martedì 11 ottobre 2022

Un anello tra Piazzolo, Ave di Ardesio e gli splendidi pascoli di Colle Palazzo.

Un'interessante escursione che unisce due contrade che nascondono veri e propri gioielli di arte rustica minore, fittissimi boschi ricchi di funghi e fioriture, ed i meravigliosi  pascoli di Colle Palazzo.

Colle Palazzo e Cima Timogno.

L'itinerario proposto parte da Piazzolo (783 m), piccola frazione del Comune di Ardesio (nelle note tecniche le informazioni per arrivarci).  Dal parcheggio posto all'inizio del paese parte una stradina cementata (segnavia CAI n. 312) con una pendenza iniziale quasi repulsiva. Il faticoso strappo a freddo dura circa quindici minuti, fino a costeggiare due cascine ben ristrutturate da cui si gode una bella vista sul fondovalle. 

La prima baita che si incontra salendo da Piazzolo verso Ave.

Da qui la traccia spiana, per poi scendere dolcemente fino al letto del torrente Rino, che ci farà compagnia a lungo in questa escursione. Lo si attraversa su un ponticello, successivamente al quale il cemento lascia il posto ad un acciotolato, che riprende a salire con buona pendenza. Dopo mezz'ora di cammino la strada, percorribile da fuoristrada e piccoli mezzi agricoli, diventa sterrata. Il cemento ricompare nei tratti più ripidi e sui tornanti. Subito dopo una santella si incontra un bivio, dove si prosegue tenendo la sinistra.

Ingresso ad Ave.

Dopo quasi un'ora, si arriva ad una fontana che funge anche da abbeveratoio. Qui il sentiero CAI n. 312 volta a sinistra, in direzione della sella di Vodala. Noi prendiamo a destra e, in breve, una pista pianeggiante ci porta alle prime case di Ave (1099 m), poste su una selletta da dove si gode un suggestivo panorama sulla splendida mole del Monte Secco. 

Il "centro" di Ave. Sullo sfondo compare il monte Secco.

Il borgo di Ave è composto da una ventina di case in pietra viva, per la gran parte ben ristrutturate. Caratteristici porticati e suggestivi balconi in legno testimoniano il rinnovato interesse per questo borgo che, fino agli anni '50 del secolo scorso, contava un centinaio di abitanti ed un edificio scolastico. Ora sono rimaste solo tre persone a viverci tutto l'anno.  La piccola frazione è completata da una chiesetta, risalente al diciottesimo secolo. 

Chiesetta e campanile di Ave.

L'escursione prosegue attraversando tutto il borgo e procedendo sul sentiero che unisce le ultime case ad un bel bosco di latifoglie. La traccia continua con leggeri saliscendi e, in cinque minuti, si arriva ad una cascina ben tenuta dove la traccia scende al torrente Rino, che raggiungiamo in dieci minuti dalla chiesetta di Ave. Non si attraversa il torrente ma, effettuando una inversione ad U, si percorre il sentierino che ne costeggia il corso e ritorna verso valle. Con il torrente che gorgoglia alla nostra sinistra, in pochi minuti arriviamo ad un guado che ci consente di passare sull'altra riva dove, finalmente, troviamo una freccia in legno che ci indica la direzione per salire a Colle Palazzo.

La prima delle quattro frecce indicatrici per Colle Palazzo.

Bastano tre minuti per arrivare ad un altro guado, dove un'altra freccia indicatrice (sulla destra) ci indica di raggiungere l'altra sponda. La risaliamo con un po' di difficoltà, a causa della pendenza del terreno sdrucciolevole, per sbucare su un pascolo ed individuare subito una terza segnalazione. La direzione di questa freccia ci impone di entrare nel bosco attraversando in linea retta il pascolo. Appena giunti sotto gli alberi, si individua un'ultima freccia che evidenzia una traccia che sale a destra con buona pendenza. 

Ave, dal sentiero di salita a Colle Palazzo.

