venerdì 2 gennaio 2026

Dalla piazzetta di Ogna al punto panoramico sul massiccio della Presolana, camminando nel bosco degli ellebori.

 🥾 Dislivello: circa 200 metri          ⌚ Durata: un'ora e mezzo           📏Lunghezza:km

La Presolana vista dal punto più alto della miniescursione.

Il tentativo, fallito, di raggiungere la cima del monte Ost, mi ha permesso di scoprire un angolo di bosco costellato da fioriture di ellebori, ed una visuale inusuale sullo spigolo nord-ovest della Presolana. Una micro-escursione con dislivello limitato, in un'area veramente poco battuta ed ancor meno conosciuta.

Rientro alla piazzetta di Ogna.

Dal parcheggio pubblico del cimitero di Ogna (542 m-frazione di Villa d'Ogna) si percorre a ritroso via IV Novembre, attraversando il ponte sull'omonimo torrente e voltanto a sinistra per entrare nella Piazza della Chiesa. Se non fosse per le auto in sosta, si potrebbe avere l'impressione di aver intrapreso un viaggio nel tempo, perchè questa piazzetta è un piccolo gioiello di architettura rurale e nobiliare, delimitata da abitazioni con ballatoi in tipico stile rustico della zona. Gli edifici più antichi risalgono al '400. (altre informazioni in merito nelle note in fondo al post).

Il lato opposto della piazza. Sul palazzo oltre la scalinata
 si nota la targa indicante via Salvi. 

Ci si dirige verso il lato opposto della piazza prendendo la stradina a destra (via Salvi) ed arrivando di fronte alle case che la occludono. A destra si trova un passo carrale, delimitato da una catena che impedisce l'accesso agli automezzi. Si scavalca la catena e si volta a sinistra, percorrendo l'evidente traccia nell'erba che pianeggia e poi sale dolcemente verso un traliccio dell'alta tensione. Qui la traccia si stringe, portando ad un bivio (dieci minuti dalla partenza) dove teniamo la sinistra, seguendo la direzione indicata da una freccia rossa.

La freccia rossa ci indica la direzione da prendere.

Da subito si palesano le fioriture degli ellebori, che ci accompagneranno per tutto il percorso. Siamo in un bosco di latifoglie, in prevalenza noccioli, più in alto la prevalenza sarà di faggi ed aceri. Dopo altri dieci minuti di cammino raggiungiamo una sorgiva, che precede uno strappo. Poco oltre proseguiamo diritto, trascurando due deviazioni che portano a due rustici capanni, che probabilmente proteggono delle prese d'acqua. 

Elleboro nero (o rosa di Natale)

Stiamo camminando da circa mezz'ora, quando la traccia si stringe ulteriormente ed incontriamo un altro bollo rosso, segnavia di un sentiero di cui si ignora (e si ignorerà) la destinazione. Dopo un breve falsopiano, superiamo alcune roccette e, dal lato opposto della valle, seminascosto dalla vegetazione, individuiamo l'abitato di Nasolino (700 m. circa-45 minuti dalla partenza).

Famigliola di Ellebori.

Il bosco si è ormai infittito. Siamo sul versante nord del monte Ost, percorrendo un sentiero che il sole d'inverno non ha mai riscaldato, ma gli ellebori non lo sanno e  continuano a fiorire e ad allietare il nostro cammino. Ma, fatti pochi passi, la selva pare diradarsi e la penombra lascia spazio a un po' di luce. Ad un bivio non segnalato teniamo la destra e, subito dopo, si intravvede la prospettiva della Valzurio in tutta la sua lunghezza. In fondo compare la Presolana, con lo spigolo nord-occidentale in bella evidenza (740 m circa). 

Finalmente la Presolana!

Siamo sul ciglio di un dirupo (attenzione!) fittamente ricoperto di  vegetazione e delimitato da due roccioni di pietra chiara. Il sentiero pare proseguire effettuando una decisa inversione ad U, ed una serie di sbiaditi bolli rossi lo conferma. Vi consiglio di non proseguire oltre e dedicare qualche scatto alla Presolana effettuando una breve sosta. Dalla piazzetta abbiamo camminato per quasi un'oretta, superando un dislivello di circa 200 metri. Il ritorno, sullo stesso itinerario, vi impegnerà per poco più di mezz'ora, camminando per un totale di quasi cinque chilometri.

I monti Vaccaro e Secco visti dal sentiero di ritorno.

Chi è tentato di proseguire seguendo la traccia evidenziata dai bolli rossi deve tenere conto che, in salita, dovrà affrontare un lungo traverso in un bosco radicato su versanti molto ripidi e con alcuni tratti un po' scivolosi. Subito dopo lo aspetta un largo ed ombroso costone, da risalire tramite strette serpentine. In cima, ad una quota di poco superiore ai 1000 metri, percorrerà una cresta boscosa che occulterà qualsiasi speranza di panorama. Oltre a ciò, nessuna indicazione sui luoghi attraversati o da raggiungere e nessun luogo di sosta confortante. 

Zoom sul Monte Secco.

