sabato 4 maggio 2019

San Lucio - Forcella Larga - Fogarolo - San Lucio. Un interessante giro ad anello nella culla dello sci orobico.

Panorama dalla terrazza del Rifugio San Lucio

Presolana, Pizzo Camino, Arera ed Alben, il Lago d'Iseo contornato dalla cuspide del Monte Guglielmo, il Campo d'Avene e le principali cime del gruppo dell'Adamello.   Sono questi alcuni dei panorami che si possono ammirare durante il giro ad anello che descrivo di seguito.

Chiesa di San Lucio - foto di Sergio Gavazzeni

Si parte dalla località di San Lucio (1027 m), sopra Clusone, composta sostanzialmente da una suggestiva chiesetta seicentesca e dall'omonimo rifugio, dalla cui terrazza si ammira uno dei panorami più vasti delle Alpi Orobie.  Negli immediati pressi della chiesetta parte il sentiero CAI n. 508 che ci accompagnerà praticamente per tutto l'itinerario.     Si sale nel bosco fino all'ampia radura del Pianone (1142 m).   Tra queste dolci ondulazioni, negli anni cinquanta del secolo scorso, venne installato uno dei primi skilift della bergamasca.   Lo ricordano i vecchi piloni di cemento che fanno (brutta) mostra di sé in mezzo al verde dei prati.

Il Pianone e la Presolana

Si rientra nel bosco, per percorrere il tratto più faticoso dell'anello che supera, tra gli abeti, circa 400 metri di dislivello che portano alla Forcella Larga (1470 m), dove si trovano anche i ruderi della Capanna Ilaria. Negli inverni degli anni trenta, la Capanna rappresentava un'importante base di appoggio per gli escursionisti che partivano, sci in spalla, dalla piana di Clusone per effettuare l'ascensione del Formico per poi scendere, sci a piedi, verso Casnigo oppure completare lo stesso anello che ci resta da completare in questo stesso itinerario.

Zoom sulle Orobie innevate dalla Forcella Larga

Dalla Forcella Larga, raggiunta in meno di due ore da San Lucio, il panorama è veramente a 360 gradi.   Il Pizzo Formico incombe sull'amplissima conca del Farno, d'inverno utilizzata per la pratica dello sci di fondo.    Dalla parte opposta lo sguardo si perde sulle Orobie, dal Monte Alben fino al Pizzo Camino.   Il sentiero 508 prosegue in falsopiano e, in breve, porta alla Cappelletta dei morti della Montagnina (1483 m), dove il panorama si apre sui fitti boschi della Val Borlezza e sulle doline che delimitano il Campo d'Avene, splendida radura adagiata sulla testata della Val Gandino.

Il Pizzo Formico dai Morti della Montagnina.

Trascurato il bivio che scende al Campo d'Avene, si prosegue sempre sul 508, salendo in direzione di una sella a quota 1490 (punto più alto dell'anello), poco sotto la cima del Monte Fogarolo.   Tenendo sempre la sinistra, si prosegue su una sterrata che porta, attraversando un rado bosco intervallato da piccole radure presidiate da cascine ben ristrutturate, all'Alpe Fogarolo. 
Lago d'Iseo e Monte Guglielmo

La strada forestale prosegue in discesa, regalando ampi scorci sul Lago d'Iseo, l'altipiano di Bossico e le montagne bresciane (con l'inconfondibile sagoma del Monte Guglielmo), fino a portarci ai bellissimi prati della località Pendesa (1200 m).    All'altezza della Cascina Succo Martino (1188 m) si prende decisamente a sinistra, seguendo le indicazioni che ci riportano al Pianone, da dove si riprende il tratto di sentiero che lo collega a San Lucio.

