrocia la carrareccia cementata che scende in direzione del parcheggio di partenza. Il ritorno da Baita Camplano ci ha impegnato per poco più di un'ora e un quarto.

Il monte Alben al nostro ritorno (foto di Claudio Papetti).

Note tecniche:

Data dell'escursione: 24-09-2026. Cielo sereno, ventoso in quota. Qualche velatura in tarda mattinata.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio a pagamento posto a 1600 m di quota in località Plassa, nei pressi del Rifugio SABA, ai piedi del Pizzo Arera.  Dal centro di Bergamo dista circa 50 km, percorribili in un'ora e mezza d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana per circa 28 chilometri. Superato il ponte del Costone e prima di raggiungere Ponte Nossa, si gira a sinistra in direzione di Gorno, Colle di Zambla. Si sale lungo la Val del Riso per circa 13 km, fino a superare il Colle di Zambla e scendere a Zambla Alta. Al termine di questa frazione, un cartello stradale a fondo giallo con la scritta "
ARERA" costringe ad una sorta di inversione ad U per imboccare via Morali che  dapprima scende, per poi risalire superando un zona residenziale ed un campeggio, oltre il quale si sale a tornanti fino all'ampio parcheggio di quota 1600 (7,5 km dall'imbocco di via Morali).

Il Pizzo Arera dalla pozza di abbeverata di Baita Camplano.

Il parcheggio è a pagamento: Per accedere al parcheggio è necessario munirsi di un ticket che viene elargito da due parcometri posizionati negli immediati pressi del campeggio. a circa 4 km dall'imbocco di via Morali. Il costo del ticket è di 4 €. Munitevi di moneta contata!
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 580 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di quasi nove chilometri.
Durata: L'itinerario qui descritto impegna per oltre quattro ore e mezza, escluse le soste. 

In fila indiana: Cimetto, Cima Foppazzi, Grem e Alben.

Il Sentiero dei Castroni: Da secoli, con partenza da Parre, numerosi pastori bergamaschi effettuavano la transumanza per condurre le proprie greggi nei verdi pascoli svizzeri dei Grigioni. Nel primo tratto, dopo essersi radunati in Val Nossana,  transitavano lungo le pendici del Sòc di Agnèi per raggiungere il lago del Branchino, per poi raggiungere la Val Brembana ed il Passo di San Marco.
Gli aviolanci nella conca della Baita di Camplano: Durante la seconda guerra mondiale, la conca di Baita Camplano fu una base strategica fondamentale per gli aviolanci alleati destinati ai partigiani. Le forze angloamericane individuarono questi ampi pascoli come un'area di atterraggio ideale e sicura per rifornire le numerose brigate partigiane attive sulle montagne bergamasche. I rifornimenti venivano paracadutati all'interno di casse contenenti materiale cruciale per la Resistenza, a partire dalle armi automatiche (mitragliatrici, fucili, pistole e relative munizioni) e gli esplosivi (mine e bombe a mano per le azioni di sabotaggio). Ma non mancavano i lanci dei beni di prima necessità, in particolare generi alimentari, il vestiario pesante per l'inverno e viveri di riserva.

Velature sulla conca di Camplano (foto di Claudio Papetti).

Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposte altre due escursioni che partono nei dintorni del Colle di Zambla. I link di collegamento sono i seguenti:
Cartografia: In rete è tuttora disponibile una mappa in scala 1:15.000 dal titolo "Alpe Arera e Sentiero dei Fiori "Claudio Brissoni". La cartina, realizzata nel 2013 da Ingenia Editore, è molto dettagliata. Sulla mappa è facilmente individuabile gran parte dell'anello descritto in questo post. Il costo è di 10 euro.

Lungo il periplo dell'Arera (foto di Claudio Papetti).



venerdì 11 settembre 2026

Un magico anello scalvino con partenza da Azzone per raggiungere i Fienili di Some, in splendida posizione tra Presolana e Pizzo Camino.

 🥾 Dislivello: circa 530 metri          ⌚ Durata: 3 ore e mezza          📏Lunghezza: oltre 8 km

Visolo, Presolana, Ferrante e le piste di Colere dai pascoli di Azzone (foto di Claudio Papetti).

