giovedì 22 ottobre 2026

Da Novazza alla baita del Coregn Presì, perdendosi nel fitto bosco della Val Regone.

🥾 Dislivello: circa 500 metri      ⌚ Durata: poco più di 3 ore       📏Lunghezza: non rilevata

Località Polva. Sullo sfondo il versante nord del Monte Secco.
Premessa
Le pendici di Cima Bani, la Val Regone ed i piccoli borghi di Bani e Novazza nascondono un reticolo di sentieri che hanno come meta luoghi incantevoli e spesso sconosciuti. Da tempo avevo programmato di partire dal parcheggio dell'ex miniera di Novazza, salire alla Baita di Coregn Presì ed esplorare la sovrastante zona. L'idea era quella di realizzare un anello raggiungendo la Croce di Bani, per poi scendere all' omonimo borgo e rientrare a Novazza calpestando la strada provinciale meno trafficata della Provincia.

La Madonna del Coregn Presì e gli Spiazzi di Gromo (foto di Claudio Papetti).

Con le migliori intenzioni, siamo partiti di buon mattino, inoltrandoci nel fitto bosco misto. Affrontando tratti di rara pendenza ci siamo illusi di arrivare, rapidamente e ripidamente, alla prima meta: la Baita di Coregn Presì. Non abbiamo però tenuto conto che a ottobre le foglie ingialliscono e cadono, arrivando a coprire, spesso completamente, le tracce dei sentieri meno battuti. Se aggiungiamo il fatto che, in quest'area, la segnaletica è completamente assente, il consiglio più saggio che vi posso anticipare è quello di evitare l'autunno per avventurarvisi, a meno di essere impenitenti ed esperti fungaioli.

Alla Baita del Coregn Presì.

Nelle stagioni più calde, quando la traccia del sentiero tornerà ad essere evidente, l'escursione sarà sicuramente meno problematica e sicuramente molto più interessante. L'assenza di segnaletica orizzontale e verticale ed una scarsissima copertura telefonica rendono comunque il percorso riservato ad escursionisti in possesso di buon senso di orientamento.

La cima del Redorta sbuca tra le nuvole.
Descrizione del percorso
La partenza avviene dal parcheggio sito accanto all'ingresso della ex-miniera di uranio di Novazza, frazione di Valgoglio (1020 m circa-nelle note tecniche trovate tutti i dettagli per arrivarci). All'inizio del parcheggio (spazio per una dozzina di automezzi) e proprio accanto al torrente, uno sbiadito bollo blu evidenzia l'evidente traccia di un sentiero che si inerpica nel bosco. Lo si imbocca con cautela, sperando che la pendenza diminuisca, e si entra nel fitto fogliame che ci avvolgerà per quasi tutta l'escursione.

Frutti del sottobosco della Val Regone (1)

Per un primo tratto la traccia resta evidente, lambisce il lato sinistro del torrente e poi serpenteggia nel bosco misto, fino a raggiungere il "Ral del Merer II" (dieci minuti dalla partenza) il primo dei tanti che incontreremo lungo la salita. Il "Ral" è uno spiazzo realizzato ed utilizzato, anche nel recente passato, per la realizzazione del carbone vegetale, a suo tempo utilizzato come carburante per i forni fusori che operavano nel fondovalle della Valgoglio. I carbonai vi accumulavano il materiale vegetale che serviva a comportte il "poiat": un cumulo di terra e legno che veniva acceso in modo controllato fino a produrre il carbone vegetale. 

Si sale con decisa pendenza... (foto di Claudio Papetti).

Mentre la traccia viene progressivamente ricoperta da un folto tappeto di foglie secche, passiamo alti sopra una baita e continuiamo a salire con decisa pendenza.  La coperta gialla si fa sempre più compatta, il sentiero scompare definitivamente. Procediamo per tentativi e perdiamo un sacco di tempo. Non sono in grado di darvi indicazioni se non elencando i nominativi dei "ral" che si incontrano via via salendo (e riscontrati al contrario in fase di discesa, che abbiamo effettuato senza perderci). 

Appunti sulla toponomastica dei Ral (foto di Claudio Papetti).

Dopo aver lasciato sotto di noi il tetto della baita, il sentiero principale raggiunge il "Ral del Coren Negher" (che stimo a circa 45 minuti dalla partenza) e poi il "Ral del Pià Presì". Con la pendenza che si addolcisce si arriva al successivo "Ral de la Brusàda" e, cinque minuti dopo, al "Ralì de la Brusàda" (poco più di un'ora dalla partenza, quota 1300 m. circa). Infine, quando persino lo scricchiolìo delle foglie secche comincia ad infastidirci, incontriamo l'unica segnaletica che abbia un senso escursionistico. Al "Ralì del Cami" (venti minuti dal Ralì de la Brusada) il cartello con la sua definizione è sovrastato da una freccia in legno che indica la direzione per la Madonna del Corègn Presì.

L'unico bivio segnalato di tutta l'escursione. Si prosegue diritti.

