mercoledì 26 maggio 2021

Dal santuario della Santissima Trinità un itinerario ad anello che congiunge la Conca del Farno al Pizzo di Casnigo.

L'escursione che attraversa prati e boschi delle pendici del Pizzo di Casnigo presenta due facce ben distinte illustrandoci, come un libro aperto, le contraddizioni esistenti nel rapporto tra uomo e ambiente montano.

Pascolo in località Lago, poco prima della Conca del Farno.

Lasciata l'auto nel vasto parcheggio adiacente al santuario della Santissima Trinità (nelle note il dettaglio per arrivarci - m 690) si segue la strada asfaltata che pianeggia verso il santuario della Madonna d'Erbia.   La traccia da seguire è quella del sentiero CAI 543 che, soprattutto nella parte bassa della salita, deve fare i conti con le recinzioni ed i divieti delle numerose proprietà private, senza contare la presenza di numerose altre segnaletiche che possono mandare in confusione gli escursionisti. Dopo circa un chilometro di asfalto, un paletto del CAI indirizza a destra, risalendo una costa erbosa e entrando in un bosco di latifoglie.   Anche in questo tratto la presenza di strade d'accesso alle ex-cascine ora trasformate in seconde case può creare qualche difficoltà di orientamento.

Uno sguardo alla Val Gandino dai pressi del Roccolo di Giundit.

Nei pressi di un edificio che cartelli in legno verniciato indicano come il Roccolo di Giundit (m 830  circa) si trova il bivio tra il sentiero CAI 542 (che useremo per il ritorno) ed il 543 che, finalmente, assume l'aspetto di un sentiero vero e proprio.  Tenendo la destra si sale con pendenza accentuata, alternando tratti di bosco con prati a pascolo.   E' il pezzo più faticoso, che porta fino alla Località Lago (m 1080), dove è facile incontrare mandrie di mucche al pascolo, immerse in un panorama agreste e suggestivo.

Località Lago.

In breve la traccia porta ad incrociare la strada asfaltata che da Gandino sale alla Conca del Farno.  L'impatto con il traffico festivo è spesso traumatizzante ma fortunatamente limitato.   Infatti, appena calpestato l'asfalto si incontra il parcheggio più a valle e possiamo sfruttare le scalette in fondo naturale che collegano i diversi parcheggi, fino a giungere accanto al casermone giallo della ex colonia del Farno (m. 1250 circa - poco più di due ore dalla partenza).  

Sentiero CAI n. 542 poco prima della Conca del Farno.

Poco metri dopo la ex colonia si piega a sinistra, imboccando una stradetta normalmente chiusa da una catena (indicazioni per sentiero CAI n. 542).   La si abbandona dopo un centinaio di metri, piegando a sinistra sulla traccia di un sentiero evidenziato con la segnaletica dell'Alta Via delle Grazie.  Camminiamo ora stabilmente sul sentiero 542, diretti alle pendici del Pizzo di Casnigo.  

Euforbia flavicoma nei prati alle pendici del Pizzo di Casnigo.

Pochi metri dalla Conca del Farno e già il silenzio è rotto soltanto dal canto degli uccelli.   Si scende dolcemente in una bella faggeta.   Non si incontra praticamente nessuno; ad un primo bivio si tiene la sinistra, fino a giungere ad un incrocio posto nei pressi di una sorgiva con vasca in cemento, utilizzata come abbeveratoio per gli animali (circa trenta minuti dalla ex-colonia).   Si trascura la deviazione a sinistra, che ci riporterebbe tra le mucche della Località Lago e si compiono pochi passi in direzione di una cascina, notando che la nostra traccia devia a sinistra (indicazioni sul tronco di un albero).

Pascoli, cascine e boschi fotografati dal Pizzo di Casnigo

Dopo una brevissima discesa, davanti a noi si palesano due cascine finalmente rimaste tali, armoniosamente inserite in una conca coltivata a foraggio, posta alla base della cresta ondulata che costituisce la cima del Pizzo di Casnigo (m 1115).   Il sentiero resta poco sotto, rendendo ovvia la tentazione di raggiungerne la sommità, per avere una migliore visuale della valle sottostante, magari con la recondita speranza di individuare qualcuno dei mufloni rilasciati, sul finire degli anni '90, dal servizio caccia e pesca della Provincia di Bergamo.    Qualcuno si chiede cosa centri con le Alpi Orobie questo bovide, tipico delle isole mediterranee.   I cacciatori, favorevoli a questa introduzione, dicono che questi ungulati si sono perfettamente inseriti nel contesto prealpino ed aiutano a tenere pulito il sottobosco oltre che, ovviamente, a fare da bersaglio alle loro fucilate.