Siamo sul sentiero che ci condurrà a Colle Palazzo, inizialmente con una serie di ripide serpentine tra la fitta vegetazione. Non troveremo più frecce in legno ma, qualche sbiadito segnale bianco-verde dipinto sulle cortecce ci conferma di essere su un sentiero segnalato che, dopo aver spianato per un breve tratto, risale di nuovo con decisione in mezzo al bosco con molte meno serpentine rispetto al precedente tratto. La salita dura circa tre quarti d'ora, fino a quando il bosco si dirada lasciando filtrare occhiate di sole e un prato in pendenza, oltre il quale si palesano le prime cascine di Colle Palazzo (circa 1300 m di quota).

Foliage dei boschi di Colle Palazzo e il monte Secco.

Percorrendo la sterrata che fiancheggia le cascine si intuisce perchè Colle Palazzo sia uno degli ambienti montani più bucolici e suggestivi delle Orobie. Affacciato sulla Valzurio, si compone di amplissimi pascoli punteggiati da cascine e circondati da splendidi boschi di faggi e di conifere. Come se non bastasse, il panorama si completa con la mole del monte Redondo a nord-ovest ed il Vodala, con la Cima Timogno a nord.

Colle Palazzo e monte Redondo.

Proseguendo sulla sterrata, bastano pochi metri per ritrovare il segnavia biancorosso del CAI, che ci informa che stiamo percorrendo il sentiero n. 311, recentemente realizzato per completare l'anello del sentiero delle Orobie Orientali. Da qui lo seguiremo per un lungo tratto. In breve si giunge ad una  suggestiva baita, denominata Penzana dol Zanarì (1312 m-due ore circa dalla partenza). 

 La Penzana dol Zanari, a Colle Palazzo.

Dalla baita proseguiamo sulla sterrata per circa un centinaio di metri e, poco prima di uno stagno,  una evidente deviazione a destra del CAI 311 ci indica la corretta direzione per scendere ad Ardesio. La imbocchiamo per salire in dolce pendenza in un arioso bosco di conifere che scende dalle pendici di Cima Ba. Tra gli alberi la traccia effettua poi una serie di saliscendi a mezza costa che, in un quarto d'ora dal bivio, ci porta a prendere a destra una traccia che scende nel fitto del bosco.

Panoramica sui pascoli di Colle Palazzo.

La discesa si fa via via più ripida man mano che si scende. Il sottobosco è ricco di funghi e la traccia è ben segnalata anche se i bolli biancorossi potrebbero essere più numerosi. Per questo si consiglia di non distrarsi e di tenerli sempre d'occhio. A quota 950 m circa si incrociano alcuni sentieri, i cui bivi potrebbero creare qualche difficoltà. Senza farsi tentare dalle deviazioni, si segue sempre il segnavia biancorosso che, dopo aver brevemente costeggiato il letto di un rio spesso in secca, sbuca sulla strada cementata già percorsa all'inizio dell'escursione (circa 830 m. di quota-poco più di un'ora di discesa dall'indicazione CAI per Ardesio).

In discesa, poco prima di arrivare a Piazzolo.

Si scende calpestando il cemento, ma solo per pochi passi, perchè il segnavia CAI ci indirizza su una pista a destra che, oltre ad ingentilire la discesa, consente di arrivare al borgo medioevale di Piazzolo, per scoprire che le case di questa contrada sono state costruite così vicine tra loro da lasciare solo lo spazio necessario per angusti vicoli che formano un caratteristico e suggestivo nucleo, stretto attorno alla chiesetta settecentesca dedicata a Santa Maria Maddalena. Usciti dalla contrada, bastano pochi passi per ritornare al parcheggio di partenza.

