lunedì 13 febbraio 2023

Un'escursione invernale da Valzurio alla conca del Moschel.

Un anello nel silenzio invernale, rotto soltando dallo scricchiolio dei nostri passi sulla neve e dal  mormorio delle acque del torrente Ogna che cerca di liberarsi dal ghiaccio che limita il suo scivolare a valle. Se non fosse per il freddo, sarebbe pura poesia...

Alle baite del Moschel.

L'itinerario proposto parte dal parcheggio a pagamento realizzato dal Comune di Oltressenda Alta poco sopra la contrada Spinelli (975 m), ultimo avamposto della Valzurio, abitato stabilmente da una sola famiglia. Ma l'avventura inizia molto prima, appena oltre la frazione Nasolino (737 m) quando, seguendo l'indicazione per raggiungere Valzurio, si imbocca una strada tortuosa e stretta al punto tale da non consentire, per lunghi tratti, il transito di due autovetture affiancate fra loro. 

Valzurio da Spinelli (in un foto estiva...)

Sono quasi tre chilometri d'asfalto che pianeggiano lungo la valle che via via si restringe, diventando una profonda forra, la cui vista è in gran parte occultata da una folta vegetazione aggrappata alle sue pareti. L'arrivo al paesino di Valzurio (814 m) rasserena il guidatore, al quale viene richiesto un ultimo sforzo di attenzione per guadagnare l'ultimo strappo per giungere al parcheggio di Spinelli (nelle note tecniche trovate le informazioni per le modalità di pagamento della relativa sosta).

Salendo nel bosco.

Si comincia a camminare imboccando il sentiero CAI n. 340, che parte proprio sul tornante che precede il parcheggio e prosegue in piano in direzione nord, costeggiando la riva destra del torrente Ogna. Questo corso d'acqua, che nasce nei pressi del passo dello Scagnello e modella tutta la Valzurio prima di affluire nel Serio, ci farà compagnia per tutta la salita. Trascurando alcune deviazioni che scendono verso il greto del torrente, si procede in leggera salita per un lungo tratto. Il sentiero è largo ed evidente, ombreggiato da un bosco ceduo che accentua la sensazione di freddo offerta dalla valle che, per largo tempo della giornata, resta all'ombra delle ripide pareti dei monti Valsacco e Campo.

Il ponte di ferro incontrato a metà salita, circondato dal ghiaccio.

Dopo poco meno di tre chilometri, un ponte in ferro consente di guadare il corso d'acqua (a circa 1180 m di quota). La pendenza si accentua, portandoci a un bivio dove a destra si riattraverserebbe il torrente. Un cartello in legno indica infatti che, con quel sentiero si può arrivare alla Sorgente Rui, al Buco del Freddo ed alle Baite del Moschel. Noi teniamo invece la sinistra, riscoprendo il segnavia  CAI poco sopra e pensando che sarebbe stato più utile posizionarlo negli immediati pressi del bivio precedente. 

La radura di Cascina Foppa.

Proseguiamo lungo il sentiero n. 340, che ora si inoltra in un bosco a prevalenza di conifere. Si arriva nei pressi di una bella radura a pascolo, presidiata dai resti di una baita diroccata (cascina Foppa?). Si prosegue alternando bravi strappi a tratti in piano, fino ad arrivare ad un bivio, stavolta ben segnalato. A destra il 340 prosegue in decisa salita verso il rifugio Olmo. Noi giriamo a sinistra, imboccando il sentiero n. 340B (direzione rifugio Albani) che ci porta, in pochi minuti, all'ampia, soleggiata e splendida radura  delle baite del Moschel (1267 m), con emozionante vista sul monte Ferrante ed il Ferrantino.

Primi raggi del sole sulle baite del Moschel, sullo sfondo i monti Ferrante e Ferrantino.

La zona del Moschel è oggi una splendida meta del turismo sostenibile. Un tempo, nemmeno troppo lontano, era invece un luogo produttivo di raccolta e cernita della barite, un minerale estratto dalle miniere aperte nelle profondità delle pendici della Presolana e del monte Ferrante. Lo testimonia anche un cumulo di scorie di lavorazione che si trova immediatamente a monte delle sei baite che compongono il nucleo centrale dell'insediamento rurale.

Lo spigolo della Presolana si nasconde dietro il Pizzo Olone.

Proseguiamo oltre la conca, seguendo la larga traccia del sentiero CAI n. 311, che si fa largo tra splendidi abeti. I rami più alti fungono da cornice allo spigolo della Presolana, seminascosto dal più vicino Pizzo Olone. In una decina di minuti si giunge al termine della strada forestale e, pochi passi oltre, ad una suggestiva radura dove si trova un piccolo ponte in ferro ed una freccia in legno dalla punta colorata di blu, che indica la direzione per raggiungere le vicinissime marmitte dei giganti (1300 metri circa - poco più di un'ora e mezza dalla partenza).

