lunedì 1 marzo 2021

Sulla cima del Monte Misma, con un itinerario ad anello ricco di spunti naturalistici e storici.

Il Monte Misma è un placido panettone dal quale si gode un'eccezionale panorama.    Si eleva all'inizio della Valle Seriana ed è percorso da una miriade di sentieri che consentono di esplorare la zona in lungo e in largo.   Con questo itinerario si conquista la cima e si percorre un largo anello che tocca punti molto interessanti anche dal punto di vista storico e naturalistico.

Scendendo dal Misma: la Stalla di Cura con l'Arera a fare da sfondo.

Si parte dal parcheggio del Santuario della Madonna della Forcella (630 m) seguendo, per il primo tratto, le indicazioni che portano alla Cappella degli Alpini.   Si sale una scalinata che, dal retro del Santuario arriva in breve alla Cappelletta, dietro alla quale un sentiero risale la costa che attraversa un folto castagneto.    Arrivati ad un bivio, si tiene la sinistra, seguendo un'evidente segnaletica che indica  le località Prati Alti, Madonnina e Misma.   Quasi in piano, la traccia arriva a Pradadòlt (777 m - 40 minuti dalla partenza), una bella radura ombreggiata da grandi castagni.

Località Pradadòlt.

Il castagneto da frutto ha storicamente avuto un enorme sviluppo in tutto l'areale del Misma.   Negli anni trenta del secolo scorso a Pradalunga si producevano oltre 1400 quintali di castagne all'anno, grazie alla coltivazione di estesi castagneti che ricoprivano le pendici della montagna.   Gli esemplari secolari di Pradadòlt sono veri e propri monumenti viventi, simbolo di quella economia frugale che, fino al recente passato, ha contraddistinto la quotidianità delle popolazioni rurali del nostro territorio. 

Primule sul sentiero del Misma.

Da Pradadòlt si prosegue sulla sterrata, contrassegnata dalla segnaletica CAI n. 539 e, con un facile tratto in piano, si arriva velocemente in località Mesòlt (770 m) dove si nota una bella cascina ristrutturata, alle cui spalle si trovano una serie di dossi ondulati che risalgono le pendici del Misma.

Località Mesòlt
Quei prativi nascondono cumuli di roére, ammassi di ciottolame scartato dalle vene delle cave di pietra coti, uno dei prodotti per cui Pradalunga è famosa fin dal tempo degli antichi romani.   La pietra coti, opportunamente bagnata con acqua, è stata, per oltre un millennio, lo strumento più semplice ed efficace per tenere affilate le lame degli attrezzi utilizzati in agricoltura.   Il filo di falci, falcetti e roncole (ma anche quello delle armi da taglio) di mezza Europa veniva mantenuto efficiente grazie alle pietre coti estratte dagli stretti pertugi che si inoltravano nelle viscere del Misma. Dal dopoguerra l'attività estrattiva è andata scemando, lasciando soltanto enormi cumuli di pietrisco, ora quasi tutti completamente sommersi dalla vegetazione.

Il Roculù.

Da Mesòlt si prosegue in falsopiano, trascurando una prima deviazione per la croce del Misma, portandosi ad un colletto dove si incontra un caratteristico roccolo, chiamato Roculù (789 m - 30 minuti da Pradadòlt).   Qui si svolta a sinistra, su una traccia che sale ripidamente nel bosco.   Con fatica si prende decisamente quota, fino a superare una caratteristica baita dal profilo deturpato da una serie di antenne.  Poco oltre il bosco gradatamente si dirada fino a raggiungere il crinale erboso del Misma.  Manca ormai poco alla croce di vetta (1160 m - un'ora dal quadrivio del Roculù).  

La cascina dalle mille antenne.

Il panorama che si gode dalla cima del Monte Misma è veramente a 360°.   Aiutati da una piastra geodetica con i nomi delle montagne circostanti, riconosciamo l'Alben, l'Arera, il Pizzo del Diavolo, il Redorta, il Coca e la Presolana.   Nelle giornate limpide lo sguardo arriva facilmente ad ammirare le Alpi Occidentali, al cui centro campeggia l'imponente massiccio del Monte Rosa.   Per completare l'anello, dalla cima si prosegue scendendo lungo il crinale opposto, dove troviamo una vegetazione molto diversa rispetto a quella incontrata durante la salita.

Betulla negli immediati pressi della cima del Misma.

Il versante Nord-Nord/ovest del Misma è infatti meno soleggiato e più fresco, favorendo la presenza di betulle e soprattutto faggi.   Percorrendo una bellissima faggeta si percorre un tratto in falsopiano che porta al bel punto panoramico della Croce di Sant'Antonio (1053 m).  Successivamente il sentiero scende ripidamente fino ai prati della semidiroccata Stalla di Cura, da dove si domina tutta la bassa Valle Seriana (863 m - 45 minuti dalla cima del Misma).

