giovedì 26 febbraio 2026

Un mini-trek ad anello: da Clusone al Colle Crosio, ubriacandosi con splendidi panorami e del profumo di ellebori, eriche, primule e pini silvestre.

 🥾 Dislivello: circa 100 metri       ⌚ Durata: un'ora e mezza          📏Lunghezza: quasi 3 km

La chiesetta di Colle Crosio dal piazzale del Sole.

Una brevissima ma non banale escursione ad anello, adatta a chi ha poco tempo o necessita di togliersi la ruggine dell'inverno. La salita è breve, ma con discreta pendenza e va affrontata con calma. Anche il primo tratto della discesa è ripido, ma le viste sull'altipiano e sulle montagne circostanti vi ripagheranno ampiamente.

Colle Crosio, monti Vaccaro e Secco dalla piana di Clusone.

Suggerisco di partire dall'ampio parcheggio sito al Piazzale del Sole di Clusone (620 m circa-trovate le informazioni per raggiungerlo nelle note in fondo al post) per poi entrare nel centro abitato percorrendo via San Marco e via Marconi. Arrivati in Piazza Uccelli si volta a destra per raggiungere la piccola Piazza del Paradiso, con l'omonima chiesa, di cui si racconta nella specifica nota in fondo al post.

Chiesa del Paradiso (tratta dal web).

Si scende quindi lungo via Mazzini per prendere poi a sinistra via San Carlo Borromeo, che sbuca nella trafficata via Gusmini. Poco più avanti, dall'altro lato della strada, si vede e si raggiungono gli ingressi del supermercato Conad. Poco oltre, all'uscita dei parcheggi interrati, si intravvede la targa viaria indicante via Crosio (dieci minuti dalla partenza). Accanto ad essa sale il sentiero gradinato che raggiunge la chiesetta del Colle Crosio, dedicata alla Santissima Trinità.

L'inizio del sentiero gradinato che porta alla chiesetta.

Il sentiero è evidente e faticoso, con alcuni gradini insolitamente alti. Si cammina nella fitta vegetazione, composta in prevalenza da pini silvestre e latifoglie. In questo periodo sta terminando la fioritura degli ellebori e cominciano a moltiplicarsi le primule. Lungo il percorso si incontrano cinque tribuline, una sorta di breve riassunto delle tradizionali via crucis. Recentemente, sulla stessa traccia è stato realizzato un percorso letterario dedicato a Dante Alighieri, composto da una serie di totem riportanti le parole della seconda cantica del Purgatorio della Divina Commedia.

Una delle cinque tribuline.

Più o meno a meta salita si incontra un bivio, dove si tiene a destra, continuando a salire con buona pendenza. In breve si raggiunge la chiesetta (704 m-mezz'ora circa dalla partenza). La vista è veramente spettacolare: Clusone è ai nostri piedi, delimitato dalla lunga dorsale di Cima Blum e Cima Parè, dietro la quale spunta timidamente il calcare della Presolana; a sinistra spunta invece l'aguzza punta del Pizzo del Diavolo. 

Controsole sulla Piana di Clusone e sul monte Guglielmo.

Girando attorno all'edificio sacro si ammira il vasto altipiano, delimitato dal panettone innevato del Pora, dalla sagoma controluce del monte Guglielmo e dal versante nord del vicino Pizzo Formico. Questo luogo riveste una particolare importanza storica per Clusone. Ve la racconto nella nota specifica in fondo al post.

Clusone dal portico della chiesetta di Colle Crosio.

Dopo aver girato intorno alla chiesetta, per la discesa prendiamo un sentiero che si trova sul lato opposto da dove siamo arrivati. Due gradini in pietra scendono a calpestarlo nei pressi di un bell'esemplare di betulla. Dopo un breve tratto in piano, si sale alla vera vetta del Colle (712 m-cinque minuti dalla chiesetta) molto boscosa e per nulla panoramica.

L'inizio del sentiero di discesa.

Poco più avanti si scende ad una piccola radura che circonda un malandato roccolo, oltre la quale il sentiero, assai più "laico" e naturale della traccia di salita, inizia a scendere con decisione, tenendo la sinistra ed offrendo una finestra panoramica sul monte Vaccaro e sulle altre cime dell'Asta del Serio.

Le cime dell'Asta del Serio. A destra il Pizzo del Diavolo.

Ci manca soltanto una visuale sull'altipiano di Parre e sul monte Alben, che ci viene generosamente offerta poco prima di un bivio (650 m circa-venti minuti dalla chiesetta) dove prendiamo decisamente a destra per tornare, prima pianeggiando e poi in leggera discesa, a rivedere la civiltà degli ipermercati.