Dalla cresta il sentiero segnalato dai bolli rossi prosegue voltando a sinistra, probabilmente diretto a Cima Blum. A destra nessun segnavia e nessuna traccia evidente. Il monte Ost è una vetta fantasma che nemmeno dal versante della Senda sono riuscito a raggiungere. Un'ultima avvertenza: dalla cresta erbosa, la calata fino al dirupo con vista sulla Presolana è complicata dal fatto che i bolli rossi sono stati marcati soltanto per la salita. In discesa dovrete fermarvi e voltarvi più volte per rivedere i bolli rossi che garantiscono la correttezza del percorso effettuato. 

La "Casa dei Pagani" (antica dogana?) nella piazzetta di Ogna.

Altre note:

Data dell'escursione: 30-12-2025 - Sereno con buona visibilità.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio a servizio del cimitero di Ogna, frazione di Villa d'Ogna, che dista circa 36 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di tre quarti d'ora d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si procede diritto, seguendo le indicazioni per Valbondione. A circa 4 km dal precedente bivio, si volta a destra, in direzione del centro di Villa d'Ogna. Superata la piazza del Municipio, si procede per un centinaio di metri, voltando a sinistra in via IV Novembre. Si costeggia la chiesa di Ogna e, alla successiva rotonda, si imbocca via Colleoni, individuando subito il cimitero con i relativi stalli di parcheggio.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 200 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di cinque chilometri. 
Durata: Per percorrere il tragitto di andata e ritorno si impiega un'ora e mezza, escluse le soste.

Ogna (e Villa d'Ogna in secondo piano) viste da Nasolino (foto di maggio 2024).

Ogna, la sua piazza, la sua storia: Il nome deriva da latino "onus" che significa "imposta di dazio". In passato il borgo aveva una posizione strategica nella zona.  Per collegarsi con Bergamo e la Val Brembana, gli scalvini e gli altri abitanti dell'Alta Valle Seriana dovevano necessariamente passare da Ogna. Per questo pare che la cosiddetta "Casa dei Pagani" fosse in realtà sede di dogana ed il suo nome deriverebbe dal dialettale "Cà del pagà".  Gli edifici della piazza risalgono tutti ad un periodo compreso tra il 14^ ed il 18^ secolo. In essi sono riconoscibili caratteristiche tipiche di quel tempo: dai muri in pietra ai loggiati in legno; dalle arcate a volta ai pilastri e capitelli in pietra. 

Piazza di Ogna: casa con loggiato in legno.

Dalla piazza si diramano vicoli che scendono verso il torrente, sulle rive del quale sono fiorite, nel corso dei secoli, attività di ogni tipo. Proliferavano magli ed officine per la produzione di chiodi, compresi quelli necessari per ferrare i cavalli. Nel '600 presero piede gli artigiani del ferro battuto, abilissimi a forgiare balconi, logge e parapetti. Il minerale ferroso veniva fuso nei vecchi forni fusori che insistevano ai lati di via Fucine. Ma la vivace energia del torrente dava lavoro anche a molti mugnai. Vicino al ponte si era installata una grossa segheria e, poco sotto, operavano due cartiere che, sfruttando l'alto contenuto di calcare delle acque dell'Ogna, producevano e vendevano un tipo di carta molto ricercata, superiore persino a quella di Fabriano.

La vecchia segheria sul torrente Ogna.

Altre escursioni partendo da Ogna: In questo blog viene proposta un'altra escursione che parte dallo stesso parcheggio della presente. Il link è:  https://dislivellozero.blogspot.com/2024/05/ai-laghetti-di-valzurio-partendo-dalla.html.
Cartografia: La recente cartina escursionistica all'1:25.000, realizzata dalla sezione CAI dI Bergamo, relativa al territorio di Clusone-Pizzo della Presolana evidenzia l'area interessata all'escursione. Il tracciato qui indicato è evidenziato con la segnatura indicante altri sentieri. La mappa è in vendita alla Sezione CAI di Bergamo e nelle cartolibrerie della zona. Il costo è di 10 €.

Torrente (probabilmente l'Ogna) in una Valle,
dipinto nel 1831 dal pittore Marco Gozzi.





mercoledì 17 dicembre 2025

Da Chignolo d'Oneta al Santuario della Madonna del Frassino; ritorno risalendo la Val Cavrera. Un interessante anello nel cuore della Val del Riso.

🥾 Dislivello: 460 metri           ⌚ Durata: quasi 4 ore          📏Lunghezza: circa 11 km

Enrosadira al monte Alben. Foto scattata poco dopo la partenza.

Un anello inizialmente alla portata di tutti, con splendide sorprese come i cascinali medioevali di Mirarolo e la splendida posizione panoramica del Santuario. Il ritorno, scendendo da Valpiana e risalendo faticosamente la Val Cavrera, assume i contorni di un'avventurosa e gelida traversata, attraverso le spettrali architetture industriali della Laveria, e sempre all'affannosa ricerca di una segnaletica fantasma.

Panorama dal sagrato della parrocchiale di Chignolo d'Oneta.

