venerdì 20 marzo 2026

Dal Colletto di Castro a San Defendente e poi a San Rocco, circondati da indimenticabili panorami su Sebino e Valle Camonica.

 🥾 Dislivello: poco più di 400 metri       ⌚ Durata: quasi 4 ore          📏Lunghezza: 9,5 km

Monte Guglielmo e Corna Trentapassi da San Defendente.

Una escursione ad anello da effettuarsi con gli occhi incollati alle vette che circondano il Lago d'Iseo, Montisola compresa. Un tratto di dura salita per raggiungere l'eremo di San Defendente, dalle cui panchine si domina la Val Cavallina e parte della Val Camonica, ed un ritorno tra i fitti boschi di betulle, noccioli, castagni ed altre latifoglie, lungo una carrareccia costellata dalle prime fioriture di primavera.

Zoom su Montisola (foto di Claudio Papetti).

L'itinerario parte dalla Cappella del Colèt di Castro (315 m-nelle note tecniche tutti i dettagli per arrivarci). Si sale a sinistra, calpestando l'acciotolato di una storica mulattiera e seguendo le indicazioni del "Sentiero agrituristico del Lago d'Iseo". Sulla destra si aprono finestre panoramiche sulla Val Borlezza e le cime innevate dell'Asta del Serio e sull'altipiano di Bossico.

La Val Borlezza e le cime innevate dell'Asta del Serio.

Dopo cinque minuti si arriva al primo bivio, dove si tiene la sinistra. Si prosegue per altri dieci minuti nel bosco di latifoglie, giungendo ad un secondo bivio, dove si volta ancora a sinistra. A venticinque minuti dalla partenza si incontra una prima panoramica area di sosta, dove è spontaneo voltare lo sguardo verso nord, catturati dalle cime del gruppo dell'Adamello, dalla bassa Valle Camonica, dalle case di Lovere e dagli imponenti capannoni dell'acciaieria di Castro. 

Adamello, bassa Val Camonica, Lovere.

Poco oltre il sentiero spiana e la rada vegetazione lascia spazio a suggestive vedute che ci  accompagneranno per un lungo tratto. Alla nostra sinistra incombe la Corna Trentapassi. A sud, tra i bagliori luminosi che danzano sul lago, spunta il profilo di Montisola e della piccolissima isola privata di Loreto.

Da sinistra: Monte Aguina, Guglielmo, Corna Trentapassi (foto di Claudio Papetti).

Stiamo percorrendo il sentiero CAI n. 565, in direzione di Sarnico. Dopo un tratto pianeggiante si giunge ad un terzo bivio (460 m circa - 50 minuti dalla partenza) dove si tiene la sinistra; dalla sterrata che sale a destra scenderemo al ritorno. Dopo pochi passi si costeggia un'area di sosta, per poi salire  verso un capanno di caccia, oltre il quale si tiene la sinistra e si giunge ad un'altra area di sosta (450 m circa-un'ora e venti dalla partenza). 

Monte Bronzone e Parzanica dall'area di sosta prima dell'erta salita.

Siamo in un punto particolarmente panoramico. Alle viste precedenti, si aggiungono le cime ed i paesi posti sopra la sponda bergamasca del Sebino. Spiccano, in particolare, il borgo di Parzanica ed la vetta erbosa del Monte Bronzone. A destra dell'area di sosta sale la deviazione per raggiungere l'eremo di San Defendente, evidenziata dalla segnaletica biancorossa del sentiero CAI n. 565C. Il tornante destrorso porta a salire, prima dolcemente e subito dopo con maggiore decisione, mentre la mulattiera si restringe fino a diventare un erto ed aspro sentiero, che supererà oltre 200 metri di dislivello in un chilometro.

Oratorio di San Defendente.

La fatica, parzialmente alleviata da fioriture di potentilla e viola erta, viene alla fine ricompensata dalle visuali che si possono godere dalle panchine posizionate nei pressi dell'austera chiesetta cinquecentesca (675 m-due ore dalla partenza).  Durante la sosta merita di girare attorno a San Defendente, per ammirare tutte le diverse prospettive offerte da questo eccezionale punto panoramico. Su un dosso posto poco più in alto dell'eremo, il Comune di Solto Collina ha posizionato un vertice geodetico con l'indicazione di tute le cime visibili da questo punto.

Il paletto di legno con freccia bianca che indica il sentiero per il ritorno.

