mercoledì 7 febbraio 2024

Dal fondovalle a Bondo di Colzate, fino a raggiungere i panorami regalati dalla cima del Pizzo Frol, a picco sulla Val del Riso.

 🥾 Dislivello: circa 620 metri               ⌚ Durata:  4 ore               📏Lunghezza: 9,5 km

L'Alben dalla cima del Pizzo Frol.

La partenza dell'itinerario si trova negli immediati pressi del parcheggio a servizio della fabbrica ITEMA, posto in fondo a via Gianni Radici,nella zona industriale di Colzate (430 m circa). Il punto di partenza, ben indicato con segnaletica verticale, è anche l'inizio del sentiero CAI n. 526/A, da seguire per un lungo tratto. I primi passi portano ad un ponticello che, voltando a destra, supera un torrente che scende dal bosco ceduo, all'interno del quale si risale fino alle prime case della frazione di Bondo.

Elleboro sul sentiero CAI n. 326/A.

La stradella, con due tornanti cementati, guadagna quota portandoci all'inizio di un sentiero che si tuffa deciso fra la fitta vegetaziome. Dopo pochi passi si incontra un bivio ben segnalato, dove teniamo la destra, per poi salire con buona pendenza tra belle fioriture di ellebori e qualche timida primula.

Primuline nel bosco.

Si continua per una buona mezz'ora (660 m circa), fino ad un tratto dove il bosco tende a diradarsi e si incontra un bivio non segnalato, Tenendo la sinistra, si prosegue per qualche minuto, ritrovando la segnaletica biancorossa del 526/A, che ci guida verso un tratto in falsopiano. Successivamente superiamo un ultimo deciso strappo, che ci deposita di fronte ad una suggestiva santella. Stiamo camminando da circa tre quarti d'ora e si vedono le prime case di Bondo.

La santella, poco prima di Bondo.

In meno di dieci minuti si sbuca sull'asfalto, giusto all'altezza della segnaletica stradale indicante l'ingresso nel territorio di Bondo (765 m-meno di un'ora dalla partenza). Di fronte troneggia la chiesa parrocchiale di San Bernardino. Pestando l'asfalto per una ventina di metri, si intravede, sulla sinistra, una palina verticale che regge anche una freccia biancorossa. L'indicazione ci fa imboccare una larga mulattiera che porta ad una scalinata.

La chiesa di Bondo con la mulattiera da percorrere.

Il primo insediamento nei dintorni dell'attuale Bondo (toponimo indicante, per i popoli prelatini, una conca con presenza di acqua) fu creato dai celti, qualche secolo prima di Cristo. In epoca romana il borgo fu utilizzato come base per gli schiavi che lavoravano nelle miniere della Val del Riso. Attualmente la frazione conta circa 200 abitanti, la maggior parte dei quali vive nelle cascine e nei borghi sparsi fral le colline, fuori dall'agglomerato principale sorto nei pressi della chiesa parrocchiale.

Bondo: lavatoio coperto ed edificio con loggiato.

Arrivati in cima alla scalinata si attraversa la strada, entrando in Piazza San Bernardino, dove si possono ammirare l'antico lavatoio coperto ed un'abitazione con suggestivo loggiato in legno. I segni biancorossi del CAI disegnano una traccia che sale nel cuore del borgo fino a rincrociare la strada carrozzabile in corrispondenza delle ultime case. Qui si volta decisamente a destra e, calpestando l'asfalto, si sale con gradualità, restando sempre sulla traccia del sentiero CAI n. 526/A.

La Tribulina al Colle di Bondo.

Dopo cinque minuti si incontra un bivio dove si tiene la destra e si continua a salire in campo aperto, sino a raggiungere il Colle di Bondo (830 m circa-un'ora e un quarto dalla partenza), presidiato da una rustica tribulina dedicata a Sant'Antonio. Il sentiero del CAI ci abbandona voltando a sinistra, verso Barbata. Noi proseguiamo diritti, restando sul nastro d'asfalto, che costeggia il bosco. Tra prati, cascine ed altri edifici un tempo rurali ora residenziali e con alcune belle visuali sulla media e bassa Valle Seriana, si giunge nei pressi di una cascina che riporta il numero civico 26.

Il fondovalle dal Colle di Bondo.

La si supera di pochi metri, fino ad incontrare, sulla destra, una strada privata cementata. La si percorre salendone un paio di tornanti, al termine dei quali si arriva a costeggiare una bella abitazione con muri esterni in pietra a vista (986 m-circa tre quarti d'ora da Bondo). La sterrata procede oltre, volgendo a destra e pianeggiando per un buon tratto.

