sabato 20 giugno 2026

Sui sentieri della Resistenza: da Valpiana un breve ma spettacolare anello per visitare la Malga Lunga e salire fino alla croce della Corna Lunga.

 🥾 Dislivello: 400 metri circa            ⌚ Durata: quasi tre ore            📏 Lunghezza: km

Dalla croce della Corna Lunga, da destra a sinistra: Pizzo Camino, Presolana,
Ferrante, Coca, Redorta e Pizzo del Diavolo. In primo piano la Val Borlezza.

Questa escursione parte dalla località Teade di Valpiana, raggiungibile da Gandino percorrendo una stretta, ripida e tortuosa stradetta lunga quasi dieci chilometri, per arrivare ad una serie di cascine e singole abitazioni rurali sparse. Dopo aver parcheggiato negli stalli più alti (a circa 1115 metri di quota-nelle note tecniche trovate i dettagli per arrivarci e per il pagamento del relativo ticket) ci si incammina sull'asfalto per pochi metri, incontrando subito una palina segnaletica che ci fa voltare a destra, per risalire il sentiero CAI n. 544 con destinazione Monte di Sovere.

Località Monte di Sovere (1237 m).

Il tracciato sale lungo il corso in secca di un rio ed è abbastanza disagevole. In venti minuti, si arriva alla località Monte di Sovere (1237 m) dove si plana su un morbido sterrato che, in cinque minuti, raggiunge la Malga Lunga, un vero e proprio santuario della Resistenza Bergamasca (si veda la nota informativa in fondo al post). 

La Malga Lunga (1235 m).

Raggiunto il lato opposto della Malga, ci si dirige verso l'evidente palina segnaletica verticale piantata nel bel mezzo del pascolo. Indica la direzione da prendere per solcare il sentiero CAI 563, in direzione di Sovere. La traccia inizialmente si perde nell'erba, scendendo di traverso nel pascolo e dirigendosi verso il bosco. Più avanti il solco nel prato si fa più evidente e, proprio sul limitare della vegetazione, si individuano due paletti dipinti di bianco e rosso piantati nel terreno. Siamo sul sentiero giusto!

Nel pascolo della Malga Lunga.

La traccia entra nel fitto di un bel bosco di latifoglie, prima scendendo con buona pendenza e poi pianeggiando, godendo di una invidiabile frescura. Dopo un'ora della partenza incontriamo, a quota 1080 m circa, un bivio ben segnalato. Abbandoniamo la traccia che scende al Santuario della Madonna della Torre di Sovere e saliamo a sinistra, in direzione della Corna Lunga. 

Ultimo bivio prima della Corna Lunga.

Si prende a risalire, recuperando il dislivello perso in discesa. La traccia è evidente ed alterna brevi strappi a tratti con pendenza più dolce. A quota 1150 m. circa incontriamo un ulteriore bivio, dove compare una nuova sigla, che ci terrà compagnia per buona parte del percorso. La scritta in giallo recita: C3L e solo una ricerca su internet svela che si tratta del Cammino dei tre laghi che, con un anello di circa cento chilometri, tocca gli specchi d'acqua del Sebino, del lago d'Endine e di quello di Gaiano.

La croce della Corna Lunga (foto di Claudio Papetti).

Teniamo quindi la destra e continuiamo a salire. La Corna Lunga non è distante e rapidamente arriviamo a raggiungerne la croce di vetta (1235 m - poco più di un'ora e mezza dalla partenza). Lo spettacolo che ci viene regalato è semplicemente emozionante. Sotto i nostri piedi giace, in tutta la sua lunghezza, la Val Borlezza, delimitata ad est da Sovere, dall'altipiano di Bossico, dal monte Guglielmo e dal Lago d'Iseo. Ad ovest si intravvedono tutti i paesi della zona (Cerete Alto e Basso, Songavazzo, San Lorenzo e Rovetta) limitati dalla piana di Clusone. 

Sovere, Bossico, Sebino e Monte Guglielmo dalla Corna Lunga.

Tutt'attorno si svela un'imponente corona di cime, con la Presolana in bella evidenza, ma anche il Pizzo Camino e la punta innevata dell'Adamello non si negano allo sguardo. Sulla sinistra si distinguono il Ferrante, il Coca, il Redorta ed il Pizzo del Diavolo. Una veduta veramente affascinante; un indimenticabile volo a planare sulle Orobie. Erano anni che desideravo arrivare alla croce della Corna Lunga, ma le recensioni sulla salita si limitavano a riportare la traccia con partenza dal Santuario della Torre, attraverso il "sentiero delle fantasme", famoso per chi possiede un passo sicuro; famigerato per chi soffre di vertigini. 