Tornati nei pressi della panchina agognata durante l'ultimo strappo della salita, guardiamo verso nord, fino ad individuare un paletto di legno con una freccia bianca in campo verde. Essa indica l'imbocco del sentiero da prendere per il tragitto di ritorno. La traccia si inoltra in un bosco composto in prevalenza dalle bianche cortecce di betulle, e scende dolcemente, accompagnato da alcuni pannelli informativi di carattere storico-naturalistico. 

Uno sguardo verso nord da San Defendente.

Via via il solco si allarga, fino a diventare una comoda carrareccia che, scende dolcemente ad un bivio tra i sentieri CAI 565C (quello che abbiamo appena percorso) e il 565B, proveniente dalla chiesetta di San Rocco. Voltando a sinistra, in breve si raggiunge, questo seicentesco oratorio con portico (615 m-25 minuti da San Defendente). Il luogo e l'edificio meritano questa breve deviazione.

Interno della chiesetta di San Rocco.

Tornati al bivio, si procede diritti, calpestando un'agevole sterrata con i bordi ricchi di fioriture di primule, erba trinità e solitari dente di cane. In mezz'ora caliamo al bivio (538 m-un'ora circa da San Defendente) con il sentiero n. 565 che abbiamo già percorso all'andata. Tenendo la sinistra, lo ripercorriamo in senso inverso, accompagnati da vedute che ci offrono una prospettiva ed una luce diversa rispetto a quelle mattutine. 

Bossico, il suo altipiano ed il monte Colombina.

Con il lago alla nostra destra, possiamo divagare lo sguardo a sinistra, individuando l'altipiano di Bossico, posto ai piedi della piramide del  monte Colombina. Arrivati alle cascine che precedono il colletto di partenza abbiamo la fortuna di incontrare alcuni placidi asinelli che sembrano solo aspettare qualche escursionista che offra loro due grattini e qualche ciuffo d'erba fresca da masticare. 

Un grattino è doveroso...(foto di Claudio Papetti).

E' l'ultima emozione di un itinerario che, nonostante la bassa quota, è stato in grado di offrirne molte. La discesa da San Defendente ci ha impegnato per un'ora e tre quarti circa, comprensiva della deviazione per la visita all'oratorio di San Rocco.

Smoke on the water (foto di Claudio Papetti).

Info tecniche:

Data dell'escursione: 17-03-2026 - Sereno, con buona visibilità.
Punto di partenza dell'escursione: La Cappella del Colèt si trova nel territorio del Comune di Castro. Dal centro di Bergamo dista circa 48 chilometri, percorribili in poco più di un'ora. Si raggiunge percorrendo la Strada Statale 42 della Valle Cavallina fino alla rotatoria posta in Comune di Pianico. Qui si prende la prima a destra in direzione di Lovere e, all'inizio del lungolago, si volta tutto a destra imboccando via Paglia che, in due chilometri, porta al lido di Castro. Tenendo la destra, si costeggia il lago proseguendo verso sud per circa 400 metri e voltando a destra in via Rocca, che sale a tornanti in mezzo alla case del paese. Dopo un chilometro e trecento metri si prende a destra in via Coletto, percorrendola fino al suo termine, dove si trova la Cappella del Colèt. Sono disponibili alcuni (pochi) parcheggi in sito. Altri stalli si trovano lungo la tortuosa salita di via Rocca.

La Cappella del Colèt.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: poco più di 400 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di 9,5 chilometri. 
Durata: Per percorrere l'intero anello servono poco meno di 4 ore, escluse le soste.
Dove nasce l'idea per questo itinerario: Navigando in rete mi sono spesso imbattuto nel sito dell'Azienda per il Turismo del Lago d'Iseo, che offre parecchi spunti per passeggiate ed escursioni adatte ad ogni esigenza. Lo consiglio a tutti coloro che amano itinerari non troppo impegnativi e molto panoramici. 
Il link è: https://visitlakeiseo.info/categorie_sport/trekking-e-passeggiate.

Sul sentiero panoramico.

Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposte altre tre escursioni con "vista a strapiombo" sul Lago d'Iseo. Due partono da Fonteno, la terza da Lovere. I link sono i seguenti:
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 09, oppure la carta dei Sentieri della Val Cavallina, di Ingenia Cartoguide, entrambe in scala 1:25.000.

Dente di cane nel bosco tra San Defendente e San Rocco.



giovedì 26 febbraio 2026

Un mini-trek ad anello: da Clusone al Colle Crosio, ubriacandosi con splendidi panorami e del profumo di ellebori, eriche, primule e pini silvestre.