Baita in Località Pendesa
Info tecniche:
Partenza: San Lucio si raggiunge tramite una strada sterrata di circa cinque chilometri che parte dalla piana di Clusone, in località La Spessa.   La strada non è agevole e va percorsa lentamente, non sono però necessarie le quattro ruote motrici.   Un centinaio di metri prima del Rifugio si trova un ampio parcheggio, delimitato da una sbarra.   Per arrivare alla partenza dell'anello qui proposto, bisogna raggiungere la chiesetta di San Lucio.   Sulla sinistra sono evidenti le indicazioni del sentiero CAI n. 508.   
Dislivello e durata dell'escursione: Il dislivello si aggira sui 600 metri di sola salita.   La durata complessiva supera le quattro ore. Se lo si prende con la dovuta calma si può arrivare a cinque ore. 

Il Pizzo Formico visto dal Pianone.

Altri suggerimenti: La sosta per il ristoro al Rifugio San Lucio è caldamente consigliata. Nella stagione calda è molto invitante cercare posto sui tavoli della terrazza, dove si gode un panorama da urlo.   Anche l'interno è molto confortevole e spazioso.  La cucina offre primi piatti con specialità tradizionali (casoncelli e pizzoccheri su tutti).   La selvaggina domina i secondi, spesso accompagnata da polenta e funghi porcini.  Le porzioni sono abbondantissime; buono anche il rapporto qualità-prezzo.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 05.

L'itinerario evidenziato sulla tavola 05 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.

domenica 14 aprile 2019

Un romanzo ambientato nell'altipiano di Selvino degli anni trenta: Pimpì Oselì di Elena Gianini Belotti

L'altipiano di Selvino - foto di Giovanni Barbieri,
che ringrazio per la concessione
Ogni volta che mi ritrovo a passeggiare sui sentieri dell'Altipiano di Selvino mi frulla in testa quella filastrocca che ha dato il titolo ad un romanzo scritto da Elena Gianini Belotti, che considero un piccolo capolavoro e di cui mi sento di consigliare la lettura a tutti coloro che amano la storia e le prealpi orobiche.
Nei pressi del Forcellino di Aviatico.
Ambientato negli anni trenta del secolo scorso, il romanzo, dai forti tratti autobiografici, racconta di un'insegnante costretta a trasferirsi, con i suoi due figli, da Roma a Selvino.   La vera protagonista del romanzo è la piccola Cecilia che avrà l'esperienza di frequentare la scuola dell'obbligo insieme al fratellino ed agli altri coetanei residenti nelle diverse frazioni dell'Altipiano.
Cappelletta sul Monte Poieto - foto di Giovanni Barbieri,
che ringrazio per la concessione
Il testo è un bellissimo insieme di microstorie, quelle che narrano della povera gente e del vissuto quotidiano in un mondo duro e ostile, tronfio di retorica fascista e devozione bigotta, dove le tradizioni hanno il sapore amaro della miseria e della chiusura aprioristica nei confronti del "forestiero".
I declivi dell'altipiano dal sentiero verso il Monte Suchello
Nelle prime pagine del romanzo, la descrizione della salita affrontata dalla corriera che percorre il tratto Nembro-Selvino assume i toni di un viaggio epico.    I bambini devono stare ... seduti fermissimi e fissare la strada: non dovranno voltarsi per nessuna ragione, dovranno aspirare ed espirare profondamente, a bocca aperta, ora comincia la salita, ci sono tredici tornanti e c'è il rischio di vomitare...    Gli sforzi titanici dell'autista nell'affrontare i tornanti, gli accenni violenti di vertigine dei passeggeri, gli sballottamenti e le strombazzate della corriera ed i continui conati di vomito vengono raccontati con una maestria coinvolgente e appassionante e l'arrivo nella piazza principale di Selvino viene salutato dai rintocchi delle campane che annunciano il mezzogiorno come fosse una vera e propria liberazione.
Monti Cornagera e Poieto - foto di Giovanni Barbieri,
che ringrazio per la concessione.
La trama si dipana soprattutto nel descrivere come fosse la scuola in quegli anni dove, ai piccoli montanari intabarrati nelle mantelle nere veniva insegnato l'abc del regime (Libro e moschetto, Balilla Perfetto) e venivano imbottiti dai dogmi del "catechismo degli angeli custodi."    Ma anche le descrizioni della vita quotidiana, della precarietà igienica e della cattiva alimentazione, vengono dipinte con crudo realismo velato da una tristissima ironia.     Erano i tempi in cui ... con l'arrivo della primavera, molti posti nei banchi restano vuoti.  I bambini delle cascine non vengono a scuola perché devono aiutare in casa: le mucche vanno condotte al pascolo, i campi ed i prati concimati con lo stallatico prima che la terra sia vangata...
Il verde dell'altipiano
Il capitolo più intenso e drammatico si svolge nel roccolo di proprietà del padre di una compagna di scuola, posizionato ...sui monti oltre Ganda, alla forca che si affaccia su Gazzaniga...    Quella che, agli occhi della piccola protagonista, sembrava promettere una bella gita tra prati fioriti e gai uccelli canterini, si trasforma in una crudele mattanza senza senso, dove gli adulti si trasformano, invasati da terribile furore, con le facce congestionate nello sforzo di un impari caccia ai tordi catturati dalle reti predisposte tutt'intorno all'uccellanda.
Roccolo
Pimpì oselì è un romanzo bellissimo.   Dopo averlo letto, percorrere gli itinerari che si articolano sull'altipiano di Selvino è come riattraversare parte della nostra storia perché, sia pur così lontani, quei giorni, attaccati l'uno all'altro, hanno costruito le fondamenta della nostra memoria.