Campanula soldanella sulla cresta erbosa della Corna Lunga.

L'anello prosegue in direzione ovest, percorrendo per un chilometro e mezzo la larga cresta della Corna Lunga, restando tra i 1250 ed i 1320 metri di quota. Il falsopiano offre numerose finestre dove continuare ad ammirare lo stesso panorama già goduto alla croce, ma con prospettive e punti di vista diversi. A mezz'ora circa dalla croce si giunge ad un bivio ed abbandoniamo il sentiero delle creste per scendere in una folta e freschissima abetaia. Siamo in località Fopa Lònga, che attraversiamo fino a raggiungere una splendida e soleggiata radura.

Radura in località Fopa Lònga.

Accanto ad una pozza d'acqua troviamo una freccia in legno che ci indica la direzione per tornare alla Malga Lunga. Sul limitare della radura un'altra freccia inchiodata sul tronco di un maestoso abete ce la segnala ad un quarto d'ora. Poco oltre troviamo una freccia rossa dipinta sulla corteccia di un altro abete che, facendoci tenere la destra, ci evita di entrare nella proprietà di un'imponente cascina riccamente restaurata.

Fiordaliso di Trionfetti tra le creste della Corna Lunga (foto di Claudio Papetti).

In cinque minuti scendiamo ad incrociare una strada cementata, che percorriamo voltando a destra. Altri cinque minuti ed incontriamo l'asfalto, che calpestiamo tenendo la sinistra, per raggiungere in breve la località Monte di Sovere, dove siamo saliti all'inizio dell'escursione. Non ci rimane che ridiscendere il disagevole sentiero CAI n. 544 per raggiungere il parcheggio di partenza. Dalla croce il tratto di ritorno ci ha impegnato per poco più di un'ora.

Lago d'Iseo e Montisola dalla Malga Longa (foto di Claudio Papetti).

Note tecniche:

Data dell'escursione: 17-06-2026 - tempo bello, con foschie e velature all'orizzonte.
Punto di partenza: Due piccoli parcheggi a pagamento, posti poco oltre il "Crocefisso del buon cammino", circa 1500 metri a nord della chiesetta di Valpiana, che si raggiunge dal fondovalle della Val Gandino.  Raggiunto il territorio del Comune di Gandino tramite la S.P. 42 si seguono le indicazioni stradali per Valpiana-Malga Lunga, che portano sul fondovalle in via Opifici, fiancheggiando ed attraversando storici lanifici del XIX° secolo.  Da qui, una stretta strada asfaltata risale a tornanti,per circa 10 chilometri, sino ad arrivare alla chiesetta di Valpiana (località Teade). Dal centro di Bergamo si calcolino poco più di trentacinque chilometri, percorribili in poco più di un'ora. 

Il Monte Guglielmo dal terrazzo erboso della Malga Lunga (foto di Claudio Papetti).

Il parcheggio si paga: I gratta e sosta necessari per parcheggiare l'auto si acquistano in diversi esercizi commerciali della Val Gandino. Nel sito del Comune di Gandino sono elencati ì diversi punti vendita convenzionati che sono, per la quasi totalità, dislocati nel centro cittadino. In Valpiana non c'è il parcometro e quindi bisogna procurarsi il gratta e sosta. Noi abbiamo acquistato il ticket presso il bar-panificio Minuscoli, che si trova sulla strada provinciale 42 (via Lungo Romna 51/53-Casnigo), la cui posizione è evidenziata anche su Google Maps. Altri esercizi commerciali che vendono il gratta e sosta sono elencati in questo link: https://www.comune.gandino.bg.it/it/page/gratta-e-sosta-rivendite.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 400 metri di sola salita. Il tracciato è lungo sei chilometri  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto sono necessarie quasi tre ore.

Ai tavoli della Malga Longa (foto di Claudio Papetti).

Malga Lunga-Museo della Resistenza Bergamasca: Durante la guerra civile questa malga divenne sede di una brigata partigiana, composta da una quindicina di uomini. Il 17 novembre 1944 la Malga viene attaccata di sorpresa da ingenti forze fasciste della Legione Tagliamento, quando la postazione era presidiata da otto partigiani. Dopo una furiosa battaglia gli assalitori costringono i partigiani alla resa, promettendo loro salva la vita. I fascisti non mantengono la parola data, uccidendo sul posto due partigiani già gravemente feriti e fucilando gli altri qualche giorno dopo. Nel 2005 il Comune di Sovere concesse la gestione in comodato d'uso gratuito della Malga Lunga alla Sezione Provinciale dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), che ne ha eseguito la ristrutturazione, ricavando uno spazio idoneo ad ospitare un museo multimediale della Resistenza Bergamasca. Ulteriori informazioni in merito sono disponibili al seguente sito: https://www.malgalunga.it/.