 🥾 Dislivello: circa 100 metri       ⌚ Durata: un'ora e mezza          📏Lunghezza: quasi 3 km

La chiesetta di Colle Crosio dal piazzale del Sole.

Una brevissima ma non banale escursione ad anello, adatta a chi ha poco tempo o necessita di togliersi la ruggine dell'inverno. La salita è breve, ma con discreta pendenza e va affrontata con calma. Anche il primo tratto della discesa è ripido, ma le viste sull'altipiano e sulle montagne circostanti vi ripagheranno ampiamente.

Colle Crosio, monti Vaccaro e Secco dalla piana di Clusone.

Suggerisco di partire dall'ampio parcheggio sito al Piazzale del Sole di Clusone (620 m circa-trovate le informazioni per raggiungerlo nelle note in fondo al post) per poi entrare nel centro abitato percorrendo via San Marco e via Marconi. Arrivati in Piazza Uccelli si volta a destra per raggiungere la piccola Piazza del Paradiso, con l'omonima chiesa, di cui si racconta nella specifica nota in fondo al post.

Chiesa del Paradiso (tratta dal web).

Si scende quindi lungo via Mazzini per prendere poi a sinistra via San Carlo Borromeo, che sbuca nella trafficata via Gusmini. Poco più avanti, dall'altro lato della strada, si vede e si raggiungono gli ingressi del supermercato Conad. Poco oltre, all'uscita dei parcheggi interrati, si intravvede la targa viaria indicante via Crosio (dieci minuti dalla partenza). Accanto ad essa sale il sentiero gradinato che raggiunge la chiesetta del Colle Crosio, dedicata alla Santissima Trinità.

L'inizio del sentiero gradinato che porta alla chiesetta.

Il sentiero è evidente e faticoso, con alcuni gradini insolitamente alti. Si cammina nella fitta vegetazione, composta in prevalenza da pini silvestre e latifoglie. In questo periodo sta terminando la fioritura degli ellebori e cominciano a moltiplicarsi le primule. Lungo il percorso si incontrano cinque tribuline, una sorta di breve riassunto delle tradizionali via crucis. Recentemente, sulla stessa traccia è stato realizzato un percorso letterario dedicato a Dante Alighieri, composto da una serie di totem riportanti le parole della seconda cantica del Purgatorio della Divina Commedia.

Una delle cinque tribuline.

Più o meno a meta salita si incontra un bivio, dove si tiene a destra, continuando a salire con buona pendenza. In breve si raggiunge la chiesetta (704 m-mezz'ora circa dalla partenza). La vista è veramente spettacolare: Clusone è ai nostri piedi, delimitato dalla lunga dorsale di Cima Blum e Cima Parè, dietro la quale spunta timidamente il calcare della Presolana; a sinistra spunta invece l'aguzza punta del Pizzo del Diavolo. 

Controsole sulla Piana di Clusone e sul monte Guglielmo.

Girando attorno all'edificio sacro si ammira il vasto altipiano, delimitato dal panettone innevato del Pora, dalla sagoma controluce del monte Guglielmo e dal versante nord del vicino Pizzo Formico. Questo luogo riveste una particolare importanza storica per Clusone. Ve la racconto nella nota specifica in fondo al post.

Clusone dal portico della chiesetta di Colle Crosio.

Dopo aver girato intorno alla chiesetta, per la discesa prendiamo un sentiero che si trova sul lato opposto da dove siamo arrivati. Due gradini in pietra scendono a calpestarlo nei pressi di un bell'esemplare di betulla. Dopo un breve tratto in piano, si sale alla vera vetta del Colle (712 m-cinque minuti dalla chiesetta) molto boscosa e per nulla panoramica.

L'inizio del sentiero di discesa.

Poco più avanti si scende ad una piccola radura che circonda un malandato roccolo, oltre la quale il sentiero, assai più "laico" e naturale della traccia di salita, inizia a scendere con decisione, tenendo la sinistra ed offrendo una finestra panoramica sul monte Vaccaro e sulle altre cime dell'Asta del Serio.

Le cime dell'Asta del Serio. A destra il Pizzo del Diavolo.

Ci manca soltanto una visuale sull'altipiano di Parre e sul monte Alben, che ci viene generosamente offerta poco prima di un bivio (650 m circa-venti minuti dalla chiesetta) dove prendiamo decisamente a destra per tornare, prima pianeggiando e poi in leggera discesa, a rivedere la civiltà degli ipermercati.

