domenica 30 agosto 2026

Un panoramicissimo anello camminando tra le pieghe della storia di Lizzola.

🥾 Dislivello: circa 650 metri          Durata: 4 ore e mezza            📏 Lunghezza: oltre 9 km

Baita del Crostaro. A sinistra il Pizzo Coca, a destra i monti Pomnolo e Cimone.

Nel tratto iniziale l'escursione percorre le bellissime Piane di Lizzola, fino ad incrociare il sentiero delle Orobie Orientali che sale, con un lungo traverso immerso in visuali a 360°, al Passo della Manina. La discesa avviene lungo la Valle dell'Asta, su sentieri poco battuti e naturalisticamente molto interessanti.

Redorta, Coca, Toazzo, Pomnolo e Cimone ripresi
dal Passo della Manina (foto di Claudio Papetti)

L'escursione parte da uno dei molti parcheggi a ridosso del quartiere Valletera di Lizzola (1282 m) frazione di Valbondione (nelle note in fondo al post trovate i dettagli per arrivarci e le informazioni sulle modalità di parcheggio). A lato dei condomini una palina segnaletica del CAI, indicante la direzione del sentiero n. 322, invita a imboccare una stradina asfaltata che sale verso l'ingresso delle Piane di Lizzola. Dopo un breve ma deciso strappo finisce l'asfalto e si procede in piano, lungo un evidente sterrato. 

Primi passi nelle Piane di Lizzola.

Su questo tracciato, nel corso dei secoli, hanno camminato i mandriani che portavano le loro mucche al pascolo; i minatori che raggiungevano gli ingressi dei giacimenti scavati nel ventre del monte Sasna (mentre sull'altro versante si saliva alle miniere dei monti Pomnolo e Toazzo). I contadini salivano a falciare il "fe magher" ed i boscaioli procuravano legna da ardere per le diverse contrade di Lizzola.

I pascoli delle Piane sono molto frequentati.

Si attraversa la piana tenendo il torrente Bondione alla propria sinistra, fino ad arrivare ad un bivio dove la sterrata scende sul greto dello stesso, volgendo decisamente a sinistra (1365m circa-venti minuti dalla partenza). Noi invece procediamo diritto, salendo dolcemente su una traccia inizialmente poco evidente. Poco oltre i segni biancorossi del sentiero CAI n. 322 ci fanno solcare un sentiero che attraversa un piano che dovrebbe essere quello di Campolì dove, nel passato, fioriva la coltivazione del lino.

Le Piane e Lizzola viste dal sentiero 304 (foto di Claudio Papetti).

Una leggenda locale narra che, in seguito alla pestilenza del 1630, i superstiti di Lizzola si trasferirono qui formando un piccolo aggregato con tanto di chiesa e cimitero, predisponendo i primi campi coltivati e costruendo le prime stalle per le proprie bestie. Ma durò poco. Durante un terribile inverno, un'enorme valanga precipitò dalle pendici del Monte Crostaro, seppellendo il paese ed i suoi abitanti. Dopo questo disastro il paese venne spostato oltre il fiume, in località Passevra.

Sulla placca scivolosa del sentiero n. 322.

Il CAI 322 procede spedito in direzione nord, salendo con gradualità per una ventina di minuti, fino ad  un tratto dove si attraversa una scivolosa placca rocciosa aiutandosi con staffe e catene. Oltre questo punto la Valle del Bondione si restringe, regalando immagini suggestive sul torrente, circondati da vegetazione quasi palustre. Consiglio di guardare spesso i dirupi che scendono verso la sponda opposta del torrente, spesso visitati dai camosci. Dopo poco più di un'ora dalla partenza si raggiunge il bivio (1600 m circa) dove abbandoniamo il CAI 322 (che si dirige verso il Pizzo dei Tre Confini) per voltare a destra, a percorrere il Sentiero delle Orobie Orientali, segnalato con il n. 304. 

Primi passi sul sentiero n. 304. Sullo sfondo il Pizzo delle Corna (foto di Claudio Papetti).

