martedì 12 ottobre 2021

Dal sentiero delle malghe degli Spiazzi di Gromo all'impagabile panorama dalla cima del monte Redondo.

Il monte Redondo è un panoramicissimo terrazzo sull'alta Valle Seriana, un po' trascurato dalla maggior parte degli escursionisti.   Con questo itinerario si unisce la salita a questa vetta con un anello che unisce le principali malghe degli Spiazzi di Gromo.

Dalla cima del Redondo, osservando il faccia a faccia
della Madonnina con il Pizzo del Diavolo ed il Grabiasca.

Si inizia a camminare imboccando la sterrata agro-silvo-pastorale che si trova sul lato sinistro (limite nord) del parcheggio principale degli Spiazzi di Gromo (1190 m).  Questo è anche l'inizio del "sentiero delle malghe", che sale con buona pendenza in una fitta abetaia, fino a raggiungere la baita del Dosso (1369 m).  Da qui la carrareccia prosegue, superando uno stagno e svoltando decisamente a destra, fino ad arrivare alla seconda malga: la bella baita d'Avert (1495 m). 

La baita d'Avert spunta dalla foschia mattutina.

Oltre il sentiero delle malghe procede sempre in direzione sud e, con attraverso un lungo falsopiano, sale fino al pascolo della baita della Costa (1646 m) dove la traccia si biforca.   A sinistra un ripido sentiero sale verso il monte Avert. Tenendo la destra, la nostra escursione si dirige invece, con una serie di saliscendi, al rifugio Vodala (1647 m), posto accanto alla stazione di arrivo della seggiovia che sale dagli Spiazzi.  Dalla partenza abbiamo camminato per circa due ore.

Le baite basse di Vodala, la sterrata che porta alla
 seggiovia della pista Orsini ed il Monte Corrù.

Dal rifugio si segue la sterrata di servizio agli impianti che scende dolcemente nei pressi del Colle e delle baite basse di Vodala (1580 m), oltre le quali la carreggiabile (che resta poco sotto) porta alla seggiovia di servizio della pista nera denominata "Orsini".   Dalla parte opposta dell'impianto, una grossa freccia in legno indica la direzione per salire al monte Redondo.

Dal barèch un primo assaggio di quel che ci aspetta dalla cima del Redondo. 

La traccia si dipana tra le pendici settentrionali del monte Corrù, salendo fino ad un colletto che funge da spartiacque tra questa cima e la nostra meta.   Usciti dal bosco, si arriva nei pressi di un suggestivo recinto di pietre per il ricovero di animali (barèch) prima di affrontare un ripido strappo che risale faticosamente gli ampi pascoli del monte Redondo. 

Pizzi Redorta e Coca dalla cima del Redondo.

Si raggiunge un tratto in piano che ci permette di rifiatare e riprendere le forze necessarie ad affrontare un'ultima salita che, con pendenze elevate, ci porta sulla vetta del monte (1799 m).   Poco più in basso, ci aspettano una croce con Madonnina, una campana ed un balcone protetto da corde metalliche dal quale si ammira un panorama fantastico sulle Orobie. Quest'ultimo aereo tratto è da percorrere con un po' di attenzione. Dal rifugio Vodala si è camminato per oltre un'ora.   In tutto sono tre ore abbondanti dalla partenza.

Zoom sulla zona del Pizzo Pradella.

La vista da questo terrazzino è veramente impagabile: a sinistra svettano le dolomiti della Valcanale.  Al centro troneggia il Pizzo Pradella, che si erge sopra la Valgoglio.   Poco più in là spicca, inconfondibile, il Pizzo del Diavolo.   Volgendo lo sguardo verso destra si riconoscono il Brunone, il Coca e le cime che contornano la conca del Barbellino: dalle cime di Caronella al Torena, dal Gleno al Recastello.  In primo piano, l'ombroso ed imponente Vigna Vaga e ai nostri piedi il compatto nucleo medioevale di Gromo.

Il monte Torena e le cime di Caronella dal balcone del Monte Redondo.

Per il ritorno si segue l'itinerario dell'andata fino alla seggiovia della pista Orsini.   Si scende decisamente a sinistra seguendo la stradina di servizio dell'impianto, che ci porta a perdere quota nel bosco, attraversando più volte la pista, e regalandoci ancora belle viste sulle montagne già ammirate dalla cima del Redondo.    Si arriva finalmente alla baita Pagherolo (1437 m), dove il sentiero scende con più decisione verso i visibili Spiazzi ed il parcheggio da cui è iniziata l'escursione.   Dalla cima del Redondo si è camminato per un'altra un'ora e un quarto.

