domenica 22 luglio 2018

Da Marciana per una bella passeggiata tra i fiori di Serraventosa

C'è un posto, sopra Marciana Alta, che somiglia al Paradiso, ma è così discreto che lo conoscono in pochi e non so se faccio bene a descrivere il sentiero che lo attraversa.
Fiori di elicriso a Serraventosa.
Ho scoperto l'altipiano di Serraventosa percorrendo l'ultima tappa della Grande Traversata Elbana e vi suggerisco di raggiungerlo partendo dal borgo medioevale di Marciana (375 m) che, se non lo conoscete, vale da solo una visita.   Dal parcheggio principale, salite nelle strette vie del paese e seguite le indicazioni che vi portano alla fortezza pisana, posta nel punto più alto del borgo (438 m).
Il monte Capanne dalle mura della Fortezza Pisana
Da lì si scende per una cinquantina di metri lungo la strada asfaltata per imboccare, sulla sinistra, una mulattiera acciottolata, indicata anche dal segnavia n. 3, con direzione Santuario della Madonna del Monte (indicazioni abbondanti ed evidenti).   Dopo il primo tornante si incontra la prima stazione di una via crucis che terminerà di fronte all'edificio religioso (630 m) dopo aver camminato per circa un'ora dal centro di Marciana.    La stradina lastricata sale in un splendido bosco di castagni, i cui esemplari più maestosi si trovano proprio nei pressi del santuario e forniscono la materia prima per le feste della castagna che si tengono annualmente sia a Poggio che a Marciana.
Il Santuario della Madonna del Monte
Il santuario, eretto nel XIV secolo, è completamente immerso nel verde.    Anche lo spoglio ed essenziale interno della chiesa, la sua penombra e la frescura offerta dal castagneto circostante contribuiscono ad un ambiente suggestivo, arricchito anche dalla presenza del vicino romitorio, molto caro anche a Napoleone, che lo frequentò assiduamente nell'estate del 1814.   
L'alcova di Maria e Napoleone
La storiografia ufficiale ne ha giustificato la frequentazione a causa della postazione telegrafica, fatta installare dall'Imperatore stesso, sul vicino Masso dell'Aquila per effettuare comunicazioni codificate di carattere militare, anche a grandi distanze.   I più maliziosi insinuaano però che il motivo per cui Nap (come si firmava nei messaggi inviati alla lontana consorte, ex-imperatrice Maria Luisa d'Austria) amasse tanto questo posto fosse dovuto alla presenza della contessa polacca Maria Walewska, dalla quale ebbe anche un figlio illegittimo,
Un cespuglio di fiori di cisto
Dal cortile con fontana che avvolge l'ingresso della chiesa, il sentiero piega a destra per dividersi pochi metri dopo.    Un segnavia indica a destra i "Mostri di pietra" ed il Masso dell'Aquila.   Noi prendiamo invece un tracciato pianeggiante che diparte a sinistra, abbandonando il folto del bosco per raggiungere una rigogliosa macchia mediterranea.     In venti minuti, avvolti dall'intenso profumo dell'elicriso (simile al sentore di liquirizia), si raggiunge la dorsale di Serraventosa (617 m) dove si trova una macchia di pini, un piccolo caprile ed un bivio.
Tra i fiori di Serraventosa
E' il tratto più bello dell'itinerario: un tappeto di fiori che a maggio raggiunge il suo naturale splendore.   I bassi cespugli di mirto, i cisti e le ginestre che si sono adattati a vivere su questo suolo povero di sostanze organiche, in questa stagione fioriscono in un'esplosione di colori smaglianti.   A Serraventosa domina il giallo, ma le macchie azzurre e viola che bucano improvvisamente il verde degli arbusti spinosi offrono uno spettacolo meraviglioso, anche se effimero.   La fioritura resiste non oltre il mese di maggio.    Negli altri mesi, ci si dovrà accontentare del panorama, che si veste di un blu profondo, interrotto solo dalle inconfondibili sagome di Capraia e della Corsica.
Alla dorsale di Serraventosa.
Per chi volesse continuare e arrivare quindi a Patresi, dove termina la Grande Traversata Elbana, deve girare a destra, seguendo il segnavia Raggio Verde, che porta in un' ambiente frequentato dal muflone.   Superata una sella, la traccia scende tra una vegetazione composta in prevalenza da corbezzolo e cisto e da muretti a secco e vecchi terrazzamenti, che ricordano la vocazione agricola della zona, prima della realizzazione, negli anni '60, della strada asfaltata che ha favorito il turismo di massa.
Patresi e Colle d'Orano dal sentiero di discesa.
In un'ora e mezza si scende, attraversando una bassa lecceta che, a tratti, regala ampie vedute sugli abitati di Patresi e Colle d'Orano.    Voltandosi, si ammirano invece i poderosi contrafforti rocciosi che portano alla cima del Capanne ed il vallone che contiene il fosso del Castagnolo.  Perdendo circa 500 metri di dislivello, si giunge infine alle prime case di Patresi ed alla strada provinciale, dove termina la traversata.
Escursione del 24 maggio 2018, tempo buono con foschia dal mare