Boschetto di betulle attraversato dal sentiero CAI n. 542.

Si abbandona la conca del Pizzo di Casnigo, continuando a scendere lungo la sponda destra orografica della Valle Sponda.   Perdendo quota il bosco si dirada fino ad avere una visuale più ampia dei declivi sottostanti e del lato opposto della val Seriana.   Il sentiero costeggia un bel boschetto di betulle e, poco più avanti perde di consistenza, confluendo in una serie di stradette che conducono a baite e cascine trasformate in ville.   Si procede in discesa, calpestando una carrabile cementata che confluisce nella strada asfaltata che collega i due santuari.   Prendendo a sinistra, in una ventina di minuti si torna al punto di partenza.

Roccolo sulla costa della Valle Sponda.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 23-05-2021 - nuvoloso.
Partenza: Santuario della S.S. Trinità (690 m) che si raggiunge risalendo la provinciale della Valle Seriana fino alla confluenza con la Val Gandino. Entrati in questa valle, si devia a sinistra per raggiungere il centro di Casnigo. Numerose indicazioni ci guidano per le strette vie del paese, fino ad imboccare via Santissima Trinità che, in un paio di chilometri e tre tornanti, ci conduce al parcheggio di servizio dell'omonimo santuario. Dista da Bergamo 25 chilometri, percorribili in circa tre quarti d'ora. 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 620 metri di sola salita. L'anello è lungo quasi otto chilometri.  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto servono circa 4 ore.

Il santuario della Santissima Trinità

Altri suggerimenti:  Merita sicuramente una visita il santuario della Santissima Trinità, base di partenza e arrivo dell'escursione. L'edificio è stato edificato probabilmente nel quindicesimo secolo e si trova in posizione dominante l'altipiano di Casnigo e la Valle Seriana. Nel portico esterno si possono ammirare affreschi realizzati tra il sedicesimo ed il diciottesimo secolo. All'interno è particolarmente imponente un affresco del giudizio universale, vera opera dominante della chiesa. Il santuario è aperto la domenica pomeriggio. Maggiori informazioni sul sito del Comune di Casnigo, Un depliant illustrativo può essere scaricato utilizzando il seguente link: http://ftp.casnigo.it/doc/il-paese/pieghevoli/trinita.pdf.
Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare altre due escursioni che percorrono i crinali de Val Brembilla. I link di collegamento sono i seguenti: 
https://dislivellozero.blogspot.com/2020/06/croce-di-corno-monte-di-corno-campo.html
https://dislivellozero.blogspot.com/2019/05/san-lucio-forcella-larga-fogarolo-san.html
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 05.


L'itinerario evidenziato sulla tavola 05 della 
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.




mercoledì 12 maggio 2021

L'anello del Monte Sornadello, a cavallo del selvaggio crinale che unisce la Val Brembilla con la Val Taleggio.

Grazie all'intenso lavoro dei volontari del Gruppo sentieri-Amici della Storia Val Brembilla, è stato risistemato un bellissimo percorso che attraversa un ambiente selvaggio e spettacolare, consentendo inoltre di realizzare un anello che gira attorno al dirupato Monte Sornadello (1580 m).

I prati di Malga Foldone all'ombra del Monte Sornadello.

L'itinerario prende avvio dalla Forcella di Bura (890 m), valico posto sul confine tra le Valli Brembilla e Taleggio.   Accanto ad un cartello informativo dell'ecomuseo della Val Taleggio prende avvio una  sterrata con l'evidenza del segnavia CAI n. 595, che ci porterà fino ai piedi del Monte Foldone.    Si trascura un primo bivio, che sulla destra ci porterebbe nelle pertinenze di una cascina ed al secondo si tiene invece la destra (evidente segnaletica del sentiero CAI 595) inoltrandoci in un bel bosco di faggi e carpini neri.

Primi passi nel bosco.

Si sale tra gli alberi con buona pendenza.   La traccia del sentiero si inerpica ora fra le rocce.   Grazie ad alcune finestre che si aprono fra la fitta ramaglia, è possibile ammirare il verde intenso della vegetazione della Valle Brembilla.    Dopo aver superato un buon dislivello, si sbuca dal folto del bosco per ammirare uno spettacolo di concrezioni rocciose, forre, pinnacoli e strapiombi.   Sulla destra invece i panorami si fanno sempre più ampi, disvelando prima la caratteristica sega del Resegone e, successivamente, il massiccio delle Grigne e la verdissima costiera del Pertus.

Sullo sfondo appare la costiera del Pertus.