Cascina lungo l'ultimo tratto di sterrata.

Alla nostra sinistra si apre un bel panorama sul Val del Riso, sulle cime di Belloro e sul versante sud della Valcanale. In meno di dieci minuti si raggiunge uno slargo, oltre il quale lo sterrato prende a scendere. Da questo slargo si sale a sinistra, seguendo un'esilissima traccia che si perde nell'erba. La direzione da prendere è data dalla vetta dell'ormai vicino Pizzo Frol. 

La Presolana dalla vetta del Pizzo Frol.

Senza percorso obbligato (che significa aver rinunciato a ritrovare l'esilissima traccia) si sale traversando tra roccette, ripidi prati ed isolate betulle. Alle spalle si apre una maestosa vista sulle nere guglie dell'Alben. In breve si raggiunge un primo cocuzzolo. A destra gli strapiombi lasciano intravvedere la cava del Ponte del Costone. Di fronte comincia a palesarsi il massiccio della Presolana e l'altipiano di Clusone. A sinistra la Val di Riso e la sua splendida cornice di vette. 

Il versante sud della Valcanale dalla vetta del Pizzo Frol.

Poco oltre ci aspetta una seconda cimetta. E' la nostra meta, che si raggiunge in un attimo. Dal Pizzo Frol (1055 m-due ore un quarto dalla partenza) lo spettacolo è entusiasmante. A sud si spazia dal fondovalle alla cima del monte Cavlera ed ai boschi che circondato il minuscolo borgo di Barbata.

Il monte Cavlera ed i boschi di Barbata dalla vetta del Pizzo Frol.

A sinistra, accanto alle creste del monte Alben, si intravede la mole del Menna. Poco oltre il Grem e le altre cime che dominano gli abitati di Gorno ed Oneta. Poco dietro spuntano i profili delle vette dolomitiche della Valcanale, con un'insolita vista sulla Corna Piana. Poco più in basso verdeggiano le dolci cime di Belloro e gli ameni prati di Alino, da cui sale il tracciato che arriva in cima al monte Vaccaro.

In primo piano Parre, in mezzo il Sapél Nè, la Senda e le cime Blum e Parè. 
Dietro le Orobie, con il Ferrante in mezzo e a destra la Presolana

Di fronte, oltre i solivi pianori che ospitano Premolo e Parre, parte la lunga cresta che unisce il Sapel Nè, la Senda, Cima Blum ed il monte Parè al massiccio della Presolana. Ai lati della Regina si intravvedono il panettone calcareo del Ferrante e le guglie del Pizzo Camino. Più a destra e ben più vicini, gli aspri versanti dei Pizzi Falò, Guazza e Formico. Tra questi Pizzi ed le pendici del Frol, in fondo ai dirupi, si trova l'ansa del Serio superata dal Ponte del Costone, involontario protagonista di molti episodi della storia locale della Valle (qualche spunto nelle note tecniche).

I segni dell'uomo: la cava del Ponte del Costone
dalla cima del Pizzo Frol.

Per anni le falde orientali del Pizzo Frol furono oggetto di incendi dolosi, innescati nelle immediate vicinanze del Ponte del Costone. La ripetitività dei roghi aveva bruciato gran parte della superficie boschiva che ricopriva questo versante. Nel 2017 il piromane, un pensionato settantatrenne di Clusone, venne arrestato in flagrante dai Carabinieri e condannato a tre anni e dieci mesi per incendio boschivo doloso. Fu considerato l'autore di almeno otto roghi appiccati alla base del Pizzo Frol. Da allora la vegetazione ha lentamente ripopolato il territorio che, lentamente, con i ritmi propri della natura, sta riprendendo le forme originarie.

Il minuscolo borgo di Barbata, visto dal sentiero di discesa.

Il ritorno avviene calcando lo stesso tragitto percorso all'andata. La discesa impiega poco più di un'ora e mezza.

