venerdì 27 marzo 2020

Quando la vetta più alta delle Orobie era "La Redorta"...

Centocinquanta anni fa, per raggiungere la conca di Valbondione partendo da Bergamo erano necessarie quasi sette ore di viaggio in carrozza, spesso facendo "scalo" a Ponte di Nozza.
Redorta e Coca dal Passo della Manina.  Tutte le foto a corredo di
questo post sono di Giovanni Barbieri, che ringrazio per la concessione.
Questa è una delle notizie che si possono trarre leggendo la "Guida-Itinerario alle Prealpi Bergamasche", realizzata da Antonio Curò, primo presidente della sezione CAI di Bergamo, pubblicata per la prima volta nel lontanissimo anno 1877.     All'epoca, i mezzi di trasporto su strada non conoscevano ancora l'avvento del motore a scoppio ed i treni a vapore avrebbero attraversato la Valle Seriana soltanto a partire dal 1884.   Per trasferimenti di questo tipo, i turisti, gli escursionisti e gli alpinisti dell'epoca dovevano quindi fare affidamento alle carrozze trainate da cavalli.
Dighe di Val Morta e del Barbellino. Al centro il Pizzo Recastello.
Si partiva quindi dalla Porta Nuova di Bergamo con la carrozza giornaliera  che percorreva "...la via che costeggia gli ameni colli alla destra del Serio e passa per Alzano Maggiore, Nembro, Albino, Gazzaniga e Vertova, grosse borgate allo sbocco della Valle Seriana, ricche di svariate e importantissime industrie."   Giunti a Ponte di Nozza, prima di cambiare carrozza, la guida suggerisce alcune brevi visite nei dintorni, rimarcando che a Parre, oltre ad ...una tela lodatissima del Morone... si potrà ammirare la ... foggia particolare nel vestire delle donne.   E raccomanda altresì di ...visitare l'origine del torrente Nozza .... Sebbene quel torrente non abbia più di un chilometro di corso, pure è uno dei principali tributari del Serio....    All'epoca le acque del Nozza erano asservite all'attività dei numerosi magli della zona.    Dal 1975 alimentano un acquedotto che soddisfa il fabbisogno idrico di 120.000 bergamaschi.
Pizzo Coca dal laghetto di Valmorta
Dopo Ponte di Nozza la valle assume un carattere più alpestre ed appaiono le prime selve di abeti. Con mite pendenza (la strada) rimonta la valle principale.    Superato Gromo, si arriva a Fiumenero, dove la guida non manca di citare gli itinerari per raggiungere il passo del Salto e quello della Scala, altrimenti detto del Brunone.    Per arrivare a quest'ultimo, che all'epoca la guida definiva come ... pochissimo frequentato, era necessario percorrere il ripidissimo sentiero delle miniere, per arrivare all'ultima piccola baita dei minatori (Ca' Brunone) situata in prossimità delle ricche cave di minerale di ferro, allora in piena attività.     Siamo in una zona che offre un.... bel colpo d'occhio sulla Redorta (nome che i valtellinesi danno alla più alta punta della Brunone) e che, con i suoi 3.042 metri, viene definita dalla Guida come la più alta vetta della Bergamasca.    Più avanti, il volumetto ipotizza che il Coca (allora definito come Pizzo Cocca) fosse alto circa 2.600 metri.