L'itinerario parte dal piccolo stallo sterrato posto al termine di via Chiesa, a lato del minuscolo Centro Sportivo di Azzone (975 m circa-nelle note tecniche trovate i dettagli per arrivarci). Si imbocca la strada asfaltata che sale a destra, tenendo di fronte a noi lo spettacolo del primo sole che illumina la Presolana. In meno di 10 minuti arriviamo sotto un ponte, dove incrociamo un segnale CAI che indica la direzione per la prima meta dalla giornata: la Chiesetta degli Alpini.

Si sale sulla strada asfaltata in direzione di un ponte...
di fronte a noi lo spettacolo del primo sole sulla Presolana.

Si gira a sinistra ed affrontiamo un tornante che ci fa salire e calpestare il piano viabile del ponte. In meno di cinque minuti raggiungiamo un bivio, dove abbandoniamo il sentiero CAI 425 per prendere, tenendo la sinistra, la variante numerata con il 425B. Si cammina su una strada cementata che si inoltra in un fitto bosco ed inizia subito ad inerpircarsi con decisione. 

Campanula selvatica.

A venti minuti dalla partenza il cemento finisce di fronte ad un altro bivio. Prendiamo la traccia di sinistra (segni biancorossi ben evidenti) ed arranchiamo nel fitto della vegetazione di un bosco misto, composto da abeti rossi, faggi, noci ed altre latifoglie, il cui sottobosco è ricco di funghi di ogni specie. Alla nostra vista è concessa la numerosa presenza di mazze di tamburo e di altri miceti "minori", rovinati dalla siccità e dal maltempo o, più probabilmente, dall'errata convinzione che "qualunque fungo che non sia un porcino deve essere distrutto".

Mazza di Tamburo.

La ripida salita prosegue senza darci tregua. Fotografare i primi colchici autunnali e le ultime campanule selvatiche rappresenta una buona scusa per fermarsi a riprendere fiato. Alla chiesetta (1256 m) si arriva in un'ora dalla partenza e vale la pena effettuare una breve sosta, anche perchè il posto è alquanto suggestivo.  

La chiesetta degli alpini e il roccolo delle streghe.

Siamo su uno stretto pianoro, che fa da spartiacque fra la costa sovrastante Azzone e la Valle delle Serve. Poco discosto dalla chiesetta si trova il Roccolo delle Streghe. Dopo la sosta, riprendiamo il cammino: dal sentiero appena percorso si volta a destra, imboccando il sentiero CAI 429, in direzione della località Colle. 

Baita (detta ol Teiò di Ginetì) in località Zuffo.

Pianeggiando, la traccia segue il sedime di una strada forestale a fondo naturale, che lambisce alcune cascine ben ristrutturate site in località Zuffo. Alcune di esse sono state ricostruite dopo essere state bruciate e rase al suolo durante la II^ guerra mondiale, per rappresaglia da parte delle milizie nazifasciste. Ad una ventina di minuti dalla Chiesetta degli Alpini si riprende a salire, calpestando alcuni tratti cementati che ci portano alla località Colle (1414 m-poco più di un'ora e mezza dalla partenza) ed all'omonima Cascina. 

Arrivo ai Fienili di Some (foto di Claudio Papetti).

Sul posto troviamo l'ennesimo bivio segnalato da una palina verticale del CAI. Stavolta voltiamo a destra, in direzione di Some. Ci arriviamo in mezz'ora, superando un modesto dislivello, trovandoci immersi in un ambiente fantastico, dove la presenza antropica è assorbita dall'armonia di prati e pascoli verdissimi, e il panorama che lo circonda concretizza la definizione più classica del significato di "paesaggio alpino". 

Particolare del "paesaggio alpino" a Some.

I "Fienili di Some" si trovano ad un'altitudine media di circa 1430 m. Da secoli ammirano l'alba affacciarsi tra le rocce calcaree del Massiccio della Presolana e salutano il tramonto mentre cala dietro le aspre guglie del Pizzo Camino. 

Da Some istantanea in controluce del Pizzo Camino (foto di Claudio Papetti). 

E' il posto ideale per una sosta. Per questa escursione rappresenta, se non il punto più alto, sicuramente quello più panoramico di tutto il percorso. Gli appassionati di architettura rurale potranno inoltre sbizzarirsi osservando i particolari, anche artistici, di queste splendide cascine.

Baita Bòis a Some.

Per chiudere l'anello, dopo aver percorso la sterrata che attraversa Le Some, si volta a destra sulla forestale su cui insiste il sentiero CAI n. 425A. Scendiamo in un abetaia dove convivono esemplari di abete rosso e abete bianco e, man mano si perde quota, camminiamo avvolti nel silenzio sempre più compatto. 