Bondo: il lavatoio e la chiesa di San Bernardino.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 04-02-2024 - Sereno, con innocue velature.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio di fronte alla fabbrica ITEMA spa, in via Gianni Radici 4 - Colzate, che dista
 circa 23 km dal centro di Bergamo, percorribili in mezz'ora d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana per una ventina di chilometri. Superato il bivio per Vertova si giunge ad una rotonda che a destra sale a Casnigo. Si procede diritto verso Nord per un altro chilometro e mezzo, fino ad individuare, sulla sinistra, un ponte sul fiume Serio che conduce al parcheggio di via Gianni Radici.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 620 metri di dislivello per una lunghezza complessiva, tra andata e ritorno, di nove chilometri e mezzo
Durata: Salita e discesa per il medesimo percorso impegnano per circa quattro ore, escluse le soste. 

Fiori di zafferano selvatico ai margini del bosco di Bondo.

Notizie storiche sul Ponte del Costone: Il ponte del Costone fu voluto da Napoleone Bonaparte e venne realizzato dall'Ing. Vidali tra gli anni 1812 e 1816. In precedenza, questa zona, che rappresenta una sorta di imbuto naturale nel quale scorre impetuosamente il Serio, era pericolosa ed insicura, sia per le caratteristiche naturali, che per la presenza di briganti e contrabbandieri. Con la sua realizzazione, il ponte del Costone divenne una porta che unisce le zone industriali e le dolci colline della bassa Valle Seriana con i piccoli arroccati borghi ed i circhi di vette dell'Alta Valle. Altre notizie interessanti ed utili si trovano a questo link: https://www.valseriana.eu/blog/coston-bridge-nato-per-unire.
 
La Val del Riso vista dalla cima del Pizzo Frol.

Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposte altre due escursioni su questi versanti. I link di collegamento sono:
-https://dislivellozero.blogspot.com/2022/01/dal-santuario-di-san-patrizio-alla-cima.html;
-https://dislivellozero.blogspot.com/2018/10/i-tesori-del-monte-secretondo.html.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 05.

L'itinerario proposto evidenziato in verde sulla tavola 05
della  Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
In rosso altri due tracciati percorribili in zona e descritti nel blog.
Si ringrazia per la concessione.


mercoledì 24 gennaio 2024

Da Contrada Bricconi alla vetta del Ploc del Lò, salendo dai soleggiatissimi Prati del Lò.

 🥾 Dislivello: poco meno di 500 metri           ⌚ Durata:  3 ore           📏Lunghezza: oltre 5 km

Uno sguardo verso sud dalla baita più alta dei Prati del Lò.

Per salire ai Prati ed al Ploc del Lò bisogna raggiungere il parcheggio a servizio di Contrada Bricconi (950 m. circa), piccolo e splendido borgo medioevale recentemente restaurato, sito nel territorio del Comune di Oltressenda Alta. Nelle note tecniche trovate i dettagli per arrivarci.

Contrada Bricconi.

Dal parcheggio si prende a destra, seguendo l'indicazione per Colle Palazzo. Si calpesta lo sterrato ed il cemento di una strada agro-silvo-pastorale, che sale con decisa pendenza in un bel bosco di latifoglie. In meno di dieci minuti si arriva ad un primo bivio, privo di segnaletica. Si tiene la destra, proseguendo sulla traccia principale. Ci si comporta allo stesso modo al successivo bivio, che si trova dieci minuti dopo. Poco dopo se ne incontra un terzo, con tanto di indicazioni (circa 1120 m-venti minuti dalla partenza). Sulla traccia principale si continuerebbe per Colle Palazzo.

La cascina con vista sul monte Vaccaro.

Noi invece saliamo a sinistra, sulla strada che un apposito segnala indica priva di guard rail e, dopo un primo tornante sinistrorso, incontriamo la prima di tante cascine che punteggiano questa zona, che gode di un bel panorama sulla costa innevata del monte Vaccaro. Lambiamo l'angolo della cascina, continuando a salire tra la vegetazione di un bosco dove ora prevalgono le conifere, alla cui base spuntano i primi ellebori.

Boccioli di Elleboro nero.
  

Erti strappi si alternano a tratti con pendenza più dolce. Si raggiunge la base di una scarpata, che la carrareccia supera grazie a due tornanti in cemento (circa 1280 m di quota-cinquanta minuti dalla partenza). Poco sopra il bosco si dirada, per aprirsi completamente, poco oltre l'ennesimo tornante, negli immediati pressi della prima di tre suggestive baite che punteggiano i bucolici Prati del Lò. Grazie alla particolare posizione, questa radura è tra i luoghi più soleggiati dell'Alta Valle Seriana.

Le tre baite dei Prati del Lò in fila indiana.

