giovedì 11 agosto 2022

Un anello ai piedi della Presolana e del Pizzo Corzene, percorrendo il sentiero delle capre e la via del latte.

Un'escursione non impegnativa, che offre bellissimi panorami del versante sud del massiccio della Presolana, unendo la zona della Baita Cassinelli con la suggestiva via del latte che transita dal Colle della Presolana.

La Presolana occhieggia tra la foschia mattutina.

Dal parcheggio degli impianti di sci posto al Passo della Presolana (1290 m) si attraversa la strada all'altezza del bar Neve, nei pressi del quale si imbocca una stradina asfaltata che già reca le indicazioni del sentiero CAI 315, in direzione del Rifugio Cassinelli.

Campanula selvatica nel bosco che porta al Rifugio Cassinelli.

La traccia, ora sterrata, entra nel bosco di conifere e sale, inizialmente con decisione, poi con pendenza meno accentuata. Si procede fra gli abeti, dedicando un po' di attenzione alle radici che ingobbiscono il sentiero.   Laddove la vegetazione si dirada, si può ammirare la valle sottostante, delimitata dai monti Lantana e Scanapà.


Vista sugli impianti sciistici e sui monti Scanapà e Lantana.

Seguendo le indicazioni biancorosse del CAI si ritorna nel fitto del bosco, continuando a calpestare roccette e radici.  Più avanti gli alberi si diradano.  A quota 1500 metri la traccia gira a destra, salendo lungo un crinale prativo che porta ad una palina segnaletica verticale.  Proseguendo diritto si salirebbe all'impegnativo Monte Visolo (sentiero CAI n. 316).  Voltando a sinistra si raggiunge invece il Rifugio Baita Cassinelli in circa dieci minuti.  Arrivati all'edificio (1568 m-meno di un'ora dalla partenza) il panorama si apre sul massiccio della Presolana.


Arrivo al Rifugio Cassinelli.

Si prosegue sulla sterrata per alcuni minuti, sino ad un'altra palina segnaletica che indica la giusta direzione per il sentiero delle capre (che sulle mappe più recenti è indicato con il n. 319/A).   Da qui si seguono le indicazioni verso il Rifugio Olmo, tenendo quindi la sinistra, mentre a destra la traccia ci avrebbe portato alla Grotta dei Pagani ed alla via normale per la vetta principale della Presolana.


Sul sentiero delle capre (CAI n- 319/A).

Il sentiero delle capre è ben tracciato e sempre evidente.  Dopo pochi minuti dalla deviazione precedente, si trascura una indicazione a sinistra per la Malga Cornetto.  Subito dopo la traccia sale con decisione a destra.  Per un buon quarto d'ora si guadagna ripidamente quota fino a raggiungere un lungo falsopiano che regala respiro e splendide vedute.   Alla nostra destra incombono i contrafforti del pizzo di Corzene, a sinistra lo sguardo si apre sui sottostanti impianti sciistici, sulla piccola frazione di Donico e sulle montagne circostanti, fino ad individuare il grosso panettone del Monte Pora.


I contrafforti del Pizzo Corzene dal sentiero delle capre.

La traccia prosegue senza soluzione di continuità, il bosco si dirada.  Pochi maestosi abeti rossi si alternano a rigogliosi cespugli di pino mugo ed a solitari larici piegati dai venti.  Con un lungo traverso tra i pascoli e gli sfasciumi del Pizzo Corzene, in circa un'ora si arriva ad un bivio posto a circa 1830 metri di quota. Ci troviamo in un ottimo punto panoramico. A destra fa capolino il Pizzo Olone, di fronte spiccano le guglie della Cima di Bares e a sinistra domina la scena il Monte Cornetto.


Il Monte Cornetto, scendendo dal sentiero n. 315/A.

Evitando di proseguire diritto in direzione del Rifugio Olmo, il nostro itinerario piega tutto a sinistra, sul sentiero n. 315/a che, scendendo con decisione in un bosco rado, in un quarto d'ora ci porta al Colle della Presolana (1692 m - due ore e un quarto dalla partenza) dal quale è possibile ammirare anche la dirupata e selvaggia testata della Valle dei Mulini.


Campanula di Rainieri sul sentiero delle capre.