I giganti delle Orobie visti dalla cima del Monte Timogno
Interessante l'annotazione in basa alla quale...il Passo della Scala deve il suo nome ad una lunghissima ed erta gradinata stabilitasi in addietro sul versante settentrionale, per recare dalla valle Agneda parte del carbone occorrente alla torrefazione del minerale.   Sicuramente tale trasporto era effettuato a piedi, tramite pesanti carichi di carbone caricati sulle spalle dei minatori.  La guida ammira anche ... l'altissima costiera che congiunge la Brunone al Pizzo del Diavolo ...E' una vera muraglia che, ove venisse forata da una galleria di circa 2 chilometri, con non grave spesa, porrebbe Sondrio in diretta comunicazione con la Valle Seriana e Bergamo.
Maslana - Valbondione
La corriera giunge finalmente a ...Bondione (metri 890; 51 chilometri da Bergamo, modestissima osteria con alloggio) ...che ...possiede altoforno per la riduzione del ferro e riputate fonderie di ghisa.    La guida, ovviamente, consiglia di visitare ...la bella cascata del Serio ...rimontando, anche con cavalcatura, la valle per la via al Barbellino.     L'Ingegner Curò si dilunga in dettagli ed immagini che, in seguito alla costruzione della diga, avvenuta nel 1932, non potremo più vedere nella loro originaria purezza. 
Le cascate del Serio.
L'autore della guida suggerisce infine di non trascurare ...di visitare, a circa un'ora dal paese e poco discosto dal sentiero del Barbellino, lo stupendo orrido detto "Goi del cà", presso il ponte della Piscinella, dove ...si vede inabissarsi il Serio con imponente salto in profondo burrone .... offrendo uno spettacolo che non ha pari nelle nostre prealpi.
Transito merci presso il Lago del Barbellino
Info varie:
La guida: Il volumetto, da cui sono tratte le descrizioni riportate in corsivo, è composto da 73 pagine, una particolareggiata carta topografica delle Valli Bergamasche (in scala 1:172.800!) ed una splendida veduta panoramica delle Alpi Orobie, disegnata dalla terrazza del Duomo di Milano.   Qualche copia è ancora disponibile, al prezzo di 10 euro, presso la sede del CAI di Bergamo, sita in via Pizzo Presolana 15 (di fronte al Creberg Teatro).   Per gli orari di apertura, consultate il sito ww.caibergamo.it.
La copertina originale della Guida scritta dall'Ingegner Curò.