La sterrata termina alla seconda baita, posta a 1370 m di altitudine (un'ora e dieci minuti dalla partenza). Dal terrazzo erboso si ammira una bella vista a scavalco sui crinali di Cima Blum, per giungere fino al panettone del Pora. A destra troneggia il Pizzo Formico ed i monti che delimitano la piana di Clusone: Crapet, Simer e Sapél Nè. 

I crinali del Blum ed il panettone del Pora dai Prati del Lò.

Un sentiero si stacca dall'edificio rurale e sale con gradualità nei prati, dirigendosi verso l'ultima baita. Salendo i colori si fanno più caldi, creando un evidente contrasto con le vette più alte, ancora innevate. In basso si palesano le piane agricole di Piario e Villa d'Ogna, ancora brinate dal freddo notturno. Costeggiando il bosco che ingombra le pendici del vicino monte Ba, la traccia compie un largo semicerchio. Lo abbandoniamo per portarci alle porte della terza baita.

La terza baita e, sulla destra in alto, la croce di vetta del Ploc del Lò.

Dietro ad essa, poco sopra, luccica una piccola croce metallica. Indica la cima del Ploc del Lò (1430 m- circa un'ora e mezza dalla partenza). Il panorama che ci aspetta verso nord è impressionante. Di fronte giganteggia il monte Redondo. Sotto di noi precipita un fitto bosco che arriva ai bordi di Piazzolo e, più giù, vicino alle case più alte di Ardesio. Più lontano lo sfondo è riempito dalla catena delle Orobie. 

Il monte Secco e l'ombra scura della Valcanale.

A nord-ovest il monte Secco e l'ombroso intaglio della Valcanale che sembra calare direttamente dalle pendici del monte Corte. E poi, spostandosi lentamente verso destra, il monte Pradella, il Pizzo Salina, il Cabianca, il Madonnino, il monte Grabiasca e la punta del Diavolo che sbuca proprio sopra le guglie del Redondo. 

Monte Redondo e Corna Rondinina. In secondo piano Grabiasca e Pizzo del Diavolo.

Il ritorno avviene lungo lo stesso tracciato, impiegando più o meno un'oretta. Se avete tempo e voglia, suggerisco due brevi varianti per arricchire l'escursione:
Prima Variante: in alcune app è segnalato un anello escursionistico che, dalla prima baita dei Prati del Lò, consente il rientro a Contrada Bricconi passando dalla cima del monte Fortino, scendendo al piccolo santuario della Madonna della Neve in località Dosso, e risalire in breve a Bricconi. 

Scendendo verso la seconda e la prima baita dei Prati del Lò. La prima
variante entra nel bosco calpestando la neve appena dietro la prima baita.

Di questo tracciato ho percorso un breve tratto: dal terrazzo della prima baita ho seguito un'esile traccia pianeggiante che porta nel bosco. Sul tronco di un abete si trova una freccia in legno indicante la direzione per Ardesio. La si segue per pochi minuti, restando in piano. Quando questa traccia scende decisamente tra gli alberi, la si abbandona per procedere sulla cresta, seguendo un solco appena intuito, fino ad un punto panoramico che si apre sulla valle.

Monti Vaccaro e Secco dal punto panoramico.

Sulla destra si ha una bella visuale della cresta che unisce la cima del Vaccaro con quella del monte Secco. Di fronte compare invece il dirupato monte Fortino con un'ipotesi di percorso parecchio complicata. Si aggiunga il fatto che, proprio in quel punto panoramico, l'esilissima traccia scompare del tutto nel folto del sottobosco. Andata e ritorno dal punto panoramico: una ventina di minuti.

Il monte Fortino. Dietro si vede il paese di Piario e sullo sfondo il Pizzo Formico.

Seconda Variante: assolutamente da consigliare è la visita a Contrada Bricconi, raggiungibile dal parcheggio con una breve passeggiata di circa 100 metri. Poco più di dieci anni fa, questo borgo del XV° secolo era in stato di completo abbandono. Un gruppo di giovani imprenditori ne ha rilevato l'affitto al Comune, avviando un'opera di ristrutturazione in completa armonia con la storia e la natura del territorio circostante, arricchendolo con un'attività agricola, un agriturismo ed ristorante (ora) stellato, che valorizzano la gastronomia montana. Altre info su: www.contradabricconi.it.

