lunedì 5 giugno 2023

Un anello da Valbondione a Lizzola, per scoprire le baite di Valbona ed i secolari boschi attraversati dal Sentiero dei Carbonai.

Un'escursione circolare alla scoperta di un gruppo di baite nascosto da una vegetazione rigogliosa, forgiata dalla presenza di sorgive, cascate e corsi d'acqua che rendono questa zona un piccolo paradiso di biodiversità.
Pizzo Coca e Rifugio Merelli dalle baite di Valbona.

Dal parcheggio posto negli immediati pressi del Campeggio di Valbondione (862 m-nelle note tecniche trovate i dettagli per raggiungerlo) si ripercorre a piedi via Mes, fino al suo inizio. Si prende a destra via San Lorenzo (che rappresenta la continuazione della Strada Provinciale 49 dell'Alta Valle Seriana) fino a raggiungere il Palazzo Municipale. Dal parcheggio sul retro si imboccano delle scalette che portano in via T. Pacati, dove si trova la segnaletica che ci indirizza a percorrere il sentiero CAI n. 305,  verso il Rifugio Curò.

Il rifugio Merelli al Coca, dal primo tratto del sentiero CAI n. 305.

L'asfalto cede il posto allo sterrato e si sale nel bosco con pendenza regolare, risalendo il fianco della valle. Dopo un quarto d'ora circa, si individua e si prende una deviazione sulla destra, priva di qualsiasi segnaletica, che si inoltra decisa nel fitto bosco misto di faggi, abeti rossi e qualche raro larice.  Si guadagna quota con alcune serpentine che portano ad un successivo traverso che sale tenendo la sinistra, per poi riprendere a salire con qualche zig-zag. 

Cercando la traccia del sentiero nel bosco di Valbona.

In questo tratto la traccia è poco evidente ma presto, guardando verso l'alto, si intravede fra gli alberi l'inizio di una radura, che circonda il minuscolo aggregato rurale di Valbona (1299 m-circa quaranta minuti dal Municipio di Valbondione).

Alle baite di Valbona.

L'ambiente è quasi fiabesco. Le poche baite sono splendidamente ristrutturate ed il paesaggio circostante è insolito e spettacolare. Di fronte spicca il Pizzo Coca. Più in basso si intravede il rifugio omonimo. A  destra spuntano il Pizzo Cappuccello e la tozza sagoma del Cavrel. Dal lato opposto spuntano le montagne che circondano Lizzola, con il Vigna Soliva a far da protagonista. 

Il Pizzo Redorta da Valbona.

La radura che circonda le baite è tappezzata di fioriture ed è delimitata da un bosco che, come scopriremo più avanti, scopre agli occhi più attenti le tracce di una fitta presenza di fauna selvatica. Il sentiero passa tra le baite, dando modo di apprezzarne i particolari più significativi e si biforca, giusto all'altezza dell'ultimo edificio. Giriamo a destra e subito si incontra una palina segnaletica del Sentiero dei Carbonai, percorso storico-educativo ideato dal Comune di Valbondione, che ci accompagnerà fino al termine dell'escursione.

Valbona dal sentiero dei carbonai, che porta a Lizzola.

Prendiamo ancora a destra risalendo in una selva che, poco a poco, si trasforma in un vero e proprio bosco primordiale, dove il muschio ricopre quasi interamente i numerosi massi erratici. Ai piedi degli abeti si scoprono le pigne rosicchiate dagli scoiattoli e, nei punti più morbidi del terreno, risultano evidenti le tracce di cervi e caprioli. Non mancano veri e propri formicai giganti, abitati da una numerosa popolazione di formiche rufa. Questo bosco da sempre fu dimora di fauna selvatica. Negli archivi storici risulta certificata la presenza dell'orso, l'ultimo dei quali fu abbattuto nella zona di Valbona nel lontano anno 1886.

Silene in fiore, ai bordi del sentiero sopra Valbona.