Incontri tra i pascoli del monte Redondo.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 10-10-2021. Foschia persistente per tutta la mattina, in progressivo rasserenamento verso mezzogiorno.
Partenza dell'itinerario: Parcheggio degli Spiazzi di Boario (o di Gromo), accanto al Bar-paninoteca "Il boscaiolo".  Boario e gli Spiazzi di Boario sono una frazione di Gromo che non raggiunge i cento abitanti.   La località dista 48 chilometri da Bergamo, percorribili in circa un'ora di automobile.   Per arrivarci si percorre tutta la statale della Valle Seriana, fino a Ponte Nossa.   Al bivio si procede diritto con direzione Valbondione.   Giunti all'altezza di Gromo, si gira a destra (indicazioni per gli Spiazzi) imboccando una agevole strada a tornanti che, in poco meno di 8 chilometri, ci porta al parcheggio degli Spiazzi. 

Dalla cima del Redondo si vede anche l'Arera.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 700 metri di sola salita, per una lunghezza complessiva di circa undici chilometri.  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto servono circa 4 ore e mezzo.
Altre escursioni in zona: Ho tratto lo spunto per questa escursione sfogliando il volume realizzato da Giorgio Rizzoli dal titolo "I monti dell'Alto Serio in 162 itinerari"-Equa Editori. E' stato pubblicato nel 2018 e costa 15 euro. 
Cartografia: I sentieri percorsi in questa escursione non sono indicati con evidenza nelle principali carte attualmente in commercio.  Sono comunque ben tracciati ed indicati con adeguata segnaletica dall'azienda di turismo locale. 

Tempo di funghi agli Spiazzi di Gromo.



lunedì 4 ottobre 2021

Da Poscante al Canto Basso. Un bell'anello tra borghi rurali, antichi castagneti ed una tragica storia di briganti.

Il versante settentrionale del Canto Alto conserva preziosi tesori da ammirare per chi vuole percorrere i suoi numerosi sentieri: dalle minuscole contrade che compongono le frazioni di Zogno ai fitti castagneti che, per secoli, hanno rappresentato la principale fonte di sussistenza per gli abitanti della zona. 

La Val Brembana dai pascoli del Canto Basso.

Dal parcheggio libero che si incontra all'ingresso di Poscante (401 m) partono diversi sentieri, che hanno in comune il primo breve tratto che attraversa il paese fino ad arrivare di fronte alla chiesa parrocchiale.   Da qui, tenendo la sinistra, si risale una bella mulattiera gradinata (segnaletica indicante la "via delle castagne") che, in una ventina di minuti, porta alle porte della minuscola contrada di Castegnone (533 m).

In primo piano: uno degli ultimi secadur.

Questo è il nucleo rurale più prossimo alle selve che ricoprono il versante nord del Canto Alto ed è la località che conserva ancora gli ultimi essiccatoi (in dialetto: secadùr) utilizzati per la preparazione dei biligòcc, le castagne essiccate ed affumicate con un trattamento molto particolare la cui creazione viene fatta risalire intorno al 1300 grazie all'inventiva di un contadino del posto. 

In primo piano Castegnone, in mezzo il borgo di Altemarie,
 sul fondo Ripa di Poscante (foto presa dal sentiero 531/B).

Percorse le strette viuzze della contrada, si supera la colorata chiesina di Santa Maria Bambina e si gira a sinistra, seguendo l'indicazione del sentiero CAI n. 504/A, con direzione Costa Piana.  La traccia scende rapidamente ad attraversare la valle.   Grazie ad un minuscolo ponticello, si supera un torrentello e si risale con decisione, zigzagando nel bosco.   In una ventina di minuti da Castegnone si giunge in località Costa Piana (553 m), dove si svolta a destra, risalendo lungo la strada agro-silvo-pastorale che, da Poscante, porta fino alla Forcella di Monte di Nese.  

Risalendo il 531/B.

Si cammina su uno storico sentieo che, prima della costruzione della strada Priula, garantiva i collegamenti tra la media Valle Brembana e la città di Bergamo, passando per Monte di Nese ed Alzano.   Il percorso è segnato dal CAI con il n. 531/B e penetra nel bosco con bei scorci verso il Canto Basso ed il Canto Alto.   Dopo un tratto pianeggiante, si trascura la sterrata che prosegue diritta e si segue la traccia che svolta decisamente a sinistra.   La deviazione è ben segnalata e, poco dopo l'incrocio, si incontra una lapide a ricordo di Battista Calvi, un contadino di Poscante rapinato ed ucciso da una banda di briganti nella seconda metà del diciannovesimo secolo (* in merito si veda maggiori dettagli nelle note tecniche). 

Stalla Ruca.

Dopo altri dieci minuti di decisa salita si giunge in località Ruca (780 m circa), dove sorge l'omonima stalla realizzata nell'anno 1890.   Fatti pochi passi, si arriva un bivio: a sinistra si sale fino alla Forcella di Monte di Nese mentre, prendendo a destra, si prende una scorciatoia che ci fa risparmiare una mezzoretta di camminata, intercettando il sentiero 533B e portandoci direttamente ai pascoli soleggiati del Canto Basso (901 m) in soli venticinque minuti dalla Stalla di Ruca. 

Il Canto Alto dai pascoli del Canto Basso.