Parre e il monte Alben.

Dal Conad si rientra al parcheggio di partenza ripercorrendo a ritroso vie e piazze calpestate all'andata. Mi permetto di segnalare la fastidiosa presenza di rifiuti nel tratto iniziale e in quello finale del percorso che sale (e scende) dal Colle Crosio. Evidentemente la base del percorso viene frequentata da persone che, oltre ad essere incivili perchè lasciano rifiuti in un'area dove altri vengono a godere della natura, sono anche molto pigri, poichè queste sozze tracce scompaiono non appena si sale di quota.

A metà salita...

Note tecniche:

Data dell'escursione: 24-02-2026 - tempo sereno, buona visibilità.
Punto di partenza dell'escursione: L'ampio parcheggio del Piazzale del Sole a Clusone. La sosta è gratuita e non richiede il disco orario. Da evitare  il lunedì, giorno di mercato. Il punto di partenza dell'escursione dista circa 35 km dal centro di Bergamo, percorribili in 50 minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si svolta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Risaliti i tornanti, si supera la rotonda che porterebbe a Piario e, alla successiva, si volta a sinistra entrando nell'abitato di Clusone. In successione, si percorrono via Europa e via Gusmini fino alla rotonda alla cui destra si trova il supermercato Conad. Qui si gira a sinistra (direzione Valbondione e Villa d'Ogna) e si risale per circa 600 metri lungo via delle Concerie e Via San Marco, dove trovate il Piazzale del Sole alla vostra destra.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 100 metri di dislivello per una lunghezza stimata di quasi tre chilometri. 
Durata: La durata complessiva dell'escursione qui descritta, al netto delle soste, è di un'ora e mezza.

Ellebori anziani sul versante nord di Colle Crosio.

Note storiche sulla chiesetta del Colle Crosio: la chiesetta venne realizzata sul finire del sedicesimo secolo. All'epoca era un piccolo oratorio, dedicato alla Santissima Trinità. Poco più di trent'anni dopo, nel pieno della tragica peste manzoniana, venne sconsacrata ed utilizzata per confinare i soldati infetti di origine clusonese che la Repubblica di Venezia aveva assoldato per difendere la città di Bergamo dalle truppe tedesche. Pare che, qualche tempo dopo, un falso allarme lanciato da Clusone in merito ad un presunto assalto degli alemanni, avesse richiamato in paese alcuni di questi soldati. Questo bastò per diffondere l'epidemia di peste bubbonica ed ampliare il contagio che provocò almeno 1.200 morti.

Arrivo alla chiesetta del Colle di Crosio.

Note storiche sulla chiesa del Paradiso: La chiesa della Beata Vergine del Paradiso sorse in seguito all'adattamento di un monastero di origine quattrocentesca. Secondo una consolidata tradizione, venne realizzata con le pietre derivanti dalla demolizione dei forti guelfi e ghibellini della zona, distrutti in seguito alle lotte intestine che si erano ripetute nei secoli precedenti. Dai ruderi lasciati dalla guerra venne costruito un tempio di pace...

Erica carnicina nel bosco del Colle Crosio.

Altre escursioni in zona: La piana di Clusone offre una serie di passeggiate, effettuabili in ogni stagione dell'anno, tutte con dislivello minimo e vedute grandiose. In questo blog ne trovate parecchie, al punto che sono state riassunte in un post riepilogativo, il cui link è: https://dislivellozero.blogspot.com/2024/12/le-mille-e-una-escursione-nellaltipiano.html.
Cartografia: La recente carta escursionistica "Clusone-Pizzo della Presolana", realizzata in  scala 1:25.000 dalla sezione del CAI DI Bergamo offre una buona veduta d'insieme della zona, ma il dettaglio di questa mini-escursione è meglio descritto negli opuscoli e sulle mappe disponibili presso gli uffici turistici di Pro Clusone. Per i relativi recapiti potete consultare il sito:  https://turismoproclusone.it.

Monti Scanapà, Lantana e Pora da Colle Crosio.










giovedì 19 febbraio 2026

Da Ripa Bassa alla Baita di Ceto, attraverso le meraviglie dei boschi di Gromo e Foppi di Gandellino.

 🥾 Dislivello: circa 400 metri       ⌚ Durata: tre ore e un quarto          📏Lunghezza: 8 km

Poco sopra Maschere. Sullo sfondo il Redorta velato.