Parre e il monte Alben.

Dal Conad si rientra al parcheggio di partenza ripercorrendo a ritroso vie e piazze calpestate all'andata. Mi permetto di segnalare la fastidiosa presenza di rifiuti nel tratto iniziale e in quello finale del percorso che sale (e scende) dal Colle Crosio. Evidentemente la base del percorso viene frequentata da persone che, oltre ad essere incivili perchè lasciano rifiuti in un'area dove altri vengono a godere della natura, sono anche molto pigri, poichè queste sozze tracce scompaiono non appena si sale di quota.

A metà salita...

Note tecniche:

Data dell'escursione: 24-02-2026 - tempo sereno, buona visibilità.
Punto di partenza dell'escursione: L'ampio parcheggio del Piazzale del Sole a Clusone. La sosta è gratuita e non richiede il disco orario. Da evitare  il lunedì, giorno di mercato. Il punto di partenza dell'escursione dista circa 35 km dal centro di Bergamo, percorribili in 50 minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si svolta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Risaliti i tornanti, si supera la rotonda che porterebbe a Piario e, alla successiva, si volta a sinistra entrando nell'abitato di Clusone. In successione, si percorrono via Europa e via Gusmini fino alla rotonda alla cui destra si trova il supermercato Conad. Qui si gira a sinistra (direzione Valbondione e Villa d'Ogna) e si risale per circa 600 metri lungo via delle Concerie e Via San Marco, dove trovate il Piazzale del Sole alla vostra destra.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 100 metri di dislivello per una lunghezza stimata di quasi tre chilometri. 
Durata: La durata complessiva dell'escursione qui descritta, al netto delle soste, è di un'ora e mezza.

Ellebori anziani sul versante nord di Colle Crosio.

Note storiche sulla chiesetta del Colle Crosio: la chiesetta venne realizzata sul finire del sedicesimo secolo. All'epoca era un piccolo oratorio, dedicato alla Santissima Trinità. Poco più di trent'anni dopo, nel pieno della tragica peste manzoniana, venne sconsacrata ed utilizzata per confinare i soldati infetti di origine clusonese che la Repubblica di Venezia aveva assoldato per difendere la città di Bergamo dalle truppe tedesche. Pare che, qualche tempo dopo, un falso allarme lanciato da Clusone in merito ad un presunto assalto degli alemanni, avesse richiamato in paese alcuni di questi soldati. Questo bastò per diffondere l'epidemia di peste bubbonica ed ampliare il contagio che provocò almeno 1.200 morti.

Arrivo alla chiesetta del Colle di Crosio.

Note storiche sulla chiesa del Paradiso: La chiesa della Beata Vergine del Paradiso sorse in seguito all'adattamento di un monastero di origine quattrocentesca. Secondo una consolidata tradizione, venne realizzata con le pietre derivanti dalla demolizione dei forti guelfi e ghibellini della zona, distrutti in seguito alle lotte intestine che si erano ripetute nei secoli precedenti. Dai ruderi lasciati dalla guerra venne costruito un tempio di pace...

Erica carnicina nel bosco del Colle Crosio.

Altre escursioni in zona: La piana di Clusone offre una serie di passeggiate, effettuabili in ogni stagione dell'anno, tutte con dislivello minimo e vedute grandiose. In questo blog ne trovate parecchie, al punto che sono state riassunte in un post riepilogativo, il cui link è: https://dislivellozero.blogspot.com/2024/12/le-mille-e-una-escursione-nellaltipiano.html.
Cartografia: La recente carta escursionistica "Clusone-Pizzo della Presolana", realizzata in  scala 1:25.000 dalla sezione del CAI DI Bergamo offre una buona veduta d'insieme della zona, ma il dettaglio di questa mini-escursione è meglio descritto negli opuscoli e sulle mappe disponibili presso gli uffici turistici di Pro Clusone. Per i relativi recapiti potete consultare il sito:  https://turismoproclusone.it.

Monti Scanapà, Lantana e Pora da Colle Crosio.










giovedì 19 febbraio 2026

Da Ripa Bassa alla Baita di Ceto, attraverso le meraviglie dei boschi di Gromo e Foppi di Gandellino.

 🥾 Dislivello: circa 400 metri       ⌚ Durata: tre ore e un quarto          📏Lunghezza: 8 km

Poco sopra Maschere. Sullo sfondo il Redorta velato.