Con destinazione Passo della Manina, guadagniamo lentamente quota grazie ad un lunghissimo traverso sulle pendici erbose del Monte Crostaro. Il panorama si allarga man mano si procede: di fronte a noi si gode della vista sul Pizzo della Corna e sullo Sponda Vaga; a sinistra dominano i monti Toazzo e Pomnolo, sopra le creste dei quali fanno capolino i tremila delle Orobie. Dopo aver macinato mezz'ora di leggerissima salita si guada un rivolo e ci si dirige, ancora in falsopiano, verso la Baita del Crostaro (1701 m-due ore e venti dalla partenza) dove ci aspetta un folto gregge di pecore governato da due arcigni pastori maremmani.

I custodi del gregge alla Baita del Crostaro.

Seguendo le loro indicazioni (si fanno capire bene!!!) costeggiamo alla larga del gregge e proseguiamo, stavolta con maggior pendenza, in direzione dei ruderi della Baita di Fles Alto, dove incrociamo altre pecore, ed affrontiamo l'ultimo strappo a guadagnare il valico della Manina (1799 m-quasi tre ore dalla partenza), situato praticamente di fronte alla parete nord della Presolana. Poco sopra raggiungiamo la chiesetta omonima, dove sostiamo per un doveroso ristoro, confortati anche da una visuale a 360° sulle cime tra le più spettacolari delle Orobie.

Con un piede in Val di Scalve. Da destra: Barbarossa, Pizzo di Petto, Presolana.

Dalla chiesetta si scende in direzione di un evidente ed ultrasegnalato bivio, dove si volta a destra percorrendo il sentiero CAI n. 401. Camminiamo sostanzialmente in piano, lambendo le pendici del monte Pizzul fino ai bordi di una radura (venti minuti dalla Manina) dominata dagli imponenti contrafforti del monte Barbarossa. Qui ci aspetta un trivio, segnalato su un masso posato a terra. Noi scendiamo a destra (direzione Lizzola) affrontando quindi la discesa nella selvaggia e poco battuta Valle dell'Asta. 

I contrafforti del Barbarossa dal sentiero n. 401. La deviazione per la 
Valle dell'Asta si trova dove si sono fermati gli escursionisti.

In un quarto d'ora raggiungiamo la Baita Asta Alta (1732 m) e proseguiamo lungo il sentierino che diparte dalla porta d'ingresso della baita stessa. Attraversando una fitta distesa di ortiche e rabarbaro alpino ed un successivo tratto reso più arido dal calpestìo delle bestie, scendiamo verso un abbeveratoio recentemente restaurato, oltre il quale si ritrova una traccia più definita che scende con decisione fra una ricca e variegata vegetazione montana, molto più ricca di fioriture rispetto a quelle (non) incontrate nei precedenti tratti. 

Baita Asta Alta (foto di Claudio Papetti).

In circa mezz'ora scendiamo a guadare un torrente che delimita la radura della Baita Asta Bassa (1427 m) oltre la quale il sentiero scende velocemente verso l'aggregato di Lizzola ed il parcheggio dove si è lasciata l'auto. La discesa ci ha impegnato per un'ora e mezza circa.

La Manina dal sentiero di discesa. Dietro al Cimone spuntano il Pizzo dei Tre Confini e il Recastello.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 27-08-2026 - tempo inizialmente sereno, poi con velature man mano più estese.
Punto di partenza dell'escursione: Lizzola (frazione di Valbondione) che dista circa 58 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e dieci minuti d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. All'ingresso di quest'ultimo paese si tiene la destra, si supera il centro e si imbocca la S.P. 49 (via Onorevole Pacati) che, con sei tornanti e dopo circa cinque chilometri, raggiunge l'agggregato di Lizzola. Si prosegue su via Pacati superando il centro del borgo ed arrivando al quartiere Valletera. Qui trovate diversi stalli dove parcheggiare. Alcuni di essi sono gratuiti ma normati dal disco orario (max due ore). In molti altri si parcheggia esponendo il gratta e sosta di 5,00 €, acquistabile nei esercizi commerciali convenzionati, il cui elenco  è reperibile su questo sito: https://turismovalbondione.it/modalita-di-pagamento-del-parcheggio-a-valbondione. Nei pressi del quartiere Valletera è comunque possibile parcheggiare in alcuni stalli gratuiti senza limitazioni orarie.

Alla Baita Asta Bassa (1427 m).