L'anello parte dalla piazzetta della chiesa di Chignolo d'Oneta, frazione del Comune di Oneta (830 m di quota, poco più di cento abitanti). L'abitato poggia su un pendio che guarda ad est; ad ovest è invece protetto dalle imperiose pareti del monte Alben. Nella parte alta della piazzetta si individua la freccia segnaletica del sentiero CAI n. 526 (direzione Monte Alben), che seguiremo per un breve tratto. Dopo la curva si trova il primo bivio, dove si tiene la sinistra, superando un breve strappo che porta ad alcune cascine con splendida vista sull'Alben.

Breve sosta alla prima cascina.

Poco più avanti, dopo aver costeggiato un'altra cascina, si volta a destra, abbandonando la traccia del CAI 526 e calpestando il sentiero che dovrebbe essere il CAI 526B, di cui però trovereremo solo un'indicazione molto più avanti. Seguiamo quindi la segnaletica indicante il cammino dell'Alta Via delle Grazie, che abbonderà fino al Santuario della Madonna del Frassino. Si scende nel bosco di latifoglie, in prevalenza noccioli e faggi, e trascurando una deviazione a destra che si ferma ad una cascina, proseguiamo in falsopiano, senza apprezzabili dislivelli.

Una finestra panoramica su Grem ed Arera.

A venti minuti dalla partenza incontriamo un bivio segnalato dove si prosegue diritti, in direzione "Frassino". Più avanti si aprono suggestive finestre panoramiche sul monte Grem e sul Pizzo Arera e, proseguendo sulla sterrata, si raggiunge il fondo di una valletta (800 m circa-quaranta minuti dalla partenza), da cui si riprende a salire di quota. Poco oltre si attraversa un'altra valletta, ricca di sorgive, che ci offre le prime fioriture della stagione (ellebori e primule). 

Cascinale medioevale in località Mirarolo.

Ora si procede verso nord e, tra la vegetazione, si ammira una bella vista sulla bassa Valle del Riso ed i pascoli di Barbata. A poco più di un'ora di cammino si raggiunge la località Mirarolo (892 m), che merita assolutamente una visita, per  l'ampiezza del panorama, ma anche per la splendida architettura rurale dei suoi cascinali, risalenti al quattordicesimo secolo (altre informazioni nelle note in fondo al post). 

Mirarolo e monte Alben.

Ripreso il cammino si raggiunge un trivio segnalato dove si sale prendendo a sinistra. Il successivo, situato sulla testata della Valpiana (900 m. circa-un'ora e tre quarti dalla partenza), va tenuto a mente per il ritorno. Si segue la direzione segnata dai bolli blu e, immersi in una splendida faggeta, si giunge rapidamente al Santuario della Madonna del Frassino (945 m-circa due ore dalla partenza), risalente al sedicesimo secolo (maggiori dettagli nelle note in fondo al post).

In secondo piano, il Santuario della Madonna del Frassino.

Notevole il panorama offerto dal poggio su cui è stato edificato il Santuario: verso nord la fanno da padrone Arera e Grem. Ad oriente si sviluppa la Valle del Riso e l'intaglio della Valle Seriana, delimitata dalla cuspide del Pizzo Formico. Sul lato occidentale il sipario naturale è composto dalle irte guglie dell'Alben. Per coloro che sanno accontentarsi, l'escursione potrebbe finire qui, godendosi il ritorno sullo stesso tragitto dell'andata.

Prospettiva sull'Arera dalla terrazza erbosa del Santuario.

Per chi vuole invece un po' di avventura, ritornati al trivio posto sulla testata della Valpiana, si volta a sinistra (direzione Campello-Gorno), imboccando una bella mulattiera delimitata da muretti a secco che, poco dopo, si trasforma in strada cementata, lascia a sinistra la cascina Alpiàna (o Valpiana) e scende decisa, alternando sterrato a cemento. La valletta è molto in ombra e, in inverno, gelida e silenziosa. I nostri passi sono accompagnati soltanto dal mormorio dell'omonimo torrente, che nasce direttamente dai più alti dirupi dell'Alben. 

Il torrente Valpiana.

A mezz'ora dal Santuario, si giunge nei pressi di un'area di sosta, con alcune panchine. Seminascosto, in un angolo a sinistra, compare la torre dell'ex Pozzo Zay, una galleria a ventilazione costruita agli inizi del secolo scorso, facente parte dell'archeologia mineraria per cui è nota la Valle del Riso. Proseguendo la discesa, si guada un affluente del torrente Valpiana raggiungendo, poco dopo, il tornante di una strada comunale. Tenendo la destra si nota una consunta freccia in legno indicante la direzione da seguire per raggiungere Chignolo. Siamo sulla strada giusta.

La torre dell'ex Pozzo Zay.

Continuando a costeggiare il torrente, che rimane alla nostra destra, superiamo un'altra opera mineraria. La strada torna ad essere sterrata e raggiungiamo un altro rudere (su alcune carte è citato come Silos Boseret). L'ambiente circostante è spettrale. La vegetazione ed il terreno sono completamente brinati. Qui, probabilmente, in questa stagione non si vede mai il sole. 


Il Silos Boseret preso oltre il guado che NON deve essere attraversato.
Il sentiero giusto corre lungo la sponda opposta.