Località Croce di Sant'Antonio.

Qui si incrocia la segnaletica del periplo denominato "le vie del Misma" e, per ritornare al punto di partenza, si deve prendere a sinistra.   Si calpesta quindi la traccia del sentiero CAI n. 510, che sale da Albino e termina proprio alla Forcella di Pradalunga.   Al primo bivio che si incontra dopo la Stalla di Cura, una evidente segnaletica indica di tenere la traccia di destra. Si prosegue nel bosco, fino ad arrivare ad un breve passaggio coperto che attraversa letteralmente la prima di una serie di cascine.

Anemone hepatica (detta anche erba trinità).

Ci si trova in una zona utilizzata per la castanicoltura. Numerosi cartelli ricordano che questi boschi sono di proprietà privata e vige il divieto di raccolta delle castagne da parte di terzi.   Si alternano tratti di castagneti con piccole radure e si scende fino ad usufruire di una strada privata che porta poco sopra la località Sbardelada, una ex cava di pietra coti, la cui area pianeggiante è stata trasformata in un  parcheggio sterrato, circondato da cumuli di roére.  Scendendo lungo la carreggiabile asfaltata si ritorna, in dieci minuti dalla Sbardelada e in poco più di un'ora e mezza dalla cima, al Santuario della Madonna della Forcella.

Nella faggeta del versante Nord-Nord/Ovest del Misma.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 26-02-2021 - tempo bello con foschia in quota.
Partenza: Santuario della Madonna della Forcella (630 m.) via della Forcella - Pradalunga, che si trova a meno di quindici chilometri dal centro di Bergamo.    Lo si raggiunge arrivando in centro a Pradalunga e salendo la via della Forcella che si prende dietro la chiesa parrocchiale.   Con una decina di tornanti si arriva all'ampio parcheggio sterrato del Santuario. 
Dislivello e distanza percorsa: circa 580 metri di sola salita. L'anello è lungo poco meno di otto chilometri.  
Durata: Per percorrere l'anello descritto servono poco più di tre ore e mezza, al netto delle soste.

Elleboro bianco fotografato nei pressi della Cappella degli Alpini.

Altri suggerimenti:  In stagione sarete fortemente tentati di raccogliere castagne.   Gran parte dei castagneti attraversati è di proprietà privata e non manca la segnaletica di avvertimento che vi invito a rispettare.   Se volete maggiori informazioni sulla coltivazione del castagno e sui prodotti derivati, potete fare riferimento all'Associazione Castanicoltori del Misma, contattabile tramite la pagina facebook: @castanicoltorimisma.
 
Se invece volete approfondire gli altri argomenti di carattere storico e naturalistico appena accennati in questo post, consiglio di prenotare, nella vostra biblioteca di riferimento, il volumetto scritto da Mario Valoti e pubblicato dal Comune di Pradalunga, dal titolo "I sentieri del Misma" che, in appena cinquanta pagine e proponendo una decina di itinerari da effettuarsi nella zona, offre tutte le informazioni che vi saranno necessarie.
Infine, in questo blog potete trovare un altro itinerario che gira tutt'intorno al Misma, passando dalla chiesetta di Santa Maria del Misma, uno splendido complesso religioso risalente al dodicesimo secolo, accessibile soltanto tramite sentieri.   Il link è il seguente: https://dislivellozero.blogspot.com/2018/03/sulle-vie-del-misma-una-montagna-per.html.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 08.

L'itinerario evidenziato in verde scuro sulla carta
turistica-escursionistica della Provincia di Bergamo

Tavola n. 08. Si ringrazia per la concessione.






venerdì 19 febbraio 2021

Dal Santuario dello Zuccarello alla croce del Monte Valtrusa, passando da Lonno e dal Forcellino. Quando la mezza montagna offre soddisfazioni inaspettate.

Conquistare una cima che non raggiunge i 900 metri di altezza può sembrare poca cosa.   Ma, per chi sa apprezzare, il Monte Valtrusa rivela panorami inediti ed una natura rigogliosa, in armonia con una presenza antropica non invasiva ed una rete di sentieri capace di soddisfare le più svariate esigenze.

L'altipiano di Selvino dalla cresta dei Corni.

Questo itinerario prende il via dall'ampio parcheggio annesso al Santuario dello Zuccarello (446 m., nelle note i dettagli per arrivarci).  I primi passi si susseguono sulla storica Via Mercatorum (il principale asse viario medioevale che congiungeva Bergamo con le sue Valli), che si imbocca sul lato opposto all'ingresso del Santuario, sulla destra per chi guarda dal parcheggio.   E' una bella mulattiera lastricata, che sale con buona pendenza in un bosco misto di castagni ed altri alberi caducifoglie ed è contrassegnata con il segnavia CAI n. 535.