Il campanile di Piazzolo ed il monte Secco.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 06-10-2022 - sereno, con velature e leggere foschie in quota.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio pubblico di Piazzolo, frazione di Ardesio, che dista circa 40 km dal centro di Bergamo, percorribili in tre quarti d'ora d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Si superano la prima uscita e l'abitato di Ardesio, arrivando fino alla località Ponte Seghe dove si prende a destra via Leonardo da Vinci, che porta verso il centro di Ardesio. Superato il complesso scolastico ed il largo Alessandro Volta,  si individuano le indicazioni per Piazzolo, che si raggiunge percorrendo una stretta strada che sale fra i declivi per circa un chilometro. Poco prima della frazione si trova il parcheggio pubblico sulla sinistra, di fronte ad una decina di box di proprietà dei residenti di Piazzolo.

Campanula selvatica nei boschi che circondano la frazione di Ave.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: Oltre 600 metri di sola salita per un totale di circa nove chilometri. 
Durata: L'anello si completa in tre ore abbondanti, senza tener conto delle soste. 
Altre escursioni in zona: In questo blog trovate altre due escursioni che partono da Valcanale, altra frazione di Ardesio. I link di collegamento sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/09/la-magia-della-nebbia-nei-boschi-tra-i.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/06/un-panoramico-anello-nella-valle-dei.html

Zoom su gregge in località Candave.

Se invece siete rimasti ammaliati dall'ambiente naturale di Colle Palazzo, vi suggerisco un'altra escursione che lo raggiunge da Valzurio. Il link è: https://dislivellozero.blogspot.com/2018/06/lanello-della-valzuriouna-rara-armonia.html
Cartografia: L'anello non è indicato compiutamente sulle principali mappe in circolazione, in particolare nel tratto tra Ave e Colle Palazzo. Un'idea sufficientemente definita delle possibilità escursionistica della zona è data dalla nuova carta del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dal CAI di Bergamo, in scala 1:25.000.

Sul sentiero CAI 312, poco prima di arrivare ad Ave.




lunedì 3 ottobre 2022

Un'avventurosa escursione nella Selva d'Agnone, sopra Valgoglio.

La Selva d'Agnone, sopra Valgoglio, è percorsa da un dedalo di sentieri, sterrate, piste e strade forestali che spesso non sono nemmeno indicate nelle mappe o sulle carte escursionistiche. Ogni itinerario presenta quindi un pizzico di avventura in più. Come è successo a me, quando ho cercato di realizzare, all'interno di questa foresta, un anello di tre ore per circa cinquecento metri di dislivello.

Alla Baita bassa di Agnone.

La partenza è stata effettuata dal parcheggio a pagamento in località Becc (altitudine circa 1150 m). Nelle note tecniche descrivo il dettaglio per arrivarci e le altre informazioni utili. All'ingresso del parcheggio è posizionata una palina segnaletica che indica la direzione da prendere per percorrere il sentiero CAI n. 281. Restando sulla stradina asfaltata, ci si dirige in direzione di Masone.

Pascolo in località Bracc.

Al primo bivio si prende a sinistra. In leggera salita si arriva all'ingresso dell'altipiano di Selvadagnone, che ospita gruppi di abitazioni rurali ben ristrutturate, circondate da prati e pascoli dove stazionano greggi di pecore e mandrie di mucche, con cavalli ed asini. Nel minuscolo centro abitato che sorge nel bel mezzo dell'altipiano merita una visita il piccolo oratorio cinquecentesco di Sant'Antonio Abate (m. 1224 - circa 25 minuti dalla partenza).

Selvadagnone. Al centro, il piccolo abitato con l'oratorio di Sant'Antonio.

La traccia del CAI n. 281 continua in piano sulla stradina asfaltata. Dopo aver superato il principale gruppo di case, ci si trova di fronte ad un trivio. Abbandoniamo qui il segnavia CAI (che prosegue diritto, verso la zona dei laghi del Cardeto) e proseguiamo sul tornante che sale a sinistra, portandoci a godere di una bella visuale dall'alto della piana di Selvadagnone. 

La piana di Selvadagnone.