Il Canto Basso è il punto più alto di questa escursione.   Da questa panoramica sella la vista si allarga sulle cime orobiche che contornano le frazioni e le contrade di Zogno, a destra si riconoscono le guglie della Filaressa e a sinistra troneggia la croce del Canto Alto che, volendo, si può raggiungere in meno di un'ora.    Per chiudere l'anello, si prende invece il sentiero n. 507 (con direzione Ripa e Tribulina di Curte) al bivio di sentieri che si palesa proprio all'inizio di un arco naturale formato dagli alberi, posto al limite ovest del Canto Basso.

L'arco naturale sul limitare ovest del Canto Basso.

La discesa lungo i pendii settentrionali del Canto Alto è molto bella e con pendenza regolare.   La traccia è ben segnalata.   Nella parte superiore si attraversa un fitto bosco composto prevalente da carpini e frassini, con occasionali presenze di betulle, aceri e faggi.    Arrivando negli immediati pressi della suggestiva radura della Tribulina di Curte (762 m) si incontrano i primi castagni, che aumentano di quantità man mano si perde quota.   Dalla Tribulina serve almeno mezz'ora per arrivare alla contrada di Ripa (circa 580 m), tramite un bel sentiero protetto da antichi muretti a secco.

La Tribulina di Curte.

Messo piede sull'asfalto, si scende brevemente, prendendo la prima deviazione a sinistra che si infila nella contrada.   Fatti pochi passi, sulla destra si vede la canalizzazione di un torrentello e, subito dopo, si incrocia la mulattiera gradinata che scende decisa in direzione di Poscante.  Ci vorranno circa trenta minuti per raggiungere il paese, avendo l'accortezza di seguire sempre il segnavia biancorosso del CAI che, da Ripa, prende il n. 504. 

Panorama sui tetti di Ripa. Sullo sfondo Miragolo e i monti Alben ed Arera.

Più o meno a metà percorso si incrocia una carrabile sterrata, dove si deve tenere brevemente la sinistra per ritrovare la mulattiera pochi metri più avanti.   A cinque minuti da Poscante si incrocia l'asfalto della strada comunale; la mulattiera riprende subito oltre.    Raggiunte le prime case è sufficiente proseguire in direzione del campanile, che ci porta nel piazzale della chiesa parrocchiale dietro al quale si ritrova il centro storico ed infine al parcheggio delle scuole elementari dove si è lasciato la macchina.

Contrada Ripa. Ai piedi di questa casa si imbocca
 la mulattiera che porta a Poscante.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 01-10-2021. Cielo coperto e nuvoloso, in progressivo rasserenamento.
Partenza dell'itinerario: Parcheggio all'inizio di Poscante (sulla sinistra arrivando da Zogno) che si affaccia sull'edificio delle scuole elementari.   Poscante, frazione di Zogno, dista una ventina di chilometri da Bergamo, percorribili in circa mezz'ora.  Si  raggiunge Zogno percorrendo la statale 470 della Valle Brembana. Poco dopo la locale stazione dei carabinieri, si individua a destra l'indicazione per Poscante (si imbocca via Ruggeri da Stabello) che porta ad attraversare il fiume Brembo su un vecchio ponte.   Da questo punto, si percorrono altri 2.400 metri, arrivando a Poscante in meno di cinque minuti.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: oltre 500 metri di sola salita, per una lunghezza complessiva di circa otto chilometri.  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto servono circa 3 ore e mezzo.

Geranio nodoso nei boschi sopra Ripa.

Altri spunti di carattere storico-culturale: (*) Il povero Battista Calvi era di ritorno da Bergamo, dove si era recato per vendere una mucca che gli aveva fruttato ben 200 lire dell'epoca.   Passando per Valtesse, ebbe la sfortuna di essere notato e seguito dalla levatrice del paese, che faceva servizio anche a Poscante.   La donna era in contatto con una banda di briganti, con i quali concordò l'agguato a fini di rapina, appostandosi nel luogo dove sorge la lapide.   Il Calvi vi giunse accompagnato da un conoscente. I briganti lo immobilizzarono, lasciando scappare il suo compagno. Mentre quest'ultimo scendeva a Poscante per chiedere soccorso, il Calvi reagì, riuscendo a strappare la maschera alla brigantessa, riconoscendo così la levatrice che, per non farsi denunciare, lo accoltellò sul fianco.  I briganti si diedero alla fuga mentre stavano salendo i primi soccorritori, che trovarono il Calvi agonizzante ma ancora cosciente per denunciare la colpevole.   L'assassina fu catturata e condannata a morte tramite impiccagione.   L'esecuzione avvenne sul piazzale della Fara, in Città Alta.   Fu l'ultima esecuzione della giustizia austriaca prima dell'avvento delle rivolte patriottiche del 1848.  Spunto ricavato dal seguente sito: https://www.leggende.vallebrembana.org/briganti.html.

La lapide in memoria dell'agguato a Battista Calvi.