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: L'itinerario qui descritto supera circa 650 metri di sola salita. Il percorso complessivo è lungo oltre nove chilometri. Durata: L'escursione si completa in 4 ore e mezza, al netto delle soste. 
Breve bibliografia su Lizzola: agli interessati di storia e geografia locale, suggerisco i seguenti testi, reperibili presso la biblioteca di Valbondione o tramite il sito internet della rete bibliotecaria bergamasca: https://www.rbbg.it.
- LIZZOLA, dalla Repubblica di Scalve ad oggi realizzato da Felice Bellini e Walter Pinessi, con il patrocinio del Comune di Valbondione e della contrada di Lizzola Alta. Pubblicato nel 1994.
- TIGNI' A MEMORGIA- Memorie di vita della gente di Lizzola, di Eugenio Piffari, realizzato da Myprint-Clusone nel 2009.
- VALBONDIONE, di Giovanni Simoncelli, a cura delle Parrocchie di Valbondione, Fiumenero, Lizzola – anno 1988.

Lizzola, Redorta (tra le nuvole) e Coca dalla Valle dell'Asta.
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è evidenziata nella carta escursionistica della Valle di Scalve, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000, in vendita al costo di 14,00 € (10,00 € per i soci).

La chiesetta della Manina.

domenica 16 agosto 2026

Da Bortolotti alla cima del Monte della Croce, sentinella della Valgoglio.

  🥾 Dislivello: 550 metri              ⌚ Durata: 3,5/4 ore             📏 Lunghezza: circa 8 km

Dolomiti della Valcanale, Pizzo Salina e Monte Pradella dai pascoli
della Baita di Monte Agnone basso (foto di Claudio Papetti).

Un'escursione a doppio anello nelle freschissime abetaie della Selva d'Agnone, salendo dal frequentato sentiero che porta ai cinque laghi e deviando nei solitari pascoli della Baita d'Agnone bassa, dove si incontra solo il vento. Nella parte centrale dell'itinerario è necessario procedere con buon senso d'orientamento.

La traccia che unisce i pascoli della Baita Monte Agnone basso
(al centro della foto) al Monte della Croce.

La partenza avviene dal parcheggio a pagamento che si trova 300 metri ad est del caratteristico borgo di Bortolotti (1146 m), in località Becc, nel territorio Comunale di Valgoglio (nelle note tecniche trovate le info per arrivarci e dove trovare i gratta e sosta). Vicino all'uscita del parcheggio si accede ad un sentiero segnalato dai bolli biancorossi del CAI che, entrando nel folto dell'abetaia, si congiunge ben presto con il sentiero CAI n. 228-268 con destinazione cinque laghi. 

Le ultime cascine di Bortolotti, prima di arrancare nell'abetaia. 

Si percorre un breve tratto asfaltato a servizio delle baite più alte di Bortolotti, prima di tornare nella frescura della fitta vegetazione, che ci proteggerà dal calore fino a quota 1500 m. Il bosco è bellissimo, anche se sono evidenti le ferite provocate da questa caldissima estate. Nessuna fioritura colora il sottobosco, nessun profumo fungino ad eccitare il fiuto dei fungaioli. La salita è ripida. A tratti costeggia la condotta forzata che porta l'acqua dei cinque laghi alla centrale di Aviasco. In altri punti la incrocia sottopassandola a destra, per poi ripassarla rientrando a sinistra. 

Si esce in campo aperto, dove ci aspetta un trivio. Saliamo
sulla sterrata di mezzo (tenendo l'altarino sulla sinistra)..

La faticosa rampa ci impegna per circa un'ora, portandoci ad un bivio segnalato posto a circa 1490 m di quota, dove si svolta a sinistra proseguendo sul CAI n. 228-268. Si procede su una stradetta forestale con pendenza più dolce mentre l'abetaia si dirada fino a farci uscire in campo aperto, dove ci aspetta un trivio (parzialmente) segnalato. (1510 m di quota - un'ora e un quarto dalla partenza).

Alle nostre spalle spuntano le dolomiti della Valcanale... (foto di Claudio Papetti).

A sinistra si procederebbe sul solito sentiero CAI ultra-segnalato, direzione cinque laghi. Le altre due sterrate sono invece prive di qualunque segnaletica. Noi saliamo su quella nel mezzo, procedendo circondati dal panoramicissimo circo di vette che comprende, alle nostre spalle, le dolomiti della Valcanale ed i Pizzi Salina e Pradella. Sul lato sinistro ci fanno compagnia i monti Cabianca, Madonnino e Segnale.

 Baita Monte Agnone Basso.