Le marmitte dei giganti.

Si tratta di un fenomeno geologico creato nel corso dei millenni dalle acque superficiali di erosione prodotte dai ghiacciai. Nel concreto sono pozze cilindriche collegate fra loro da cascatelle di acqua fredda, limpida e cristallina. D'inverno la presenza del ghiaccio aumenta i riverberi e la tonalità dei colori naturali si moltiplica, creando un ambiente molto suggestivo.

Le marmitte dei giganti rappresentano la meta della nostra escursione. Il ritorno al parcheggio avviene seguendo a ritroso il percorso della strada forestale, probabilmente realizzata a suo tempo per facilitare il trasporto a valle dei minerali di barite e, in un secondo tempo, per il trasporto del legname ricavato dallo sfruttamento dei fitti boschi della zona. La strada riporta alle baite del Moschel, tuffandosi poi nella fitta nell'abetaia, realizzando quindi un anello completo con il sentiero di salita.

Sulla via del ritorno.

Senza mai abbandonare il percorso della strada forestale, che alterna lo sterrato al cementato dei tratti più ripidi, si procede sempre circondati dal bosco. Più o meno a metà discesa, merita una sosta il Selter del Ruì (a circa 1240 m di quota), una sorta di frigorifero naturale che sfrutta le correnti fredde formatesi nel ghiaione retrostante, e che viene utilizzato da secoli per lo stoccaggio temporaneo di burro e formaggi provenienti dagli alpeggi circostanti. La temperatura interna del manufatto si mantiene costantentemente tra i 3 e 4°.

Ol Selter del Ruì.

Il resto della discesa avviene sempre all'interno del bosco. Nel tratto finale si aprono alcune radure governate da baite ben ristrutturate. Per completare i quattro chilometri di discesa che dividono il Moschel da Spinelli si cammina per circa un'ora e un quarto. 

Baita negli immediati pressi di Spinelli.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 10-02-2023 - tempo bello.
Punto di partenza dell'escursione: Ampio parcheggio con ticket gratta e sosta a monte di Spinelli, la contrada più a nord del Comune di Oltressenda Alta. Gli stalli distano circa 42 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco meno di un'ora d'automobile. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si procede diritti, seguendo le indicazioni per Valbondione. Dopo quattro chilometri si gira a destra in direzione di Villa d'Ogna. Entrati in paese si volta a sinistra (via IV Novembre) attraversando il borgo storico di Ogna. Si sale in direzione di Nasolino, superando quattro tornanti che portano al nucleo principale del Comune di Oltressenda Alta. Lo si lascia alle spalle imboccando, al bivio successivo, la stretta e tortuosa stradina che porta al borgo di Valzurio. Lo si attraversa prendendo la rampa che sale a Spinelli ed al parcheggio. 
Il parcheggio si paga: Il parcheggio in località Spinelli, è a pagamento.  Occorre premunirsi di ticket gratta e sosta presso il Municipio di Oltressenda Alta o nei esercizi commerciali convenzionati. Il dettaglio si trova nel sito del Comune: https://halleyweb.com/c016147/po/mostra_news.php?id=119&area=H. Il costo giornaliero è di 3 (tre) euro. 

Pizzo Olone e Presolana dal Moschel.
 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 330 metri di sola salita per un totale, fra andata e ritorno, di quasi dieci chilometri. 
Durata: Circa tre ore per l'intero anello, senza calcolare le soste.
Altre note: Si segnala che l'escursione si svolge in un'area in gran parte priva di segnale telefonico. La zona "non prende" rendendo impossibili chiamate, utilizzo di internet e invio di SMS. Il segnale torna disponibile dal borgo di Valzurio.

I pascoli di Stalla Corna.

Altre escursioni in zona: In questo blog sono descritte altre due escursioni che partono dal borgo di Valzurio. Questi solo i link di collegamento: 
https://dislivellozero.blogspot.com/2018/06/lanello-della-valzuriouna-rara-armonia.html;
https://dislivellozero.blogspot.com/2020/10/cima-blum-e-monte-pare-da-valzurio.html.
Cartografia: La zona interessata dall'itinerario è ben segnalata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000. Potete anche consultare il geoportale CAI, per estrapolare la mappa della zona in formato A4: http://geoportale.caibergamo.it/caibergamo_gfmaplet.

La fitta abetaia che divide il Moschel dai pascoli di Remescler.




giovedì 26 gennaio 2023

Alla Malga Cornetto, a piedi o con le ciaspole, per ammirare i magici panorami della Presolana d'inverno.