Lungo il percorso si incontrano anche numerose postazioni (in dialetto: Ral) dove i carbonai realizzavano i Poiàt, cumuli di terra e legname con cui producevano il carbone utilizzato dai forni fusori di fondovalle. Nel tratto da Valbona a Lizzola se ne incontrano una decina, corredati di cartelli illustranti le varie fasi della lavorazione. Le fotografie d'epoca che arricchiscono questi racconti ben illustrano quanto fosse duro e faticoso il lavoro del carbonaio...

Botton d'oro ai lati del bosco prima di Lizzola.

Dopo il primo strappo in salita, il percorso da Valbona a Lizzola risulta essere un suggestivo falsopiano che, in un'ora circa di cammino, ci porta ad un bellissimo dosso erboso dove incrociamo il sentiero CAI n. 306 che scende dal Curò verso Lizzola. Da questi prati è impressionante la mole del Vigna Soliva, mentre alla sua sinistra spunta la lunga dorsale di cime (Vigna Vaga, Sponda Vaga, Pizzo di Petto, i monti Barbarossa e Pizzul) che portano ad individuare al nostro sguardo la minuscola chiesetta del Passo della Manina.

La baita-rifugio di Mario Merelli

Dal dosso, il primo edificio che incontriamo è la baita dove Mario Merelli (l'alpinista originario di Lizzola scomparso nel 2012, mentre scalava il Pizzo di Scais) si rifugiava per programmare le sue spedizioni himalayane. Poco oltre la traccia scende attraverso coloratissimi prati, sfiorando i resti del primo, rusticissimo impianto di risalita dell'area sciistica di Lizzola e raggiungendo il retro della Chiesa parrocchiale di Lizzola (1259 m) dedicata a San Bernardino.

Lizzola.

Si attraversa via San Bernardino, infilandosi in uno stretto vicolo e poi in un'altro ancora più stretto, scendendo fino al ponte che passa sul torrente Bondione. Lo si percorre in direzione del parcheggio delle sciovie e si risalgono le scale che portano alla seggiovia. Sulla destra, delimitato da muretti a secco, si individua il tratto del sentiero dei carbonai che ci riporterà a Valbondione.

La conca di Valbondione dal sentiero che scende da Lizzola.

L'inizio del sentiero riporta alcuni pannelli che descrivono le diverse specie arboree che caratterizzano i boschi di Lizzola. Subito dopo le tracce si moltiplicano. Trascuriamo quelle che salgono, riservate ai ciclisti che praticano il downhill, e restiamo in piano, sulla traccia più esile che scende brevemente verso destra e poi pianeggia fiancheggiando la radura. Verso nord il panorama si apre sulle frazioni più alte di Valbondione. Si intravvede Pianliveri, Maslana, il solco delle Cascate del Serio e le cime più alte che delimitano la conca del Barbellino.

Il guado del torrente Valgrande.

Poco più avanti si ritrova la segnaletica del sentiero dei carbonai e si scende ad attraversare il vivace torrente Valgrande, che si guada con attenzione, aiutati da una catena metallica. L'evidente traccia prosegue in discesa, con tratti anche in decisa pendenza, sempre nel fitto di un bosco freschissimo e, in poco più di un'ora, arriva giusto giusto al limitare tra l'alveo del torrente e l'area di competenza del campeggio di Valbondione. Il relativo di parcheggio si raggiungerà voltanto a sinistra appena raggiunta via Mes.

Il monte Vigna Soliva dai prati sopra Lizzola.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 02-06-2023 - tempo bello con buona visibilità. Nuvolosità in aumento da metà mattina.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio a pagamento situato negli immediati pressi del Campeggio di Valbondione, che dista circa 50 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le relative indicazioni e percorrendo la Strada Provinciale 49. All'ingresso di Valbondione si volta a destra superando il ponte sul fiume Serio e subito dopo si prende nuovamente a destra per via Mes che si percorre fino a raggiungere il parcheggio, che si trova sulla destra, al lato opposto del campeggio. 
Nel Comune di Valbondione il parcheggio si paga: Da alcune estati, i parcheggi di proprietà comunale presenti nel territorio di Valbondione sono a pagamento.  Occorre quindi premunirsi di ticket gratta e sosta presso l'ufficio turistico di Valbondione o negli esercizi commerciali convenzionati.  Il costo giornaliero è di 5 (cinque) euro.  Prezzi diversi sono previsti per soste a più lunga scadenza. Maggiori info sul seguente sito: https://www.turismovalbondione.it/modalita-di-pagamento-del-parcheggio-a-valbondione.
Il fiore di Dart Fener (per i botanici: raponzolo nero).

