🥾 Dislivello: circa 650 metri ⌚ Durata: 4 ore e mezza 📏 Lunghezza: oltre 9 km
| Baita del Crostaro. A sinistra il Pizzo Coca, a destra i monti Pomnolo e Cimone. |
Nel tratto iniziale l'escursione percorre le bellissime Piane di Lizzola, fino ad incrociare il sentiero delle Orobie Orientali che sale, con un lungo traverso immerso in visuali a 360°, al Passo della Manina. La discesa avviene lungo la Valle dell'Asta, su sentieri poco battuti e naturalisticamente molto interessanti.
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| Redorta, Coca, Toazzo, Pomnolo e Cimone ripresi dal Passo della Manina (foto di Claudio Papetti) |
L'escursione parte da uno dei molti parcheggi a ridosso del quartiere Valletera di Lizzola (1282 m) frazione di Valbondione (nelle note in fondo al post trovate i dettagli per arrivarci e le informazioni sulle modalità di parcheggio). A lato dei condomini una palina segnaletica del CAI, indicante la direzione del sentiero n. 322, invita a imboccare una stradina asfaltata che sale verso l'ingresso delle Piane di Lizzola. Dopo un breve ma deciso strappo finisce l'asfalto e si procede in piano, lungo un evidente sterrato.
| Primi passi nelle Piane di Lizzola. |
Su questo tracciato, nel corso dei secoli, hanno camminato i mandriani che portavano le loro mucche al pascolo; i minatori che raggiungevano gli ingressi dei giacimenti scavati nel ventre del monte Sasna (mentre sull'altro versante si saliva alle miniere dei monti Pomnolo e Toazzo). I contadini salivano a falciare il "fe magher" ed i boscaioli procuravano legna da ardere per le diverse contrade di Lizzola.
| I pascoli delle Piane sono molto frequentati. |
Si attraversa la piana tenendo il torrente Bondione alla propria sinistra, fino ad arrivare ad un bivio dove la sterrata scende sul greto dello stesso, volgendo decisamente a sinistra (1365m circa-venti minuti dalla partenza). Noi invece procediamo diritto, salendo dolcemente su una traccia inizialmente poco evidente. Poco oltre i segni biancorossi del sentiero CAI n. 322 ci fanno solcare un sentiero che attraversa un piano che dovrebbe essere quello di Campolì dove, nel passato, fioriva la coltivazione del lino.
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| Le Piane e Lizzola viste dal sentiero 304 (foto di Claudio Papetti). |
Una leggenda locale narra che, in seguito alla pestilenza del 1630, i superstiti di Lizzola si trasferirono qui formando un piccolo aggregato con tanto di chiesa e cimitero, predisponendo i primi campi coltivati e costruendo le prime stalle per le proprie bestie. Ma durò poco. Durante un terribile inverno, un'enorme valanga precipitò dalle pendici del Monte Crostaro, seppellendo il paese ed i suoi abitanti. Dopo questo disastro il paese venne spostato oltre il fiume, in località Passevra.
| Sulla placca scivolosa del sentiero n. 322. |
Il CAI 322 procede spedito in direzione nord, salendo con gradualità per una ventina di minuti, fino ad un tratto dove si attraversa una scivolosa placca rocciosa aiutandosi con staffe e catene. Oltre questo punto la Valle del Bondione si restringe, regalando immagini suggestive sul torrente, circondati da vegetazione quasi palustre. Consiglio di guardare spesso i dirupi che scendono verso la sponda opposta del torrente, spesso visitati dai camosci. Dopo poco più di un'ora dalla partenza si raggiunge il bivio (1600 m circa) dove abbandoniamo il CAI 322 (che si dirige verso il Pizzo dei Tre Confini) per voltare a destra, a percorrere il Sentiero delle Orobie Orientali, segnalato con il n. 304.
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| Primi passi sul sentiero n. 304. Sullo sfondo il Pizzo delle Corna (foto di Claudio Papetti). |
Con destinazione Passo della Manina, guadagniamo lentamente quota grazie ad un lunghissimo traverso sulle pendici erbose del Monte Crostaro. Il panorama si allarga man mano si procede: di fronte a noi si gode della vista sul Pizzo della Corna e sullo Sponda Vaga; a sinistra dominano i monti Toazzo e Pomnolo, sopra le creste dei quali fanno capolino i tremila delle Orobie. Dopo aver macinato mezz'ora di leggerissima salita si guada un rivolo e ci si dirige, ancora in falsopiano, verso la Baita del Crostaro (1701 m-due ore e venti dalla partenza) dove ci aspetta un folto gregge di pecore governato da due arcigni pastori maremmani.
| I custodi del gregge alla Baita del Crostaro. |
Seguendo le loro indicazioni (si fanno capire bene!!!) costeggiamo alla larga del gregge e proseguiamo, stavolta con maggior pendenza, in direzione dei ruderi della Baita di Fles Alto, dove incrociamo altre pecore, ed affrontiamo l'ultimo strappo a guadagnare il valico della Manina (1799 m-quasi tre ore dalla partenza), situato praticamente di fronte alla parete nord della Presolana. Poco sopra raggiungiamo la chiesetta omonima, dove sostiamo per un doveroso ristoro, confortati anche da una visuale a 360° sulle cime tra le più spettacolari delle Orobie.
| Con un piede in Val di Scalve. Da destra: Barbarossa, Pizzo di Petto, Presolana. |
Dalla chiesetta si scende in direzione di un evidente ed ultrasegnalato bivio, dove si volta a destra percorrendo il sentiero CAI n. 401. Camminiamo sostanzialmente in piano, lambendo le pendici del monte Pizzul fino ai bordi di una radura (venti minuti dalla Manina) dominata dagli imponenti contrafforti del monte Barbarossa. Qui ci aspetta un trivio, segnalato su un masso posato a terra. Noi scendiamo a destra (direzione Lizzola) affrontando quindi la discesa nella selvaggia e poco battuta Valle dell'Asta.
| I contrafforti del Barbarossa dal sentiero n. 401. La deviazione per la Valle dell'Asta si trova dove si sono fermati gli escursionisti. |
In un quarto d'ora raggiungiamo la Baita Asta Alta (1732 m) e proseguiamo lungo il sentierino che diparte dalla porta d'ingresso della baita stessa. Attraversando una fitta distesa di ortiche e rabarbaro alpino ed un successivo tratto reso più arido dal calpestìo delle bestie, scendiamo verso un abbeveratoio recentemente restaurato, oltre il quale si ritrova una traccia più definita che scende con decisione fra una ricca e variegata vegetazione montana, molto più ricca di fioriture rispetto a quelle (non) incontrate nei precedenti tratti.
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| Baita Asta Alta (foto di Claudio Papetti). |
In circa mezz'ora scendiamo a guadare un torrente che delimita la radura della Baita Asta Bassa (1427 m) oltre la quale il sentiero scende velocemente verso l'aggregato di Lizzola ed il parcheggio dove si è lasciata l'auto. La discesa ci ha impegnato per un'ora e mezza circa.
| La Manina dal sentiero di discesa. Dietro al Cimone spuntano il Pizzo dei Tre Confini e il Recastello. |
Note tecniche:
- TIGNI' A MEMORGIA- Memorie di vita della gente di Lizzola, di Eugenio Piffari, realizzato da Myprint-Clusone nel 2009.
- VALBONDIONE, di Giovanni Simoncelli, a cura delle Parrocchie di Valbondione, Fiumenero, Lizzola – anno 1988.
| La chiesetta della Manina. |




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