L'itinerario parte dalla chiesetta di Ripa Bassa (855 m-nelle note trovate le informazioni per arrivarci). Dopo aver parcheggiato, si sale camminando sulla strada che porta a Ripa Alta e, al primo tornante che si incontra, si abbandona l'asfalto, imboccando una larga traccia - indicata da una grossa freccia rossa - che si inoltra nel bosco (880 m - 5 minuti dalla partenza).

Il punto di partenza dell'escursione, con il monte Secco sullo sfondo.

La vegetazione è fitta e variegata, con la inusuale presenza di numerosi castagni. Dopo pochi minuti si incontrano due bivi in rapida successione. In entrambi  i casi si tiene la sinistra. Poco dopo si individua una cascina diroccata, dove la traccia sembra svanire. In realtà il sentiero volta bruscamente dietro i ruderi e prende a salire in modo deciso nel bosco. 

una cascina diroccata, dove ... il sentiero volta bruscamente dietro i ruderi
 e prende a salire in modo deciso nel bosco.

Si procede con fatica, in parte per la pendenza, ma anche a causa della vaghezza del percorso, che si nasconde sotto cumuli di foglie morte. Finalmente, si sbuca su una larga mulattiera erbosa (915 m circa - quasi mezz'ora dalla partenza). Si tiene la destra e, fatti pochi passi e guardando in basso, ci si rende conto che, salendo sui ripidi prati della cascina diroccata si poteva arrivare direttamente dove ci si trova ora.

Il monte Secco visto poco sotto la chiesetta della Santissima Trinità.

Dopo pochi minuti, a sinistra della mulattiera, una serie di gradini sale verso il campanile della cinquecentesca chiesetta della Santissima Trinità. Si percorrono rapidamente, allietati anche dallo spettacolo dell'imponente parete nord del monte Secco. In breve, raggiungiamo l'edificio religioso (1044 m- tre quarti d'ora dalla partenza).

La chiesetta della Santissima Trinità.

Salendo dietro la chiesetta si raggiunge l'asfalto della strada che attraversa la località di Ripa Alta, per giungere fino alla contrada Maschere. La si percorre volgendo a destra, notando anche un segnavia dell'ormai trascurato Sentiero dei Sapori. Senza raggiungere la piccola contrada, si percorrono 200 metri e si volta a sinistra su un evidente sentiero dotato della segnavia biancorossa del CAI. 

Maschere e il monte Redondo, che incombe sul paesino di Boario.

La traccia sale con dolce pendenza, restando alta su Maschere ed offrendo un panorama molto vasto sul lato opposto dell'Alto Serio. La mulattiera che stiamo percorrendo, incastonata fra alti muretti a secco, è molto suggestiva e porta alla cima di un dosso dove il panorama spazza a 360° (1110 m.-poco più di un'ora dalla partenza). 

La mulattiera attraversa i pascoli di Ripa Alta. Sullo sfondo il monte Secco.

Dopo la breve sosta i bolli biancorossi ci portano ad attraversare una folta abetaia, incontrando per la prima volta una palina verticale con l'indicazione della Baita Ceto. Poco oltre si arriva ad un bivio e si prende a destra, seguendo le indicazioni per l'Azienda Agricola La Predosa (1200 m circa-un'ora e mezza dalla partenza). Ci si inoltra in una superba faggeta e, cinque minuti dopo, gli edifici rurali dell'azienda compaiono in basso a destra, sopra un balcone panoramico, ad ammirare i Tezzi di Gandellino e la Val Sedornia.

Azienda Agricola La Predosa e la Val Sedornia.

L'alternanza delle tipologie di bosco continua. Poco oltre si torna a camminare fra gli abeti rossi, mentre il sentiero si trasforma in carrareccia, tornando esile (ma ben segnata) traccia, mentre si attraversano un paio di vallecole. Dopo questi vivaci saliscendi, si torna a camminare su falsopiano, che ci conduce ad un segnalatissimo trivio di sentieri. A sinistra si salirebbe alla zona del Cardeto, a destra si scenderebbe a Gromo San Marino. Noi tiriamo diritto e, in cinque minuti, individuiamo Baita Ceto (1242 m-due ore dalla partenza) che pare cercare protezione alle imponenti moli dei monti Calvera e Vigna Soliva, che troneggiano l'altro lato della valle.

Baita Ceto con i monti Calvera e Vigna Soliva.

