giovedì 5 febbraio 2026

Da Ludrigno a Cacciamali, lungo le antiche mulattiere di collegamento tra fondovalle, contrade e pascoli.

🥾 Dislivello: quasi 500 metri          ⌚ Durata: tre ore circa           📏Lunghezza: 6,5 km

Pizzi Redorta e Coca dai pascoli alti di Cacciamali.

L'escursione parte da Ludrigno (550 m. circa) frazione di Ardesio (nelle note in fondo al post trovate i dettagli per arrivarci). Dai parcheggi siti in via Agher si entra nel piccolo borgo, calpestando un bell'acciotolato. Al primo bivio si sale a sinistra e, nei pressi di una cascina, si prende a destra, seguendo le indicazioni del Sentiero dei Sapori, dell'Alto Serio e dell'Alta Via delle Grazie, tracciati di lunga percorrenza che solcano l'Alta Valle Seriana. Il primo, realizzato nel 2016, ed il secondo, risalente agli anni '80, sono entrambi trascurati e lasciati all'incuria del tempo. 

Ludrigno, poco dopo la partenza.

Accompagnati da bolli blu e viola percorriamo un tratto fra muretti a secco. Ne incontreremo altri lungo il percorso, segno che stiamo percorrendo un tracciato che rappresenta un patrimonio importante, perchè ricorda e valorizza l'antica viabilità che, nel passato nemmeno troppo remoto, era l'unico collegamento tra i diversi aggregati rurali e le aree a pascolo. Si raggiunge un'altra palina segnaletica verticale (600 m. circa-un quarto d'ora dalla partenza) che ci fa voltare a destra scendendo nel greto del torrente Vendulo. Siamo alla base dell'omonima valle, tristemente nota per le periodiche valanghe che hanno martoriato Ludrigno nei secoli passati (vedi dettaglio nelle note in fondo al post). 

La Val Vendulo.

Risalendo dal greto del torrente, a metà salita si tiene ancora la destra, e si continua in falsopiano. I segnavia blu e viola ci portano verso la contrada di Staletti, raggiunta in poco meno di mezz'ora dal parcheggio di partenza. Si risale fra le case e le cascine, panoramicamente affacciate sulla sottostante Ardesio, fino ad incrociare la strada comunale che sale fino alla frazione di Cerete. 

Ardesio, visto da Staletti.

Si risale brevemente sull'asfalto e, al primo tornante, si imbocca una strada cementata. Subito dopo, si sale a destra, calpestando i ciotoli di una bella mulattiera. Pochi passi e si supera una cascina a cui fa da sentinella il pinnacolo di roccia che delimita e contraddistingue la valle del Vendulo. Continuando nella salita, si arriva negli immediati pressi dei fabbricati di Pizzoli (740 m circa-45 minuti dalla partenza).

...una cascina a cui fa da sentinella il pinnacolo della Val Vendulo.

La traccia resta alta sulla contrada, che teniamo alla nostra destra, inoltrandoci in un boschetto di latifoglie. In una decina di minuti la mulattiera ci deposita nuovamente sull'asfalto, nel piccolo parcheggio posto appena sopra le abitazioni di Cerete (793 m.) ed all'inizio della carrozzabile che sale a Cacciamali, riservata ai fuoristrada dei residenti o proprietari di baite o cascine del paesino. Non saliamo sullo sterrato ma dal sentiero CAI 264 (che in questo tratto è condiviso anche dalla traccia locale "sentiero dei cacciatori").

Zoom sul Timogno, ripreso dal tratto che unisce Pizzoli a Cerete.

Questo sentiero si imbocca dal lato opposto del parcheggio cui siamo pervenuti. Poco sopra si rientra nella carrozzabile per giungere ad un bivio, dove teniamo la sinistra, seguendo i bolli biancorossi del CAI 264 ed abbandonando il "sentiero dei cacciatori" al proprio destino. Alternando tratti sterrati al cemento di quelli più ripidi, si sale con buona pendenza e, nei tratti dove il bosco è più rado, si gode una bella vista sull'imponente mole del Pizzo Redorta.

Famigliola di ellebori nel bosco di Cacciamali.

Il profilo delle case di Cacciamali si intravede dopo un quarto d'ora,  procede nel bosco colorito da fioriture di ellebori. Con un po' di fatica si continua a salire. Si arriva ad un bivio dove si tiene alla destra e, finalmente, si raggiunge l'ingresso di Cacciamali (1030 m-un'ora e tre quarti dalla partenza). La visita al borgo è doverosa ed appagante. Chi volesse approfondimenti ed informazioni storiche su Cacciamali può consultare il seguente post, pubblicato lo scorso settembre 2024 in questo blog: https://dislivellozero.blogspot.com/2024/09/il-borgo-ed-i-pascoli-di-cacciamali-un.html

Ingresso a Cacciamali. Sulla destra il monte Redondo.