Altre escursioni in zona: Nel primo tratto questa escursione percorre la traccia della "via delle castagne", un percorso didattico realizzato dal Comune di Zogno recuperando un'antica mulattiera di circa tre chilometri, a suo tempo utilizzata dai vecchi castanocultori della zona. Una descrizione molto dettagliata di questo itinerario e delle sue finalità si trova qui: https://www.bergamodascoprire.it/2019/11/01/sulla-via-delle-castagne-al-canto-alto-fra-i-segreti-dei-biligocc-di-poscante/ 
Cartografia: Carta turistico-escursionistica della Provincia di Bergamo (tavola 08). Scala 1:25.000.

Ciclamini del versante settentrionale del Canto Alto.






martedì 21 settembre 2021

ISOLA D'ELBA. Dalla spiaggia di Barbarossa al laghetto di Terranera. Un'agevole e breve escursione ricca di profumi e di colori.

All'isola d'Elba gli scarponcini non si tolgono mai.   Nemmeno sulla battigia.   Per fare un solo esempio, dalla spiaggia di Barbarossa si divaricano almeno tre sentieri molto interessanti. Quello che sale al Monte della Croce è molto impegnativo, ma gli altri due sono fattibili da chiunque, purchè non si pretenda di percorrerli indossando le infradito.

A sinistra il laghetto di Terranera, a destra il mare.

Guardando il mare, sulla destra della spiaggia trovate la segnalazione per salire alla passeggiata Carmignani, con destinazione Porto Azzurro.  Dall'altra parte della spiaggia invece, una salita con gradini di cemento porta ad una sterrata che, immersa in una rigogliosa e profumata macchia mediterranea, porta fino ai 52 metri della località Capo Bianco.  La meta finale di questa gita è il laghetto di Terranera ed il segnavia da seguire è quello biancorosso del CAI, che ci accompagna sin da quando si incrocia la carrozzabile sterrata.

La spiaggia di Barbarossa dalla salita a Capo Bianco.

Si tiene sempre il percorso principale, trascurando le diverse deviazioni che portano a proprietà private. Arrivati all'ingresso del residence Capo Bianco termina la sterrata e si prosegue diritti sul sentiero che si riaffaccia sul mare e scende ripidamente a sinistra in direzione della spiaggia di Reale.  Questo breve tratto è in forte pendenza e non va affrontato con calzature con suole lisce.   Si costeggia la spiaggia, dove è possibile trovare alcuni punti di ristoro, e si continua in direzione di un ampio parcheggio sterrato, oltre il quale la traccia entra in un rado boschetto, procedendo in leggerissima salita verso un evidente punto panoramico.

Vista sulla spiaggia di Reale. Sullo sfondo, la Punta delle Cannelle.

Qui lo sguardo viene subito attirato dal luccichio di migliaia di scaglie di pirite che si mischiano con la sabbia, resa scura dalla presenza di ematite, della spiaggia di Terranera.  Siamo in una zona dai fortissimi contrasti cromatici.  La falesia che delimita la spiaggia ha una colorazione intensamente rossastra ed in lontananza si intuisce già l'intenso verde smeraldo del laghetto, diviso dal profondo blu marino da una striscia di terra che assume la stessa tonalità ferrosa della scogliera.

In primo piano la spiaggia, poco oltre si intravvede il laghetto di Terranera.

Per raggiungere il laghetto, è istintivo attraversare la spiaggetta e, in un paio di minuti, posare quindi gli scarponcini sulla lingua di terra che lo divide dalle onde di risacca.  L'escursione viene completata quindi in poco più di mezz'ora.   Se si vuole invece seguire alla lettera la segnaletica del CAI, all'inizio della spiaggia di Terranera la traccia risale un vecchio sentiero minerario che, con un paio di ruvidi strappi, supera la dirupata scogliera che precipita sulla spiaggetta, per poi calare velocemente sulle rive del laghetto.   Questa variante aggiunge all'escursione una quarantina di metri di dislivello e qualche minuto in più di faticoso cammino.  Il ritorno avviene sul medesimo tracciato.

Primo piano del laghetto di Terranera.

Info tecniche e varie:

Data dell'escursione: nel tardo pomeriggio dell'11-09-2021. Tempo bello.
Come arrivare: Dopo essere sbarcati dal traghetto a Portoferraio, si prende la Strada Provinciale 26 che attraversa l'isola con direzione Rio nell'Elba.   Un chilometro dopo aver superato il paese di Porto Azzurro si trova la deviazione per la spiaggia di Barbarossa.    Da Portoferraio la distanza è di circa 15 chilometri, percorribili in 25 minuti.
Dislivello, durata e caratteristiche dell'escursione: Il dislivello di sola andata è di circa 60 metri.  Dalla spiaggia di Barbarossa al laghetto di Terranera si impiega poco più di mezz'ora, al netto dell'ultima variante che sale a lato della spiaggia di Terranera. Comprendendo quest'ultimo tratto si toccano i cento metri di dislivello.
Altre indicazioni utili: Il laghetto di Terranera è di origine mineraria, formatosi in seguito al riempimento di un pozzo con acqua solforosa, successivamente diluitasi con le acque marine del canale di Piombino. Le acque del lago non sono balneabili.