L'itinerario parte dalla chiesetta di Ripa Bassa (855 m-nelle note trovate le informazioni per arrivarci). Dopo aver parcheggiato, si sale camminando sulla strada che porta a Ripa Alta e, al primo tornante che si incontra, si abbandona l'asfalto, imboccando una larga traccia - indicata da una grossa freccia rossa - che si inoltra nel bosco (880 m - 5 minuti dalla partenza).

Il punto di partenza dell'escursione, con il monte Secco sullo sfondo.

La vegetazione è fitta e variegata, con la inusuale presenza di numerosi castagni. Dopo pochi minuti si incontrano due bivi in rapida successione. In entrambi  i casi si tiene la sinistra. Poco dopo si individua una cascina diroccata, dove la traccia sembra svanire. In realtà il sentiero volta bruscamente dietro i ruderi e prende a salire in modo deciso nel bosco. 

una cascina diroccata, dove ... il sentiero volta bruscamente dietro i ruderi
 e prende a salire in modo deciso nel bosco.

Si procede con fatica, in parte per la pendenza, ma anche a causa della vaghezza del percorso, che si nasconde sotto cumuli di foglie morte. Finalmente, si sbuca su una larga mulattiera erbosa (915 m circa - quasi mezz'ora dalla partenza). Si tiene la destra e, fatti pochi passi e guardando in basso, ci si rende conto che, salendo sui ripidi prati della cascina diroccata si poteva arrivare direttamente dove ci si trova ora.

Il monte Secco visto poco sotto la chiesetta della Santissima Trinità.

Dopo pochi minuti, a sinistra della mulattiera, una serie di gradini sale verso il campanile della cinquecentesca chiesetta della Santissima Trinità. Si percorrono rapidamente, allietati anche dallo spettacolo dell'imponente parete nord del monte Secco. In breve, raggiungiamo l'edificio religioso (1044 m- tre quarti d'ora dalla partenza).

La chiesetta della Santissima Trinità.

Salendo dietro la chiesetta si raggiunge l'asfalto della strada che attraversa la località di Ripa Alta, per giungere fino alla contrada Maschere. La si percorre volgendo a destra, notando anche un segnavia dell'ormai trascurato Sentiero dei Sapori. Senza raggiungere la piccola contrada, si percorrono 200 metri e si volta a sinistra su un evidente sentiero dotato della segnavia biancorossa del CAI. 

Maschere e il monte Redondo, che incombe sul paesino di Boario.

La traccia sale con dolce pendenza, restando alta su Maschere ed offrendo un panorama molto vasto sul lato opposto dell'Alto Serio. La mulattiera che stiamo percorrendo, incastonata fra alti muretti a secco, è molto suggestiva e porta alla cima di un dosso dove il panorama spazza a 360° (1110 m.-poco più di un'ora dalla partenza). 

La mulattiera attraversa i pascoli di Ripa Alta. Sullo sfondo il monte Secco.

Dopo la breve sosta i bolli biancorossi ci portano ad attraversare una folta abetaia, incontrando per la prima volta una palina verticale con l'indicazione della Baita Ceto. Poco oltre si arriva ad un bivio e si prende a destra, seguendo le indicazioni per l'Azienda Agricola La Predosa (1200 m circa-un'ora e mezza dalla partenza). Ci si inoltra in una superba faggeta e, cinque minuti dopo, gli edifici rurali dell'azienda compaiono in basso a destra, sopra un balcone panoramico, ad ammirare i Tezzi di Gandellino e la Val Sedornia.

Azienda Agricola La Predosa e la Val Sedornia.

L'alternanza delle tipologie di bosco continua. Poco oltre si torna a camminare fra gli abeti rossi, mentre il sentiero si trasforma in carrareccia, tornando esile (ma ben segnata) traccia, mentre si attraversano un paio di vallecole. Dopo questi vivaci saliscendi, si torna a camminare su falsopiano, che ci conduce ad un segnalatissimo trivio di sentieri. A sinistra si salirebbe alla zona del Cardeto, a destra si scenderebbe a Gromo San Marino. Noi tiriamo diritto e, in cinque minuti, individuiamo Baita Ceto (1242 m-due ore dalla partenza) che pare cercare protezione alle imponenti moli dei monti Calvera e Vigna Soliva, che troneggiano l'altro lato della valle.

Baita Ceto con i monti Calvera e Vigna Soliva.