Dal bosco di latifoglie comprare la croce della
Corna Longa. Siamo in cima! (foto di Claudio Papetti).

Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare altre tre escursioni che partono dalle immediate vicinanze di Valpiana per percorrere i crinali dell'Alta Val Gandino. I link di collegamento sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/03/da-valpiana-alla-cima-del-monte.html;
https://dislivellozero.blogspot.com/2024/02/da-valpiana-alla-malga-lusu-per.html;
https://dislivellozero.blogspot.com/2020/06/croce-di-corno-monte-di-corno-campo.html.
Cartografia: Non ho trovato nessuna carta escursionistica che consenta di visualizzare in forma compiuta il territorio battuto da questa escursione. L'idea di questo anello mi è venuta risfogliando lo splendido volumetto dal titolo: In Malga Lunga: 17 passeggiate resistenti, realizzato nel 2014 da Roberto Cremaschi, con il patrocinio dell'ANPI di Bergamo. Non so se sia ancora disponibile. Al tempo costava 5,00 €.


Panoramica dalla croce della Corna Lunga (filmato di Claudio Papetti).


venerdì 12 giugno 2026

Da Spinelli a Colle Palazzo: un anello fra microborghi, pascoli e cascine della Valzurio.

 🥾 Dislivello: 450 metri circa         ⌚ Durata: tre ore e mezza         📏 Lunghezza: quasi 8 km

Nei pascoli di Colle Palazzo, sotto un temporale.

Lungo il tragitto, questa capricciosa primavera ci ha regalato ben due vigorosi temporali. Ci ha quindi negato la vista degli splendidi panorami che si godono da Colle Palazzo, obbligandoci alla cura dei particolari. Ma forse non è stato poi così male... 

Località Grumelli (1395 m).

La partenza di questo anello prende forma dal parcheggio a pagamento sito nella località di Spinelli (972 m) sopra Valzurio, nel Comune di Oltressenda Alta (nelle note in fondo al post trovate i dettagli per arrivarci).  Si inizia salendo sino agli stalli più alti, dove termina l'asfalto e si prende a camminare sullo sterrato della strada forestale abitualmente percorsa dagli automezzi autorizzati a raggiungere le Stalle del Moschel. 

Orchidea Concordia, nei prati di località La Costa.

Dopo una decina di minuti, poco prima del secondo tornante, si incontra il primo bivio con segnalazioni. Si abbandona la direzione per il Moschel prendendo a sinistra, in direzione La Costa e Baita Cedrina. Si pianeggia in una bella radura e, poco oltre, si entra in un bel bosco, composto in prevalenza da faggi e noccioli. Superando alcuni tratti in decisa pendenza, dopo venti minuti dalla partenza, si incontra il secondo bivio segnalato, dove si tiene la destra, verso Baita Cedrina, che raggiungiamo dopo alcuni strappi in salita (1160 m circa-poco più di mezz'ora dalla partenza).

Baita Cedrina (foto di Claudio Papetti).

Dopo aver ammirato il panorama dalla terrazza erbosa della cascina (una bella visuale sui prati del Blum) si procede continuando a salire sulla sterrata forestale, fino a raggiungere un'altra cascina di recente ristrutturazione, posta in località Botàl (1270 m-un'ora circa dalla partenza). Dietro il fabbricato rurale la traccia si riduce a sentiero, infilandosi nella fitta abetaia e pianeggiando in direzione nord-est. Dopo un centinaio di metri, all'altezza di un robusto omino di pietre, il tracciato effettua una inversione ad U, compiendo un tornante sinistrorso che ci fa ritornare indietro, restando alti sopra cascina Botàl.

...restando alti sopra cascina Botàl (foto di Claudio Papetti).

Proprio all'inizio del  tratto più impegnativo scoppia il primo temporale. Riparati dalla fitta vegetazione, procediamo praticamente in piano, scavalcando (o aggirando) alcuni grossi tronchi di abete rosso, abbattuti da una tempesta di vento di un paio d'anni fa. La traccia è comunque abbastanza evidente, e raggiunge in breve un bivio posto negli immediati pressi del rudere di un casotto, dove il bosco tende a diradarsi. Sotto una fitta pioggia, saliamo a destra, avvistando la bella e provvidenziale cascina Pizzoli (1305 m-un'ora e venti minuti dalla partenza) di cui apprezziamo soprattutto l'ampio e capiente porticato.

Cascina Pizzoli (1305 m).