Edificio di Contrada Bricconi.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 22-01-2024 - Sereno, con velature in rapida espansione.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio di Contrada Bricconi, frazione di Oltressenda Alta, che 
dista circa 40 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di tre quarti d'ora d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si procede diritto, seguendo le indicazioni per Valbondione. A circa 4 km dal precedente bivio, si volta a destra, in direzione del centro di Villa d'Ogna. Superata la piazza del Municipio, si procede per un centinaio di metri, voltando a sinistra in via IV Novembre. Si costeggia la chiesa di Ogna e si volta a destra in direzione di Nasolino. Saliti tre tornanti si attraversa quest'ultimo borgo, sede del Comune sparso di Oltressenda Alta. Si prende via Presolana, arrivando al bivio con le indicazioni (frecce in legno) per Contrada Bricconi. Si gira a sinistra su via Dossi (che Google Maps chiama via Plasso) e, in meno di un chilometro, si giunge al parcheggio di partenza dell'escursione.

La croce del Ploc del Lò ed i monti sopra Valgoglio.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: poco meno di 500 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di oltre cinque chilometri.
Durata: Per percorrere l'escursione, completa delle varianti proposte, servono circa tre ore, escluse le soste. 
Altre escursioni in zona: In questo blog viene proposta un'altra escursione che parte da Contrada Bricconi, che ha come meta Colle Palazzo. Il link di collegamento è:
-https://dislivellozero.blogspot.com/2023/11/da-contrada-bricconi-colle-palazzo-ed.html;
Cartografia: Le carte escursionistiche attualmente disponibili non evidenziano il territorio ed i sentieri oggetto di questa escursione. Su iniziativa del CAI di Bergamo dovrebbe essere di prossima uscita una carta escursionistica al 25.000, interessante le montagne attorno a Clusone ed immediati dintorni.

Piario e Villa d'Ogna visti dai Prati del Lò.



martedì 2 gennaio 2024

Da Fonteno, un anello verso la cima del monte Boario, per fare il pieno di panorami sui monti che circondano il lago d'Iseo, sull'Adamello e sulla Presolana.

 🥾 Dislivello: circa 630 metri    ⌚ Durata: poco più di 3 ore e mezza    📏Lunghezza: 9 km

Al termine dell'anello: le prime case di Fonteno e la Corna Trentapassi.

L'escursione parte da Fonteno (610 m circa), dove si può cercare parcheggio nella prima piazza che si incontra (piazza Ongari). Altrimenti, si gira subito a destra, salendo verso la chiesa e l'ufficio postale, per imboccare via Papa Giovanni XXIII, dove si trovano due stalli normalmente più liberi.

Fonteno e la Corna Trentapassi dal parcheggio
di partenza, in via Papa Giovanni XXIII.

La traccia da seguire è il sentiero CAI n. 568-direzione monte Boario. I segni biancorossi si palesano da subito, portandoci a salire alla chiesa ed a prendere la ripida via Tasso, che si inerpica a tornanti regalandoci via via viste sempre più ampie sul Lago d'Iseo. Seguendo fedelmente la traccia CAI, si fatica sull'asfalto per circa mezz'ora, fino ad incontrare un tratto cementato che ci porta fino all'ampia terrazza di una cascina. 

Località Font - la prima cascina con vista sul lago.

Poco oltre la strada raggiunge la località Font (840 m-40 minuti dalla partenza), composta dalle radure di due cascine poste in posizione spettacolare. Qui la strada si trasforma in sentiero. Le indicazioni segnaletiche ci fanno salire tenendo la destra, inoltrandoci in un rado bosco di latifoglie che ci accompagnerà per un lungo tratto.

Località Font - la seconda cascina, più appartata.

A poco più di un'ora di cammino incontriamo un bivio, dove il sentiero CAI n. 568 si divide. Teniamo la destra, seguendo il 568/A e proseguiamo la salita fino a raggiungere il largo crinale boscoso, in località Colle di Luen. Nei pressi di un rudere, incontriamo un altro bivio. Le indicazioni per il monte Boario ci fanno tenere la sinistra.

Il sentiero nel bosco di salita - foto di Facundo Luchetti.

Stiamo percorrendo, in direzione contraria, un tratto del sentiero che ricorda la storica battaglia di Fonteno, avvenuta il 31 agosto 1944, episodio cruciale della Resistenza partigiana bergamasca al nazifascismo. Scendendo lungo i pendii del monte Boario, con un'abile manovra di tattica militare, una squadra di partigiani sorprese i soldati tedeschi che occupavano il paese di Fonteno, liberando gli ostaggi civili prigionieri dei nazisti. Maggiori informazioni in merito nelle note tecniche.