Per chiudere l'anello, dal Colle si prende il sentiero n. 319, che seguiremo fino al Passo della Presolana, percorrendo un tratto della via del latte, un interessante itinerario che collega le principali malghe ed i più suggestivi alpeggi della Conca.  Il tracciato scende fra prati verdissimi punteggiati da maestosi massi erratici, fino a giungere ad un bivio malamente segnalato. 


Masso erratico nei pascoli sotto il Colle della Presolana.

Una palina verticale ci farebbe tenere la destra, segni biancorossi dipinti su massi ci invitano invece a proseguire senza svoltare.  Ad intuito tiriamo diritto e scendiamo verso un pascolo dove troviamo un folto gregge di pecore.  Poco oltre arriviamo sul largo sterrato che ci riporterà al Passo della Presolana, scoprendo che anche il sentiero che teneva la destra sarebbe arrivato in quel punto. Il bivio controverso era quindi solo una deviazione creata per evitare di entrare in un pascolo privato.


Malga di Corzene.

Si costeggiano le malghe Corzene (che si intravede in alto a sinistra) e Corzenino (bel rustico, posto in basso a destra) per raggiungere un ultimo bivio dove teniamo la destra (a sinistra si risalirebbe alla Malga Cassinelli).  Ancora pochi passi ci portano sulla strada statale, accanto all'ingresso dell'albergo Spampatti. Per raggiungere il parcheggio si deve calpestare l'asfalto per cinque minuti ma, considerato quel che si è lasciato alle spalle, ne vale proprio la pena!


Pino mugo, abete rosso e Cima di Bares sullo sfondo.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 17-07-2022 - nuvoloso, con spesse velature e foschie dense in quota.
Punto di partenza: Il passo della Presolana dista circa 50 km da Bergamo.  Lo si raggiunge in un'ora di auto, percorrendo la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si svolta a destra in direzione di Clusone.  La statale supera il capoluogo baradello ed i paesi di Rovetta e Castione.  Dal centro di quest'ultimo aggregato si sale ancora per circa sette chilometri. Il parcheggio degli impianti è sulla destra, di fronte al Bar Neve.

Il Pizzo Olone dal sentiero che conduce al Rifugio Olmo.


Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 600 metri di sola salita. L'anello è lungo dieci chilometri.  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto servono poco più di tre ore e mezza, al netto delle soste.
Luoghi di sosta e ristoro lungo il tracciato ed al termine dell'escursione: A meno di un'ora dalla partenza si transita accanto al Rifugio Baita Cassinelli, dedicato a Carlo Medici, primo salitore della Presolana. Offre ristoro e pernottamento oltre ad incredibili panorami sul versante sud della Presolana. E' possibile contattarli tramite la loro pagina facebook: https://www.facebook.com/BaitaCassinelli.
Al termine dell'anello potete ristorarvi al Bar Neve, che offre panini, piadine, aperitivi ed altre bevande. Qualche tavolo all'aperto e vasta sala interna. Prezzi onesti. Tel. 348 3136528.

Astranzia maggiore ai bordi del sentiero delle capre.

Altre informazioni di interesse storico-culturale: In questo blog ho pubblicato un breve articolo che ricorda la prima scalata al massiccio della Presolana, guidata da Carlo Medici, un tagliapietre di Castione che condusse in vetta altri due alpinisti,  compiendo un'impresa memorabile per quei tempi.  Lo trovate qui:  https://dislivellozero.blogspot.com/2018/04/carlo-medici-il-tagliapietre-che.html.
Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizioni di alcune escursioni, prive di particolari difficoltà, effettuabili negli immediati dintorni della Presolana,. I link sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2018/08/una-pigra-passeggiata-sulla-via-del.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/08/dal-canyon-della-valle-dei-mulini-ai.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/rendez-vous-con-la-presolana-e-con-la.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/08/a-caccia-di-stelle-e-di-fresco-nei.html
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo - scala 1:25.000 - Tavola 06. 

L'itinerario evidenziato sulla carta turistica-escursionistica della
Provincia di Bergamo, 
Tavola n. 06. Si ringrazia per la concessione.





sabato 4 giugno 2022

Alla scoperta del versante sud del Canto Alto, salendo nel modo più classico alla vetta e scendendo dal sentiero più selvaggio del Parco.