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 500 metri di dislivello per una lunghezza totale di circa otto chilometri.
Durata: Per compiere l'intero anello si cammina per circa quattro ore, al netto delle soste.
Luoghi di sosta e ristoro lungo il tracciato: Chi vuole rifornirsi di prodotti locali per un pranzo al sacco, può fare acquisti presso il negozio di alimentari di Patrizia Lazzarini, in via San Lorenzo 36, di fronte all'inizio di via Mes. Altrimenti, al termine dell'escursione trova due soluzioni diverse: il bar pizzeria del Campeggio di Valbondione, aperto a tutti, oppure il ristorante dell'Ostello di Casa Corti, il cui edificio è posto di fronte all'ingresso del campeggio stesso. Entrambe le strutture hanno una pagina facebook da consultare.

Alle baite di Valbona.

Altre informazioni di carattere storico e culturale: Ho avuto il piacere di condividere questa escursione con Nazareth Simoncelli, che mi ha fatto conoscere un ambiente estremamente stimolante della conca di Valbondione. Nazareth ha scritto  romanzi storici ambientati in Alta Valle Seriana, che possono offrire interessanti spunti di approfondimento per arricchire le escursioni effettuate in queste zone. Il suo ultimo lavoro si intitola "Amici per la pelle", un thriller che si sviluppa tra le rocce calcaree del massiccio della Presolana.
Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizione di altre escursioni alla scoperta dei dintorni di Valbondione. I link sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/05/sul-balcone-piu-soleggiato-dellalta.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/09/alle-piane-di-lizzola-una-breve-e.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/da-fiumenero-valbondione-una-rilassante.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/02/una-passeggiata-maslana-tra-stambecchi.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/12/la-magia-di-maslana-in-veste-invernale.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/08/da-lizzola-unescursione-circolare-per.html
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è parzialmente evidenziata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000. 

Controsole sul primo impianto sciistico di Lizzola.









sabato 6 maggio 2023

Sul balcone più soleggiato dell'Alta Valle Seriana: alle Stalle di Redorta da Valbondione, con splendide viste sulle cascate della Valle di Foga.

Alla scoperta di una valle ancora selvaggia, ricca di corsi d'acqua e spettacolari cascate naturali, libere dalle costrizioni imposte dalla produzione di energia idroelettrica. All'arrivo, due splendidi gruppi di baite, circondati da pascoli e boschi nei quali si nascondono gruppi di stambecchi. 

Dalle stalle di Redorta uno sguardo verso Lizzola e le sue montagne.

La partenza dell'escursione avviene dal piazzale annesso al deposito dei pullman, il primo edificio che si incontra poco prima di entrare nel paese di Valbondione (875 m - ulteriori dettagli per arrivarci nelle note tecniche in fondo al post).  L'accesso al sentiero è segnalato da una palina segnaletica del CAI, che indica la direzione per salire al pozzo ENEL, al lago di Avert ed al Simàl. Noi ci fermeremo molto prima.

Il Pizzo delle Corna da Salvasecca.

Agevolati da alcune serpentine, si prende rapidamente quota, camminando in un bel bosco ceduo formato da noccioli, aceri e faggi, che ci accompagnerà per quasi tutta l'escursione. Dopo mezz'oretta di salita si giunge ad un bivio. La traccia principale (sentiero CAI n. 331) procede in salita, mentre a sinistra, un sentierino pianeggiante conduce all'ingresso della radura di Salvasecca (1025 m). Conviene fare questa breve deviazione anche solo per ammirare i due grandi edifici rurali splendidamente ristrutturati.

Le due baite di Salvasecca.