Cespuglio di ginestre con intruso...
Info tecniche e varie:
Come arrivare: Dopo essere sbarcati dal traghetto a Portoferraio, si prende la Strada Provinciale 24 fino a Procchio dove, con la SP 25, si raggiunge Marciana Marina e, successivamente, il borgo medioevale di Marciana alta.     Da Portoferraio si impiegano circa tre quarti d'ora percorrendo 23 chilometri di strade molto tortuose ma estremamente suggestive.
Dislivello, durata e caratteristiche dell'escursione: L'escursione andata e ritorno da Marciana a Serraventosa dura circa tre ore; il dislivello in salita è di quasi 300 metri.    Se volete proseguire fino a Patresi (nel caso serve parcheggiare una macchina al punto d'arrivo) aggiungete i 500 metri di dislivello in discesa, percorribili in circa un'ora e mezza.  

Esplosione floreale a Serraventosa.
Altri suggerimenti: Da Patresi si possono ammirare i tramonti più belli dell'Elba.    Nei pressi, in località Colle d'Orano, si trova il ristorante-pizzeria Bastia's, sulla cui terrazza all'aperto si può cenare godendo di un panorama spettacolare sul sole che si nasconde dietro il dito e le catene montuose della Corsica.    Il cibo offerto è gustoso, i prezzi onesti.   Maggiori dettagli sul sito: www.ristorantebastias.it.
Durante il giorno potrete invece gustare ottime insalate ed altri piatti freddi al bar Baba Yaga: un colorato e simpatico locale all'aperto nel piccolo centro di Pomonte, dove cortesia e consigli per arricchire la vacanza sono di casa.    Il locale è descritto su facebook, digitando Bar Baba Yaga Pomonte.
Cartografia: Carta dei sentieri dell'Isola d'Elba 1:25000 allegata alla pubblicazione sulla Grande Traversata Elbana realizzata da Luca Zavatta, distribuita da L'escursionista Editore.    


sabato 14 luglio 2018

Uno spettacolare anello nelle valli di Ornica, in alta Valle Brembana


L’escursione che consente di percorrere per intero le due valli che sovrastano il borgo di Ornica, unendole attraverso un panoramicissimo tratto del sentiero delle Orobie Occidentali è un trek della durata di circa 10 ore.  A metà del percorso è possibile sostare e pernottare (scelta consigliata e raccomandata) al rifugio Benigni.

Il Benigni all'alba. Sullo sfondo le Alpi Retiche

Il tracciato è di una semplicità disarmante, con partenza da Fusinetta (895 m) il primo aggregato che si incontra salendo ad Ornica.    Dal parcheggio della frazione si seguono le indicazioni del sentiero CAI n. 107, che risale tutta la valle di Salmurano, calpestando una splendida mulattiera realizzata dai soldati italiani durante la prima guerra mondiale.    Apprezzando la regolarità del dislivello, si sale tra pascoli e baite armoniosamente ristrutturate, fino ad entrare in un bel bosco ceduo, dove si possono incontrare tracce della presenza di caprioli.

Capriolo nei boschi della Val Salmurano.

Arrivati nella piana della Casera Vecchia (circa 1600 m di quota) la valle si apre ed incontra un bivio. Entrambe le diramazioni riportano sul sentiero principale, quella di sinistra è più breve.    Giunto a quota 1740 il segnavia 107 si congiunge con il 108, proveniente dalla strada provinciale che da Cusio sale ai Piani dell’Avaro.    Le già evidenti segnalazioni per il rifugio Benigni, nostra prima tappa, si moltiplicano.
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Il Venturosa dalla testata della Val Salmurano

Trascurando la deviazione per il vicino passo di Salmurano, il sentiero si appresta ad affrontare uno dei tratti più “tecnici”: il Canalino, che ci aiuta a superare un’imponente bastionata di circa 100 metri di dislivello.   La traccia ben segnata consente di superare senza particolari apprensioni questa parte impegnativa, ma anche appagante per chi vuole provare i primi rudimenti di arrampicata.