Abbandonata l'idea di effettuare un anello (ne parlo nelle note in fondo al post) il ritorno avviene, in circa un'ora e un quarto, solcando lo stesso percorso dell'andata. Superata la chiesetta della Santissima Trinità, si scende alla mulattiera erbosa che pianeggia a picco sui ripidi prati, in fondo ai quali si individua la cascina diroccata da cui sale il problematico sentiero che si perde nel bosco. Io sono sceso dai prati, divisi in due zone da un gradino, composto da un muro a secco su cui sono cresciuti arbusti spinosi. Passando sul lato che resta sulla vostra sinistra, si può aggirare agevolmente questo ostacolo e raggiungere facilmente i ruderi di riferimento.

Dietro i fitti boschi della Costa Magrera spunta il Vigna Vaga.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 17-02-2026 - cielo velato, con nubi più consistenti a nord.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio pubblico con una ventina di posti, sito a lato della chiesa di Ripa Bassa, frazione di Gromo, che dista 45 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora circa. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Superato l'abitato di  Ardesio, si procede sempre sulla provinciale per tre chilometri, superando la caratteristica rupe a cui si aggrappa il borgo storico di Gromo. Tenuta la sinistra (a destra si sale agli Spiazzi di Boario) si supera un semaforo e, pochi metri oltre, sulla sinistra, si sale con quattro tornanti alla Ripa Bassa ed alla sua chiesa parrocchiale.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: Circa 400 metri di sola salita per un totale di otto chilometri, fra andata e ritorno. 
Durata: L'escursione impegna complessivamente per circa tre ore e un quarto. 

Maschere dal sentiero alto.

Un anello che unisca Ripa Bassa e Baita Ceto ai Foppi di Gandellino: Avevo programmato questa escursione con l'intenzione di, una volta raggiunta Baita Ceto, scendere dal sentiero CAI n. 261, raggiungere la strada comunale che porta ai Foppi di Gandellino ed alla chiesetta dedicata alla Madonna della Neve. Su alcune carte, non recentissime, era segnata una traccia che, partendo dai pressi della chiesetta. ritornava, con andamento quasi pianeggiante, a Ripa Bassa  In alcuni casi veniva indicato come facente parte del Sentiero Alto Serio e dell'itinerario agrituristico dedicato a Flavio Tasca. Ho rinunciato in seguito alla chiacchierata con un locale, incontrato sopra Maschere, che mi ha detto che quel tratto era da tempo del tutto trascurato e completamente inagibile. Se qualcuno ne sa qualcosa di più, può contattarmi attraverso il blog. Grazie.

Zoom sul paesino di Boario.

Altre escursioni in zona: In questo blog ho descritto un'itinerario primaverile che tocca Baita Ceto e Ripa Alta  partendo dai Foppi di Gandellino. Qui trovate descrizione e foto: https://dislivellozero.blogspot.com/2023/04/unescursione-ad-anello-che-dai-foppi-di.html.
Partendo da Gromo, è molto interessante un'escursione ad anello che sale a Valgoglio, attraverso i boschi raggiunge Ripa Alta e scende poi a Ripa Bassa, per tornare infine al borgo medioevale. Il dettaglio qui: 
Cartografia: La zona interessata dall'itinerario è individuabile nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000. La mappa è in vendita presso le cartolibrerie specializzate e le sezioni del CAI, al costo di 14 € (10 € per i soci).

Baita Ceto.



giovedì 5 febbraio 2026

Da Ludrigno a Cacciamali, lungo le antiche mulattiere di collegamento tra fondovalle, contrade e pascoli.

🥾 Dislivello: quasi 500 metri          ⌚ Durata: tre ore circa           📏Lunghezza: 6,5 km

Pizzi Redorta e Coca dai pascoli alti di Cacciamali.

L'escursione parte da Ludrigno (550 m. circa) frazione di Ardesio (nelle note in fondo al post trovate i dettagli per arrivarci). Dai parcheggi siti in via Agher si entra nel piccolo borgo, calpestando un bell'acciotolato. Al primo bivio si sale a sinistra e, nei pressi di una cascina, si prende a destra, seguendo le indicazioni del Sentiero dei Sapori, dell'Alto Serio e dell'Alta Via delle Grazie, tracciati di lunga percorrenza che solcano l'Alta Valle Seriana. Il primo, realizzato nel 2016, ed il secondo, risalente agli anni '80, sono entrambi trascurati e lasciati all'incuria del tempo. 

