giovedì 28 settembre 2023

Da Tezzi Alti alle baite dei Larici e Zucchi, vagando a mezzacosta sulle selvagge pendici del monte Calvera, con ritorno dalla Val Sedornia.

🥾 Dislivello: circa 700 metri     ⌚ Durata: poco più di 5 ore      📏Lunghezza: quasi 11 km

La Valcanale dal sentiero che attraversa le pendici del Calvera.

Dai Tezzi Alti si entra in Val Sedornia e si sale al lago di Spigorel, sul Vigna Soliva ed alla cima del monte Calvera. Sono classicissime delle Orobie, che quasi tutti conoscono. Ma se, dal parcheggio, si proseguisse verso l'aggregato rurale di Campo Zenino, dove si finirebbe? Ed è possibile completare l'escursione con un bell'anello? Qui trovate la risposta. ATTENZIONE: l'itinerario necessita di una buona capacità di orientamento.

Monte e Val Grabiasca e Pizzo del Diavolo di Tenda.

L'itinerario parte dal piccolo parcheggio dei Tezzi Alti (969 m di quota), sopra Gandellino. Nelle note tecniche trovate i dettagli per arrivarci. Non si prende la mulattiera che sale in Val Sedornia, ma si procede diritti in direzione nord (indicazioni Agriturismo Giò). Dopo una trentina di metri si prende una mulattiera sulla destra che, in una quindicina di minuti, sale all'aggregato rurale di Campo Zenino. 

La prima baita di Campo Zenino.

Dopo la pietra indicante la località si prende ancora a destra. Già qui si intuisce lo spettacolare panorama che ci accompagnerà per gran parte dell'escursione. A sud compaiono le splendide cime della Valcanale. Di fronte spiccano le vette della Val Goglio e, procedendo verso nord, si staglia la massiccia mole del monte Grabiasca, accanto alla quale spicca la cuspide del Pizzo del Diavolo. Lo scenario è completato dall'enorme spalla del Pizzo Ceppo.

Da Campo Zenino, uno sguardo a sud, dove spunta anche l'Arera.

La mulattiera termina in un'area picnic. Noi l'abbandoniamo poco prima, salendo a destra verso l'edificio più in quota di Campo Zenino, sopra il quale si trova una baitella in miniatura. Dietro ad essa si imbocca una traccia che sale dolcemente a destra, giungendo al limitare dell'abetaia. Fatti pochi passi, si giunge ad un bivio dove si tiene la sinistra, entrando nel fitto della vegetazione. Prima un bollo giallo e successivamente uno di colore rosso ci indicano che stiamo percorrendo un sentiero tracciato (circa mezz'ora dalla partenza).

Il baitello, accanto al quale si trova la traccia di salita.

Si continua salendo tra gli abeti, guidati da strisce e bolli rossi. Dopo una decina di minuti un bollo biancorosso precede un tratto ripido che si addolcisce poco più avanti, tenendo la destra. Con ampie serpentine in leggera pendenza si guadagna progressivamente quota fino ad un tratto dove il sentiero riprende a salire linearmente, stavolta verso sinistra. Dopo lunga assenza ricompare un bollo rosso, disegnato sulla corteccia di un albero.

Vescia (o loffa di lupo) lungo il sentiero di salita.

Il bosco lentamente si trasforma, prima diradandosi e poi, di colpo, si infittisce. Gli abeti lasciano il posto alle latifoglie. Dopo poco più di un'ora dalla partenza si arriva ad un "ral". Queste radure erano utilizzate dagli antichi carbonai per accumulare il materiale vegetale che serviva a comporre i "poiat", cumuli di terra e legna che si trasformavano lentamente in carbone vegetale. Subito dopo ne incontriamo un altro. Tra le due radure è evidente il lavoro che stanno effettuando i boscaioli in questa zona.

La faggeta a metà salita.

Si procede in dolce pendenza, arrivando nei pressi di un rudere e inoltrandosi in una fittissima faggeta, dove ritroviamo il conforto di bolli, rossi e gialli, che ci accompagnano lungo la salita. Poco oltre, agli alti e maestosi faggi, si sostituiscono bassi e contorti arbusti, che lasciano intravvedere suggestive vedute del Pizzo del Diavolo e dell'Arera (un'ora e mezzo circa dalla partenza).

Spunta il Pizzo del Diavolo. A sinistra la mole del Grabiasca.

Si supera un breve strappo che, in caso di pioggia, risulta essere particolarmente scivoloso. Qualcuno ha posizionato una corda per agevolarne il transito. Un paio di minuti più avanti, a circa 1490 m di quota, si incontra l'unica indicazione degna di nota dell'intera escursione: due frecce in legno inchiodate sulla corteccia di un abete indicano la direzione per la Val Famada e per la Baita di Larss e Soc (Baita dei Larici e Baita Zucchi). Obbedendo alla freccia rossa disegnata su una lastra di ardesia ai piedi dell'abete, prendiamo la traccia di destra, in direzione delle due baite.