giovedì 12 marzo 2020

L'Anello dei Torni: un itinerario nel Parco dei Colli di Bergamo

Escursione di sabato 7 marzo 2020
Questo itinerario prende inizio nel quartiere di Longuelo ed offre suggestive vedute panoramiche su coltivi e verde naturale, ma anche su edifici architettonici che rappresentano un esteso spaccato di storia con esempi di ogni tipo, dai monasteri alto-medioevali, alle ville patrizie del secolo scorso fino alle splendide cascine ristrutturate della conche di Astino e San Martino.

Cascina Moroni.

Si parte dalla via Portone di San Matteo (255 m), che inizia proprio sulla curva di via Lochis, che precede l'accesso al quartiere ed al campo sportivo di Longuelo.   Dopo pochi metri appare la Stongarda (o portone) di San Matteo.    Si tratta dei resti di una prima fortificazione della città, risalente all'anno 1256.   Attraversata la strada, si inizia a calpestare l'acciottolato della scaletta Bellavista che, con una serie di saliscendi, attraversa la bella piazzetta di San Matteo della Benaglia, conducendo al bivio che ci immette sull'asfalto della strada omonima.

Piazzetta di San Matteo con Benaglia.

Costeggiando il colle della Benaglia, si sale sino a giungere al piccolo borgo di San Martino della Pigrizia (300 m, trenta minuti dalla partenza).   Subito dopo una secca curva a sinistra si trova l'accesso alla scaletta dello Scorlazzino.    I suoi 210 gradini, tra orti, frutteti ed una bella vista sul Tempio dei Caduti, portano direttamente in via Sudorno.    Dopo averla attraversata, si tiene la sinistra per imboccare la scaletta dello Scorlazzone.   Si prende rapidamente quota superando 165 gradini, ripidi ed un po' faticosi, fino a raggiungere un bel punto di visuale sulla conca di Astino.  Con pendenza molto più dolce, la stradina prosegue fra case restaurate e giardini, fino a giungere all'incrocio con via San Vigilio (460 m - circa un'ora dalla partenza).

Panorama da San Vigilio sul Resegone.
A destra San Sebastiano, in basso il Monastero di Astino
.

Si prende a sinistra e si percorre via San Vigilio, godendo di un panorama via via più ampio sull'omonimo colle, sul Monte Bastia e sulle numerose ville e case in stile liberty.   Si scende a sinistra sulla via San Sebastiano, trascurando la via privata Gustavo Mazzoleni, per arrivare al bivio che sulla destra porta alle Case Moroni.    Questo tratto è pianeggiante ed incredibilmente panoramico e ricorda ai meno giovani il periodo delle frasche: rustiche osterie che, fino alla fine degli anni '70, erano meta di passeggiate domenicali con l'obiettivo di gustare uova, salumi e formaggi nostrani, contornati dalle verdure raccolte nei coltivi e negli orti dei colli.