Lasciato alle spalle l'ultimo rudere, lo sterrato scende verso un guado, che però NON deve essere attraversato. Poco prima una freccia in legno, nascosta alla vista da un grosso arbusto, segnala che, per raggiungere Chignolo d'Oneta, si deve percorrere un sentiero che sfiora il lato sinistro del torrente. La traccia pianeggia sulla sponda per un centinaio di metri fino a raggiungere un ponte, denominato "Ponte della Cavrera" (610 m circa-tre quarti d'ora dal Santuario). Superatolo, si fanno pochi passi e, al primo bivio (purtroppo non segnalato), si abbandona la traccia che sembra continuare in piano costeggiando il torrente, e si tiene la destra, cominciando a risalire la valletta.

Il Ponte della Cavrera.

La traccia è esile ma abbastanza evidente. Sale con buona pendenza arrivando a passare sotto una piccola condotta forzata e superando un difficoltoso tratto dove bisogna scavalcare alcuni alberi e grossi tronchi divelti dal maltempo. Più sopra il sentiero si trasforma in mulattiera, composta da un antico acciotolato gradinato. Probabilmente, nei secoli, venne calpestato dai minatori residenti a Bondo, Barbata e Chignolo e che lo utilizzavano per raggiungere il sito minerario appena superato.

Zoom sulla Presolana da Chignolo d'Oneta.

Dopo quasi un'ora di estenuante salita a tornanti, pestando milioni di foglie secche e senza mai sentire il sia pur tiepido sole di dicembre sulle spalle, un piccolo castagneto ci annuncia che siamo vicini alla civiltà. Poco sopra, tra la vegetazione sbuca il profilo di una cascina e la traccia ci deposita sullo sterrato che la unisce a Chignolo d'Oneta. Si gira a sinistra e, con un'ultima, leggera salita si arriva ad una curva destrorsa, oltre la quale sbuca il campanile della chiesa parrocchiale ed il piccolo borgo. Il ritorno ci ha impegnato per quasi due ore.

Primi Ellebori neri nel bosco nei pressi di Ronco.

Note tecniche ed altre informazioni:

Data dell'escursione: 14-12-2025. Cielo sereno,tempo bello e stabile.
Punto di partenza dell'escursione: Piccolo parcheggio (5/6 stalli) nella piccola piazzetta adiacente la chiesa parrocchiale di Chignolo d'Oneta, in Val del Riso. Dal centro di Bergamo dista circa 35 km, percorribili in circa 45 minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana per circa 28 chilometri. Superato il ponte del Costone e prima di raggiungere Ponte Nossa, si gira a sinistra in direzione di Gorno, Colle di Zambla. Si sale lungo la Val del Riso per un paio di chilometri, fino ad incontrare la deviazione per la nostra meta, segnalata a sinistra. Si entra nella frazione Riso per imboccare una strada che, con una decina di  tornanti, raggiungere Chignolo d'Oneta. Se il piccolo parcheggio fosse pieno, all'inizio del paese si trova, sulla destra, un parcheggio più ampio. 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 460 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di undici chilometri.
Durata: L'itinerario qui descritto impegna per quasi 4 ore, escluse le soste. 

Panorama dai prati di Miradolo: sulla sinistra la strada che sale al Colle di Zambla.

Località Mirarolo: I cascinali di Mirarolo risalgono al tardo medioevo e conservano le caratteristiche peculiari dell'architettura rustica bergamasca. I prati che li circondano vennero sottratti al bosco con un duro lavoro di dissodamento durato secoli, per ricavarne piccole coltivazioni di frumento, avena, lino e canapa. Dal diciassettesimo secolo si attivarono anche coltivi di granturco (melgòt), patate ed alberi da frutto. Dal bosco circostante i contadini ricavavano la legna da costruzione e per il riscaldamento, anche tramite la sua trasformazione in carbone da legna.
Il Santuario della Madonna del Frassino: Chi fosse interessato a maggiori informazioni sul Santuario può consultare il sito del Comune di Oneta, con particolare riferimento alla relazione contenuta nel relativo allegato in pdf. Questo il link: https://comune.oneta.bg.it/luoghi/2964109/santuario-madonna-frassino. 
Colgo l'occasione per ringraziare la proprietaria della cascina posta sul piccolo colletto di fronte all'edificio religioso, che mi ha concesso di entrare nella sua proprietà per scattare alcune foto. Invito tutti, in caso di assenza dei proprietari, a non invadere la proprietà privata senza permesso.

Dal colle a lato del Santuario, un sguardo sulla Val del Riso.
Sullo sfondo il Pizzo Formico.

Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare alcune escursioni effettuate sulle pendici o nelle vicinanze della Valle del Riso. Per esplorare i colli tra Bondo e Barbata sono disponibili queste due escursioni:
Sul versante tra Gorno ed il Colle di Zambla, trovate invece le seguenti due proposte:
Cartografia: Carta dei sentieri dell'Alpe Arera, curata dall'Associazione Culturale Ultra Collem e Oltre il Colle.com. Realizzazione cartografica: Ingenia sas, scala 1:15.000. Costo 7,00 (sette)  €.