Voltare a destra, verso le baite.

Aiutati da radi bolli rossi si attraversa una pietraia, al termine della quale la traccia viene evidenziata da un bollo rosso a forma di bersaglio, disegnato sulla corteccia di un abete. Ci inoltriamo tra cespugli di pino mugo ed arbusti di latifoglie strapazzati dal vento. Ai rari bolli rossi si aggiungono gli ometti di pietra; da qui in avanti saranno sempre più utili per indicare la direzione del sentiero.

Il segnavia al termine della pietraia. 

Si sale, sempre a mezza costa. La traccia si perde un po' nell'erba alta. Si incontra un tratto che risulta un po' esposto e richiede attenzione. Ovviamente è il punto del percorso che offre le visuali più maestose e da immortalare, libere dalle macchie di vegetazione. Dopo due ore abbondanti di camminata, si giunge ad un punto panoramico che lascia divagare lo sguardo su tutta la catena delle dolomiti di Valcanale. 

Le dolomiti della Valcanale dal sentiero a mezzacosta.

Grazie ad una maggior frequenza di ometti di pietra si procede con passo più sicuro, attraversando in falsopiano un paio di vallette poste a circa 1600 m di quota, dove la presenza di fauna selvatica si percepisce in modo persistente. Nella frequentata Valle Sedornia, che si distende quattro-cinquento metri più sotto, gli enti turistici locali organizzano passeggiate naturalistiche per ascoltare in lontananza i bramiti dei cervi in amore. In questa area, ben più selvaggia ed isolata, sentire a poca distanza il potente e straziante richiamo sessuale di questi ungulati provoca emozioni profonde. Ed il primo bramito è sicura garanzia di pelle d'oca.

Si intravvedono anche le cime del monte Pradella e del Pizzo Salina.

Dopo oltre due ore e tre quarti di camminata si giunge finalmente alla diroccata Baita dei Larici (1630 m circa), ormai circondata ed avvolta dagli arbusti, anche se la radura circostante sembra resistere al lento avanzare del bosco. La traccia ci fa proseguire all'interno di una bella abetaia. Alla successiva valletta il sentiero torna a perdersi nell'erba. La si attraversa pianeggiando, ritrovando la traccia giusto quando ci si rituffa tra gli alberi.

La diroccata Baita dei Larici. Sullo sfondo il Pizzo del Diavolo di Tenda.

Si procede lungamente in piano alternando tratti boscati all'attraversamento di vallette dove lo sguardo si apre su improvvisi e maestosi panorami. Alle vette già ammirate in precedenza, si aggiungono le cime che circondano i vicini Spiazzi di Boario. I bolli sono praticamente scomparsi, ma la pista resta intuibile.

Baita Zucchi. Alle spalle il Vigna Vaga.

Dopo quasi tre ore e mezza dalla partenza, si arriva alla piccola radura della Baita Zucchi (1650 m circa) sulla cui porta d'ingresso si leggono alcune date risalenti a quasi due secoli fa. Per trovare il sentiero che ci permette di completare l'anello scendendo in Val Sedornia, occorre salire di alcuni passi sopra i grandi massi erratici che nascondono la baita. Si individua subito un ometto di pietra con un evidente cerchio giallo, posizionato sul sentiero che a sinistra sale verso il monte Calvera. Noi lo percorreremo scendendo a destra.

In primo piano, sulla destra, l'ometto di pietra con bollo giallo
che indica il sentiero che scende dal monte Calvera.

La traccia entra in un'abetaia e, dopo un primo tratto in piano, si precipita nel fitto del bosco. Al primo tornante si incontra un bivio con indicazioni. Proseguendo diritto si salirebbe al Vigna Soliva. Per tornare alla base occorre invece percorrere il torrente destrorso (privo di indicazione) e scendere ripidamente nella folta abetaia. 

Amanita muscaria nell'abetaia che scende in Val Sedornia.

Ci aspetta una lunga discesa. Il sentiero è sufficientemente segnalato, anche se non permette distrazioni. Dopo una buona mezz'ora si incontrano un paio di bivi, dove si tiene la destra. Intorno a quota 1410 m, la traccia raggiunge una sterrata che volta decisamente verso destra in direzione della Val Sedornia, segnalata anche dal possente rumore delle acque del torrente omonimo.

La cappelletta di San Carlo, sul sentiero CAI n. 309.