Se invece vi interessa prolungare l'itinerario ci sono due possibilità: la prima è quella di realizzare un piccolo anello che parte dal retro della chiesetta di Cacciamali. Superando due tornanti della sterrata si sale ad una cascina, oltre la quale si individua l'esile traccia di un sentierino che resta alto sul borgo, attraversando i pascoli alti. Costeggiando le pendici del Monte Secco si piega a sinistra restando in quota ed arrivando ad un boschetto, dietro il quale si individuano, poco più in basso, i ruderi di Stalla Martina (1057 m). 

La chiesetta di Cacciamali.

Dalle rovine, si torna indietro su una traccia che resta più bassa rispetto alla precedente, raggiungendo un dosso su cui campeggiano alcune imponenti latifoglie, poste a sentinella sull'abetaia che ricopre il versante sud della Valcanale. Dal dosso un visibile sentiero rientra pianeggiando a Cacciamali. L'anellino impegna per una quarantina di minuti e NON E' PERCORRIBILE IN CASO DI NEVE AL SUOLO, in quanto la traccia non è più visibile.

Cacciamali dalla traccia che ne attraversa i pascoli alti.

L'altra soluzione è più semplice e meno impegnativa. Si entra nel borgo di Cacciamali e, seguendo le indicazioni per il nevaio della Val del Las, si aggira a sinistra l'ultimo gruppo di case. Nei pascoli, restando vis-à-vis con il Pizzo Redorta, la traccia conduce in piano al dosso prima indicato, circondati da panorami via via più grandiosi. Tra andata e ritorno, vanno via una ventina di minuti.

Abitazione rurale di Cacciamali.

Per il ritorno a Ludrigno, si affronta il percorso affrontato in salita. Un po' di attenzione quando si dovrà attraversare il greto del torrente Vendulo: tenete la destra e salite sul gradino roccioso. Quindi scendete a sinistra e risalite, seguendo fedelmente i bolli blu e viola. La discesa da Cacciamali impegna per circa un'ora.

Primule nel bosco di latifoglie sopra Staletti.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 02-02-2026 - da poco a molto nuvoloso. 
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggi in via Agher a Ludrigno, frazione di Ardesio. Il punto di partenza dell'escursione dista circa 37 km dal centro di Bergamo, percorribili in 45 minuti circa. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Si procede diritti, superando il bivio per Villa d'Ogna ed il successivo abitato di Valzella-More. Al termine di quest'ultimo, si volta a sinistra (indicazioni per Ludrigno) imboccando direttamente via Agher. Si supera un tornante e, raggiunte le prime case ed un piccolo parco giochi., si trovano diversi stalli dove parcheggiare l'automobile.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario (limitatamente al tratto Ludrigno-Cacciamali e ritorno): circa 500 metri di dislivello per una lunghezza totale di sei chilometri e mezzo. Durata: La durata dell'escursione è di tre ore, al netto delle soste.

Portone d'ingresso di un'abitazione di Ludrigno.

Le valanghe del Vendùl: Da tempo immemore, in caso di forti innevamenti, dal versante est del monte Secco precipitano valanghe che si incanalano nell'imbuto della Val Vendulo, in fondo al quale si trovano i pascoli e le case di Ludrigno. Nella zona di espansione della valanga, tecnicamente classificata come valanga a lastroni di fondo, è stata realizzata una diga di contenimento con funzioni di paravalanghe. Le cronache dei secoli scorsi sono ricche di dettagli sulle valanghe più devastanti, tutte avvenute in primavera: il 30 marzo 1626 una valanga notturna sommerse le case della contrada seppellendo una trentina di abitanti che, miracolosamente, furono estratte vive vari giorni dopo. Altre valanghe caddero nell'aprile 1746, nel febbraio 1810, a marzo 1838, nel l840, 1880, 1901. Nel 1916 la più tragica, che registrò 8 morti. Nel marzo 1984 la valanga raggiunse il fiume Serio, trascinandovi un'automobile. Le più recenti sono avvenute a febbraio e marzo 2014.

Ex-voto a ricordo della valanga del 1626,
conservato nel Santuario delle Grazie ad Ardesio.

Altre escursioni che transitano da Cacciamali: In questo blog trovate altre due escursioni che interessano Cacciamali. La prima compie un anello che parte da Cerete, sale a Cacciamali, scende nelle abetaie della bassa Valcanale per rientrare a Cerete, passando sopra Ardesio. La seconda invece, va a scoprire quello che era il sito del nevaio alpino meno elevato d'Italia, raggiungendo la Val del Las. Questi sono i link di collegamento:
https://dislivellozero.blogspot.com/2022/12/unanello-per-conoscere-il-suggestivo.html;
https://dislivellozero.blogspot.com/2023/08/cera-una-volta-un-nevaio-da-cerete.html.
Cartografia: L'escursione, ed anche le labili tracce delle due varianti, sono evidenziate nella recente carta escursionistica "Clusone-Pizzo della Presolana", realizzata dal CAI di Bergamo in scala 1:25.000

Cavalli al pascoli in località Staletti.









giovedì 15 gennaio 2026

Da Cerete Alto alla fonte della Cremonella ed ai prati di Camasone. L'anello si completa percorrendo lo splendido "Senter del Treèrs".