Nel tratto più bello del percorso è opportuno fare attenzione.   Il sentiero serpeggia seguendo il contorno della base rocciosa del Monte Sornadello.   Per un buon tratto la traccia rimane in piano. Si prosegue poi seguendo i capricci di arditi saliscendi che aggiungono ulteriore dislivello all'escursione. In sostanza si percorre un lungo traverso, che presenta alcuni tratti un po' esposti, che ne sconsigliano il transito in caso di maltempo o di terreno bagnato o a rischio ghiaccio. 

Tra i pinnacoli del Monte Sornadello.

In un paio d'ore dalla partenza si raggiunge una bella radura con capanno di caccia dove troviamo un trivio.   Sulla sinistra si sale al Monte Sornadello, proseguendo diritto si scende verso San Pellegrino Terme.   Noi prendiamo a destra, imboccando un sentiero che si immerge tra splendidi ed imperiosi faggi raggiungendo, in una ventina di minuti, i prati che circondano Malga Foldone (1445 m), un ambiente suggestivo e bucolico dove è doveroso programmare un'adeguata sosta di ristoro.   

Le Grigne dai prati di Malga Foldone. Foto di Sergio Gavazzeni.

In pochi minuti si potrebbe salire sulla vetta del boscoso Monte Foldone (1497 m) ma è sufficiente sormontare il brullo colletto ben visibile sul retro della cascina per poter ammirare lo spettacolare massiccio dell'Arera che domina la sottostante Val Serina e la media Valle Brembana.

Menna, Corna Piana e Arera dal colletto sopra Malga Foldone.

Dalla Malga Foldone, si ritorna sui propri passi fino al trivio posto nei pressi della postazione di caccia. Prendiamo il sentiero che si prolunga in direzione opposta (n. 595A) che strappa deciso verso la cima del Monte Sornadello.    Per più di mezz'ora si continua a salire, superando oltre cento metri di dislivello.  La fatica comincia a farsi sentire e si trascurano due deviazioni sulla sinistra che, in circa quindici-venti minuti, ci porterebbero in vetta.   Restando rigorosamente sul sentiero principale, ben segnalato da bolli rossi o biancorossi,  si arriva finalmente al passo denominato "Mercante del Ferro" (1550 m).   Dalla Malga Foldone abbiamo camminato per quasi un'ora.

Panorama dal passo Mercante del Ferro.
In primo piano la palina indicatrice dell'itinerario di discesa.

Dopo aver ammirato una bella visuale sulle Grigne e sui monti che coronano la Val Taleggio, si individua sul prato sottostante un paletto il cui puntale è dipinto di bianco e rosso.   E' il punto d'inizio di una lunga discesa che si tuffa in un bellissimo bosco ceduo il cui sottobosco è ricoperto da un morbidissimo tappeto di foglie secche.   Le calpesteremo per oltre un'ora e mezzo, affidando il nostro orientamento ai bolli rossi disegnati sui tronchi che ci permetteranno di completare i restanti settecento metri di dislivello che completano l'anello del Sornadello, portandoci infine al punto di partenza.

Uno sguardo al Sornadello quasi al termine dell'itinerario.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 08-05-2021 - tempo bello.
Partenza: Forcella di Bura (890 m) che si raggiunge risalendo la statale della Valle Brembana sino ai ponti di Sedrina.   Si devia quindi a destra seguendo le indicazioni per Brembilla-Gerosa per percorrere la SP 24. Si risale tutta la Val Brembilla sino al valico della citata Forcella di Bura, raggiunta dopo aver superato anche l'abitato di Gerosa.   Dalla città sono una trentina di chilometri, percorribili in circa tre quarti d'ora. 
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 850 metri di sola salita. L'anello è lungo oltre otto chilometri.  
Durata: Per percorrere l'anello descritto servono 5 ore abbondanti, al netto delle soste.

Il Resegone visto dalla Malga Foldone.

Altri suggerimenti:  Questo percorso non sarebbe stato fruibile senza il lavoro dei volontari del Gruppo sentieri-Amici della Storia Val Brembilla, nato nel 1997 in seguito all'idea di realizzare una cartina contenente la sentieristica della Valle.   Con il passar del tempo l'impegno dei volontari è cresciuto, realizzando iniziative particolarmente interessanti.   Fra le tante, merita di essere citata la riattivazione dell'antico percorso denominato "Strada Taverna", che collegava il fondovalle con le contrade più a monte.   Da oltre quarant'anni il tracciato non era più transitabile, causa incuria e rimboscamento naturale.   Oggi rappresenta uno degli itinerari più stimolanti da effettuarsi in zona.    La pagina Facebook del gruppo è inoltre una fonte inesauribile di foto storiche, di notizie sulla valle e di immagini interessanti sui borghi, le contrade e le cascine che conservano le tradizioni più autentiche della zona. 
Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare altre due escursioni che percorrono i crinali de Val Brembilla. I link di collegamento sono i seguenti: 
https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/da-catremerio-al-pizzo-cerro-ed-al.html
https://dislivellozero.blogspot.com/2017/01/da-blello-ai-tre-faggi-una-passeggiata.html
Cartografia: Carta escursioni Lecco-Valle Brembana n. 105 della Kompass-1:50.000.