Tornati al bivio si arriva, in dieci minuti, ad intersecare una gippabile che sale dal fondovalle, segnalata anche dal segnavia CAI che ci accompagna dall'inizio. Si procede, con pendenza più dolce, per un altro quarto d'ora fino a che un fragore d'acqua precede la vista della Cascata della valle di Foga. Arrivati ad un tornante destrorso, si individua un'esile traccia che scende velocemente fino alla base della stessa (attenzione in caso di terreno bagnato od in seguito ad abbondanti precipitazioni!). 

Cascata della Valle di Foga.

Lo spettacolo è emozionante da entrambi i lati. Di fronte la cascata nebulizza il suo scroscio dopo aver superato un salto di circa cento metri; alle spalle il torrente precipita verso valle, liberando  qualsiasi ostacolo alla nostra vista ed offrendoci un suggestivo panorama sul Pizzo della Corna. La montagna riempie ai nostri occhi la sinistra orografica della Valle, nascondendo le cime dei monti Vigna Soliva e Calvera.

Dal sentiero di salita lo sguardo spazia su tutta la conca di Valbondione.

Tornati sulla strada forestale, si riprende a salire, con pendenza regolare, fino a giungere, dopo un'ora e mezza dalla partenza, sulla sommità della cascata (circa 1290 m). Un ponticello in muratura consente di attraversare il corso del torrente che la crea. E' qui che incontro due cagnoloni che si stanno abbeverando. Sono un maschio ed una femmina. Il maschio, di pelo nero, è vecchio e soffre di artrosi. Mi segue per pochi metri ma poi si accuccia all'ombra di un faggio. La femmina è più arzilla e mi precede con fare da guida esperta.  

La centrale dei Dossi, cinquecento metri più in basso.

Poco oltre il bosco si apre sul fondovalle, permettendo di ammirare il salto della condotta forzata che precipita sulla centrale idroelettrica dei Dossi con un salto di quasi mille metri. Sempre preceduto dalla cagnolona (che scoprirò chiamarsi Lana) supero un'altro vivace rio, fino a giungere ad un bivio dove la traccia CAI torna sentiero e sale decisa nel bosco, mentre la gippabile procede in leggera discesa verso le prime baite che compongono la località Stalle di Redorta (1348 m-circa due ore dalla partenza).

Arrivo alle Stalle di Redorta.

Siamo sulla terrazza più soleggiata dell'Alta Valle Seriana e questa caratteristica, unitamente all'abbondanza di corsi d'acqua, ha favorito l'insediamento umano in questa località sin dal tardo medioevo. Atti notarili certificano il possesso di proprietà immobiliari nel sito sin dal 1400. Pare assodata anche la presenza di una chiesetta cinquecentesca (poi distrutta da un terremoto nel secolo nel XVII secolo) dedicata a San Bernardo da Mentone, costruita da pastori che, dalle Stalle di Redorta, svernavano le loro greggi nelle pianure novaresi.

Baite di Redorta. Sullo sfondo le pendici meridionali del Redorta.

Le undici baite sono magistralmente ristrutturate con le pareti in sasso ed i tetti in ardesia e poggiano su un balcone panoramico a 180° che, ad altezza d'occhio, si sviluppa dai monti Cimone e Pomnolo, dominanti l'abitato di Valbondione, al Crostaro ed al Barbarossa, che delimitano la piana di Lizzola. Più a destra si impone il già citato Pizzo della Corna e la imponente mole del monte Calvera. Guardando il fondovalle, si distinguono nettamente gli abitati di Gavazzo, Mola, Fiumenero e Gromo San Marino.

Il Pizzo della Corna e la più alta delle Stalle di Redorta.

Sazio di queste viste, sono tentato di tornare a valle, ma Lana, che mi ha sempre preceduto con discrezione, si dirige verso la baita più alta, voltandosi spesso per attirare la mia attenzione. La seguo mentre aggira l'edificio, seguendo un tracciolino che si dirige verso un vicino boschetto di faggi. Con andamento pressochè pianeggiante passiamo attraverso gli alberi fino a sbucare di fronte ad un'altra bellissima cascata, formata da tre possenti salti d'acqua. Siamo sulla testata della Valle Antica (dieci minuti dalle Stalle di Redorta-circa 1380 m) che, da questa quota, precipita verso il piccolo borgo di Gavazzo. Alla base della cascata Lena si siede, soddisfatta. Il tour è completato.