La Presolana dalla salita verso il monte Boario.

Usciti dal bosco (dopo un'ora e mezza circa dalla partenza) ci aspetta un panorama vastissimo. Alla nostra destra compare il massiccio della Presolana; verso nord si dipana la Val Camonica, con le cime innevate del gruppo dell'Adamello. Si risale faticosamente un ripido strappo affondando gli scarponi nell'erba secca del pascolo, fino a raggiungere una cascina (a circa 1040 m di quota) sorvegliata da due imponenti alberi.

La Val Camonica ed le cime innevate del gruppo dell'Adamello. Foto di Facundo Luchetti.

Superato l'edificio rurale la pendenza si addolcisce e in dieci minuti si raggiunge un ameno boschetto di betulle che circonda un'area pic-nic ospitante la "Santella del Boèr" (1060 m), dietro alla quale la traccia raggiunge un bivio. L'indicazione per la vetta (che ottimisticamente viene indicata ad un quarto d'ora di cammino) ci fa prendere a sinistra. 

La cascina che precede la radura della "Santella del Boèr".

Si risale quindi, con decisa pendenza, nel fitto del bosco, fino a raggiungere un parallelepipedo di cemento in cui, fino a non molto tempo fa, era issata una rustica croce in legno che segnalava il punto più panoramico negli immediati pressi della vetta del Monte Boario (1231 m-poco meno di due ore e mezza dalla partenza).

Il lago dalla cima del monte Boario-foto di Facundo Luchetti.

Da qui lo spettacolo è notevole, soprattutto verso il lago, la Corna Trentapassi e la Valle Camonica. La vera cima si raggiunge compiendo pochi passi in più, immersa nel bosco di latifoglie e priva quindi di scorci paesaggistici. La si raggiunge con l'obiettivo di proseguire in direzione sud, lungo il crinale che la congiunge con il monte Sicolo e, più oltre, verso il monte Torrezzo. I segni del CAI ci guidano in un divertente saliscendi che tocca due roccoli posti sul crinale. 

Il secondo roccolo sul crinale tra monte Boario e Colle del Dis.

Superato il secondo appostamento di caccia, si giunge al Colle del Dis (1200 m) dove arriva la strada del Bosco Brugai, che scende verso la valle di Fonteno. Abbandoniamo quindi il sentiero CAI n. 568 e scendiamo calpestando l'asfalto, che scende dolcemente con larghi tornanti, consentendo di mantenere un passo tranquillo e costante. In poco più di  mezz'ora si arriva ad incrociare la mulattiera che unisce il paese al Monte Torrezzo.

Una delle numerose cascine della valle di Fonteno.

La si imbocca voltando a sinistra. Scendendo verso Fonteno, si possono ammirare alcune delle numerose cascine che punteggiano la valle. Un tempo, neanche troppo lontano, se ne contavano 365, una per ogni giorno dell'anno. Ad un chilometro dal bivio si incontra la suggestiva chiesetta alpestre del Santello. I passi successivi vengono rallentati dalle spettacolari immagini regalate dai panorami che incorniciano il piccolo borgo nella cornice del lago e dei suoi monti. In poco meno di un'ora di discesa si giunge alle prime case e quindi al parcheggio.

La chiesetta alpestre del Santello.

Info tecniche:

Come arrivare: Fonteno si può raggiungere percorrendo la Strada Statale 42 della Valle Cavallina fino ad Endine Gaiano dove si svolta a destra in direzione di Solto Collina. Poco prima di questo paese si prende un bivio segnlato a destra, per salire un'agevole strada provinciale di circa quattro chilometri che conduce direttamente nella piazza principale di Fonteno. Dal centro di Bergamo sono circa 43 chilometri, percorribili in una cinquantina di minuti.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 630 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di 9 chilometri. 
Durata: Per percorrere l'intero anello servono poco più di tre ore e mezza, escluse le soste.

Zoom sull'Adamello dalla cima del monte Boario.

La strada della battaglia di Fonteno: Per approfondire gli eventi che coinvolsero la valle di Fonteno durante il periodo della Resistenza al nazifascismo, e per saperne di più sul sentiero commemorativo, segnalo i seguenti link:
- https://www.lastradadeimonti.it/wp-content/uploads/2020/04/Da-Fonteno-al-Monte-Torrezzo.pdf;
- https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Fonteno;
- https://www.orobie.it/articolo/2022/07/apre-la-strada-della-battaglia-di-fonteno/40899/.