Botta di San Sebastiano da Via Rione.

La grande cascina Moroni ed il relativo accesso sono in via di ristrutturazione.   E' possibile quindi che il passaggio sia impedito dalle transenne dell'impresa preposta al restauro.   In questo caso, il consiglio è quello di tornare alla terrazza panoramica di San Vigilio, imboccare via Monte Bastia, raggiungere via Orsarola e prendere a sinistra il selciato di via del Rione che passa proprio dietro alle Case Moroni.  Vi troverete a percorrere un sentiero tracciato in piano sopra un antico terrazzamento, che offre un fantastica veduta sulla sottostante Botta di San Sebastiano e sulla digradante pianura.

San Sebastiano da San Vigilio.

Si ritorna così su via San Sebastiano, negli immediati pressi della piccola omonima chiesetta (410 m), posta proprio sul colle.    Bella la vista sul Resegone e sulla Costa del Palio.    Si prosegue in discesa, seguendo il tornante o sfruttando la scorciatoia offerta da una brutta scaletta cementata, fino ad arrivare al Pascolo dei Tedeschi, dove si trova un'area di sosta con tanto di fontanella.    Il toponimo non ha niente a che fare con la seconda guerra mondiale.    I tedeschi a cui fa riferimento erano in realtà mercanti del cantone svizzero dei Grigioni che utilizzavano questa radura per bivaccare, prima di partecipare alla storica Fiera di Sant'Alessandro.

Il tempio dei caduti a Sudorno.

Si svolta quindi a sinistra su via Generale Marieni, da percorrere in piano per oltre un chilometro.   A metà del percorso sarebbe teoricamente possibile scendere sulla destra per via Lavanderio.  Purtroppo una frana ne impedisce l'accesso e la conseguente visita alla cascine ed all'antico lavatoio che dà il nome al microscopico borgo.   Bisogna quindi arrivare sino a Sudorno, girare a destra fino a raggiungere il monumentale Tempio dei Caduti, sorto sui resti della chiesa medioevale di Santa Maria di Sudorno.   Al bivio che si presenta poco oltre si tiene la sinistra.   Pochi passi e si scende decisamente a destra, imboccando il selciato di quella che, trenta metri più avanti si scopre chiamarsi via Moratelli.

Il monastero di Astino ed i suoi coltivi.

Con rapida discesa si arriva ai bordi della conca di Astino.  Tra prati verdissimi e cascine perfettamente ristrutturate, si svolta a destra in via Ripa Pasqualina, fino a giungere in piano all'incrocio con via del Celtro che si percorre sino alla fine, costeggiando un filare di gelsi che tradisce la tradizione contadina della zona.   Incrociata via Longuelo, si entra nel parco comunale intitolato a Carlo Leidi, che confina con il campo sportivo del quartiere, uscendo dal lato opposto dello stesso, per affacciarsi infine su via Lochis.    Prendendo la sinistra, bastano una cinquantina di metri per ritrovare la via del Portone di San Matteo.
Cascina ristrutturata nei campi di Longuelo.
Info tecniche:
Partenza: Longuelo, quartiere di Bergamo (255 m).
Dislivello: circa 250 metri di sola salita.  
Durata: Servono circa tre ore per completare i dieci chilometri di questo anello.

Panorama sul Monte Tesoro e l'Albenza.

Altri suggerimenti:  Arrivati al Tempio dei Caduti di  Sudorno, si può decidere di prendere a destra per via Astino, con lo scopo di arrivare ad ammirare uno dei monumenti più antichi, più significativi e dalla storia più tormentata del Comune di Bergamo.   Il Monastero di Astino è un complesso plurisecolare in stile romanico, la cui fondazione risale alla seconda metà dell'XI° secolo.    Il complesso è importante per la sua armonica connessione all'ambiente naturale che lo circonda e che è cambiato pochissimo nel corso dei secoli.   La piccola valle di Astino è una vera e propria oasi agricola, di grande bellezza paesaggistica.    Dopo anni di abbandono, gli ultimi restauri hanno restituito dignità a tutta l'area.    Il complesso monastico ha acquisito la funzione di contenitore di mostre ed iniziative culturali; i campi dei dintorni sono stati affidati a giovani imprenditori che hanno avviato coltivazioni di frutta e verdura con metodi biologici.  Maggiori informazioni sul sito www.astino.it o su wikipedia.
Cartografia: Carta escursionistica del Parco dei Colli di Bergamo - scala 1:15.000, Ingenia Cartoguide Editore. 
La traccia dell'itinerario, tratta dalla Carta del Parco dei Colli di Bergamo.
Ingenia Cartoguide. Si ringrazia per la concessione.



domenica 2 febbraio 2020

La conca di San Simone: un piccolo paradiso da esplorare con ciaspole ai piedi.