Al termine del primo temporale riprendiamo il cammino, continuando a salire sulla medesima traccia che, poco sopra, si immette nel solco del sentiero CAI n. 311. Prendendo a sinistra, seguiamo i bolli biancorossi che ci accompagnano al limitare di Colle Palazzo dove, nonostante il tempo cupo, lo sguardo si apre sugli ampi e splendidi pascoli, governati da diverse cascine e penzane. 

Da località Grumelli, uno sguardo su Cima Ba e
sui pascoli di Colle Palazzo (foto di Claudio Papetti).

Il tempo tiene e abbandoniamo il CAI 311 per salire a destra, sulla cementata che porta in cima al dosso raggiungendo la cascina più alta, dove incontriamo alcune mucche al pascolo. Poco sotto compare  località Grumelli (1395 m-mezz'ora circa da cascina Pizzoli). Ci arriviamo in pochi minuti, scoprendo una minuscola contrada composta da tre edifici, ristrutturati in modo veramente pregevole.

Località Grumelli (scorcio).

Appena tornati sul sentiero CAI 311, un tuono ci anticipa l'imminenza di nuovo temporale. Un violento scroscio ci costringe a cercare rifugio alla Penzana dol Zanarì (1312 m) dove sostiamo per una decina di minuti, respirando un'atmosfera quasi scandinava.

Alla Penzana dol Zanarì, aspettando la fine del temporale.

Ripreso il cammino, procediamo in leggerissima discesa. Poco dopo incontriamo la deviazione che scende alla chiesetta di San Giacomo (fate attenzione: le frecce segnaletiche sono visibili solo per chi sale). Scendiamo quindi a sinistra, seguendo un sentiero che si inoltra tra le latifoglie e giunge ad un bivio non segnalato dove teniamo la destra e, in breve, raggiungiamo questo minuscolo edificio sacro (1267 m-mezz'ora circa da Grumelli) risalente al XVesimo secolo. Nei paraggi sorge un'imponente cascina (forse il "Palazzo" da cui è derivato il toponimo del luogo) sui cui prati pascolano alcuni splendidi esemplari di cavalli avelignesi.

La chiesetta di San Giacomo, a Colle Palazzo.

Sul retro della chiesetta una freccia segnaletica indica la direzione per raggiungere Spinelli. Scendiamo su quel tracciato, convinti di trovare tale indicazione anche ai futuri, numerosi bivi. Troppo facile... Quella freccia che abbiamo incrociato sarà l'ultima! Il sentiero perde quota abbastanza rapidamente attraversando un folto arbusteto. Superiamo un paio di bivi non segnalati tenendo sempre la sinistra e arriviamo sul fondo di una valletta. Anche qui teniamo la sinistra e attraversiamo senza problemi il greto di un torrente, reso un po' vivace dai recenti temporali. 

...forse il "Palazzo" da cui è derivato il toponimo del luogo (foto di Claudio Papetti).

Senza più incontrare bivi superiamo una baita quasi annegata nella vegetazione per giungere quindi a Cascina La Costa (1090 m circa-20/25 minuti dalla chiesetta). Poco oltre la traccia si allarga fino a diventare una stretta carrareccia che, con un tratto in falsopiano, porta a raggiungere il primo bivio dell'escursione, depositandoci sul selciato della strada forestale che scende dalle Baite del Moschel. Percorrendola in senso inverso, si arriva rapidamente al parcheggio di partenza. La discesa ci ha impegnato complessivamente per circa un'ora e venti minuti.

Salvia dei prati, poco sopra Spinelli.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 09-06-2026 - tempo inizialmente nuvoloso. Poi temporali e dense foschie in quota.
Punto di partenza dell'escursione: Ampio parcheggio con ticket gratta e sosta a monte di Spinelli, la contrada più a nord del Comune di Oltressenda Alta. Gli stalli distano circa 43 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di un'ora d'automobile. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si procede diritti, seguendo le indicazioni per Valbondione. Dopo quattro chilometri si gira a destra in direzione di Villa d'Ogna. Entrati in paese si volta a sinistra (via IV Novembre) attraversando il borgo storico di Ogna. Si volta a destra in direzione di Nasolino, superando quattro tornanti che portano al nucleo principale del Comune di Oltressenda Alta. Lo si lascia alle spalle imboccando, al bivio successivo, la stretta e tortuosa stradina che porta al borgo di Valzurio. Lo si attraversa prendendo la rampa che sale a Spinelli ed al successivo parcheggio
Il parcheggio si paga: Il parcheggio in località Spinelli, è a pagamento (3 euro/giorno).  Occorre premunirsi di ticket gratta e sosta presso il Municipio di Oltressenda Alta o negli esercizi commerciali convenzionati. Per ulteriori dettagli si veda il sito del Comune: https://comune.oltressendaalta.bg.it/novita/notizie/novita_5.html.