Dopo poco più di un'ora dalla Baita Zucchi si raggiunge finalmente il sentiero CAI n. 309, che, dai Tezzi Alti, si inoltra nella Val Sedornia. La mulattiera passa accanto alla suggestiva cappelletta di San Carlo (1163 m) e scende nella fitta abetaia fin quasi all'arrivo dove, ad una ventina di minuti da San Carlo, ci aspetta un ambiente bucolico ed il piccolo parcheggio di partenza.

Arrivo ai Tezzi Alti.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 25-09-2023 - Sereno, visibilità ottima.
Punto di partenza dell'escursione: La località Tezzi Alti, nel Comune di Gandellino, dista circa 47 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Si procede diritti, superando gli abitati di Ardesio e Gromo. Si arriva al bivio presidiato dalla Trattoria San Martino  e si gira a destra entrando nel paese di Gandellino. Si imbocca via Casa Alta, sul cui angolo si trova il Municipio, e si inizia a salire. Poco più avanti la strada prende il nome di via Val Sedornia e, con una serie di larghi tornanti raggiunge Tezzi Bassi e successivamente Tezzi Alti, con il suo piccolo parcheggio pubblico (max dodici auto) posto al termine di una nutrita serie di turistiche villette a schiera dotate di stalli privati, dove vige divieto di parcheggio per i non residenti.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 700 metri di dislivello per una lunghezza totale di quasi undici chilometri. 
Durata: Per percorrere l'intero anello sono necessarie poco più di cinque ore, escluse le soste.

I grandi massi erratici nei pressi della Baita Zucchi.

Testi e guide da consultare: Per realizzare questo itinerario ad anello ho tratto spunto dal bel volume scritto da Mirco Bonaccorsi dal titolo: Baite Valseriane, edizioni Villaseriane. Nel testo vengono presentate 130 baite distribuite sul territorio dell'Alta Val Seriana, indicando anche i percorsi più interessanti per visitarle. E' una pubblicazione realizzata nel 2008 e difficilmente reperibile nelle librerie. Nella rete bibliotecaria bergamasca è però facilmente prenotabile. 
A gennaio 2020 il Comune di Gandellino ha invece realizzato un'agile guida che descrive dieci sentieri, di difficoltà e dislivelli diversi, percorribili nel territorio di competenza comunale. La cartina è disponibile all'Ufficio Turistico, sito in Via IV Novembre 2 - tel. 0346/48495–int. 8. 

Il Monte Secco da Campo Zenino.

Altre escursioni in zona: Nel territorio dei Comuni di Gromo e Gandellino sono possibili diverse escursioni. In questo blog trovate le seguenti proposte:
https://dislivellozero.blogspot.com/2021/10/dal-sentiero-delle-malghe-degli-spiazzi.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/01/un-itinerario-nella-bassa-val-grabiasca.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/03/un-insolito-anello-tra-gromo-colarete.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/04/unescursione-ad-anello-che-dai-foppi-di.html
Cartografia: L'anello percorso da questa escursione non è tracciato sulle carte escursionistiche attualmente in commercio.

Baita Zucchi.



domenica 10 settembre 2023

L'ultima trincea. Un'escursione sulle pendici dei monti Scanapà e Lantana, ricordando i drammatici anni della 2a guerra mondiale.

 🥾 Dislivello: circa 550 metri     ⌚ Durata: 4 ore e mezzo     📏Lunghezza: oltre 11 km

La Presolana dal colletto tra le due cime dello Scanapà.

L'itinerario parte dal parcheggio a lato della chiesetta del Passo della Presolana (1290 m circa-nelle note tecniche i dettagli per arrivarci). Attraversata la strada, si imbocca via Paghera del Giogo e subito si incontra una palina segnaletica verticale che indica la direzione per salire al monte Scanapà. Si sale calpestando il sedime di una larga strada forestale. Dopo cinque minuti incontriamo il primo bivio, ben segnalato. Si continua salendo quindi a sinistra, ammirando le prime immagini di una Presolana sempre più incombente, la cui vista ci accompagnerà fino alla cima dello Scanapà. Incontriamo un secondo bivio dopo una ventina di minuti dalla partenza e si continua sulla sterrata che sale gradualmente con una serie di tornanti. A metà salita si palesa la croce di vetta.

Incontri nella Paghera del Giogo.

All'inizio del 1944 i nazisti avviarono anche in questa zona la realizzazione del progetto di un poderoso sbarramento difensivo (denominato Blaue Linie) all'imbocco delle Prealpi, che congiungesse l'Istria alla Svizzera. Sul territorio lombardo, la linea passava da Teglio in Valtellina risalendo le Orobie, per poi discendere la Valle di Scalve e collegarsi al possente sbarramento della Valle Camonica, fino a proseguire verso est sulla sponda occidentale del Garda. Dirette da una organizzazione paramilitare governativa, guidata da Fritz Todt, responsabile dei progetti autostradali del Terzo Reich, alcune imprese italiane reclutarono molti civili, aprendo vari cantieri. 