Altre informazioni:
Arrivare: L'altipiano di Selvino dista poco più di 20 chilometri da Bergamo.   Si deve percorrere la provinciale 35 della Valle Seriana fino a Nembro, dove si deve imboccare la S.P. 36 che sale decisa, con 19 tornanti (e non 13 come scritto nel romanzo) fino ai 1.000 metri dell'Altipiano.  In auto si impiega circa trenta minuti dal capoluogo orobico.
Altre escursioni nei dintorni: In questo blog trovate le descrizioni relative a due itinerari che si sviluppano con partenza o arrivo sull'Altipiano. Il primo vi porta a conquistare la panoramica vetta del Monte Suchello. Il link è il seguente: 
https://dislivellozero.blogspot.com/2018/05/da-aviatico-al-monte-suchello-il.html
Il secondo parte invece descrive le diverse occasioni di escursione che girano intorno al bellissimo borgo rurale di Salmezza. Il link da cliccare è: https://dislivellozero.blogspot.com/2017/01/il-fascino-antico-di-salmezza-e-gli.html
Sul sito: http://www.altopianoselvinoaviatico.it vengono inoltre descritte numerose passeggiate tranquille, anche a "dislivello zero", che vi permetteranno di godere a pieno questo territorio.    Alla sede dell'ufficio turistico è possibile acquistare la versione cartacea completa di cartina.