Ruminando del più e del meno a Colle Palazzo.
 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 450 metri di sola salita per un totale di quasi otto chilometri. 
Durata: Tre ore e mezza per l'intero anello, senza calcolare le soste.
Altre note: Si segnala che l'escursione si svolge in un'area in parte priva di segnale telefonico. Nei tratti boschivi il segnale "non prende", rendendo impossibili chiamate, utilizzo di internet e invio di SMS. Il segnale torna disponibile nei tratti aperti di Colle Palazzo o a partire dal borgo di Valzurio.

Tempo di maggiociondoli a Colle Palazzo... (foto di Claudio Papetti).

Altre escursioni in zona: In questo blog sono descritte altre tre escursioni che partono da Spinelli o dal borgo di Valzurio. Questi sono i link di collegamento:
Cartografia: La zona ed i sentieri interessati dall'itinerario sono ben segnalati nella nuova carta escursionistica Clusone-Pizzo della Presolana, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000.





venerdì 29 maggio 2026

Da Colle Vareno alla cima del Monte Pora, sotto lo sguardo vigile dell'onnipresente Presolana.

 🥾 Dislivello: 550 metri              ⌚ Durata: circa 4 ore             📏 Lunghezza: oltre 9 km

Scanapà, Presolana e cime della Val di Scalve dalla cresta del Pora (foto di Claudio Papetti).

Itinerario prevalentemente panoramico, con splendide visuali sul massiccio della Presolana, le cime della Val di Scalve, il gruppo dell'Adamello, la bassa Valle Camonica, il lago Moro ed il Sebino. Rappresenta anche un'occasione per valutare gli impatti sull'ambiente creati dagli impianti sciistici.

Arrancando sulla cresta del Monte Pora.

L'escursione parte dal nuovo parcheggio recentemente realizzato negli immediati pressi dell'area camper del Colle Vareno (1373 m-nelle note tecniche in fondo al post trovate i dettagli per arrivarci). Attraversata la strada sulle strisce pedonali, si tiene sulla destra il bar Vareno. Pochi passi e, a sinistra, compare il laghetto in passato naturale riferimento logistico per  gli escursionisti che si davano appuntamento in questa zona. 

Primi passi sul sentiero del bosco incantato.

In breve si giunge nei pressi dell'agriturismo "Il roccolo" dove incontriamo le indicazioni per il "sentiero del bosco incantato", che ci terrà compagnia per un buon tratto. Si sale nel pascolo, tenendo a sinistra la recinzione dell'agriturismo ed incontrando la prima di una serie di suggestive sculture in legno che caratterizzano questo percorso. Poco sopra la traccia entra nell'abetaia, non trascurando di offrirci la prima delle incredibili viste che ci offrirà il vicinissimo massiccio della Presolana.

Colle Vareno e la Presolana (foto di Claudio Papetti)

Dopo una quarto d'ora incontriamo un bivio nei pressi di una scultura raffigurante un gufo con cappello. Teniamo la destra, superiamo un'area di sosta e saliamo nel fitto del bosco. A mezz'ora dalla partenza, a 1476 metri di quota, incontriamo la deviazione che porta al belvedere della Croce di Vareno. Per raggiungerlo bastano cinque minuti. Tornati al bivio, si procede in senso opposto, salendo nel bosco, calpestando un'evidente traccia occasionalmente marcata da bolli gialli e azzurri, prima di incontrare i recentissimi segnavia realizzati dal CAI di Clusone per mappare il percorso del nuvo "Trekking della Presolana".

La croce di Vareno, la bassa Val Camonica e il Lago Moro.

I bolli biancorossi ci accompagnano in territorio aperto, regalandoci spettacoli meravigliosi, oltre ad una buona dose di fatica, conseguente ad una pendenza veramente notevole. Alle nostre spalle domina la mole del Pizzo Camino. Sulla destra l'imponente Presolana. Di fronte solo la nostra traccia che si fa largo, passo passo, nell'erba bassa dei pascoli alti. Sgobbando per una ora buona, si arriva ad incrociare un primo impianto sciistico (circa 1750 m-un'ora e mezza dalla partenza).

La pendenza è notevole...(foto di Claudio Papetti).

Nel tratto seguente si apprezza l'originalità della tracciatura del percorso, realizzata con lunghi bastoni di legno, fermati al suolo con ometti di pietra. Senza queste indicazioni avremmo avuto qualche difficoltà a mantenersi sul sentiero. 

L'originale segnaletica CAI, con lo sfondo della Presolana.