Il versante sud del Canto Alto offre molteplici emozioni: la classica salita partendo da Sorisole; il verdissimo crinale che congiunge la vetta ai Prati Parini; lo stretto camminamento che disegna la testata della incontaminata Val di Giongo. Un anello imperdibile, per chi vuole conoscere meglio il lato selvaggio del Parco dei Colli.

Dalla vetta del Canto Alto, uno sguardo al crinale
del monte Luvrida, digradante sulla pianura.

La partenza dell'escursione avviene in località Pisgiù (550 m di quota), che si raggiunge dal centro di Sorisole (dettagli ed altre info nelle note tecniche).  Dal piccolo parcheggio si prende la strada acciotolata posta a lato del tabellone che riporta la mappa del Parco dei Colli e si seguono le indicazioni del segnavia biancorosso n. 220.   Dopo pochi passi troviamo un primo bivio, dove si prende a destra per una sterrata che si abbandona poco più avanti, prendendo a sinistra un sentiero ben segnalato, che sale con più decisione fra gli alberi.

Raponzolo di Scheuchzer

L'ambiente è reso molto fresco dal fitto bosco.  La traccia continua a salire e, ad un successivo bivio, si tiene ancora la sinistra.   Appaiono i primi fiori.  Dopo mezz'ora di cammino con discreta pendenza, si intravede la radura di un casolare.   Si tiene la sinistra ed un ripido tratto molto sassoso ci porta alla Forcella di Camblì (731 m), dove si prende il sentiero di destra che sale, alternando tratti ripidi con pendenze più moderate, in direzione della vetta del Canto Alto. 

Località al Monte.

Siamo sempre sul sentiero n. 220, che risale il bosco con alcune serpentine, fino ad arrivare in località al Monte (820 m-circa 50 minuti dalla partenza), un delizioso agglomerato di poche case, ben ristrutturate, dove lo sguardo si apre sulla pianura e sui colli di Bergamo.   Lo si attraversa percorrendo una bella mulattiera che si riporta all'interno di un bosco più rado, nel quale svettano alcuni begli esemplari di castagni. 

Giglio di San Giovanni.

E' un tratto dove la flora offre il meglio di sè, colorando i bordi del sentiero.   In località La Senna (938 m-un'ora e un quarto dalla partenza) si incrocia un trivio.   Calpestiamo brevemente la traccia del sentiero n. 212 (indicazione per il Rifugio Alpini) svoltando a destra, a costeggiare un prato ricchissimo di fioriture, che ci accompagna fino ad un successivo bivio, dove si sale con decisione a sinistra sul sentiero n. 215, rituffandoci nel fitto di un bosco di latifoglie.

Fiordaliso montano.

Si riprende a salire restando prevalentemente in ombra.   Dopo circa mezz'ora di cammino dalla Senna, fra il fogliame si palesa la sagoma del Rifugio.  Il sentiero lo costeggia, fino a sbucare su una bella sella, aperta allo sguardo ed alla brezza che risale il pendio.  Siamo al Colle d'Anna (1050 m), dove torniamo ad incrociare la traccia del sentiero n. 220 che, salendo a sinistra, si unisce a quella del segnavia CAI n. 507 e porta, con un ultimo sforzo, a raggiungere la grande croce del Canto Alto (1146 m-due ore dalla partenza).

Colle d'Anna.

In condizioni di buona visibilità il panorama dalla vetta è veramente eccezionale.   Aiutati da una rosa dei venti realizzata dal Gruppo Amici della Montagna della Ramera, è possibile riconoscere ed individuare le principali cime delle Orobie.   Anche la pianura offre un bello spettacolo, purtroppo sempre più velato dallo smog che circonda le città e le numerose aree produttive della Regione. 

Geranio sanguigno nei pressi della cima.