La chiusura degli impianti di risalita ha restituito alla conca di San Simone alcuni pregi molto apprezzati da ciaspolatori e sci-alpinisti.   I pendii della conca rimangono sempre riparati dal vento e l'esposizione è tale che, dopo le 14, i raggi del sole non toccano più la neve depositata sui suoi pascoli, trasformando quindi San Simone in una garanzia di neve e di itinerari invernali per tutti i gusti.
Il Monte Cavallo dal vallone che porta alla Forcella Rossa.
Foto di Maurizio Parimbelli.
Raggiunto il parcheggio della ex-stazione sciistica (1.670 m) si calzano subito le ciaspole, seguendo la traccia della larga mulattiera che, in una ventina di minuti, porta alla Baita del Camoscio (1.781 m).    Siamo nel mezzo della conca e cominciano ad essere ben visibili tutti i possibili percorsi offerti dalla zona.
Poco dopo la partenza, il primo sguardo sul Monte Pegherolo.
Un cartello del CAI indica due possibili destinazioni, sulle quali siamo indecisi: il passo di Lemma (2.137 m) raggiungibile a piedi in un'ora ed il passo di Tartano (2.102 m) un po' più distante, perché si impiegherebbe circa un'ora e mezza.   Il percorso è comune fino alla poco distante Cascina Sessi, nei pressi della quale una traccia ben battuta piega decisamente a sinistra.
La conca di San Simone vista dalla Cascina Sessi.
Foto di Maurizio Parimbelli.
Decidiamo di percorrerla, i pendii sono più che agibili e la neve tiene bene.    Attirati dall'imponenza delle pareti innevate del Monte Pegherolo e dalla cuspide triangolare del Monte Cavallo, a nostra insaputa, scopriamo di essere sulle tracce un nuovo itinerario.   Le peste proseguono decise e, dopo un'ora e mezza dalla partenza, ci portano alla base di un ripido pendio che risaliamo faticosamente per raggiungere la nostra nuova meta.  Ci troviamo sulla Forcella Rossa (2.058 m). 
Uno squarcio nelle nubi lascia intravedere la cima del Monte Cavallo.
Dalla parte opposta si intravede la Val Terzera e le cime che affiancano il passo San Marco; a sinistra incombe la Cima dei Siltri (2.175 m), mentre alla nostra destra il Pizzo Rotondo (2.239 m) nasconde alla vista il passo di Lemma, una delle possibili mete in precedenza programmate.
Il Pizzo Rotondo dalla Forcella Rossa
Il tempo non ci è clemente e la foschia ci offusca una vista altrimenti spettacolare.   Torniamo sulle nostre tracce, con un po' di attenzione nel primo ripido tratto e poi più tranquillamente, con la possibilità di divagare sui morbidi pendii.    La vista che si apre sulla conca ci permette di individuare meglio quali direzioni avremmo dovuto prendere per le due mete inizialmente individuate. Scopriamo inoltre che esiste la possibilità di una ciaspolata ancora più breve e panoramicamente molto remunerativa, che porta al passo di San Simone (2.106 m) partendo dalla Baita del Camoscio e risalendo il Vallone dei Sessi.
Discesa nel vallone.
Senza entrare nel merito delle diatribe che hanno portato alla chiusura degli impianti sciistici, possiamo dire che l'attuale situazione offre agli appassionati della montagna invernale un'ambiente suggestivo, dove la neve resiste a lungo, con varietà di itinerari e panorami incantevoli. Un'occasione da non perdere...
Le pareti del Monte Pegherolo e gli impianti di risalita.
Info tecniche:
Partenza: Parcheggio degli ex-impianti sciistici di San Simone (1.670 m) località del Comune di Valleve, in Alta Valle Brembana a 60 km da Bergamo.
Dislivello: Il dislivello dell'itinerario proposto, che parte dal parcheggio degli ex-impianti sciistici per raggiungere la Forcella Rossa, assomma a circa 400 metri di sola salita.  Gli altri itinerari citati e tratteggiati sulla cartina, considerando i diversi saliscendi, possono raggiunge i 500 metri di dislivello.
Durata: Per raggiungere la Forcella Rossa abbiamo impiegato circa due ore, per scendere circa un'ora e mezza.
La Baita del Camoscio (1.781 m)
Altri suggerimenti:  Nonostante la chiusura degli impianti di risalita, nella conca restano aperti due esercizi commerciali che offrono la possibilità di pranzo e di ristoro. Si tratta della Baita dello Scoiattolo, posto accanto al parcheggio e della Baita (ora Rifugio) del Camoscio, che si raggiunge soltanto a piedi (o con ciaspole e sci d'alpinismo e da fondo escursionismo) in una ventina di minuti dal parcheggio. Ci siamo fermati in quest'ultimo esercizio, recentemente riaperto da una nuova gestione dopo un anno di chiusura.   La gestione famigliare è simpaticamente disorganizzata, la cucina propone generose porzioni di piatti tradizionali (pizzoccheri, grigliate di carne accompagnate da polenta taragna, torte casalinghe) a prezzi onestissimi.   E' quel che si desidera trovare in un ambiente come la Conca di San Simone
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 01. 
I possibili itinerari con le ciaspole nella conca di San Simone 
evidenziati sulla tavola 01 della  Carta Turistica-Escursionistica della 
Provincia di Bergamo. Si ringrazia per la concessione.