Panorama dalla cima del Canalino roccioso.

Dopo quasi cinque ore e un dislivello di sola salita superiore ai 1.300 metri, si arriva finalmente sopra l'ampio spalto roccioso che ospita, oltre al Rifugio Benigni (2.222 m), al Lago ed alla cima dei Piazzotti, anche una nutrita colonia di stambecchi.    Il panorama è a 360 gradi, su gran parte delle Orobie e sulle possenti Alpi Retiche: di queste sono facilmente riconoscibili il Pizzo Badile il Cengalo e l’impressionante mole ghiacciata del Monte Disgrazia.

Arrivo al Benigni - foto di Sergio Gavazzeni

Dal Rifugio Benigni l’itinerario ad anello prosegue percorrendo il sentiero CAI n. 101 delle Orobie Occidentali, raggiungendo prima la Bocchetta di Trona e successivamente la vetta del Monte Giarolo (2.314 m) punto più alto del percorso.   Inizia qui il tratto più impegnativo.   Serve piede sicuro e nessun problema di vertigini.    I panorami sono eccezionali ma devono essere goduti da fermi.    Camminando è necessario guardare bene dove mettere gli scarponi. 

Il Lago di Trona dalla Cima di Giarolo

Dopo circa un’ora si intravede ci si trova al cospetto del Pizzo dei Tre Signori e della Sfinge, un contrafforte molto somigliante al celeberrimo monumento egiziano.   Siamo arrivata sulla testata della Val d’Inferno, dove calpestiamo un piccolo nevaio e ci apprestiamo a scendere, lasciando il 101 per prendere il sentiero n. 106, che seguiremo fino ad Ornica. 
 
Il Pizzo dei Tre Signori dal sentiero delle Orobie Occidentali

La discesa della valle è intervallata da pascoli e baite, alcune ricavate sotto grossi massi erratici (come la baita Corna dei Vitelli, posta a 1.900 m di quota, e la Baita del Predù, poco oltre).    Altre sono invece splendidamente ristrutturate, come la Baita dei Ciarelli e la Casera (1.415 m), sede di un agriturismo ben organizzato.   Oltre quest’ultima, la traccia si allarga in una strada agrosilvopastorale prima di diventare una bella mulattiera lastricata che scende direttamente al Santuario della Madonna del Frassino (970 m), edificio più alto di Ornica.    Il centro storico e la successiva frazione Fornasetta sono poco oltre.   Il giro ad anello è completato.

Baita Ciarelli in Val d'Inferno
Info tecniche:
Come arrivare: Ornica si raggiunge prendendo, da Piazza Brembana, la strada provinciale n. 1 fino ad Olmo al Brembo, dove si devia per la strada provinciale 6.    Dopo circa sette chilometri, si prende a destra la strada provinciale 7, che termina in paese.   La prima frazione che si incontra è Fusinetta.    mezzo alle poche case si trova un parcheggio per sole automobili.
Dislivello e durata: l'intero anello può essere percorso in circa 10 ore, equamente divise tra la prima e la seconda tappa.    Il dislivello della prima giornata, da Ornica al Rifugio Benigni, è superiore ai 1.300 metri. Nella seconda giornata si sale per un centinaio di metri a raggiungere la Cima di Giarolo, poi una serie di saliscendi portano alla testata della Val d'Inferno, dove ci aspetta una discesa che supera i 1.000 metri di dislivello.