Vista del Colle di Zambla (al centro). A sinistra il Santuario della Madonna del Frassino 


lunedì 1 dicembre 2025

Da Lovere al Santuario di San Giovanni, sul monte Cala: un'eccezionale terrazza panoramica sul Sebino e sulle valli Camonica e Cavallina.

 🥾 Dislivello: circa 430 metri        ⌚ Durata: 3 ore e un quarto      📏Lunghezza: quasi 9 km

Il polo industriale di Castro, il Sebino e la Corna Trentapassi,
visti dal sentiero di salita al Monte Cala.

Itinerario molto panoramico, adatto a chi non ama il freddo ed i sentieri ghiacciati e deve proteggere le proprie articolazioni calpestando fondi stradali uniformi o poco disagevoli. Solo la discesa presenta tratti parzialmente sassosi. Sono possibili numerose varianti per scoprire le numerose meraviglie del centro storico di Lovere.

La Valle Camonica dal terrazzo erboso del Santuario di San Giovanni.

L'anello proposto prende forma dal parcheggio a pagamento posto a lato del Parco dedicato ai Fanti d'Italia, all'inizio del lungolago di Lovere (194 m. slm-nelle note tecniche ulteriori dettagli sull'area di sosta). Si percorre il lungolago in direzione nord fino ad arrivare all'imbarcadero, dove si attraversa la strada provinciale per arrivare in Piazza 13 martiri (dieci minuti dalla partenza) ed al bar Wender.

Sul lungolago, poco prima dell'imbarcadero.

Si imbocca quindi via Cavallotti e si prende a destra per via Brighenti che si percorre per pochi metri, perchè si svolta subito a sinistra risalendo la gradinata di vicolo Ratto fino al suo termine. Sbucati in via Decio Celeri, la si prende a destra, affrontando la ripida salita fino ad un bivio dove si tiene la destra, privilegiando la segnaletica del sentiero CAI n.551, rispetto a quella del sentiero CAI n. 552 (che può essere privilegiata da chi vuole fare un'escursione più breve). Si continua a camminare sull'asfalto, via Celeri finisce, trasformandosi in via Davine. 

Da via Davine, prime viste sul Sebino (foto di Marco Ghirardelli).

Si costeggiano belle e fortunate residenze, mentre la pendenza rimane significativa. Dopo quaranta minuti dalla partenza un'indicazione per il Santuario di San Giovanni ci fa svoltare decisamente a sinistra, abbandonando la traccia del CAI n. 551, a favore di quella del sentiero CAI n. 552. Iniziano a palesarsi i panorami sul Sebino, con impressionanti primi piani sul polo siderurgico di Castro. Alcune coltivazioni di ulivi ci accompagnano lungo l'omonima stradina che ci porta fino alla minuscola località di Carassone (426 m- un'ora circa dalla partenza).

Località Carassone.

Qui termina l'asfalto e riaffiorano i ciottoli di un'antica mulattiera restaurata negli anni '80 del secolo scorso. Si cammina nel bosco, con brevi tratti in piano che si alternano a più lunghi e ripidi strappi. Incontriamo molti noccioli, scompaiono gli ulivi e, inaspettatamente, attraversiamo anche un maturo castagneto. A mezz'ora da Carassone, ed ai margini del pascolo di un agriturismo, si incontra un bivio, dove seguiamo le indicazioni per San Giovanni. Si tiene la sinistra e superiamo l'ultimo strappo che ci separa dal Santuario, punto più alto del nostro itinerario (610 m circa- un'ora e quarantacinque minuti dalla partenza).

Alcune santelle che circondano il prato del Santuario.

Il Santuario è posizionato sul Colle di San Giovanni (o monte Cala). La sua posizione era strategica: nel passato fungeva da crocevia tra le valli Camonica, Cavallina e Borlezza e, dall'alto, dominava Lovere ed i traffici commerciali del Lago d'Iseo. Nell'alto medioevo aveva funzione di presidio. Successivamente venne creato un fortilizio, di cui si ha testimonianza scritta a partire dal tredicesimo secolo. Di quel periodo rimangono solo i resti di alcune muraglie perimetrali ed le tracce di alcune fondazioni. La chiesa risale invece al diciassettesimo secolo, in seguito al rifacimento di un edificio più antico risalente al secolo precedente. Visse poi un lungo periodo di abbandono, prima di essere restaurata dagli alpini negli anni sessanta del secolo scorso.

Panorama di Lovere dalla terrazza del Santuario.

Il panorama che si gode da questo Colle è spettacolare: a Nord troneggiano le bianche cime del Parco dell'Adamello. Ai loro piedi si intuisce il serpeggiare del fiume Oglio e si contano paesi, fabbriche e pascoli della bassa Valle Camonica. Ad est questi vengono delimitati dalle vallette e dalle tondeggianti cime di Montecampione e del Muffetto, a cui si aggiungono le vette che costeggiano il Sebino: su tutte primeggiano il monte Guglielmo e la Corna Trentapassi. Se invece guardiamo in basso, si intuisce quanto fosse dominante questa posizione sul borgo antico di Lovere. E, sul lato meridionale, rimane suggestiva la visuale sulla Valle Cavallina.

