giovedì 15 gennaio 2026

Da Cerete Alto alla fonte della Cremonella ed ai prati di Camasone. L'anello si completa percorrendo lo splendido "Senter del Treèrs".

 🥾 Dislivello: quasi 500 metri          ⌚ Durata: tre ore e mezzo           📏Lunghezza: 9 km

Località Camasone. Sullo sfondo la Presolana.

La partenza di questo anello avviene dal grande parcheggio posto sul retro della chiesa parrocchiale di Cerete Alto (612 m-nelle note in fondo al post trovate le relative indicazioni stradali). Dal lato opposto alla chiesa si imbocca via Covale, che passa dietro al cimitero. Subito si incontra la segnaletica indicante la direzione per raggiungere la Madonna della Cremonella. Si procede brevemente su asfalto, intervallato con tratti di sterrato. Al primo bivio si procede diritto. Alle ultime case la traccia principale tiene la sinistra, salendo con dolce pendenza.

Primo incontro con gli ellebori.

Dopo una decina di minuti si incontra un bivio segnalato. Noi procediamo diritto. Nel bosco di latifoglie spuntano i primi ellebori, le cui fioriture ci rallegreranno per tutto il percorso. Alla segnaletica in legno si aggiungono alcuni segni blu. Oggi non ci perdiamo. Si supera un bivio che a destra indica per Pala Basso, ma noi procediamo diritto. A mezz'ora dalla partenza si incontra la rustica santella della Santissima Trinità, le vicine indicazioni ci dicono di procedere sempre diritto.

Santella della Santissima Trinità.

La salita aumenta di pendenza. I tratti più ripidi sono cementati. Tra le latifoglie sbucano esemplari di pino silvestre. Più avanti incrociamo una cascina e, all'inizio di un ripido strappo, troviamo, alla nostra sinistra, un pinnacolo di roccia sormontato da una rustica croce. A destra una staccionata in legno ci protegge dal dirupo che incide la Val Covale. Alle nostre spalle il panorama si apre sul lato opposto della Val Borlezza.

...un pinnacolo di roccia sormontato da una rustica croce.

Costeggiamo un'altra cascina ed arriviamo ad un bivio dove la nostra sterrata tiene la destra (quasi un'ora dalla partenza- circa 800 m di quota). Procediamo per un'altra ventina di minuti. Alle nostre spalle sbucano le nere guglie dell'Alben. La sterrata si trova di fronte all'ennesimo bivio. Anche questa volta si procede diritto, senza seguire il largo tracciato che, superato il torrente ghiacciato della Valle Covale porta verso la cima del Monte Cuca. 

Le nere guglie dell'Alben (foto scattata sopra Covale).

Si riprende a salire lungo un tracciato più stretto che viaggia a lato e, a volte, dentro il greto di un esile rio. Il bosco di latifoglie tende a diradarsi, annunciando una vicina radura (995 m-un'ora e mezzo dalla partenza). Non la raggiungiamo, perchè una freccia di legno, infiocchettata da un pezzo di nastro biancorosso, ci fa voltare bruscamente a destra, a seguire un'esile traccia tra le foglie morte che sale tra gli alberi spogli, verso la grotta della Madonna della Cremonella. 

La grotta della Madonna della Caronella.

Procediamo salendo a zig-zag, aiutati dai nastri biancorossi, del tipo di quelli solitamente usati per delimitare i cantieri edili. E, quando il bosco tende nuovamente ad infittirsi, grazie anche alla presenza di abeti rossi, si arriva di fronte alla grotta (1038 m circa-un'ora e tre quarti dalla partenza). Nel passato questa grotta era utilizzata per il deposito di legna o come riparo di pastori e mandriani. Nel 2002 è stata ripulita e adattata alla devozione popolare, diventando nota come la grotta della "Madonna di Caronella".

Fonte Caronella.

Procedendo lungo il sentiero, si salgono rustici gradini in legno fino ad incrociare il sentiero CAI n. 533A. Voltando a sinistra ci si trova subito di fronte alla fonte Cremonella, sorgente di acqua pura e freschissima che sembra non si esaurisca nemmeno nelle estati più torride. Dopo essersi dissetati, si continua sul 533A, costeggiando la radura di Covale. Al bivio successivo si tiene la destra e si cammina in falsopiano, attraversando una splendida faggeta e godendo di suggestive finestre panoramiche su Alben e Pizzo Formico, sull'alpeggio di Malga Lusù e del Monte Fogarolo.

La radura di Covale.

In meno di un quarto d'ora si giunge sul sentiero CAI n. 556 la cui traccia coincide in gran parte con la strada forestale che unisce Songavazzo con i Colli di San Fermo, sopra Bossico. Ne calpestiamo un breve tratto scendendo in direzione di Songavazzo e, arrivati nei pressi della località Camasone, individuiamo una freccia in legno che ci indica l'inizio del "Senter del Treèrs" (1080 m-due ore e un quarto dalla partenza).

Arrivo a Camasone.

