mercoledì 28 luglio 2021

Nel microcosmo dolomitico della Cornagera, partendo dal piccolo borgo di Ama (che nasconde un segreto).

L'altipiano di Selvino nasconde molti tesori.  Con questa escursione scopriremo il microcosmo dolomitico della Cornagera partendo da un piccolo borgo che ha custodito uno splendido segreto per oltre settant'anni.

Il torrione Longo, in Cornagera.

L'itinerario parte dal piccolo parcheggio della frazione di Ama (924 m) posto di fronte alla trattoria delle Tre Corone. Per la sua posizione altamente panoramica ed in seguito allo sviluppo urbanistico legato alla politica turistica delle seconde case, Ama ha subito una notevole trasformazione rispetto al passato.  Durante la seconda guerra mondiale il borgo era costituito da poche case in pietra, abitate da un centinaio di abitanti.   Nel 1943, cinque famiglie di religione ebraica, diciassette persone in tutto, trovarono rifugio ad Ama e furono protetti dalla discrezione di tutta la popolazione.   Il segreto rimase tale fino alla Liberazione e, successivamente, per tutti gli anni a venire fino al 2016, quando la vicenda fu resa nota dalla pubblicazione di un libro.    Nelle note in calce al post trovate ulteriori informazioni sulla vicenda.

Il borgo di Ama, visto dal sentiero di salita.

Sin dal parcheggio è evidente la segnaletica del sentiero CAI n. 537 che si inoltra nel bosco e, tramite una bella mulattiera gradinata porta, in una ventina di minuti, alla località Cantul (1015 m). Qui si attraversa la strada asfaltata per entrare in un grande parcheggio a lato del quale il tracciato riprende a salire nel bosco, ora più fitto.   Dopo circa un quarto d'ora si incontra un bivio.   Entrambi i sentieri portano alla vetta della Cornagera e sono classificati EE (per escursionisti esperti).

La croce di vetta della Cornagera.

Prendiamo a sinistra il segnavia 537/A che, con alcuni strappi, remunerativi ma senza particolari difficoltà, aggira il massiccio risalendolo da ovest.   Dopo circa un'ora da Cantul si arriva ad un colletto dal quale, tenendo la destra, in pochi attimi ci si trova di fronte alla croce che campeggia sulla cima della Cornagera (1311 m).   Bellissimo il panorama su Ganda, sui monti Rena e Misma e sulla bassa Valle Seriana.   Particolare anche il colpo d'occhio sul nucleo di Amora, di cui si narra che le sue case furono imbiancate per ricordare il gesto galante di un gruppo di rocciatori che, dopo essersi arrampicati sulle guglie della Cornagera, lanciarono sul paese numerosi cesti colmi di fiori alpestri per omaggiare le ragazze del borgo.

Il paesino di Amora, visto dal punto dove probabilmente
i rocciatori hanno lanciato i cesti floreali.

Dalla vetta ci si dirige verso nord, percorrendo in cresta il tratto più impegnativo, che giustifica la classificazione "per escursionisti esperti".   Siamo sul segnavia CAI n. 521, che va seguito con attenzione, anche se è forte la tentazione di ammirare le guglie dolomitiche che si vanno via via palesando.   In questi casi si consiglia di fermarsi, guardare quanto si vuole e, ripreso il cammino, di concentrarsi su dove si mettono gli scarponi.    Al termine della dorsale cespugliata si scende da una paretina rocciosa, al termine della quale si ritrova il segnavia 537, che ci accompagna all'interno di un labirinto di roccia, delimitato da ripide pareti ed imponenti torrioni rocciosi.

Nel buco della Carolina.

Al limite settentrionale del labirinto si incontra il mitico "buco della Carolina", uno strettissimo pertugio di roccia che, nel tratto finale, consente a stento il passaggio di una singola persona.  Usciti a rivedere la luce, si sale brevemente a destra per arrivare sulla larga sterrata di servizio dell'ovovia e delle piste da sci. La si risale fino al grande rifugio del Poieto (circa tre quarti d'ora dalla cima della Cornagera).  Dai prati del rifugio si sale in breve alla cima del monte Poieto (1360 m) dove si trova una cappelletta ed un panorama a 360° sulle prealpi orobiche.  

I prati del Poieto.

Ridiscesi al rifugio ed alla stradina sterrata, si ritorna al bivio che, a destra, ci infilerebbe di nuovo nel buco della Carolina.    Prendiamo invece a sinistra e ci rituffiamo nelle dolomie della Cornagera, completandone l'esplorazione aggirando verso Est la sua caratteristica struttura rocciosa.   In questo tratto si incrociano i torrioni più famosi, abituale palestra per generazioni di arrampicatori.   Ad ogni passo fatto in questo ambiente cresce sempre più la sensazione di essere stati catapultati in un minuscolo angolo della Terra di Mezzo. 

Nel labirinto...

Rimanendo sempre sul segnavia 537, arriviamo ad alcuni pascoli cespugliati ed incolti, per poi scendere decisamente nel bosco.   Seguendo fedelmente il tracciato, ci ritroviamo al bivio con la deviazione indicata con il 537/a, completando così una sorta di periplo della Cornagera. Si continua la discesa, ritrovando la località Cantul e, successivamente, il borgo di Ama con il suo silenzioso segreto.

Campanula selvatica nel bosco che circonda la Cornagera.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 25-07-2021. Tempo umido e nuvoloso, con perturbazione in avvicinamento.
Partenza: Parcheggio sulla via principale del borgo di Ama (frazione di Aviatico), posto dopo la chiesa e di fronte alla trattoria Tre Corone.   Ama si trova sull'altipiano di Selvino, dista da Bergamo poco più di 20 chilometri, percorribili in 35 minuti. 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: quasi 500 metri di sola salita, per una lunghezza complessiva di cinque chilometri e mezzo.  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto servono circa 3 ore e mezza.
Il torrione Gemelli, in Cornagera.

Altri suggerimenti di carattere storico-culturaleCome anticipato nella descrizione dell'itinerario, il borgo di Ama è il protagonista silenzioso del libro intitolato "Un rifugio vicino al cielo" di Aurora Cantini, Silele Edizioni.    Il testo narra le vicende di cinque famiglie di religione ebraica che trovarono rifugio nelle case di Ama dalle persecuzioni nazi-fasciste dal 1943 fino ai giorni della Liberazione.  La maestra elementare, il parroco, i partigiani locali e tutto il paese hanno contribuito a proteggere e salvare queste famiglie.  Una di queste si era nascosta nell'appartamento vicino all'Albergo Tre Corone, all'interno del quale era installato l'unico telefono funzionante del borgo.   A questo apparecchio chiamava un'amica di Bergamo che li preavvisava della partenza dei rastrellamenti e permetteva agli abitanti del paese di portare i rifugiati nelle stalle della minuscola frazione di Predale dove si sarebbero nascosti insieme ai partigiani ed ai giovani renitenti alla leva.    Dopo la guerra nessuno ha più parlato di questa vicenda, prima per timore di ritorsioni poi, forse, per discrezione e rispetto.   Il segreto è stato rotto solo nel 2016, quando un'anziana di Ama, all'epoca ragazzina 14enne, ha cercato di entrare in contatto con la sua amica coetanea che faceva parte di una delle famiglie ebree. 

Doronico dei macereti, aggrappato alla dolomia della Cornagera.

A poca distanza, in Comune di Selvino, si trova la ex Colonia di Sciesopoli che, al termine della seconda guerra mondiale e fino al 1948, ospitò centinaia di bambini ebrei, moltissimi dei quali orfani, sopravissuti ai ghetti ed ai campi di concentramento o vissuti per strada e nascosti nelle foreste.   Nell'edificio del Municipio di Selvino è stato realizzato un museo memoriale che racconta questa storia di rinascita e speranza.    Il museo è aperto tutte le domeniche dei mesi estivi e la prima domenica del mese nelle altre stagioni.   Nelle giornate di apertura del museo, effettuando prenotazione anticipata, è possibile visitare l'edificio di Sciesopoli.    Prenotazioni a mezzo mail (sciesopoli@comunediselvino.it) o chiamando il n. 035 0521582.

La mulattiera che porta da Ama al Cantul.

Altri suggerimenti di carattere gastronomico: Sul tracciato dell'escursione è possibile effettuare una sosta di ristoro al Rifugio Monte Poieto, normalmente aperto nei fine settimana.  Sono predisposit anche appositi spazi all'aperto.  Maggiori info: www.montepoieto.it oppure https://www.facebook.com/RifugioMontePoieto.
Ad Ama, proprio di fronte al parcheggio di partenza dell'escursione, si trova ancora la Trattoria Tre Corone, dove giungevano le telefonate che avvisavano dell'imminente arrivo dei rastrellamenti nazi-fascisti.   Esternamente l'edificio è rimasto pressochè immutato.   L'interno è stato ristrutturato ed è diventato un bistrot, dotato anche di terrazza esterna con vista panoramica.   Per saperne di più: https://www.facebook.com/trecoronebistrot.
Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare un'altra escursione che parte negli immediati pressi.  Il link di collegamento è il seguente: https://dislivellozero.blogspot.com/2018/05/da-aviatico-al-monte-suchello-il.html.
Cartografia: Carta turistico-escursionistica della Provincia di Bergamo (tavola 08). Scala 1:25.000.

Fuori dal labirinto, seguendo il segnavia n. 537.


venerdì 23 luglio 2021

Pedalando sulla ciclabile delle valli di Tures ed Aurina, in uno dei territori più autentici dell'Alto Adige.

La ciclabile delle valli di Tures ed Aurina unisce Brunico a Campo Tures e prosegue oltre, fino a Lutago, seguendo uno dei tre rami con i quali si dirama e si sviluppa il territorio più settentrionale della nostra nazione.  Nel suo tratto principale, la ciclabile attraversa un'ampia piana, pressoché pianeggiante, formata dai sedimenti millenari del rio Aurino.

La piana di Campo Tures.

Si attraversa un territorio fertilissimo, coltivato da secoli dagli agricoltori locali, percorrendo strade battute soltanto da biciclette e trattori.  Il tratto più suggestivo inizia dal paese di Gais (819 m) dove si può parcheggiare nei pressi di un gradevole laghetto balneabile circondato da un grande prato dove è possibile sostare, bagnarsi e prendere il sole.   La pista ci passa proprio accanto, prima di raggiungere una piccola zona produttiva che si supera in breve, per poi entrare in un mondo a sé stante, tra verdissimi campi coltivati a segale e le azzurrissime acque dell'Aurino. 

La ciclabile costeggia il Rio Aurino.

La piana è circondata da rilievi ricoperti da fitte abetaie, che si alternano ad ampie radure coltivate, in mezzo alle quali troneggiano storici masi, spesso posizionati in luoghi impensabili, soprattutto se si pensa alle modalità di accesso agli stessi.   In questo ampio panorama si pedala, senza apprezzabile dislivello, tra elegantissime fattorie e piccole zone naturali, protette per le loro particolari caratteristiche ambientali. 

Nei pressi di Caminata di Tures.

Dopo una dozzina di chilometri si attraversa il paese di Caminata di Tures (850 m) oltre il quale la pista costeggia una freschissima foresta.  Dietro quelle conifere si nascondono le tre fantastiche cascate di Riva, facilmente visitabili percorrendo a piedi un sentiero che parte dal parcheggio del bar delle Cascate, che si trova proprio ai bordi della ciclabile.   La spettacolarità e la facilità di accesso delle cascate ha creato un turismo di massa che, nei periodi di punta, rende difficoltosa e poco gradevole la visita.   In bassa stagione e nei giorni feriali c'è la speranza di unire una bella pedalata con la possibilità di ammirare uno dei tesori naturali più significativi dell'Alto Adige. 

La prima cascata di Riva - foto di Elisa Di Blasi.

Proseguendo oltre, la ciclabile taglia la valle e raggiunge in breve Campo Tures (864 m) ed il suo Castello medioevale, uno dei più belli e meglio conservati della provincia di Bolzano.   E' molto gradevole uscire dall'abitato e pedalare sulle stradine bianche che portano tra i campi coltivati della piana antistante il borgo.   

Zoom sul Castello medioevale di Tures.

Alcuni boschetti offrono dei punti di sosta dotati di panchine ombreggiate che consentono momenti di relax trascorsi ad ammirare il panorama che si apre alle spalle del paese.   Il circo di montagne che circonda le valli di Tures ed Aurina è talmente imponente che si contano oltre ottanta cime che superano i tremila metri di quota!

Sullo sfondo spuntano le Alpi della Zillertal.

Dai coltivi di Campo Tures si può rientrare velocemente a Caminata e quindi a Gais, pedalando agevolmente e senza fretta, attraverso e fra le quinte di immaginifici panorami di un territorio tra i più autentici dell'Alto Adige.

Sulle strade bianche della piana di Tures.

Info tecniche:

Data dell'ultima escursione: 7 luglio 2021.
Partenza: parcheggio nei pressi della zona sportiva e del laghetto naturale "Baggalocke" di Gais, all'ingresso della Val di Tures, ad una quindicina di chilometri dal centro di Brunico (BZ).    
Dislivello: Circa 80 metri di dislivello complessivo.
Durata e distanza: L'itinerario descritto (andata e ritorno) è poco meno di trenta chilometri (un'ora e mezza di bicicletta).

Il giardino del Bad Winkel - foto di Elisa Di Blasi.

Altri suggerimenti: Chi fosse interessato a visitare il Castello di Tures può scoprire i dettagli organizzativi nel seguente sito: https://www.campo-tures.net/castello-di-tures.
Per chi vuole invece ammirare le Cascate di Riva, sullo stesso sito la pagina è: https://www.campo-tures.net/cascate-di-riva. 
I suggerimenti in rete, per entrambe le destinazioni, si sprecano.   L'unico consiglio che mi sento di dare è quello di evitare periodi ed ore di punta.   In mezzo alla folla, anche il posto più bello perde la propria poesia. 
Nei pressi delle Cascate di Riva vi suggerisco una sosta al ristorante albergo Bad Winkel, le cui origini si ritrovano addirittura nel diciassettesimo secolo.  Sedendosi ai tavoli del loro giardino, si possono gustare piatti locali con una vista spettacolare sul Castello e la piana di Tures e sui rilievi più alti del Parco naturale delle vedrette di Ries.   Maggiori info sul loro sito: https://www.bad-winkel.com/it/home.
Cartografia: Carta escursionistica, cicloturistica e scialpinistica della Kompass: n.82, Tures - Valle Aurina in scala 1:50.000.

Processione religiosa in Valle Aurina - foto di Elisa Di Blasi.





martedì 13 luglio 2021

Sulla ciclopedonale della Valle Anterselva, tra spettacolari panorami dolomitici, masi storici e freschissime abetaie.

La Val Pusteria offre molte occasioni agli amanti del turismo dolce.  Particolare l'offerta delle piste ciclopedonali, che consentono di esplorare praticamente tutto il comprensorio, vallette laterali comprese.   In queste ultime si scoprono itinerari meno battuti ed ugualmente panoramici, adatti ad ogni tipo di esigenza.

La testata della Valle Anterselva vista dalla pista ciclabile
 poco prima di Anterselva di Sotto.

La ciclabile che percorre la Valle Anterselva, per esempio, attraversa un territorio che sembra essersi cristallizzato nel tempo.   Un mondo contadino che si regge sulla tradizione dei masi di montagna. In Alto Adige, da almeno sette secoli, queste abitazioni rurali vengono lasciati in eredità soltanto nella loro complessità, impedendone il frazionamento.   In questo modo si è conservata la loro peculiarità e, mentre si pedala o si cammina ammirandone la particolare architettura rurale, si ha l'impressione che  passeranno altrettanti secoli, senza che si modifichi alcunché. 

Maso lungo la pista ciclabile. Foto di Elisa di Blasi.

Mia moglie ed io abbiamo percorso la ciclabile partendo da Rasun di Sopra (1091 m) per arrivare ad Anterselva di Mezzo.  Dal centro del piccolo villaggio (500 abitanti) abbiamo preso la via del biotopo che, in breve ci ha portato a costeggiare l'area protetta della torbiera di Rasun, portandoci in un freschissima abetaia che ricopre l'intera zona.   Chi lo desidera potrà inoltrarsi all'interno della torbiera per mezzo di alcuni camminamenti allestiti con traversine in legno, per ammirare una flora particolare e molto rara.

La torbiera di Rasun è protetta dall'abetaia posta sulla destra guardando la foto.

Se alla partenza la ciclabile è asfaltata, nell'area protetta il tracciato diviene sterrato e, nell'ultimo tratto, si fa  un po' sconnesso.   Il disagio dura comunque poco, perché in breve si giunge al borgo di Anterselva di Sotto (1109 m), dove ci aspetta l'unica salita degna di nota di questo itinerario.   La si incontra alla fine del paese e ci porta ad incrociare la strada provinciale che sale verso il lago di Anterselva.   Nel tratto successivo si è costretti a costeggiarla.   Le indicazioni ci aiutano a prendere una traccia protetta che inizialmente segue la carreggiata destra, per poi attraversare la provinciale su apposite strisce pedonali e, nei pressi di una rustica chiesetta di campagna, imboccare una stradina asfaltata che ci porterà dentro al borgo di Anterselva di mezzo (1236 m), dal quale si ammira uno splendido dettaglio della corona di montagne che divide l'Italia dall'Austria.

La pista nei pressi di Anterselva di Mezzo.

Il ritorno segue lo stesso percorso fino ad Anterselva di Sotto, dove è possibile una sosta per il ristoro in una deliziosa pasticceria (vedi note tecniche) o presso il chiosco di un laghetto attrezzato per la pesca sportiva.   Dal paese si prende poi il tracciato ufficiale della ciclabile della valle, che attraversa ampi e ordinati coltivi di cereali, patate ed insalata.   E' un tratto soleggiato e panoramicissimo, grazie alle diverse sfumature cromatiche dei campi coltivati ed all'affascinante sipario che si apre sullo sfondo, dove lo sguardo è calamitato dalle cime dolomitiche che contornano a nord il parco naturale di Fanes-Sennes-Braies.

Le dolomiti del parco Fanes-Sennes-Braies viste
dai campi di granturco di Rasun di Sopra.

Se siete fortunati con il meteo, non dimenticherete lo spettacolo fornito da questi venti chilometri semi-pianeggianti, non solo per quel che si può ammirare con lo sguardo, ma anche per gli intensi profumi di campagna e la persistente brezza alpina, che scende a rinfrescare il fondovalle, dopo aver accarezzato le cime delle fitte abetaie che coprono i lati della Valle Anterselva.

La ciclopedonale tra Rasun di Sopra e Anterselva di Sotto.

Info tecniche:

Date delle escursioni: 6 e 8 luglio 2021.
Partenza: via del biotopo a Rasun di Sopra, nel Comune di Rasun-Anterselva in Valle Anterselva (provincia di Bolzano), laterale della Valle Pusteria. Rasun di Sopra dista poco meno di 90 chilometri da Bolzano e una sessantina dal casello autostradale di Bressanone.   
Dislivello: Circa 150 metri di dislivello complessivo.
Durata e distanza: L'itinerario descritto è di circa 20 chilometri (un'ora e mezza di bicicletta).

Rasun di Sopra vista dall'agriturismo Branterhof.

Altri suggerimentiPer chi fosse interessato al pernottamento, noi abbiamo usufruito dei servizi dell'agriturismo Branterhof della famiglia Schatzer-Treyer, situato a 50 metri dalla pista ciclabile, in località Zegl, a Rasun di Sopra.   Gli appartamenti sono spaziosi, estremamente funzionali e pulitissimi. I proprietari sono gentilissimi e disponibili per ogni informazione o necessità.    Per maggiori info: www.branterhof.it. - Tel. 0474 496208.
Ai golosi, suggeriamo una sosta alla pasticceria Cafè Sankt Walburg, nel centro di Anterselva di sotto.  Seduti ai tavoli all'aperto, si gustano ottime torte ed uno strepitoso strudel.    Particolarmente buoni anche sandwich e toast, realizzati con pane tirolese e l'immancabile speck locale come ingrediente principale. Maggiori dettagli, anche gastronomici, sulla pagina facebook: https://www.facebook.com/sanktwalburg/.
Cartografia: Presso gli uffici del turismo e nelle cartolerie è in vendita la cartina escursionistica della Valle Anterselva in scala 1:25.000.
Mamma Papera e i suoi paperini a caccia di cibo nei prati
limitrofi all'agriturismo.


lunedì 28 giugno 2021

Sulla ciclopedonale dei Colli di Bergamo, tra monasteri, santuari e freschissimi boschi, ricordando un'azione partigiana.

La ciclopedonale del Parco dei Colli si presta ad essere base di partenza per diversi itinerari che hanno in comune la fresca ombra dei boschi cedui e lo scenario storico degli edifici e dei piccoli borghi che concorrono a completare l'ambientazione medioevale di Bergamo Alta. 

Il Resegone dalla Piana del Gres

Questa proposta di itinerario ad anello parte dall'antico monastero benedettino di Valmarina (310 m -  vedi come raggiungerlo nelle note tecniche in calce) edificato nel dodicesimo secolo e recentemente restaurato per ospitare la sede istituzione del Parco dei Colli di Bergamo.   I dintorni del monastero sono caratterizzati da un suggestivo paesaggio composto da terrazze a prato e coltivi. 

Le terrazze a prato nei pressi del monastero di Valmarina.

Proprio dietro l'edificio transita la ciclopedonale del parco. La si imbocca tenendo la destra al primo bivio e percorrendo un primo tratto in salita, che raggiunge ed attraversa via Ramera (354 m).   Subito dopo il tracciato la traccia scende con ampie curve nel bosco di querce e castagni, costeggiando per un buon tratto il torrente Quisa.

L'ex monastero di Valmarina, ora sede del Parco dei Colli di Bergamo.

Dopo aver percorso circa tre chilometri dalla partenza (45 minuti di cammino da Valmarina) è possibile effettuare una breve deviazione, prendendo a sinistra il sentiero n. 713 che, in pochi minuti, porta al monumento collocato a memoria dei partigiani che persero la vita il 26 settembre 1944.   La squadra stava fuggendo dopo aver assaltato un reparto di genieri tedeschi che aveva attrezzato la Villa Masnada di Mozzo come deposito di armi e munizioni.   L'azione partigiana era fallita e la loro fuga precipitosa, attraverso i campi di Sombreno ed i boschi dei colli, aveva come meta la piana di Petosino ed i loro rifugi situati sul Monte Ubione.   Ma i nazifascisti, che sembravano ben informati sui loro movimenti, li raggiunsero in questo luogo, trucidando sul posto cinque partigiani.    Altri tre furono catturati sul successivo percorso.   Vennero arrestati e giustiziati nella piazza di Petosino. Di un quarto partigiano non si seppe più nulla.

Il monumento ai partigiani.

Tornati sulla ciclopedonale, si prosegue in direzione di Sombreno, costeggiando l'ampio recinto di un maneggio con belle viste sulla Piana del Gres e sui monti Resegone, Tesoro ed Ubione.   In questo tratto è consentito il transito ai mezzi motorizzati ospiti del maneggio stesso.   In meno di un quarto d'ora dal monumento ai partigiani si raggiunge un bivio dove si tiene la sinistra (indicazioni per i santuari di Sombreno e Madonna della Castagna).   Il tracciato rimane nel fitto bosco.    Si raggiunge un quadrivio dove si procede diritti, seguendo l'indicazione per la Madonna della Castagna.

Il santuario della Madonna della Castagna.

Usciti dal bosco ci si trova di fronte il santuario in questione (281 m).   Il tracciato della ciclopedonale termina qui; abbiamo camminato per un'ora e mezza, percorrendo poco più di cinque chilometri.  Dopo essersi dissetati ad una fontanella, si prosegue per la via Madonna della Castagna che, poco più avanti entra in via Fontana. Teniamo la sinistra e cominciamo a salire, sempre su asfalto.   Con alcuni tratti ripidi si superano un centinaio di metri di dislivello, fino ad arrivare ai piedi di una ripida scaletta cementata che porta direttamente alla chiesa della Botta di San Sebastiano (410 m - 45 minuti circa dalla Madonna della Castagna). E' possibile evitare la scaletta seguendo la strada asfaltata che, grazie ad un tornante, raggiunge più dolcemente la piccola chiesa.

Chiesa di San Sebastiano.

Dalla Botta di San Sebastiano si continua a salire lungo la via Colle dei Roccoli che, in un quarto d'ora, porta all'omonimo colle (450 m) dove si trova anche la Trattoria dell'Alpino.   Per rientrare si prende il sentiero n. 910 che scende nel bosco con percorso a tratti ripido e potenzialmente scivoloso.   Perdendo un centinaio di metri di dislivello, il sentiero porta direttamente sulla pista ciclopedonale percorsa all'andata, giusto nei pressi di via Ramera.   Tenendo la destra, bastano pochi passi per individuare i muri chiari del Monastero di Valmarina.  

Barba di capra in fiore sulla discesa dal Colle dei Roccoli.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 24-06-2021 - tempo bello.
Partenza: Monastero di Valmarina.  L'omonima via di accesso è riservata al personale del Parco dei Colli.  Bisogna quindi parcheggiare nei pochi posti disponibili a lato della S.S. 470 della Valle Brembana, nei pressi del Bar Crema e Cioccolato. Altrimenti, venendo da Bergamo, si prosegue per un centinaio di metri sulla statale per trovare, alla propria destra, alcuni capienti posti pubblici con righe bianche.
Dislivello: circa 300 metri di sola salita, comprensivo dei diversi saliscendi effettuati durante tutto il percorso.  
Durata e distanza percorsa: Circa tre ore per oltre 10 chilometri complessivi percorsi.

Campo di grano a lato di via Fontana. 

Altri suggerimenti: Con una breve deviazione, più o meno a metà percorso, è possibile allungare l'escursione visitando il Santuario di Sombreno (338 m) situato sul colle che rappresenta l'ultimo sperone a nord dei Colli di Bergamo.   Bel panorama sulla pianura ed apprezzabili opere all'interno dell'edificio sacro, di cui si hanno le prime notizie nel dodicesimo secolo.  Arrivati dal sentiero 711, si può proseguire l'anello scendendo da una bella scalinata che porta alla villa neoclassica dei Conti Agliardi (proprietà privata - possibilità di visite guidate, dettagli sul sito: www.contiagliardi.it) con il suo bellissimo giardino in cui troneggiano splendidi alberi secolari. Costeggiando il giardino è possibile riprendere la ciclopedonale del Parco per arrivare alla Madonna della Castagna.
Cartografia: Carta escursionistica del Parco dei Colli di Bergamo - scala 1:15.000, Ingenia Cartoguide Editore.

La traccia dell'itinerario, tratta dalla Carta del Parco dei Colli di Bergamo.
Ingenia Cartoguire, si ringrazia per la concessione.




venerdì 18 giugno 2021

Un anello nei freschissimi boschi sopra Somasca, al cospetto del misterioso Castello dell'Innominato.

Questo itinerario ad anello che parte da Somasca esplora territori ricchissimi di storia ed attraversa per lo più boschi fitti e molto rinfrescanti (il 90% circa del percorso è all'ombra).  Nonostante le quote basse, può quindi rappresentare una buona alternativa anche nei periodi caldi.

Giglio di San Giovanni fiorito sulla cresta boscosa del Monte Gavazzo.

L'escursione parte dal piccolo parcheggio (circa 300 m s.l.m.) posto all'ingresso del viale delle cappelle che porta all'Eremo di San Girolamo (altre informazioni utili nelle note tecniche in calce a questo post).  Si risale il viale alberato fino a raggiungere la Scala Santa, che va percorsa fino al suo termine, proprio di fronte all'Eremo del Santo, incavato nella roccia.   Qui si devia a sinistra, continuando sul sentiero cementato che, con una serie di tornanti, giunge nei pressi del recinto che racchiude i resti della Rocca di Vercurago (circa 420 m), altrimenti nota come il Castello dell'Innominato, descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi.  

Il Monte Barro dalla Rocca di Vercurago.

E' questa una prima occasione per ammirare il panorama che si allarga su "quel ramo del lago di Como", ma anche di assaporare un luogo che ha vissuto secoli di storia belligerante, perché era il fulcro di tutte le contese del tratto di confine tra Stato di Milano e Repubblica Veneta nell'area della Val d'Erve.  Per un lungo periodo, all'interno di questi ruderi, si sono fronteggiate due distinte gendarmerie per controllare i passaggi dei rispettivi abitanti, perennemente in rissa tra loro per il possesso dei vicini pascoli e dei castagneti (altre notizie in merito nelle note tecniche). 

Interno del Castello dell'Innominato.

Dal lato opposto della rocca si scende fino all'omonima trattoria.    Si tiene la sinistra fino a raggiungere evidenti segnalazioni che indicano il sentiero che ci porterà fino a Camposecco (circa 600 m).  L'evidente tracciato si inoltra in un fitto bosco ceduo per raggiungere questa località in circa 45 minuti di cammino dalla trattoria.   Nella piccola radura si trova l'omonimo rifugio, sovrastato da una collinetta dalla quale lo sguardo si apre sul lago di Lecco e sulle montagne che lo dividono dalla Brianza.   Fino a questo punto l'escursione è consigliata a tutti.    Proseguendo serve buona gamba e, nella lunga discesa che valorizzerà il tratto finale, anche senso di orientamento.

Camposecco.

Tra una piccola baita ed il campo di bocce del rifugio Camposecco si individua la segnaletica del sentiero 929 che indica come destinazioni il Culmine ed il Monte Magnodeno.    La traccia si rituffa nel bosco, con pendenza da subito molto remunerativa e, senza spianate apprezzabili, ci porta in circa tre quarti d'ora alla località Culmine (918 m).   Siamo sulla cresta boscosa che scende dal Corno di Grao e prosegue a varcare le vette dei monti Gavazzo e Mudarga.    Prendendo a sinistra, in pochi passi si raggiunge il piccolo bivacco Mario Corti (921 m) di fronte al quale è stato posizionato un cippo (termine) indicante il confine esistente per secoli tra Stato di Milano e Stato Veneto. Dalla partenza si è camminato per oltre due ore.

Bivacco Corti e cippo di confine.

Dopo una pausa di ristoro, si ritorna al bivio del Culmine e si prosegue in quota, imboccando il sentiero della Valle (n. 801e) che ci riporterà, con un lungo tracciato, al punto di partenza.   Il primo tratto è anche il più suggestivo.  Restando nel folto della cresta boscosa, avvolti da una miriade di essenze arboree e floreali, guadagniamo la cima del monte Gavazzo (916 m) e, successivamente, del monte Mudarga (912 m).  Nei pressi delle due vette troviamo brutti roccoli di ferro e lamiera che mal si intonano all'ambiente che li circonda.   La passeggiata in quota, dal Bivacco Corti alla vetta del Mudarga, dura quasi un'ora.

Il Corno di Grao (1039 m).