Uno sguardo sulla Val Cavallina.

Per ritornare a Lovere completando un anello, bisogna tornare brevemente sui propri passi fino alla recinzione dell'agriturismo Taccolini e, invece di scendere verso Carassone, si tiene la sinistra, raggiungendo in breve un trivio che indica la direzione per scendere al quartiere Dossello. La traccia giusta è la prima a sinistra che, dopo un paio di minuti, scende a sinistra assumendo l'aspetto di un vero e proprio sentiero tracciato con occasionali bolli rossi. Alcuni tratti sono un po' disagevoli; la segnaletica tende un po' a desiderare: soprattutto le frecce metalliche sono molto arrugginite e non immediatamente decrittabili. 

Il pascolo dell'agriturismo Taccolini.

Ad un quarto d'ora dall'agriturismo si incontra un altro bivio che segnala di svoltare a sinistra. Cinque minuti dopo se ne trova un altro. Qui si tira diritto, trascurando la deviazione a destra. Il sentiero lascia il posto ad una cementata, che continua a scendere. Si trascura una deviazione che ci porterebbe al Castelliere e si procede diritto arrivando alle prime case di Dossello (250 m circa-due ore e mezza dalla partenza) ed all'asfalto, dopo aver camminato per tre quarti d'ora dal Colle di San Giovanni. 

Il Santuario di San Giovanni visto da via San Maurizio -
Lovere  (foto di Marco Ghirardelli)

Dopo via Dossello l'asfalto prosegue in via Valle Seriana ed alla successiva via San Francesco, al termine della quale ci si trova di fronte al convento dei Frati Capuccini, le cui pertinenze godono una bellissima vista sul Sebino. Si prosegue quindi su via San Maurizio, che continua a scendere verso il centro storico di Lovere e termina praticamente di fronte al Santuario delle Sante Loveresi. Lo si costeggia, imboccando la stretta via Gerosa e la successiva via Bertolotti, per voi voltare decisamente a destra in via Mazzini, trovandosi ad ammirare la slanciata forma della Torre Civica.

La Torre Civica.

Nel medioevo, insieme al Palazzo Podestarile, rappresentava il centro della comunità loverese, essendo sede del governo della città, del tribunale e delle carceri. La Torre risale al quindicesimo secolo ed è alta 28 metri. Al lato sinistro della Torre si trova via Gramsci che, in pochi passi, porta alla gradinata di Cavallotti ed alla successiva Piazza 13 Martiri. Siamo quindi tornati a calpestare i passi dell'andata. Attraversata la provinciale, si prende a destra il lungolago per ritornare al parcheggio di partenza. La discesa ci ha impegnato per circa un'ora e mezza.

La storica motonave Capitanio, costruita nel 1926, tra i più antichi battelli
naviganti in Italia, ormeggiata sul lungolago di Lovere.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 27-11-2025 - tempo bello, buona visibilità.
Punto di partenza dell'escursione: Lovere si può raggiungere percorrendo la Strada Statale 42 della Valle Cavallina fino a Pianico, nel cui territorio si trova la rotonda dalla quale, prendendo la prima uscita a destra, si scende in direzione di Lovere. Superato il bivio che porterebbe sulla sponda bergamasca del Sebino, bastano pochi metri per trovarsi di fronte al Parco dei Fanti d'Italia, dove inizia anche la classica passeggiata sul lungolago. Sulla destra si trova un'ampio parcheggio per una ventina di auto. E' a pagamento (nei giorni feriali si paga un euro per mezza giornata; sabato domenica e festivi: un euro all'ora). Dal centro di Bergamo sono circa 44 chilometri, percorribili in un'ora e dieci minuti d'auto.

Coltivazione di ulivi tra Davine e Carassone. 

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 430 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di 9 chilometri. 
Durata: Per percorrere l'intero anello servono circa tre ore e un quarto, escluse le soste.
Altre notizie di carattere turistico: Gli interessati alla storia della motonave Capitanio potranno consultare l'apposito sito ad essa dedicato: https://www.lacapitanio1926.it.   Per scoprire come e cosa visitare a Lovere, vanno invece consultati i siti del Comune: https://comune.lovere.bg.it/il-paese/turismo ed il portale turistico: https://www.lovereeventi.it.

Il centro storico di Lovere dalla terrazza del Santuario.

Altre escursioni in zona: Ho recuperato il tracciato di questa escursione grazie ad un depliant  ritirato gratuitamente all'infopoint turistico sito in Piazza 13 Martiri, nei pressi dell'imbarcadero. Il titolo del depliant è: Itinerari escursionistici per il Santuario di San Giovanni in Monte Cala. Sulla stessa mappa è possibile studiare numerose varianti, per visitare altri interessanti siti, come il Castelliere Gallico, risalente al II/III secolo a.C.  Se invece il vostro obiettivo è quello di ammirare i Laghi d'Endine e d'Iseo dall'alto, potete consultare un post pubblicato in questo blog, che riporta otto passeggiate ed escursioni di vario livello, panoramicamente orientati vista lago. Il link è il seguente: https://dislivellozero.blogspot.com/2025/03/otto-passeggiate-ed-escursioni-con.html
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 06, scala 1:25.000.