Stambecchi sulla Cima Piazzotti

Difficoltà: Il canalino di roccia sul sentiero 108, posto a mezzora circa dal Benigni è più brutto a vedersi che  farsi.   A meno che non sia bagnato o, peggio, ghiacciato.    Il tratto del sentiero 101 che scende dal Monte Giarolo alla testata della Val d'Inferno richiede invece piede sicuro e assenza di vertigini.
Altri suggerimenti: Una volta arrivati al Rifugio Benigni, riprendete fiato, togliete lo zaino e affrontate la dolce salita di mezzora che porta alla Cima Piazzotti (2.350 m).     Oltre allo splendido panorama sul lago di Trona e sul circo di vette che lo circondano, potrete incontrare famiglie di stambecchi incuriositi dalla vostra presenza.   
Terminato l'anello, non mancate di visitare il centro storico di Ornica.    Camminando nelle viuzze pavimentate in acciottolato, tra vecchie case addossate l'un l'altra, attraversando vecchi porticati ricchi di storia popolare, si intuisce facilmente che la genesi di questo borgo è stata partorita dall'affannosa ricerca di un posto remoto capace di sottrarsi al furore delle invasioni barbariche.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 01.

L'itinerario evidenziato sulla tavola 01 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.




sabato 30 giugno 2018

L'anello della Valzurio,una rara armonia di boschi, pascoli e baite

La Valzurio è un gioiello incastonato tra le pieghe dei monti dell'Alta Val Seriana.   Per ammirarla bisogna andarci apposta, deviando dagli itinerari più battuti, per recarsi nel minuscolo Comune di Oltressenda Alta e raggiungere la frazioncina di Valzurio (813 m slm), completamente ristrutturata dopo essere stata incendiata e rasa al suolo il 14 luglio 1944 durante un rastrellamento nazi-fascista che provocò anche la morte di cinque persone. 
Il Monte Vodala da Colle Palazzo
Dietro la chiesetta parrocchiale parte una trattorabile (via Plazzo) che sale decisa in un bosco misto di abeti, frassini e noccioli.    La mulattiera cementata supera una baita ristrutturata e, dopo una ventina di minuti, termina nel cortile di un altro edificio rurale.   Pochi metri prima si intravede, alla propria destra, la traccia di un sentiero che sale faticosamente, in modo molto remunerativo.  

Arrivo a Colle Palazzo
Dopo aver attraversato un paio di volte uno sterrato a servizio delle diverse baite, si raggiunge, in meno di due ore dalla partenza, il crinale di Colle Palazzo.   Lo sguardo si apre sullo spartiacque tra il versante sud della Valzurio e quello nord di Ardesio: un ambiente dove, a differenza di tanti altri posti, si gusta una rara armonia tra uomo e natura.    Il paesaggio è caratterizzato da dolci ondulazioni erbose e splendide abetaie, inframmezzate da radure dove primeggiano baite e cascine ben ristrutturate.
L'asinello albino di Colle Palazzo con i suoi amici
 (foto di Alessandro Salvoldi)
Sullo sfondo troneggia la cuspide triangolare del Vodala; poco più in basso si intravede il gruppo di baite che accudisce l'oratorio di San Giacomo (1.265 m) al cui interno si trovano interessanti affreschi del XV° secolo.  Sulla stradetta del colle (1.312 m) poco dopo aver superato la Penzana dol Zanerì (il porticato di Gennarino?) si incrocia il nuovo sentiero CAI n. 311, ideato per chiudere ad anello il sentiero delle Orobie Orientali.
La Penzana dol Zenarì.
Lo si segue fedelmente verso destra, in direzione Baite del Moschel, tuffandosi in un magnifico boschi di abeti dove la camminata si ammorbidisce calpestando un tappeto di muschio, aghi e foglie morte.   Abeti e faggi ci tengono compagnia per un'ora e mezzo, con il falsopiano che ci porta a scoprire, proprio di fronte alla baite del Moschel, l'imponenza della testata della Valzurio, chiusa a nord dai contrafforti del Ferrante e ad est dal massiccio della Presolana.
Testata della Valzurio con il Ferrante coperto di nubi
Poco oltre le baite del Moschel, una cascatella del torrente Ogna si diverte a formare una serie di "marmitte dei giganti", profonde fosse di forma circolare scavate dalla forza del torrente nel corso dei millenni.    Dalla parte opposta, la strada forestale torna a Valzurio, rientrando nel bosco e scendendo con dolce pendenza.  
Baite del Moschel
Poco distante dalle baite si trova il "buco del freddo", un antico manufatto recentemente ristrutturato, utilizzato sin dal 1700 per conservare, sfruttando e incanalando una sorgente di aria gelida che usciva dal terreno, il burro, altri prodotti caseari ed anche la carne provenienti dagli alpeggi.  In un'ora si rientra a Valzurio, passando dalla contrada Spinelli (950 m). Resta giusto il tempo di riassaporare quella sensazione di splendido isolamento che ha avvolto questa valle per migliaia di anni.
Il buco del freddo.
Gli storici locali affermano che la carenza di documentazione su questa zona è dovuta al fatto che, prima della tragica parentesi vissuta durante la seconda guerra mondiale, i pochi abitanti della Valzurio hanno vissuto un'esistenza nella più assoluta tranquillità, scandita dai ritmi della natura, che ha fornito loro le principali fonti di sussistenza, garantendo agricoltura e allevamento, ma anche attività estrattive.   Le baite del Moschel infatti, erano luogo di raccolta e cernita della barite, prezioso minerale estratto dalle miniere presenti in Presolana e sul monte Ferrante.