Punto panoramico sulla spiaggia di Terranera.

Altri suggerimenti escursionistici: Dalla parte opposta della spiaggia di Barbarossa e seguendo lo stesso sentiero segnalato dal CAI si prosegue verso Porto Azzurro, percorrendo la bellissima passeggiata Carmignani, illuminata anche di sera.  Ho descritto nel dettaglio questa escursione inserendo un post su questo stesso blog. Il collegamento è: 
  • https://dislivellozero.blogspot.com/2019/06/isola-delba-panorami-impagabili-tra.html.
Direzionandoci invece verso nord, e attraversando la Strada Provinciale 26, si possono invece seguire le indicazioni che, in una trentna di minuti, portano al Santuario di Monserrato, edificato nel 1600 su uno sperone roccioso posto a guardia di una valle dirupata e affascinante.
Per ulteriori suggerimenti sulle opportunità in zona potete consultare il sito https://www.portoazzurroapp.com/it/.
Cartografia: Carta dei sentieri dell'Isola d'Elba 1:25000 allegata alla pubblicazione sulla Grande Traversata Elbana realizzata da Luca Zavatta, distribuita da L'escursionista Editore.   
 
Alle spalle della spiaggia di Barbarossa: i monti della Croce e Castello.






sabato 28 agosto 2021

Un'escursione nella zona del Monte Zucco e tra le contrade alte della Val Brembilla, dove gli orrori della guerra hanno lasciato il segno.

La salita al Monte Zucco da Sant'Antonio Abbandonato è breve ed alla portata di tutti.   Attraversa radure e boschi molto suggestivi ed il panorama dalla vetta, in caso di buona visibilità, è impagabile.   Il successivo anello ai bordi dello Zuccone dell'Arco completa un'escursione molto interessante da ogni punto di vista.

Salendo al monte Zucco dai Foppi Alti.

A lato del parcheggio posto all'ingresso del piccolo borgo di Sant'Antonio Abbandonato (987 m) è ben visibile la segnaletica verticale che indica la direzione da prendere.   Il sentiero da percorrere è il n. 505 con direzione rifugio G.E.S.P. e Monte Zucco.   Dopo pochi passi si raggiungono le case di Prisa Bassa (1023 m) oltre le quali si prosegue in piano in un bellissimo bosco misto che ogni tanto regala belle viste sul Canto Alto e le minuscole frazioni di Zogno cresciute fra le sue pendici.

Il Canto Alto dal sentiero di salita.

Via via il bosco si fa più fitto.   La traccia sale dolcemente e con buon fondo, penetrando in una proprietà privata ricca di conifere, all'interno della quale si incontra il bivio con il sentiero 506, che imboccheremo al ritorno dalla cima dello Zucco.  Proseguendo diritti, si arriva in breve nell'incantevole radura del rifugio G.E.S.P. (Gruppo Escursionisti San Pellegrino-1150 m).   La traccia lo costeggia per poi infilarsi nell'apertura di un muretto a secco, dal quale la vista si apre su un bellissimo prato cosparso da curiosi pinnacoli di roccia.   Siamo ai Foppi Alti, un ambiente incantevole che fu sede di un controverso episodio della Resistenza bergamasca.  Il 29 luglio 1944, tre ufficiali tedeschi di stanza a San Pellegrino avevano effettuato una escursione, che li aveva portati a godersi il sole in questa località, proprio nello stesso momento in cui una banda partigiana si stava allontanando dal suo rifugio sul Pizzo Cerro per raggiungere l'Alta Valle Brembana.  Il gruppo era comandato da Giorgio il canadese, uno spregiudicato personaggio, di nazionalità cipriota, fuggito dopo l'8 settembre dal campo di prigionia della Grumellina.  Fu proprio una raffica di mitra del canadese a falciare i tre tedeschi.  Lo stesso Giorgio intimò a due boscaioli che avevano casualmente osservato la scena di far sparire i cadaveri...

Il rifugio G.E.S.P.

Il sentiero attraversa il prato in falsopiano fino ad arrivare ad una cascina ristrutturata dove la traccia prende a destra, impennandosi bruscamente verso la vetta del monte Zucco (1232 m).  La ripida salita dura meno di venti minuti ma il panorama appaga ampiamente la fatica.   Le Orobie sono tutte di fronte a noi, dal Resegone all'Alben, passando dal Pizzo dei Tre Signori, il Cancervo, il Menna e l'Arera. Senza dimenticare le cime "minori": dal Castel Regina al Sedernello, dal Monte Gioco sopra Serina al Canto Alto.

Dalla cima del monte Zucco, il Monte Gioco spicca
fra la foschia che copre la Val Serina.