Abbandonata l'idea di effettuare un anello (ne parlo nelle note in fondo al post) il ritorno avviene, in circa un'ora e un quarto, solcando lo stesso percorso dell'andata. Superata la chiesetta della Santissima Trinità, si scende alla mulattiera erbosa che pianeggia a picco sui ripidi prati, in fondo ai quali si individua la cascina diroccata da cui sale il problematico sentiero che si perde nel bosco. Io sono sceso dai prati, divisi in due zone da un gradino, composto da un muro a secco su cui sono cresciuti arbusti spinosi. Passando sul lato che resta sulla vostra sinistra, si può aggirare agevolmente questo ostacolo e raggiungere facilmente i ruderi di riferimento.

Dietro i fitti boschi della Costa Magrera spunta il Vigna Vaga.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 17-02-2026 - cielo velato, con nubi più consistenti a nord.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio pubblico con una ventina di posti, sito a lato della chiesa di Ripa Bassa, frazione di Gromo, che dista 45 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora circa. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Superato l'abitato di  Ardesio, si procede sempre sulla provinciale per tre chilometri, superando la caratteristica rupe a cui si aggrappa il borgo storico di Gromo. Tenuta la sinistra (a destra si sale agli Spiazzi di Boario) si supera un semaforo e, pochi metri oltre, sulla sinistra, si sale con quattro tornanti alla Ripa Bassa ed alla sua chiesa parrocchiale.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: Circa 400 metri di sola salita per un totale di otto chilometri, fra andata e ritorno. 
Durata: L'escursione impegna complessivamente per circa tre ore e un quarto. 

Maschere dal sentiero alto.

Un anello che unisca Ripa Bassa e Baita Ceto ai Foppi di Gandellino: Avevo programmato questa escursione con l'intenzione di, una volta raggiunta Baita Ceto, scendere dal sentiero CAI n. 261, raggiungere la strada comunale che porta ai Foppi di Gandellino ed alla chiesetta dedicata alla Madonna della Neve. Su alcune carte, non recentissime, era segnata una traccia che, partendo dai pressi della chiesetta. ritornava, con andamento quasi pianeggiante, a Ripa Bassa  In alcuni casi veniva indicato come facente parte del Sentiero Alto Serio e dell'itinerario agrituristico dedicato a Flavio Tasca. Ho rinunciato in seguito alla chiacchierata con un locale, incontrato sopra Maschere, che mi ha detto che quel tratto era da tempo del tutto trascurato e completamente inagibile. Se qualcuno ne sa qualcosa di più, può contattarmi attraverso il blog. Grazie.

Zoom sul paesino di Boario.

Altre escursioni in zona: In questo blog ho descritto un'itinerario primaverile che tocca Baita Ceto e Ripa Alta  partendo dai Foppi di Gandellino. Qui trovate descrizione e foto: https://dislivellozero.blogspot.com/2023/04/unescursione-ad-anello-che-dai-foppi-di.html.
Partendo da Gromo, è molto interessante un'escursione ad anello che sale a Valgoglio, attraverso i boschi raggiunge Ripa Alta e scende poi a Ripa Bassa, per tornare infine al borgo medioevale. Il dettaglio qui: 
Cartografia: La zona interessata dall'itinerario è individuabile nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000. La mappa è in vendita presso le cartolibrerie specializzate e le sezioni del CAI, al costo di 14 € (10 € per i soci).

Baita Ceto.



giovedì 5 febbraio 2026

Da Ludrigno a Cacciamali, lungo le antiche mulattiere di collegamento tra fondovalle, contrade e pascoli.

🥾 Dislivello: quasi 500 metri          ⌚ Durata: tre ore circa           📏Lunghezza: 6,5 km

Pizzi Redorta e Coca dai pascoli alti di Cacciamali.

L'escursione parte da Ludrigno (550 m. circa) frazione di Ardesio (nelle note in fondo al post trovate i dettagli per arrivarci). Dai parcheggi siti in via Agher si entra nel piccolo borgo, calpestando un bell'acciotolato. Al primo bivio si sale a sinistra e, nei pressi di una cascina, si prende a destra, seguendo le indicazioni del Sentiero dei Sapori, dell'Alto Serio e dell'Alta Via delle Grazie, tracciati di lunga percorrenza che solcano l'Alta Valle Seriana. Il primo, realizzato nel 2016, ed il secondo, risalente agli anni '80, sono entrambi trascurati e lasciati all'incuria del tempo. 

Ludrigno, poco dopo la partenza.