Seguendo i bolli arancioni dipinti sulle cortecce degli alberi, si entra nel bosco e si costeggia il limitare dell'ampia radura di Camasone. Il panorama è vastissimo: a nord spunta la catena innevata delle Orobie; ed est il Monte Varro e la Presolana. Nel punto più alto della radura si incontra un bivio segnalato. Trascurando la conquista del vicino Corno Ceresa, si tiene la sinistra, continuando lungo il "Senter del Traeèrs" che inizia a regalare bellissime emozioni. Si attraversa il bel bosco calpestando un tappeto di soffici foglie. Al suo diradarsi compare lo skyline delle cime che contornano i laghi d'Endine e Iseo. 

L'altra sponda della Val Borlezza, con il monte Fogarolo ed il Pizzo Formico.

Poi si affaccia verso la dorsale della Val Borlezza, esaltandone la delicata bellezza. Il tutto in leggera discesa, senza fatica apparente. I segni arancione vengono sostituiti da quelli blu, ma la direzione è evidente. Dopo una quarantina di minuti da Camasone si incontra un trivio segnalato (980 m di quota). Per Cerete si scende a sinistra, nel fitto bosco. Pochi minuti e una segnaletica ci suggerisce di raggiungere il vicinissimo punto panoramico del Coren Minciù (930 m). In 5 minuti si è in vetta, ad ammirare l'estensione del Comune di Cerete ed il pigro defluire del torrente Borlezza. 

Cerete Basso dal Coren Minciù.

Rientrati sul percorso principale, si scende con decisione, calpestando numerose serpentine, che fanno velocemente perdere quota fino ad arrivare sulla sterrata nei pressi dell'ingresso all'impianto di depurazione gestito dalla società Uniacque. Voltando a destra, la sterrata ci porta in breve su via Ronco ed al successivo parcheggio dove si è lasciata l'auto. Da Camasone, la discesa ci ha impegnato per un'ora e un quarto circa.

Il rientro a Cerete Alto, con i Monti Arera, Vaccaro e Secco a fargli da sentinella.

Altre note:

Data dell'escursione: 12-01-2026 - Nuvoloso, in progressivo diradamento. Sereno in tarda mattinata.
Punto di partenza dell'escursione: Grande parcheggio a servizio della chiesa parrocchiale di Cerete Alto, che dista circa 42 km dal centro di Bergamo, percorribili in una cinquantina di minuti d'auto. 
 Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Dopo Clusone si supera anche la rotonda all'altezza di Rovetta e si procede in direzione di Castione della Presolana.  Un chilometro oltre si volta a destra in direzione di Onore e Songavazzo. Dopo cinquecento metri si arriva a un bivio e si volta a destra per Songavazzo. Si procede sulla provinciale 56bis per un paio di chilometri, superando il centro di Songavazzo e quello di Novezio (attenzione: strada stretta). Giunti nell'abitato di Cerete Alto si tiene la sinistra imboccando via Fantoni e, in breve, si individua la chiesa parrocchiale, dietro la quale si trova un ampio parcheggio gratuito senza limiti di orario. 

Famiglia di Ellebori.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: quasi 500 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di nove chilometri. 
Durata: Per percorrere l'anello qui descrito si impiegano tre ore e mezza, escluse le soste.
Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposti due itinerari che partono dal confinante Comune di Songavazzo ed esplorano il largo tratto boschivo strettamente collegato a quello attraversato dalla presente escursione. I link sono i seguenti.

Zoom su un alpeggio del monte Fogarolo.

Cartografia: L'anello qui descritto è ben evidenziato sulla recente cartina escursionistica all'1:25.000, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo, relativa al territorio di Clusone-Pizzo della Presolana. Questa mappa è in vendita alla Sezione CAI di Bergamo e nelle cartolibrerie della zona. Il costo è di 10 €.
Segnalo inoltre una pagina del sito del Comune di Cerete, dove è possibile scaricare una mappa dei sentieri che attraversano il  territorio comunale con una breve descrizione dei principali percorsi. Se anche gli altri itinerari sono segnalati con la scrupolosità che ho potuto evidenziare in questa escursione ad anello, mi sento di consigliarli caldamente. Il link è: https://www.comune.cerete.bg.it/Guidaalpaese?IDPagina=40834&IDCat=6442.

Punto di partenza (o arrivo) del Senter del Traeèrs.



venerdì 2 gennaio 2026

Dalla piazzetta di Ogna al punto panoramico sul massiccio della Presolana, camminando nel bosco degli ellebori.

 🥾 Dislivello: circa 200 metri          ⌚ Durata: un'ora e mezzo           📏Lunghezza:km

La Presolana vista dal punto più alto della miniescursione.

Il tentativo, fallito, di raggiungere la cima del monte Ost, mi ha permesso di scoprire un angolo di bosco costellato da fioriture di ellebori, ed una visuale inusuale sullo spigolo nord-ovest della Presolana. Una micro-escursione con dislivello limitato, in un'area veramente poco battuta ed ancor meno conosciuta.

Rientro alla piazzetta di Ogna.