Per salire i circa 250 metri di dislivello che dividono Sant'Antonio Abbandonato dal Monte Zucco si impiega circa un'ora e mezza.   Al ritorno basta un'oretta.    Per riempire l'escursione, si può completare un anello prendendo la deviazione a destra (segnavia 506 per Catremerio e Sussia Alta) che si trova nel bosco di conifere privato, pochi minuti a valle del rifugio G.E.S.P..  L'inizio di questo sentiero pianeggia nel bosco, arrivando ad un bivio dove si prende la destra e si sale ripidamente, fino ad arrivare ad una baita che si deve aggirare, per continuare la salita.   La marca bianco rossa del CAI non è molto frequente, al contrario abbondano (anche troppo) i bolli gialli di un percorso di gara che, fortunatamente, coincidono con questo itinerario.  In caso di dubbi, va comunque privilegiata  l'indicazione del CAI.

Il sentiero nei pressi del bivio con segnavia 506.

Si prosegue fino ad intravvedere una radura, che non si raggiunge perchè poco prima la traccia devia decisamente a sinistra.   Restando nel bosco ricchissimo di ciclamini, si alternano strappi in salita con tratti in piano.   Sulla destra si intravvedono le pareti a strapiombo del Corno dell'Arco.   In questa zona aspra e dirupata furono nascosti i cadaveri dei tre ufficiali tedeschi.   Alcuni abitanti di Sant'Antonio Abbandonato e Catremerio, nel timore di subire una rappresaglia da parte dei nazisti, si erano affrettati ai Foppi Alti pensando di limitarsi a sotterrare i corpi.   Ma il canadese ne aveva ucciso soltanto uno, ferendo gravemente gli altri due che stavano ancora tentando la fuga verso valle.   Il gruppo di abitanti li rincorsero, li raggiunsero e li finirono a sassate.   Le salme vennero quindi portate a spalle fin sotto il Corno dell'Arco e fatte precipitare in un profondo crepaccio, ricoprendole infine di calce viva.   I resti furono recuperati e traslati soltanto dieci anni dopo.

Il Corno dell'Arco visto dalla salita allo Zucco.


Dopo essersi lasciati il Corno dell'Arco alle spalle, si inizia a scendere prima dolcemente e poi più ripidamente, fino ad un roccolo che precede un bivio.   La traccia di sinistra scende bruscamente.  Noi continuiamo invece in piano, camminando su quella di destra, oltrepassando un altro roccolo. Continuiamo nel bosco e, senza apprezzabili dislivelli, arriviamo ad un bivio con segnaletica verticale.  A destra il segnavia CAI indica per San Pellegrino.   Noi proseguiamo diritti sulla traccia in direzione di Sussia. 

La cappella del Crosnello.

Dopo pochi metri si arriva ad un gruppo di baite dove la traccia piega a sinistra e, con una serie di saliscendi nel bosco, ci porta di fronte alla Cappella del Crosnello (1130 m). Un'altra segnaletica verticale del CAI ci indica di scendere verso Catremerio, utilizzando una carreggiabile che alterna sterrato con tratti asfaltati nei punti più ripidi.  Si tratta di una strada privata che, probabilmente, ha cancellato ampi tratti del sentiero.   Siamo quindi costretti a percorrerla fino in fondo, dove un cancello realizzato con rete zincata impedisce l'accesso alla salita.   Passiamo di lato e ci troviamo a Catremerio (988 m).   Da questo borgo, seguendo la strada asfaltata, si arriva in una ventina di minuti a Sant'Antonio Abbandonato, godendosi il panorama sulla Val Brembilla e sulle più lontane coste della Valle Imagna.

Le contrade alte della Val Brembilla viste
dalla chiesa parrocchiale di Sant'Antonio Abbandonato.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 25-08-2021. Tempo molto nuvoloso, con foschie persistenti.
Partenza dell'itinerario: Parcheggio nei pressi della chiesa parrocchiale di Sant'Antonio Abbandonato, frazione di Val Brembilla.   Il paese si raggiunge con una panoramica strada a tornanti, lunga circa 9 km, che parte a lato della chiesa parrocchiale di Zogno.  Le indicazioni non sono evidenti.   La segnaletica da seguire è quella che indica genericamente la zona denominata Monte di Zogno.  Sant'Antonio Abbandonato dista circa 25 chilometri da Bergamo, percorribili in tre quarti d'ora.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: oltre 400 metri di sola salita, per una lunghezza complessiva di dieci chilometri e mezzo.  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto servono circa 4 ore.

Cardo scardacelo nei pressi di Crosnello.

Altri suggerimenti di carattere storico-culturale:  Con carattere corsivo, nel post viene riportato il sunto di un episodio legato al periodo della Resistenza sulle montagne bergamasche. Chi fosse interessato ad approfondirlo, può consultare il seguente sito web: https://www.lastradadeimonti.it realizzato, per conto dell'ANPI di Bergamo, da Carlo Cremaschi, che ha ampliato sul web il contenuto dell'omonimo volume, scritto da Roberto Cremaschi. 

Il monte Zucco dal sentiero che fiancheggia il Corno dell'Arco.