domenica 19 gennaio 2020

Passeggiare sulle spiagge della Martinica, dislivello zero sul Mar dei Caraibi

La Martinica è un'isola delle piccole Antille, arcipelago disposto a mezzaluna tra l'Oceano Atlantico ed il Mar dei Caraibi.  E' un dipartimento d'oltremare francese ed appartiene quindi all'Unione Europea.
Plage du Pont Cafè
In un'isola come questa si viene sostanzialmente per fare mare, soprattutto nella stagione in cui il nostro continente è avvolto dalla fredda coltre invernale.  Il periodo migliore per andare in Martinica è infatti da dicembre a fine marzo.  Negli altri mesi un caldo umido infastidisce alquanto, senza contare che, da giugno a novembre, si entra nella stagione dei cicloni.
Rocher du Diamant
A chi piace camminare, quest'isola, molto accidentata e montagnosa, offre interessanti itinerari di trekking, anche molto impegnativi.   Per chi ama il dislivello zero e soffre il caldo, consiglio invece di unire il piacere della passeggiata all'esplorazione delle spiagge più belle della Martinica, situate prevalentemente nella zona meridionale dell'isola.
Panoramica della spiaggia di Sainte Anne
Un sentiero tracciato dall'Ufficio Nazionale delle Foreste parte dal paese di Sainte Anne e costeggia tutto il litorale della costa sud-atlantica, attraversando la spettacolare Grande Anse des Salines, probabilmente la più bella spiaggia della Martinica.
Anse a l'Ane
Più ad ovest è stato invece attrezzato un percorso lungo tutta la Grande Anse du Diamant.   Il sentiero offre eccezionali vedute sul Rocher du Diamant, uno scoglio che ricorda un enorme diamante grezzo e che nasconde le vestigia della breve occupazione inglese di inizio ottocento.
Plage du Pont Cafè
Nei pressi del Comune di Saint Luce si trova percorso molto amato dai jogger locali.  Lo si può percorrere a partire dalla bellissima plage du Pont Cafè, accanto al villaggio Pierre & Vacances.   In direzione Ovest si raggiunge Anse Maboujas, camminando per lunghi tratti in un fresca foresta costiera, composta da svariate specie arboree.   Tra queste troverete un albero segnalato da una riga rossa.   Sono esemplari di Mancinella, forse la pianta più velenosa al mondo.  Soprattutto la sua resina bianca è caustica al punto da provocare estese irritazioni ed i suoi frutti, simili a piccole mele acerbe, se ingeriti, provocano gonfiore alla gola e problemi gastrointestinali.   Ma non preoccupatevi troppo, all'ombra del suo fogliame si sta comodi comodi, ed il panorama delle spiagge e del mar dei Caraibi ha veramente pochi uguali!
Anse Maboujas
Info tecniche e varie:
Come arrivare: La Martinica dista circa 13 ore di volo dall'Italia.  Dall'aeroporto di Milano Malpensa si deve far scalo all'aeroporto internazionale Charles De Gaulle di Parigi per trasferirsi a quello di Orly da cui, con "volo interno", si attraversa l'Oceano Atlantico per atterrare a Fort-de-France, capoluogo della Martinica.   La zona sud dell'Isola dista una quarantina di chilometri dall'aeroporto.
Anse Figuier
Altre note e suggerimenti: Con una temperatura media di 26 °C, l'isola gode di un clima relativamente mite.  Dei venti regolari, gli alisei, rinfrescano l'aria in continuazione e, di conseguenza, il calore non è mai eccessivo.   Aurora e crepuscolo sono molto brevi. In pochi minuti si passa dal cielo luminoso al buio più profondo. Anche qui, purtroppo, il cambiamento climatico sta facendo sentire i suoi effetti.  Rispetto ad una vacanza di vent'anni fa, anche nella cosiddetta stagione secca è aumentata la presenza degli insetti più fastidiosi, in particolar modo zanzare ed i cosiddetti rien-rien, talmente piccoli che, quando ti pungono e qualcuno ti chiede cosa ti ha infastidito, ti guardi attorno e rispondi: "niente, niente".
Grande Anse d'Arlet
La cucina: Pur essendo in territorio francese, non dobbiamo fare i conti con la troppo elaborata e pretenziosa cucina transalpina. In Martinica domina la cucina creola, molto varia e saporita. I piatti sono costituiti da una sola portata completa, di carne o di pesce.  Le carni più consumate sono il pollo, il maiale ed il capretto. Se amate il pesce, potrete gustare tranci di  tonno, marlin o di pesce dorato, senza farvi mancare granchi, gamberi, aragoste e prelibati frutti di mare. Il tutto viene cucinato in diversi modi: semplicemente alla griglia ed accompagnati con delle salse gustose e saporite, riso bianco e verdure fresche. Il mio piatto preferito rimane però un piatto che i creoli propongono come entrée e non come piatto principale. Si tratta degli accras, frittelle creole ripiene di salsa di merluzzo, da mangiare caldissime e fragranti, in uno dei mille ristorantini "pieds dans l'eau" sparpagliati sulle spiagge della Martinica.
Les Salines
Cartografia e manualistica: Prima di partire ci siamo procurati una dettagliata cartina 1:75.000 realizzata dall'IGN Istituto francese dell'informazione geografica e forestale. Si può acquistare, anche per corrispondenza, presso la Libreria del Viaggiatore di Sondrio - via Vittorio Veneto, 9 - tel. 0342 218952 - www.vel.it.
Negli uffici del turismo è invece disponibile un depliant realizzato dal locale Ufficio Nazionale delle Foreste, dal titolo: Martinique-terre de randonee, con la descrizione dei principali sentieri presenti sull'isola.



