martedì 2 gennaio 2024

Da Fonteno, un anello verso la cima del monte Boario, per fare il pieno di panorami sui monti che circondano il lago d'Iseo, sull'Adamello e sulla Presolana.

 🥾 Dislivello: circa 630 metri    ⌚ Durata: poco più di 3 ore e mezza    📏Lunghezza: 9 km

Al termine dell'anello: le prime case di Fonteno e la Corna Trentapassi.

L'escursione parte da Fonteno (610 m circa), dove si può cercare parcheggio nella prima piazza che si incontra (piazza Ongari). Altrimenti, si gira subito a destra, salendo verso la chiesa e l'ufficio postale, per imboccare via Papa Giovanni XXIII, dove si trovano due stalli normalmente più liberi.

Fonteno e la Corna Trentapassi dal parcheggio
di partenza, in via Papa Giovanni XXIII.

La traccia da seguire è il sentiero CAI n. 568-direzione monte Boario. I segni biancorossi si palesano da subito, portandoci a salire alla chiesa ed a prendere la ripida via Tasso, che si inerpica a tornanti regalandoci via via viste sempre più ampie sul Lago d'Iseo. Seguendo fedelmente la traccia CAI, si fatica sull'asfalto per circa mezz'ora, fino ad incontrare un tratto cementato che ci porta fino all'ampia terrazza di una cascina. 

Località Font - la prima cascina con vista sul lago.

Poco oltre la strada raggiunge la località Font (840 m-40 minuti dalla partenza), composta dalle radure di due cascine poste in posizione spettacolare. Qui la strada si trasforma in sentiero. Le indicazioni segnaletiche ci fanno salire tenendo la destra, inoltrandoci in un rado bosco di latifoglie che ci accompagnerà per un lungo tratto.

Località Font - la seconda cascina, più appartata.

A poco più di un'ora di cammino incontriamo un bivio, dove il sentiero CAI n. 568 si divide. Teniamo la destra, seguendo il 568/A e proseguiamo la salita fino a raggiungere il largo crinale boscoso, in località Colle di Luen. Nei pressi di un rudere, incontriamo un altro bivio. Le indicazioni per il monte Boario ci fanno tenere la sinistra.

Il sentiero nel bosco di salita - foto di Facundo Luchetti.

Stiamo percorrendo, in direzione contraria, un tratto del sentiero che ricorda la storica battaglia di Fonteno, avvenuta il 31 agosto 1944, episodio cruciale della Resistenza partigiana bergamasca al nazifascismo. Scendendo lungo i pendii del monte Boario, con un'abile manovra di tattica militare, una squadra di partigiani sorprese i soldati tedeschi che occupavano il paese di Fonteno, liberando gli ostaggi civili prigionieri dei nazisti. Maggiori informazioni in merito nelle note tecniche.

La Presolana dalla salita verso il monte Boario.

Usciti dal bosco (dopo un'ora e mezza circa dalla partenza) ci aspetta un panorama vastissimo. Alla nostra destra compare il massiccio della Presolana; verso nord si dipana la Val Camonica, con le cime innevate del gruppo dell'Adamello. Si risale faticosamente un ripido strappo affondando gli scarponi nell'erba secca del pascolo, fino a raggiungere una cascina (a circa 1040 m di quota) sorvegliata da due imponenti alberi.

La Val Camonica ed le cime innevate del gruppo dell'Adamello. Foto di Facundo Luchetti.

Superato l'edificio rurale la pendenza si addolcisce e in dieci minuti si raggiunge un ameno boschetto di betulle che circonda un'area pic-nic ospitante la "Santella del Boèr" (1060 m), dietro alla quale la traccia raggiunge un bivio. L'indicazione per la vetta (che ottimisticamente viene indicata ad un quarto d'ora di cammino) ci fa prendere a sinistra. 

La cascina che precede la radura della "Santella del Boèr".

Si risale quindi, con decisa pendenza, nel fitto del bosco, fino a raggiungere un parallelepipedo di cemento in cui, fino a non molto tempo fa, era issata una rustica croce in legno che segnalava il punto più panoramico negli immediati pressi della vetta del Monte Boario (1231 m-poco meno di due ore e mezza dalla partenza).

Il lago dalla cima del monte Boario-foto di Facundo Luchetti.

Da qui lo spettacolo è notevole, soprattutto verso il lago, la Corna Trentapassi e la Valle Camonica. La vera cima si raggiunge compiendo pochi passi in più, immersa nel bosco di latifoglie e priva quindi di scorci paesaggistici. La si raggiunge con l'obiettivo di proseguire in direzione sud, lungo il crinale che la congiunge con il monte Sicolo e, più oltre, verso il monte Torrezzo. I segni del CAI ci guidano in un divertente saliscendi che tocca due roccoli posti sul crinale. 