Dal parcheggio pubblico del cimitero di Ogna (542 m-frazione di Villa d'Ogna) si percorre a ritroso via IV Novembre, attraversando il ponte sull'omonimo torrente e voltanto a sinistra per entrare nella Piazza della Chiesa. Se non fosse per le auto in sosta, si potrebbe avere l'impressione di aver intrapreso un viaggio nel tempo, perchè questa piazzetta è un piccolo gioiello di architettura rurale e nobiliare, delimitata da abitazioni con ballatoi in tipico stile rustico della zona. Gli edifici più antichi risalgono al '400. (altre informazioni in merito nelle note in fondo al post).

Il lato opposto della piazza. Sul palazzo oltre la scalinata
 si nota la targa indicante via Salvi. 

Ci si dirige verso il lato opposto della piazza prendendo la stradina a destra (via Salvi) ed arrivando di fronte alle case che la occludono. A destra si trova un passo carrale, delimitato da una catena che impedisce l'accesso agli automezzi. Si scavalca la catena e si volta a sinistra, percorrendo l'evidente traccia nell'erba che pianeggia e poi sale dolcemente verso un traliccio dell'alta tensione. Qui la traccia si stringe, portando ad un bivio (dieci minuti dalla partenza) dove teniamo la sinistra, seguendo la direzione indicata da una freccia rossa.

La freccia rossa ci indica la direzione da prendere.

Da subito si palesano le fioriture degli ellebori, che ci accompagneranno per tutto il percorso. Siamo in un bosco di latifoglie, in prevalenza noccioli, più in alto la prevalenza sarà di faggi ed aceri. Dopo altri dieci minuti di cammino raggiungiamo una sorgiva, che precede uno strappo. Poco oltre proseguiamo diritto, trascurando due deviazioni che portano a due rustici capanni, che probabilmente proteggono delle prese d'acqua. 

Elleboro nero (o rosa di Natale)

Stiamo camminando da circa mezz'ora, quando la traccia si stringe ulteriormente ed incontriamo un altro bollo rosso, segnavia di un sentiero di cui si ignora (e si ignorerà) la destinazione. Dopo un breve falsopiano, superiamo alcune roccette e, dal lato opposto della valle, seminascosto dalla vegetazione, individuiamo l'abitato di Nasolino (700 m. circa-45 minuti dalla partenza).

Famigliola di Ellebori.

Il bosco si è ormai infittito. Siamo sul versante nord del monte Ost, percorrendo un sentiero che il sole d'inverno non ha mai riscaldato, ma gli ellebori non lo sanno e  continuano a fiorire e ad allietare il nostro cammino. Ma, fatti pochi passi, la selva pare diradarsi e la penombra lascia spazio a un po' di luce. Ad un bivio non segnalato teniamo la destra e, subito dopo, si intravvede la prospettiva della Valzurio in tutta la sua lunghezza. In fondo compare la Presolana, con lo spigolo nord-occidentale in bella evidenza (740 m circa). 

Finalmente la Presolana!

Siamo sul ciglio di un dirupo (attenzione!) fittamente ricoperto di  vegetazione e delimitato da due roccioni di pietra chiara. Il sentiero pare proseguire effettuando una decisa inversione ad U, ed una serie di sbiaditi bolli rossi lo conferma. Vi consiglio di non proseguire oltre e dedicare qualche scatto alla Presolana effettuando una breve sosta. Dalla piazzetta abbiamo camminato per quasi un'oretta, superando un dislivello di circa 200 metri. Il ritorno, sullo stesso itinerario, vi impegnerà per poco più di mezz'ora, camminando per un totale di quasi cinque chilometri.

I monti Vaccaro e Secco visti dal sentiero di ritorno.

Chi è tentato di proseguire seguendo la traccia evidenziata dai bolli rossi deve tenere conto che, in salita, dovrà affrontare un lungo traverso in un bosco radicato su versanti molto ripidi e con alcuni tratti un po' scivolosi. Subito dopo lo aspetta un largo ed ombroso costone, da risalire tramite strette serpentine. In cima, ad una quota di poco superiore ai 1000 metri, percorrerà una cresta boscosa che occulterà qualsiasi speranza di panorama. Oltre a ciò, nessuna indicazione sui luoghi attraversati o da raggiungere e nessun luogo di sosta confortante. 

Zoom sul Monte Secco.

Dalla cresta il sentiero segnalato dai bolli rossi prosegue voltando a sinistra, probabilmente diretto a Cima Blum. A destra nessun segnavia e nessuna traccia evidente. Il monte Ost è una vetta fantasma che nemmeno dal versante della Senda sono riuscito a raggiungere. Un'ultima avvertenza: dalla cresta erbosa, la calata fino al dirupo con vista sulla Presolana è complicata dal fatto che i bolli rossi sono stati marcati soltanto per la salita. In discesa dovrete fermarvi e voltarvi più volte per rivedere i bolli rossi che garantiscono la correttezza del percorso effettuato. 

La "Casa dei Pagani" (antica dogana?) nella piazzetta di Ogna.