Prime case di Lonno viste dal selciato della Via Mercatorum.

In località Bastia (586 m) la salita si addolcisce.  Dopo aver incrociato un percorso vita, la mulattiera supera orti, piccoli pascoli e cascine, fino a raggiungere le prime case di Lonno.  Lo sguardo si apre su belle colline e sull'inizio della valle Seriana.   Il lastricato lascia il posto all'asfalto percorrendo via allo Zuccarello e giungendo quindi in Piazza Sant'Antonio (698 m.-45 minuti dalla partenza) dove sarebbe possibile arrivare anche in automobile, risalendo la carrozzabile che raggiunge il paese da Nembro, realizzata negli anni '70 del secolo scorso. 

Primule comuni ai bordi della mulattiera per Lonno.

Tenendo sulla destra la Chiesa parrocchiale, si attraversa Lonno, percorrendo via Buonarroti.  Si seguono sempre le indicazioni CAI n. 535 che dopo una strettoia, fanno svoltare a destra, per percorrere un brevissimo tratto in comune con la segnaletica CAI n. 534.   Al bivio successivo il CAI 535 sale a destra, passa in mezzo ad alcune case e finalmente diventa sentiero, superando un tratto in ripida pendenza che sale deciso lungo il fianco boscoso del monte.   Al termine dello strappo si trascura una deviazione che porterebbe direttamente alla cima del Monte Valtrusa e si prosegue in falsopiano, lungo il versante occidentale dei Corni, ammirando le fioriture e gli agrifogli che colorano il sottobosco.  Superando alcuni metri di dislivello, si giunge quindi alla selletta del Forcellino (863 m.- un'ora e mezza dalla partenza), dove una serie di cartelli segnaletici la evidenziano come punto di passaggio obbligato di più sentieri. 

I contrafforti del Monte Podona visto dal Forcellino.

Voltando le spalle al Monte Podona, prendiamo la traccia pianeggiante a destra (direzione est) che percorre la cresta erbosa dei Corni, dalla quale si intravedono la corona di monti che fa da sipario all'altipiano di Selvino ed i numerosi tornanti della strada che lo congiungono al fondovalle.   Il sentiero prosegue lungo il filo di cresta, sempre ben segnalato ad eccezione dei tratti che traversano le proprietà di tre ex-postazioni di caccia.   La direzione è obbligata, ma consiglio di dedicare una certa attenzione agli sbiaditi segni rosso scuri che aiutano a non perdere la traccia.   Dopo circa 40 minuti dal Forcellino, si raggiunge infine la bianca croce in ferro posta sulla sommità del Monte Valtrusa (894 m.-2 ore e 10 minuti dalla partenza), dove lo sguardo è particolarmente catturato dalle insolite viste del massiccio della Presolana e del monte Ferrante.

La Presolana dalla cima del Valtrusa.

Per ritornare si può seguire l'evidente traccia che scende sul lato opposto del monte.  Dopo pochi  minuti dalla croce, si prende una deviazione sulla destra, segnalata da una freccia in legno con la scritta "Lonno".    Il sentiero scende velocemente nel bosco fino ad arrivare ai prati ed alle prime case della località Prato Fò, da cui raggiunge la strada carrozzabile. Tenendo la destra, si risale in breve alla Piazza Sant'Antonio, per riprendere la mulattiera già percorsa all'andata, e riportarsi infine al parcheggio del Santuario della Madonna dello Zuccarello.

I tornanti che portano a Selvino, fotografati dal sentiero di cresta.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 17-02-2021 - tempo bello.
Partenza: Santuario della Madonna dello Zuccarello (446 m.) via Case Sparse - Nembro, situato a meno di dieci chilometri dal centro di Bergamo.    Per arrivarci dalla strada provinciale n. 35 della Val Seriana è sufficiente seguire le numerose indicazioni che troverete a partire  dall'uscita che indica il centro di Nembro.
Dislivello: circa 500 metri di sola salita.  
Durata: Per percorrere l'anello descritto servono circa tre ore e mezza, al netto delle soste.

Faggio del bosco sul che ricopre la cima del Valtrusa.

Altri suggerimenti:  Non perdetevi il suggestivo panorama che si gode dalla terrazza del Santuario della Madonna dello Zuccarello.   Nel primo tratto dell'escursione si arriva in località Bastia, dove si trova l'azienda agricola di Marco Rossi, con le sue "selvagge". E' un allevamento di galline che vivono allo stato brado, rispettando le regole che garantiscono la certificazione biologica delle loro uova.   Maggiori info qui: https://www.leselvagge.it/index.html.