Con morbida pendenza la forestale procede tra prati e pascoli, fino a raggiungere quelli della Baita Monte Agnone Basso, che si intravvede alla nostra sinistra. Poco oltre, leggermente più in basso, si trova la stalla (1690 m. circa) adibita il ricovero degli animali, che raggiungiamo in meno di mezz'ora dall'ultimo trivio. Qui termina la parte facile del percorso ed inizia quella per cui è necessario un buon senso di orientamento.

Dalla stalla uno scatto al Monte Pradella (foto di Claudio Papetti).

A destra della stalla si intuisce una traccia che attraversa il pascolo, calpestato innumerevoli volte da greggi di pecore. Il sentierino prosegue senza apprezzabile dislivello, fiancheggiando il rudere di un casotto e pianeggiando in direzione di un dosso. La traccia si perde un po' nell'erba. Poco prima di raggiungere il dosso il sentiero piega leggeremente a destra, ridiventa evidente e supera un imponente esemplare di abete rosso.

Il sentiero...supera un imponente esemplare di abete rosso...

Oltre il dosso compare subito la cima del Monte della Croce, con il simbolo religioso delimitato da un recinto in legno. Superato un rado boschetto, senza traccia obbligata, la si raggiunge in venticinque minuti dalla stalla della Baita Monte Agnone Basso. (La croce è posizionata a 1666 m di quota. Dalla partenza si impiega circa due ore e un quarto).

Oltre il dosso compare la cima del Monte della Croce... (foto di Claudio Papetti).

Il panorama è a 360 gradi. La foschia di calore ci impedisce una visione netta a sud e ad est. Ciò nonostante è molto suggestiva la serenità dei prati che circondano Selvadagnone ed i profili arditi delle pareti nord dei monti Secco e Fop, che sbucano sopra la verdeggiante Cima di Bani.

Gli impianti idroelettrici a servizio delle dighe dei 5 laghi,
ripresi dalla cima del Monte della Croce.

Lo spettacolo a nord-ovest è molto più netto e dettagliato. Le cime del Pizzo Salina e dei monti Pradella e Succotto sono arricchite dai dettagli degli impianti idroelettrici a servizio delle dighe dei cinque laghi, con i tralicci dell'alta tensione e le case dei guardiani che spezzano l'uniformità della pietra. Poco oltre, il crestone che sale al monte Segnale delimita i confini delle erte pendici erbose dell'Alta Valgoglio.

Sui pascoli la traccia percorsa, sullo sfondo le pendici del Madonnino.

Dopo la sosta, si scende dalla parte opposta del recinto che delimita la croce di vetta. La traccia di un sentierino perde quota zigzagando fra radi arbusti di rododendri sfibrati dal caldo. Nel tratto al sole il solco del sentiero è evidenziato dall'erba più secca, fino ad arrivare ad un solitario larice che precede un boschetto di abeti rossi. Qui la traccia è più evidente, transita accanto ad alcuni enormi formicai abitati da milioni di formiche, scendendo senza particolari difficoltà ad un capanno di caccia splendidamente ristrutturato. Siamo al roccolo dei Fratelli Guana (1598 m-un quarto d'ora dalla cima del Monte della Croce).

Il roccolo dei fratelli Guana.

Dal roccolo, una carrareccia a fondo naturale, prima in piano e poi con alcuni saliscendi ci riporta al trivio di quota 1512 (poco più di mezz'ora dalla cima del Monte della Croce). Riscendiamo quindi sul sentiero 228-268 già percorso all'andata, fino a ritornare ad un bivio dove non scendiamo a sinistra, bensì proseguiamo diritti in piano seguendo la segnaletica in direzione "Cà di Racc", un agriturismo che si trova lungo la stradina che collega Selvadagnone con Bortolotti. 

Selvadagnone dal sentiero di discesa (foto di Claudio Papetti).

Si scende per un buon quarto d'ora, camminando sotto le freschissime fronde degli abeti rossi, fino ad un bivio dove prendiamo a destra, in direzione Valgoglio. Con maggiore pendenza, si scende decisi in direzione di Selvadagnone, che ci compare alla vista, con i suoi verdissimi prati e le cascine ben ristrutturate, poco prima di planare sulla stradina asfaltata che, in una decina di minuti, ci porta al parcheggio di partenza. La discesa ci ha impegnato per quasi un'ora e mezza.