Altre note:

Data dell'escursione: 30-12-2025 - Sereno con buona visibilità.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio a servizio del cimitero di Ogna, frazione di Villa d'Ogna, che dista circa 36 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di tre quarti d'ora d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si procede diritto, seguendo le indicazioni per Valbondione. A circa 4 km dal precedente bivio, si volta a destra, in direzione del centro di Villa d'Ogna. Superata la piazza del Municipio, si procede per un centinaio di metri, voltando a sinistra in via IV Novembre. Si costeggia la chiesa di Ogna e, alla successiva rotonda, si imbocca via Colleoni, individuando subito il cimitero con i relativi stalli di parcheggio.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 200 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di cinque chilometri. 
Durata: Per percorrere il tragitto di andata e ritorno si impiega un'ora e mezza, escluse le soste.

Ogna (e Villa d'Ogna in secondo piano) viste da Nasolino (foto di maggio 2024).

Ogna, la sua piazza, la sua storia: Il nome deriva da latino "onus" che significa "imposta di dazio". In passato il borgo aveva una posizione strategica nella zona.  Per collegarsi con Bergamo e la Val Brembana, gli scalvini e gli altri abitanti dell'Alta Valle Seriana dovevano necessariamente passare da Ogna. Per questo pare che la cosiddetta "Casa dei Pagani" fosse in realtà sede di dogana ed il suo nome deriverebbe dal dialettale "Cà del pagà".  Gli edifici della piazza risalgono tutti ad un periodo compreso tra il 14^ ed il 18^ secolo. In essi sono riconoscibili caratteristiche tipiche di quel tempo: dai muri in pietra ai loggiati in legno; dalle arcate a volta ai pilastri e capitelli in pietra. 

Piazza di Ogna: casa con loggiato in legno.

Dalla piazza si diramano vicoli che scendono verso il torrente, sulle rive del quale sono fiorite, nel corso dei secoli, attività di ogni tipo. Proliferavano magli ed officine per la produzione di chiodi, compresi quelli necessari per ferrare i cavalli. Nel '600 presero piede gli artigiani del ferro battuto, abilissimi a forgiare balconi, logge e parapetti. Il minerale ferroso veniva fuso nei vecchi forni fusori che insistevano ai lati di via Fucine. Ma la vivace energia del torrente dava lavoro anche a molti mugnai. Vicino al ponte si era installata una grossa segheria e, poco sotto, operavano due cartiere che, sfruttando l'alto contenuto di calcare delle acque dell'Ogna, producevano e vendevano un tipo di carta molto ricercata, superiore persino a quella di Fabriano.

La vecchia segheria sul torrente Ogna.

Altre escursioni partendo da Ogna: In questo blog viene proposta un'altra escursione che parte dallo stesso parcheggio della presente. Il link è:  https://dislivellozero.blogspot.com/2024/05/ai-laghetti-di-valzurio-partendo-dalla.html.
Cartografia: La recente cartina escursionistica all'1:25.000, realizzata dalla sezione CAI dI Bergamo, relativa al territorio di Clusone-Pizzo della Presolana evidenzia l'area interessata all'escursione. Il tracciato qui indicato è evidenziato con la segnatura indicante altri sentieri. La mappa è in vendita alla Sezione CAI di Bergamo e nelle cartolibrerie della zona. Il costo è di 10 €.

Torrente (probabilmente l'Ogna) in una Valle,
dipinto nel 1831 dal pittore Marco Gozzi.





mercoledì 17 dicembre 2025

Da Chignolo d'Oneta al Santuario della Madonna del Frassino; ritorno risalendo la Val Cavrera. Un interessante anello nel cuore della Val del Riso.

🥾 Dislivello: 460 metri           ⌚ Durata: quasi 4 ore          📏Lunghezza: circa 11 km

Enrosadira al monte Alben. Foto scattata poco dopo la partenza.

Un anello inizialmente alla portata di tutti, con splendide sorprese come i cascinali medioevali di Mirarolo e la splendida posizione panoramica del Santuario. Il ritorno, scendendo da Valpiana e risalendo faticosamente la Val Cavrera, assume i contorni di un'avventurosa e gelida traversata, attraverso le spettrali architetture industriali della Laveria, e sempre all'affannosa ricerca di una segnaletica fantasma.

Panorama dal sagrato della parrocchiale di Chignolo d'Oneta.

L'anello parte dalla piazzetta della chiesa di Chignolo d'Oneta, frazione del Comune di Oneta (830 m di quota, poco più di cento abitanti). L'abitato poggia su un pendio che guarda ad est; ad ovest è invece protetto dalle imperiose pareti del monte Alben. Nella parte alta della piazzetta si individua la freccia segnaletica del sentiero CAI n. 526 (direzione Monte Alben), che seguiremo per un breve tratto. Dopo la curva si trova il primo bivio, dove si tiene la sinistra, superando un breve strappo che porta ad alcune cascine con splendida vista sull'Alben.

Breve sosta alla prima cascina.