 🥾 Dislivello: quasi 500 metri          ⌚ Durata: tre ore e mezzo           📏Lunghezza: 9 km

Località Camasone. Sullo sfondo la Presolana.

La partenza di questo anello avviene dal grande parcheggio posto sul retro della chiesa parrocchiale di Cerete Alto (612 m-nelle note in fondo al post trovate le relative indicazioni stradali). Dal lato opposto alla chiesa si imbocca via Covale, che passa dietro al cimitero. Subito si incontra la segnaletica indicante la direzione per raggiungere la Madonna della Cremonella. Si procede brevemente su asfalto, intervallato con tratti di sterrato. Al primo bivio si procede diritto. Alle ultime case la traccia principale tiene la sinistra, salendo con dolce pendenza.

Primo incontro con gli ellebori.

Dopo una decina di minuti si incontra un bivio segnalato. Noi procediamo diritto. Nel bosco di latifoglie spuntano i primi ellebori, le cui fioriture ci rallegreranno per tutto il percorso. Alla segnaletica in legno si aggiungono alcuni segni blu. Oggi non ci perdiamo. Si supera un bivio che a destra indica per Pala Basso, ma noi procediamo diritto. A mezz'ora dalla partenza si incontra la rustica santella della Santissima Trinità, le vicine indicazioni ci dicono di procedere sempre diritto.

Santella della Santissima Trinità.

La salita aumenta di pendenza. I tratti più ripidi sono cementati. Tra le latifoglie sbucano esemplari di pino silvestre. Più avanti incrociamo una cascina e, all'inizio di un ripido strappo, troviamo, alla nostra sinistra, un pinnacolo di roccia sormontato da una rustica croce. A destra una staccionata in legno ci protegge dal dirupo che incide la Val Covale. Alle nostre spalle il panorama si apre sul lato opposto della Val Borlezza.

...un pinnacolo di roccia sormontato da una rustica croce.

Costeggiamo un'altra cascina ed arriviamo ad un bivio dove la nostra sterrata tiene la destra (quasi un'ora dalla partenza- circa 800 m di quota). Procediamo per un'altra ventina di minuti. Alle nostre spalle sbucano le nere guglie dell'Alben. La sterrata si trova di fronte all'ennesimo bivio. Anche questa volta si procede diritto, senza seguire il largo tracciato che, superato il torrente ghiacciato della Valle Covale porta verso la cima del Monte Cuca. 

Le nere guglie dell'Alben (foto scattata sopra Covale).

Si riprende a salire lungo un tracciato più stretto che viaggia a lato e, a volte, dentro il greto di un esile rio. Il bosco di latifoglie tende a diradarsi, annunciando una vicina radura (995 m-un'ora e mezzo dalla partenza). Non la raggiungiamo, perchè una freccia di legno, infiocchettata da un pezzo di nastro biancorosso, ci fa voltare bruscamente a destra, a seguire un'esile traccia tra le foglie morte che sale tra gli alberi spogli, verso la grotta della Madonna della Cremonella. 

La grotta della Madonna della Caronella.

Procediamo salendo a zig-zag, aiutati dai nastri biancorossi, del tipo di quelli solitamente usati per delimitare i cantieri edili. E, quando il bosco tende nuovamente ad infittirsi, grazie anche alla presenza di abeti rossi, si arriva di fronte alla grotta (1038 m circa-un'ora e tre quarti dalla partenza). Nel passato questa grotta era utilizzata per il deposito di legna o come riparo di pastori e mandriani. Nel 2002 è stata ripulita e adattata alla devozione popolare, diventando nota come la grotta della "Madonna di Caronella".

Fonte Caronella.

Procedendo lungo il sentiero, si salgono rustici gradini in legno fino ad incrociare il sentiero CAI n. 533A. Voltando a sinistra ci si trova subito di fronte alla fonte Cremonella, sorgente di acqua pura e freschissima che sembra non si esaurisca nemmeno nelle estati più torride. Dopo essersi dissetati, si continua sul 533A, costeggiando la radura di Covale. Al bivio successivo si tiene la destra e si cammina in falsopiano, attraversando una splendida faggeta e godendo di suggestive finestre panoramiche su Alben e Pizzo Formico, sull'alpeggio di Malga Lusù e del Monte Fogarolo.

La radura di Covale.

In meno di un quarto d'ora si giunge sul sentiero CAI n. 556 la cui traccia coincide in gran parte con la strada forestale che unisce Songavazzo con i Colli di San Fermo, sopra Bossico. Ne calpestiamo un breve tratto scendendo in direzione di Songavazzo e, arrivati nei pressi della località Camasone, individuiamo una freccia in legno che ci indica l'inizio del "Senter del Treèrs" (1080 m-due ore e un quarto dalla partenza).

Arrivo a Camasone.