La cascata della Valle Antica.

Mentre torniamo alle baite si sente un rumore provenire dal fitto del bosco. Lana scatta rapidissima, abbaiando festosamente. La ritrovo più avanti, con la lingua penzolante a toccare il terreno. I boschi che circondano le Stalle di Redorta sono frequentati da branchi di stambecchi. Uno di questi deve aver fatto conoscenza con Lena.

Cespuglio di saponaria rossa ai bordi del sentiero.

Riprendiamo a scendere lungo lo stesso percorso dell'andata e con la medesima formazione: davanti la mia nuova amica a quattro zampe, che annusa i bordi della strada forestale e si disseta ai numerosi rivoli che scendono a valle; io resto poco più indietro, cercando immagini da catturare con la macchina fotografica.  Ad un tratto Lana si ferma di colpo, puntando il muso verso il bosco. Mentre mi avvicino, si gira e pare invitarmi a guardare nell'intrico dei rami più frondosi. E finalmente lo vedo.

Giovane stambecco nel bosco della Valle di Foga

E' un giovane stambecco maschio. Completamente immobile a fissarci intensamente. Quando ce ne andiamo lasciandolo in pace, Lana zampetta per un po' accanto a me, guardandomi ogni tanto, forse per capire se ho apprezzato la sua decisione di non rincorrere il giovane stambecco per permettermi di immortalarlo con la mia macchina fotografica.

Latte di gallina sul limitare del bosco della Valle di Foga.

La passeggiata in compagnia termina al bivio che conduce all'Azienda Agricola Salvasecca. Più tardi scoprirò che è anche la casa di Lana, che nel frattempo si accuccia proprio sul limitare del bivio e mi guarda scendere verso il parcheggio, che raggiungo in un'ora e mezza circa dalla Cascata della Valle Antica. Un'escursione fantistica, anche grazie a Lena.

Lana.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 03-05-2023 - tempo bello, visibilità ottima.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio a lato del deposito dei pullman a Valbondione, che dista circa 50 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le relative indicazioni e percorrendo la Strada Provinciale 49. Il deposito dei pullman è il primo edificio che si trova dopo aver superato il cartello stradale che indica la località di Valbondione. Si trova sul lato sinistro della provinciale. Si parcheggia l'auto nel piazzale sterrato posto alla sinistra del deposito. Non è attualmente previsto nessun pedaggio. 
Nel "centro" delle Stalle di Redorta.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 530 metri di dislivello per una lunghezza totale di quasi dieci chilometri, comprese le deviazioni per visitare le due cascate e la radura di Salvasecca.
Durata: Tra andata e ritorno si cammina per circa tre ore e mezzo, escluse le soste.

Veronica comune in fiore nel bosco della Val di Foga.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizioni di alcune facili passeggiate, effettuabili negli immediati dintorni di Valbondione. I link sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/09/alle-piane-di-lizzola-una-breve-e.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/da-fiumenero-valbondione-una-rilassante.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/02/una-passeggiata-maslana-tra-stambecchi.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/12/la-magia-di-maslana-in-veste-invernale.html
Se invece vi sentite pronti per un'escursione più impegnativa, con partenza da Lizzola, potete cliccare su:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/08/da-lizzola-unescursione-circolare-per.html
Se infine siete interessati ad un breve resoconto sulla reintroduzione dello stambecco nelle Orobie, il post di riferimento in questo blog è:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2018/03/incontri-ravvicinati-con-gli-stambecchi.html
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è ben evidenziata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000.

Zoom sugli impianti di Lizzola.




mercoledì 19 aprile 2023

Da Fino al Monte Blum, scoprendo la civiltà contadina della località Parè e del borgo di Aprico.

Un itinerario con una salita poco frequentata, dove si scoprono piccole gemme di civiltà contadina, per giungere a punti panoramici più noti che mantengono un impatto sensazionale. Molto suggestivo infine il borgo rurale di Aprico.