sabato 23 marzo 2019

Escursioni per tutti i gusti ai Piani dell'Alben ed al Rifugio Gherardi

Minaccia di brutto tempo sui Piani dell'Alben
I piani dell'Alben, in Val Taleggio, rappresentano una splendida meta per gli escursionisti che amano passeggiate tranquille e prive di pericoli.   Arrivati al Rifugio Gherardi, esiste la possibilità di osare qualcosa di più impegnativo, conquistando vette panoramicissime, o completando un intenso e soddisfacente anello, oppure ancora, effettuando una splendida traversata in quota verso i Piani di Artavaggio.
Monte Sodadura ed ex-rifugio Battisti
Il punto di partenza del sentiero che porta ai piani dell'Alben si trova in località Quindicina (1.280 m), raggiungibile percorrendo la strada a pagamento che parte da Pizzino, frazione del Comune di Taleggio.   Dopo aver parcheggiato, ci si incammina sul sentiero CAI n. 120, che entra brevemente in un bosco rado e successivamente sale dolcemente tra i pascoli. Accompagnati da vedute sempre più ampie, la traccia prosegue senza strappi, fino a raggiungere il rifugio Gherardi (1.650 m) in poco più di un'ora dalla partenza.
Rifugio Gherardi e Monte Sodadura
Per molti potrebbe essere il punto d'arrivo, ma consiglio di camminare ancora una ventina di minuti, fino a raggiungere la costruzione rosata dell'ex-rifugio intitolato a Cesare Battisti (1.680 m), splendido balcone panoramico sul piccolo altipiano circondato da una corona di montagne. Ad Est spicca la muraglia composta dai monti Cancervo e Venturosa; sul rifugio privato incombe il Sodadura e a nord chiudono il cerchio l'Araralta ed il pizzo Baciamorti.   Guardando verso i piani d'Artavaggio, è infine possibile distinguere nettamente il gruppo delle Grigne e le altre cime del lecchese. 
L'edificio dell'ex Rifugio Battisti
Il sentiero prosegue verso la bocchetta di Regadur (1.853 m) che dista almeno un'ora di cammino dal Rifugio Gherardi.    E' pane per escursionisti allenati, perché la traccia prende ripidamente quota in mezzo a boschetti di pini mughi, attraversando scarichi di ripidi ghiaioni dove, nel periodo invernale,  abbondanti slavine precipitano verso il fondovalle.
Le Orobie viste dai Piani dell'Alben.
Nella bella stagione, per chi ha gamba ed esperienza, può essere interessante completare un anello che, giunto alla bocchetta di Regadur, prosegue sulle creste dell'Aralalta (2.006 m) e del Pizzo Baciamorti (2.009 m), scende all'omonimo passo di Baciamorti (1.540 m) e, per mezzo del sentiero CAI n. 153, ritorna a Capo Foppa ed infine a Quindicina.    Questo giro è da considerarsi impegnativo, poichè supera le cinque ore di camminata complessiva, coprendo una distanza di circa 13 chilometri con un dislivello di circa 800 metri.

Sul sentiero CAI n. 120.
Info tecniche:
Partenza: Si sale percorrendo la Statale della Valle Brembana sino a San Giovanni Bianco dove si gira a sinistra,  prendendo la SP 25, detta anche la "strada dell'orrido della Val Taleggio.    Per chi non la conosce, percorrere i tre chilometri di questa profonda gola vale il viaggio.    Arrivati al primo centro abitato (Sottochiesa) si prende a destra la strada che, in tre chilometri sale a Pizzino.    Poco prima del paese si trova un parcheggio, dove è attivo il parcometro con il quale si paga il ticket di due euro della strada a pedaggio che arriva alla località di Quindicina, dove parte il sentiero per il Rifugio Gherardi. 
Dislivello: Meno di 400 metri fino al Rifugio Gherardi. 400 metri esatti all'ex Rifugio Battisti, circa 600 metri alla Bocchetta di Regadur (tratto impegnativo e pericoloso d'inverno).
Durata: Poco più di un'ora al Gherardi, un altro quarto d'ora per il Battisti, oltre due ore dalla partenza per la Bocchetta di Regadur.
I segni del tempo intorno ad una cascina, poco sopra Quindicina.
Altri suggerimenti: Consiglio caldamente, soprattutto alle famiglie con bambini, di sostare al Rifugio Gherardi, non solo per la semplicità dell'itinerario e la bellezza del posto.    Il Rifugio, di proprietà del CAI di Bergamo, è gestito da anni dai volontari dell'Operazione Mato Grosso, che utilizzano il ricavato per il sostentamento dell'attività sanitaria dell'ospedale peruviano di Chacas, una impervia ed isolata zona montana dove l'assistenza sanitaria non viene garantita alle fasce di popolazione più povere.  Maggiori info: www.rifugi.lombardia.it/bergamo/taleggio/rifugio-gherardi.html; tel. 0345 47302.
Dopo l'escursione, ci siamo fermati a pranzare al Ristorante San Marco, nella frazione Sottochiesa di Taleggio.  Trovarlo è facilissimo: si trova negli immediati pressi del Municipio.   A dispetto dell'ingresso poco evidente e dell'interno un po' dimesso, il locale offre piatti tipici strepitosi ed un menù molto variegato.   Antipasti belli alla vista, primi piatti gustosi e strabordanti ed una proposta di secondi in cui viene esaltata la selvaggina ma anche gli eccezionali formaggi prodotti nella Valle.   Servizio efficiente e professionale e rapporto qualità/prezzo veramente notevole.  Da non perdere!
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 04.