Scendendo la Val Giogna (foto di Claudio Papetti).

La discesa è proporzionalmente ripida quanto il tratto iniziale di salita, e si fa un po' monotona, soprattutto a causa del tratto cementato. Improvvisamente, arrivati ad un tornante, la fragorosa melodia del torrente della Val Giogna rompe la barriera del silenzio e ci accompagna fino ad un'area pic-nic della Riserva Regionale del bosco di Giovetto (1020 m circa-un'ora circa dai Fienili di Some) dove abbiamo la possibilità di ammirare da vicino le cascatelle del torrente e di apprezzare l'ennesima visuale diversa sulla Presolana.

Le cascatelle del torrente della Val Giogna.

Qui incontriamo anche l'ultimo bivio dell'escursione. Voltiamo a destra e siamo subito nei pressi dell'antica segheria Furfì, ora riqualificata con funzione di museo. La nostra traccia la lambisce e prosegue in leggerissima discesa, riportandoci al nostro parcheggio di partenza in una mezz'oretta di cammino dall'area pic-nic della Riserva del bosco di Giovetto.

La segheria Furfì. Sullo sfondo la Presolana (foto di Claudio Papetti).

Info tecniche:

Data dell'escursione: 08-09-2026 - Parzialmente nuvoloso, con molta foschia in quota, in lento diradamento a metà giornata.
Partenza: Azzone, il più piccolo dei quattro Comuni della Val di Scalve, che dista circa 60 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e venti minuti d'auto. Si percorre la statale della Val Seriana, imboccando a Ponte Nossa il ramo della valle che transita da Clusone ed arriva fino al Passo della Presolana. Superato il valico, si scende in Val di Scalve, fino alla frazione Dezzo, dove si volta a destra, superando il torrente omonimo e seguendo le indicazioni stradali per Azzone. Le prime case del paese si raggiungono con l'aiuto di tre tornanti e percorrendo poco più di due chilometri. Si attraversa tutto l'abitato (attenzione: strade strettissime a doppio senso di marcia!) fino a raggiungere via Chiesa, che si percorre fino alla fine. Superato il cimitero si prosegue fino al Campo Sportivo, sul fondo del quale si trova uno spiazzo sterrato che può contenere 5/6 auto.

Località Some.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 530 metri di dislivello per un totale di oltre 8 chilometri.
Durata: Per percorrere l'intera escursione ad anello servono circa tre ore e mezza, al netto delle soste.  
Note su Azzone: Raggiungere e atttraversare l'abitato di Azzone è come affrontare un viaggio nel passato: le strade a misura di carretto, i vicoli strettissimi e le abitazioni addossate l'una all'altra, forse per tenersi al caldo nei rigidi mesi invernali. E l'antico lavatoio, tuttora funzionante. Il pastore, che conduce il piccolo gregge delle sue dieci pecore ad attraversare il centro per poi scendere nel microscopico pascolo sul limitare del borgo. Il piccolo e colorato Municipio di fronte al quale è parcheggiato soltanto un trattore. E due negozi, dove si vende tutto quanto il necessario, e solo quello. Si può mangiare qualcosa? Certo! Quel che c'è: un tagliere di affettati, salumi e formaggi, una birretta e quattro chiacchiere...

Il lavatoio nel centro del borgo di Azzone (foto di Claudio Papetti).
 
Colchico autunnale: In questa stagione, nei boschi e al limitare dei pascoli, è molto facile incontrare questo fiore che viene spesso confuso con il famoso zafferano, al punto che viene definito anche come "falso zafferano". Il colchico autunnale è velenoso, è mortale per l'uomo, anche se ingerito a basse dosi. A volte la sola manipolazione del fiore può causare danni alla pelle. Fate attenzione!
Colchico autunnale (vedi nota specifica sulla sua tossicità).

Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare le relazioni di alcune escursioni effettuate con partenza dai piccoli borghi della Valle di Scalve. Ne segnalo due che partono da Nona, ripromettendomi di frequentare più spesso questa zona, meritevole di ben più attenzione.
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario in questione è ben evidenziata nella carta escursionistica della Val di Scalve, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000, in vendita presso la sede sociale del CAI e nelle cartolibrerie dell'Alta Val Seriana e Val di Scalve al prezzo di 14 € (10 € per i soci).

Il Municipio di Azzone.