Una facile escursione che si snoda alla base del versante sud della Presolana porta alla malga Cornetto, dal pianoro della quale si gode una vista spettacolare. Con neve assestata, questo itinerario può rappresentare una ciaspolata adattissima per i principianti.            

Presolana centrale ed orientale dai pascoli della Malga Corzene.

La partenza di questo itinerario prende corpo dal parcheggio posto di fronte all'Albergo Spampatti (1260 m - nelle note tecniche trovate le informazioni per arrivarci), che si trova un centinaio di metri prima degli impianti di sci del Passo della Presolana. Si attraversa la strada e si risale brevemente via Cassinelli fino a raggiungere il tracciato di una strada agrosilvoforestale, dove si incontrano le prime paline segnaletiche indicanti il sentiero CAI n. 319 e la direzione per raggiungere la Malga Cornetto.

Primi passi sulla Via del Latte. Al centro la punta del monte Cornetto.

Siamo sulla "Via del Latte" e la sua segnaletica ci accompagnerà fino alla meta. Questo tracciato unisce i principali pascoli posizionati sul versante sud della Presolana, alternando tratti boschivi all'attraversamento di radure e prati, utilizzati in stagione per il pascolo di mandrie e greggi. La "Via del Latte" unisce otto baite, calpestando gli antichi sentieri percorsi dai mandriani che, lungo il versante solivo della Presolana, avevano individuato alpeggi sui quali, favorite dalle abbondanti piogge estive e dalla roccia calcarea, crescevano erbe molto ricche di nutrienti.

Dalle abetaie spunta la Presolana.

Seguendo quindi l'indicazione che prende decisamente a sinistra, si prosegue lungo la gippabile che pianeggia tra due vaste radure per inoltrarsi poi nella vegetazione, ai lati della quale si trovano i pannelli del sentiero didattico del "bosco parlante", che illustrano le caratteristiche degli alberi che compongono i boschi della zona. 

Malga Corzenine.

In leggera salita si giunge, dopo circa tre quarti d'ora dalla partenza, ad un bivio abbondantemente segnalato. Girando a destra si salirebbe alla baita Cassinelli. Il nostro tracciato prosegue invece a sinistra. Con uno strappo un po' più deciso si cammina per un altro quarto d'ora, giungendo ad un altro bivio. Proseguendo diritto si percorrono pochi metri per arrivare nel pascolo della bella Malga Corzenine (1353 m), che merita una visita. Per la nostra meta si sale invece il tornante destrorso, che ci porta fuori dal bosco e percorre un tratto soleggiato che costeggia la radura posta ai piedi della Malga Corzene, attraversando l'ampia Valle di Gler.

Attraversando la Val di Gler.

Trascurando le  deviazioni a destra del sentiero CAI 319 con destinazione Colle della Presolana, si rientra fra gli abeti,tenendo sempre la sinistra. In questo tratto lo sguardo si allarga sul fondovalle. In basso a sinistra si intravedono i fabbricati e gli impianti del Passo della Presolana, le lontane montagne della Val Camonica e le fitte abetaie che ricoprono i monti Scanapà e Lantana. Di fronte troneggia il panettone del Monte Pora. 

Il monte Pora in controsole.

Con un paio di strappi un po' ripidi nel bosco che si va via via diradando, si arriva ad intravvedere una rustica croce in legno, che indica la meta dell'escursione. Un'ultima placida salita ci deposita sul terrazzo della Malga Cornetto (1508 m - circa un'ora e mezza dalla partenza). Il panorama è strepitoso. A sud la piana di Clusone è delimitata dal Pizzo Formico. Alle nostre spalle si palesa l'incantevole sipario delle pareti della Presolana Orientale e del Pizzo di Corzene. Dietro l'edificio della malga sbuca la cima del monte Cornetto. 

Malga Cornetto.

Dopo la sosta, il ritorno avviene sullo stesso itinerario di salita, godendo di nuove prospettive sulle cime già ammirate in precedenza, ma anche di nuove viste, in particolare sul poderoso piano inclinato naturale che porta alla cima del monte Visolo e, più in lontananza, sulle guglie del Pizzo Camino e delle Corna di San Fermo.

Pizzo Camino e Corna di San Fermo dal sentiero di discesa.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 24-01-2023 - tempo bello con velature in progressivo aumento durante la giornata.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio posto di fronte all'Albergo Spampatti, poco prima del passo della Presolana. Se questo stallo è pieno, cento metri più avanti  si trova l'ampio sterrato a servizio degli impianti di risalita. Il punto di partenza dell'itinerario dista circa 48 km dal centro di Bergamo, percorribili in circa un'ora d'automobile. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Si superano Clusone e Castione della Presolana proseguendo sempre diritto, fino ad individuare, sulla sinistra, l'Albergo Spampatti. 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 280 metri di sola salita per un totale, fra andata e ritorno, di oltre otto chilometri. 
Durata: La salita impegna per circa un'ora e mezza. La discesa poco più di un'ora .
 