Il Santuario ripreso dalle prime case di Lovere.



mercoledì 12 novembre 2025

Da Martorasco (frazione di Parre) alla chiesetta di Sant'Antonio, lungo un sentiero impervio, che porta ai bucolici pascoli del monte Alino.

 🥾 Dislivello: 600 metri            ⌚ Durata: quasi 4 ore              📏Lunghezza: 9 chilometri

Larici con vista sulla Presolana, dai pascoli del monte Alino.

Alla ricerca di una traccia che collegava Martorasco agli ariosi pascoli del Monte Alino, risalendo la dirupata Valle dei Frati ed un selvaggio traverso boscoso. Un sentiero quasi perduto, che necessita di buona capacità di orientamento. All'arrivo la fatica viene ripagata da un ambiente bucolico, circondato da maestosi panorami. 

Panorama dalla Località Perùs, poco prima del monte Alino.

L'escursione ha inizio dalla strada provinciale di fondovalle dell'Asta del Serio, cinquanta metri prima della deviazione che sale al microscopico borgo rurale di Martorasco (circa 520 m. di quota) frazione di Parre (dettagli sul parcheggio nelle note tecniche). Dalla provinciale una stradina asfaltata porta al borgo, dove i non residenti non possono parcheggiare (nelle note tecniche trovate altre informazioni su Martorasco).

In "centro" a Martorasco.

Si passa in mezzo alle case, oltrepassando il borgo e procedendo in direzione sud, fino a raggiungere la località Vachel (535 m-dieci minuti dalla partenza) dove termina l'asfalto. Al primo bivio, si sale su una strada cementata di proprietà privata, che vieta l'accesso agli automezzi. Con buona pendenza si arriva di fronte alla Cascina Ciliegio (560 m circa-venti minuti dalla partenza). A destra una traccia porterebbe in direzione di Villa d'Ogna. Noi proseguiamo diritto per pochissimi metri, guardando con attenzione alla nostra sinistra, nella fitta boscaglia che riempie l'alveo del torrente che scende dalla Valle dei Frati, in secca per gran parte dell'anno.

La Cascina del Ciliegio (foto di maggio 2025).

Alcuni bolli rossi evidenziano un'esile traccia che scende nell'alveo, lo attraversa e ne risale la sponda opposta, trovando uno sterrato che sale dalla frazione di Sant'Alberto. Lo si prende voltando a destra e risalendo in un bosco di latifoglie a cui si alternano alcuni boschetti di conifere. Incontriamo dei segnavia biancorossi che ci accompagnano fino ad un tornante sinistrorso e ad un successivo bivio (45 minuti dalla partenza-685 m. circa) che si palesa poco prima di una cascina ben ristrutturata posta in situazione panoramica. Sull'angolo del bivio è dipinto un segnavia biancorosso e tra i sassi è appoggiata una malconcia freccia in legno con l'indicazione per il Monte Alino.

Il  bivio sopra indicato. Sopra lo zaino, la malconcia indicazione per il monte Alino.

Qui si volta a destra, calpestando un stretto sentiero ricoperto da un tappeto di foglie secche. Procede a serpentine, guadagnando rapidamente quota nel querceto. Alcuni bolli rossi ci aiutano a mantenere la giusta direzione mentre si fatica nel superare pendenze significative.  Dopo una buona mezz'ora si plana finalmente su un tratto in falsopiano (circa 830 m. di quota) che resta quasi a strapiombo sul fondovalle. Fortunamente la fitta boscaglia attenua il senso di vuoto. Si risale arrancando a zig-zag per un breve tratto per poi procedere pianeggiando a lungo a mezza costa, superando un paio di ripide vallette. 

Da una finestra nella vegetazione si intravvede una cascina...

Da una finestra nella vegetazione si intravede, più in alto, una cascina, che raggiungeremo più tardi. Transitiamo poco sotto un maestoso sperone roccioso e percorriamo un tratto dirupato e molto selvaggio, dove la traccia tende a perdersi, in particolare nell'attraversare letti di rii in secca e che, in caso di forti piogge, si trasformerebbero in effimere cascate. E' un tratto che il CAI classificherebbe EE e necessita di buone capacità di orientamento.

Transitiamo sotto un maestoso sperone roccioso...

A quasi due ore dalla partenza superiamo quota 900 metri ed incontriamo un primo segno di "civiltà", che ci avvisa della presenza di un roccolo. Poco oltre arriviamo ad un bivio con tanto di segnaletica. Seguiamo l'indicazione per il monte Alino e costeggiamo il muro a sassi di una lussuosa proprietà, fino ad arrivare al suo termine. Un bollo rosso sulla staccionata ci fa salire voltando prima a destra e poi a sinistra, per farci arrivare su una sterrata a servizio di due splendidi edifici, che godono di una vista sensazionale su Piario e Villa d'Ogna, sul monte Sapèl Né, sull'altipiano di Clusone e sulla Presolana.

Piario e Villa d'Ogna dalla località Perùs.