Accompagnati dalle fioriture di numerose Genziane di Koch, e graziati da un sensibile addolcimento della pendenza, arriviamo nei pressi di un grande ripetitore, dove percorriamo un tratto della larga cresta erbosa con belle viste sulla bassa Val Camonica ed il Lago Moro. Manca poco.

Genziane di Koch sulla cresta del Monte Pora.

Sfruttando una sterrata di servizio agli impianti raggiungiamo finalmente il Rifugio Cima Pora (due ore e 3/4 dalla partenza-1860 m) dove conviene programmare la meritata sosta, durante la quale potremo osservare lo spettacolare contrasto tra le rocce calcaree della Presolana ed i fitti boschi che la circondano con il fondovalle ed i pascoli sui quali si sono realizzati gli impianti sciistici. 

Da Cima Pora un (velato) sguardo al Lago d'Iseo.

La cima del Monte Pora (1880 m)  resta sulla sinistra e si raggiunge velocemente. Dalla piccola dolina che la caratterizza, verremo ripagati dei nostri sforzi con l'aerea visuale sul Lago d'Iseo e su tutta la bassa Valle Camonica. Il ritorno avviene seguendo le tracce della salita. La discesa ci ha impegnato per poco più un'ora.

La seggiovia ed il Rifugio Cima Pora.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 27-05-2026 - inizialmente sereno, con nuvolosità in aumento e foschie di calore in quota. Qualche goccia al termine della discesa.
Punto di partenza dell'escursione: Il recente parcheggio pubblico con circa 50 posti auto all'inizio di Colle Vareno. Dista circa 51 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di un'ora d'automobile. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Si superano Clusone, Rovetta e Castione della Presolana. All'incrocio semaforico di Dorga si svolta a destra, entrando in paese. Si seguono le indicazioni per Lantana, fino ad imboccare via Monte Pora che si percorre per altri 4 km. Giunti a Colle Vareno, il nuovo parcheggio pubblico (proprietà del Comune di Angolo Terme) è immediatamente visibile.  
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 550 metri di sola salita per un totale di oltre nove chilometri. 
Durata: Il percorso dell'intera escursione impegna per circa 4 ore, al netto delle soste.

Alle nostre spalle le Corna di San Fermo ed il Pizzo Camino (foto di Claudio Papetti).

Il sentiero del bosco incantato: Questo tracciato attraversa un tratto di foresta di proprietà pubblica ed è adatto a tutti, in particolare a famiglie con bambini. Il sentiero è corredato di sculture in legno e di pannelli che raccontano leggende del territorio. Si percorre in un'ora, coprendo un dislivello di circa 100 metri. Altre info in questo sito: https://visitpresolana.it/attivit%C3%A0/attivita-per-la-famiglia/sentiero-del-bosco-incantato.
Il trekking della Presolana, a cura del CAI di CLUSONE: Questo recentissimo progetto è nato per tracciare un percorso ad anello che consenta di ammirare la Presolana da ogni punto di vista. L'itinerario per tutti copre una lunghezza complessiva di circa 60 km, percorribili in 5 tappe. Tutti i dettagli si trovano qui: https://www.trekkingpresolana.it/

Fioritura di Antillide nei prati alti del Pora.

Altre escursioni in zona: In questo blog viene proposta un'altra escursione, ad anello, che calpesta le pendici del Monte Pora. Questo il link di collegamento: https://dislivellozero.blogspot.com/2024/06/un-anello-tra-le-malghe-ed-i-pascoli.html.
Con partenza da Lantana (l'ultima frazione prima di Col Vareno) sono invece descritti altri due percorsi.  Il primo, adatto a tutti, bambini compresi è recuperabili da questo link: https://dislivellozero.blogspot.com/2020/08/a-caccia-di-stelle-e-di-fresco-nei.html. Il secondo, decisamente più impegnativo, porta alla vetta dello Scanapà. Questo il link: https://dislivellozero.blogspot.com/2022/11/da-lantana-alla-croce-di-vetta-dello.html.
Cartografia: L'escursione proposta è evidenziabile nella cartina escursionistica (scala 1:25.000) CLUSONE-PIZZO DELLA PRESOLANA, realizzata dal CAI di Bergamo. Info su prezzi e disponibilità qui: https://www.caibergamo.it/commissione-sentieri/carte-escursionistiche-delle-orobie.

Scultura in legno del sentiero del bosco incantato (foto di Claudio Papetti).




giovedì 21 maggio 2026

Da Dossi alla cascata della Valle Antica, passando da quella della Val di Foga e dalle Stalle di Redorta, dove ci attendeva un nutrito branco di stambecchi.