Elleboro bianco nei pressi del Forcellino.

Altri itinerari nei pressi e testi interessanti: L'inizio dell'escursione si svolge sulla storica via Mercatorum che, nel periodo medioevale, univa Nembro a Cornello dei Tasso ed a San Giovanni Bianco, attraverso le coste della Val Serina.  Una interessante Guida alla Via Mercatorum è stata recentemente scritta da Silvia Bonomi e pubblicata dall'editore Grafica & Arte (18 €).   Corredata di belle fotografie, la guida è uno strumento molto utile per effettuare un trekking di mezza montagna ricco di riferimenti storici ed artistici. 
Da Lonno è possibile effettuare escursioni per raggiungere la suggestiva località di Salmezza o anche per effettuare l'anello delle Podone.   In questo blog potete trovare indicazioni utili in merito: http://dislivellozero.blogspot.com/2017/01/il-fascino-antico-di-salmezza-e-gli.html.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 08.
 
L'itinerario evidenziato in un estratto della carta
turistica-escursionistica della Provincia di Bergamo

Tavola n. 08. Si ringrazia per la concessione.


martedì 2 febbraio 2021

Da Valtorta ai Piani di Bobbio, ciaspolando sullo storico confine tra Repubblica di Venezia e Ducato di Milano.

La conca di Valtorta offre diverse occasioni di turismo invernale. Anche quando gli impianti sciistici sono chiusi, è frequentata da molti escursionisti che disegnano interessanti itinerari da percorrere con ciaspole o sci d'alpinismo.

Il Pizzo dei Tre Signori dai Piani di Bobbio.

Il punto ideale di partenza per i trekking invernali è il piazzale degli impianti di Ceresola-Valtorta (1330 m) dove si trova un ampio parcheggio con annesso rifugio (Il Trifoglio) dotato anche di locale ristoro.  Il nostro itinerario inizia prendendo la stradina di servizio degli impianti, che sale in direzione dei Piani di Bobbio.   La traccia è inizialmente indicata anche con la segnaletica che indirizza verso i rifugi Buzzoni e Grassi.   Si percorre la strada per un tratto che attraversa un bosco di latifoglie.  Sulla destra la vista si apre sulle cime che contornano il rifugio Grassi e, verso valle, sul gruppo delle Baite di Ceresola.

Le baite di Ceresola; sullo sfondo lo Zucco del Corvo.

Quel che oggi è una sorta di parco giochi a disposizione di sciatori ed escursionisti, nel passato è stato teatro di violenze e scontri sanguinosi.   Le Baite di Ceresola erano poste nei pressi del confine tra Valtorta, che apparteneva alla Repubblica di Venezia, e la Valsassina, proprietà del Ducato di Milano che, nel diciassettesimo secolo, era in mano all'esercito spagnolo. Nell'agosto 1619, al culmine di una serie di reciproche rappresaglie tra le parti, che consistevano in furti di bestiame, aggressioni ai pastori, distruzione di baite isolate, ruberie di prodotti caseari e continui spostamenti notturni dei cippi di confine, una moltitudine di abitanti della Valsassina e di Vedeseta, scortati da una cinquantina di soldati spagnoli, saccheggiò ed incendiò le Baite di Ceresola, picchiando a sangue i contadini che osavano ribellarsi. 

Zoom sulle Orobie: si riconoscono il Monte Cavallo ed il Pegherolo.

Dopo mezz'ora, la traccia si inoltra sulla pista di sci denominata "nube bianca".  La si percorre con pendenza moderata per un buon tratto, fino ad arrivare di fronte ad un deciso cambio di pendenza. Decisamente a destra si potrebbe prendere la traccia della strada di servizio agli impianti, che, con una serie di tornanti, sale dolcemente ai Piani di Bobbio.   Se invece la neve lo consente, si può continuare diritti sulla pista, superando un tratto ripido, che va comunque affrontato con larghi zig-zag. 

La pista "nube bianca" dalla testata della Valle Lavazero.

Il muro ci porta nei pressi di un ultimo gradone che ci divide dai Piani di Bobbio.   Appena la pendenza diminuisce, si volta decisamente a destra, in un largo canalone con poca pendenza, che ci accompagna dolcemente fino a riprendere la strada di servizio negli immediati pressi dell'arrivo della seggiovia.

Lo Zucco Barbesino dai Piani di Bobbio.