Mucche al pascolo negli immediati pressi del parcheggio.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 13-08-2026 - sereno. Foschie di calore in quota.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio in località Becc, sopra Valgoglio che dista circa 47 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e dieci minuti d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Superato l'abitato di Ardesio si prosegue per un paio di chilometri fino ad imboccare il bivio che a sinistra porta a Valgoglio. Arrivati in paese si supera l'abitato e si procede diritti seguendo le indicazioni per la località Bortolotti. Arrivati di fronte al bar ristoro 5 laghi, si sale a destra per raggiungere, 300 metri oltre, il parcheggio a pagamento posto in località Becc.
Il parcheggio si paga: Il parcheggio in località Becc, di proprietà comunale, è a pagamento da metà aprile a metà ottobre.  Occorre premunirsi di ticket gratta e sosta presso il Bar Centrale di Valgoglio, posto nella piazzetta accanto al Municipio.   Il costo giornaliero è di 5 (cinque) euro.  In località Bortolotti si trova un'altro parcheggio a pagamento, ma è privato e non accetta il gratta e sosta emesso dal Comune.

Panorama dal roccolo dei Fratelli Guana.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 550 metri di sola salita per un totale di circa otto chilometri. 
Durata: Il doppio anello si completa in 3,5/4 ore di camminata, al netto delle soste. 
Luoghi di sosta e ristoro lungo il tracciato: Segnalo due esercizi commerciali siti negli immediati pressi del parcheggio in località Becc. Nel microborgo di Bortolotti è possibile mangiare al Ristoro 5 laghi. Info e contatti sul loro sito: https://www.ristoro5laghi.com. All'inizio di Selvadagnone si trova invece l'Agriturismo Cà di Racc, il cui sito è: https://agriturismocadiracc.it/.

Facciata del Bar Ristoro 5 laghi, a Bortolotti.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate anche la descrizione di altre tre escursione che partono dai parcheggi a pagamento di Valgoglio. I link sono i seguente:

Ora di pranzo a Selvadagnone (foto di Claudio Papetti).

Cartografia: L'escursione qui proposta è tracciata sulla carta escursionistica del Sentiero delle Orobie Orientali - scala 1:25.000, realizzata dal CAI di Bergamo e disponibile nelle librerie e cartolerie della Provincia, al prezzo di 14 euro (10 per i soci CAI). Il sentiero che sale ai laghi è ben evidenziato, così come le stradette forestali che raggiungono la Baita Monte Agnone Basso ed il roccolo Guana. Il tratto che unisce la stalla della Baita Monte Agnone Basso, tocca la cima del Monte della Croce e scende al Roccolo Guana è invece stampato con il flabile segno dei sentieri di interesse locale.

Controluce alla cima del Monte della Croce.





sabato 18 luglio 2026

Un anello dolomitico sotto le cime della Valcanale.

 🥾 Dislivello: 550 metri        ⌚ Durata: circa tre ore e mezza         📏 Lunghezza: oltre 8 km

Alla Baita di Vaghetto bassa.

La Valcanale è sottovalutata. Eppure, in certe giornate, offre viste e panorami semplicemente strepitosi. Questa escursione ne è un esempio: è quasi tutta ben segnalata, presenta un dislivello fattibile da tanti e, soprattutto nelle giornate feriali, un affollamento contenuto e limitato al primo tratto. Abbandonato il sentiero CAI 218, ci si ritrova a camminare soli, in religioso silenzio, rotto soltanto da qualche svogliato muggito...

Baita G.A.N.

Dopo aver raggiunto l'ultima area di sosta disponibile, posta a quota 1117 m. e distante circa 700 metri dal laghetto di Valcanale, si imbocca il sentiero CAI n. 220 con destinazione Rifugio Alpe Corte. Il primo tratto, su cementata, è ripido e va affrontato con adeguata lentezza. La traccia, che diventa sterrata nei tratti meno pendenti, prosegue nell'abetaia e raggiunge il Rifugio, posto a 1410 m., in circa 45 minuti.

Al Rifugio Alpe Corte.