Un maestoso faggio nel bosco alle pendici del Monte Sornadello.







 







lunedì 1 marzo 2021

Sulla cima del Monte Misma, con un itinerario ad anello ricco di spunti naturalistici e storici.

Il Monte Misma è un placido panettone dal quale si gode un'eccezionale panorama.    Si eleva all'inizio della Valle Seriana ed è percorso da una miriade di sentieri che consentono di esplorare la zona in lungo e in largo.   Con questo itinerario si conquista la cima e si percorre un largo anello che tocca punti molto interessanti anche dal punto di vista storico e naturalistico.

Scendendo dal Misma: la Stalla di Cura con l'Arera a fare da sfondo.

Si parte dal parcheggio del Santuario della Madonna della Forcella (630 m) seguendo, per il primo tratto, le indicazioni che portano alla Cappella degli Alpini.   Si sale una scalinata che, dal retro del Santuario arriva in breve alla Cappelletta, dietro alla quale un sentiero risale la costa che attraversa un folto castagneto.    Arrivati ad un bivio, si tiene la sinistra, seguendo un'evidente segnaletica che indica  le località Prati Alti, Madonnina e Misma.   Quasi in piano, la traccia arriva a Pradadòlt (777 m - 40 minuti dalla partenza), una bella radura ombreggiata da grandi castagni.

Località Pradadòlt.

Il castagneto da frutto ha storicamente avuto un enorme sviluppo in tutto l'areale del Misma.   Negli anni trenta del secolo scorso a Pradalunga si producevano oltre 1400 quintali di castagne all'anno, grazie alla coltivazione di estesi castagneti che ricoprivano le pendici della montagna.   Gli esemplari secolari di Pradadòlt sono veri e propri monumenti viventi, simbolo di quella economia frugale che, fino al recente passato, ha contraddistinto la quotidianità delle popolazioni rurali del nostro territorio. 

Primule sul sentiero del Misma.

Da Pradadòlt si prosegue sulla sterrata, contrassegnata dalla segnaletica CAI n. 539 e, con un facile tratto in piano, si arriva velocemente in località Mesòlt (770 m) dove si nota una bella cascina ristrutturata, alle cui spalle si trovano una serie di dossi ondulati che risalgono le pendici del Misma.

Località Mesòlt
Quei prativi nascondono cumuli di roére, ammassi di ciottolame scartato dalle vene delle cave di pietra coti, uno dei prodotti per cui Pradalunga è famosa fin dal tempo degli antichi romani.   La pietra coti, opportunamente bagnata con acqua, è stata, per oltre un millennio, lo strumento più semplice ed efficace per tenere affilate le lame degli attrezzi utilizzati in agricoltura.   Il filo di falci, falcetti e roncole (ma anche quello delle armi da taglio) di mezza Europa veniva mantenuto efficiente grazie alle pietre coti estratte dagli stretti pertugi che si inoltravano nelle viscere del Misma. Dal dopoguerra l'attività estrattiva è andata scemando, lasciando soltanto enormi cumuli di pietrisco, ora quasi tutti completamente sommersi dalla vegetazione.

Il Roculù.

Da Mesòlt si prosegue in falsopiano, trascurando una prima deviazione per la croce del Misma, portandosi ad un colletto dove si incontra un caratteristico roccolo, chiamato Roculù (789 m - 30 minuti da Pradadòlt).   Qui si svolta a sinistra, su una traccia che sale ripidamente nel bosco.   Con fatica si prende decisamente quota, fino a superare una caratteristica baita dal profilo deturpato da una serie di antenne.  Poco oltre il bosco gradatamente si dirada fino a raggiungere il crinale erboso del Misma.  Manca ormai poco alla croce di vetta (1160 m - un'ora dal quadrivio del Roculù).  

La cascina dalle mille antenne.

Il panorama che si gode dalla cima del Monte Misma è veramente a 360°.   Aiutati da una piastra geodetica con i nomi delle montagne circostanti, riconosciamo l'Alben, l'Arera, il Pizzo del Diavolo, il Redorta, il Coca e la Presolana.   Nelle giornate limpide lo sguardo arriva facilmente ad ammirare le Alpi Occidentali, al cui centro campeggia l'imponente massiccio del Monte Rosa.   Per completare l'anello, dalla cima si prosegue scendendo lungo il crinale opposto, dove troviamo una vegetazione molto diversa rispetto a quella incontrata durante la salita.