Accompagnati da bolli blu e viola percorriamo un tratto fra muretti a secco. Ne incontreremo altri lungo il percorso, segno che stiamo percorrendo un tracciato che rappresenta un patrimonio importante, perchè ricorda e valorizza l'antica viabilità che, nel passato nemmeno troppo remoto, era l'unico collegamento tra i diversi aggregati rurali e le aree a pascolo. Si raggiunge un'altra palina segnaletica verticale (600 m. circa-un quarto d'ora dalla partenza) che ci fa voltare a destra scendendo nel greto del torrente Vendulo. Siamo alla base dell'omonima valle, tristemente nota per le periodiche valanghe che hanno martoriato Ludrigno nei secoli passati (vedi dettaglio nelle note in fondo al post). 

La Val Vendulo.

Risalendo dal greto del torrente, a metà salita si tiene ancora la destra, e si continua in falsopiano. I segnavia blu e viola ci portano verso la contrada di Staletti, raggiunta in poco meno di mezz'ora dal parcheggio di partenza. Si risale fra le case e le cascine, panoramicamente affacciate sulla sottostante Ardesio, fino ad incrociare la strada comunale che sale fino alla frazione di Cerete. 

Ardesio, visto da Staletti.

Si risale brevemente sull'asfalto e, al primo tornante, si imbocca una strada cementata. Subito dopo, si sale a destra, calpestando i ciotoli di una bella mulattiera. Pochi passi e si supera una cascina a cui fa da sentinella il pinnacolo di roccia che delimita e contraddistingue la valle del Vendulo. Continuando nella salita, si arriva negli immediati pressi dei fabbricati di Pizzoli (740 m circa-45 minuti dalla partenza).

...una cascina a cui fa da sentinella il pinnacolo della Val Vendulo.

La traccia resta alta sulla contrada, che teniamo alla nostra destra, inoltrandoci in un boschetto di latifoglie. In una decina di minuti la mulattiera ci deposita nuovamente sull'asfalto, nel piccolo parcheggio posto appena sopra le abitazioni di Cerete (793 m.) ed all'inizio della carrozzabile che sale a Cacciamali, riservata ai fuoristrada dei residenti o proprietari di baite o cascine del paesino. Non saliamo sullo sterrato ma dal sentiero CAI 264 (che in questo tratto è condiviso anche dalla traccia locale "sentiero dei cacciatori").

Zoom sul Timogno, ripreso dal tratto che unisce Pizzoli a Cerete.

Questo sentiero si imbocca dal lato opposto del parcheggio cui siamo pervenuti. Poco sopra si rientra nella carrozzabile per giungere ad un bivio, dove teniamo la sinistra, seguendo i bolli biancorossi del CAI 264 ed abbandonando il "sentiero dei cacciatori" al proprio destino. Alternando tratti sterrati al cemento di quelli più ripidi, si sale con buona pendenza e, nei tratti dove il bosco è più rado, si gode una bella vista sull'imponente mole del Pizzo Redorta.

Famigliola di ellebori nel bosco di Cacciamali.

Il profilo delle case di Cacciamali si intravede dopo un quarto d'ora,  procede nel bosco colorito da fioriture di ellebori. Con un po' di fatica si continua a salire. Si arriva ad un bivio dove si tiene alla destra e, finalmente, si raggiunge l'ingresso di Cacciamali (1030 m-un'ora e tre quarti dalla partenza). La visita al borgo è doverosa ed appagante. Chi volesse approfondimenti ed informazioni storiche su Cacciamali può consultare il seguente post, pubblicato lo scorso settembre 2024 in questo blog: https://dislivellozero.blogspot.com/2024/09/il-borgo-ed-i-pascoli-di-cacciamali-un.html

Ingresso a Cacciamali. Sulla destra il monte Redondo.

Se invece vi interessa prolungare l'itinerario ci sono due possibilità: la prima è quella di realizzare un piccolo anello che parte dal retro della chiesetta di Cacciamali. Superando due tornanti della sterrata si sale ad una cascina, oltre la quale si individua l'esile traccia di un sentierino che resta alto sul borgo, attraversando i pascoli alti. Costeggiando le pendici del Monte Secco si piega a sinistra restando in quota ed arrivando ad un boschetto, dietro il quale si individuano, poco più in basso, i ruderi di Stalla Martina (1057 m). 

La chiesetta di Cacciamali.

Dalle rovine, si torna indietro su una traccia che resta più bassa rispetto alla precedente, raggiungendo un dosso su cui campeggiano alcune imponenti latifoglie, poste a sentinella sull'abetaia che ricopre il versante sud della Valcanale. Dal dosso un visibile sentiero rientra pianeggiando a Cacciamali. L'anellino impegna per una quarantina di minuti e NON E' PERCORRIBILE IN CASO DI NEVE AL SUOLO, in quanto la traccia non è più visibile.