Primo sole sulla Presolana.

Dopo cinque minuti si incontra un divieto di transito, a causa del rischio di caduta sassi sulla sterrata. Volendo si può salire ripidamente a sinistra, seguendo una traccia ai lati della pista da sci. Il tratto parzialmente occluso della strada forestale è comunque agevolmente percorribile a piedi. Probabilmente il divieto riguarda i mezzi motorizzati e gli sciatori. La pendenza aumenta e si sbuca un po' faticosamente ad un colletto (circa 50 minuti dalla partenza) presidiato dalla baita in legno della Fattoria della Felicità. Di fronte ad essa la traccia di un sentierino sale in direzione della croce (1669 m), che si raggiunge in cinque minuti con un ripido e panoramicissimo strappo contornato da begli esemplari di larici. 

Verso la croce dello Scanapà.

Al passo della Presolana operarono imprese dell'Alta Val Seriana e della Val di Scalve. Qui gli insediamenti fortificati partivano dalla Cantoniera della Presolana e salivano allo Scanapà (dove erano concentrati i bunker), al Colle Vareno ed alla Cima del Pora. Dalla parte opposta, verso i Cassinelli ed il Pizzo Cornetto, c'erano postazioni interrate ed un vallo anticarro. Tutta una corona di fortificazioni per proteggere la valle.  In fondo al Donico avevano scavato un enorme canalone, delimitato da grandi pareti laterali ed un finestrone anteriore, da cui dovevano uscire le bocche di fuoco. Mancavano soltanto i cannoni-da 75 o 88 mm-che, nelle intenzioni dei nazisti, sarebbero serviti per bombardare la città di Milano.

Controsole al Pizzo Camino. A destra la seconda vetta dello Scanapà.

Il panorama che si gode dalla croce dello Scanapà è molto ampio. Di fronte la valle precipita sugli affollati borghi di Dorga e di Bratto e lo sguardo viene frenato soltanto dall'ampio massiccio dell'Alben. A destra la vista sulla Presolana è limitata dalla vegetazione, ma il Pizzo Camino a nord ed il panettone del Pora ad est ripagano ampiamente la fatica spesa.

Il monte Pora, scendeno dalla croce dello Scanapà.

Tornati alla baita in legno si prende a sinistra, salendo con pochi passi al Passo Scanapà, dove si incontra la prima indicazione per il Colle Vareno, prossima meta di questa escursione. La traccia scende dolcemente verso un'ampia radura dove si distinguono i ruderi della Capanna Maj, un albergo-rifugio realizzato nel 1956, in seguito all'ammodernamento degli impianti di risalita dello Scanapà. L'esercizio commerciale durò pochi anni e l'edificio fu abbandonato a se stesso. Il sentiero continua scendendo in una bella abetaia, raggiungendo i pascoli di Malga Lantana (mezz'ora circa dal Passo Scanapà).

La prima radura scendendo dal Passo Scanapà.

Si continua a scendere in mezzo al bosco, raggiungendo in breve un'area di sosta attrezzata ed un successivo bivio, dove si procede diritti seguendo la traccia, ora in piano, che raggiunge i ruderi, ormai completamente sommersi dalla vegetazione, della Cascina bassa di Lantana (1401 m-un'ora e tre quarti circa dalla partenza). Qui la traccia si biforca. Salendo a sinistra in mezz'ora si arriverebbe direttamente al Castello Orsetto, effettuando così una sostanziosa scorciatoia di questa escursione, nel caso di imprevisti di ogni tipo.

Genziana sfrangiata nei prati del monte Lantana.

Noi procediamo diritti, sempre verso il Colle Vareno e, dopo pochi passi ci troviamo di fronte ad un altro bivio, privo di qualsiasi indicazione. Si tiene la destra, seguendo un tratto pianeggiante che si inoltra in un freschissimo bosco. Aiutati da alcuni segni blu, si riprende a salire, prima dolcemente e poi con maggior decisione. Il sentiero attraversa due radure che resistono all'avanzare del bosco, fino ad arrivare nei pressi di una baita con il tetto molto spiovente.

La baita con il tetto molto spiovente.

La traccia si perde nel pascolo della baita. Si tiene la destra salendo leggermente in diagonale, in direzione dei confini di un capanno dove un minaccioso cartello minaccia fucilate a chi osa avvicinarsi troppo. Sulla sinistra il calpestio del sentiero torna evidente. Pochi passi nel bosco ed una palina segnaletica ci conferma di essere sul tracciato per il Colle Vareno, raggiungibile da qui in trenta minuti. Poco più avanti il sentiero esce all'aperto, regalando una vista completa sul panettone del Pora.  

