🥾 Dislivello: quasi 500 metri ⌚ Durata: tre ore e mezzo 📏Lunghezza: 9 km
| Località Camasone. Sullo sfondo la Presolana. |
La partenza di questo anello avviene dal grande parcheggio posto sul retro della chiesa parrocchiale di Cerete Alto (612 m-nelle note in fondo al post trovate le relative indicazioni stradali). Dal lato opposto alla chiesa si imbocca via Covale, che passa dietro al cimitero. Subito si incontra la segnaletica indicante la direzione per raggiungere la Madonna della Cremonella. Si procede brevemente su asfalto, intervallato con tratti di sterrato. Al primo bivio si procede diritto. Alle ultime case la traccia principale tiene la sinistra, salendo con dolce pendenza.
| Primo incontro con gli ellebori. |
Dopo una decina di minuti si incontra un bivio segnalato. Noi procediamo diritto. Nel bosco di latifoglie spuntano i primi ellebori, le cui fioriture ci rallegreranno per tutto il percorso. Alla segnaletica in legno si aggiungono alcuni segni blu. Oggi non ci perdiamo. Si supera un bivio che a destra indica per Pala Basso, ma noi procediamo diritto. A mezz'ora dalla partenza si incontra la rustica santella della Santissima Trinità, le vicine indicazioni ci dicono di procedere sempre diritto.
| Santella della Santissima Trinità. |
La salita aumenta di pendenza. I tratti più ripidi sono cementati. Tra le latifoglie sbucano esemplari di pino silvestre. Più avanti incrociamo una cascina e, all'inizio di un ripido strappo, troviamo, alla nostra sinistra, un pinnacolo di roccia sormontato da una rustica croce. A destra una staccionata in legno ci protegge dal dirupo che incide la Val Covale. Alle nostre spalle il panorama si apre sul lato opposto della Val Borlezza.
| ...un pinnacolo di roccia sormontato da una rustica croce. |
Costeggiamo un'altra cascina ed arriviamo ad un bivio dove la nostra sterrata tiene la destra (quasi un'ora dalla partenza- circa 800 m di quota). Procediamo per un'altra ventina di minuti. Alle nostre spalle sbucano le nere guglie dell'Alben. La sterrata si trova di fronte all'ennesimo bivio. Anche questa volta si procede diritto, senza seguire il largo tracciato che, superato il torrente ghiacciato della Valle Covale porta verso la cima del Monte Cuca.
| Le nere guglie dell'Alben (foto scattata sopra Covale). |
Si riprende a salire lungo un tracciato più stretto che viaggia a lato e, a volte, dentro il greto di un esile rio. Il bosco di latifoglie tende a diradarsi, annunciando una vicina radura (995 m-un'ora e mezzo dalla partenza). Non la raggiungiamo, perchè una freccia di legno, infiocchettata da un pezzo di nastro biancorosso, ci fa voltare bruscamente a destra, a seguire un'esile traccia tra le foglie morte che sale tra gli alberi spogli, verso la grotta della Madonna della Cremonella.
| La grotta della Madonna della Caronella. |
Procediamo salendo a zig-zag, aiutati dai nastri biancorossi, del tipo di quelli solitamente usati per delimitare i cantieri edili. E, quando il bosco tende nuovamente ad infittirsi, grazie anche alla presenza di abeti rossi, si arriva di fronte alla grotta (1038 m circa-un'ora e tre quarti dalla partenza). Nel passato questa grotta era utilizzata per il deposito di legna o come riparo di pastori e mandriani. Nel 2002 è stata ripulita e adattata alla devozione popolare, diventando nota come la grotta della "Madonna di Caronella".