Il terrazzo della malga Cornetto.

Altre escursioni in zona: Se siete interessati a percorrere integralmente la "Via del Latte", troverete tutte le informazioni necessarie sul sito creato appositamente dall'ufficio del turismo: https://laviadellatte.visitpresolana.it/. In questo blog potrete inoltre trovare altri itinerari con partenza dal Passo della Presolana. Questi sono i link di collegamento.
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/08/un-anello-ai-piedi-della-presolana-e.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2018/08/una-pigra-passeggiata-sulla-via-del.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/rendez-vous-con-la-presolana-e-con-la.html;
Cartografia: La zona interessata dall'itinerario è ben segnalata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000.

Le cime innevate della Val Camonica dal terrazzo della malga Cornetto.





lunedì 9 gennaio 2023

Un itinerario nella bassa Val Grabiasca, attraversando il bosco del silenzio e le radure ai piedi dei Pizzi Ceppo e Poris.

La Val Grabiasca è una zona poco battuta. Le vette che si possono raggiungere dal fondovalle sono molto lontane. I suoi splendidi boschi vengono attraversati da pochi alpinisti e scialpinisti, attirati dalla conquista del Pizzo Poris, per la quale sono necessari oltre duemila metri di dislivello.  

La baita bassa di Grabiasca, meta dell'itinerario.

Se invece ci si accontenta di arrivare al Passo di Valsecca, in modo da scavallare in Val Brembana, il dislivello da superare si riduce a 1.500 metri. I Laghi di Cardeto invece sono solo mille metri più in alto del fondovalle, poco più di tre ore di buon passo. A metà strada, però, si deve attraversare un canale, all'interno del quale il guado di un torrente può risultare molto difficoltoso.  La parte più bassa della Val Grabiasca è quindi riservata ai proprietari delle baite che presidiano le poche radure cesellate nella foresta, ai loro animali ed a qualche raro escursionista particolarmente curioso, che scoprirà che l'esplorazione di questa zona vale davvero la pena.

Primo sole sul Pizzo Redorta.

L'escursione proposta parte da Grabiasca (784 m, i dettagli per arrivarci sono evidenziati nelle note tecniche in fondo al post). Giunti in cima al paesino si trova una santella dedicata alla Madonna. Accanto ad essa, un segnale che vieta l'accesso agli automezzi non autorizzati ed una palina segnaletica del CAI, che evidenzia la direzione dell'unico sentiero contrassegnato in tutta la valle (il n. 255) ed il tempo per raggiungere la nostra meta: due ore per la Baita Grabiasca bassa.

Il piccolo borgo di Grabiasca dal sentiero di salita.

Si sale calpestando il selciato che, nei passati più remoti, veniva manutenuto con cura per tutto il percorso di questo itinerario. Raggiunto un primo gruppo di case si segue un tornante che gira tutto a sinistra. La traccia procede con pendenza vivace, mentre il segnavia CAI tende ben presto a scomparire, anche nei punti dove sarebbe più opportuno. Alla baita successiva si gira tutto a destra, mentre al bivio che segue si sale sul tornante che gira a sinistra.

Dalla fitta abetaia sbuca il profilo imbiancato della Costa d'Agnone.

Si percorre quindi un bosco ceduo, formato da noccioli, castagni e faggi. Ai diversi bivi si segue il selciato ed i rari e scostanti segnavia CAI, trascurando le indicazioni dei bolli di un colore che sta tra il rosso fluorescente ed il viola, che probabilmente indicano il Sentiero dei Sapori, che segue tutt'altra direzione. Dopo una buona mezz'ora si attraversa il torrente Grabiasca, incontrando i primi abeti.

Dal sentiero di salita in loc. Campello, colpo d'occhio sui monti Reseda e Madonnino.

La traccia risale ripidamente e rapidamente, zigzagando nel bosco che gradualmente si trasforma da misto a fitta abetaia. Sul terreno, reso morbido da un tappeto di aghi di abete rosso, giacciono numerose pigne, desquamate e rosicchiate fino alla loro base. Scoiattoli ed altri piccoli roditori sono di casa in questa selva! Arrivati ad un falsopiano, la traccia si restringe. La pendenza riprende poco oltre, portandoci ad un evidente bivio dove si tiene la destra, guidati da un segnavia biancorosso dipinto sulla corteccia di un grosso abete. In questo tratto si registrano parecchi alberi abbattuti che però non impediscono il fluire del cammino.