🥾 Dislivello: 550 metri           ⌚ Durata: oltre 3 ore e mezza          📏Lunghezza: circa 8 km

Minaccia di temporale sulle Baite del Redorta (foto di Claudio Papetti).

La partenza di questa escursione prende forma da un piazzale che si trova poco dopo le ultime case di Dossi (855 m), frazione di Valbondione (nelle note in fondo al post trovate come arrivarci). Si parcheggia accanto ad un evidente cartello dove è evidenziato il tracciato che percorreremo, calpestando una strada agro-silvo-pastorale, fino alle Stalle di Redorta.

Il punto di partenza dell'itinerario.

Lo sterrato parte subito con buona pendenza, restando all'interno di un bosco ceduo. Superando otto tornanti (e ammirando numerose fioriture di margherite, silene dioica e saponaria rossa) arriviamo in poco più di venti minuti al bivio che, in pochi minuti, ci porterebbe a Salvasecca (1030 m circa). Noi procediamo invece sullo sterrato principale, salendo sul tornante sinistrorso. La strada prosegue con pendenza regolare. Ad una quarantina di minuti dalla partenza compaiono i segnavia biancorossi del CAI. Siamo sul sentiero CAI n. 331 che ci farà compagnia per un lungo tratto.

Il Pizzo della Corna dal sentiero di salita (foto di Claudio Papetti).

Dopo un'ora di cammino, sempre all'altezza di un tornante, incontriamo una freccia in legno che segnala un (difficile) sentierino che scende fino alla base della Cascata della Val di Foga. Consiglio di non percorrerlo in caso di terreno bagnato o sdrucciolevole, anche se ci sono alcune corde in nylon utilizzabili per evitare rovinose cadute. Lo spettacolo delle acque che precipitano, nebulizzandosi, per circa 125 metri, merita tutte le difficoltà incontrate per poterlo ammirare.

La cascata della Valle di Foga vista dalla sua base 
(foto di Claudio Papetti).

Tornando sulla strada forestale si continua a faticare, alternando ripidi tratti cementati a brevi tratti in falsopiano, fino a superare tutto il dislivello della cascata e giungere alla testata della stessa (1290 m circa-un'ora e mezza dalla partenza) effettuando un guado del torrente che supera il fondo cementato prima di precipitare a valle. 

Il guado del torrente della Valle di Foga (foto di Claudio Papetti).

La salita è quasi completata. Con altri dieci minuti di cammino lambiamo, seminascosto dalla folta vegetazione, l'immenso traliccio di cemento di una teleferica, costruita nei primi anni del novecento.  Veniva utilizzato per  il trasporto dei materiali necessari alla costruzione della condotta forzata che scende tuttora alla centrale idroelettrica dei Dossi. 

Vista del fondovalle, con le dolomiti della Valcanale 
sullo sfondo (foto di Claudio Papetti).

Poco oltre arriviamo al bivio dove si abbandona il sentiero CAI 331 (che sale a destra in direzione del Lago d'Avert) e si procede diritti, superando un ampio piazzale e imboccando una mulattiera che ci deposita di fronte alla prima delle Stalle di Redorta (1348 m - due ore dalla partenza).

Arrivo alla prima delle Baite del Redorta.

Lo spettacolo che ci offre questa antichissima contrada è semplicemente meraviglioso. Le baite, con i muri in sasso ed i tetti in ardesia, rappresentano uno splendido esempio di architettura rurale. Ed anche il panorama su vette e fondovalle è fantastico. Ulteriori informazioni, storiche e geografiche, sono a disposizione nelle note a fondo pagina, che si rifanno ad un'escursione di tre anni fa, effettuata con tempo bello ed ottima visibilità.

Giovani stambecchi alle Baite di Redorta.

Ma quello che oggi ci ha più emozionato sono quelli che possiamo considerare i "nuovi abitanti" della contrada: gli stambecchi, che ospitano i prati, i boschetti ed anche le terrazze erbose delle singole baite quando il flusso di residenti ed escursionisti tende a scemare. Abbiamo avuto la fortuna di vedere almeno una ventina di questi splendidi ungulati; dai maschi più anziani, più propensi ad una vita solitaria, ai branchi di femmine al pascolo con i piccoli ed i più giovani. 

Maschio adulto di stambecco in piena muta.

Li abbiamo osservati durante le loro attività quotidiane. A maggio gli stambecchi fanno la "muta", liberandosi della pelliccia invernale grattandosi contro le rocce o i tronchi degli alberi più robusti. I maschi adulti cercano di liberarsi del fastidioso prurito provocato dalla muta aiutandosi con la punta delle loro poderose corna. I branchi vagano nell'erba alta, mangiandola e bevendo la rugiada formata dal primo mattino. Restano spesso vicini al limitare del bosco, per poterne brucare i primi germogli, di cui vanno particolarmente ghiotti.