Seguendo i bolli arancioni dipinti sulle cortecce degli alberi, si entra nel bosco e si costeggia il limitare dell'ampia radura di Camasone. Il panorama è vastissimo: a nord spunta la catena innevata delle Orobie; ed est il Monte Varro e la Presolana. Nel punto più alto della radura si incontra un bivio segnalato. Trascurando la conquista del vicino Corno Ceresa, si tiene la sinistra, continuando lungo il "Senter del Traeèrs" che inizia a regalare bellissime emozioni. Si attraversa il bel bosco calpestando un tappeto di soffici foglie. Al suo diradarsi compare lo skyline delle cime che contornano i laghi d'Endine e Iseo. 

L'altra sponda della Val Borlezza, con il monte Fogarolo ed il Pizzo Formico.

Poi si affaccia verso la dorsale della Val Borlezza, esaltandone la delicata bellezza. Il tutto in leggera discesa, senza fatica apparente. I segni arancione vengono sostituiti da quelli blu, ma la direzione è evidente. Dopo una quarantina di minuti da Camasone si incontra un trivio segnalato (980 m di quota). Per Cerete si scende a sinistra, nel fitto bosco. Pochi minuti e una segnaletica ci suggerisce di raggiungere il vicinissimo punto panoramico del Coren Minciù (930 m). In 5 minuti si è in vetta, ad ammirare l'estensione del Comune di Cerete ed il pigro defluire del torrente Borlezza. 

Cerete Basso dal Coren Minciù.

Rientrati sul percorso principale, si scende con decisione, calpestando numerose serpentine, che fanno velocemente perdere quota fino ad arrivare sulla sterrata nei pressi dell'ingresso all'impianto di depurazione gestito dalla società Uniacque. Voltando a destra, la sterrata ci porta in breve su via Ronco ed al successivo parcheggio dove si è lasciata l'auto. Da Camasone, la discesa ci ha impegnato per un'ora e un quarto circa.

Il rientro a Cerete Alto, con i Monti Arera, Vaccaro e Secco a fargli da sentinella.

Altre note:

Data dell'escursione: 12-01-2026 - Nuvoloso, in progressivo diradamento. Sereno in tarda mattinata.
Punto di partenza dell'escursione: Grande parcheggio a servizio della chiesa parrocchiale di Cerete Alto, che dista circa 42 km dal centro di Bergamo, percorribili in una cinquantina di minuti d'auto. 
 Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Dopo Clusone si supera anche la rotonda all'altezza di Rovetta e si procede in direzione di Castione della Presolana.  Un chilometro oltre si volta a destra in direzione di Onore e Songavazzo. Dopo cinquecento metri si arriva a un bivio e si volta a destra per Songavazzo. Si procede sulla provinciale 56bis per un paio di chilometri, superando il centro di Songavazzo e quello di Novezio (attenzione: strada stretta). Giunti nell'abitato di Cerete Alto si tiene la sinistra imboccando via Fantoni e, in breve, si individua la chiesa parrocchiale, dietro la quale si trova un ampio parcheggio gratuito senza limiti di orario. 

Famiglia di Ellebori.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: quasi 500 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di nove chilometri. 
Durata: Per percorrere l'anello qui descrito si impiegano tre ore e mezza, escluse le soste.
Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposti due itinerari che partono dal confinante Comune di Songavazzo ed esplorano il largo tratto boschivo strettamente collegato a quello attraversato dalla presente escursione. I link sono i seguenti.

Zoom su un alpeggio del monte Fogarolo.

Cartografia: L'anello qui descritto è ben evidenziato sulla recente cartina escursionistica all'1:25.000, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo, relativa al territorio di Clusone-Pizzo della Presolana. Questa mappa è in vendita alla Sezione CAI di Bergamo e nelle cartolibrerie della zona. Il costo è di 10 €.
Segnalo inoltre una pagina del sito del Comune di Cerete, dove è possibile scaricare una mappa dei sentieri che attraversano il  territorio comunale con una breve descrizione dei principali percorsi. Se anche gli altri itinerari sono segnalati con la scrupolosità che ho potuto evidenziare in questa escursione ad anello, mi sento di consigliarli caldamente. Il link è: https://www.comune.cerete.bg.it/Guidaalpaese?IDPagina=40834&IDCat=6442.

Punto di partenza (o arrivo) del Senter del Traeèrs.



venerdì 2 gennaio 2026

Dalla piazzetta di Ogna al punto panoramico sul massiccio della Presolana, camminando nel bosco degli ellebori.

 🥾 Dislivello: circa 200 metri          ⌚ Durata: un'ora e mezzo           📏Lunghezza:km

La Presolana vista dal punto più alto della miniescursione.

Il tentativo, fallito, di raggiungere la cima del monte Ost, mi ha permesso di scoprire un angolo di bosco costellato da fioriture di ellebori, ed una visuale inusuale sullo spigolo nord-ovest della Presolana. Una micro-escursione con dislivello limitato, in un'area veramente poco battuta ed ancor meno conosciuta.