Oltre l'edificio la traccia prosegue in piano. Dopo cinque minuti si incontra un bivio, dove si tiene la sinistra, abbandonando il sentiero CAI n. 220 (che porta ai Laghi Gemelli) e prendendo il CAI n. 218, con direzione Alpe Neel e Passo Branchino. Un ponticello in cemento ci consente di guadare il torrente Acqualina, facendoci salire un tratto un po' accidentato che ci deposita sull'alpeggio della Baita Corte bassa (1421 m). Di fronte a noi comincia a stagliarsi la roccia dolomitica della Corna Piana mentre, alle nostre spalle, si apre un'ampia veduta della Valle della Corte.

Baita Corte bassa. Sullo sfondo la Corna Piana.

Poco oltre, ad un quarto d'ora circa dal Rifugio, si incrocia un bivio dove teniamo la destra, imboccando in leggera salita il sentiero CAI n. 218/A, che abbandoneremo poco sopra per salire a destra verso la segnalata Baita Bassa Alpe Neel (1585 m-un'ora e trenta circa dalla partenza). Le vedute sono ora amplissime: il Corno Branchino compare in tutta la sua maestosità. Dietro la Corna Piana si affaccia la vetta dell'Arera.

Il passo (a sinistra) ed il Corno Branchino dall'Alpe Neel.

Saliamo tra i pascoli, ricalpestando il CAI n. 218. Dopo un quarto d'ora, una palina segnaletica verticale ci invita a svoltare sulla sinistra, in direzione della Baita gestita dal G.A.N (Gruppo Alpinista Nembrese). Pianeggiamo vis-à-vis con la Corna Piana, per poi scendere dolcemente in una radura tenuta a pascolo. 

Pianeggiamo vis-à-vis con la Corna Piana...

La traccia si perde nell'erba ed incontriamo l'unico tratto dove, causa assenza di segnaletica, è difficile orientarsi. Il sentiero che raggiunge la Baita G.A.N. porta il n. CAI 266 e lambisce la vegetazione che limita il lato della radura posto alla nostra destra scendendo. Seminascosto da quell'arbusteto si trova il letto, spesso in secca, del rio che scende dal Lago Branchino per sfociare, più a valle, nel torrente Acqualina. Subito dopo averlo guadato, sulla corteccia di un imponente abete rosso, si ritrova la segnaletica CAI, che ci riporta sulla retta traccia che diparte da un bellissimo pianoro posto sotto le pareti della Corna Piana.

...sulla corteccia di un imponente abete rosso,
si ritrova la segnaletica CAI (foto di Piergiorgio Lodetti)

Siamo ora sul sentiero CAI N. 266. Il solco è tornato evidente e, nel primo tratto, sale con decisione nel bosco misto con prevalenza di conifere. La rampa è breve e porta ad un saliscendi che ci deposita, dopo una ventina di minuti dall'ultima segnaletica, alla radura della Baita G.A.N. (1565 m.- due ore e un quarto circa dalla partenza). L'ambiente, ma anche l'architettura dell'edificio, è molto suggestivo. Circondata da scenari  impagabili, invita ad una sosta rigenerante sull'unico grande tavolo in legno, da cui si ammira uno spettacolo di cime, boschi e radure da qualunque parte ci si giri.

Baita G.A.N. con Pizzo Arera e Corna Piana.

Per completare l'anello si prosegue sul CAI n. 266 che, da qui all'arrivo, solca fedelmente il sedime di un ampia sterrata. Prima in leggera discesa e poi con una breve salita la traccia porta, in una decina di minuti, al colletto con i ruderi dei vecchi impianti di risalita. 

Il panorama dal colletto lascia senza fiato.

La palina segnaletica del CAI ci fa scendere a destra, in direzione della Baita di Piazza bassa. La sterrata scende accanto ad ampi pascoli e offrendo nuove e diverse prospettive: l'Arera supera le timidezze iniziali e si espone al nostro sguardo; poco oltre spunta Cima Valmora ed il ruvido scivolo che arranca verso il Passo del Re. Più lontano, i monti Fop e Secco chiudono il sipario.

Asinelli al pascolo di Baita Piazza Bassa. Sullo sfondo, da sinistra a destra; 
Cima del Fop, l'incavo del Passo del Re e Cima Valmora.

Superata Baita di Piazza Bassa si procede dolcemente in direzione della successiva Baita di Vaghetto Bassa (1424 m - mezz'ora circa da Baita G.A.N.), dove si tiene la sinistra, restando sempre sul CAI n. 266. La strada sterrata è qui oggetto di lavori in corso, che comunque non creano problemi alla discesa, facendoci arrivare ai resti dell'ex Albergo Sempreneve (1209 m-un'ora da Baita G.A.N.) oggetto di un progetto pubblico di ristrutturazione presentato un anno fa e che dovrebbe concretizzarsi entro il 2029 (altre info nelle note in fondo al post).