Arrivo alla località Parè (1199 m di quota).

L'escursione prende il via dal parcheggio di via Masù e Pret (circa 750 m) posto nel territorio comunale di Fino del Monte. Nelle note tecniche troverete i dettagli per arrivarci. Il sentiero di partenza si trova dall'altra parte della strada rispetto agli stalli del parcheggio. Alla destra di una colorata santella è piazzata la palina segnaletica con l'indicazione per raggiungere la Cappella degli Alpini, prima tappa del nostro giro.

Cascina Pospè.

Si sale all'interno di una pineta che ricopre le pendici di Cima Grom e, in poco più di venti minuti, si arriva al dosso sopra il quale è stata costruita la Cappelletta. Poco oltre si individuano le indicazioni per il "Trono della Presolana", un punto panoramico realizzato dalla Pro Loco di Fino del Monte. Il sito si raggiunge in pochi minuti dallo sterrato che lo divide dal dosso della Cappella degli Alpini.

Il "Trono della Presolana".

Dopo aver ammirato il massiccio della Presolana, si ridiscende allo sterrato e lo si percorre salendo a destra. Al primo incrocio si tira diritto, trascurando la deviazione a destra che porta alla radura della cascina Pospè. Ad un successivo trivio si tiene ancora a destra, fino ad arrivare a pochi passi dalla cascina, per prendere un sentiero che volta a sinistra, segnalato dalle indicazioni per Parè (tre quarti d'ora dalla partenza, compresa la deviazione per il Trono della Presolana).

Anemone gialla nel bosco di salita.

Salendo nel bosco, dopo cinque minuti si incontra un bivio. A sinistra si scenderebbe a Rovetta. Noi continuiamo a destra, sempre verso Parè, attraversando un'abetaia arricchita da fioriture di primule, ellebori ed anemoni di diversi colori. La pendenza è costante ed è resa gradevole da un sentiero, evidenziato da alcune strisce blu e privo di asperità, ricoperto da un fitto tappeto di aghi caduti dagli abeti. 

Primule nei pressi del torrente Cop.

Poco oltre la pendenza si fa più decisa. La traccia è evidenziata da alcune strisce blu e rimonta, con alcuni tornanti, le pendici del monte Castello. La vegetazione cambia faccia, trasformandosi in bosco ceduo e diradandosi al punto da lasciar filtrare delle lame di sole. La traccia si infila in una vallettina solcata da un magro torrentello. La presenza di acqua moltiplica le fioriture e, tra una miriade di forme e colori, si sbuca ai piedi della splendida radura delle cascine di Parè (1150 m-circa un'ora e mezza dalla partenza).

La prima cascina della località Parè vista dall'alto.

La traccia tiene la destra, arrivando alle sorgenti del Cop, da cui nasce il torrente che ci ha accompagnato fin qui e che sicuramente ha contribuito a creare il mirabile esempio di civiltà contadina che si disvela di fronte ai nostri occhi. Seguendo il sentiero si raggiunge la prima delle sette cascine, dove la traccia si trasforma in uno sterrato che sale in pieno sole, zigzagando tra i prati, fino a raggiungere i successivi edifici.

Località Parè e cima del monte Castello.

Sul retro della cascina posta più a sud, a sinistra di un rustico crocifisso ligneo, si trovano le paline segnaletiche che indicano la direzione per Cima Blum. Si sale quindi a destra, costeggiando il retro delle altre baite, probabilmente tra le meglio conservate di questa zona dell'Alta Valle Seriana. Raggiunta la cascina più alta, si palesa un'altro segnavia che ci fa entrare in un rado bosco di betulle, dietro le quali occhieggia la Presolana. Poco oltre, intorno ai 1260 m di quota, la si può ammirare nella sua integrità, da un splendido punto panoramico che si allarga da nord a sud, consentendoci un colpo d'occhio sulle sette cascine di Parè, sulla boscosissima cima del monte Castello e sul lontano massiccio dell'Alben.