Rientro alla piazzetta di Ogna.

Dal parcheggio pubblico del cimitero di Ogna (542 m-frazione di Villa d'Ogna) si percorre a ritroso via IV Novembre, attraversando il ponte sull'omonimo torrente e voltanto a sinistra per entrare nella Piazza della Chiesa. Se non fosse per le auto in sosta, si potrebbe avere l'impressione di aver intrapreso un viaggio nel tempo, perchè questa piazzetta è un piccolo gioiello di architettura rurale e nobiliare, delimitata da abitazioni con ballatoi in tipico stile rustico della zona. Gli edifici più antichi risalgono al '400. (altre informazioni in merito nelle note in fondo al post).

Il lato opposto della piazza. Sul palazzo oltre la scalinata
 si nota la targa indicante via Salvi. 

Ci si dirige verso il lato opposto della piazza prendendo la stradina a destra (via Salvi) ed arrivando di fronte alle case che la occludono. A destra si trova un passo carrale, delimitato da una catena che impedisce l'accesso agli automezzi. Si scavalca la catena e si volta a sinistra, percorrendo l'evidente traccia nell'erba che pianeggia e poi sale dolcemente verso un traliccio dell'alta tensione. Qui la traccia si stringe, portando ad un bivio (dieci minuti dalla partenza) dove teniamo la sinistra, seguendo la direzione indicata da una freccia rossa.

La freccia rossa ci indica la direzione da prendere.

Da subito si palesano le fioriture degli ellebori, che ci accompagneranno per tutto il percorso. Siamo in un bosco di latifoglie, in prevalenza noccioli, più in alto la prevalenza sarà di faggi ed aceri. Dopo altri dieci minuti di cammino raggiungiamo una sorgiva, che precede uno strappo. Poco oltre proseguiamo diritto, trascurando due deviazioni che portano a due rustici capanni, che probabilmente proteggono delle prese d'acqua. 

Elleboro nero (o rosa di Natale)

Stiamo camminando da circa mezz'ora, quando la traccia si stringe ulteriormente ed incontriamo un altro bollo rosso, segnavia di un sentiero di cui si ignora (e si ignorerà) la destinazione. Dopo un breve falsopiano, superiamo alcune roccette e, dal lato opposto della valle, seminascosto dalla vegetazione, individuiamo l'abitato di Nasolino (700 m. circa-45 minuti dalla partenza).

Famigliola di Ellebori.

Il bosco si è ormai infittito. Siamo sul versante nord del monte Ost, percorrendo un sentiero che il sole d'inverno non ha mai riscaldato, ma gli ellebori non lo sanno e  continuano a fiorire e ad allietare il nostro cammino. Ma, fatti pochi passi, la selva pare diradarsi e la penombra lascia spazio a un po' di luce. Ad un bivio non segnalato teniamo la destra e, subito dopo, si intravvede la prospettiva della Valzurio in tutta la sua lunghezza. In fondo compare la Presolana, con lo spigolo nord-occidentale in bella evidenza (740 m circa). 

Finalmente la Presolana!

Siamo sul ciglio di un dirupo (attenzione!) fittamente ricoperto di  vegetazione e delimitato da due roccioni di pietra chiara. Il sentiero pare proseguire effettuando una decisa inversione ad U, ed una serie di sbiaditi bolli rossi lo conferma. Vi consiglio di non proseguire oltre e dedicare qualche scatto alla Presolana effettuando una breve sosta. Dalla piazzetta abbiamo camminato per quasi un'oretta, superando un dislivello di circa 200 metri. Il ritorno, sullo stesso itinerario, vi impegnerà per poco più di mezz'ora, camminando per un totale di quasi cinque chilometri.

I monti Vaccaro e Secco visti dal sentiero di ritorno.

Chi è tentato di proseguire seguendo la traccia evidenziata dai bolli rossi deve tenere conto che, in salita, dovrà affrontare un lungo traverso in un bosco radicato su versanti molto ripidi e con alcuni tratti un po' scivolosi. Subito dopo lo aspetta un largo ed ombroso costone, da risalire tramite strette serpentine. In cima, ad una quota di poco superiore ai 1000 metri, percorrerà una cresta boscosa che occulterà qualsiasi speranza di panorama. Oltre a ciò, nessuna indicazione sui luoghi attraversati o da raggiungere e nessun luogo di sosta confortante. 

Zoom sul Monte Secco.

Dalla cresta il sentiero segnalato dai bolli rossi prosegue voltando a sinistra, probabilmente diretto a Cima Blum. A destra nessun segnavia e nessuna traccia evidente. Il monte Ost è una vetta fantasma che nemmeno dal versante della Senda sono riuscito a raggiungere. Un'ultima avvertenza: dalla cresta erbosa, la calata fino al dirupo con vista sulla Presolana è complicata dal fatto che i bolli rossi sono stati marcati soltanto per la salita. In discesa dovrete fermarvi e voltarvi più volte per rivedere i bolli rossi che garantiscono la correttezza del percorso effettuato. 