Il secondo roccolo sul crinale tra monte Boario e Colle del Dis.

Superato il secondo appostamento di caccia, si giunge al Colle del Dis (1200 m) dove arriva la strada del Bosco Brugai, che scende verso la valle di Fonteno. Abbandoniamo quindi il sentiero CAI n. 568 e scendiamo calpestando l'asfalto, che scende dolcemente con larghi tornanti, consentendo di mantenere un passo tranquillo e costante. In poco più di  mezz'ora si arriva ad incrociare la mulattiera che unisce il paese al Monte Torrezzo.

Una delle numerose cascine della valle di Fonteno.

La si imbocca voltando a sinistra. Scendendo verso Fonteno, si possono ammirare alcune delle numerose cascine che punteggiano la valle. Un tempo, neanche troppo lontano, se ne contavano 365, una per ogni giorno dell'anno. Ad un chilometro dal bivio si incontra la suggestiva chiesetta alpestre del Santello. I passi successivi vengono rallentati dalle spettacolari immagini regalate dai panorami che incorniciano il piccolo borgo nella cornice del lago e dei suoi monti. In poco meno di un'ora di discesa si giunge alle prime case e quindi al parcheggio.

La chiesetta alpestre del Santello.

Info tecniche:

Come arrivare: Fonteno si può raggiungere percorrendo la Strada Statale 42 della Valle Cavallina fino ad Endine Gaiano dove si svolta a destra in direzione di Solto Collina. Poco prima di questo paese si prende un bivio segnlato a destra, per salire un'agevole strada provinciale di circa quattro chilometri che conduce direttamente nella piazza principale di Fonteno. Dal centro di Bergamo sono circa 43 chilometri, percorribili in una cinquantina di minuti.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 630 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di 9 chilometri. 
Durata: Per percorrere l'intero anello servono poco più di tre ore e mezza, escluse le soste.

Zoom sull'Adamello dalla cima del monte Boario.

La strada della battaglia di Fonteno: Per approfondire gli eventi che coinvolsero la valle di Fonteno durante il periodo della Resistenza al nazifascismo, e per saperne di più sul sentiero commemorativo, segnalo i seguenti link:
- https://www.lastradadeimonti.it/wp-content/uploads/2020/04/Da-Fonteno-al-Monte-Torrezzo.pdf;
- https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Fonteno;
- https://www.orobie.it/articolo/2022/07/apre-la-strada-della-battaglia-di-fonteno/40899/.

Nubi lenticolari sulla cima del Guglielmo. Foto di Facundo Luchetti.

Altre escursioni in zona: In questo blog viene proposta un'altra escursione che parte dalla piazza principale di Fonteno, per avventurarsi sul crinale opposto a quello percorso dal presente itinerario e raggiungere quindi la cima del panoramico crinale del monte Creò. Il link per consultarla è il seguente: 
https://dislivellozero.blogspot.com/2017/10/monte-creo-da-fonteno-il-balcone-sul.html.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 09, oppure la carta dei Sentieri della Val Cavallina, di Ingenia Cartoguide, entrambe in scala 1:25.000.

L'itinerario proposto evidenziato in verde sulla tavola 09 
della  Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
In rosso il tracciato dell'escursione sulla vetta del monte Creò.
Si ringrazia per la concessione.



lunedì 18 dicembre 2023

Una facile passeggiata panoramica tra le contrade che fanno da corona ad Ardesio.

 🥾 Dislivello: quasi 400 metri     ⌚ Durata: da 3 a 3 ore e mezza     📏Lunghezza: circa 8 km

Il monte Secco ed i pascoli di Cacciamali, da Botto Alto.

La facile escursione parte dalla piazza del Municipio di Ardesio (600 m. circa). Seguendo le indicazioni del sentiero alto, si percorre via Amedeo Duca D'Aosta, che porta nel cuore del centro, ricco di edifici storici, fra cui spicca il Palazzo Vescovile, costruito nel XII secolo. In pochi minuti si arriva nel largo Alessandro Volta, dove la segnaletica del sentiero alto ci indirizza sotto un arco, superato il quale si sale in direzione di Botto Basso (630 m circa).

Località Ronco Basso. Inizio del sentiero.

Il tratto in asfalto e cemento è ripido ma breve. Poco oltre le ultime abitazioni la segnaletica ci porta a calpestare un bel sentiero che sale nel bosco con pendenza più dolce, fino ad incontrare di nuovo l'asfalto, sul quale prendiamo a sinistra, per salire, con alcuni tornanti, in direzione di Botto Alto. Il panorama si amplia gradualmente. Di fronte si erge la mole del monte Secco, alla cui base si distendono i pascoli del bellissimo borgo di Cacciamali. Sulla sinistra lo sguardo si apre sull'ampia terrazza fluviale costellata dai tetti di Ardesio.