Siamo praticamente sulla testata della Valle di Lavazero, che segnava il confine tra Valtorta e Valsassina, cioè tra Venezia e Milano.  Con la sottile differenza che per i valtortesi la linea di confine si trovava dove l'altipiano di Bobbio diventava perfettamente orizzontale, mentre per gli abitanti della Valsassina il confine passava accanto al più grande faggio della zona, di smisurata grandezza e perfettamente individuabile grazie anche ad una croce di ferro inserita nel suo enorme tronco.  Questo faggio si trovava 400 metri più a valle, permettendo quindi ai sudditi del Ducato di Milano di sfruttare una notevole fetta di pascolo ed una bella porzione di bosco che forniva la legna necessaria ai forni fusori annessi alle loro miniere di ferro. Il maestoso albero, oggetto di risse continue, visse fino ad una calda mattina di agosto del 1720, quando fu ritrovato tagliato a pezzi e completamente asportato dalle sue radici.

Arrivo ai Piani di Bobbio. Alle spalle il Monte Chiavello.

Tornati quindi sulla traccia della strada, si prende decisamente a sinistra per raggiungere velocemente la linea orizzontale che rappresenta la nostra meta ed anche l'orlo dell'altipiano (circa 1700 m).   Il panorama si fa ampio da ogni parte si guardi: sulla destra compare l'affilato profilo del gruppo delle Grigne; sulla sinistra si impone il gruppo composto dallo Zuccone dei Campelli, lo Zucco di Barbesino e quello di Pesciola.   Volgendosi verso nord, su tutte le cime domina l'incombenza del Pizzo dei Tre Signori.   Uno spettacolo maestoso, degno punto di arrivo di una escursione adatta a molti.  Il ritorno avviene seguendo a ritroso l'itinerario di salita.

Le Grigne dai Piani di Bobbio - foto di Sergio Gavazzeni.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 31-01-2021 - tempo con ampie velature, in parziale dissolvenza dalla tarda mattinata.
Luogo di partenza: Ceresola di Valtorta (1330 m) in Alta Valle BrembanaLa località dista circa 60 km da Bergamo (un'ora e un quarto di automobile).   La si raggiunge percorrendo la statale 470 della Valle Brembana fino a Piazza Brembana, dove si tiene la sinistra percorrendo la strada provinciale 1 fino ad Olmo al Brembo, dove si gira a sinistra (indicazioni per Cassiglio, Ornica, Valtorta) sulla strada provinciale 6.   Giunti a Valtorta, si seguono le indicazioni per gli impianti sciistici fino ad arrivare nel parcheggio del rifugio Il Trifoglio.
Dislivello e distanza: circa 370 m di sola salita. Tra andata e ritorno si percorrono 6,4 km.
Durata: La salita impiega circa un'ora e mezza; per la discesa basta un'ora, ovviamente al netto delle soste fotografiche e panoramiche.
Prime tracce di discesa dalla testata della Valle Lavazero.

Note sull'accessibilità dell'escursione: Sulle piste degli impianti sciistici non è quasi mai compatibile la coesistenza tra discesisti ed escursionisti che effettuano trekking invernale con ramponi, ciaspole e sci d'alpinismo.   L'escursione qui descritta è stata effettuata ad impianti chiusi.   Invito quindi chi volesse effettuarla di verificare la situazione telefonando alla biglietteria di Ceresola 0345 87853, o consultando il sito: https://www.pianidibobbio.com.
Altre note: Le sintetiche indicazioni di carattere storico in corsivo nel testo possono essere ampliate ed approfondite procurandosi il volume "Valle Brembana, antica terra di frontiera" scritto da Giuseppe Pesenti e Franco Carminati, editore Corponove. Il testo può essere prenotato anche sulla rete bibliotecaria bergamasca: https://www.rbbg.it.
Passando da Valtorta è d'obbligo una sosta alla Latteria Sociale di Valtorta che, dal 1954 trasforma il latte conferito dai suoi soci produttori in piccoli capolavori caseari tutti da gustare.   In particolare, Valtorta è famosa per gli Agrì e lo stracchino all'antica delle valli orobiche, entrambi presidi Slow Food.   Ma la zona è anche produzione diretta del Formai de Mut e del Fiurì.    Giorni ed orari d'apertura ed ulteriori dettagli qui: http://www.latteriavaltorta.it/latteria-sociale-valtorta.html.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 01.

venerdì 15 gennaio 2021

Camminando sui confini collinari di Torre Boldone

Escursione di martedì 12 gennaio 2021
Curiosando sulla carta escursionistica del Parco dei Colli di Bergamo ho scoperto che i confini comunali collinari di Torre Boldone coincidono con alcuni sentieri evidenti e ben segnalati.  Ho voluto verificarlo di persona, realizzando un itinerario ad anello, lungo quasi dieci chilometri, che consente di trascorrere oltre tre ore nel fitto del bosco che fa da corona al paese.
Al Colle di Ranica.