Campanula selvatica al limitare del bosco.

Uno delle conseguenze più gravi degli imponenti lavori di realizzazione dell’ultimo baluardo tedesco (mai entrato in funzione) atto a rallentare l'avanzata delle forze anglo-americane fu il disboscamento di intere zone montane, che sacrificò soprattutto abeti e larici. 

Disboscamento.

Si attraversa un tratto che reca i segni di una recente tromba d'aria che ha abbattuto parecchi abeti, per poi rituffarsi in un tratto con folta vegetazione. Si intuisce comunque che manca poco ai condomini del Vareno. Un bivio non segnalato crea qualche dubbio. A destra scende ripidamente verso la strada. Noi pianeggiamo a sinistra, restando nell'abetaia. Poco dopo si risale dolcemente, fino a sbucare su uno sterrato, poco oltre asfaltato, che ci deposita nei pressi del Condominio Erika. Da qui, si scende sull'asfalto con numerosi tornanti, restando sulla strada principale ed evitando le deviazioni che portano ai vari complessi residenziali, fino a raggiungere uno stagno posto all'interno di un piccolo parco giochi. Siamo al Col Vareno (1372 m-poco più di tre ore dalla partenza). 

...al bivio immediatamente successivo ecco l'indicazione per il Passo della Presolana.

Per tornare al Passo della Presolana, si costeggia il perimetro del parco giochi, seguendo il tornante destrorso che scende verso la stradina d'accesso all'agriturismo del Roccolo. Si prende quindi a sinistra, seguendo la freccia indicante la "Foresta Regionale Valle di Scalve". Al bivio immediatamente successivo si trova (finalmente!) l'indicazione per il Passo della Presolana. Si prende quindi a sinistra una sterrata pianeggiante, evitando di scendere a rotta di collo verso Angolo Terme. 

Le vette che dividono la Val di Scalve dall'altipiano di Borno dalla sterrata di discesa.

Dell'ultima linea di difesa tedesca, programmata per rallentare l'avanzata delle forze anglo-americane e mai completata, restano molte tracce in questa zona. Da una ricerca storica sul campo effettuata dal gruppo "La Polveriera", da Cima Visolo al monte Pora si contano 2 fossati anticarro, 5 opere in caverna, 1 strada militare, e un'ottantina tra trincee, ricoveri, postazioni MG, mortaio, PAK e postazioni per 1 o 2 soldati. Molto probabilmente, anche i cinque chilomentri di sterrata che uniscono il Col Vareno al Passo della Presolana sono stati realizzati in seguito a quel progetto bellico.

I danni causati dal bostrico tipografo.

Ci aspetta una tranquilla passeggiata, praticamente in piano, di un'ora e mezzo circa. Il primo tratto attraversa un variegato bosco ceduo, con belle finestre sull'altipiano di Borno e sulle vette scalvine. Poi il bosco si mischia con le conifere, in particolare con l'abete rosso e, purtroppo, non mancano i tratti in cui risultano evidenti i danni che possono essere provocati dal bostrico tipografo.

Le ville del Passo e le rupi della Presolana.

A metà strada si attraversa l'area turistico-didattica di Castel Orsetto (1293 m) e, ammirando variopinte fioriture che crescono ai bordi della sterrata, si giunge ai verdissimi prati ed alle suggestive ville di stile Liberty che caratterizzano il Passo della Presolana. All'altezza di un boschetto di splendidi abeti rossi si volta a sinistra, verso un faggio di dimensioni monumentali. La stradina porta ai tavoli all'aperto di un bar e quindi alla strada provinciale che attraversa il valico. Si volta a sinistra e, in meno di cento metri, si torna al parcheggio posto accanto alla chiesetta.

Il boschetto di abeti rossi dove si volta a sinistra. Il passo è poco oltre.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 06-09-2023. Sereno, con nuvolosità limitata ai rilievi più alti.
Punto di partenza dell'escursione: Il punto di partenza è il parcheggio a lato della chiesetta che, per chi sale da Castione, si trova sul lato sinistro della Strada Statale 671, un centinaio di metri prima dello scollinamento in Val di Scalve. Se i parcheggi posti ai lati della chiesetta sono già occupati, pochi metri prima si trova l'ampio sterrato a servizio degli impianti di risalita. Il punto di partenza dell'itinerario dista circa 50 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di un'ora d'automobile. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Superato il centro di Castione della Presolana si prosegue sempre diritto, raggiungendo il Passo con gli ultimi sette chilometri. 
Dislivello e lunghezza dell'anello: 550 metri di sola salita per un totale di oltre undici chilometri. 
Durata: Per compiere l'intera escursione servono circa quattro ore e mezza, al netto delle soste.