La piana di Ardesio dalla salita tra Ronco Basso e Ronco Alto.

Il nucleo di Botto Alto (830 m. circa-tre quarti d'ora dalla partenza) è composto da due o tre edifici rurali ed una chiesetta. E' il punto più soleggiato dell'escursione (nelle giornate più brevi dell'anno il sole arriva alle 10) e merita la visita anche per le spettacolari vedute che si allargano verso la Valcanale. Recentemente è diventato anche tappa del cammino dell'Alta Via delle Grazie, nel tratto che congiunge Boario di Gromo con il Santuario di Ardesio. 

Arrivo a Ronco Alto.

Da Botto Basso si ritorna in leggera discesa al primo tornante, dove la segnaletica ci fa abbandonare l'asfalto per percorrere un sentiero pianeggiante che ci porta al piccolo nucleo di Ruch (770 m). Queste case sono raggiunte da una strada comunale che percorriamo inizialmente in discesa, scendendo in verso una valletta dove si può ammirare la piccola cascata creata del torrente Rino. 

La cascatella del torrente Rino.

Un breve tratto in salita si entra nello storico borgo di Piazzolo (780 m-1 ora e un quarto dalla partenza), dalla caratteristica struttura medioevale. Le case del paese si stringono strettamente fra loro, lasciando lo spazio soltanto per viottoli angusti. Piazzolo conserva le caratteristiche di un nucleo chiuso. Molti edifici conservano testimonianze dell'arte minore tipica del XIV° e XV° secolo, pur con quelle inevitabili modifiche che ne consentono l'abitabilità anche in tempi moderni. 

Veduta di Piazzolo dalla località Ruch.

All'ingresso si incontra un bivio, dove si tiene la sinistra calpestando il tipico selciato e percorrendo uno stretto vicolo che, dopo aver costeggiato la chiesa settecentesca di Santa Maria Maddalena, ci fa uscire dalla parte opposta, dove uno sguardo attento intuisce che, verso valle si trovano gli orti ricavati da terrazzamenti artificiali; invece, a monte, i prati si distendono fino ad incontrare il bosco, che incornicia il borgo.

Chiesa di Piazzolo-foto di Facundo Luchetti.

Usciti da Piazzolo, si tiene la destra, calpestando l'asfalto della strada che scende ad Ardesio. Il tracciato scende a serpentine per un buon tratto, superando anche la località di Ustigno (700 m. circa) già nucleo originario di Ardesio, raso al suolo da un incendio in epoca remota. 

Località Ustigno.

Arrivati alle prime case di Ardesio, la segnaletica del sentiero alto ci porta all'ingresso del Santuario della Madonna delle Grazie, eretto nel XVII° secolo. Stiamo camminando da un paio d'ore ed è tempo di cambiare percorso. Sul lato opposto del sagrato si intravvede la segnaletica del sentiero orientale, di colore verde.

Santuario della Madonna delle Grazie.

La seguiamo e saliamo a sinistra, percorrendo la stretta via Tasso, in fondo alla quale si gira a destra entrando in località Balatroni. La strada, inizialmente asfaltata, raggiunge un grosso edificio che si tiene sulla destra continuando a salire sull'asfalto ed ammirando l'abitato di Ardesio da una nuova prospettiva. 

Ardesio dalla località Balatroni.

La traccia diventa sterrata e, costeggiando alcune cascine e superando un bivio dove si tiene la sinistra, giunge al limitare del bosco, dove si incontra un rustico denominato Casòt (790 m circa-mezz'ora dal Santuario). Poco oltre si prende a scendere lungo un sentiero che, con lieve pendenza, attraversa un ponticello che supera una condotta forzata diretta alla centrale idroelettrica posta in riva al Serio.

Veduta dal sentiero di discesa. In alto a destra Botto Alto.

Scendendo in modo più deciso in direzione del centro di Ardesio, si ritrova l'asfalto in via Fortino Basso. Ormai a vista, ci si dirige verso la chiesa parrocchiale. Si costeggia il campetto di calcio dell'oratorio e, percorrendo via Locatelli, in breve si giunge di fronte al Palazzo Comunale (un'ora circa dal Santuario).