Altre escursioni in zona: In questo blog potete trovare altre escursioni che partono negli immediati pressi di quella qui descritta.  I link di collegamento sono i seguenti: 
  • https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/da-catremerio-al-pizzo-cerro-ed-al.html.
  • https://dislivellozero.blogspot.com/2021/05/lanello-del-monte-sornadello-cavallo.html
  • https://dislivellozero.blogspot.com/2017/01/da-blello-ai-tre-faggi-una-passeggiata.html
Cartografia: I tracciati che compongono l'anello qui descritto sono evidenziati sulla cartina n. 105 - Lecco Valle Brembana, realizzata dalla Kompass. Altre informazioni utili sono scaricabili nel geoportale del CAI di Bergamo (http://geoportale.caibergamo.it). In particolare è possibile stampare un estratto di mappa in scala 1:25.000, evidenziando il numero del sentiero da percorrere (in questo caso il 505, il 506 e il 592) nella funzione "cerca".

San Pellegrino Terme e il fiume Brembo dalla cima dello Zucco.



lunedì 16 agosto 2021

Da Dossena alla cima del Monte Vaccareggio, interessante balcone panoramico nel cuore delle Prealpi Orobiche

Il Monte Vaccareggio è un interessante balcone panoramico situato nel cuore delle Prealpi Orobiche.    La cima è raggiungibile con un itinerario ad anello che attraversa un freschissimo bosco ricco di ciclamini e le antiche aree minerarie sfruttate nel corso di millenni.

La sagoma dell'Arera dal sentiero di salita al Monte Vaccareggio.

L'itinerario parte dalla località Villa (1074 m.), situata poco sopra il centro abitato di Dossena (nelle note tecniche trovate i dettagli per arrivarci).   Dal piccolo parcheggio bastano pochi passi in salita per trovare l'indicazione del sentiero CAI n. 599 che porta in vetta al Vaccareggio per mezzo di due diversi e distinti percorsi.    Il primo, indicato con il n. 599/A, è detto "sentiero panoramico" e tiene la destra, offrendo ampi scorci sulla Val Serina ed il Monte Alben.  Il secondo, segnalato con il n. 599/B e nominato come "sentiero delle creste", chiude l'anello a sinistra, sfiorando i dirupi della profonda Val Parina ed ammirando le coste della media Valle Brembana.

I monti Giogo e Zucchino dal sentiero di salita.

A cinque minuti dalla partenza si incontra la diramazione dei due sentieri e, seguendo l'indicazione di destra del 599/A, si penetra in un fitto bosco misto.   Con pendenza abbastanza regolare e mai troppo ripida, si continua all'ombra degli alberi, approfittando dell'incontro con alcune radure per dare uno sguardo indietro al panorama offerto dal cocuzzolo erboso del Monte Giogo, che funge da sentinella al borgo di Serina ed alle sue piccole frazioni.

Resti di manufatti dell'attività mineraria.

La traccia è evidente e sempre ben segnalata.   Dopo circa tre quarti d'ora, intorno ai 1300 metri di quota, il bosco si apre gradualmente e l'ambiente si fa brullo e roccioso, facendo anche intravvedere i resti dei manufatti dell'attività mineraria cessata negli anni '80 del secolo scorso.   Pare che l'attività estrattiva effettuata nella zona risalga addirittura all'età del bronzo, consentendo, proprio a Dossena, la creazione dei primi insediamenti stabili di tutta la Valle Brembana.

La pozza ai bordi della ex-area mineraria.

Il sentiero arriva ad una pozza, dove il panorama si apre verso Sud ed i muri a secco delimitano ancora la ex-zona mineraria.   Il tratto successivo è ricco di cavità, naturali o artificiali, a cui bisogna prestare un po' di attenzione.   Le vene di calamina, ferro e galena sono state sfruttate per certo sin dall'epoca degli antichi romani.  La manodopera era fornita dallo sfruttamento dei prigionieri di guerra fatti schiavi.   L’estrazione dei minerali veniva fatta attraverso cunicoli e strette gallerie, capaci a malapena di contenere un uomo sdraiato, che lavorava di scalpello e frantumava la roccia surriscaldandola con il fuoco e, successivamente, raffreddandola con l’acqua.   Le condizioni di salute e di vita per questi schiavi erano miserrime e le ricerche di archeologi e speleologi hanno confermato che le cavità del monte Vaccareggio furono utilizzate anche come tombe per molti di loro. 

Il monte Menna dalla cima del Vaccareggio.

Superata la zona di coltivazione mineraria, si rientra in un bosco più rado.   Manca poco alla vetta, che si raggiunge in poco meno di due ore dalla partenza, fermandosi ad un passo dal profondo dirupo che precipita nella Valle Parina, una delle aree più selvagge delle montagne bergamasche.   Dalla modesta sommità del Vaccareggio (1475 m) il panorama è veramente spettacolare.  Di fronte si stagliano il Monte Ortighera, la cima del Menna e l'inconfondibile sagoma dell'Arera.    A destra incombe l'Alben mentre a sinistra lo sguardo si perde più lontano, riconoscendo i profili del Pegherolo e del Monte Cavallo e, più discosta, si intuisce la punta aguzza del Pizzo del Diavolo.