Ludrigno, poco dopo la partenza.

Accompagnati da bolli blu e viola percorriamo un tratto fra muretti a secco. Ne incontreremo altri lungo il percorso, segno che stiamo percorrendo un tracciato che rappresenta un patrimonio importante, perchè ricorda e valorizza l'antica viabilità che, nel passato nemmeno troppo remoto, era l'unico collegamento tra i diversi aggregati rurali e le aree a pascolo. Si raggiunge un'altra palina segnaletica verticale (600 m. circa-un quarto d'ora dalla partenza) che ci fa voltare a destra scendendo nel greto del torrente Vendulo. Siamo alla base dell'omonima valle, tristemente nota per le periodiche valanghe che hanno martoriato Ludrigno nei secoli passati (vedi dettaglio nelle note in fondo al post). 

La Val Vendulo.

Risalendo dal greto del torrente, a metà salita si tiene ancora la destra, e si continua in falsopiano. I segnavia blu e viola ci portano verso la contrada di Staletti, raggiunta in poco meno di mezz'ora dal parcheggio di partenza. Si risale fra le case e le cascine, panoramicamente affacciate sulla sottostante Ardesio, fino ad incrociare la strada comunale che sale fino alla frazione di Cerete. 

Ardesio, visto da Staletti.

Si risale brevemente sull'asfalto e, al primo tornante, si imbocca una strada cementata. Subito dopo, si sale a destra, calpestando i ciotoli di una bella mulattiera. Pochi passi e si supera una cascina a cui fa da sentinella il pinnacolo di roccia che delimita e contraddistingue la valle del Vendulo. Continuando nella salita, si arriva negli immediati pressi dei fabbricati di Pizzoli (740 m circa-45 minuti dalla partenza).

...una cascina a cui fa da sentinella il pinnacolo della Val Vendulo.

La traccia resta alta sulla contrada, che teniamo alla nostra destra, inoltrandoci in un boschetto di latifoglie. In una decina di minuti la mulattiera ci deposita nuovamente sull'asfalto, nel piccolo parcheggio posto appena sopra le abitazioni di Cerete (793 m.) ed all'inizio della carrozzabile che sale a Cacciamali, riservata ai fuoristrada dei residenti o proprietari di baite o cascine del paesino. Non saliamo sullo sterrato ma dal sentiero CAI 264 (che in questo tratto è condiviso anche dalla traccia locale "sentiero dei cacciatori").

Zoom sul Timogno, ripreso dal tratto che unisce Pizzoli a Cerete.

Questo sentiero si imbocca dal lato opposto del parcheggio cui siamo pervenuti. Poco sopra si rientra nella carrozzabile per giungere ad un bivio, dove teniamo la sinistra, seguendo i bolli biancorossi del CAI 264 ed abbandonando il "sentiero dei cacciatori" al proprio destino. Alternando tratti sterrati al cemento di quelli più ripidi, si sale con buona pendenza e, nei tratti dove il bosco è più rado, si gode una bella vista sull'imponente mole del Pizzo Redorta.

Famigliola di ellebori nel bosco di Cacciamali.

Il profilo delle case di Cacciamali si intravede dopo un quarto d'ora,  procede nel bosco colorito da fioriture di ellebori. Con un po' di fatica si continua a salire. Si arriva ad un bivio dove si tiene alla destra e, finalmente, si raggiunge l'ingresso di Cacciamali (1030 m-un'ora e tre quarti dalla partenza). La visita al borgo è doverosa ed appagante. Chi volesse approfondimenti ed informazioni storiche su Cacciamali può consultare il seguente post, pubblicato lo scorso settembre 2024 in questo blog: https://dislivellozero.blogspot.com/2024/09/il-borgo-ed-i-pascoli-di-cacciamali-un.html

Ingresso a Cacciamali. Sulla destra il monte Redondo.

Se invece vi interessa prolungare l'itinerario ci sono due possibilità: la prima è quella di realizzare un piccolo anello che parte dal retro della chiesetta di Cacciamali. Superando due tornanti della sterrata si sale ad una cascina, oltre la quale si individua l'esile traccia di un sentierino che resta alto sul borgo, attraversando i pascoli alti. Costeggiando le pendici del Monte Secco si piega a sinistra restando in quota ed arrivando ad un boschetto, dietro il quale si individuano, poco più in basso, i ruderi di Stalla Martina (1057 m). 

La chiesetta di Cacciamali.