Partendo dalla piazza della chiesa parrocchiale (m. 280 circa), ho percorso tutto il viale delle Rimembranze, svoltato a sinistra in via Sant'Antonio e poi a destra in via Mirabella.    Dopo un centinaio di metri, sono salito a sinistra in via Kennedy dove, grazie ad un paio di tornanti, ho cominciato a prendere un po' di quota.   Quasi al termine della via un'evidente segnaletica sulla destra mi ha indicato come raggiungere il sentiero segnato con il n. 401, che sale dalla via Calvarola per inoltrarsi nel folto del bosco del Parco dei Colli. 

Monte Misma e Bassa Val Seriana dal sentiero 401.

L'asfalto termina all'altezza dell'acquedotto gestito da Uniacque spa.  Il nostro sentiero (n. 401) prosegue dopo l'area sterrata che funge da parcheggio e, pochi metri dopo, svolta decisamente a sinistra, trascurando la traccia che procede in piano (seguire le indicazioni per Mondi, ripetitori, Croce dei Morti).    Si sale decisamente nel bosco misto, composto in prevalenza da castagni, carpini e roverelle, inframezzato da alcune vecchie postazioni di uccellande, ancora manutenute, nonostante la caccia sia vietata in tutto il territorio del Parco. 

Roccolo sul sentiero n. 401.

Fino agli anni '50 del secolo scorso, sui colli di Bergamo vi erano decine di roccoli, vere e proprie architetture vegetali realizzate per catturare gli uccelli di passo con le reti.    Una tradizione secolare, sorta nelle provincie di Bergamo e Brescia, nel periodo in cui l'uccellagione rappresentava una fonte di sussistenza.    Con il passar del tempo questo tipo di caccia, che rivestiva modalità particolarmente crudeli sia per i volatili catturati che per quelli che svolgevano la funzione di richiamo, si è andata via via ridimensionando, fino a quando, nel 2015, il Parlamento ha deliberato una specifica norma che vieta l'utilizzo delle reti nei roccoli per approvvigionare i cacciatori di richiami vivi. 

Località Mondi.

Poco prima della località Mondi (570 m), il bosco si apre con bella vista sulla pianura, l'inizio della Valle Seriana ed il Monte Misma.   Procedendo sempre diritti si giunge alla cementata che sale ai ripetitori ed al successivo bivio con la strada che porta alla località Croce dei Morti.  Si calpesta l'asfalto per pochi minuti costeggiando alcune proprietà private, fino a trovare, alla nostra destra, l'imbocco per il sentiero n. 606 che porta alla Croce del Boscone (719 m).   Fate attenzione, perché il cartello segnaletico è visibile solo da chi scende dalla Croce dei Morti.  La traccia è in ogni caso abbastanza evidente.

Croce del Boscone.

La Croce del Boscone viene raggiunta in dieci minuti.  Per arrivare al successivo Colle di Ranica (726 m) ne servono quindici.   Il bosco attraversato è molto suggestivo.   Agli alberi a foglie caduche si aggiungono maestosi esemplari di abete rosso.   Da entrambi i passi si gode un bel panorama sulla Valle Seriana.   Dalla croce posta sul Colle di Ranica scende a perpendicolo il sentiero n. 604 che seguiremo per scendere a valle.   

Colle di Ranica.

La discesa è a tratti ripida e va affrontata con un po' di attenzione in caso di sentiero bagnato o ghiacciato.    In circa 40 minuti si raggiunge la chiesetta di San Rocco (399 m), eretta alla fine del 1400 e giunta sino a noi dopo numerose modifiche e ristrutturazioni, l'ultima delle quali avvenuta negli anni '70 del secolo scorso.  Dalla chiesetta si riprende a scendere, tenendo la cementata più a destra che, in breve, ci porta ad un bivio dove seguiamo le indicazioni per Fenile, da raggiungere per mezzo di un sentiero che costeggia un centro per l'ippoterapia dotato di un enorme tendone bianco che nasconde un maneggio coperto.

Vecchia casa di Fenile.

Terminato il sentiero, si raggiunge la strada che congiunge la piccola frazione di Fenile (raggiungibile salendo a destra in pochi minuti) a Torre Boldone.   Si scende a sinistra, camminando sull'asfalto, in una zona di ville e residenze di lusso.    La strada torna pianeggiante.   Sulla destra si individua un parcheggio limitrofo ad un piccolo parco e, subito dopo, si oltrepassa un ponte sul torrente Gardellone.  Pochi metri più avanti, sul lato sinistro, tra le recinzioni di due abitazioni private, si individua la segnaletica di uno stretto viottolo che porta alla piccola chiesa della Ronchella, che raggiungiamo attraversando un ponticello in legno. 

La chiesetta della Ronchella.