Siamo in località Perùs (950 m-poco più di due ore dalla partenza) e, per raggiungere la nostra meta ci basta salire sulla cementata che passa accanto alle due cascine, girare a sinistra ad un bivio dove compare la freccia segnaletica per la chiesetta di Sant'Antonio e risalire gli ultimi scampoli di bosco. L'oratorio seicentesco ci aspetta (1040 m-due ore e mezza dalla partenza), così come lo spettacolo dei prati e dei pascoli del monte Alino. (nelle note tecniche trovate altre informazioni sul Monte Alino).

L'oratorio dedicato a Sant'Antonio da Padova.

A seconda dell'energia residua, ogni escursionista può decidere come proseguire la giornata: chi ha gambe può osare di raggiungere il Rifugio Vaccaro (nelle note un link di collegamento alla proposta di escursione) oppure, per chi si accontenta dei panorami, proseguire in piano sulla via di Monte Alino, che porta ad una serie di cascine ben restaurate site in posizioni suggestive ed invidiabili.

Cascina in via Monte Alino.

Per rientrare si percorre la stessa traccia dell'andata, prestando una certa attenzione soprattutto nel tratto dove la discesa si fa più ripida. L'inconsistenza della segnaletica e la presenza del tappeto di foglie non aiutano a mantenere la giusta rotta. Segnalo inoltre l'oggettiva difficoltà ad individuare la deviazione necessaria per attraversare il torrente della Valle dei Frati, che si incontra dopo circa un'ora di discesa. 

Cascina tra i prati del Monte Alino.

Scendendo infatti, si fatica a vedere i bolli rossi, che sono più facilmente individuabili nella fase di salita. Se non riuscite a vederli, proseguite sullo sterrato che state percorrendo. Dopo cinque minuti  incontrerete un bivio dove, prendendo a sinistra, si raggiunge un prato oltre il quale si ritrovano il bivio da cui parte la cementata risalita poco dopo la partenza e, subito oltre, il borgo di Martorasco. La discesa impegna per circa un'ora e un quarto di camminata con buon andatura.

Dal Monte Alino uno sguardo alla Valzurio ed alla Presolana.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 09-11-2025 - tempo bello, foschia in quota.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio posto appena fuori l'ingresso della ditta Costruzioni Alto Serio-via Provinciale, 1018-Villa d'Ogna. Le righe bianche indicano che il parcheggio è pubblico, Per raggiungerlo dal centro di Bergamo si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, imboccando la Strada Provinciale 49 che porta a Valbondione. Si procede per altri tre chilometri e, subito dopo aver superato l'abitato di Sant'Alberto, si trovano, sulla destra gli stabilimenti del Gruppo Radici. Alla stessa altezza, sulla sinistra, vedrete la ditta Costruzioni Alto Serio con il relativo parcheggio (cinque posti auto in totale). Siamo ad 43 km dal centro di Bergamo, percorribili in una quarantina di minuti. 

La chiesetta del Monte Alino vista da nord.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 600 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di circa 9 chilometri fino alla chiesetta di Sant'Antonio. La divagazione tra i prati di via Monte Alino impegna per un altro chilometro.
Durata: Tra andata e ritorno si cammina per quasi quattro ore, escluse le soste.

Asinelli nei pascoli del Monte Alino.

Notizie su Martorasco: Martorasco è una piccola contrada rurale discretamente conservata e circondata da ambiente naturale particolarmente interessante. E' abitata da una ventina di persone (al censimento 1971 risultavano 200 abitanti). Il nome del borgo ha una origine prelatina e potrebbe significare: "Gente del ghiaieto del monte", riferito al monte Vaccaro che lo sovrasta.
Notizie sul Monte Alino: Per secoli i dolci declivi del monte sono stati sfruttati per la coltivazione del lino: si pensa che il nome originario del monte fosse "Monte di Lino". I suoi prati costituiscono un enorme terrazzo sull'Alta Valle Seriana e sono costellati da cascine ben ristrutturate. Merita una visita l'oratorio dedicato a Sant'Antonio da Padova, costruito per devozione dopo la peste del 1630. Nel passato, per tutta la durata della stagione estiva, vi officiava messa un cappellano, come servizio spirituale alle numerose famiglie trasferitesi in alpeggio, dedite alla pastorizia ed alla coltivazione del lino.

Rientro a Martorasco.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizione di un'escursione che, partendo da Parre, raggiunge la chiesetta di Sant'Antonio e prosegue oltre, avendo come meta il Rifugio Vaccaro. Ne trovate descrizione e foto qui: https://dislivellozero.blogspot.com/2022/11/da-parre-al-rifugio-vaccaro-e-gli.html.
Sempre nel blog è disponibile un'altro itinerario ad anello, dal dislivello meno impegnativo. Partendo da Piario, attraversa il fiume Serio per percorrere i boschi della Costa del Vaccaro e tornare al punto di partenza, superando il caratteristico "Put che bala". Il link è: https://dislivellozero.blogspot.com/2025/05/da-piario-un-anello-che-attraversa-il.html.
Cartografia: L'itinerario è ben evidenziato nella carta escursionistica n. 07: Clusone-Pizzo della Presolana, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000. 

Altra cascina di via Monte Alino.