Baita bassa in località Campello.

A un'ora circa dalla partenza si intravede una delle due baite della località Campello (1170 m). In un bella guida scritta quindici anni fa da Mirco Bonaccorsi (ne parlo nelle note tecniche) questo angolo della Val Grabiasca veniva descritto come areale frequentato da piccoli branchi di camosci. Dalle radure che circondano le due baite si ammirano begli scorci sulla corona di vette che delimita la Val Grabiasca. A sinistra si intravedono le punte dei monti Reseda e Madonnino, ed il lungo crinale della Costa d'Agnone. A valle lo sguardo è delimitato dalle moli dei monti Calvera e Vigna Soliva.

Baita alta in località Campello.

La traccia continua lambendo la Baita alta di Campello. In questo tratto ci si rende conto che gli unici suoni che ci accompagnano sono quelli della natura: lo sciabordìo del torrente, i versi degli uccelli, lo stormire delle fronde di abete. Non si sentono altri rumori. Si sta salendo ripidamente nella Valle del Silenzio. La pendenza rimane vivace fino a raggiungere un bivio dove si tiene la destra. Gli abeti diventano man mano più possenti e fitti. 

Il bosco del silenzio.

Dopo una ventina di minuti dalla località Campello si arriva, attorno a quota 1300, ad uno slargo dove si trova un bivio privo di qualsiasi segnalazione. Ad intuito si trascura la traccia che pianeggia a sinistra e si risale il tornante destrorso. Dopo qualche passo con lo sguardo a terra, si nota uno sbiadito bollo bianco e rosso, disegnato su un sasso conficcato nel terreno.  La traccia è quella giusta, anche se la mancanza di indicazioni al bivio precedente è veramente da sottolineare. 

I pizzi Ceppo e Poris a guardia della prima radura.

Si continua a salire per un'altra decina di minuti, per sbucare infine di fronte ad una spettacolare radura: un largo pascolo, circondato da fitte abetaie e da un'imponente corona di vette. Si riconoscono l'ampia dorsale del Pizzo Ceppo, la punta del Poris e la mole del monte Grabiasca. Usciti dal bosco la traccia scompare. Restando al centro della radura, ci si dirige verso un malandato ometto su cui è disegnato il solito bollo sbiadito. Da lì parte un'esile traccia nell'erba che pianeggia a sinistra portandoci a lambire di nuovo l'abetaia da cui siamo usciti. 

Sul secondo pascolo.

Pochi passi e ci si ritrova in un'altro splendido pascolo, dove il panorama è ancora più attraente, allargandosi anche ad altre vette. La traccia continua nella stessa direzione, scendendo leggermente a superare una vallecola percorsa da un ramo del torrente Grabiasca. Lo si guada senza alcuna difficoltà e, continuando brevemente in piano, si giunge alla terza radura, sulla quale domina la presenza della Baita bassa di Grabiasca e la sua lunga stalla (1440 m-poco più di due ore dalla partenza).

La stalla della baita bassa di Grabiasca e il sentiero CAI n. 255 che si dirige verso il Grabiasca

L'ambiente è veramente spettacolare, e merita una sosta prolungata. Non si tratta solo del panorama, che ripropone le cime già ammirate nel corso della salita e dalle due radure precedenti. Da questa prospettiva sembrano molto più vicine, quasi a proteggere questo alpeggio che, negli anni passati, è risultato essere una delle zone più frequentate dalle mandrie durante il periodo estivo. Anche l'edificio rurale è molto interessante. La baita è stata ristrutturata negli anni '70 del secolo scorso. Nel corso del restauro è stato ritrovato un architrave dove era incisa la presunta data di costruzione: 1474. Siamo quindi di fronte ad una costruzione rurale che risale a quasi sei secoli fa!

Ad est compaiono i profili dei monti Calvera e Vigna Soliva.

Dalla baita la traccia CAI sale bruscamente tenendo la destra, in direzione della base rocciosa del Pizzo Poris. Chi volesse raggiungere il Passo di Valsecca non è nemmeno a metà strada. Per quanto mi riguarda mi ritengo soddisfatto e faccio ritorno percorrendo la medesima traccia dell'andata. Per tornare al piccolo borgo di Grabiasca bisogna mettere in conto poco meno di un'ora e mezza di camminata.