Dalle rovine, si torna indietro su una traccia che resta più bassa rispetto alla precedente, raggiungendo un dosso su cui campeggiano alcune imponenti latifoglie, poste a sentinella sull'abetaia che ricopre il versante sud della Valcanale. Dal dosso un visibile sentiero rientra pianeggiando a Cacciamali. L'anellino impegna per una quarantina di minuti e NON E' PERCORRIBILE IN CASO DI NEVE AL SUOLO, in quanto la traccia non è più visibile.

Cacciamali dalla traccia che ne attraversa i pascoli alti.

L'altra soluzione è più semplice e meno impegnativa. Si entra nel borgo di Cacciamali e, seguendo le indicazioni per il nevaio della Val del Las, si aggira a sinistra l'ultimo gruppo di case. Nei pascoli, restando vis-à-vis con il Pizzo Redorta, la traccia conduce in piano al dosso prima indicato, circondati da panorami via via più grandiosi. Tra andata e ritorno, vanno via una ventina di minuti.

Abitazione rurale di Cacciamali.

Per il ritorno a Ludrigno, si affronta il percorso affrontato in salita. Un po' di attenzione quando si dovrà attraversare il greto del torrente Vendulo: tenete la destra e salite sul gradino roccioso. Quindi scendete a sinistra e risalite, seguendo fedelmente i bolli blu e viola. La discesa da Cacciamali impegna per circa un'ora.

Primule nel bosco di latifoglie sopra Staletti.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 02-02-2026 - da poco a molto nuvoloso. 
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggi in via Agher a Ludrigno, frazione di Ardesio. Il punto di partenza dell'escursione dista circa 37 km dal centro di Bergamo, percorribili in 45 minuti circa. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Si procede diritti, superando il bivio per Villa d'Ogna ed il successivo abitato di Valzella-More. Al termine di quest'ultimo, si volta a sinistra (indicazioni per Ludrigno) imboccando direttamente via Agher. Si supera un tornante e, raggiunte le prime case ed un piccolo parco giochi., si trovano diversi stalli dove parcheggiare l'automobile.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario (limitatamente al tratto Ludrigno-Cacciamali e ritorno): circa 500 metri di dislivello per una lunghezza totale di sei chilometri e mezzo. Durata: La durata dell'escursione è di tre ore, al netto delle soste.

Portone d'ingresso di un'abitazione di Ludrigno.

Le valanghe del Vendùl: Da tempo immemore, in caso di forti innevamenti, dal versante est del monte Secco precipitano valanghe che si incanalano nell'imbuto della Val Vendulo, in fondo al quale si trovano i pascoli e le case di Ludrigno. Nella zona di espansione della valanga, tecnicamente classificata come valanga a lastroni di fondo, è stata realizzata una diga di contenimento con funzioni di paravalanghe. Le cronache dei secoli scorsi sono ricche di dettagli sulle valanghe più devastanti, tutte avvenute in primavera: il 30 marzo 1626 una valanga notturna sommerse le case della contrada seppellendo una trentina di abitanti che, miracolosamente, furono estratte vive vari giorni dopo. Altre valanghe caddero nell'aprile 1746, nel febbraio 1810, a marzo 1838, nel l840, 1880, 1901. Nel 1916 la più tragica, che registrò 8 morti. Nel marzo 1984 la valanga raggiunse il fiume Serio, trascinandovi un'automobile. Le più recenti sono avvenute a febbraio e marzo 2014.

Ex-voto a ricordo della valanga del 1626,
conservato nel Santuario delle Grazie ad Ardesio.

Altre escursioni che transitano da Cacciamali: In questo blog trovate altre due escursioni che interessano Cacciamali. La prima compie un anello che parte da Cerete, sale a Cacciamali, scende nelle abetaie della bassa Valcanale per rientrare a Cerete, passando sopra Ardesio. La seconda invece, va a scoprire quello che era il sito del nevaio alpino meno elevato d'Italia, raggiungendo la Val del Las. Questi sono i link di collegamento:
https://dislivellozero.blogspot.com/2022/12/unanello-per-conoscere-il-suggestivo.html;
https://dislivellozero.blogspot.com/2023/08/cera-una-volta-un-nevaio-da-cerete.html.
Cartografia: L'escursione, ed anche le labili tracce delle due varianti, sono evidenziate nella recente carta escursionistica "Clusone-Pizzo della Presolana", realizzata dal CAI di Bergamo in scala 1:25.000

Cavalli al pascoli in località Staletti.