Cacciamali dalla traccia che ne attraversa i pascoli alti.

L'altra soluzione è più semplice e meno impegnativa. Si entra nel borgo di Cacciamali e, seguendo le indicazioni per il nevaio della Val del Las, si aggira a sinistra l'ultimo gruppo di case. Nei pascoli, restando vis-à-vis con il Pizzo Redorta, la traccia conduce in piano al dosso prima indicato, circondati da panorami via via più grandiosi. Tra andata e ritorno, vanno via una ventina di minuti.

Abitazione rurale di Cacciamali.

Per il ritorno a Ludrigno, si affronta il percorso affrontato in salita. Un po' di attenzione quando si dovrà attraversare il greto del torrente Vendulo: tenete la destra e salite sul gradino roccioso. Quindi scendete a sinistra e risalite, seguendo fedelmente i bolli blu e viola. La discesa da Cacciamali impegna per circa un'ora.

Primule nel bosco di latifoglie sopra Staletti.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 02-02-2026 - da poco a molto nuvoloso. 
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggi in via Agher a Ludrigno, frazione di Ardesio. Il punto di partenza dell'escursione dista circa 37 km dal centro di Bergamo, percorribili in 45 minuti circa. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Si procede diritti, superando il bivio per Villa d'Ogna ed il successivo abitato di Valzella-More. Al termine di quest'ultimo, si volta a sinistra (indicazioni per Ludrigno) imboccando direttamente via Agher. Si supera un tornante e, raggiunte le prime case ed un piccolo parco giochi., si trovano diversi stalli dove parcheggiare l'automobile.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario (limitatamente al tratto Ludrigno-Cacciamali e ritorno): circa 500 metri di dislivello per una lunghezza totale di sei chilometri e mezzo. Durata: La durata dell'escursione è di tre ore, al netto delle soste.

Portone d'ingresso di un'abitazione di Ludrigno.

Le valanghe del Vendùl: Da tempo immemore, in caso di forti innevamenti, dal versante est del monte Secco precipitano valanghe che si incanalano nell'imbuto della Val Vendulo, in fondo al quale si trovano i pascoli e le case di Ludrigno. Nella zona di espansione della valanga, tecnicamente classificata come valanga a lastroni di fondo, è stata realizzata una diga di contenimento con funzioni di paravalanghe. Le cronache dei secoli scorsi sono ricche di dettagli sulle valanghe più devastanti, tutte avvenute in primavera: il 30 marzo 1626 una valanga notturna sommerse le case della contrada seppellendo una trentina di abitanti che, miracolosamente, furono estratte vive vari giorni dopo. Altre valanghe caddero nell'aprile 1746, nel febbraio 1810, a marzo 1838, nel l840, 1880, 1901. Nel 1916 la più tragica, che registrò 8 morti. Nel marzo 1984 la valanga raggiunse il fiume Serio, trascinandovi un'automobile. Le più recenti sono avvenute a febbraio e marzo 2014.

Ex-voto a ricordo della valanga del 1626,
conservato nel Santuario delle Grazie ad Ardesio.

Altre escursioni che transitano da Cacciamali: In questo blog trovate altre due escursioni che interessano Cacciamali. La prima compie un anello che parte da Cerete, sale a Cacciamali, scende nelle abetaie della bassa Valcanale per rientrare a Cerete, passando sopra Ardesio. La seconda invece, va a scoprire quello che era il sito del nevaio alpino meno elevato d'Italia, raggiungendo la Val del Las. Questi sono i link di collegamento:
https://dislivellozero.blogspot.com/2022/12/unanello-per-conoscere-il-suggestivo.html;
https://dislivellozero.blogspot.com/2023/08/cera-una-volta-un-nevaio-da-cerete.html.
Cartografia: L'escursione, ed anche le labili tracce delle due varianti, sono evidenziate nella recente carta escursionistica "Clusone-Pizzo della Presolana", realizzata dal CAI di Bergamo in scala 1:25.000

Cavalli al pascoli in località Staletti.









giovedì 15 gennaio 2026

Da Cerete Alto alla fonte della Cremonella ed ai prati di Camasone. L'anello si completa percorrendo lo splendido "Senter del Treèrs".

 🥾 Dislivello: quasi 500 metri          ⌚ Durata: tre ore e mezzo           📏Lunghezza: 9 km

Località Camasone. Sullo sfondo la Presolana.