Esempio di architettura rurale della Valle Taleggio, con il tipico tetto
a lastre chiamate piöde (che non ha eguali in tutto l'arco alpino).










sabato 23 febbraio 2019

Con o senza ciaspole, la Selva d'Agnone è sempre una meraviglia

Ho conosciuto la Selva d'Agnone in un inverno ricco di neve di molti anni fa.  Era uno dei pochissimi posti sicuri dove poter ciaspolare in tutta tranquillità.   Ci sono tornato in questa stagione avara di precipitazioni, al punto tale da costringere le ciaspole nel baule della macchina.    Ma le sensazioni e le emozioni sono rimaste quelle di un tempo.

Baita di mezzo al monte d'Agnone

Un paio di chilometri oltre il centro di Valgoglio si trova la località Bortolotti (1142 m) dove sono stati attrezzati un paio di grandi parcheggi ad uso e consumo degli escursionisti che vogliono raggiungere i laghi della Val d'Aviasco.    Noi ci siamo fermati al parcheggio in località Becc, all'estremità del quale, dietro una piccola area pic-nic, una traccia sale nel bosco, per raggiungere, in pochi minuti, un sentiero pianeggiante che proviene da Bortolotti.    Tenendo la destra, si resta alti sopra le cascine di Foppa e Sant'Antonio e, dopo circa un chilometro, si raggiunge una carrareccia ciottolata che svolta decisamente a sinistra proprio nei pressi di un varco panoramico che si apre sui prati di Sant'Antonio.   Più lontano troneggia il Monte Timogno e, sotto di esso, le piste da sci degli Spiazzi di Boario.

I prati di Sant'Antonio

Siamo sul sentiero CAI n. 228, che sale in un bel bosco misto di faggi ed abeti rossi, un tempo fonte di magri redditi per taglialegna e carbonai, fino ad una ventina di anni fa teatro degli allenamenti dei più forti fondisti bergamaschi.    In un'ora di cammino si raggiunge una bella radura, dove troneggia un'elegante baita in legno chiaro ed una bella fontanella ci offre la possibilità di dissetarsi.

Verso i declivi della Costa d'Agnone - foto di Sergio Previtali

In breve si esce dal bosco e lo sguardo si apre sui dolci declivi che salgono verso la Costa d'Agnone.    La traccia del segnavia n. 228 procede verso i laghi della Val d'Aviasco.    Noi invece, all'altezza di una croce in ferro saldata sopra un masso, giriamo decisamente a destra, per risalire verso il piccolo edificio ad uso caseificio estivo annesso alla Baita di Mezzo del Monte d'Agnone (circa 1600 m), possibile meta di questa semplice ma appagante escursione.

Panorama dalla Baita di Mezzo - foto di Mauri Parimbelli

Da qui il panorama è semplicemente fantastico.   Il fitto bosco appena percorso fa da tappeto a dolci ondulazioni ricoperte di neve compatta. Tutto intorno è un circo ininterrotto di vette, che culminano sull'inconfondibile piramide del Pizzo Pradella e lasciano intuire le valli del circondario: l'erta Val d'Aviasco, punteggiata di aspri sentieri e tralicci dell'alta tensione che collegano i laghi posti a quota duemila con le centrali del fondovalle e la selvaggia Val Sanguigno, con i suoi giochi d'ombra che nascondono sentieri ghiacciati e poco percorribili in questa stagione.

La Selva d'Agnone vista dall'alto. Sullo sfondo spunta il Pizzo Pradella.

Info tecniche:
Partenza: Dalla piazza principale del piccolo Comune di Valgoglio si continua a salire una stretta strada asfaltata fino a un bivio che a sinistra pianeggia verso il parcheggio a servizio di una centrale idroelettrica, mentre salendo a destra si raggiunge la località Bortolotti (1142 m) dove si trovano parcheggi a pagamento riservati agli escursioni ed agli ospiti del vicino Ristoro 5 laghi.
Dislivello: Circa 500 metri fino alla Baita di Mezzo del Monte d'Agnone (1600 m).
Durata: Un paio d'ore per la salita; un'ora e mezzo per la discesa.
Possibili varianti: E' possibile proseguire l'escursione arrivando fino alla Baita Alta del Monte Agnone (1768 m) che nel periodo invernale è quasi sempre completamente sommersa dalla neve.  In circa mezzora dalla Baita di Mezzo si raggiunge un punto ancor più panoramico e maestoso. 