Branco di stambecchi al pascolo (foto di Claudio Papetti).

Questi ungulati ci hanno offerto una grandissima emozione, condita però da un velo di amarzza. Fino a quarant'anni fa, sulle Orobie non c'era traccia di stambecchi. Nel 1987 fu effettuata un'operazione di riproduzione della specie da parte di Regione Lombardia e Provincia di Bergamo, che ha consentito, nel tempo, di poter ammirare la presenza di oltre mille esemplari, che rappresentano un'eccezionale occasione di carattere naturalistico ma anche di sviluppo turistico locale.

Il capobranco ci tiene sotto controllo.

In questi giorni però, una serie di discutibili emendamenti governativi alla legge venatoria attualmente in vigore, hanno inserito questo ungulato fra le specie cacciabili, con conseguenze facilmente immaginabili per animali che, da quasi mezzo secolo, non conoscono il letale pericolo rappresentato dalle doppiette. 

Pascolo con vista (foto di Claudio Papetti).

Ma la nostra escursione non è finita. Dall'ultima baita parte un sentiero che entra in una folta faggeta e, in una decina di minuti, giunge sul greto del torrente della Valle Antica, proprio alla base di una  suggestiva e nascosta cascata (1380 m circa-due ore e un quarto dalla partenza, ovviamente senza contare le numerosissime soste). Siamo nel punto più alto del percorso. Il ritorno, effettuato sul medesimo tracciato, ci impegnerà per poco più di un'ora e un quarto. 

La cascata della Valle Antica (foto di Claudio Papetti).

Note tecniche ed altre informazioni:

Data dell'escursione: 18-05-2026 - da parzialmente a molto nuvoloso, con piovaschi in tarda mattinata.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio sterrato al termine della frazione Dossi, nel Comune di Valbondione, che dista circa 50 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le relative indicazioni e percorrendo la Strada Provinciale 49. Al termine della frazione Dossi, sulla sinistra salendo, si trova una piccola area sterrata con freccia in legno indicante la direzione per le Baite di Redorta. Sul lato opposto della provinciale si trova un altro ampio sterrato dove è possibile lasciare l'auto. Non è attualmente previsto nessun pedaggio. Cento metri più avanti, sulla sinistra, si trova una piattaforma ecologica comunale.

Due delle Baite di Redorta.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 550 metri di dislivello per una lunghezza totale di circa otto chilometri, comprese le deviazioni per visitare le due cascate.
Durata: Tra andata e ritorno si cammina per oltre tre ore e mezzo, escluse le numerose soste.

Prima vista sulla cascata della Val di Foga
dal sentiero di salita (foto di Claudio Papetti).

Info storico-geografiche sulle Baite (o Stalle) di RedortaQuesta località è uno degli agglomerati più antichi della zona, insieme al piccolissimo nucleo di Salvasecca ed al pittoresco borgo di Maslana. Pare che fosse già abitata quando nel fondovalle c'era un lago formatosi dopo l'ultima glaciazione (quella di Wurm, circa 11.000 anni fa). Sul sentiero di salita alle baite si incontra una deviazione a sinistra che consente di arrivare alla base della cascata della Valle di Foga. Proseguendo su quella traccia si raggiungono alcune miniere abbandonate. Si estraeva la galena argentifera (un solfuro di piombo). Questo complesso minerario è ormai invaso dall'acqua e per anni è stato visitato utilizzando una piccola barca.
Altre informazioni sull'architettura rurale, la storia e sui dettagli del panorami sono consultabili nel mio post descrittivo dell'escursione di tre anni fa, con partenza da Valbondione. Il link è: https://dislivellozero.blogspot.com/2023/05/sul-balcone-piu-soleggiato-dellalta.html.

Giovane di stambecco nel prato delle Baite 
di Redorta (foto di Claudio Papetti).

Info sugli emendamenti alla legge venatoria: Per chi volesse approfondire la portata (e la gravità) degli emendamenti sul disegno di legge di riforma dell'attività venatoria attualmente in discussione in Parlamento, alleghiamo due dettagliati articoli di stampa nazionale e una sintesi dei punti principali redatta dal WWF. Questi sono i relativi link:
Se infine siete interessati ad un breve resoconto sulla reintroduzione dello stambecco nelle Orobie, il post di riferimento in questo blog è: https://dislivellozero.blogspot.com/2018/03/incontri-ravvicinati-con-gli-stambecchi.html.
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è ben evidenziata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000.


Stambecchi alle Baite di Redorta (video di Claudio Papetti).