La partenza di questo anello avviene dal grande parcheggio posto sul retro della chiesa parrocchiale di Cerete Alto (612 m-nelle note in fondo al post trovate le relative indicazioni stradali). Dal lato opposto alla chiesa si imbocca via Covale, che passa dietro al cimitero. Subito si incontra la segnaletica indicante la direzione per raggiungere la Madonna della Cremonella. Si procede brevemente su asfalto, intervallato con tratti di sterrato. Al primo bivio si procede diritto. Alle ultime case la traccia principale tiene la sinistra, salendo con dolce pendenza.

Primo incontro con gli ellebori.

Dopo una decina di minuti si incontra un bivio segnalato. Noi procediamo diritto. Nel bosco di latifoglie spuntano i primi ellebori, le cui fioriture ci rallegreranno per tutto il percorso. Alla segnaletica in legno si aggiungono alcuni segni blu. Oggi non ci perdiamo. Si supera un bivio che a destra indica per Pala Basso, ma noi procediamo diritto. A mezz'ora dalla partenza si incontra la rustica santella della Santissima Trinità, le vicine indicazioni ci dicono di procedere sempre diritto.

Santella della Santissima Trinità.

La salita aumenta di pendenza. I tratti più ripidi sono cementati. Tra le latifoglie sbucano esemplari di pino silvestre. Più avanti incrociamo una cascina e, all'inizio di un ripido strappo, troviamo, alla nostra sinistra, un pinnacolo di roccia sormontato da una rustica croce. A destra una staccionata in legno ci protegge dal dirupo che incide la Val Covale. Alle nostre spalle il panorama si apre sul lato opposto della Val Borlezza.

...un pinnacolo di roccia sormontato da una rustica croce.

Costeggiamo un'altra cascina ed arriviamo ad un bivio dove la nostra sterrata tiene la destra (quasi un'ora dalla partenza- circa 800 m di quota). Procediamo per un'altra ventina di minuti. Alle nostre spalle sbucano le nere guglie dell'Alben. La sterrata si trova di fronte all'ennesimo bivio. Anche questa volta si procede diritto, senza seguire il largo tracciato che, superato il torrente ghiacciato della Valle Covale porta verso la cima del Monte Cuca. 

Le nere guglie dell'Alben (foto scattata sopra Covale).

Si riprende a salire lungo un tracciato più stretto che viaggia a lato e, a volte, dentro il greto di un esile rio. Il bosco di latifoglie tende a diradarsi, annunciando una vicina radura (995 m-un'ora e mezzo dalla partenza). Non la raggiungiamo, perchè una freccia di legno, infiocchettata da un pezzo di nastro biancorosso, ci fa voltare bruscamente a destra, a seguire un'esile traccia tra le foglie morte che sale tra gli alberi spogli, verso la grotta della Madonna della Cremonella. 

La grotta della Madonna della Caronella.

Procediamo salendo a zig-zag, aiutati dai nastri biancorossi, del tipo di quelli solitamente usati per delimitare i cantieri edili. E, quando il bosco tende nuovamente ad infittirsi, grazie anche alla presenza di abeti rossi, si arriva di fronte alla grotta (1038 m circa-un'ora e tre quarti dalla partenza). Nel passato questa grotta era utilizzata per il deposito di legna o come riparo di pastori e mandriani. Nel 2002 è stata ripulita e adattata alla devozione popolare, diventando nota come la grotta della "Madonna di Caronella".

Fonte Caronella.

Procedendo lungo il sentiero, si salgono rustici gradini in legno fino ad incrociare il sentiero CAI n. 533A. Voltando a sinistra ci si trova subito di fronte alla fonte Cremonella, sorgente di acqua pura e freschissima che sembra non si esaurisca nemmeno nelle estati più torride. Dopo essersi dissetati, si continua sul 533A, costeggiando la radura di Covale. Al bivio successivo si tiene la destra e si cammina in falsopiano, attraversando una splendida faggeta e godendo di suggestive finestre panoramiche su Alben e Pizzo Formico, sull'alpeggio di Malga Lusù e del Monte Fogarolo.

La radura di Covale.

In meno di un quarto d'ora si giunge sul sentiero CAI n. 556 la cui traccia coincide in gran parte con la strada forestale che unisce Songavazzo con i Colli di San Fermo, sopra Bossico. Ne calpestiamo un breve tratto scendendo in direzione di Songavazzo e, arrivati nei pressi della località Camasone, individuiamo una freccia in legno che ci indica l'inizio del "Senter del Treèrs" (1080 m-due ore e un quarto dalla partenza).