Info tecniche:
Come arrivare: Valzurio è una frazione di Oltressenda Alta, Comune sito in Alta Valle Seriana. Dal centro di Bergamo dista circa 42 km, percorribili in poco meno di un'ora. Al bivio di Ponte Selva si prosegue per Valbondione, girando poi a destra verso Villa d'Ogna. Si prosegue quindi per sette chilometri, seguendo le indicazioni di Nasolino (sede del Municipio di Oltressenda Alta), dove la strada si restringe per raggiungere la nostra meta. 
Dislivello e durata: l'intero anello viene percorso in circa 5 ore (quasi 2 ore per salire a Colle Palazzo; un'ora e mezza da qui per raggiungere le Baite del Moschel, un'ultima ora per tornare a Valzurio). Il dislivello complessivo si aggira tra i 700 e gli 800 metri.
Il paesino di Valzurio
Altri suggerimenti: Di fronte al parcheggio principale di Valzurio si trova la baita Valle Azzurra, dove è possibile mangiare, bere, pernottare ed acquistare prodotti tipici locali (marmellate, miele e dolci). Una sosta caldamente consigliata, per gustare scarpinocc e selvaggina con polenta a prezzi onesti. Il loro sito è: www.baitavalleazzurra.it.
Chi fosse interessato ad un episodio che ha legato Valzurio alla guerra partigiana, può leggere il mio post del 14.02.2018 che racconta di una spettacolare cavalcata sci-alpinistica sulle Orobie per rapinare la banca di Rovetta. La fuga dei due protagonisti ha interessato dell'itinerario qui descritto.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 06.
L'itinerario evidenziato sulla tavola 06 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.


domenica 17 giugno 2018

Da Poggio al Monte Capanne, il balcone con vista sull'Arcipelago Toscano.

I pigri ed i turisti preferiscono raggiungere la cima del Monte Capanne con la bidonvia, perdendosi così l'opportunità di salirci passo passo, attraversando una natura esuberante e rigogliosa, alternata a scorci panoramici di rara bellezza.
Il Monte Capanne - foto di Elisa Di Blasi
Lasciamo quindi che la pazza folla si accalchi sul piazzale della funivia di Marciana e raggiungiamo il piccolo borgo di Poggio (330 m) da cui parte il sentiero che ci accompagnerà fino alla vetta più alta (1.019 m) dell'Isola d'Elba.
Già il paesino è un piccolo incanto: di origine etrusca, nel corso del medioevo assunse la caratteristica struttura "a chiocciola", con stretti vicoli trasversali, due porte di accesso ed alcune case a torre.  
Poggio, dal sentiero di salita al Capanne
Raggiunta la parte alta del paese, imbocchiamo il sentiero CAI n. 105 (indicato sulle mappe con il "vecchio" n. 2) che inizialmente sale ripidamente nel bosco, regalando da subito suggestive immagini del paese che abbiamo appena lasciato.
In pochi minuti si raggiunge il caprile di Montecristo, un'antica struttura pastorale tipica della zona, attorno al quale è stato scoperto un insediamento protostorico risalente all'età del bronzo (oltre 1.000 anni a.C.).   All'epoca, il Capanne era praticamente circondato da villaggi di questo tipo, collegati visivamente tra loro.   Gli antichi pastori si rifugiavano e vivevano su crinali e contrafforti del monte, sfruttandone i corsi d'acqua che scendevano a valle. 
Il caprile di Montecristo
Il sentiero, sempre ben segnalato, prosegue inerpicandosi nella coloratissima e profumatissima macchia mediterranea.    A quota 625 ed a quota 744 metri si superano due incroci, il secondo dei quali, nei pressi di un caprile abbandonato, attraversa la traccia della Grande Traversata Elbana.   Per salire al Capanne si prosegue sempre dritti.    La pendenza si è ora addolcita e la vegetazione si è fatta via via più rarefatta.
Nella parte alta del sentiero.
La cima è ormai in vista, così come gli impianti di antenne e ripetitori che ne sviliscono l'imponenza.    Raggiunto il crinale, si domina anche la funivia che sale da Marciana, impiegando circa venti minuti.    Manca ormai poco.   Dopo oltre due ore di cammino si raggiunge il piccolo bar posto nei pressi della stazione di arrivo della funivia e, con un ultimo piccolo sforzo, la vetta.   Il panorama è eccezionale.  Con tempo sereno sembra che si possano vedere tutte le isole dell'Arcipelago Toscano, la Corsica e persino le Alpi Apuane.   Mi fido, anche perché il mio amico ed io siamo arrivati avvolti in una nebbia persistente, dalla quale comparivano a tratti le case di Marciana, i bidoni gialli della funivia e, a tratti, la cima del vicino Monte Giove.  Poco importa.    Una scusa per ritentarne la salita, magari da un altro versante.
Escursione del 23 maggio 2018, tempo buono, fitta foschia in quota