I ruderi dell'ex-albergo Sempreneve. La strada asfaltata
si imbocca dalla sinistra dell'edificio.

Dal vetusto edificio la traccia inizia a calpestare l'asfalto ed a scendere in direzione del nostro parcheggio. Regalandoci un paio di intriganti vedute sul laghetto, sulla bassa Valcanale e sullo spigolo nord della Presolana, in un quarto d'ora dall'ex Albergo, raggiungiamo infine gli immediati pressi del punto di partenza dell'itinerario.

Laghetto e bassa Valcanale dalla strada di discesa.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 16-07-2026 - tempo bello.
Punto di partenza: Per raggiungere la frazione di Valcanale si percorre la S.S. 671 della Valle Seriana fino al bivio di Ponte Nossa dove, invece di girare a destra per i tornanti che portano a Clusone, si prosegue dritti sulla provinciale n. 49 in direzione di Valbondione. Appena superato l'abitato di Ardesio, in località Ponte Seghe, si devia a sinistra seguendo le indicazioni per la Valcanale.  La strada guadagna subito quota con alcuni tornanti, per poi proseguire diritta nella vallata fino al suo termine.  Al laghetto inizia il tratto che prevede il pagamento del parcheggio. Da questo punto si procede diritto per circa 700 metri. Si parcheggia quando la strada volta decisamente a sinistra (spazio per una dozzina di auto). Di fronte si trova l'imbocco della forestale che sale all'Alpe Corte. Da Bergamo sono circa 47 km percorribili in un'ora circa. 

La Valle della Corte dall'alpeggio di Corte Bassa.

A Valcanale il parcheggio si paga: Da agosto 2018 il Comune di Ardesio ha disposto l'obbligo del parcheggio a pagamento nelle aree di sosta predisposte dal laghetto di Valcanale sino all'inizio della strada forestale che porta al Rifugio Alpe Corte.  Il prezzo giornaliero del biglietto "gratta e sosta" è stato man mano adeguato a 5 (cinque) euro. Riduzioni sono previste per soste plurigiornaliere. In sito sono presenti due parcometri. In alternativa i biglietti si possono acquistare nelle rivendite commerciali indicate al seguente link: https://www.viviardesio.it/parcheggi.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 550 metri di dislivello per un totale, fra andata e ritorno, di oltre otto chilometri. 
Durata: Per percorrere l'intera escursione servono circa tre ore e mezza. al netto delle soste. 

La baita di Neel bassa.

Il nuovo progetto per gli ex-impianti di sci: Gli impianti sciistici e l'ex Albergo Sempreneve sono chiusi da circa trent'anni. Nel corso del tempo sono stati oggetto di degrado e vandalizzazioni. Il nuovo progetto prevede che l'ex struttura alberghiera diventi un centro di educazione ambientale,  con l'ambizione di divenire un Polo della biodiversità delle Orobie bergamasche. Il progetto è finanziato con due milioni e 350mila euro di fondi pubblici regionali, che saranno gestiti dalla Comunità Montana della Valle Seriana. L'ex-albergo saà abbattuto e al suo posto è previsto un fabbricato più piccolo che ospiterà un museo sulla flora e la fauna del Parco, spazi ricreativi e di accoglienza, sala conferenze ed un centro di ristoro. La gestione della struttura sarà effettuata in collaborazione con Università, centri di ricerca ed associazioni ambientali, come Lega Ambiente, CAI e WWF.

Radura tra le baite di Piazza bassa e Vaghetto bassa.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizione di diverse escursioni che esplorano i vari versanti della Valcanale. Di seguito si riportano i link degli itinerari che partono dal breve tratto di strada che divide il laghetto di Valcanale dalla foresta che sale all'Alpe Corte: 
Cartografia: L'escursione qui proposta è ben evidenziata sulla Carta escursionistica del Sentiero delle Orobie Orientali - scala 1:25.000, realizzata dal CAI di Bergamo e disponibile nelle librerie e cartolerie della Provincia, al prezzo di 14 euro (10 per i soci CAI). 
La segnaletica della Baita di Neel bassa
nasconde il Corno Branchino.