Ronco Alto dal cammino dell'Alta Via delle Grazie.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 16-12-2023 - tempo bello.
Punto di partenza: Parcheggi a servizio del Municipio di Ardesio. Da Bergamo si deve percorrere la provinciale della Valle Seriana fino al bivio di Ponte Nossa dove, invece di girare a destra per i tornanti che portano a Clusone, si prosegue diritti sulla provinciale n. 49 in direzione di Valbondione.  Si supera il primo ingresso per l'abitato di Ardesio e si arriva in località Ponte Seghe, dove si devia a destra seguendo le indicazioni per il centro, il Municipio e le Poste.  Subito dopo le scuole si volta a destra su via XXV Aprile, percorrendola per circa 300 metri. Sulla destra si trova il primo parcheggio (gratuito e senza limite orario). Altrimenti, poco oltre, tenendo due volte a destra, si arriva al secondo stallo, più capiente. Da Bergamo sono circa 38 km percorribili in una quarantina di minuti. 

In "centro" a Piazzolo.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 400 metri di dislivello per un totale, fra andata e ritorno, di circa otto chilometri.  
Durata: Per percorrere l'intera escursione servono poco più di tre ore, al netto delle soste.  
Altre note di carattere storico e culturale: Potete trovare informazioni di carattere turistico, storico e culturale sul Comune di Ardesio visitando i seguenti siti: https://www.viviardesio.it e https://prolocoardesio.it.

Il monte Secco da Ustigno.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate diverse escursioni che partono e/o percorrono il vastissimo territorio del Comune di Ardesio. I link sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/10/un-anello-tra-piazzolo-ave-di-ardesio-e.html
https://dislivellozero.blogspot.com/2022/09/la-magia-della-nebbia-nei-boschi-tra-i.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/10/una-splendida-salita-alla-cima-di-bani.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/12/unanello-per-conoscere-il-suggestivo.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/06/un-panoramico-anello-nella-valle-dei.html
https://dislivellozero.blogspot.com/2020/07/torniamo-sullanello-nella-valle-dei.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/08/cera-una-volta-un-nevaio-da-cerete.html
Cartografia: L'escursione qui proposta unisce due passeggiate panoramiche descritte in un volumetto realizzato nel 2019 dal Comune di Ardesio e disponibile gratuitamente presso l'ufficio turistico, piazza Monte Grappa 3 - Ardesio. Tel. 0346 466265.

A pochi passi dall'arrivo.




sabato 25 novembre 2023

Da San Lorenzo un panoramico e colorato anello verso il Pianone e San Lucio: alla ricerca del casoncello perduto

 🥾 Dislivello: circa 650 metri           ⌚ Durata:  4 ore e mezza           📏Lunghezza: 11 km

Arera e Corna Piana dal sentiero CAI 508 tra Pianone e San Lucio.

La partenza di questa escursione ad anello avviene in località Vogno (590 m circa) che fa parte del borgo di San Lorenzo, frazione di Rovetta. Si tratta di un'area artigianale, con una serie di capannoni, nei pressi della quale si trova un piccolo parco giochi con laghetto, denominato "Isola Felice". Dopo aver parcheggiato davanti al piccolo parco, si imbocca la strada agro-silvo-pastorale che si trova sulla sinistra, poco a monte dell'area verde.

Tempo d'aurora a Rovetta.

San Lorenzo ha una storia antica e, tra le sue case, nascondeva un tesoro dimenticato da tutti. Fu grazie alla richiesta di un cuoco americano che due abitanti di Rovetta sollecitarono gli anziani del borgo a ricordarsi dell'esistenza dei "Bertù" e, soprattutto, della ricetta che permetteva la realizzazione di questo saporito casoncello con il ripieno a base di cotechino. Conditi con il formaggio di monte, nel passato si mangiavano soltanto una volta all'anno (il 7 ottobre) in occasione della festa "La Mare" a ricordo dei cristiani tornati vincitori dalla battaglia di Lepanto, nel 1571. Se volete saperne di più, andate a leggere la loro storia pubblicata nelle note tecniche in fondo a questo post.

Sul tracciato della salita, guardati a vista dall'onnipresente Presolana.

L'indicazione da seguire per un lungo tratto è quella che porta all'Alpeggio Fogarolo. Dopo una decina di minuti si incontra il primo bivio, dove si tiene la sinistra e si continua a salire. Per i primi venti minuti la pendenza del tracciato è regolare, poi aumenta, proseguendo sempre sullo sterrato e trascurando una deviazione sulla destra.  

Sbuca anche il Pizzo Camino (al centro della foto).

A mezz'ora dalla partenza si incontra la cappella del gruppo Alpini di San Lorenzo, dalla quale si ammira una bella visuale del massiccio della Presolana, che rappresenterà una presenza costante in quasi tutto l'itinerario. Lentamente il bosco misto lascia il posto all'abetaia, che si infittisce man mano. La salita prosegue. Nei tratti più ripidi lo sterrato lascia il posto al cemento. Si raggiunge un bivio (quota 835 m-45 minuti da Vogno) dove l'indicazione per l'Alpeggio Fogarolo ci fa tenere la sinistra.