Presolana, gruppo del Timogno e piste degli spiazzi di Boario.

Altri suggerimenti: Ho cercato più volte di completare le escursioni in questa zona pranzando al Ristoro 5 laghi. Non ci sono mai riuscito perché nei giorni festivi è sempre strapieno. D'altra parte la location è molto suggestiva, sia per i dintorni che per la struttura, che ricorda le cascine di un tempo, a tutta pietra  e con rustici arredamenti in legno. Nei pressi della corte si trova una piccola chiesetta ed è possibile compiere brevi passeggiate digestive raggiungendo vicini borghi dall'autentico sapore contadino.  Il menu è strettamente legato al territorio. Il loro sito web è: http://www.ristoro5laghi.com.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 02.

Salendo in controluce alla Costa d'Agnone


sabato 2 febbraio 2019

Un anello tra boschi, vigneti, chiese ed ulivi nel PLIS delle Valli di Albano

Il Plis non è un raviolo piemontese, ma uno strumento urbanistico per tutelare le aree sovracomunali di pregio ambientale o naturalistico.   Nella bergamasca ce ne sono 19, alcuni dei quali, nella zona collinare, offrono la possibilità di interessanti e piacevoli passeggiate. 
Chiesetta di San Cristoforo, al Colle di Pasta.
Nel Plis delle Valli d'Argon, per esempio, è possibile effettuare un anello che si addentra nei boschi cresciuti sul lato nord dei colli che incorniciano Albano Sant'Alessandro, ne percorre l'intera dorsale per ritornare tra i vigneti ed i campi di ulivi che ricoprono il versante assolato.
Cascina nella valle d'Albano
La partenza avviene da un parcheggio appositamente realizzato in via Valle di Albano (257 m), che si può raggiungere sia dal centro di Albano Sant'Alessandro (seguire segnaletica marrone: sentieri collinari) che dal centro di Torre de' Roveri.    Dopo aver parcheggiato, si entra nel bosco, si supera un ponticello e, al primo bivio, si tiene la destra.    Accanto la traccia si individuano i primi segnali bianco-rossi (sentiero CAI n. 626) che ci accompagneranno per gran parte dell'escursione.   Il sentiero sale nel bosco, superando oltre cento metri di dislivello, anche grazie a un bel tratto gradinato.
I gradini del sentiero 626 che porta alla chiesa di San Giorgio.
Un paio di segnali gialli, indicanti la direzione per raggiungere la chiesa di San Giorgio, ci indirizzano verso la dorsale della collina dove troviamo un bivio.   A destra si intravedono le antenne per le telecomunicazioni installate sulla cima del Monte San Giorgio.    Si prende invece a sinistra, per raggiungere, in pochi minuti (30 dalla partenza) la chiesetta in stile romanico di San Giorgio (433 m). 
Chiesa di San Giorgio
Sul retro dell'edificio religioso troviamo la segnaletica che ci accompagnerà alla seconda meta.  Seguendo sempre il sentiero n. 626, si affrontano una serie di saliscendi che seguono la dorsale boscata e, in una quarantina di minuti, ci troviamo ad un bivio, da dove, in un paio di minuti, è possibile raggiungere la chiesa silvestre di Santa Maria d'Argon (482 m) che presenta interessanti affreschi esterni, probabilmente realizzati nel sedicesimo secolo, visibili sotto il portico del lato sinistro della navata.
Chiesa silvestre di Santa Maria d'Argon (sotto la pioggia)
Tornati al bivio, si segue la direzione per San Rocco-Piazze-Santa Maria del Misma, calpestando una sterrata che porta, in circa 20 minuti, al Colle di Pasta dove, tra querce e cipressi secolari, si trova la bella chiesetta seicentesca di San Cristoforo (424 m).    Un sentiero gradinato a fianco della vicina cascina ci fa scendere a sinistra sulla strada sottostante. 
La Boffalora domina le Valli d'Albano.
Siamo sulla testata della Valle di Albano.   Il paesaggio assume caratteristiche quasi toscane.   Il versante solatio è punteggiato di cascine, vigneti ed anche piccoli uliveti.   Sfruttando le strade sterrate a servizio delle cascine, si scende nella Valle, fino a raggiungere l'asfalto che ci riporta, in poco più di mezzora, al parcheggio dove si è lasciato l'autovettura.
Asinelli al Colle di Pasta.
Info varie:
Partenza: Parcheggio attrezzato in via Valle d'Albano, raggiungibile sia dal centro di Torre de' Roveri, che da Albano Sant'Alessandro, seguendo la segnaletica marrone che indica i sentieri collinari.   Siamo a circa dieci chilometri dal centro di Bergamo.
Dislivello: Poco più di 200 metri, comprensivi dei saliscendi sulla dorsale boscata tra le chiese di San Giorgio e di Santa Maria d'Argon.
Durata: L'anello si può completare in poco più di due ore.
Altri suggerimenti: Prima di effettuare l'escursione può essere utile navigare sul sito del PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) delle Valli d'Argon, che fornisce informazioni utili su storia, paesaggio, flora e fauna ed altri itinerari fattibili nell'area tutelata.  http://www.plisdellevallidargon.it.
Cartografia: Carta turistico-escursionistica della Provincia di Bergamo - Tavola 08.
L'itinerario evidenziato sulla tavola 08 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.