Poco più avanti, dopo aver costeggiato un'altra cascina, si volta a destra, abbandonando la traccia del CAI 526 e calpestando il sentiero che dovrebbe essere il CAI 526B, di cui però trovereremo solo un'indicazione molto più avanti. Seguiamo quindi la segnaletica indicante il cammino dell'Alta Via delle Grazie, che abbonderà fino al Santuario della Madonna del Frassino. Si scende nel bosco di latifoglie, in prevalenza noccioli e faggi, e trascurando una deviazione a destra che si ferma ad una cascina, proseguiamo in falsopiano, senza apprezzabili dislivelli.

Una finestra panoramica su Grem ed Arera.

A venti minuti dalla partenza incontriamo un bivio segnalato dove si prosegue diritti, in direzione "Frassino". Più avanti si aprono suggestive finestre panoramiche sul monte Grem e sul Pizzo Arera e, proseguendo sulla sterrata, si raggiunge il fondo di una valletta (800 m circa-quaranta minuti dalla partenza), da cui si riprende a salire di quota. Poco oltre si attraversa un'altra valletta, ricca di sorgive, che ci offre le prime fioriture della stagione (ellebori e primule). 

Cascinale medioevale in località Mirarolo.

Ora si procede verso nord e, tra la vegetazione, si ammira una bella vista sulla bassa Valle del Riso ed i pascoli di Barbata. A poco più di un'ora di cammino si raggiunge la località Mirarolo (892 m), che merita assolutamente una visita, per  l'ampiezza del panorama, ma anche per la splendida architettura rurale dei suoi cascinali, risalenti al quattordicesimo secolo (altre informazioni nelle note in fondo al post). 

Mirarolo e monte Alben.

Ripreso il cammino si raggiunge un trivio segnalato dove si sale prendendo a sinistra. Il successivo, situato sulla testata della Valpiana (900 m. circa-un'ora e tre quarti dalla partenza), va tenuto a mente per il ritorno. Si segue la direzione segnata dai bolli blu e, immersi in una splendida faggeta, si giunge rapidamente al Santuario della Madonna del Frassino (945 m-circa due ore dalla partenza), risalente al sedicesimo secolo (maggiori dettagli nelle note in fondo al post).

In secondo piano, il Santuario della Madonna del Frassino.

Notevole il panorama offerto dal poggio su cui è stato edificato il Santuario: verso nord la fanno da padrone Arera e Grem. Ad oriente si sviluppa la Valle del Riso e l'intaglio della Valle Seriana, delimitata dalla cuspide del Pizzo Formico. Sul lato occidentale il sipario naturale è composto dalle irte guglie dell'Alben. Per coloro che sanno accontentarsi, l'escursione potrebbe finire qui, godendosi il ritorno sullo stesso tragitto dell'andata.

Prospettiva sull'Arera dalla terrazza erbosa del Santuario.

Per chi vuole invece un po' di avventura, ritornati al trivio posto sulla testata della Valpiana, si volta a sinistra (direzione Campello-Gorno), imboccando una bella mulattiera delimitata da muretti a secco che, poco dopo, si trasforma in strada cementata, lascia a sinistra la cascina Alpiàna (o Valpiana) e scende decisa, alternando sterrato a cemento. La valletta è molto in ombra e, in inverno, gelida e silenziosa. I nostri passi sono accompagnati soltanto dal mormorio dell'omonimo torrente, che nasce direttamente dai più alti dirupi dell'Alben. 

Il torrente Valpiana.

A mezz'ora dal Santuario, si giunge nei pressi di un'area di sosta, con alcune panchine. Seminascosto, in un angolo a sinistra, compare la torre dell'ex Pozzo Zay, una galleria a ventilazione costruita agli inizi del secolo scorso, facente parte dell'archeologia mineraria per cui è nota la Valle del Riso. Proseguendo la discesa, si guada un affluente del torrente Valpiana raggiungendo, poco dopo, il tornante di una strada comunale. Tenendo la destra si nota una consunta freccia in legno indicante la direzione da seguire per raggiungere Chignolo. Siamo sulla strada giusta.

La torre dell'ex Pozzo Zay.

Continuando a costeggiare il torrente, che rimane alla nostra destra, superiamo un'altra opera mineraria. La strada torna ad essere sterrata e raggiungiamo un altro rudere (su alcune carte è citato come Silos Boseret). L'ambiente circostante è spettrale. La vegetazione ed il terreno sono completamente brinati. Qui, probabilmente, in questa stagione non si vede mai il sole. 


Il Silos Boseret preso oltre il guado che NON deve essere attraversato.
Il sentiero giusto corre lungo la sponda opposta.

Lasciato alle spalle l'ultimo rudere, lo sterrato scende verso un guado, che però NON deve essere attraversato. Poco prima una freccia in legno, nascosta alla vista da un grosso arbusto, segnala che, per raggiungere Chignolo d'Oneta, si deve percorrere un sentiero che sfiora il lato sinistro del torrente. La traccia pianeggia sulla sponda per un centinaio di metri fino a raggiungere un ponte, denominato "Ponte della Cavrera" (610 m circa-tre quarti d'ora dal Santuario). Superatolo, si fanno pochi passi e, al primo bivio (purtroppo non segnalato), si abbandona la traccia che sembra continuare in piano costeggiando il torrente, e si tiene la destra, cominciando a risalire la valletta.