domenica 24 novembre 2019

Passeggiare ricordando le frasche dei Colli di Bergamo

La proposta di una passeggiata sui colli rientra tra le principali abitudini dei bergamaschi, così come consumare una cena a base di casoncelli e coniglio con polenta, oppure andare a vedere l'Atalanta (e non recarsi allo stadio, come succede in tutte le altre città).
I colli di Bergamo visti dal Pascolo dei Tedeschi
Al giorno d'oggi la breve escursione si riduce a qualche vasca tra i negozi di via Colleoni.   I più allenati possono fare jogging lungo le Mura, con il solo scopo di smaltire un po' di ciccia e tossine, o di perdere un po' di tempo libero prima di riprendere la settimana lavorativa.  Un tempo il significato di salire sui colli nei giorni festivi era riempito dal desiderio di trascorrere una giornata all'aperto con la famiglia o gli amici per riempirla di allegria e buone bevute, in questo aiutati da mete ben precise, nascoste qua e là tra coltivazioni e vigneti ed annunciate da un ramo di ciliegio o di gelso dove veniva appeso un fiaschetto vuoto. 
Anche nei pressi del Monastero di Astino si trovava una bella frasca: quella dei Carissoli,
Oltre quel segnale si trovavano cortili di cascine o case coloniche che, nel periodo primaverile, si trasformavano nelle "frasche", rusticissime trattorie dove era possibile gustare il vinello leggero dei Colli di Bergamo che faceva da contorno a semplici portate, composte per lo più da uova sode servite con il radicchio od altre insalate di stagione, od anche il salame nostrano, accompagnato da stracchini e dal peperone lombardo sott'aceto.  Per i (pochi) astemi era a disposizione della frizzantissima gassosa.
Le case di Sudorno
Le prime notizie storiche indicano la presenza della frasca dei Rapizza  nella zona di San Sebastiano sin dalla metà del 1800.   Pare fosse particolarmente amata da Gaetano Donizetti e successivamente frequentata anche  dai numerosi garibaldini bergamaschi.    Negli anni '50 del secolo scorso, sparse sui Colli di Bergamo, erano più di trenta frasche.   La maggior parte si concentrava nelle zone tra Castagneta, San Vigilio, San Sebastiano e Borgo Canale.   Nei primi anni '70 se ne contavano soltanto otto.   Poi, complici anche le rigide norme sanitarie che non sanno distinguere tra le imprese di ristorazione e le occasionali mescite somministrate nei vecchi edifici, sono scomparse ad una ad una.
La zona dei colli sopra la zona delle piscine Italcementi.
Una delle più caratteristiche era la frasca alle Case Moroni, gestita dalla famiglia Nessi. Una storica casa colonica situata sul pendio solivo del Monte Bastia, da cui si godeva un bellissimo panorama sul digradare dei colli terrazzati verso la pianura.  Su una terrazza erbosa, all'ombra di noci e ciliegi, gli ospiti sedevano intorno a rudimentali tavolacci in legno e trascorrevano la giornata piluccando quel che c'era e dando fondo al vinello leggero, che mal avrebbe sopportato un invecchiamento precoce.  Le frasche avevano infatti anche la funzione di svuotare le botti dal vino che non sapeva invecchiare, per poterle riempire del vino novello della prossima stagione.
Panorama da San Vigilio
Le frasche si raggiungevano rigorosamente a piedi, nella maggior parte dei casi salendo dalla città bassa.   Per arrivarci, spesso si utilizzavano le numerose scalette, utilizzate nei giorni lavorativi dai contadini che lavoravano le coltivazioni ortofrutticole un tempo numerose sui Colli che circondano Bergamo Alta.    Chi fosse interessato a ripercorrere i percorsi che portavano alle frasche, insieme ad altre numerose proposte che consentono di raggiungere a piedi Bergamo Alta, può consultare la guida titolata "Alle porte di Città Alta", realizzata dall'Associazione per Città Alta e i Colli di Bergamo, che si può trovare nelle edicole e nelle librerie della zona turistica della città.
Copertina della guida suggerita nel testo del post.