Il primo tratto di discesa segue gli ultimi passi della salita, fino a tornare sul Colle d'Anna.   Si prosegue sulla dorsale erbosa in direzione ovest, scendendo ad una cappelletta votiva dove si trascura la deviazione a sinistra (che ci riporterebbe alla località Al Monte).   Si prosegue invece sul segnavia CAI n. 507, in direzione dei Prati Parini.   Al primo bivio si tiene la destra, scendendo leggermente nel bosco misto di latifoglie e castagni che sale dal versante nord del Canto Alto ed arrivando fino alla località Pagliarolo (941 m), dove ritroviamo le paline verticali che ci indicano la direzione per arrivare ai Prati Parini, che non raggiungeremo. 

Il crinale ovest del Canto Alto.

Infatti, in località Corna dell'Uomo (885 m-circa tre quarti d'ora dalla vetta) giriamo decisamente a sinistra, abbandonando il segnavia n. 507 ed iniziando a percorrere la traccia indicata con il n. 113, che ci riporterà alla Forcella di Camblì.   Da molti escursionisti è considerato il sentiero più bello e selvaggio di tutto il Parco dei Colli di Bergamo!   Subito ci offre lo spettacolo della fascia rocciosa della Corna dell'Uomo, sia pure seminascosta dalla folta vegetazione.   Poi, percorrendo una traccia che non è mai banale, si percorre uno stretto camminamento sulla testata superiore della Valle del Giongo, l'area meno antropizzata di tutto il Parco.

Pigamo colombino nel bosco del crinale.

La Valle è dominata da una folta e verdissima vegetazione e non presenta tracce di strade, case od aree coltivate. Al suo interno serpeggia il torrente Giongo che nasce nei pressi della Forcella di Camblì per confluire nel Brembo all'altezza di Botta di Sedrina.  Nel corso del tempo le sue acque hanno sagomato la morfologia del territorio, modellando grotte ed altri pertugi che offrirono riparo non solo ad animali selvatici, ma anche a numerosi partigiani e deportati fuggiti dal campo di concentramento nazifascista della Grumellina. 

Il verde "assoluto" della Val di Giongo.

La traccia scende con gradualità, costeggiata da arbusti profumatissimi e con fioriture sorprendenti.  La scarsa frequentazione della zona preserva una natura pressochè intatta e tutta da gustare.   Dopo poco più di mezz'ora il sentiero svolta bruscamente a destra, entrando brevemente nel letto di un torrentello e risalendo il versante opposto di una stretta e tortuosa valletta.  Si arriva infine quindi alla Forcella di Camblì (731 m-50 minuti dalle Corna dell'Uomo), dove non resta che riprendere la discesa riprendendo al contrario il sentiero n. 220, in direzione della località Pisgiù.

Dittamo fiorito ai bordi del sentiero n. 113.

Con un po' di attenzione sul primo tratto, dove le rocce, soprattutto in caso di terreno umido o bagnato, sono a rischio di scivolamento, si torna nel rinfrescante bosco che ci ha accompagnato durante la salita e, in meno di mezz'ora dalla Forcella di Camblì, si arriva alla macchina.

Alla Forcella di Camblì.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 01-06-2022 - soleggiato, con velature e foschie dense in quota e in pianura.
Punto di partenza: Località Pisgiù, nel Comune di Sorisole.   Si percorre la statale per la Valle Brembana, abbandonandola in località Ramera, dove si gira a destra in via Fustina per entrare successivamente in territorio di Sorisole.  Poco prima della chiesa parrocchiale si tiene la sinistra in direzione di via Rubbi e, successivamente, si percorre via Matteotti.  Continuando a salire la carreggiata si restringe fino ad imboccare la tortuosa via Montegrappa che termina in località Pisgiù, dove si parcheggia nei pressi di un tabellone con la mappa del Parco dei Colli (posto per 4/5 auto). La vecchia trattoria non esiste più ed il suo vasto parcheggio è chiuso da una catena.   Dal centro di Bergamo sono circa 8 chilometri, percorribili in una ventina di minuti.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 650 metri di sola salita. L'anello è lungo nove chilometri.  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto servono circa quattro ore, al netto delle soste.

Vedovina selvatica sui prati del crinale ovest del Canto Alto.