L'edificio sacro è stato costruito sulla fossa comune nella quale furono seppelliti gli abitanti di Torre che persero la vita a causa della tragica pestilenza del 1630 (quella narrata dal Manzoni, per intenderci).    In quell'anno la popolazione del Comune venne più che dimezzata, lasciando solo duecento superstiti, sui 455 abitanti che la componevano prima dell'epidemia.
Dalla chiesina, molto amata in paese, diparte un breve tracciato pedonale che costeggia un'azienda agricola.    Al termine dello sterrato si prende a destra per raggiungere via Roma.   Seguendo la ciclabile disegnata sul marciapiede costeggiante il suo lato destro si raggiunge la via Borghetto, dalla quale si riprende il viale delle Rimembranze che ci riporta al punto di partenza iniziale.

Il torrente Gardellone.
Info tecniche:

Data dell'escursione: 12-01-2021 - tempo nuvoloso con locali aperture.
Partenza: Chiesa parrocchiale di Torre Boldone (280 m).
Dislivello: circa 450 metri di sola salita.  
Durata: Per percorrere l'intero anello, di quasi dieci chilometri, servono circa tre ore e mezza. 
Altri suggerimenti:  
Verso la fine del giro, in via Roma 2, troverete il Panificio Salumeria Morosini, nel quale è possibile acquistare generi alimentari di qualità.   Gli affettati sono freschi e gustosi, il pane è croccante ed i dolci sono molto golosi.  Una sosta utile per ritemprarsi dalle fatiche dell'escursione.  Tel. 035 340450; pagina Facebook: Panificio-Salumeria-Morosini-Angelo.
Cartografia: Carta escursionistica del Parco dei Colli di Bergamo - scala 1:15.000, Ingenia Cartoguide Editore od anche la Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 08. 

La traccia dell'itinerario, tratta dalla Carta del Parco dei Colli di Bergamo.
Ingenia Cartoguide. Si ringrazia per la concessione.





sabato 9 gennaio 2021

In cerca di storie ed altri ricordi tra Valverde e Castagneta, nel Parco dei Colli di Bergamo.

Escursione di giovedì 7 gennaio 2021
In  tempi di lockdown ripetuti e dopo i bagordi gastronomici delle festività, una breve passeggiata sul versante orientale dei colli di Bergamo può essere una soluzione rigenerante e divertente.

Località Gallina ed il Canto Alto da Castagneta.

Parcheggiando nella stradina d'accesso al centro sportivo del Campo Utili di via Baioni (270 m) è possibile accedere direttamente alla Greenway del Morla, un recente percorso ciclo-pedonale completamente asfaltato che congiunge via Baioni (la partenza è un centinaio di metri più a sud rispetto al punto di partenza qui proposto) al Santuario di Sombreno.   Il tracciato segue il corso del torrente Morla ed offre panorami insoliti su Città Alta.   Nel primo tratto si ammira una bella ed inconsueta vista su Sant'Agostino, un complesso monumentale risalente al tredicesimo secolo. Questo complesso riuscì a scampare alla distruzione che invece coinvolse altre 24 chiese, demolite per far spazio alla costruzione delle imponenti mura venete di Citta Alta.    Nei secoli successivi non sfuggì però alle ordinanze napoleoniche, che ne fecero una caserma militare.    Successivamente fu parzialmente trasformato in un maneggio e la restante parte convertita a prigione.   Dal 2001 i chiostri del monastero sono diventati campus gestiti dall'Università degli Studi di Bergamo. 

Il profilo del complesso di Sant'Agostino dalla Greenway.

Dopo circa 500 metri dalla partenza, si raggiunge un grande spazio attrezzato, dotato di area cani e fontanella.   Il tracciato volta a sinistra, per un breve tratto risale via Maironi da Ponte per girare infine a destra, riprendendo l'aspetto del percorso ciclo-pedonale.   Tenendo sulla sinistra via Valverde, si procede costeggiando il torrente Morla, un tempo noto come il "fiume di Bergamo".    Oggi il Morla è incanalato e sotterrato per gran parte degli otto chilometri di percorso cittadino.   Nel passato aveva invece assunto funzioni fondamentali di soddisfacimento idrico e domestico, al punto da essere citato in documenti ufficiali dell'impero carolingio, redatti nell'anno 875.  Per un millennio il Morla venne sfruttato per bere, per lavare i panni, per nuotare, pescare e per soddisfare le necessità dell'agricoltura ed anche dell'edilizia, grazie all'argilla escavata dal suo letto.   Il Morla dava e, a volte, prendeva.   I suoi straripamenti causarono spesso grossi danni, morte e distruzione.   Nel maggio 1936, l'inondazione fu talmente violenta da provocare la morte di due persone e devastare il piccolo cimitero di Valtesse, facendo affiorare le ossa dei defunti.