| Fonte Caronella. |
Procedendo lungo il sentiero, si salgono rustici gradini in legno fino ad incrociare il sentiero CAI n. 533A. Voltando a sinistra ci si trova subito di fronte alla fonte Cremonella, sorgente di acqua pura e freschissima che sembra non si esaurisca nemmeno nelle estati più torride. Dopo essersi dissetati, si continua sul 533A, costeggiando la radura di Covale. Al bivio successivo si tiene la destra e si cammina in falsopiano, attraversando una splendida faggeta e godendo di suggestive finestre panoramiche su Alben e Pizzo Formico, sull'alpeggio di Malga Lusù e del Monte Fogarolo.
| La radura di Covale. |
In meno di un quarto d'ora si giunge sul sentiero CAI n. 556 la cui traccia coincide in gran parte con la strada forestale che unisce Songavazzo con i Colli di San Fermo, sopra Bossico. Ne calpestiamo un breve tratto scendendo in direzione di Songavazzo e, arrivati nei pressi della località Camasone, individuiamo una freccia in legno che ci indica l'inizio del "Senter del Treèrs" (1080 m-due ore e un quarto dalla partenza).
| Arrivo a Camasone. |
Seguendo i bolli arancioni dipinti sulle cortecce degli alberi, si entra nel bosco e si costeggia il limitare dell'ampia radura di Camasone. Il panorama è vastissimo: a nord spunta la catena innevata delle Orobie; ed est il Monte Varro e la Presolana. Nel punto più alto della radura si incontra un bivio segnalato. Trascurando la conquista del vicino Corno Ceresa, si tiene la sinistra, continuando lungo il "Senter del Traeèrs" che inizia a regalare bellissime emozioni. Si attraversa il bel bosco calpestando un tappeto di soffici foglie. Al suo diradarsi compare lo skyline delle cime che contornano i laghi d'Endine e Iseo.
| L'altra sponda della Val Borlezza, con il monte Fogarolo ed il Pizzo Formico. |
Poi si affaccia verso la dorsale della Val Borlezza, esaltandone la delicata bellezza. Il tutto in leggera discesa, senza fatica apparente. I segni arancione vengono sostituiti da quelli blu, ma la direzione è evidente. Dopo una quarantina di minuti da Camasone si incontra un trivio segnalato (980 m di quota). Per Cerete si scende a sinistra, nel fitto bosco. Pochi minuti e una segnaletica ci suggerisce di raggiungere il vicinissimo punto panoramico del Coren Minciù (930 m). In 5 minuti si è in vetta, ad ammirare l'estensione del Comune di Cerete ed il pigro defluire del torrente Borlezza.
| Cerete Basso dal Coren Minciù. |
Rientrati sul percorso principale, si scende con decisione, calpestando numerose serpentine, che fanno velocemente perdere quota fino ad arrivare sulla sterrata nei pressi dell'ingresso all'impianto di depurazione gestito dalla società Uniacque. Voltando a destra, la sterrata ci porta in breve su via Ronco ed al successivo parcheggio dove si è lasciata l'auto. Da Camasone, la discesa ci ha impegnato per un'ora e un quarto circa.
| Il rientro a Cerete Alto, con i Monti Arera, Vaccaro e Secco a fargli da sentinella. |
Altre note:
Punto di partenza dell'escursione: Grande parcheggio a servizio della chiesa parrocchiale di Cerete Alto, che dista circa 42 km dal centro di Bergamo, percorribili in una cinquantina di minuti d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Dopo Clusone si supera anche la rotonda all'altezza di Rovetta e si procede in direzione di Castione della Presolana. Un chilometro oltre si volta a destra in direzione di Onore e Songavazzo. Dopo cinquecento metri si arriva a un bivio e si volta a destra per Songavazzo. Si procede sulla provinciale 56bis per un paio di chilometri, superando il centro di Songavazzo e quello di Novezio (attenzione: strada stretta). Giunti nell'abitato di Cerete Alto si tiene la sinistra imboccando via Fantoni e, in breve, si individua la chiesa parrocchiale, dietro la quale si trova un ampio parcheggio gratuito senza limiti di orario.
| Punto di partenza (o arrivo) del Senter del Traeèrs. |