Luoghi di sosta e ristoro lungo il percorso: poco sotto la vetta del Canto Alto si trova il Rifugio degli Alpini gestito dall'Associazione Nazionale Alpini di Sorisole.   E' aperto tutte le domeniche, dalle ore 9:00 alle 15:00.  Ulteriori informazioni sulla pagina https://www.facebook.com/rifugioalpinicantoalto.
A mezz'ora di distanza dal bivio in località Corna dell'Uomo si trova l'Agriturismo dei Prati Parini.   Situato in un ambiente incantevole, offre la possibilità di gustare i propri prodotti caseari e di pranzare all'aperto con piatti tipici bergamaschi.   Aperto nei fine settimana e, su prenotazione, nei giorni feriali.  Maggiori dettagli sul sito: https://www.agriturismopratiparini.com.
 
Attraversando la località al Monte.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizioni di molte escursioni effettuabili nel Parco dei Colli di Bergamo. Vi suggerisco, in particolare, le seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2021/10/da-bruntino-un-anello-escursionistico.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/05/da-monte-di-nese-al-canto-alto-in.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2018/05/dal-borgo-medioevale-di-olera-alla.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2021/10/da-poscante-al-canto-basso-un.html.
Cartografia: Carta escursionistica del Parco dei Colli di Bergamo - scala 1:15.000, Ingenia Cartoguide Editore.

La traccia dell'itinerario, tratta dalla Carta del Parco dei Colli di Bergamo.
Ingenia Cartoguide, si ringrazia per la concessione.








domenica 22 maggio 2022

Un anello tra le montagne della Val del Riso, tra pascoli in fiore, bivacchi e baite, al cospetto dei monti Alben e Grem.

Una escursione di nove chilometri alla scoperta dei bivacchi Telini e Mistri, dei pascoli del Grem e delle aree minerarie della Val del Riso, contornati da splendidi panorami e multicolori fioriture. 

Verso la Baita Alta di Grem. Sullo sfondo il monte Alben.

La partenza di questo itinerario avviene dall'Alpe Grina (1115 m-nelle note tecniche le indicazioni per arrivarci).  Accanto ad un tabellone in legno, realizzato dal CAI di Leffe ed indicante i sentieri della zona, si trova la palina verticale che indica la direzione e le tempistiche dei sentieri CAI n. 263 e 260 che hanno un tratto in comune per circa un quarto d'ora di cammino. 

Ranuncolo erba tora sul sentiero di salita.

Si sale quindi ad una pozza per l'abbeverata (Pozza del Fornas, 1163 m) e si raggiunge il bivio sopra citato, dove seguiamo le indicazioni del sentiero n. 263, che ci accompagnerà sino al bivacco Mistri. Già in questo primo tratto il Monte Alben si impone come protagonista, con le sue ripide guglie che incombono maestosamente sulla testata della Val del Riso.

L'ex miniera di calamina, vista dal sentiero di salita CAI n. 263.

Continuando a salire si arriva ad un altro bivio, dove si trascura la traccia in piano verso il Fontanì di Osei, e si prende a sinistra restando sempre sul 263.  Nei tratti liberi dai boschetti di conifere, si intravedono sulla sinistra il costolone erboso che sale al monte Grem e la ex-miniera di calamina che attraverseremo più tardi, in fase di discesa.  

La radura di Forcella Alta.

Si arriva quindi alla bella radura della Forcella Alta (1440 m-meno di un'ora dalla partenza), superata la quale si intravede l'erto strappo che ci porterà sulla porta del bivacco Telini (1647 m).  Sono tre quarti d'ora di salita faticosa, che sarà ricompensata dal panorama che, oltre all'onnipresente Alben, si allargherà anche alla cima del Grem. 

Il bivacco Telini.

Dalla madonnina che protegge il bivacco si prosegue sul crestone che porta alla piatta cima della Preda Balaranda (1653 m) da dove si perde un po' di quota fino ad un colletto, prima di risalire, in poco meno di un'ora dal Telini, al già visibile bivacco Mistri.  In stagione, questo tratto offre l'opportunità di ammirare diverse specie floreali. 

Cinquefoglia di Cranz nella valle che sale al bivacco Mistri.

Dai pressi del bivacco Mistri (1780 m-punto più alto del percorso) il panorama si apre sulla Cima Foppazzi, sul Monte Golla e sul Pulpito.  Si inizia a scendere, prendendo la traccia del sentiero CAI n. 223, che costeggia il piccolo edificio e si dirige, percorrendo il versante parallelo ed opposto a quello di salita, in direzione della Baita Alta di Grem (1631 m-poco più di venti minuti dal Mistri), poco sopra la quale si costeggiano due pozze per l'abbeverata e splendidi pascoli in fiore. 