Il Ponte della Cavrera.

La traccia è esile ma abbastanza evidente. Sale con buona pendenza arrivando a passare sotto una piccola condotta forzata e superando un difficoltoso tratto dove bisogna scavalcare alcuni alberi e grossi tronchi divelti dal maltempo. Più sopra il sentiero si trasforma in mulattiera, composta da un antico acciotolato gradinato. Probabilmente, nei secoli, venne calpestato dai minatori residenti a Bondo, Barbata e Chignolo e che lo utilizzavano per raggiungere il sito minerario appena superato.

Zoom sulla Presolana da Chignolo d'Oneta.

Dopo quasi un'ora di estenuante salita a tornanti, pestando milioni di foglie secche e senza mai sentire il sia pur tiepido sole di dicembre sulle spalle, un piccolo castagneto ci annuncia che siamo vicini alla civiltà. Poco sopra, tra la vegetazione sbuca il profilo di una cascina e la traccia ci deposita sullo sterrato che la unisce a Chignolo d'Oneta. Si gira a sinistra e, con un'ultima, leggera salita si arriva ad una curva destrorsa, oltre la quale sbuca il campanile della chiesa parrocchiale ed il piccolo borgo. Il ritorno ci ha impegnato per quasi due ore.

Primi Ellebori neri nel bosco nei pressi di Ronco.

Note tecniche ed altre informazioni:

Data dell'escursione: 14-12-2025. Cielo sereno,tempo bello e stabile.
Punto di partenza dell'escursione: Piccolo parcheggio (5/6 stalli) nella piccola piazzetta adiacente la chiesa parrocchiale di Chignolo d'Oneta, in Val del Riso. Dal centro di Bergamo dista circa 35 km, percorribili in circa 45 minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana per circa 28 chilometri. Superato il ponte del Costone e prima di raggiungere Ponte Nossa, si gira a sinistra in direzione di Gorno, Colle di Zambla. Si sale lungo la Val del Riso per un paio di chilometri, fino ad incontrare la deviazione per la nostra meta, segnalata a sinistra. Si entra nella frazione Riso per imboccare una strada che, con una decina di  tornanti, raggiungere Chignolo d'Oneta. Se il piccolo parcheggio fosse pieno, all'inizio del paese si trova, sulla destra, un parcheggio più ampio. 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 460 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di undici chilometri.
Durata: L'itinerario qui descritto impegna per quasi 4 ore, escluse le soste. 

Panorama dai prati di Miradolo: sulla sinistra la strada che sale al Colle di Zambla.

Località Mirarolo: I cascinali di Mirarolo risalgono al tardo medioevo e conservano le caratteristiche peculiari dell'architettura rustica bergamasca. I prati che li circondano vennero sottratti al bosco con un duro lavoro di dissodamento durato secoli, per ricavarne piccole coltivazioni di frumento, avena, lino e canapa. Dal diciassettesimo secolo si attivarono anche coltivi di granturco (melgòt), patate ed alberi da frutto. Dal bosco circostante i contadini ricavavano la legna da costruzione e per il riscaldamento, anche tramite la sua trasformazione in carbone da legna.
Il Santuario della Madonna del Frassino: Chi fosse interessato a maggiori informazioni sul Santuario può consultare il sito del Comune di Oneta, con particolare riferimento alla relazione contenuta nel relativo allegato in pdf. Questo il link: https://comune.oneta.bg.it/luoghi/2964109/santuario-madonna-frassino. 
Colgo l'occasione per ringraziare la proprietaria della cascina posta sul piccolo colletto di fronte all'edificio religioso, che mi ha concesso di entrare nella sua proprietà per scattare alcune foto. Invito tutti, in caso di assenza dei proprietari, a non invadere la proprietà privata senza permesso.

Dal colle a lato del Santuario, un sguardo sulla Val del Riso.
Sullo sfondo il Pizzo Formico.

Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare alcune escursioni effettuate sulle pendici o nelle vicinanze della Valle del Riso. Per esplorare i colli tra Bondo e Barbata sono disponibili queste due escursioni:
Sul versante tra Gorno ed il Colle di Zambla, trovate invece le seguenti due proposte:
Cartografia: Carta dei sentieri dell'Alpe Arera, curata dall'Associazione Culturale Ultra Collem e Oltre il Colle.com. Realizzazione cartografica: Ingenia sas, scala 1:15.000. Costo 7,00 (sette)  €.

Vista del Colle di Zambla (al centro). A sinistra il Santuario della Madonna del Frassino 


lunedì 1 dicembre 2025

Da Lovere al Santuario di San Giovanni, sul monte Cala: un'eccezionale terrazza panoramica sul Sebino e sulle valli Camonica e Cavallina.