Betulla negli immediati pressi della cima del Misma.

Il versante Nord-Nord/ovest del Misma è infatti meno soleggiato e più fresco, favorendo la presenza di betulle e soprattutto faggi.   Percorrendo una bellissima faggeta si percorre un tratto in falsopiano che porta al bel punto panoramico della Croce di Sant'Antonio (1053 m).  Successivamente il sentiero scende ripidamente fino ai prati della semidiroccata Stalla di Cura, da dove si domina tutta la bassa Valle Seriana (863 m - 45 minuti dalla cima del Misma).

Località Croce di Sant'Antonio.

Qui si incrocia la segnaletica del periplo denominato "le vie del Misma" e, per ritornare al punto di partenza, si deve prendere a sinistra.   Si calpesta quindi la traccia del sentiero CAI n. 510, che sale da Albino e termina proprio alla Forcella di Pradalunga.   Al primo bivio che si incontra dopo la Stalla di Cura, una evidente segnaletica indica di tenere la traccia di destra. Si prosegue nel bosco, fino ad arrivare ad un breve passaggio coperto che attraversa letteralmente la prima di una serie di cascine.

Anemone hepatica (detta anche erba trinità).

Ci si trova in una zona utilizzata per la castanicoltura. Numerosi cartelli ricordano che questi boschi sono di proprietà privata e vige il divieto di raccolta delle castagne da parte di terzi.   Si alternano tratti di castagneti con piccole radure e si scende fino ad usufruire di una strada privata che porta poco sopra la località Sbardelada, una ex cava di pietra coti, la cui area pianeggiante è stata trasformata in un  parcheggio sterrato, circondato da cumuli di roére.  Scendendo lungo la carreggiabile asfaltata si ritorna, in dieci minuti dalla Sbardelada e in poco più di un'ora e mezza dalla cima, al Santuario della Madonna della Forcella.

Nella faggeta del versante Nord-Nord/Ovest del Misma.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 26-02-2021 - tempo bello con foschia in quota.
Partenza: Santuario della Madonna della Forcella (630 m.) via della Forcella - Pradalunga, che si trova a meno di quindici chilometri dal centro di Bergamo.    Lo si raggiunge arrivando in centro a Pradalunga e salendo la via della Forcella che si prende dietro la chiesa parrocchiale.   Con una decina di tornanti si arriva all'ampio parcheggio sterrato del Santuario. 
Dislivello e distanza percorsa: circa 580 metri di sola salita. L'anello è lungo poco meno di otto chilometri.  
Durata: Per percorrere l'anello descritto servono poco più di tre ore e mezza, al netto delle soste.

Elleboro bianco fotografato nei pressi della Cappella degli Alpini.

Altri suggerimenti:  In stagione sarete fortemente tentati di raccogliere castagne.   Gran parte dei castagneti attraversati è di proprietà privata e non manca la segnaletica di avvertimento che vi invito a rispettare.   Se volete maggiori informazioni sulla coltivazione del castagno e sui prodotti derivati, potete fare riferimento all'Associazione Castanicoltori del Misma, contattabile tramite la pagina facebook: @castanicoltorimisma.
 
Se invece volete approfondire gli altri argomenti di carattere storico e naturalistico appena accennati in questo post, consiglio di prenotare, nella vostra biblioteca di riferimento, il volumetto scritto da Mario Valoti e pubblicato dal Comune di Pradalunga, dal titolo "I sentieri del Misma" che, in appena cinquanta pagine e proponendo una decina di itinerari da effettuarsi nella zona, offre tutte le informazioni che vi saranno necessarie.
Infine, in questo blog potete trovare un altro itinerario che gira tutt'intorno al Misma, passando dalla chiesetta di Santa Maria del Misma, uno splendido complesso religioso risalente al dodicesimo secolo, accessibile soltanto tramite sentieri.   Il link è il seguente: https://dislivellozero.blogspot.com/2018/03/sulle-vie-del-misma-una-montagna-per.html.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 08.

L'itinerario evidenziato in verde scuro sulla carta
turistica-escursionistica della Provincia di Bergamo

Tavola n. 08. Si ringrazia per la concessione.






venerdì 19 febbraio 2021

Dal Santuario dello Zuccarello alla croce del Monte Valtrusa, passando da Lonno e dal Forcellino. Quando la mezza montagna offre soddisfazioni inaspettate.

Conquistare una cima che non raggiunge i 900 metri di altezza può sembrare poca cosa.   Ma, per chi sa apprezzare, il Monte Valtrusa rivela panorami inediti ed una natura rigogliosa, in armonia con una presenza antropica non invasiva ed una rete di sentieri capace di soddisfare le più svariate esigenze.