Il bivacco Mistri dal sentiero CAI n. 223.

Arrivati alla Baita Alta si continua sulla traccia che attraversa un prato, mentre sulla sinistra scende una stradina cementata che intersecheremo più avanti.  Si continua a scendere e, prima di arrivare a intravvedere la Baita di Mezzo del Grem (1457 m) si raggiunge un trivio posto negli immediati pressi della stradina cementata.  Qui si abbandona il sentiero CAI n. 223 (che si dirige al Colle di Zambla) e si scende diritti seguendo la traccia CAI n. 239, in direzione del Rifugio Alpe Grem. 

La Baita di Mezzo del Grem. Sullo sfondo compare l'Arera.

Seguendo i segnavia biancorossi dipinti su pilastrini di roccia piantati nel terreno si supera una bella pozza con prevegevole vista sull'immancabile Alben.  Sulla destra si intravede la Baita di Mezzo del Grem, che non raggiungeremo, ed il massiccio dell'Arera.  Si continua a scendere diritti fino ad incrociare di nuovo la stradetta di servizio alle diverse baite del Grem.  Il segnavia del CAI disegnato sul cemento ci invita a calpestarlo per un breve tratto, portandoci su una sterrata che svolta decisamente a sinistra raggiungendo gli edifici delle ex miniere di calamina (qualcosa più di mezz'ora dalla Baita Alta di Grem). 

Poco dopo il bivio tra i sentieri 223 e 239.

Le miniere di Gorno era conosciute e sfruttate già in epoca romana.  Qui venivano portati i "damnatio ad metalla": schiavi, martiri cistiani e prigionieri di guerra condannati a vita a scavare nelle miniere.  Si estraeva zinco, blenda e calamina. L'attività è proseguita probabilmente anche nel Medioevo.  Sicuramente riprese vigore durante la Repubblica Veneta fino ad arrivare al completo sviluppo dell'area nel diciannovesimo secolo.  Seguì un lungo periodo di alti e bassi, fino al termine dell'attività estrattiva, avvenuto all'inizio degli anni '80 del secolo scorso.

La Baita Bassa del Grem.

Superati i vecchi edifici della miniera, si seguono le serpentine della strada sterrata di servizio costruita fra gli scarti minerali provocati dall'attività estrattiva, fino a raggiungere un bivio dove a destra è segnalata e visibile la Baita Bassa di Grem (1225 m).  Prendiamo a sinistra, in direzione del Rifugio Alpe Grem.  Dopo pochi passi lo sterrato diventa asfalto (venti minuti dalla miniera).  Il sentiero CAI n. 239 scende in pochi minuti al rifugio.  Per chiudere l'anello bisogna invece continuare in piano sulla strada asfaltata per quasi due chilometri (venti-venticinque minuti) fino a ritrovare il punto di partenza dell'Alpe Grina.

Anemone a fiori di Narciso. Pascoli del Grem.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 20-05-2022 - tempo bello.
Punto di partenza: Località Alpe Grina, in Comune di Gorno.  Dopo aver percorso la statale della Val Seriana, poco prima di Ponte Nossa si gira a sinistra sulla provinciale n. 46 che sale al Colle di Zambla.  Dopo circa tre km si entra nel centro di Gorno e si prende a salire seguendo le indicazioni per le aree minerarie e gli alpeggi Grina, Grem e Golla.  Si superano i borghi di San Giovanni, Cavagnoli e Peroli fino ad arrivare, dopo aver percorso circa cinque km, al tabellone in legno del punto di partenza.  Da Bergamo sono circa 36 chilometri, percorribili in tre quarti d'ora.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 700 metri di sola salita. L'anello è lungo nove chilometri.  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto servono circa quattro ore e mezza, al netto delle soste.

Baita sotto le pendici della Pedra Balaranda.