domenica 20 ottobre 2019

Raccogliere castagne al profumo di mare nei boschi dell'Isola d'Elba

Quando racconto delle mie vacanze autunnali all'Elba, molte persone si stupiscono della possibilità di raccogliere castagne nei boschi situati sul versante occidentale dell'isola.
Il borgo di Poggio dal sentiero di salita al Monte Capanne.
Eppure la presenza del castagno all'Elba non è affatto episodica.  La piantagione di castagni è storicamente accertata sin dal XIV secolo ed i suoi frutti, freschi, secchi o ridotti in farina, hanno rappresentato spesso la principale  fonte di sostentamento per gli abitanti dei paesi arroccati sulle pendici del Monte Capanne.    Oggi i castagneti sono diffusi prevalentemente nei Comuni di Marciana, Marciana Marina e Campo nell'Elba.   Per scoprirli in tutta tranquillità e raccoglierne i frutti, la zona più interessante è sicuramente quella tra il borgo di Poggio e Marciana.
Panorama dai tetti di Marciana - foto di Elisa Di Blasi
Parcheggiata l'auto nel parcheggio della cabinovia che porta in cima al Monte Capanne, è sufficiente seguire il tratto della provinciale che porta, in poco più di due chilometri, al romantico agglomerato di Poggio.    In teoria la passeggiata durerebbe poco più di mezzora, ma le soste per la raccolta delle castagne saranno sicuramente abbondanti, portando via un bel po' di tempo.
Castagne dell'Elba
Arrivati a Poggio, consiglio caldamente una visita non affrettata al borgo di origine medioevale, dalla caratteristica struttura a chiocciola e le vie lastricate in granito, concentriche rispetto alla chiesa-fortezza di San Niccolò, collocata sul punto più alto del paese.  La fortificazione della chiesa è avvenuta nel sedicesimo secolo, quando l'Elba era periodicamente oggetto di attacchi da parte dei pirati turchi e barbareschi. 
Piazza Umberto I - Poggio
Molto suggestiva è anche la piazza del Castagneto dove, nella struttura delle case che vi si affacciano, sono riconoscibili elementi tipici delle fortificazioni.   Un tempo, le attuali abitazioni erano infatti una torre, un bastione ed altre strutture poste a difesa della stretta porta di accesso alle fortezze sovrastanti.
Poggio visto dalla Fortezza Pisana di Marciana.
Un ulteriore punto di interesse che si incontra, più o meno a metà strada nel corso della passeggiata che unisce Poggio a Marciana, è la fonte di Napoleone, da cui sgorga un'acqua dalle proprietà benefiche che ha conquistato l'imperatore e, successivamente è stata imbottigliata come acqua minerale. 
Marciana Marina, Marciana e il Monte Capanne visti dagli scogli del Cotone.
Chi non si accontenta, può deviare sulla strada provinciale 34 che, proprio di fronte al parcheggio della cabinovia scende verso Marciana Marina attraversando un fitto bosco di castagni.   Un'altra alternativa è data dal sentiero che sale al romitorio di San Cerbone (530 m) che inizia lungo la strada che unisce Marciana a Poggio e raggiunge l'edificio sacro in un'oretta di cammino, superando un dislivello di circa 200 metri.
La vetta del Monte Capanne da Marciana - foto di Elisa Di Blasi
Un'ulteriore soluzione per unire la raccolta di castagne con un'appagante escursione inizia nella parte alta del Comune di Marciana.    Si deve raggiungere in macchina il parcheggio situato nei pressi della Fortezza Pisana (438 m) e tornare indietro per una trentina di metri.   Sulla sinistra, ben evidenziato, sale un sentiero largo e lastricato, fiancheggiato dalle cappelle di una via crucis.   In meno di un'ora si raggiunge il Santuario della Madonna del Monte (630 m), letteralmente avvolto da imponenti castagni secolari.
Il Santuario della Madonna del Monte
Alcuni abitanti dell'isola mi hanno suggerito buone raccolte da effettuarsi nei boschi incolti che si trovano sopra la località denominata Campo al Castagno, dove l'abbandono da parte dell'uomo in questi ultimi decenni ha lasciato che i sentieri di accesso venissero cancellati dall'avanzare della natura.         Un vecchio saggio di Pomonte mi ha invece magnificato i "marroni" che cadrebbero dai giganteschi esemplari di castagno che si trovano negli immediati pressi della sorgente del Bollero, raggiungibile con una buona scarpinata dai dintorni di Patresi.    Ma queste sono avventure che richiedono impegno e capacità di orientamento che non rientrano nello spirito delle escursioni proposte da questo blog.     Rimando queste esplorazioni alla prossima vacanza autunnale e prometto di relazionarle, sempre che non mi perda tra gli intricati rovi della macchia mediterranea dell'isola...
Nei vicoli di Marciana-foto di Elisa Di Blasi
Info tecniche e varie:
Come arrivare: Dopo essere sbarcati dal traghetto a Portoferraio, si prende la SP 24 in direzione di Procchio e, successivamente la SP 25 che ci conduce a Marciana in circa 3/4 d'ora (25 chilometri).
Altri suggerimenti: I mesi autunnali sono molto indicati per fare trekking sui sentieri dell'isola.    In questo blog ho già scritto diversi post sulle possibili passeggiate che si possono effettuare all'Elba.    Limitatamente ai dintorni di Marciana, riporto i link più significativi:

Cartografia: Carta Kompass 650 - Isola d'Elba. Scala 1:30.000;
                       Carta dei sentieri dell'Isola d'Elba.Scala 1:25.000 - L'Escursionista editore.

Viuzza lastricata di Poggio.