Arrivo a Camasone.

Seguendo i bolli arancioni dipinti sulle cortecce degli alberi, si entra nel bosco e si costeggia il limitare dell'ampia radura di Camasone. Il panorama è vastissimo: a nord spunta la catena innevata delle Orobie; ed est il Monte Varro e la Presolana. Nel punto più alto della radura si incontra un bivio segnalato. Trascurando la conquista del vicino Corno Ceresa, si tiene la sinistra, continuando lungo il "Senter del Traeèrs" che inizia a regalare bellissime emozioni. Si attraversa il bel bosco calpestando un tappeto di soffici foglie. Al suo diradarsi compare lo skyline delle cime che contornano i laghi d'Endine e Iseo. 

L'altra sponda della Val Borlezza, con il monte Fogarolo ed il Pizzo Formico.

Poi si affaccia verso la dorsale della Val Borlezza, esaltandone la delicata bellezza. Il tutto in leggera discesa, senza fatica apparente. I segni arancione vengono sostituiti da quelli blu, ma la direzione è evidente. Dopo una quarantina di minuti da Camasone si incontra un trivio segnalato (980 m di quota). Per Cerete si scende a sinistra, nel fitto bosco. Pochi minuti e una segnaletica ci suggerisce di raggiungere il vicinissimo punto panoramico del Coren Minciù (930 m). In 5 minuti si è in vetta, ad ammirare l'estensione del Comune di Cerete ed il pigro defluire del torrente Borlezza. 

Cerete Basso dal Coren Minciù.

Rientrati sul percorso principale, si scende con decisione, calpestando numerose serpentine, che fanno velocemente perdere quota fino ad arrivare sulla sterrata nei pressi dell'ingresso all'impianto di depurazione gestito dalla società Uniacque. Voltando a destra, la sterrata ci porta in breve su via Ronco ed al successivo parcheggio dove si è lasciata l'auto. Da Camasone, la discesa ci ha impegnato per un'ora e un quarto circa.

Il rientro a Cerete Alto, con i Monti Arera, Vaccaro e Secco a fargli da sentinella.

Altre note:

Data dell'escursione: 12-01-2026 - Nuvoloso, in progressivo diradamento. Sereno in tarda mattinata.
Punto di partenza dell'escursione: Grande parcheggio a servizio della chiesa parrocchiale di Cerete Alto, che dista circa 42 km dal centro di Bergamo, percorribili in una cinquantina di minuti d'auto. 
 Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Dopo Clusone si supera anche la rotonda all'altezza di Rovetta e si procede in direzione di Castione della Presolana.  Un chilometro oltre si volta a destra in direzione di Onore e Songavazzo. Dopo cinquecento metri si arriva a un bivio e si volta a destra per Songavazzo. Si procede sulla provinciale 56bis per un paio di chilometri, superando il centro di Songavazzo e quello di Novezio (attenzione: strada stretta). Giunti nell'abitato di Cerete Alto si tiene la sinistra imboccando via Fantoni e, in breve, si individua la chiesa parrocchiale, dietro la quale si trova un ampio parcheggio gratuito senza limiti di orario. 

Famiglia di Ellebori.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: quasi 500 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di nove chilometri. 
Durata: Per percorrere l'anello qui descrito si impiegano tre ore e mezza, escluse le soste.
Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposti due itinerari che partono dal confinante Comune di Songavazzo ed esplorano il largo tratto boschivo strettamente collegato a quello attraversato dalla presente escursione. I link sono i seguenti.

Zoom su un alpeggio del monte Fogarolo.

Cartografia: L'anello qui descritto è ben evidenziato sulla recente cartina escursionistica all'1:25.000, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo, relativa al territorio di Clusone-Pizzo della Presolana. Questa mappa è in vendita alla Sezione CAI di Bergamo e nelle cartolibrerie della zona. Il costo è di 10 €.
Segnalo inoltre una pagina del sito del Comune di Cerete, dove è possibile scaricare una mappa dei sentieri che attraversano il  territorio comunale con una breve descrizione dei principali percorsi. Se anche gli altri itinerari sono segnalati con la scrupolosità che ho potuto evidenziare in questa escursione ad anello, mi sento di consigliarli caldamente. Il link è: https://www.comune.cerete.bg.it/Guidaalpaese?IDPagina=40834&IDCat=6442.

Punto di partenza (o arrivo) del Senter del Traeèrs.