Località Parè, monte Castello e, sullo sfondo, il Pizzo Formico.

Poco dopo si arriva ad un quadrivio, dove le paline segnaletiche si dimenticano di Cima Blum. Seguiamo quindi le indicazioni del segnavia CAI n. 317/A, in direzione di Clusone, che ci guiderà fino al largo crestone che divide l'Altopiano di Clusone dalla Valzurio. Il sentiero parte con uno strappo deciso. Poi la pendenza si addolcisce e, giunti intorno a quota 1.390 m (punto più alto del percorso) la traccia si trasforma in un falsopiano che attraversa a mezza costa i ripidi fianchi erbosi che disegnano i declivi del monte Parè.

La Presolana si nasconde dietro i dirupi del monte Valsacco.

Il panorama è ammaliante. Si distinguono nettamente gli abitati di fondovalle, i profili delle cime scalvine, il panettone del Pora, la croce del Pizzo Formico e la muraglia dell'Alben. Se potete, dedicate un po' di tempo a scrutare i ripidi costoni che scendono da Cima Parè in direzione di alcuni salti di roccia. Non è infrequente intravedere piccoli branchi di camosci intenti a brucare l'erba magra e le prime, timide fioriture. Più avanti il sentiero richiede un po' di attenzione ed è opportuno mantenere lo sguardo fisso sulla traccia, almeno nel tratto che transita quasi a picco sopra l'agglomerato di Rovetta.

Rovetta e la piana di Clusone.

Ad un'ora circa dalle cascine di Parè si incrocia un bivio. A destra la traccia sale al monte Valsacco (sentiero delle vipere). Noi tiriamo diritti e, dopo un'altro quarto d'ora di leggeri saliscendi, arriviamo finalmente sulla larga sella erbosa, ricca di pascoli e cascine, dove la vista spazia a 360 gradi su tutta l'Alta Valle Seriana. Ai nostri occhi appaiono infatti anche le cime che delimitano l'asta del Serio, ed è facile riconoscere la possente costa del Vaccaro, le cime della zona dei laghi di Valgoglio, e l'aguzza punta del Pizzo del Diavolo.

Primo sguardo sulle vette dell'asta del Serio.
A sinistra la costa del Vaccaro, a destra le cime della Valgoglio.

Siamo sui 1300 metri di quota, a ridosso di un panettone utilizzato come trampolino di lancio per i voli in parapendio. La vista sull'altipiano di Clusone, sui prati di Falecchio e la parte alta della Val Borlezza lascia senza fiato. Lo spettacolo ci accompagna nel breve tratto di discesa che ci porta alla Cappella degli Alpini di Rovetta, posta in località Monte Blum (1280 m) ed alle successive stalle (circa 20 minuti dal trampolino del parapendio) dove cominciamo a calpestare la lunga gippabile che scende verso Rovetta.

Monte Blum, Cima Blum, Pizzo Formico, monte Alben.

Subito incontriamo un bivio, dove prendiamo a sinistra, infilandoci in una fitta abetaia che ci accompagnerà a lungo. Continuiamo a scendere ripidamente verso valle, calpestando il fondo cementato a tratti. Superiamo Cascina Bianca ed incontriamo un'altra biforcazione. Trascuriamo la direzione per Campos e teniamo la sinistra, procedendo sullo sterrato, superando un'area picnic con tavoli in legno e trascurando una deviazione che, a sinistra, ci riporterebbe alle cascine di Parè. 

Monte Blum e Cappella degli Alpini di Rovetta.

Anche il bivio successivo, caratterizzato da una cabina Enel realizzata in legno, non ci riguarda, mentre al successivo trivio (posto in località Gratarolo, a circa tre quarti d'ora dall'inizio della gippabile) occorre porre molta attenzione, semplicemente perchè le indicazioni sono leggibili soltanto da chi sale e non da chi scende. Infatti dobbiamo abbandonare la gippabile che scende a Rovetta e prendere il sentiero che gira decisamente a sinistra, in direzione Cappella Alpini di Fino-Grom. 

Erba trinità in fiore.