Le miniere di Gorno: il lavoro del minatore è un'attività molto dura.  Nel passato lo era ancora di più, e non coinvolgeva solo gli uomini adulti.  Fino agli anni '20 del secolo scorso nelle miniere lavoravano anche i ragazzini, addetti al trasferimento del minerale dal buio delle gallerie fino alla base dei cumuli dove veniva operata la cernita.  Per il trasporto, i piccoli  minatori utilizzavano paioli, gerle o piccoli carrelli da spinta. La cernita era invece opera delle donne, chiamate taissine (da taissare: separare, dividere), che selezionavano il minerale manualmente o per mezzo di badili e martelli.  Per chi volesse approfondire l'argomento, consiglio di visionare i seguenti siti:  https://www.ecomuseominieredigorno.it e  http://www.taissine.it.

Incrocio di sentieri poco sopra il bivacco Mistri.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate un'altra escursione effettuata nella vicina Val Dossana.  Trovate la descrizione dell'itinerario, a questo link: - https://dislivellozero.blogspot.com/2018/04/un-tuffo-nella-val-dossana-dove-sgorga.html
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 05. 

L'itinerario evidenziato sulla carta turistica-escursionistica della
Provincia di Bergamo, 
Tavola n. 05. Si ringrazia per la concessione.









venerdì 13 maggio 2022

Da Costa Serina un'anello che raggiunge la cima del monte Suchello, prima sentinella dell'Alben.

Nei dintorni del monte Alben si trovano angoli selvaggi e solitari, poco battuti e ricchi di sorprese botaniche.   Nei pressi di Costa Serina parte questo anello che, dopo aver raggiunto la cima del monte Suchello, esplora il suo impervio versante nord, ricoperto da splendide faggete e sorprendenti fioriture.

L'Alben dai prati confinanti con il passo di Barbata.

La partenza dell'itinerario avviene dal piccolo santuario della Madonna della Neve (circa 900 m di quota), posizionato sulla strada che unisce l'altipiano di Selvino al Comune di Serina.  Dopo aver parcheggiato l'auto dietro l'edificio religioso, si attraversa la strada provinciale.   Dall'altra parte, una palina segnaletica del CAI indica la direzione da seguire per salire al Monte Suchello.   E' l'inizio del sentiero CAI n. 519A anche se spesso incontreremo segnaletiche che indicano soltanto il n. 519.

La traccia che sale nel bosco.

Si superano alcuni gradini e si entra in un boschetto.   Con leggera salita, in un quarto d'ora si raggiunge la bella radura delle Stalle d'Aral (circa 1000 m) dove calpestiamo un sentiero costeggiato da muretti a secco, prima di affrontare una breve cementata che ci porta fino alla cascina più alta.   Si supera anche questo edificio ed una pozza per l'abbeverata, per poi entrare in un bel bosco di latifoglie, dove la traccia inizia a salire con maggiore decisione.

Pozza e cascina più alta delle Stalle d'Aral.

Il sentiero è largo, ben tracciato e segnalato, alterna brevi tratti in falsopiano a strappi più decisi.   Al primo bivio troviamo una lapide commemorativa.   La traccia tiene la destra e continua a salire.  Si guadagna rapidamente quota con una serie di tornanti, fino a raggiungere, dopo un'ora e mezzo di cammino dalla partenza, un baitello denominato "Baitèl del Gustì" (1435 m).  

Primula odoosa.

Poco sopra si incontra un'altra pozza e si riprende a salire nel bosco.   Ad un bivio si trascura la traccia che prosegue diritto, continuando a salire a sinistra, fino ad arrivare ad un colletto (1510 m circa) dove si sta completando la costruzione di un rifugio da parte degli Amici della Montagna di Costa Serina. La vetta del Suchello è ormai a portata di mano.  Seguendo le indicazioni CAI, si sale ancora per pochi metri, individuando la croce metallica (1541 m-quasi due ore dalla partenza), dalla quale si gode un amplissimo panorama sull'altipiano di Selvino ed Aviatico, sulla Valle Serina e sulle guglie del Monte Alben.  

Croce di vetta del monte Suchello.