La baita bassa di Grabiasca, vista di fronte.
Note tecniche:

Data dell'escursione: 06-01-2023 - sereno, visibilità buona.
Punto di partenza dell'escursione: Il piccolo borgo di Grabiasca, frazione di Gandellino,  che dista 46 km dal centro di Bergamo, percorribili in una cinquantina di minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Si procede diritti, superando gli abitati di Ardesio, Gromo, Gandellino e Gromo San Marino. Un chilometro oltre, la provinciale compie una curva a gomito e, sulla sinistra, accanto al Bar Trota, si imbocca via Grabiasca, che immette nell'omonimo borgo. Subito dopo si incrociano due stalli, uno a destra e l'altro a sinistra, dove è possibile parcheggiare. L'inizio dell'escursione è al termine del paese, cento metri oltre, dove ci sono tre posti auto nei pressi della santella posta all'imbocco della mulattiera.

I colori dell'inverno in Val Grabiasca.


Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 700 metri di dislivello per una lunghezza totale di circa sei chilometri e mezzo. 
Durata: La salita impegna per poco più di due ore. Si scende in poco meno di un'ora e mezza, escluse le soste.

Usciti dall'abetaia, primo sguardo sulla corona di monti che ci divide dalla Val Brembana.

Testi e guide da consultare: Suggerisco un bel volume scritto da Mirco Bonaccorsi dal titolo: Baite Valseriana, edizioni Villaseriane. Nel testo vengono presentate 130 baite distribuite sul territorio dell'Alta Val Seriana, indicando anche i percorsi più interessanti per visitarle. E' una pubblicazione realizzata nel 2008 e difficilmente reperibile nelle librerie. Nella rete bibliotecaria bergamasca è però facilmente prenotabile. 
A gennaio 2020 il Comune di Gandellino ha invece realizzato un'agile guida che descrive dieci sentieri percorribili nel territorio di competenza comunale. La cartina è disponibile all'Ufficio Turistico, sito in Via IV Novembre 2 - tel. 0346/48495–int. 8. 
Cartografia: Sulla cartina del Sentiero delle Orobie orientali, pubblicata dalla Sezione CAI di Bergamo in scale 1:25.000, è ben evidenziata la traccia del sentiero n. 255, che transita dalla Baita bassa di Grabiasca.

Baita in località Campello.




giovedì 29 dicembre 2022

Da Songavazzo ai prati di Falecchio e sulla cima del monte Bracchio, per ammirare la Presolana da una prospettiva insolita.

I prati di Falecchio sono un luogo idilliaco. I pendici boscosi del monte Bracchio nascondono un dedalo di sentieri ed offrono visuali suggestive e poco note. Insomma, quanto basta per realizzare un'escursione lunga ed appagante. 

La Presolana dal sentiero di discesa del monte Bracchio.

Questo itinerario parte dal piccolo parcheggio che si trova all'incrocio tra via Monte Falecchio e via Pineta, a Songavazzo (circa 640 m s.l.m - trovate le info per arrivarci nelle note tecniche in fondo al post). Si procede sull'asfalto di via Monte Falecchio che, in leggera salita, entra in un bosco misto, offrendo belle vedute sul paese, sulla piana di Clusone e sulla corona di monti che la circondano.

Primo sole sull'Alben e la costa del Vaccaro.

Dopo dieci minuti si transita accanto alla "Cà di Leber", piccola struttura realizzata e gestita da volontari, dove si possono leggere e consultare gratuitamente centinaia di volumi, che possono essere sfogliati anche sulle panchine all'aperto, con vista sull'altipiano e la Val Borlezza. Si continua lungo la strada per altri dieci minuti arrivando al primo tornante dove a destra si intravede una strada agrosilvoforestale contrassegnata con il segnavia CAI n. 556, che si dirige verso l'altipiano di Bossico.

La prima costruzione che si incontra alla contrada di Falecchio.

La nostra traccia continua invece voltando a sinistra, continuando a calpestare l'asfalto, e sale con gradualità fino ad intravvedere un singolare monumento a forma di cappello d'alpino posto in cima ad una scalinata (poco più di mezz'ora dalla partenza). Subito dopo esserselo lasciato alle spalle, si procede diritti, trascurando un tornante che sale sulla sinistra. Termina l'asfalto e la strada diventa sterrata.

Giochi d'ombre con la Presolana.

In questo punto si apre uno slargo sulla destra dove si potrebbe lasciare l'auto se si fosse interessati esclusivamente a visitare i prati di Falecchio, la cui contrada inizia proprio qui (circa 900 m di quota). La sterrata prosegue in piano e, dopo un'altra decina di minuti, un cartello segnaletico ci informa che stiamo entrando nel parco locale (P.L.I.S.) del Monte Varro, un'area protetta dal valore ambientale e naturalistico riconosciuto dalla Regione Lombardia.