Zoomata sul Pizzo Redorta.

Dopo altri venti minuti si arriva ad un tornante dove, oltre a godere di un panorama sempre più vasto, si ritrovano le indicazioni per l'alpeggio Fogarolo, che ci fanno proseguire sullo sterrato. Si costeggia la radura di una cascina ristrutturata, da dove si possono ammirare le cime del monte Redorta e del Pizzo del Diavolo di Tenda. Poco oltre, sulla sinistra del tracciato, si impone allo sguardo uno splendido roccolo circondato da latifoglie che assumono vivaci colori autunnali. Si tratta probabilmente del "Roccolo del Teresù", che gode quasi di una "vista privata" sulla Presolana.

Il Roccolo del Teresù.

Abbiamo superato quota 1.000 metri. Poco oltre, sulla destra, abbiamo la possibilità di accedere ad un'ampia radura che circonda la "Baita del Nisio di Cene", splendidamente ricuperata. Dopo la visita, che regala amplissime viste, si ritorna sul tracciato, incontrando un'altra segnalazione, che seguiamo fedelmente. Si addolcisce la pendenza. Trascuriamo due deviazioni sulla sinistra, procedendo diritti, fino ad un successivo bivio dove la freccia segnaletica ci fa girare a sinistra.

La Baita del Nisio di Cene.

Un ripido tratto cementato sale in una suggestiva faggeta. Dopo lo strappo, si cammina in piano su un tappeto di foglie morte, costeggiando alcune radure governate da cascine ben tenute. Stiamo camminando da oltre due ore, quando si arriva ad un bivio ben segnalato. Abbandonando definitivamente la sterrata per l'alpeggio Fogarolo, si prende a destra il sentiero CAI n. 508, seguendo per il Pianone. La traccia costeggia il retro di una cascina, dalla quale lo sguardo arriva ad individuare le guglie del Pizzo Camino, che si affianca all'onnipresente Presolana.

La seconda cascina dopo l'imbocco del sentiero CAI n. 508. 

Il sentiero raggiunge un'altra cascina, le passa a fianco ed si infila brevemente tra gli abeti. Poco oltre, ad un'altra cascina, ci attende un nuovo scenario. Tocca all'Arera ed alle altre cime dolomitiche della Valcanale dare il meglio di sè. Siamo sul punto più alto del percorso (circa 1.200 m-due ore e mezza dalla partenza). 

Le cime della Valcanale dal punto più alto del percorso.

Si prende quindi a scendere. I segni biancorossi ci fanno inoltrare in un tratto di bosco misto, portandoci ad un bivio dove una freccia ci fa svoltare a sinistra. Si calpesta una dissestata mulattiera che scende fra gli abeti, entrando nella valletta del torrente Valle Rinata e risalendo sulla parte opposta, per sbucare nell'ampia e soleggiata radura del Pianone (1.130 m circa-due ore e tre quarti dalla partenza), dove la veduta si amplia anche al Pizzo Formico ed alle nere guglie dell'Alben.

Al Pianone.

Attraversando il Pianone il sentiero tende a perdersi. Senza traccia obbligata si tiene sulla destra il grosso edificio che campeggia in mezzo alla radura e sfiorare quella che decenni fa doveva essere una sorta di biglietteria dei primi impianti di sci della bergamasca (la si riconosce dai vetri rotti e dai grossi sci di legno su cui poggia). Da qui si intravvede una palina segnaletica verticale che si raggiunge con pochi passi. Seguendo l'indicazione per San Lucio si cammina in piano, godendosi lo splendido panorama a 180 gradi che spazia dal Pizzo Redorta alla Presolana.

La croce del Pizzo Formico dalla radura del Pianone.

Seguendo gli scarni bolli biancorossi segnati a terra, si procede diritti, trascurando l'evidente carrareccia che volta a destra. Arrivati al termine della radura, nei pressi di uno stagno si entra nel bosco. Calpestiamo una gippabile che scende fra gli alberi e che giunge infine all'asfalto della strada privata che sale dalla Spessa di Clusone. La si imbocca tenendo la destra e in pochi minuti si giunge al Rifugio San Lucio (1.027 m-tre ore e venti minuti dalla partenza).

Dal Rifugio San Lucio uno sguardo verso nord.

Dopo aver ammirato lo spettacolare scenario delle cime che circondano la piana di Clusone, si torna sulla sterrata che passa appena sopra il rifugio e si sfiora la chiesina dedicata a San Lucio. La strada scende nell'abetaia, mantenendo un fondo percorribile anche dagli automezzi, fino alla radura dominata dalla Stalla Bianca (968 m). Oltre la traccia assume la larghezza di una mulattiera, con un fondo molto dissestato, che sollecita particolarmente caviglie e ginocchia e rende particolarmente utili i bastoncini.