L'altipiano di Selvino dalla cresta dei Corni.

Questo itinerario prende il via dall'ampio parcheggio annesso al Santuario dello Zuccarello (446 m., nelle note i dettagli per arrivarci).  I primi passi si susseguono sulla storica Via Mercatorum (il principale asse viario medioevale che congiungeva Bergamo con le sue Valli), che si imbocca sul lato opposto all'ingresso del Santuario, sulla destra per chi guarda dal parcheggio.   E' una bella mulattiera lastricata, che sale con buona pendenza in un bosco misto di castagni ed altri alberi caducifoglie ed è contrassegnata con il segnavia CAI n. 535.

Prime case di Lonno viste dal selciato della Via Mercatorum.

In località Bastia (586 m) la salita si addolcisce.  Dopo aver incrociato un percorso vita, la mulattiera supera orti, piccoli pascoli e cascine, fino a raggiungere le prime case di Lonno.  Lo sguardo si apre su belle colline e sull'inizio della valle Seriana.   Il lastricato lascia il posto all'asfalto percorrendo via allo Zuccarello e giungendo quindi in Piazza Sant'Antonio (698 m.-45 minuti dalla partenza) dove sarebbe possibile arrivare anche in automobile, risalendo la carrozzabile che raggiunge il paese da Nembro, realizzata negli anni '70 del secolo scorso. 

Primule comuni ai bordi della mulattiera per Lonno.

Tenendo sulla destra la Chiesa parrocchiale, si attraversa Lonno, percorrendo via Buonarroti.  Si seguono sempre le indicazioni CAI n. 535 che dopo una strettoia, fanno svoltare a destra, per percorrere un brevissimo tratto in comune con la segnaletica CAI n. 534.   Al bivio successivo il CAI 535 sale a destra, passa in mezzo ad alcune case e finalmente diventa sentiero, superando un tratto in ripida pendenza che sale deciso lungo il fianco boscoso del monte.   Al termine dello strappo si trascura una deviazione che porterebbe direttamente alla cima del Monte Valtrusa e si prosegue in falsopiano, lungo il versante occidentale dei Corni, ammirando le fioriture e gli agrifogli che colorano il sottobosco.  Superando alcuni metri di dislivello, si giunge quindi alla selletta del Forcellino (863 m.- un'ora e mezza dalla partenza), dove una serie di cartelli segnaletici la evidenziano come punto di passaggio obbligato di più sentieri. 

I contrafforti del Monte Podona visto dal Forcellino.

Voltando le spalle al Monte Podona, prendiamo la traccia pianeggiante a destra (direzione est) che percorre la cresta erbosa dei Corni, dalla quale si intravedono la corona di monti che fa da sipario all'altipiano di Selvino ed i numerosi tornanti della strada che lo congiungono al fondovalle.   Il sentiero prosegue lungo il filo di cresta, sempre ben segnalato ad eccezione dei tratti che traversano le proprietà di tre ex-postazioni di caccia.   La direzione è obbligata, ma consiglio di dedicare una certa attenzione agli sbiaditi segni rosso scuri che aiutano a non perdere la traccia.   Dopo circa 40 minuti dal Forcellino, si raggiunge infine la bianca croce in ferro posta sulla sommità del Monte Valtrusa (894 m.-2 ore e 10 minuti dalla partenza), dove lo sguardo è particolarmente catturato dalle insolite viste del massiccio della Presolana e del monte Ferrante.

La Presolana dalla cima del Valtrusa.

Per ritornare si può seguire l'evidente traccia che scende sul lato opposto del monte.  Dopo pochi  minuti dalla croce, si prende una deviazione sulla destra, segnalata da una freccia in legno con la scritta "Lonno".    Il sentiero scende velocemente nel bosco fino ad arrivare ai prati ed alle prime case della località Prato Fò, da cui raggiunge la strada carrozzabile. Tenendo la destra, si risale in breve alla Piazza Sant'Antonio, per riprendere la mulattiera già percorsa all'andata, e riportarsi infine al parcheggio del Santuario della Madonna dello Zuccarello.

I tornanti che portano a Selvino, fotografati dal sentiero di cresta.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 17-02-2021 - tempo bello.
Partenza: Santuario della Madonna dello Zuccarello (446 m.) via Case Sparse - Nembro, situato a meno di dieci chilometri dal centro di Bergamo.    Per arrivarci dalla strada provinciale n. 35 della Val Seriana è sufficiente seguire le numerose indicazioni che troverete a partire  dall'uscita che indica il centro di Nembro.
Dislivello: circa 500 metri di sola salita.  
Durata: Per percorrere l'anello descritto servono circa tre ore e mezza, al netto delle soste.