Primo mattino ai prati di Falecchio

Questo tratto è molto bello: la sterrata procede in piano tra alberi ad alto fusto, inframezzati da suggestivi scorci sulla lontana Presolana e le vicine cascine di Falecchio, accompagnandoci fino ad uno slargo utilizzato come ultimo parcheggio dai mezzi dei non residenti. Qui la carrareccia volta decisamente a sinistra e subito presenta un bivio. Andando diritti ci si inoltrerebbe nel cuore del piccolo altipiano. Ci andremo poi. La nostra escursione per il momento gira invece a destra, su un tratto cementato che sale nel bosco, seguendo l'indicazione di una freccia gialla ed un'altra segnaletica che indica la direzione per raggiungere la sorgente Tù.

Falecchio e il monte Secco dal sentiero di salita al monte Bracchio.

Pochi passi e nuovo bivio, si tiene la destra, mentre un suggestivo panorama ci induce a guardare a sinistra, verso la vicina Cascina Barolina che gode di un'invidiabile posizione con vista sulla soleggiatissima Presolana. Seguendo le frecce gialle si continua a salire con buona pendenza, pestando il cemento fino ad un ultimo bivio, dove a destra la strada termina nel cortile di una cascina. Noi proseguiamo diritto, mentre la traccia si trasforma in una carrareccia con fondo erboso.

Prima fioritura di elleboro nero.

Si supera un breve tratto pianeggiante che ci introduce in una bella abetaia nel cui sottobosco fioriscono i primi ellebori neri. Poi si riprende a salire. Dopo una buona mezz'ora dal nostro ingresso nel P.L.I.S. del Monte Varro, si costeggia un capanno di caccia, superato il quale la traccia si riduce a sentiero che, in pochi minuti, raggiunge il crinale, da cui si gode una bella vista sul massiccio dell'Alben e sul monte Secco.  Qui si gira decisamente a sinistra, inoltrandoci in una rada faggeta, che ci accompagna fino alla cima boscosa del monte Bracchio (1.025 m - punto più alto del percorso. Poco più di un'ora e mezza dalla partenza).

Le guglie dell'Alben dalla cima del monte Bracchio.

Dalla cima il panorama è un po' limitato dalla boscaglia. Di fronte comunque è possibile ammirare l'onnipresente monte Secco con le vette della Val Sanguigno, e la lunga dorsale che dal Blum porta al monte Parè ed alle cime di Bares. Per  vedere la Presolana occorre scendere di qualche passo o, meglio ancora, arrivare nei pressi del vicino e suggestivo "Rocol dol Seràfo", che si raggiunge proseguendo sulla traccia in discesa. Questo breve tratto scende ripidamente ed è facile scivolare. Richiede quindi un po' di attenzione. 

Ol rocol dol Seràfo in controsole.

Si passa in mezzo alle due costruzioni che compongono il roccolo e si gira immediatamente a destra, scendendo per una ventina di metri, verso uno slargo, che funge probabilmente da parcheggio per i fuoristrada. In questo punto l'esile traccia del sentiero confluisce in una carrareccia che si dirige verso i visibili prati di Falecchio.  Con dolce pendenza, si scende tra abeti ed ellebori.

Discesa nell'abetaia.

In una ventina di minuti si arriva ad un bivio, dove si tiene la sinistra. Procedendo in piano, in cinque minuti si raggiunge una chiesetta, dedicata alla Madonna di Guadalupe. Altri cinque e si arriva al bivio dove è iniziata la nostra salita al monte Bracchio. Si gira quindi a destra, seguendo la sterrata carrozzabile che si inoltra nel cuore dei prati di Falecchio. 

I  prati di Falecchio e il monte Secco.

Rispettando le proprietà private, molto segnalate ed evidenti, si cammina in piano ammirando i coltivi e le diverse cascine, che assumono le architetture più diverse. Sulla destra, lo sfondo della Presolana attira l'occhio in diverse occasioni. A sinistra sono ancora gli aspri massicci dell'Alben e del Secco a farla da padrone, creando un fascinoso contrasto con i placidi campi dell'altopiano.

I  prati di Falecchio e la Presolana.

L'incanto dura circa venti minuti di cammino, fino a quando la sterrata inizia a scendere e, giunta di fronte ad un'abitazione, effettua un brusco cambio di direzione verso sinistra, entrando in un tratto di fitta abetaia. Abbandoniamo quindi la sterrata individuando, sulla destra dell'abitazione, e indicato soltanto da una freccia di colore rosa disegnata su un sasso, un sentiero che scende ad una vicina cascina diroccata. Si segue questa traccia, superando un paio di cascine dai tratti nordici e continuando in mezzo ai prati, fino ad incrociare una rustica palina verticale, dalla quale abbiamo la conferma che proveniamo da Songavazzo e che, scendendo verso destra, raggiungeremo il borgo di Onore.