 🥾 Dislivello: circa 430 metri        ⌚ Durata: 3 ore e un quarto      📏Lunghezza: quasi 9 km

Il polo industriale di Castro, il Sebino e la Corna Trentapassi,
visti dal sentiero di salita al Monte Cala.

Itinerario molto panoramico, adatto a chi non ama il freddo ed i sentieri ghiacciati e deve proteggere le proprie articolazioni calpestando fondi stradali uniformi o poco disagevoli. Solo la discesa presenta tratti parzialmente sassosi. Sono possibili numerose varianti per scoprire le numerose meraviglie del centro storico di Lovere.

La Valle Camonica dal terrazzo erboso del Santuario di San Giovanni.

L'anello proposto prende forma dal parcheggio a pagamento posto a lato del Parco dedicato ai Fanti d'Italia, all'inizio del lungolago di Lovere (194 m. slm-nelle note tecniche ulteriori dettagli sull'area di sosta). Si percorre il lungolago in direzione nord fino ad arrivare all'imbarcadero, dove si attraversa la strada provinciale per arrivare in Piazza 13 martiri (dieci minuti dalla partenza) ed al bar Wender.

Sul lungolago, poco prima dell'imbarcadero.

Si imbocca quindi via Cavallotti e si prende a destra per via Brighenti che si percorre per pochi metri, perchè si svolta subito a sinistra risalendo la gradinata di vicolo Ratto fino al suo termine. Sbucati in via Decio Celeri, la si prende a destra, affrontando la ripida salita fino ad un bivio dove si tiene la destra, privilegiando la segnaletica del sentiero CAI n.551, rispetto a quella del sentiero CAI n. 552 (che può essere privilegiata da chi vuole fare un'escursione più breve). Si continua a camminare sull'asfalto, via Celeri finisce, trasformandosi in via Davine. 

Da via Davine, prime viste sul Sebino (foto di Marco Ghirardelli).

Si costeggiano belle e fortunate residenze, mentre la pendenza rimane significativa. Dopo quaranta minuti dalla partenza un'indicazione per il Santuario di San Giovanni ci fa svoltare decisamente a sinistra, abbandonando la traccia del CAI n. 551, a favore di quella del sentiero CAI n. 552. Iniziano a palesarsi i panorami sul Sebino, con impressionanti primi piani sul polo siderurgico di Castro. Alcune coltivazioni di ulivi ci accompagnano lungo l'omonima stradina che ci porta fino alla minuscola località di Carassone (426 m- un'ora circa dalla partenza).

Località Carassone.

Qui termina l'asfalto e riaffiorano i ciottoli di un'antica mulattiera restaurata negli anni '80 del secolo scorso. Si cammina nel bosco, con brevi tratti in piano che si alternano a più lunghi e ripidi strappi. Incontriamo molti noccioli, scompaiono gli ulivi e, inaspettatamente, attraversiamo anche un maturo castagneto. A mezz'ora da Carassone, ed ai margini del pascolo di un agriturismo, si incontra un bivio, dove seguiamo le indicazioni per San Giovanni. Si tiene la sinistra e superiamo l'ultimo strappo che ci separa dal Santuario, punto più alto del nostro itinerario (610 m circa- un'ora e quarantacinque minuti dalla partenza).

Alcune santelle che circondano il prato del Santuario.

Il Santuario è posizionato sul Colle di San Giovanni (o monte Cala). La sua posizione era strategica: nel passato fungeva da crocevia tra le valli Camonica, Cavallina e Borlezza e, dall'alto, dominava Lovere ed i traffici commerciali del Lago d'Iseo. Nell'alto medioevo aveva funzione di presidio. Successivamente venne creato un fortilizio, di cui si ha testimonianza scritta a partire dal tredicesimo secolo. Di quel periodo rimangono solo i resti di alcune muraglie perimetrali ed le tracce di alcune fondazioni. La chiesa risale invece al diciassettesimo secolo, in seguito al rifacimento di un edificio più antico risalente al secolo precedente. Visse poi un lungo periodo di abbandono, prima di essere restaurata dagli alpini negli anni sessanta del secolo scorso.

Panorama di Lovere dalla terrazza del Santuario.

Il panorama che si gode da questo Colle è spettacolare: a Nord troneggiano le bianche cime del Parco dell'Adamello. Ai loro piedi si intuisce il serpeggiare del fiume Oglio e si contano paesi, fabbriche e pascoli della bassa Valle Camonica. Ad est questi vengono delimitati dalle vallette e dalle tondeggianti cime di Montecampione e del Muffetto, a cui si aggiungono le vette che costeggiano il Sebino: su tutte primeggiano il monte Guglielmo e la Corna Trentapassi. Se invece guardiamo in basso, si intuisce quanto fosse dominante questa posizione sul borgo antico di Lovere. E, sul lato meridionale, rimane suggestiva la visuale sulla Valle Cavallina.

Uno sguardo sulla Val Cavallina.