domenica 13 gennaio 2019

A spasso fra le contrade di Corna Imagna, tra suggestioni storiche e gastronomiche.

Nelle pieghe della Valle Imagna si nascondono minuscoli borghi ed antiche contrade che meritano sicuramente una visita.  Il modo ideale è quello di raggiungerle camminando sulle mulattiere che, nei tempi andati, rappresentavano l'unica possibilità di collegamento tra i diversi centri abitati della valle.
Vista sul Resegone dalla contrada Roncaglia.
L'escursione proposta parte dalla chiesa parrocchiale di Corna Imagna (730 m), imboccando via Finilmascher e camminando per circa 150 m sull'asfalto,  fino a incrociare, sulla destra, uno scivolo cementato (segnaletica indicante il sentiero del castagno).   La traccia scende ad imboccare una mulattiera che, attraversando gli orti, porta fino alla carrabile che serve la contrada Canito (670 m).    Le sue case con i tetti in piode vengono raggiunte in circa circa 20 minuti dalla partenza ed è interessante percorrere il viottolo che porta alla seicentesca chiesetta di San Domenico.
Le prime case di Canito.
Tornati al bivio che a destra ci riporterebbe al punto di partenza, si cammina invece sulla carrabile asfaltata per circa un chilometro, fino a ritrovare, sulla sinistra, la segnaletica del sentiero del castagno che prende una traccia sull'erba che conduce ad una santella e, successivamente, alla contrada Regorda (640 m) dietro la quale, dopo un breve tratto di asfalto, compare anche l'affascinante complesso architettonico di Ca' Berizzi (circa 20 minuti da Canito).    Si tratta di una dimora nobiliare del diciottesimo secolo, al cui interno è possibile trovare un attrezzato centro di animazione culturale ed una "bibliosteria", in cui è possibile pranzare in mezzo ai libri (maggiori info nelle note tecniche in fondo al post).
Cà Berizzi.
Sul lato di Ca' Berizzi che guarda la strada provinciale si trova la mulattiera che porta, in una decina di minuti, alle case di Mafineto (620 m) alla cui destra parte una mulattiera gradinata che sale decisa nel bosco ceduo.   In una ventina di minuti, superando una serie di diversi tornanti, si arriva in località Feniletti (720 m) dove merita una sosta la locale Casa dello Stracchino, dove si valorizza uno dei prodotti più preziosi del territorio valdimagnino.
Nei pressi della Casa dello Stracchino.
Da Feniletti la mulattiera si trasforma, per un breve tratto, in strada sterrata che calpestiamo soltanto per pochi passi perché, alla prima curva, aiutati da un piccolo cartello segnaletico, la abbandoniamo per seguire la traccia che prosegue diritta a raggiungere, in meno di un quarto d'ora, le vicine contrade di Siva e Roncaglia (680 m).
Contrada Roncaglia.
Particolarmente interessante è quest'ultimo aggregato di case, che presenta una struttura difensiva risalente al periodo tardo medioevale (XII secolo), con le cascine raccolte intorno ad una casa torre, un tempo posta a difesa delle abitazioni delle famiglie di bergamini (mandriani transumanti) che allevavano le mucche e producevano i primi stracchini della valle.   Nella corte interna della contrada si trova l'omonima locanda, che presenta ed esalta caratteristiche architettoniche originarie e rappresenta una stuzzicante occasione di sosta gastronomica.
Nella corte interna di Roncaglia.
Da Roncaglia si torna indietro ripercorrendo la storica e recentemente ristrutturata mulattiera, riportandoci a Feniletti ed alla Casa dello Stracchino, dalla quale si raggiunge e si attraversa la strada carrozzabile proprio di fronte ad un piccolo parco giochi per bambini.   In pochi minuti, deviando a sinistra, si risale alla chiesa parrocchiale.   Il giro completo è durato circa un'ora e mezza. Con le soste e le visite si superano le due ore.