La foschia ghermisce la funivia del Capanne.
Info tecniche e varie:
Come arrivare: Dopo essere sbarcati dal traghetto a Portoferraio, si prende la Strada Provinciale 24 fino a Procchio dove, con la SP 25, si raggiunge Marciana Marina.   Da quest'ultima, si sale finalmente a Poggio.   Da Portoferraio si impiegano circa 40 minuti percorrendo 23 chilometri di strade molto tortuose ma estremamente suggestive.
Dislivello, durata e caratteristiche dell'escursione: Il dislivello di sola salita è di circa 680 metri che si percorrono in oltre due ore.   Per la discesa calcolate un'ora e mezza abbondante.   Nonostante la quota, l'escursione non ha nulla da invidiare ai percorsi alpini.   Si tratta di "montagna vera".   Utilizzate scarponi adeguati, con suola robusta e caviglia protetta.

Viuzze e scalinate a Poggio.
Altri suggerimenti: Tornati verso Portoferraio, vi consiglio una visita al minuscolo borgo di Viticcio, situato nei pressi della penisola dell'Enfola.    Poche case, un albergo, un ristorante e cinque calette di sassi e ciotoli, solo due delle quali sono facilmente raggiungibili con una scalinata.    L'ambiente naturale che circonda Viticcio è ancora integro, il mare pulito ed il panorama sulla parte occidentale dell'Elba insuperabile.   La terrazza del ristorante Da Giacomino offre la possibilità di archiviare foto indimenticabili, oltre alla possibilità di assaporare un notevole menu di pesce a prezzi onesti. Particolarmente gustoso un piatto locale, composto da linguine, cipolle e totani.   Maggiori informazioni sul sito: www.ristorantedagiacomino.it.
Cartografia: Carta dei sentieri dell'Isola d'Elba 1:25000 allegata alla pubblicazione sulla Grande Traversata Elbana realizzata da Luca Zavatta, distribuita da L'escursionista Editore.    
Marciana Marina e Poggio dal sentiero di salita al Capanne



sabato 2 giugno 2018

Da Cavo a Porto Azzurro, sulle tracce della Grande Traversata Elbana, a cavallo del profondo blu.