Il torrente Morla.

Poco più avanti, si attraversa su una passerella in legno.   Da qui in avanti se ne incontreranno altre sul percorso della ciclo-pedonale.   Esteticamente molto gradevoli, le passerelle hanno la controindicazione, nei periodi umidi e freddi, di risultare spesso ghiacciate e quindi scivolose.   Nei pressi del campo sportivo di via Solari si arriva ad una Cappella dei Mortini costruita in memoria dei morti della peste del 1630, dove si riattraversa il Morla prima di sfociare su via Valverde.   Poco più avanti si arriva ad un bivio.   Il percorso ciclo pedonale devia a destra; noi restiamo su via Valverde salendo verso il colle, tra spazi verdi sempre più ampi e proprietà private di lusso.   L'ultimo tratto della via è acciottolato e particolarmente suggestivo.

La parte più alta di via Valverde.

Nel punto più alto della via (332 m) si incrocia l'asfalto di via Castagneta.   Si sale a sinistra, fino a raggiungere le prime case della località Gallina (381 m), giusto in corrispondenza con l'accesso al sentiero dei Vasi ed al suo bellissimo castagneto.   La via dei Vasi corrisponde all'antico percorso dell'acquedotto di origine romana, che viene ricordato in documenti dell'anno Mille e che ha funzionato egregiamente fino a metà del secolo scorso.   Il sentiero, conosciuto ai più come uno dei luoghi cittadini dove può essere abbondante la raccolta di castagne, da troppi anni non è agibile a causa di ripetuti cedimenti del terreno e per la presenza di alberi sradicati che ne impediscono il transito.

San Rocco in Castagneta dalla località Gallina.

Da Gallina il percorso si fa pianeggiante e segue l'andamento sinuoso del  colle.   Sulla sinistra si apre un ampio panorama sul Canto Alto e la Maresana, incrociando inoltre vecchie case coloniche ora ristrutturate e trasformate in B&B.    Si giunge quindi alla Chiesa di San Rocco in Castagneta, dove l'omonima via si biforca con la via Beltrami.   All'altezza del bivio si trova la Trattoria Parietti.   Questa trattoria è nella memoria di molti ex-studenti, universitari e non, che, dalla fine degli anni settanta del secolo scorso, hanno trascorso memorabili serate sulla rustica terrazza che dava sulla piazzetta della Chiesa.    All'epoca la trattoria era un posto ruspante ed alla mano; meta di incontri, grandi bicchierate e cantate in compagnia.

All'incrocio tra via Beltrami e la panoramica per San Vigilio.

Proseguendo per via Beltrami si arriva rapidamente all'incrocio con la panoramica che sale a San Vigilio.   Si scende a sinistra, in direzione di Colle Aperto e, fatti pochi passi, si prende la via Roccolino che presto si trasforma in un largo sentiero non accessibile dai veicoli motorizzati.   La traccia costeggia un imponente tratto delle cinquecentesche mura venete per poi scendere con più decisione, portandoci alla chiesa di Santa Maria Assunta in Valverde.   Questa porzione di sentiero va affrontata con attenzione in caso di fondo bagnato o ghiacciato.    Dalla chiesa si scende a sinistra fino a raggiungere un parcheggio nei pressi del quale si ritrova la Greenway.   Tenendo la destra, in breve ci si ritrova al punto di partenza posto dietro al Campo Utili.

Via Roccolino.
Info tecniche:

Data dell'escursione: 07-01-2021 - tempo nuvoloso.
Partenza: Campo Utili in via Baioni, Bergamo (270 m).
Dislivello: circa 120 metri di sola salita.  
Durata: Poco meno di due ore per il percorso sopra descritto che si svolge per il 90% su asfalto. 
Altri suggerimenti:  Per chi vuole unire la passeggiata ai peccati di gola, l'itinerario transita accanto a due luoghi di ristoro storici. La già citata Trattoria Parietti (via Beltrami 52 - tel. 035 221072 - www.trattoriaparietti.eu) è attualmente priva della magica terrazza ma, dalle informazioni raccolte, offre sempre buona ospitalità, gustosi piatti della tradizione ed un ottimo rapporto qualità-prezzo. 
Verso la fine del giro si trova invece il Ristorante Roccolino (via Roccolino 13 - tel. 035 242941 - facebook: Il-Roccolino) dove è possibile trovare, oltre a piatti tradizionali, anche pizze e proposte di pesce.  D'estate la cena in giardino è molto gettonata.
Cartografia: Carta escursionistica del Parco dei Colli di Bergamo - scala 1:15.000, Ingenia Cartoguide Editore.


Zoom sul Canto Alto.