Contrada Regorda.
Info tecniche e gastronomiche:
Partenza: Chiesa parrocchiale di Corna Imagna, dedicata ai Santi Simone e Giuda Taddeo, che si raggiunge percorrendo la strada provinciale n. 14 della Valle Imagna.   Corna Imagna  dista circa 30 chilometri da Bergamo, percorribili in circa tre quarti d'ora.
Dislivello: Circa 150 metri, comprensivi dello strappo un po' faticoso della mulattiera che sale a Feniletti,
Durata: L'escursione si può completare in circa due ore.
Santella ricavata nel tronco di un castagno.
Altri suggerimenti: Questa escursione presenta l'opportunità di scoprire diverse eccellenze gastronomiche.   La locanda Roncaglia (www.locandaroncaglia.it), sita nel cuore dell'omonima contrada, è nota per la valorizzazione della cucina tradizionale e dei suoi ingredienti, con proposte tratte da antichi ricettari.
La bibliosteria Ca' Berizzi (pagina facebook: Ca Berizzi) presenta l'originalità di unire, nello stesso locale, la degustazione di piatti tipici con la consultazione di libri (anche antichi) dedicati alla storia ed alla cultura del territorio.
Nella Casa dello Stracchino, in località Feniletti, è possibile acquistare formaggi della tradizione casearia, realizzati con la tecnica tradizionale dei bergamini, che lavoravano il latte intero, a munta calda.    Lo stracchino è particolarmente buono, ed è possibile gustarlo freschissimo, di una settimana o più stagionato.
Ad un paio di chilometri dalla chiesa di Corna  Imagna in località Malisetti, si trova la Fattoria denominata "La Capra Campa"   (www.fattorialacapracampa.it), uno dei rari agriturismi dove gli animali sono considerati ospiti e non ingredienti.    E' possibile acquistare i prodotti del loro orto, che rappresentano anche la base delle loro principali proposte gastronomiche.   
All'imbocco del sentiero per i Tre Faggi.
Altre passeggiate: Chi vuole camminare un po' di più, può decidere di raggiungere i tre maestosi faggi che dominano il panoramicissimo crinale che separa la Valle Imagna dalla Val Brembilla.   Dalla chiesa parrocchiale di Corna Imagna è sufficiente seguire le indicazioni per il sentiero CAI n. 581.    Si tratta di una salita di un paio d'ore, a coprire circa 650 metri di dislivello, 
Cartografia: Carta dei sentieri dell'Alta Valle Imagna-Resegone, Ingenia Cartoguide, scala 1:15.000, acquistabile in rete o presso la sede del CAI di Bergamo (7 €).
La traccia dell'itinerario.
Si ringrazia Ingenia Cartoguide per la concessione.