Per ritornare a Lovere completando un anello, bisogna tornare brevemente sui propri passi fino alla recinzione dell'agriturismo Taccolini e, invece di scendere verso Carassone, si tiene la sinistra, raggiungendo in breve un trivio che indica la direzione per scendere al quartiere Dossello. La traccia giusta è la prima a sinistra che, dopo un paio di minuti, scende a sinistra assumendo l'aspetto di un vero e proprio sentiero tracciato con occasionali bolli rossi. Alcuni tratti sono un po' disagevoli; la segnaletica tende un po' a desiderare: soprattutto le frecce metalliche sono molto arrugginite e non immediatamente decrittabili. 

Il pascolo dell'agriturismo Taccolini.

Ad un quarto d'ora dall'agriturismo si incontra un altro bivio che segnala di svoltare a sinistra. Cinque minuti dopo se ne trova un altro. Qui si tira diritto, trascurando la deviazione a destra. Il sentiero lascia il posto ad una cementata, che continua a scendere. Si trascura una deviazione che ci porterebbe al Castelliere e si procede diritto arrivando alle prime case di Dossello (250 m circa-due ore e mezza dalla partenza) ed all'asfalto, dopo aver camminato per tre quarti d'ora dal Colle di San Giovanni. 

Il Santuario di San Giovanni visto da via San Maurizio -
Lovere  (foto di Marco Ghirardelli)

Dopo via Dossello l'asfalto prosegue in via Valle Seriana ed alla successiva via San Francesco, al termine della quale ci si trova di fronte al convento dei Frati Capuccini, le cui pertinenze godono una bellissima vista sul Sebino. Si prosegue quindi su via San Maurizio, che continua a scendere verso il centro storico di Lovere e termina praticamente di fronte al Santuario delle Sante Loveresi. Lo si costeggia, imboccando la stretta via Gerosa e la successiva via Bertolotti, per voi voltare decisamente a destra in via Mazzini, trovandosi ad ammirare la slanciata forma della Torre Civica.

La Torre Civica.

Nel medioevo, insieme al Palazzo Podestarile, rappresentava il centro della comunità loverese, essendo sede del governo della città, del tribunale e delle carceri. La Torre risale al quindicesimo secolo ed è alta 28 metri. Al lato sinistro della Torre si trova via Gramsci che, in pochi passi, porta alla gradinata di Cavallotti ed alla successiva Piazza 13 Martiri. Siamo quindi tornati a calpestare i passi dell'andata. Attraversata la provinciale, si prende a destra il lungolago per ritornare al parcheggio di partenza. La discesa ci ha impegnato per circa un'ora e mezza.

La storica motonave Capitanio, costruita nel 1926, tra i più antichi battelli
naviganti in Italia, ormeggiata sul lungolago di Lovere.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 27-11-2025 - tempo bello, buona visibilità.
Punto di partenza dell'escursione: Lovere si può raggiungere percorrendo la Strada Statale 42 della Valle Cavallina fino a Pianico, nel cui territorio si trova la rotonda dalla quale, prendendo la prima uscita a destra, si scende in direzione di Lovere. Superato il bivio che porterebbe sulla sponda bergamasca del Sebino, bastano pochi metri per trovarsi di fronte al Parco dei Fanti d'Italia, dove inizia anche la classica passeggiata sul lungolago. Sulla destra si trova un'ampio parcheggio per una ventina di auto. E' a pagamento (nei giorni feriali si paga un euro per mezza giornata; sabato domenica e festivi: un euro all'ora). Dal centro di Bergamo sono circa 44 chilometri, percorribili in un'ora e dieci minuti d'auto.

Coltivazione di ulivi tra Davine e Carassone. 

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 430 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di 9 chilometri. 
Durata: Per percorrere l'intero anello servono circa tre ore e un quarto, escluse le soste.
Altre notizie di carattere turistico: Gli interessati alla storia della motonave Capitanio potranno consultare l'apposito sito ad essa dedicato: https://www.lacapitanio1926.it.   Per scoprire come e cosa visitare a Lovere, vanno invece consultati i siti del Comune: https://comune.lovere.bg.it/il-paese/turismo ed il portale turistico: https://www.lovereeventi.it.

Il centro storico di Lovere dalla terrazza del Santuario.

Altre escursioni in zona: Ho recuperato il tracciato di questa escursione grazie ad un depliant  ritirato gratuitamente all'infopoint turistico sito in Piazza 13 Martiri, nei pressi dell'imbarcadero. Il titolo del depliant è: Itinerari escursionistici per il Santuario di San Giovanni in Monte Cala. Sulla stessa mappa è possibile studiare numerose varianti, per visitare altri interessanti siti, come il Castelliere Gallico, risalente al II/III secolo a.C.  Se invece il vostro obiettivo è quello di ammirare i Laghi d'Endine e d'Iseo dall'alto, potete consultare un post pubblicato in questo blog, che riporta otto passeggiate ed escursioni di vario livello, panoramicamente orientati vista lago. Il link è il seguente: https://dislivellozero.blogspot.com/2025/03/otto-passeggiate-ed-escursioni-con.html
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 06, scala 1:25.000.

Il Santuario ripreso dalle prime case di Lovere.