La camminata che unisce il piccolo borgo di Cavo a Porto Azzurro è un incomparabile spettacolo della natura.   Una volta raggiunta la dorsale, lo sguardo non ha più confini, circondato soltanto dal profondo blu del mare da entrambi i lati.
Il Volterraio a guardia di Portoferraio
L'escursione, che rappresenta anche la prima tappa della Grande Traversata Elbana (GTE) prende il via poco sopra il molo di Cavo.    Seguendo la segnaletica della GTE, si percorre il largo sentiero che sale in un fresco bosco di lecci e pini marittimi, fino ad arrivare ad un quadrivio che, sulla destra, porta al novecentesco Mausoleo Tonietti, già proprietario delle concessioni di sfruttamento delle miniere elbane.    A sinistra si sale invece sul Monte Grosso, attraverso un sentiero che si inoltra nella bassa macchia mediterranea ed anticipa le prime emozionanti vedute sull'infinito blu.  
Il primo tratto della GTE visto dalla cima del Monte Grosso
La vetta del Monte Grosso (344 m) viene raggiunta dopo due ore di profumatissima camminata e contraccambia le nostre fatiche con un panorama davvero notevole, giustificando la presenza, negli immediati paraggi, del Semaforo, una postazione di avvistamento contraerea della seconda guerra mondiale.    Dalla cima si scende fino a raggiungere la strada provinciale della Parata (132 m) che unisce Cavo a Rio nell'Elba.     La si abbandona dopo pochi passi, entrando in una lecceta che offre rapidi sguardi sul paese di Nisportino e sul Monte Strega, che rappresenta la prossima meta.
Scendendo dal Monte Grosso
Prima di arrivarci occorre riattraversare la provinciale della Parata in località Aia di Cacio (301 m) e salire un'erta sassosa che costa un po' di fatica.     Sul Monte Strega (425 m) abbiamo superato la metà del percorso e stiamo camminando da circa 4 ore.     Ci aspetta ora una piacevole traversata in quota, con spettacolari vedute su Rio nell'Elba, che presenta ai nostri occhi un tipico impianto urbanistico medioevale, con l'enorme chiesa a dominare stretti e tortuosi vicoli e impervie scalinate che si perdono in piccole e caratteristiche piazzette.
Rio nell'Elba e Rio Marina dal crinale del MonteStrega
Dopo essere scesi di quota, si può scegliere se salire sul Monte Capannello (m. 407) oppure raggiungere la località Le Panche (326 m) attraverso una pianeggiante pista percorsa da un tracciato per mountain bike.    Dopo aver attraversato la strada provinciale 32, ci aspetta la Cima del Monte che, dai suoi 516 metri di altitudine, offre eccezionali scorci sul tenebroso Castello del Volterraio, la più antica fortificazione dell'isola.    Di origini etrusche, fu ampliata dai pisani nel 1281 ed è l'unica fortezza mai espugnata dai pirati saraceni al comando del Barbarossa che, nel quindicesimo secolo, aveva distrutto il vicino paese di Rio, deportando gli abitanti superstiti nelle carceri tunisine.
Verso la Cima del Monte
Dalla Cima del Monte, raggiunta in oltre cinque ore di cammino, inizia una lunga discesa verso Porto Azzurro.    Nei pressi del Monte Castello è' possibile una variante molto impegnativa, lungo il sentiero 105, che lasciamo ai più esperti. Porto Azzurro si raggiunge più tranquillamente tenendo la destra, percorrendo una strada sterrata fino a raggiungere la testata della Valle del Botro, che va seguita fino a raggiungere il campo sportivo di Porto Azzurro, dove termina la prima tappa della GTE.     Si è camminato per oltre sette ore, percorrendo circa 19 chilometri.
Discesa verso Porto Azzurro
Info tecniche e varie:
Come arrivare: Dopo essere sbarcati dal traghetto a Portoferraio, si prende la Strada Provinciale 26, superando Porto Azzurro, Rio nell'Elba e Rio Marina.   Dopo circa 40 minuti e 25 chilometri di strade tortuose, si raggiunge il piccolo borgo di Cavo.
Dislivello e durata della gita: Il dislivello complessivo della prima tappa della  GTE è superiore ai 900 metri.   Calcolate di camminare per più di sette ore per la sola andata.

Altri suggerimenti: Sulla strada del ritorno, consiglio una sosta nei banchetti posti a bordo strada dalle aziende che lavorano la campagna della fertile Piana di Mola.    Il banco dell'Azienda Agricola Lumia offre frutta e verdura appena colte insieme ad una limitata ma gustosa produzione di olio e vino locale.
Cartografia: Abbiamo potuto percorrere questa ed altre tappe della Grande Traversata Elbana grazie alla consultazione dell'omonima 
pubblicazione realizzata da Luca Zavatta edita da L'escursionista Editore.    Un agevole libretto di trenta pagine ed una dettagliatissima carta dei sentieri scala 1:25.000 vi terranno compagnia ed offriranno confortanti indicazioni in caso di dubbi sul sentiero da percorrere.
Il Monastero di Santa Caterina. Nei pressi si trovava Grassera, un antico villaggio
medioevale completamente distrutto dai pirati saraceni. Di esso non rimane più nulla
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domenica 13 maggio 2018