Qui si abbandona la carrareccia e si prende il sentiero a destra della casa.

Con buona pendenza si scende nel bosco, incrociando una radura che offre una bellissima visuale sul massiccio della Presolana. Proseguendo la discesa, in un quarto d'ora dalla palina segnaletica, raggiungiamo il letto in secca del torrente Righenzolo e le prime case di Onore.

I  prati di Falecchio e il pizzo Formico.

Superato il guado, imbocchiamo via Borgo Canal fino a raggiungere via Chiesa, che ci conduce fino alla parrocchiale ed alla strada provinciale, proprio di fronte al cimitero. La si attraversa, perchè da quel lato transita il percorso ciclopedonale che scende dolcemente in direzione di Songavazzo. Lo si segue fiancheggiando la provinciale stessa. Dopo dieci minuti la ciclopedonale si biforca.

I  prati di Falecchio e l'Alben.

Noi teniamo la sinistra e, fatti pochi passi, attraversiamo la provinciale sulle strisce pedonali. Dall'altro lato la ciclopedonale sale brevemente e poi pianeggia fino ad un ristorante con giardino ed un piccolo parco dove sono tenuti alcuni asinelli e dei daini. Si tiene la sinistra, abbandonando la provinciale ed imboccando via Pineta che, oltre il parcheggio del ristorante, torna ad essere esclusivamente riservata a pedoni e ciclisti. In poco meno di un quarto d'ora si individuano le prime case di Songavazzo e si giunge direttamente al parcheggio di partenza. 

Nel borgo di Onore.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 27-12-2022 - sereno, visibilità buona.
Punto di partenza dell'escursione: Piccolo parcheggio all'incrocio tra via Monte Falecchio e via Pineta, nell'abitato di Songavazzo. Questo Comune dista circa 40 km dal centro di Bergamo, percorribili in una cinquantina di minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Dopo Clusone si supera anche la rotonda all'altezza di Rovetta e si procede in direzione di Castione.  Un chilometro oltre, mal segnalata da un cartello stradale reso illeggibile dal tempo e dalle intemperie, si volta a destrsa in direzione di Onore e Songavazzo. Dopo cinquecento metri si arriva a un bivio e si volta a destra per Songavazzo. Si procede sulla provinciale 56bis per un chilometro e, in vista delle prime case, si gira sulla prima strada a sinistra seguendo le indicazioni per Falecchio. Si risale via Monte Falecchio fino al primo incrocio e si volta a sinistra per parcheggiare nello stallo di via Pineta.
Vista dalla ciclopedonale di Songavazzo.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 400 metri di dislivello per una lunghezza totale di quasi undici chilometri. 
Durata: La durata complessiva dell'anello è poco più di tre ore, escluse le soste.
Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale del Monte Varro: Gli interessati ad approfondire le motivazioni che hanno portato ad istituire questa area protetta possono consultare due siti. Il primo è quello istituzionale della Provincia di Bergamo, che ha realizzato un breve pieghevole per sintetizzare i valori ambientali presenti nell'area. Il link è il seguente:
- https://www.provincia.bergamo.it/cnvpbgrm/images/Ambiente_Int/Gestione%20del%20Paesaggio%20immagini/varro.pdf
Il secondo sito è di Orobie Vive, che rappresenta un coordinamento permanente di alcune fra le più imporatanti associazioni ambientaliste provinciali. Nel sito è scaricabile una dettagliatissima relazione sul parco di oltre cento pagine, redatta nel 2005 dal dottor Marzio Moretti. Il link è il seguente: http://www.orobievive.net/9_legislazione/locale/PLIS%20Monte%20Varro.pdf.

Nel tratto di discesa tra Falecchio ed Onore.

Altre escursioni in zona: Questa è la prima escursione che effettuo nei territori comunali di Songavazzo ed Onore. La zona confina con il vicino altipiano di Bossico, dove ho effettuato diverse passeggiate, molto gradevoli e fattibili ai più, sulle quali ho scritto due post. Questi sono i link di collegamento:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/09/sullaltipiano-di-bossico-tra-i-panorami.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2016/12/una-passeggiata-nei-boschi-di-bossico.html.
Negli uffici del Comune di Songavazzo ed all'infopoint di Borghi della Presolana (https://borghipresolana.com) sono disponibili le cartine relative ad una dozzina di sentieri per esplorare ogni angolo della zona.
Cartografia: Anche se non evidenzia la traccia di questa escursione, può essere utile consultare la carta turistico-escursionistica della Provincia di Bergamo (tavola 06) realizzata in scala 1:25.000.

Quando si dice la "posizione panoramica"...