La "Casa dei Pagani" (antica dogana?) nella piazzetta di Ogna.

Altre note:

Data dell'escursione: 30-12-2025 - Sereno con buona visibilità.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio a servizio del cimitero di Ogna, frazione di Villa d'Ogna, che dista circa 36 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di tre quarti d'ora d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si procede diritto, seguendo le indicazioni per Valbondione. A circa 4 km dal precedente bivio, si volta a destra, in direzione del centro di Villa d'Ogna. Superata la piazza del Municipio, si procede per un centinaio di metri, voltando a sinistra in via IV Novembre. Si costeggia la chiesa di Ogna e, alla successiva rotonda, si imbocca via Colleoni, individuando subito il cimitero con i relativi stalli di parcheggio.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 200 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di cinque chilometri. 
Durata: Per percorrere il tragitto di andata e ritorno si impiega un'ora e mezza, escluse le soste.

Ogna (e Villa d'Ogna in secondo piano) viste da Nasolino (foto di maggio 2024).

Ogna, la sua piazza, la sua storia: Il nome deriva da latino "onus" che significa "imposta di dazio". In passato il borgo aveva una posizione strategica nella zona.  Per collegarsi con Bergamo e la Val Brembana, gli scalvini e gli altri abitanti dell'Alta Valle Seriana dovevano necessariamente passare da Ogna. Per questo pare che la cosiddetta "Casa dei Pagani" fosse in realtà sede di dogana ed il suo nome deriverebbe dal dialettale "Cà del pagà".  Gli edifici della piazza risalgono tutti ad un periodo compreso tra il 14^ ed il 18^ secolo. In essi sono riconoscibili caratteristiche tipiche di quel tempo: dai muri in pietra ai loggiati in legno; dalle arcate a volta ai pilastri e capitelli in pietra. 

Piazza di Ogna: casa con loggiato in legno.

Dalla piazza si diramano vicoli che scendono verso il torrente, sulle rive del quale sono fiorite, nel corso dei secoli, attività di ogni tipo. Proliferavano magli ed officine per la produzione di chiodi, compresi quelli necessari per ferrare i cavalli. Nel '600 presero piede gli artigiani del ferro battuto, abilissimi a forgiare balconi, logge e parapetti. Il minerale ferroso veniva fuso nei vecchi forni fusori che insistevano ai lati di via Fucine. Ma la vivace energia del torrente dava lavoro anche a molti mugnai. Vicino al ponte si era installata una grossa segheria e, poco sotto, operavano due cartiere che, sfruttando l'alto contenuto di calcare delle acque dell'Ogna, producevano e vendevano un tipo di carta molto ricercata, superiore persino a quella di Fabriano.

La vecchia segheria sul torrente Ogna.

Altre escursioni partendo da Ogna: In questo blog viene proposta un'altra escursione che parte dallo stesso parcheggio della presente. Il link è:  https://dislivellozero.blogspot.com/2024/05/ai-laghetti-di-valzurio-partendo-dalla.html.
Cartografia: La recente cartina escursionistica all'1:25.000, realizzata dalla sezione CAI dI Bergamo, relativa al territorio di Clusone-Pizzo della Presolana evidenzia l'area interessata all'escursione. Il tracciato qui indicato è evidenziato con la segnatura indicante altri sentieri. La mappa è in vendita alla Sezione CAI di Bergamo e nelle cartolibrerie della zona. Il costo è di 10 €.

Torrente (probabilmente l'Ogna) in una Valle,
dipinto nel 1831 dal pittore Marco Gozzi.





mercoledì 17 dicembre 2025

Da Chignolo d'Oneta al Santuario della Madonna del Frassino; ritorno risalendo la Val Cavrera. Un interessante anello nel cuore della Val del Riso.

🥾 Dislivello: 460 metri           ⌚ Durata: quasi 4 ore          📏Lunghezza: circa 11 km

Enrosadira al monte Alben. Foto scattata poco dopo la partenza.

Un anello inizialmente alla portata di tutti, con splendide sorprese come i cascinali medioevali di Mirarolo e la splendida posizione panoramica del Santuario. Il ritorno, scendendo da Valpiana e risalendo faticosamente la Val Cavrera, assume i contorni di un'avventurosa e gelida traversata, attraverso le spettrali architetture industriali della Laveria, e sempre all'affannosa ricerca di una segnaletica fantasma.

Panorama dal sagrato della parrocchiale di Chignolo d'Oneta.

L'anello parte dalla piazzetta della chiesa di Chignolo d'Oneta, frazione del Comune di Oneta (830 m di quota, poco più di cento abitanti). L'abitato poggia su un pendio che guarda ad est; ad ovest è invece protetto dalle imperiose pareti del monte Alben. Nella parte alta della piazzetta si individua la freccia segnaletica del sentiero CAI n. 526 (direzione Monte Alben), che seguiremo per un breve tratto. Dopo la curva si trova il primo bivio, dove si tiene la sinistra, superando un breve strappo che porta ad alcune cascine con splendida vista sull'Alben.