La chiesetta di San Lucio.

Il tratto rompicaviglie dura almeno venti minuti, fino ad un trivio dove la traccia si trasforma in una larga e quieta carrareccia. Si raggiunge una cascina nel cui prato pascolano cinque splendidi asinelli, che ricevono volentieri carezze e grattatine. Proprio qui la nostra traccia compie una inversione ad U (non andate diritto) per scendere rapidamente su un tratto cementato che porta ad incrociare il tratto iniziale della sterrata già percorsa in salita. Da questo incrocio, in meno di un quarto d'ora si torna al parcheggio dell'Isola Felice. Da San Lucio la discesa impegna per poco più di un'ora.

Gli asinelli di San Lorenzo.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 22-11-2023 - Sereno, visibilità ottima.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio a servizio del piccolo parco con laghetto sito in località Vogno, negli immediati pressi di San Lorenzo, frazione di Rovetta, che 
dista circa 36 km dal centro di Bergamo, percorribili in una quarantina di minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, salendo i tornanti che portano nella piana di Clusone. Si supera la rotonda per l'ospedale di Piario e la successiva che porta in centro al borgo baradello. Alla terza rotonda si gira a destra, in direzione di Lovere. Dopo un chilometro e mezzo, alla vista dei primi capannoni, si nota, sulla destra, il piccolo parco con il suo parcheggio.

"Freddina la notte scorsa?!"

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 650 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di 11 chilometri. 
Durata: Per percorrere l'intero anello sono necessarie quattro ore e mezza, escluse le soste.
Storia e riscoperta dei Bertù di San Lorenzo: un decina di anni fa, un cuoco di Atlanta, appassionato di cucina italiana, prende contatto con l'ente turistico di Rovetta per avere informazioni su un tipo di raviolo di cui aveva avuto notizia consultando l'Enciclopedia della pasta di Oretta Zanini De Vita. Nessuno ne sapeva niente. Grazie all'iniziativa di due giovani, che intervistano gli anziani di San Lorenzo, viene a galla la storia, la forma e la ricetta dei Bertù di San Lorenzo. 
Il nome: La denominazione deriva dal "gaì", l'antica lingua parlata dai pastori orobici (un tempo San Lorenzo era un borgo abitato da molte famiglie di pastori). Bertù significa "orecchio grande" ed il casoncello della frazione di Rovetta ha la forma, ed anche il colore scuro, dell'orecchio d'asino.

Bertù significa "orecchio grande".

La ricetta: Per la sfoglia viene utilizzata una farina integrale sporcata con un poco di crusca. Si utilizzano le uova, ma in maniera molto limitata. Il ripieno invece ha come ingrediente principale il cotechino sgrassato unito al formaggio grattuggiato, al pan grattato, al prezzemolo, ad un poco di cipolla tritata, sale e un pizzico di noce moscata. Il condimento, come per i casoncelli, è con burro e salvia.
Dove si possono trovare: I due giovani che hanno risvegliato la "memoria gastronomica" degli anziani di San Lorenzo gestivano un ristorante, primo banco di prova affrontato dai Bertù. Il successo è stato tale che hanno chiuso il ristorante ed aperto un pastificio, del quale questo tipo di casoncello è il protagonista principale. Il pastificio si chiama "Tradizioni e delizie", ha sede ad Onore e tutti i contatti e gli altri riferimenti si trovano sul loro sito:  https://www.tradizioniedelizie.com.

Splendido abete rosso nei pressi di San Lucio.

Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposte altre due escursioni che transitano sul versante settentrionale del Pizzo Formico. I link per consultarle sono i seguenti: 
https://dislivellozero.blogspot.com/2023/08/da-san-lucio-alla-panoramica-cima-del.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2019/05/san-lucio-forcella-larga-fogarolo-san.html.
Cartografia: Sul mercato non esiste ancora una carta escursionistica al 1:25.000 che dettagli efficacemente quest'area. Recentemente una cartina dei sentieri della zona, sulla quale si può ricostruire l'anello dell'escursione sopra descritta, è disponibile gratuitamente al Rifugio San Lucio ed all'infopoint di Clusone, in Piazza Orologio 21.

Cascina sul sentiero di discesa, poco prima di Vogno.



martedì 14 novembre 2023

Da Contrada Bricconi a Colle Palazzo ed a Case Campello: una diversa prospettiva della Valzurio.

 🥾 Dislivello: circa 650 metri           ⌚ Durata:  4 ore           📏Lunghezza: poco più di 10 km

Colle Palazzo, Cima Ba e Monte Secco.