E' un largo sentiero, pensato anche per le mountain bike, recentemente ripristinato dal Consorzio Forestale della Presolana. Lungo quasi un chilometro, unisce Gratarolo alla località Pospè, dove si trovano il Trono della Presolana e la Cappella degli Alpini di Fino. Dopo un breve tratto in salita, la traccia pianeggia nel fitto del bosco e, in meno di venti minuti, sbuchiamo sul sentiero che abbiamo già calpestato in fase di salita.

Cappella degli Alpini di Fino del Monte.

Voltiamo quindi a destra, evitando lo stretto sentierino per la località Somas e, fatti pochi passi individuiamo la sagoma stilizzata della Cappelletta già visitata in mattinata. Invece di girare a destra per ripercorrere il tratto effettuato all'andata, tiriamo diritto, scendendo sull'acciotolato che ci porterà ad attraversare la suggestiva e soleggiatissima contrada rurale di Aprico, un tempo terra di pascoli e cascine, delimitata dal massiccio della Presolana e da alcune curiose formazioni di calanchi terrosi. 

Scendendo ad Aprico. Sullo sfondo l'onnipresente Presolana.

La stradina che scende tra i campi non è altro che la via Masù e Pret, al termine della quale ritroveremo  il parcheggio di partenza dell'itinerario. In poco più di un quarto d'ora dalla Cappella degli Alpini, circondati da coltivi e prati punteggiati dal giallo dei fiori di tarassaco, ritroviamo le nostgra automobili completando un doppio anello veramente interessante, sia dal punto di vista paesaggistico che culturale.

Cascina delle Monache, ad Aprico.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 16-04-2023 - sereno, visibilità ottima.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio in via Masù e Pret, a Fino del Monte, che dista una quarantina di chilometri dal centro di Bergamo, percorribili in una cinquantina di minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Si supera l'abitato di Clusone arrivando alla rotonda che porta nel centro di Rovetta. Si percorre la via principale del paese (via Andrea Fantoni) al termine del quale si entra nel territorio del Comune di Fino del Monte. Si supera la piazza principale e si procede lungo via Marconi in direzione nord, con la Presolana a farci da bussola. Si prosegue per circa un chilometro fino ad una rotonda, dove si prende la seconda a sinistra, che è via Masù e Pret. La si percorre per circa 300 metri, trovando il parcheggio sulla destra, di fronte ad una colorata santella.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 700 metri di dislivello per una lunghezza totale superiore agli undici chilometri. 
Durata: L'intero anello è percorribile in circa quattro ore e mezza, escluse le soste.

Dalla sella erbosa di monte Blum, zoom in direzione del Pizzo del Diavolo. 

Altre escursioni in zona: La zona del monte Blum viene solitamente raggiunta partendo da Rovetta. La salita è descritta nel sito della Pro Loco (http://www.prolocorovetta.it/Itinerari) insieme ad altre escursioni fattibili a piedi o in bicicletta. Tenendo conto anche dei comuni limitrofi, in questo blog potete trovare la descrizione dei seguenti itinerari:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/12/da-songavazzo-ai-prati-di-falecchio-e.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/03/aria-di-primavera-sui-crinali-boscosi.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/11/un-anello-da-clusone-alla-conquista.html
Inoltre, all'infopoint di Borghi della Presolana (https://borghipresolana.com) sono disponibili le cartine relative ad un'altra dozzina di sentieri per esplorare ogni angolo della zona.

Località Parè.

Cartografia: La cartografia della zona è molto carente. Nemmeno il geoportale della sezione CAI di Bergamo aiuta ad avere un quadro d'insieme dei sentieri, limitandosi a riportare le tracce dei soli sentieri CAI. Per la variante segnata con il n. 317/A (percorsa per un buon tratto dall'escursione qui proposta) non è riportata alcuna relazione o commento. Si resta in attesa del completamento del progetto di nuova cartografia escursionistica del CAI di Bergamo che dovrebbe, a breve, rappresentare tutto il territorio montano provinciale, compresa quindi la zona dell'altipiano di Clusone.

La Presolana sbuca dai boschi che circondano Aprico.