Cardo dentellato con ospite, nei pascoli di Malga Lantana.

Altre informazioni di carattere storico: Le informazioni di carattere storico inserite in questo post sono prevalentemente tratte dalla lettura di due testi. Il primo, scritto da Angelo Bendotti, si intitola: Mosè Piccardi, una storia che ci appartiene: Castione della Presolana nella guerra 1943-1945 . Il secondo, a cura di Maria Vezzoli, Mariella Maltese, Elvira Bianchi ha come titolo: Intorno alla Presolana: storie di vita. Entrambi sono reperibili in prestito nella Rete Bibliotecaria Bergamasca.
In seguito alla prima pubblicazione del post, sono venuto a conoscenza dei lavori effettuati dal Gruppo di ricerca storica "La Polveriera" che, in una specifica pagina Facebook, intende promuovere e valorizzare le opere della Blaue Linie.
Suggerisco infine un interessante articolo pubblicato su: blog.destinazionesole.it. Partendo dall'approfondimento della storia (o leggenda?) legata al Salto degli Sposi, il post si dilunga illustrando nel dettaglio le diverse tappe dello sviluppo turistico del Passo della Presolana.

Frutti (non edibili) di Viburno Lantana, nei pressi di Castel Orsetto.

Altre escursioni in zona: In questo blog potrete inoltre trovare altri itinerari con partenza dal Passo della Presolana. Questi sono i link di collegamento:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/07/un-anello-dal-passo-della-presolana.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/01/alla-malga-cornetto-piedi-o-con-le.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/08/un-anello-ai-piedi-della-presolana-e.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2018/08/una-pigra-passeggiata-sulla-via-del.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/rendez-vous-con-la-presolana-e-con-la.html;
La croce del monte Scanapà può essere raggiunta anche attraverso un altro itinerario, più faticoso e non molto frequentato, che parte dal borgo di Lantana. Il link è il seguente: https://dislivellozero.blogspot.com/2022/11/da-lantana-alla-croce-di-vetta-dello.html.
Cartografia: L'anello qui descritto non è evidenziato nelle carte escursionistiche attualmente in vendita sul mercato. 

All'albergo Franceschetti era di stanza un presidio della Wermacht
per la supervisione dei lavori dell'organizzazione Todt.



sabato 26 agosto 2023

Un panoramicissimo anello che parte da Nona, sale alle malghe del Barbarossa, raggiunge il passo della Manina e ridiscende in Val di Scalve.

 🥾 Dislivello: circa 700 metri   ⌚ Durata: poco meno di 5 ore   📏Lunghezza: 8,5 km

Al pascolo della Malga Alta di Barbarossa.

Attenzione: la prima parte dell'escursione, dalla partenza fino al bivio che porta alla Malga Alta di Barbarossa, necessita di buon senso di orientamento!

Il panorama che si apre all'uscita del bosco di Pàvia, sopra Nona.

La partenza dell'anello avviene nel piccolo borgo di Nona (1339 m), frazione di Vilminore di Scalve. Nelle note tecniche trovate le indicazioni per arrivarci. Si parcheggia l'auto nei luoghi di sosta appositamente attrezzati (previsto ticket giornaliero di 5 €) ritornando quindi all'ingresso del borgo, dove si trovano la chiesa parrocchiale, un bar-osteria ed un negozio di alimentari. 

Un ciclamino nel bosco poco sopra il torrente Nembo.

Di fronte all'ingresso della chiesa diparte la "Via dei minatori", antica stradina comunale che porta alla frazione di Pezzolo. Sul lato destro di questa via ci sono due abitazioni (civici 6 ed 8). La prima è una vecchia casa, la seconda (agosto 2023) è in fase di ristrutturazione. Tra i due edifici un sentiero non segnalato scende in un boschetto, dirigendosi verso l'alveo del torrente Nembo. Per i locali è la traccia per andare al "Pàvia". Si segue questo percorso, che ci farà perdere una sessantina di metri di dislivello, fino ad arrivare ad una presa d'acqua (1280 m circa - dieci minuti dalla piazzetta). 

La salita nel bosco misto.

Una freccia rossa ci indica di attraversare il torrente, poggiando con cautela gli scarponi sulla grata della presa, proseguendo quindi in salita sul lato opposto, tenendo la sinistra. A pochi minuti dal guado si incontra un tratto franato, che induce un po' di cautela. Superatolo, si sale con decisa pendenza nel bosco, appena addolcita grazie a diverse serpentine. Bolli rossi ci guidano in un bosco misto per niente antropizzato, in stagione particolarmente ricco di splendidi ciclamini. Il tratto è faticoso e raramente offre respiro. In circa un'ora e mezza dalla partenza si esce dal bosco, intorno a quota 1600 m.