Questo itinerario parte dal parcheggio a servizio della Contrada Bricconi (frazione di Oltressenda Alta-950 m circa); un borgo montano tra i più antichi della zona, oggetto di un interessante ed ambizioso progetto di ristrutturazione e rivalutazione del territorio (nelle note tecniche ulteriori informazioni ed i dettagli per arrivarci). Il tracciato da percorrere è semplice ed intuitivo: basterà camminare lungo la strada agro-silvo-pastorale che inizia alla destra del parcheggio ed arriva fino alle Case Campello. 

Cascina negli immediati pressi di Contrada Bricconi.

Inizialmente si calpesta uno sterrato, che si trasforma in acciotolato o cemento nei tratti più ripidi. Circondati da un bel bosco di latifoglie si raggiunge, dopo una decina di minuti, il primo bivio, dove si tiene la destra. Si alternano strappi a tratti con pendenza più dolce. Salendo di quota compaiono i primi abeti e, a poco meno di mezz'ora dalla partenza, si incontra un altro bivio, dove seguiamo le indicazioni per Colle Palazzo e la località Crus, distante da qui circa un quarto d'ora. Prima di raggiungerla, il diradare del bosco apre alcune finestre sul massiccio del Monte Secco.  

Località Crus.

La località Crus è annunciata da un rustico crocifisso in legno e comprende una cascina ben ristutturata ed una soleggiata radura. Restando sul selciato, si continua a salire in un bosco che si trasforma imporovvisamente in una coloratissima faggeta. Un ulteriore ripido tratto in decisa pendenza porta, ad un'ora circa dalla partenza, ad uno spiazzo dove campeggia una santella in legno dedicata a San Bernardo, protettore di alpinisti e sciatori. 

La Presolana occhieggia tra abetaie e creste.

Poco oltre si incontra un bivio segnalato, dove si tiene la sinistra, andando a percorrere uno splendido tratto in piano, dove ì faggi lentamente lasciano il bosco agli abeti. Tra i rami compare anche uno spicchio di Presolana, che anticipa di pochi minuti l'ariosa vista sulle prime baite di Colle Palazzo (1300 m circa). Si cammina ormai da un'ora e un quarto e la fatica viene premiata da un panorama che rispecchia una rara armonia tra uomo e natura. I dolci pascoli ondulati, alternati da fitte abetaie, sono costellati da baite ben ristrutturate, rispettose dei canoni di architettura rurale e del paesaggio di montagna. 

Il monte Timogno da Colle Palazzo.

Sin dal tardo medioevo Colle Palazzo fu sede di fiorenti mercati agricoli e di bestiame. Lo stesso tracciato fin qui percorso, che unisce borghi un tempo molto più abitati e frequentati, nel passato aveva una funzione prettamente commerciale. I passi successivi offrono una visuale sempre più vasta. Si transita nei pressi di un fontanino, superando una baita da cui si gode di uno splendido colpo d'occhio sulla piramide triangolare del monte Timogno. 

Pizzo Salina e monte Pradello da Colle Palazzo.

Poco oltre si giunge ad uno stagno, dove si incrocia il sentiero CAI n. 311 che a sinistra porta ad Ardesio mentre, tenendo la destra, ci fa proseguire verso la parte più alta di Colle Palazzo per continuare in direzione del Moschel, del Passo Scagnello e del Rifugio Albani. Fatti pochi passi, si trova un bivio dove, scendendo verso destra, si va a visitare la piccola e suggestiva chiesetta di San Giacomo Apostolo (1267 m), edificata nel XV secolo. Al suo interno sono stati restaurati affreschi di pregio, il più antico dei quali risale all'anno 1482. La breve deviazione porta via un quarto d'ora (cinque minuti a scendere, dieci per risalire) oltre alla sosta.

Il minuscolo borgo con la chiesetta di San Giacomo Apostolo.
Per alcuni storici, l'edificio in primo piano sarebbe il "Palazzo"
che ha dato il nome alla località.

Tornati sulla traccia principale, si raggiunge un edificio denominato "la Penzana dol Zanarì" (1312 m) e, poco più avanti, un eccezionale punto panoramico dove la visuale si allarga quasi a 360°. Di fronte il triangolo del Timogno, a destra le dolci ondulazioni di Colle Palazzo, a sinistra la Valgoglio con il pizzo Pradella ed il monte Salina; alle spalle l'imponente parete nord del monte Secco. 

Monti della Valcanale e della Valgoglio, visti da Colle Palazzo.