Breve sosta alla prima cascina.

Poco più avanti, dopo aver costeggiato un'altra cascina, si volta a destra, abbandonando la traccia del CAI 526 e calpestando il sentiero che dovrebbe essere il CAI 526B, di cui però trovereremo solo un'indicazione molto più avanti. Seguiamo quindi la segnaletica indicante il cammino dell'Alta Via delle Grazie, che abbonderà fino al Santuario della Madonna del Frassino. Si scende nel bosco di latifoglie, in prevalenza noccioli e faggi, e trascurando una deviazione a destra che si ferma ad una cascina, proseguiamo in falsopiano, senza apprezzabili dislivelli.

Una finestra panoramica su Grem ed Arera.

A venti minuti dalla partenza incontriamo un bivio segnalato dove si prosegue diritti, in direzione "Frassino". Più avanti si aprono suggestive finestre panoramiche sul monte Grem e sul Pizzo Arera e, proseguendo sulla sterrata, si raggiunge il fondo di una valletta (800 m circa-quaranta minuti dalla partenza), da cui si riprende a salire di quota. Poco oltre si attraversa un'altra valletta, ricca di sorgive, che ci offre le prime fioriture della stagione (ellebori e primule). 

Cascinale medioevale in località Mirarolo.

Ora si procede verso nord e, tra la vegetazione, si ammira una bella vista sulla bassa Valle del Riso ed i pascoli di Barbata. A poco più di un'ora di cammino si raggiunge la località Mirarolo (892 m), che merita assolutamente una visita, per  l'ampiezza del panorama, ma anche per la splendida architettura rurale dei suoi cascinali, risalenti al quattordicesimo secolo (altre informazioni nelle note in fondo al post). 

Mirarolo e monte Alben.

Ripreso il cammino si raggiunge un trivio segnalato dove si sale prendendo a sinistra. Il successivo, situato sulla testata della Valpiana (900 m. circa-un'ora e tre quarti dalla partenza), va tenuto a mente per il ritorno. Si segue la direzione segnata dai bolli blu e, immersi in una splendida faggeta, si giunge rapidamente al Santuario della Madonna del Frassino (945 m-circa due ore dalla partenza), risalente al sedicesimo secolo (maggiori dettagli nelle note in fondo al post).

In secondo piano, il Santuario della Madonna del Frassino.

Notevole il panorama offerto dal poggio su cui è stato edificato il Santuario: verso nord la fanno da padrone Arera e Grem. Ad oriente si sviluppa la Valle del Riso e l'intaglio della Valle Seriana, delimitata dalla cuspide del Pizzo Formico. Sul lato occidentale il sipario naturale è composto dalle irte guglie dell'Alben. Per coloro che sanno accontentarsi, l'escursione potrebbe finire qui, godendosi il ritorno sullo stesso tragitto dell'andata.

Prospettiva sull'Arera dalla terrazza erbosa del Santuario.

Per chi vuole invece un po' di avventura, ritornati al trivio posto sulla testata della Valpiana, si volta a sinistra (direzione Campello-Gorno), imboccando una bella mulattiera delimitata da muretti a secco che, poco dopo, si trasforma in strada cementata, lascia a sinistra la cascina Alpiàna (o Valpiana) e scende decisa, alternando sterrato a cemento. La valletta è molto in ombra e, in inverno, gelida e silenziosa. I nostri passi sono accompagnati soltanto dal mormorio dell'omonimo torrente, che nasce direttamente dai più alti dirupi dell'Alben. 

Il torrente Valpiana.

A mezz'ora dal Santuario, si giunge nei pressi di un'area di sosta, con alcune panchine. Seminascosto, in un angolo a sinistra, compare la torre dell'ex Pozzo Zay, una galleria a ventilazione costruita agli inizi del secolo scorso, facente parte dell'archeologia mineraria per cui è nota la Valle del Riso. Proseguendo la discesa, si guada un affluente del torrente Valpiana raggiungendo, poco dopo, il tornante di una strada comunale. Tenendo la destra si nota una consunta freccia in legno indicante la direzione da seguire per raggiungere Chignolo. Siamo sulla strada giusta.

La torre dell'ex Pozzo Zay.

Continuando a costeggiare il torrente, che rimane alla nostra destra, superiamo un'altra opera mineraria. La strada torna ad essere sterrata e raggiungiamo un altro rudere (su alcune carte è citato come Silos Boseret). L'ambiente circostante è spettrale. La vegetazione ed il terreno sono completamente brinati. Qui, probabilmente, in questa stagione non si vede mai il sole. 


Il Silos Boseret preso oltre il guado che NON deve essere attraversato.
Il sentiero giusto corre lungo la sponda opposta.