Dalla relazione (recuperata in rete) di un'escursione effettuata nel 2025, sappiamo che il sentiero per raggiungere la statua della Madonnina piazzata sulla vetta del Coregn Presì è franoso, esposto ed impervio. Invece, per raggiungere la Baita, bisogna evitarlo e seguire la traccia che sale di fronte a noi. Così facciamo, risalendo un tratto gradinato che si infila in un canalino erboso un po' in pendenza. Aiutati da un paio di catene ben fissate arriviamo ad un piccolo stagno e, dopo pochi passi, ci troviamo di fronte alla piccola e suggestiva "Baita del Coregn Presì" (1490 m circa-proprietà privata, abbiatene cura). Dalla partenza si stimano due ore circa, dal precedente bivio mezz'ora.

Arrivo alla Baita del Coregn Presì (foto di Claudio Papetti).

Per raggiungere la Croce di Bani dovremmo proseguire sulla traccia che sale a sinistra sopra la Baita. Ma abbiamo perso troppo tempo nelle involontarie divagazioni effettuate strusciando gli scarponi nel pacciame. Ci limitiamo a costeggiare il recinto della Baita per prendere una traccia a destra che porta sul crinale. 

Dal crinale, bella vista sulla Valgoglio, sul Redorta e sul Calvera.

Raggiungiamo una panchina con bella vista sulla Valgoglio e, scendendo di qualche metro, ci troviamo di fronte allo spettacolo del Coregn Presì ed alla sua Madonnina che ci volta le spalle, troppo impegnata a proteggere Novazza ed i suoi abitanti. Incontriamo il proprietario della Baita e, dopo quattro chiacchiere ed un buon caffè, affrontiamo la discesa confidando di non sbagliare più percorso.

Zoom sulla cima del Coregn Presì, messa in sicurezza nel 2018 con l'applicazione di barre d'acciaio 
per evitarne il distacco ed il rotolamento sulla strada delle miniere e su Novazza (foto di Claudio Papetti) 

Ripercorrendo la litania dei "Ral", al contrario di come viene descritta per la salita, scendiamo al parcheggio impiegando poco più di un'ora. All'arrivo dedichiamo qualche minuto ad ammirare la località Palva, posizionata poco prima del parcheggio stesso (scendendo e arrivando allo stallo si volta a destra e si calpesta l'asfalto già percorso con l'auto). Uno spettacolo di armonia tra uomo e natura che ripaga delle molte amarezze che a volte si incontrano durante le nostre escursioni.

Lo stagno di località Polva.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 19-10-2026 - tempo velato, con sprazzi di sole e progressivo aumento della nuvolosità.

Punto di partenza: Per raggiungere Novazza si percorre la provinciale della Valle Seriana fino al bivio di Ponte Nossa dove, invece di girare a destra per i tornanti che portano a Clusone, si prosegue diritti sulla provinciale n. 49 seguendo le indicazioni per Valbondione. Superato l'abitato di Ardesio si prosegue per un paio di chilometri fino ad imboccare il bivio che a sinistra porta a Valgoglio. Al bivio successivo si tiene ancora la sinistra salendo con un paio di tornanti al paese di Novazza. Subito dopo il borgo la strada sale verso l'ex-miniera ed il suo parcheggio, che si raggiungono trascurando la deviazione che ci porterebbe a Bani. Da Bergamo sono circa 45 km, percorribili in un'ora circa.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 500 metri di sola salita. lunghezza non rilevata dall'app per mancanza di segnale.
Durata: Per compiere l'intera escursione servono poco più di tre ore, al netto delle soste.

Il piccolo stagno poco sotto la Baita del Coregn Presì.

Notizie storiche sulla zona: L'escursione risale la Val Regone, storicamente e geologicamente interessata da fenomeni di instabilità e da un'antica e imponente frana di scivolamento, il cui cono occupa il centro della vallata. A causa della natura franosa del terreno e dell'esposizione, in passato l'area era quasi del tutto priva di alberi e soggetta a frequenti valanghe, prima che la vegetazione crescesse progressivamente negli ultimi decenni stabilizzando parzialmente la zona. Il 1° novembre 1666 una frana di enormi dimensioni rovinò a valle, concludendo la propria corsa nell'alveo del torrente Goglio. I detriti ne ostruirono il corso che, andando a tracimare, creò un'onda di piena travolgendo la contrada di Goglio. Alla fine si contarono 64 morti, tutta la contrada venne distrutta: 50 case con tutti i molini, gli opifici e le fucine che rappresentavano il fulcro dell'attività produttiva del territorio di Gromo. La catastrofe naturale segnò l'inizio del declino della fiorente industria delle armi bianche che aveva etichettato Gromo, nel mondo allora conosciuto, come una "piccola Toledo".

Pizzo Redorta e Monte Calvera dalla strada che sale all'ex-miniera.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizione di un'altra escursione che, partendo dallo stesso parcheggio, si
inoltra nella Val Sanguigno raggiungendo il Rifugio Gianpace. Il link è il seguente:
Cartografia: La zona interessata dall'itinerario può essere visualizzata nella carta escursionistica "07-Clusone-Pizzo della Presolana", realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000.

Frutti del sottobosco della Val Regone (2)