Nubi lenticolari sulla cima del Guglielmo. Foto di Facundo Luchetti.

Altre escursioni in zona: In questo blog viene proposta un'altra escursione che parte dalla piazza principale di Fonteno, per avventurarsi sul crinale opposto a quello percorso dal presente itinerario e raggiungere quindi la cima del panoramico crinale del monte Creò. Il link per consultarla è il seguente: 
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/10/monte-creo-da-fonteno-il-balcone-sul.html.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 09, oppure la carta dei Sentieri della Val Cavallina, di Ingenia Cartoguide, entrambe in scala 1:25.000.

L'itinerario proposto evidenziato in verde sulla tavola 09 
della  Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
In rosso il tracciato dell'escursione sulla vetta del monte Creò.
Si ringrazia per la concessione.



lunedì 18 dicembre 2023

Una facile passeggiata panoramica tra le contrade che fanno da corona ad Ardesio.

 🥾 Dislivello: quasi 400 metri     ⌚ Durata: da 3 a 3 ore e mezza     📏Lunghezza: circa 8 km

Il monte Secco ed i pascoli di Cacciamali, da Botto Alto.

La facile escursione parte dalla piazza del Municipio di Ardesio (600 m. circa). Seguendo le indicazioni del sentiero alto, si percorre via Amedeo Duca D'Aosta, che porta nel cuore del centro, ricco di edifici storici, fra cui spicca il Palazzo Vescovile, costruito nel XII secolo. In pochi minuti si arriva nel largo Alessandro Volta, dove la segnaletica del sentiero alto ci indirizza sotto un arco, superato il quale si sale in direzione di Botto Basso (630 m circa).

Località Ronco Basso. Inizio del sentiero.

Il tratto in asfalto e cemento è ripido ma breve. Poco oltre le ultime abitazioni la segnaletica ci porta a calpestare un bel sentiero che sale nel bosco con pendenza più dolce, fino ad incontrare di nuovo l'asfalto, sul quale prendiamo a sinistra, per salire, con alcuni tornanti, in direzione di Botto Alto. Il panorama si amplia gradualmente. Di fronte si erge la mole del monte Secco, alla cui base si distendono i pascoli del bellissimo borgo di Cacciamali. Sulla sinistra lo sguardo si apre sull'ampia terrazza fluviale costellata dai tetti di Ardesio.

La piana di Ardesio dalla salita tra Ronco Basso e Ronco Alto.

Il nucleo di Botto Alto (830 m. circa-tre quarti d'ora dalla partenza) è composto da due o tre edifici rurali ed una chiesetta. E' il punto più soleggiato dell'escursione (nelle giornate più brevi dell'anno il sole arriva alle 10) e merita la visita anche per le spettacolari vedute che si allargano verso la Valcanale. Recentemente è diventato anche tappa del cammino dell'Alta Via delle Grazie, nel tratto che congiunge Boario di Gromo con il Santuario di Ardesio. 

Arrivo a Ronco Alto.

Da Botto Basso si ritorna in leggera discesa al primo tornante, dove la segnaletica ci fa abbandonare l'asfalto per percorrere un sentiero pianeggiante che ci porta al piccolo nucleo di Ruch (770 m). Queste case sono raggiunte da una strada comunale che percorriamo inizialmente in discesa, scendendo in verso una valletta dove si può ammirare la piccola cascata creata del torrente Rino. 

La cascatella del torrente Rino.

Un breve tratto in salita si entra nello storico borgo di Piazzolo (780 m-1 ora e un quarto dalla partenza), dalla caratteristica struttura medioevale. Le case del paese si stringono strettamente fra loro, lasciando lo spazio soltanto per viottoli angusti. Piazzolo conserva le caratteristiche di un nucleo chiuso. Molti edifici conservano testimonianze dell'arte minore tipica del XIV° e XV° secolo, pur con quelle inevitabili modifiche che ne consentono l'abitabilità anche in tempi moderni. 

Veduta di Piazzolo dalla località Ruch.

All'ingresso si incontra un bivio, dove si tiene la sinistra calpestando il tipico selciato e percorrendo uno stretto vicolo che, dopo aver costeggiato la chiesa settecentesca di Santa Maria Maddalena, ci fa uscire dalla parte opposta, dove uno sguardo attento intuisce che, verso valle si trovano gli orti ricavati da terrazzamenti artificiali; invece, a monte, i prati si distendono fino ad incontrare il bosco, che incornicia il borgo.