Si superano alcune baite ben ristrutturate, con eleganti tetti in ardesia e, dopo aver camminato per una quarantina di minuti dalla partenza, arriviamo al termine dell'asfalto. La pista, ora sterrata, sale in un bel bosco misto di latifoglie e conifere. Al primo bivio si segue il tornante destrorso, oltre il quale la traccia prosegue in falsopiano. Dopo una decina di minuti la vegetazione si dirada, lasciando intravvedere una bella visuale sul Monte Secco e sulle altre cime delle "dolomiti di Valcanale". 

Baita ristrutturata nella parte alta di Selvadagnone.

Si riprende a salire con più decisione in un bosco ora prevalentemente composto da conifere. Dopo un'ora dalla partenza si trovano, in rapida successione, due bivi. In entrambi i casi si tiene la sinistra, privilegiando la sterrata principale e trascurando le deviazioni che portano a destra. La pista diventa sempre più sconnessa e, ad un quarto d'ora dall'ultimo bivio, si traforma in sentiero.

Amanita muscaria nel sottobosco della Selva d'Agnone.

Il bosco diventa più fitto. Scompaiono le latifoglie e domina l'abete rosso. Si cominciano a vedere i segni delle tempeste di vento che, negli ultimi anni, hanno segnato pesantemente anche le abetaie dell'Alta Valle Seriana (la più recente si è avuta lo scorso febbraio). 

Panorami nei pressi della Baita Bassa d'Agnone.

I conseguenti lavori di abbattimento e di risistemazione hanno portato nella Selva squadre di boscaioli con i relativi mezzi meccanici. Anche la pista che si sta percorrendo viene utilizzata per questi scopi e le tracce ovviamente ne risentono. Si fa quindi un po' fatica a seguire il sentiero. Arrivati ad una radura che regala una bella vista sulle dolomiti della Valcanale seminascoste dalla cima di Bani, la traccia si perde nell'erba. 

Cima Bani e le "Dolomiti della Valcanale" dalla radura che precede il pascolo della Baita Bassa d'Agnone.

Senza perdere o guadagnare quota si attraversa lo spazio prativo per raggiungere il successivo boschetto di abeti, superato il quale si entra direttamente nel pascolo che precede la Baita Bassa di Agnone (1591 m - circa un'ora e quaranta minuti dalla partenza). Dalla baita il panorama è gradevole ed invita alla sosta. 

Silene dioica nel prato della Baita Bassa d'Agnone.

Per completare l'anello si prende una traccia non segnalata che parte a sinistra guardando la Baita. Il sentiero, con una serie di lievi saliscendi, attraversa a mezza costa una vallecola da cui discendono un paio di ruscelletti.  Rientrato nel bosco, ora ricco di latifoglie, prende a salire leggermente, fino ad una radura (venti minuti circa dalla Baita Bassa d'Agnone) da dove, voltandosi indietro, si individuano gli evidentissimi segni di distruzione causati dalle tempeste di vento.

Gli effetti delle tempeste di vento (in basso a destra).

In questo tratto il sentiero si perde nuovamente nell'erba. Si supera quindi la radura attraversandola in piano, per ritrovare la traccia giusto al rientro nel bosco che si attraversa pianeggiando sopra un sentiero ben battuto, solo a tratti seminascosto dalle foglie secche.  Dopo una decina di minuti si sbuca negli immediati pressi della baita dei fratelli Guana (1590 m circa), circondata da una vegetazione tipica dei roccoli, da cui si gode, in caso di buona visibilità, un colpo d'occhio veramente bello. 

Panorama dalla Baita dei fratelli Guana.

A nord-est lo sguardo individua il profilo del monte Ferrante e della Presolana, di fronte lo sguardo è attirato dalla mole del monte Redondo, ad ovest, sulle cime degli abeti, spunta la sagoma del monte Pradella. Dalla baita parte una sterrata gippabile, sulla quale ci incamminiamo. Usciti dal bosco si individua, alla nostra destra, il verde intenso della condotta forzata che raccoglie le acque del sistema idrico formato dai laghi Aviasco, