🥾 Dislivello: 550 metri ⌚ Durata: oltre 3 ore e mezza 📏Lunghezza: circa 8 km
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| Minaccia di temporale sulle Baite del Redorta (foto di Claudio Papetti). |
La partenza di questa escursione prende forma da un piazzale che si trova poco dopo le ultime case di Dossi (855 m), frazione di Valbondione (nelle note in fondo al post trovate come arrivarci). Si parcheggia accanto ad un evidente cartello dove è evidenziato il tracciato che percorreremo, calpestando una strada agro-silvo-pastorale, fino alle Stalle di Redorta.
| Il punto di partenza dell'itinerario. |
Lo sterrato parte subito con buona pendenza, restando all'interno di un bosco ceduo. Superando otto tornanti (e ammirando numerose fioriture di margherite, silene dioica e saponaria rossa) arriviamo in poco più di venti minuti al bivio che, in pochi minuti, ci porterebbe a Salvasecca (1030 m circa). Noi procediamo invece sullo sterrato principale, salendo sul tornante sinistrorso. La strada prosegue con pendenza regolare. Ad una quarantina di minuti dalla partenza compaiono i segnavia biancorossi del CAI. Siamo sul sentiero CAI n. 331 che ci farà compagnia per un lungo tratto.
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| Il Pizzo della Corna dal sentiero di salita (foto di Claudio Papetti). |
Dopo un'ora di cammino, sempre all'altezza di un tornante, incontriamo una freccia in legno che segnala un (difficile) sentierino che scende fino alla base della Cascata della Val di Foga. Consiglio di non percorrerlo in caso di terreno bagnato o sdrucciolevole, anche se ci sono alcune corde in nylon utilizzabili per evitare rovinose cadute. Lo spettacolo delle acque che precipitano, nebulizzandosi, per circa 125 metri, merita tutte le difficoltà incontrate per poterlo ammirare.
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| La cascata della Valle di Foga vista dalla sua base (foto di Claudio Papetti). |
Tornando sulla strada forestale si continua a faticare, alternando ripidi tratti cementati a brevi tratti in falsopiano, fino a superare tutto il dislivello della cascata e giungere alla testata della stessa (1290 m circa-un'ora e mezza dalla partenza) effettuando un guado del torrente che supera il fondo cementato prima di precipitare a valle.
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| Il guado del torrente della Valle di Foga (foto di Claudio Papetti). |
La salita è quasi completata. Con altri dieci minuti di cammino lambiamo, seminascosto dalla folta vegetazione, l'immenso traliccio di cemento di una teleferica, costruita nei primi anni del novecento. Veniva utilizzato per il trasporto dei materiali necessari alla costruzione della condotta forzata che scende tuttora alla centrale idroelettrica dei Dossi.
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| Vista del fondovalle, con le dolomiti della Valcanale sullo sfondo (foto di Claudio Papetti). |
Poco oltre arriviamo al bivio dove si abbandona il sentiero CAI 331 (che sale a destra in direzione del Lago d'Avert) e si procede diritti, superando un ampio piazzale e imboccando una mulattiera che ci deposita di fronte alla prima delle Stalle di Redorta (1348 m - due ore dalla partenza).
| Arrivo alla prima delle Baite del Redorta. |
Lo spettacolo che ci offre questa antichissima contrada è semplicemente meraviglioso. Le baite, con i muri in sasso ed i tetti in ardesia, rappresentano uno splendido esempio di architettura rurale. Ed anche il panorama su vette e fondovalle è fantastico. Ulteriori informazioni, storiche e geografiche, sono a disposizione nelle note a fondo pagina, che si rifanno ad un'escursione di tre anni fa, effettuata con tempo bello ed ottima visibilità.
| Giovani stambecchi alle Baite di Redorta. |
Ma quello che oggi ci ha più emozionato sono quelli che possiamo considerare i "nuovi abitanti" della contrada: gli stambecchi, che ospitano i prati, i boschetti ed anche le terrazze erbose delle singole baite quando il flusso di residenti ed escursionisti tende a scemare. Abbiamo avuto la fortuna di vedere almeno una ventina di questi splendidi ungulati; dai maschi più anziani, più propensi ad una vita solitaria, ai branchi di femmine al pascolo con i piccoli ed i più giovani.
| Maschio adulto di stambecco in piena muta. |
Li abbiamo osservati durante le loro attività quotidiane. A maggio gli stambecchi fanno la "muta", liberandosi della pelliccia invernale grattandosi contro le rocce o i tronchi degli alberi più robusti. I maschi adulti cercano di liberarsi del fastidioso prurito provocato dalla muta aiutandosi con la punta delle loro poderose corna. I branchi vagano nell'erba alta, mangiandola e bevendo la rugiada formata dal primo mattino. Restano spesso vicini al limitare del bosco, per poterne brucare i primi germogli, di cui vanno particolarmente ghiotti.
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| Branco di stambecchi al pascolo (foto di Claudio Papetti). |
Questi ungulati ci hanno offerto una grandissima emozione, condita però da un velo di amarzza. Fino a quarant'anni fa, sulle Orobie non c'era traccia di stambecchi. Nel 1987 fu effettuata un'operazione di riproduzione della specie da parte di Regione Lombardia e Provincia di Bergamo, che ha consentito, nel tempo, di poter ammirare la presenza di oltre mille esemplari, che rappresentano un'eccezionale occasione di carattere naturalistico ma anche di sviluppo turistico locale.
| Il capobranco ci tiene sotto controllo. |
In questi giorni però, una serie di discutibili emendamenti governativi alla legge venatoria attualmente in vigore, hanno inserito questo ungulato fra le specie cacciabili, con conseguenze facilmente immaginabili per animali che, da quasi mezzo secolo, non conoscono il letale pericolo rappresentato dalle doppiette.
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| Pascolo con vista (foto di Claudio Papetti). |
Ma la nostra escursione non è finita. Dall'ultima baita parte un sentiero che entra in una folta faggeta e, in una decina di minuti, giunge sul greto del torrente della Valle Antica, proprio alla base di una suggestiva e nascosta cascata (1380 m circa-due ore e un quarto dalla partenza, ovviamente senza contare le numerosissime soste). Siamo nel punto più alto del percorso. Il ritorno, effettuato sul medesimo tracciato, ci impegnerà per poco più di un'ora e un quarto.
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| La cascata della Valle Antica (foto di Claudio Papetti). |
Note tecniche ed altre informazioni:
Altre informazioni sull'architettura rurale, la storia e sui dettagli del panorami sono consultabili nel mio post descrittivo dell'escursione di tre anni fa, con partenza da Valbondione. Il link è: https://dislivellozero.blogspot.com/2023/05/sul-balcone-piu-soleggiato-dellalta.html.
-https://attivati.wwf.it/stop-caccia-selvaggia.










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