Da Aviatico al Monte Suchello: il balcone con vista sull'Alben

Nelle Prealpi Orobiche ci sono aree ingiustamente sottovalutate, capaci di offrire panorami a 360°, percorrendo larghe creste erbose, e percorsi verdissimi, ricchi di boschi e tracce antropiche tutte da esplorare.    E' il caso della salita al Monte Suchello, che si raggiunge da Aviatico, un piccolo Comune dell'Altipiano di Selvino. 
La cima del Monte Suchello a sinistra, l'Alben a destra.
Per arrivare al punto di partenza dell'itinerario si deve prendere la via Monte Alben, che parte a destra della chiesa parrocchiale di Aviatico e sale, con alcuni tornanti, fino a terminare in un piccolo piazzale, dove è possibile parcheggiare.  Calzati gli scarponi, si imbocca una strada silvo-pastorale cementata che porta, in pochi minuti. ad una santella e, successivamente, alla pozza d'acqua della Forca di Aviatico (1.160 m).   Nel bosco alla nostra sinistra si trova, finalmente, il segnavia CAI n. 519, che ci accompagnerà sino alla meta.

Panorama dal sentiero CAI n. 519.
Dopo un breve tratto ripido, il sentiero sale dolcemente in una bella faggeta. Poco più in alto, sulla sinistra, roccoli ancora in uso si alternano a costruzioni  ormai trasformate in residenze estive.   Dopo un falsopiano, il sentiero scende verso casa Donadoni (1.205 m), un edificio con tanto di portico affacciato sulla valle sottostante.   La traccia devia ora a sinistra e raggiunge in breve il Forcellino, dove lo sguardo si apre sulla Val Serina, su Selvino, le Podone, i due Miragolo ed il Canto Alto.
Salendo all'anticima del Monte Suchello.
La dorsale sale a destra verso l'evidente anticima del Suchello.   Ora la pendenza si fa impegnativa, anche se lo sforzo è mitigato dal colpo d'occhio, che si amplia man mano si sale.   Il bosco è ormai alle spalle e l'attenzione è assorbita dai ripidi strappi che portano faticosamente al culmine dell'anticima, dove una sosta è dovuta, per recuperare fiato ed ammirare Resegone e Grigna sulla sinistra, l'Alben e la vetta del Suchello proprio di fronte a noi.
Scendendo dalla cresta  erbosa.
Per raggiungere la meta occorre scendere di una cinquantina di metri di dislivello, fino a un colletto, da dove si risalgono agevolmente alcune roccette che conducono, finalmente, alla croce metallica posta sulla cima del Suchello (1.541 m).    La gita si completa di fronte alla prospettiva del maestoso versante sud dell'Alben e lo sguardo che si perde, ad ammirare la selvaggia Val Vertova.

Arriva il temporale-foto di Marco Ghirardelli

Escursione di sabato 12 maggio 2018 - tempo variabile
Info tecniche e varie:
Durata e dislivello: La salita di questo itinerario impegna per due ore abbondanti, con un dislivello che oscilla complessivamente intorno ai 600 m.    La discesa si compie in circa un'ora e mezza. 
Altre escursioni nei dintorni: Se l'ambiente circostante l'altipiano di Selvino vi intriga, ma ritenete questo itinerario fuori dalla vostra portata, collegatevi al seguente sito turistico: http://www.altopianoselvinoaviatico.it.   Potrete consultare una serie di passeggiate tranquille, anche a "dislivello zero", che vi permetteranno di godere a pieno questo territorio.    Alla sede dell'ufficio turistico è possibile acquistare la versione cartacea completa di cartina.

Un suggerimento letterario: L'occasione di camminare sull'altipiano di Selvino mi consente di suggerire la lettura di uno dei romanzi che ho amato di più: Pimpì Oselì di Elena Gianini Belotti - Edizioni Feltrinelli.    Ambientata negli anni trenta del secolo scorso, attraverso gli occhi della protagonista (Cecilia, una bambina di dieci anni), la trama descrive con cruda efficacia la povertà, gli stenti e le miserie della vita sull'altipiano in quel periodo storico.    Il capitolo in cui la bambina racconta l'esperienza di una giornata trascorsa nel roccolo di un suo parente è, a mio modesto parere, un capolavoro assoluto.


Cartografia: Carta escursionistica n. 104 Foppolo-Valle Seriana della Kompass - scala 1:50.000.
Roccolo Cugini