Faggio del bosco sul che ricopre la cima del Valtrusa.

Altri suggerimenti:  Non perdetevi il suggestivo panorama che si gode dalla terrazza del Santuario della Madonna dello Zuccarello.   Nel primo tratto dell'escursione si arriva in località Bastia, dove si trova l'azienda agricola di Marco Rossi, con le sue "selvagge". E' un allevamento di galline che vivono allo stato brado, rispettando le regole che garantiscono la certificazione biologica delle loro uova.   Maggiori info qui: https://www.leselvagge.it/index.html.

Elleboro bianco nei pressi del Forcellino.

Altri itinerari nei pressi e testi interessanti: L'inizio dell'escursione si svolge sulla storica via Mercatorum che, nel periodo medioevale, univa Nembro a Cornello dei Tasso ed a San Giovanni Bianco, attraverso le coste della Val Serina.  Una interessante Guida alla Via Mercatorum è stata recentemente scritta da Silvia Bonomi e pubblicata dall'editore Grafica & Arte (18 €).   Corredata di belle fotografie, la guida è uno strumento molto utile per effettuare un trekking di mezza montagna ricco di riferimenti storici ed artistici. 
Da Lonno è possibile effettuare escursioni per raggiungere la suggestiva località di Salmezza o anche per effettuare l'anello delle Podone.   In questo blog potete trovare indicazioni utili in merito: http://dislivellozero.blogspot.com/2017/01/il-fascino-antico-di-salmezza-e-gli.html.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 08.
 
L'itinerario evidenziato in un estratto della carta
turistica-escursionistica della Provincia di Bergamo

Tavola n. 08. Si ringrazia per la concessione.


martedì 2 febbraio 2021

Da Valtorta ai Piani di Bobbio, ciaspolando sullo storico confine tra Repubblica di Venezia e Ducato di Milano.

La conca di Valtorta offre diverse occasioni di turismo invernale. Anche quando gli impianti sciistici sono chiusi, è frequentata da molti escursionisti che disegnano interessanti itinerari da percorrere con ciaspole o sci d'alpinismo.

Il Pizzo dei Tre Signori dai Piani di Bobbio.

Il punto ideale di partenza per i trekking invernali è il piazzale degli impianti di Ceresola-Valtorta (1330 m) dove si trova un ampio parcheggio con annesso rifugio (Il Trifoglio) dotato anche di locale ristoro.  Il nostro itinerario inizia prendendo la stradina di servizio degli impianti, che sale in direzione dei Piani di Bobbio.   La traccia è inizialmente indicata anche con la segnaletica che indirizza verso i rifugi Buzzoni e Grassi.   Si percorre la strada per un tratto che attraversa un bosco di latifoglie.  Sulla destra la vista si apre sulle cime che contornano il rifugio Grassi e, verso valle, sul gruppo delle Baite di Ceresola.

Le baite di Ceresola; sullo sfondo lo Zucco del Corvo.

Quel che oggi è una sorta di parco giochi a disposizione di sciatori ed escursionisti, nel passato è stato teatro di violenze e scontri sanguinosi.   Le Baite di Ceresola erano poste nei pressi del confine tra Valtorta, che apparteneva alla Repubblica di Venezia, e la Valsassina, proprietà del Ducato di Milano che, nel diciassettesimo secolo, era in mano all'esercito spagnolo. Nell'agosto 1619, al culmine di una serie di reciproche rappresaglie tra le parti, che consistevano in furti di bestiame, aggressioni ai pastori, distruzione di baite isolate, ruberie di prodotti caseari e continui spostamenti notturni dei cippi di confine, una moltitudine di abitanti della Valsassina e di Vedeseta, scortati da una cinquantina di soldati spagnoli, saccheggiò ed incendiò le Baite di Ceresola, picchiando a sangue i contadini che osavano ribellarsi. 

Zoom sulle Orobie: si riconoscono il Monte Cavallo ed il Pegherolo.

Dopo mezz'ora, la traccia si inoltra sulla pista di sci denominata "nube bianca".  La si percorre con pendenza moderata per un buon tratto, fino ad arrivare di fronte ad un deciso cambio di pendenza. Decisamente a destra si potrebbe prendere la traccia della strada di servizio agli impianti, che, con una serie di tornanti, sale dolcemente ai Piani di Bobbio.   Se invece la neve lo consente, si può continuare diritti sulla pista, superando un tratto ripido, che va comunque affrontato con larghi zig-zag. 

La pista "nube bianca" dalla testata della Valle Lavazero.