Monte Ferrante, Pizzo di Petto e monte Barbarossa.

Il panorama è semplicemente grandioso. Di fronte si palesano le imponenti pareti nord del Pizzo di Petto e del monte Barbarossa. A sinistra è evidente il cupolone del monte Ferrante. Più in là si distende il massiccio della Presolana. La traccia si perde in un vasto ed ondulato pascolo, dove si moltiplicano le peste lasciate dalle mandrie. Ci dirigiamo quindi tenendo di fronte a noi le pareti del Pizzo di Petto e del Barbarossa e lasciando alla nostra destra un panettone erboso che si suppone molto panoramico verso le cime della Valbondione.

Tra un dosso e l'altro, improvvisamente il Pizzo Coca.

All'inizio si sale leggermente e poi si resta in piano, in direzione di una traccia più incisa delle altre che percorre pianeggiando il successivo dosso che sembra dividerci dalle alte pareti calcaree. Nell'insellatura tra il primo ed il secondo dosso appare il massiccio Pizzo Coca: inaspettato, splendido ed apparentemente solitario.  Alle nostre spalle si ammira la lunga dorsale del monte Sasna e, verso est, spunta anche la cima del Pizzo Tornello.

In basso, il pascolo della Malga Bassa di Barbarossa.

Dopo una buona mezz'ora, parzialmente spesa per la ricerca della giusta traccia, compare il vasto pascolo della Malga Bassa di Barbarossa, quasi accucciata ai piedi della parete nord del Pizzo di Petto. Da questo momento il percorso diviene facilmente intuibile. Tenendo la destra si segue un camminamento che porta in breve a costeggiare una pozza d'abbeverata in secca. Al successivo e vicino colletto si giunge ad una pozza colma d'acqua piovana, oltre la quale si intravvede una larga sterrata a lato della quale incontreremo il primo bollo biancorosso del sentiero CAI n. 407, che ci porterà, volgendo verso destra, alla Malga Alta di Barbarossa e, successivamente, al Passo della Manina.

Pizzi Redorta e Coca. In basso si intravvede il rifugio Case Rosse.

Nel frattempo la vista si è ampliata anche verso ovest. Accanto alla cuspide del Coca si è affiancata quella del Pizzo Redorta e, in basso, sono comparsi gli edifici del Rifugio Case Rosse, posto negli immediati pressi del sentiero che, dalla chiesetta della Manina, ritorna al piccolo borgo di Nona. Raggiunta la sterrata, si sale ancora di quota, attraverso ampi prati che celano numerose tane di marmotta, arrivando infine alla Malga Alta di Barbarossa (1834 m - un'ora circa dall'uscita del bosco).

Tana di marmotta - foto di Giorgio Pastrello.

Sul muro di una tettoia contigua alla malga si trova un bollo biancorosso che indica la direzione per la "Manina". Un breve ma deciso strappo ci fa salire praticamente sopra la malga, dove si trova una pozza per l'abbeverata a servizio di un pascolo che va a morire tra i ghiaioni precipitati dalle strapiombanti pareti del monte Barbarossa. Accanto alla pozza si trova un bivio segnalato da una palina segnaletica del CAI. A sinistra, un erto sentiero porta alla cima del Pizzul. Noi invece procediamo diritto, in dolce pendenza.

Malga Alta di Barbarossa.

In questo tratto si tocca, in due diversi punti, la quota più alta dell'intera escursione (circa 1920 m), senza compiere eccessiva fatica, poichè si alternano tratti in falsopiano con brevi e non impegnative salite. In alcuni punti serve un po' di attenzione, dovuta più alla sensazione di vuoto che ad un reale pericolo presente. Il panorama che ci accompagna è vastissimo. Alla nostra destra lo sguardo si allarga sull'intera catena delle "dolomiti scalvine". Di fronte è il circo di vette che circonda la conca di Valbondione a farla da padrone.

Dal sentiero di mezzacosta bella vista su Nona, Pizzo Tornello e Camino.

Dopo un lungo traverso appare finalmente il Passo della Manina (1799 m) con la sua caratteristica chiesetta. La si intravvede un centinaio di metri più in basso, preceduta da un incrocio di sentieri che raggiungiamo con una ripida discesa (poco più di un'ora dalla Malga Alta di Barbarossa). Con un ulteriore tornante destrorso proseguiamo la discesa lungo il sentiero CAI n. 408, in direzione degli edifici che compongono il complesso del Rifugio Case Rosse (1637 m).

Manca poco al bivio del Passo della Manina.