Termina qui il tratto in piano. La strada forestale sale verso le cascine di Grumelli (che raggiungeremo a 1395 m di quota), offrendo belle vedute di baite e pascoli. A metà salita si abbandona il sentiero CAI n. 311, che volta a destra tra i pascoli. Si prosegue sulla strada, che diventa via via più sconnessa. Giunti nei pascoli alti, la vista verso sudovest regala altre prospettive mozzafiato, allargandosi fino al Pizzo Formico, alla vicina cima erbosa del monte Ba e regalando una prospettiva quasi himalayana delle dirupati pareti del monte Secco.

Cima Ba e Monte Secco, visti dalle cascine di Grumelli.

Si cammina ormai da due ore, e ci attende un ultimo sforzo. Al bivio successivo si tiene la sinistra per entrare in un coloratissimo bosco misto composto da imponenti esemplari di faggi ed abeti rossi. La salita è remunerativa e ci porta ad un bivio dove una freccia verde fluorescente ci fa tenere la destra, dove il percorso finalmente spiana. Pochi passi ed un'altra freccia ci invita ad uscire dalla vegetazione, portandoci nella suggestiva radura delle Case Campello (1550 m. circa-due ore e venti minuti dala partenza).

Radura di Case Campello.

E' un buon posto per terminare la salita. Siamo in uno scrigno pieno di silenzi. Si sente solo il rumore del vento, proveniente dalle creste di Bares, che fungono da sipario dalla parte opposta della Valzurio. Merita un lento giro tra le baite, che mantengono le tracce di un architettura tipica dei borghi contadini medioevali, e tra i  boschetti di latifoglie, che esibiscono tutti i possibili colori di un autunno che si dilunga nonostante le recenti nevicate. 

Particolare dell'ingresso di una delle Case Campello.

Una sola nota stonata turba la quiete delle Case Campello. Nei prati sono evidenti numerose grufolate provocate dai cinghiali in cerca di cibo. La presenza di questo suide è arrivata anche qui, ad oltre 1.500 metri di quota. Ed il recente avvistamento di un lupo nel piazzale dei vicini Spiazzi di Gromo potrebbe essere una logica conseguenza, visto che ormai è scientificamente accertato che il cinghiale rappresenta la preda principale del lupo. Il ritorno avviene lungo il medesimo percorso dell'andata. 

Scende un sipario di foliage sulle Case Campelli.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 11-11-2023 - Sereno, visibilità ottima.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio di Contrada Bricconi, frazione di Oltressenda Alta, che 
dista circa 40 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di tre quarti d'ora d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si procede diritto, seguendo le indicazioni per Valbondione. A circa 4 km dal precedente bivio, si volta a destra, in direzione del centro di Villa d'Ogna. Superata la piazza del Municipio, si procede per un centinaio di metri, voltando a sinistra in via IV Novembre. Si costeggia la chiesa di Ogna e si volta a destra in direzione di Nasolino. Saliti tre tornanti si attraversa quest'ultimo borgo, sede del Comune sparso di Oltressenda Alta. Si prende via Presolana, arrivando al bivio con le indicazioni (frecce in legno) per Contrada Bricconi. Si sale per via Dossi (che Google Maps chiama via Plasso) e, in meno di un chilometro, si giunge al parcheggio di partenza dell'escursione.

Colle Palazzo e monte Timogno.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 650 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di oltre dieci chilometri. 
Durata: Per percorrere l'intero anello sono necessarie quattro ore, escluse le soste.
Contrada Bricconi: Il nome deriva di brìc (o bricchi) che significa "luogo arroccato". Si tratta di un antico borgo rurale di origine medioevale. Nel 2010 venne abbandonato dell'ultima famiglia che lo abitava. L'anno successivo il Comune pubblicò un bando per concederne l'affitto, rilevato da un gruppo di giovani che realizzò il progetto di ristrutturazione per farne un azienda agricola con stalla e fienile di moderna concezione ed annesso caseificio. Successivamente fu realizzato un agriturismo ed un ristorante di alto livello, molto apprezzato anche dai critici gastronomici. Piatti di elevatissima qualità con prezzo adeguato. E' possibile l'acquisto, nella loro bottega, dei prodotti tipici di questo territorio. Altre info sul loro sito: www.contradabricconi.it.

Monte Vodala, Presolana e creste di Bares.

Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposte altre due escursioni che transitano da Colle Palazzo partendo da diverse località. I link sono i seguenti: 
https://dislivellozero.blogspot.com/2022/10/un-anello-tra-piazzolo-ave-di-ardesio-e.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2018/06/lanello-della-valzuriouna-rara-armonia.html.
Cartografia: Le carte escursionistiche non sono utili ad evidenziare compiutamente il territorio oggetto di questa escursione. Su iniziativa del CAI di Bergamo dovrebbe essere di prossima uscita una carta escursionistica al 25.000 del circondario di Clusone.
Fronte della chiesetta di San Giacomo Apostolo.