Il muro ci porta nei pressi di un ultimo gradone che ci divide dai Piani di Bobbio.   Appena la pendenza diminuisce, si volta decisamente a destra, in un largo canalone con poca pendenza, che ci accompagna dolcemente fino a riprendere la strada di servizio negli immediati pressi dell'arrivo della seggiovia.

Lo Zucco Barbesino dai Piani di Bobbio.

Siamo praticamente sulla testata della Valle di Lavazero, che segnava il confine tra Valtorta e Valsassina, cioè tra Venezia e Milano.  Con la sottile differenza che per i valtortesi la linea di confine si trovava dove l'altipiano di Bobbio diventava perfettamente orizzontale, mentre per gli abitanti della Valsassina il confine passava accanto al più grande faggio della zona, di smisurata grandezza e perfettamente individuabile grazie anche ad una croce di ferro inserita nel suo enorme tronco.  Questo faggio si trovava 400 metri più a valle, permettendo quindi ai sudditi del Ducato di Milano di sfruttare una notevole fetta di pascolo ed una bella porzione di bosco che forniva la legna necessaria ai forni fusori annessi alle loro miniere di ferro. Il maestoso albero, oggetto di risse continue, visse fino ad una calda mattina di agosto del 1720, quando fu ritrovato tagliato a pezzi e completamente asportato dalle sue radici.

Arrivo ai Piani di Bobbio. Alle spalle il Monte Chiavello.

Tornati quindi sulla traccia della strada, si prende decisamente a sinistra per raggiungere velocemente la linea orizzontale che rappresenta la nostra meta ed anche l'orlo dell'altipiano (circa 1700 m).   Il panorama si fa ampio da ogni parte si guardi: sulla destra compare l'affilato profilo del gruppo delle Grigne; sulla sinistra si impone il gruppo composto dallo Zuccone dei Campelli, lo Zucco di Barbesino e quello di Pesciola.   Volgendosi verso nord, su tutte le cime domina l'incombenza del Pizzo dei Tre Signori.   Uno spettacolo maestoso, degno punto di arrivo di una escursione adatta a molti.  Il ritorno avviene seguendo a ritroso l'itinerario di salita.

Le Grigne dai Piani di Bobbio - foto di Sergio Gavazzeni.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 31-01-2021 - tempo con ampie velature, in parziale dissolvenza dalla tarda mattinata.
Luogo di partenza: Ceresola di Valtorta (1330 m) in Alta Valle Brembana.  La località dista circa 60 km da Bergamo (un'ora e un quarto di automobile).   La si raggiunge percorrendo la statale 470 della Valle Brembana fino a Piazza Brembana, dove si tiene la sinistra percorrendo la strada provinciale 1 fino ad Olmo al Brembo, dove si gira a sinistra (indicazioni per Cassiglio, Ornica, Valtorta) sulla strada provinciale 6.   Giunti a Valtorta, si seguono le indicazioni per gli impianti sciistici fino ad arrivare nel parcheggio del rifugio Il Trifoglio.
Dislivello e distanza: circa 370 m di sola salita. Tra andata e ritorno si percorrono 6,4 km.
Durata: La salita impiega circa un'ora e mezza; per la discesa basta un'ora, ovviamente al netto delle soste fotografiche e panoramiche.
Prime tracce di discesa dalla testata della Valle Lavazero.

Note sull'accessibilità dell'escursione: Sulle piste degli impianti sciistici non è quasi mai compatibile la coesistenza tra discesisti ed escursionisti che effettuano trekking invernale con ramponi, ciaspole e sci d'alpinismo.   L'escursione qui descritta è stata effettuata ad impianti chiusi.   Invito quindi chi volesse effettuarla di verificare la situazione telefonando alla biglietteria di Ceresola 0345 87853, o consultando il sito: https://www.pianidibobbio.com.
Altre note: Le sintetiche indicazioni di carattere storico in corsivo nel testo possono essere ampliate ed approfondite procurandosi il volume "Valle Brembana, antica terra di frontiera" scritto da Giuseppe Pesenti e Franco Carminati, editore Corponove. Il testo può essere prenotato anche sulla rete bibliotecaria bergamasca: https://www.rbbg.it.
Passando da Valtorta è d'obbligo una sosta alla Latteria Sociale di Valtorta che, dal 1954 trasforma il latte conferito dai suoi soci produttori in piccoli capolavori caseari tutti da gustare.   In particolare, Valtorta è famosa per gli Agrì e lo stracchino all'antica delle valli orobiche, entrambi presidi Slow Food.   Ma la zona è anche produzione diretta del Formai de Mut e del Fiurì.    Giorni ed orari d'apertura ed ulteriori dettagli qui: http://www.latteriavaltorta.it/latteria-sociale-valtorta.html.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 01.