Questo gruppo di edifici ha vissuto molte vite. Rappresentavano il centro operativo delle miniere di ferro e comprendevano anche le baracche realizzate per l'alloggiamento dei minatori. Durante la seconda guerra mondiale il complesso fu requisito dai nazisti, che ne fecero un presidio militare atto a gestire i lavori di fortificazione a difesa del confine meridionale del Terzo Reich. All'alba del 27 settembre 1944 la zona fu teatro dell'assalto di un nutrito gruppo di partigiani che, uscendo direttamente dai cunicoli delle miniere della Manina, assaltarono il presidio tedesco, arrestando i nazisti presenti e facendo un ricco bottino di armi, munizioni e viveri.

Scendendo sul sentiero CAI n. 408, verso il Rifugio Case Rosse.

Il tracciato della discesa è evidente e ben definito. Si scende con gradualità lungo il lato destro della valle digradando lungo una sterrata che porta nei pressi di una cascina, dove il tracciato scende ulteriormente per pochi metri, risalendo quindi sul lato opposto della valle, poco sotto gli edifici un tempo a servizio delle ex-miniere. 

Pulsatilla alpina, lungo il sentiero CAI alle pendici del monte Pizzul.

Finalmente giunti sulla strada forestale, si scende prendendo a destra ed entrando in una bella abetaia.  Tenendo alla nostra destra il torrente Nembo, si scende rapidamente, percorrendo anche alcuni tratti di cementato. Dopo un'oretta dal bivio della Manina, si arriva a due vecchie baite e ad un successivo bivio. Voltando sulla pianeggiante sterrata di sinistra, in pochi minuti si arriva alle prime case del paese e quindi al parcheggio di partenza.

In basso la chiesetta della Manina, sullo sfondo Redorta, Coca e la conca del Barbellino.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 23-08-2023 - Soleggiato,buona visibilità. Caldo!
Partenza: Nona, frazione di Vilminore di Scalve dista circa 70 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e mezza d'automobile. Si percorre la statale della Val Seriana, imboccando a Ponte Nossa il ramo della valle che transita da Clusone ed arriva fino al Passo della Presolana, che si valica scendendo in Val di Scalve, fino alla frazione Dezzo, dove si prende a sinistra in direzione di Schilpario. Dopo un paio di chilometri si volta ancora a sinistra verso il centro di Vilminore di Scalve che si raggiunge e si supera. In cima al paese si incontra un bivio dove compaiono le indicazioni che porteranno fino al piccolo borgo di Nona.

Cardo dentellato con ospite.

In tutto il territorio comunale di Vilminore di Scalve il parcheggio si paga: Per i mesi estivi (giugno, luglio, agosto e settembre) il Comune di Vilminore ha disposto l'obbligo del pagamento per la sosta in tutte le aree adibite a parcheggio di proprietà comunale o nella disponibilità del Comune, identificate da apposita segnaletica. Il ticket, che funziona con la modalità "gratta e sosta", può essere acquistato presso un parchimetro automatico (solo con monete) nei pressi dell'area camper di via Provinciale, oppure in una serie di esercizi commerciali il cui elenco può essere scaricato consultando  il seguente link: https://www.valdiscalve.it/parcheggiare-a-vilminore-di-scalve.  Nella frazione di Nona il ticket si acquista al Bar Osteria della Nona (tel. 346  6734297). Il prezzo giornaliero nominale è di 5 (cinque) euro.

Poco sopra la Malga Bassa di Barbarossa, uno sguardo verso la Val di Scalve.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 700 metri di dislivello per un totale di otto chilometri e mezzo.     
Durata: Per percorrere l'intera escursione ad anello servono poco meno di cinque ore, al netto delle soste.  
Luoghi di sosta e ristoro lungo il tracciato: Lungo il percorso non sono presenti luoghi di ristoro. A Nona è possibile mangiare piatti pronti e gelati al Bar Osteria della Nona, situato nel centro della piccola frazione. Accanto al bar si trova la locale Cooperativa di Consumo che commercia al dettaglio generi alimentari e prodotti tipici. Preparano panini imbottiti al momento.

Frutti del bosco di Pàvia.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizione di due escursioni invernali, effettuate con le ciaspole, con partenza dalla frazioni di Nona e Teveno. I link sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/03/al-cospetto-dei-giganti-delle-orobie.html.
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/03/una-ciaspolata-nel-magico-bosco-del.html
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario ad anello è ben evidenziata nella recentissima carta escursionistica della Val di Scalve, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000, in vendita presso la sede sociale del CAI e nelle librerie dell'Alta Val Seriana e Val di Scalve al prezzo di 10 €.

La cresta del monte Sasna domina il Rifugio Case Rosse.