Chiesa di Piazzolo-foto di Facundo Luchetti.

Usciti da Piazzolo, si tiene la destra, calpestando l'asfalto della strada che scende ad Ardesio. Il tracciato scende a serpentine per un buon tratto, superando anche la località di Ustigno (700 m. circa) già nucleo originario di Ardesio, raso al suolo da un incendio in epoca remota. 

Località Ustigno.

Arrivati alle prime case di Ardesio, la segnaletica del sentiero alto ci porta all'ingresso del Santuario della Madonna delle Grazie, eretto nel XVII° secolo. Stiamo camminando da un paio d'ore ed è tempo di cambiare percorso. Sul lato opposto del sagrato si intravvede la segnaletica del sentiero orientale, di colore verde.

Santuario della Madonna delle Grazie.

La seguiamo e saliamo a sinistra, percorrendo la stretta via Tasso, in fondo alla quale si gira a destra entrando in località Balatroni. La strada, inizialmente asfaltata, raggiunge un grosso edificio che si tiene sulla destra continuando a salire sull'asfalto ed ammirando l'abitato di Ardesio da una nuova prospettiva. 

Ardesio dalla località Balatroni.

La traccia diventa sterrata e, costeggiando alcune cascine e superando un bivio dove si tiene la sinistra, giunge al limitare del bosco, dove si incontra un rustico denominato Casòt (790 m circa-mezz'ora dal Santuario). Poco oltre si prende a scendere lungo un sentiero che, con lieve pendenza, attraversa un ponticello che supera una condotta forzata diretta alla centrale idroelettrica posta in riva al Serio.

Veduta dal sentiero di discesa. In alto a destra Botto Alto.

Scendendo in modo più deciso in direzione del centro di Ardesio, si ritrova l'asfalto in via Fortino Basso. Ormai a vista, ci si dirige verso la chiesa parrocchiale. Si costeggia il campetto di calcio dell'oratorio e, percorrendo via Locatelli, in breve si giunge di fronte al Palazzo Comunale (un'ora circa dal Santuario).

Ronco Alto dal cammino dell'Alta Via delle Grazie.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 16-12-2023 - tempo bello.
Punto di partenza: Parcheggi a servizio del Municipio di Ardesio. Da Bergamo si deve percorrere la provinciale della Valle Seriana fino al bivio di Ponte Nossa dove, invece di girare a destra per i tornanti che portano a Clusone, si prosegue diritti sulla provinciale n. 49 in direzione di Valbondione.  Si supera il primo ingresso per l'abitato di Ardesio e si arriva in località Ponte Seghe, dove si devia a destra seguendo le indicazioni per il centro, il Municipio e le Poste.  Subito dopo le scuole si volta a destra su via XXV Aprile, percorrendola per circa 300 metri. Sulla destra si trova il primo parcheggio (gratuito e senza limite orario). Altrimenti, poco oltre, tenendo due volte a destra, si arriva al secondo stallo, più capiente. Da Bergamo sono circa 38 km percorribili in una quarantina di minuti. 

In "centro" a Piazzolo.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 400 metri di dislivello per un totale, fra andata e ritorno, di circa otto chilometri.  
Durata: Per percorrere l'intera escursione servono poco più di tre ore, al netto delle soste.  
Altre note di carattere storico e culturale: Potete trovare informazioni di carattere turistico, storico e culturale sul Comune di Ardesio visitando i seguenti siti: https://www.viviardesio.it e https://prolocoardesio.it.

Il monte Secco da Ustigno.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate diverse escursioni che partono e/o percorrono il vastissimo territorio del Comune di Ardesio. I link sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/10/un-anello-tra-piazzolo-ave-di-ardesio-e.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/09/la-magia-della-nebbia-nei-boschi-tra-i.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/10/una-splendida-salita-alla-cima-di-bani.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/12/unanello-per-conoscere-il-suggestivo.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/06/un-panoramico-anello-nella-valle-dei.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/07/torniamo-sullanello-nella-valle-dei.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/08/cera-una-volta-un-nevaio-da-cerete.html
Cartografia: L'escursione qui proposta unisce due passeggiate panoramiche descritte in un volumetto realizzato nel 2019 dal Comune di Ardesio e disponibile gratuitamente presso l'ufficio turistico, piazza Monte Grappa 3 - Ardesio. Tel. 0346 466265.

A pochi passi dall'arrivo.