Sul sentiero delle creste.

Per tornare si procede in direzione opposta, seguendo il "sentiero delle creste" in direzione ovest.  Si percorre il crinale per circa mezz'ora, ponendo attenzione alla segnaletica che, in questo tratto, è meno generosa rispetto ai segnavia di salita.    In un paio di occasioni sembra infatti che la traccia scenda nel bosco mentre, da una verifica più attenta, si scopre che il sentiero prosegue invece sulla cresta.   La discesa fra gli alberi sarà ben indicata più avanti, dove il sentiero piegherà decisamente a sinistra. 

Ciclamino nel bosco attraversato in discesa.

Ci aspetta ora un lungo tratto nel bosco, intervallato a metà percorso da una zona priva di vegetazione che torna a ricordarci le antiche estrazioni metallifere.    Anche all'interno del bel bosco che si sta attraversando si incontrano profonde cavità che, in alcuni casi, vengono blandamente protette da corde o nastri segnaletici.   A ben oltre un'ora dalla cima del Vaccareggio si arriva in fondo alla valle dove un paio di passarelle in legno aiutano ad attraversare il ruscello.   Nei pressi si trova anche una sorgiva (con acqua non controllata). 

Verga d'oro comune, ripresa tra i macereti dell'ex-area mineraria.

Si risale una cinquantina di metri di dislivello, arrivando in località Lavaggio (1180 m), caratterizzata da alcune cascine ristrutturate ed un gigantesco silos verde posto a guardia di una lunga stalla.   Appena oltre, si devia decisamente a sinistra, percorrendo brevemente una carreggiabile sterrata, prima di ritrovare il sentiero n. 599 che, in meno di mezz'ora, calpestando un fondo un po' accidentato, ci riporta in località Villa.

La vetta del Vaccareggio dalla località Lavaggio.

 Info tecniche:

Data dell'escursione: 13-08-2021. Tempo bello, con un po' di foschia 
Partenza: Arrivati a Dossena si prosegue sulla S.P. 26 in direzione di Serina.   Al secondo tornante si gira a sinistra, imboccando via Risorgimento che si abbandona al bivio successivo, prendendo a destra via Villa.   Dopo circa 400 metri si arriva di fronte ad un riconoscibile campo di tamburello.   Si continua su via Villa per altri duecento metri per arrivare ad un piccolo parcheggio (con fontanella) dove si lascia l'auto.   Proseguite pochi metri a piedi e trovate, a destra, l'inizio dell'itinerario.   Dossena si trova in Valle Brembana e dista da Bergamo circa 35 chilometri, percorribili in 50 minuti.  Un altro chilometro e sarete in località Villa.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 500 metri di sola salita, per una lunghezza complessiva di quasi sette chilometri.  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto servono circa 4 ore.

L'Alben dal sentiero delle creste. In primo piano, il Monte Castello.

Altri suggerimenti di carattere storico-culturale:  Come anticipato nella descrizione dell'itinerario, il borgo di Dossena nasce in seguito allo sfruttamento delle risorse minerarie presenti nel suo sottosuolo.   Chi fosse interessato all'argomento può anche visitare le galleria di una vecchia miniera, riattivata ai fini turistici grazie al lavoro di ripristino dei volontari dell'Associazione Miniere di Dossena, coordinati dallo stesso Comune di Dossena.  Nel loro sito internet (https://www.minieredossena.it) trovate cenni di storia e tutte le informazioni utili per la visita.
Un approfondimento particolare è disponibile sul numero 4 di Quaderni Brembani, che pubblica un articolo di Denis Pianetti sulle antiche miniere di Dossena e sui ritrovamenti effettuati dagli speleologi nelle loro cavità più recondite.    In merito, il testo ricorda un articolo pubblicato oltre cento anni fa (correva l'anno 1910) da L'Eco di Bergamo, dal titolo: “Geroglifici e tracce di schiavi egiziani nelle antiche miniere di Dossena”.   Sulla presenza degli antichi egizi in Val Brembana non ci furono ulteriori riscontri.  E' però molto probabile che, nelle profondità del sottosuolo di Dossena abbiano lavorato schiavi provenienti dall'antico Egitto, lì trascinati dai soldati romani che ne fecero preda di guerra durante l'espansione territoriale dell'impero lungo le coste nordafricane.  Il testo in questione è scaricabile da questo sito:  http://culturabrembana.com/quaderni-brembani-4.
Cartografia: Non mi risulta che l'anello qui descritto sia evidenziato su mappe cartacee attualmente in vendita.   Sul geoportale del CAI di Bergamo (http://geoportale.caibergamo.it) è però possibile scaricare un estratto di mappa in scala 1:25.000, evidenziando il numero del sentiero da percorrere (in questo caso il 599/A o il 599/B) nella funzione "cerca".

La vetta del monte Vaccareggio.