Lasciato alle spalle l'ultimo rudere, lo sterrato scende verso un guado, che però NON deve essere attraversato. Poco prima una freccia in legno, nascosta alla vista da un grosso arbusto, segnala che, per raggiungere Chignolo d'Oneta, si deve percorrere un sentiero che sfiora il lato sinistro del torrente. La traccia pianeggia sulla sponda per un centinaio di metri fino a raggiungere un ponte, denominato "Ponte della Cavrera" (610 m circa-tre quarti d'ora dal Santuario). Superatolo, si fanno pochi passi e, al primo bivio (purtroppo non segnalato), si abbandona la traccia che sembra continuare in piano costeggiando il torrente, e si tiene la destra, cominciando a risalire la valletta.

Il Ponte della Cavrera.

La traccia è esile ma abbastanza evidente. Sale con buona pendenza arrivando a passare sotto una piccola condotta forzata e superando un difficoltoso tratto dove bisogna scavalcare alcuni alberi e grossi tronchi divelti dal maltempo. Più sopra il sentiero si trasforma in mulattiera, composta da un antico acciotolato gradinato. Probabilmente, nei secoli, venne calpestato dai minatori residenti a Bondo, Barbata e Chignolo e che lo utilizzavano per raggiungere il sito minerario appena superato.

Zoom sulla Presolana da Chignolo d'Oneta.

Dopo quasi un'ora di estenuante salita a tornanti, pestando milioni di foglie secche e senza mai sentire il sia pur tiepido sole di dicembre sulle spalle, un piccolo castagneto ci annuncia che siamo vicini alla civiltà. Poco sopra, tra la vegetazione sbuca il profilo di una cascina e la traccia ci deposita sullo sterrato che la unisce a Chignolo d'Oneta. Si gira a sinistra e, con un'ultima, leggera salita si arriva ad una curva destrorsa, oltre la quale sbuca il campanile della chiesa parrocchiale ed il piccolo borgo. Il ritorno ci ha impegnato per quasi due ore.

Primi Ellebori neri nel bosco nei pressi di Ronco.

Note tecniche ed altre informazioni:

Data dell'escursione: 14-12-2025. Cielo sereno,tempo bello e stabile.
Punto di partenza dell'escursione: Piccolo parcheggio (5/6 stalli) nella piccola piazzetta adiacente la chiesa parrocchiale di Chignolo d'Oneta, in Val del Riso. Dal centro di Bergamo dista circa 35 km, percorribili in circa 45 minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana per circa 28 chilometri. Superato il ponte del Costone e prima di raggiungere Ponte Nossa, si gira a sinistra in direzione di Gorno, Colle di Zambla. Si sale lungo la Val del Riso per un paio di chilometri, fino ad incontrare la deviazione per la nostra meta, segnalata a sinistra. Si entra nella frazione Riso per imboccare una strada che, con una decina di  tornanti, raggiungere Chignolo d'Oneta. Se il piccolo parcheggio fosse pieno, all'inizio del paese si trova, sulla destra, un parcheggio più ampio. 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 460 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di undici chilometri.
Durata: L'itinerario qui descritto impegna per quasi 4 ore, escluse le soste. 

Panorama dai prati di Miradolo: sulla sinistra la strada che sale al Colle di Zambla.

Località Mirarolo: I cascinali di Mirarolo risalgono al tardo medioevo e conservano le caratteristiche peculiari dell'architettura rustica bergamasca. I prati che li circondano vennero sottratti al bosco con un duro lavoro di dissodamento durato secoli, per ricavarne piccole coltivazioni di frumento, avena, lino e canapa. Dal diciassettesimo secolo si attivarono anche coltivi di granturco (melgòt), patate ed alberi da frutto. Dal bosco circostante i contadini ricavavano la legna da costruzione e per il riscaldamento, anche tramite la sua trasformazione in carbone da legna.
Il Santuario della Madonna del Frassino: Chi fosse interessato a maggiori informazioni sul Santuario può consultare il sito del Comune di Oneta, con particolare riferimento alla relazione contenuta nel relativo allegato in pdf. Questo il link: https://comune.oneta.bg.it/luoghi/2964109/santuario-madonna-frassino. 
Colgo l'occasione per ringraziare la proprietaria della cascina posta sul piccolo colletto di fronte all'edificio religioso, che mi ha concesso di entrare nella sua proprietà per scattare alcune foto. Invito tutti, in caso di assenza dei proprietari, a non invadere la proprietà privata senza permesso.

Dal colle a lato del Santuario, un sguardo sulla Val del Riso.
Sullo sfondo il Pizzo Formico.

Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare alcune escursioni effettuate sulle pendici o nelle vicinanze della Valle del Riso. Per esplorare i colli tra Bondo e Barbata sono disponibili queste due escursioni:
Sul versante tra Gorno ed il Colle di Zambla, trovate invece le seguenti due proposte:
Cartografia: Carta dei sentieri dell'Alpe Arera, curata dall'Associazione Culturale Ultra Collem e Oltre il Colle.com. Realizzazione cartografica: Ingenia sas, scala 1:15.000. Costo 7,00 (sette)  €.

Vista del Colle di Zambla (al centro). A sinistra il Santuario della Madonna del Frassino