Da quest'ultima cima il sentiero si fa gradinato e inizia a scendere con molta decisione.  La traccia rimane evidente ma scompare la segnaletica.  In questo tratto si incontrano due bivi privi di qualsiasi indicazione; in entrambi i casi va tenuta la destra.  La discesa è impegnativa, anche se molto panoramica.   In un paio di punti la vista sul Lago di Garlate, Vercurago e il fiume Adda è veramente strepitosa.  Si consiglia comunque di dedicare apposite soste agli scatti fotografici e di non distrarsi mentre si segue la traccia fra i ripidi pascoli che portano ai piedi di una fragile parete rocciosa particolarmente stratificata, in alcune zone imbragata da fitte reti metalliche che ne denunciano la particolare friabilità. 

Asteracea ripresa nei pressi della cima del monte Mudarga.

Le vertiginose rocce che sovrastano il paese di Somasca, veri e propri fogli di pietra scolpiti e compressi da millenari movimenti tellurici erano un'area di confine che, sul finire del diciottesimo secolo, fu oggetto di trattative tra Governo Austriaco (che aveva occupato parte della Lombardia) e la ormai moribonda Repubblica di Venezia.   Il Commissario Generale ai Confini dello Stato di Milano scrisse al governatore asburgico di cedere senza problemi la zona, perché in essa "...non c'era un gelso, né una vite, né una pertica di terreno coltivato. C'è solo qualche bosco e qualche pascolo sparso e, per buona parte, c'è solo sasso nudo."

Foschia sui laghi brianzoli, dalla cresta tra i monti Gavazzo e Mudarga.

L'impervia discesa impegna per oltre un'ora di cammino.   Dai ripidi pascoli ci si inoltra di nuovo nel bosco ceduo, fino a raggiungere una sterrata che costeggia la recinzione della Cappella degli Alpini e, poco più avanti, sbuca a monte dei prati che circondano la trattoria "La Rocca".   Non ci rimane che raggiungerla, risalire al Castello dell'Innominato, scendere all'Eremo di San Girolamo ed al suo piccolo parcheggio.

Ambretta.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 14-06-2021. Tempo stabile, caldo, con presenza di velature e foschie.
Partenza: Parcheggio di accesso alla via delle cappelle, posto al termine di via San Girolamo a Somasca, frazione di Vercurago (LC).   All'inizio del paese è disponibile un ampio parcheggio negli immediati pressi della Basilica di San Girolamo. In questo caso, per raggiungere il punto di partenza, bisogna attraversare il paese a piedi.   Somasca dista da Bergamo circa 30 chilometri, percorribili in tre quarti d'ora. 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 750 metri di sola salita. L'anello è lungo poco più di otto chilometri.  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto servono tra le 4,5 alle 5 ore.

Il retro della Rocca di Vercurago.

Altri suggerimentiI ruderi dell'antica Rocca di Vercurago (più nota come il Castello dell'Innominato) valgono da soli la gita a Somasca.   Per raggiungerli è inevitabile passare sulla via delle cappelle e sulla Scala Santa dell'eremo di San Girolamo e il senso di spiritualità di quei luoghi contrasta efficacemente con le cruente storie di battaglie e devastazioni che la Rocca ha subito nel corso dei secoli.   Oltre a quanto già indicato nel post che descrive l'itinerario, vanno ricordati episodi minori ma significativi come la sparatoria del 1621 tra soldati milanesi e quelli veneti.  Nel 1700 la Rocca assistette al passaggio di numerose truppe austriache che transitarono in una zona da anni soggetta a totale anarchia, dove proliferavano ruberie indiscriminate, incendi e distruzione di villaggi, tagli abusivi di interi castagneti, per non parlare dei frequentissimi fenomeni di furti di intere mandrie, in particolare di pecore.  Non stupisce quindi che questo panoramicissimo complesso fortificato, già edificato ai tempi del Barbarossa, abbia ispirato al Manzoni l'epica e controversa figura dell'Innominato.
Chi fosse interessato ad approfondire episodi storici legati al contesissimo confine che delimitava la Val d'Erve può leggere l'interessante volume dal titolo: Valle Brembana antica terra di frontiera. di Giuseppe Pesenti e Franco Carminati, editrice Corponove.
Geranio sanguigno.

Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare un altra escursione che percorre i crinali della Val d'Erve. Il link di collegamento è il seguente: 
https://dislivellozero.blogspot.com/2017/04/panorami-360-dalla-cima-del-monte.html
Cartografia: Carta dei sentieri della Val d'Erve della Ingenia Cartoguide (1:10.000), in vendita alla sede del CAI di Bergamo.

La traccia dell'itinerario, tratta dalla Carta dei sentieri della Val d'Erve,
Ingenia Cartoguide - si ringrazia per la concessione