Tornati al colletto del rifugio in costruzione, si prende il sentiero n. 519 in direzione Baita Sedernel-Monte Alben.  Si affronta una discesa, a tratti ripida, con qualche traverso un po' esposto ed una serie di serpentine che calano velocemente tra il fitto degli alberi. Tra le rocce e nel sottobosco del severo versante nord del Suchello, la flora è ricca e variegata.   In stagione, la possibilità di fotografare l'endemica primula albenensis aggrappata alle guglie del monte vale da sola la fatica di questa escursione.

Primula dell'Alben fiorita sul versante nord del monte Suchello.

Si raggiunge un primo roccolo che si costeggia stando sulla sinistra.   Percorriamo poi un tratto che alterna falsopiano e leggera salita, regalando belle viste sulle rupi del Suchello.  Superata una pozza realizzata per far abbeverare gli animali selvatici della zona, si giunge ad un secondo roccolo, la cui proprietà occupa una vasta area.  Siamo nei pressi del boscoso passo di Barbata (1312 m) che si raggiunge poco oltre, dove si individua una palina segnaletica che ci conferma di aver percorso il sentiero n. 519 e dove, proseguendo diritto, si percorrebbe il sentiero CAI n. 525 per salire sulla cima dell'Alben.   Dalla vetta del Suchello abbiamo camminato per quasi un'ora.

Il primo roccolo che sin incontra scendendo verso il passo di Barbata.

Fatti due passi a sinistra della palina segnaletica, troviamo una freccia in legno che indica il sentiero n. 519B che scende nella Valle del Ferro. E' il percorso che ci consente di chiudere l'anello e ritornare al parcheggio iniziale.  Un breve tratto in piano ci conduce all'inizio della ripida discesa dove ci inoltriamo in una splendida faggeta, profondamente incassata fra alti torrioni di roccia che la rendono ancora più suggestiva. 

La parte bassa della Valle del Ferro.

Più in basso il bosco si dirada.   Incontriamo un paio di bivi dove si procede sempre diritti.   Nella parte finale il bosco si ricompatta, fino ad incontrare alcune baite dove la traccia si spiana.   Dopo un tratto in falsopiano, si arriva, in circa in un'ora dal passo di Barbata, sulla strada provinciale n. 31. Deviando a sinistra, la si risale per pochi minuti, fino al parcheggio del piccolo santuario della Madonna della Neve.

Roccolo nei pressi del passo di Barbata.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 11-05-2022 - soleggiato, con velature e leggere foschie in quota.
Punto di partenza: Parcheggio (6 posti auto) sul retro del Santuario della Madonna della Neve, sulla strada provinciale n. 31, a sette chilometri da Selvino.   L'edificio religioso, detto anche chiesa della Forcella di Nespello, è posizionato su un trivio che, proveniendo dall'altipiano di Selvino e Aviatico, a destra porterebbe a Serina, a sinistra scende verso Costa Serina.  Da Bergamo sono circa 22 chilometri, percorribili in una quarantina di minuti.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 650 metri di sola salita. L'anello è lungo sette chilometri e mezzo.  
Durata: Per percorrere l'itinerario descritto servono circa quattro ore, al netto delle soste.

Il monte Alben scendendo dal versante nord del monte Suchello.

La primula del monte Alben (primula albenensis): Questo fiore è stato riconosciuto come specie endemica soltanto nel 1993, da E. Banfi e F. Ferlinghetti.   Cresce solamente nelle spaccature della roccia delle zone che circondano il Monte Alben, caratterizzate da un substrato altamente basico.   E' strettamente endemica delle Orobie dove, oltre all'areale dell'Alben, è stata ritrovata soltanto nella selvaggia Valle d'Ancogno, nel territorio comunale di Valtorta.  Fiorisce da aprile a giugno. Ovviamente, è una specie protetta.

Primula albenensis.

Altre escursioni in zona: La vetta del Monte Suchello può essere raggiunta anche da Aviatico. Trovate la descrizione dell'itinerario in questo blog, a questo link:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2018/05/da-aviatico-al-monte-suchello-il.html
La primula albenensis fiorisce anche sul vicino Monte Secretondo. Per salirci, trovate un itinerario qui: 
- https://dislivellozero.blogspot.com/2018/10/i-tesori-del-monte-secretondo.html
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 05. 

L'itinerario evidenziato sulla carta turistica-escursionistica della
Provincia di Bergamo, 
Tavola n. 05. Si ringrazia per la concessione.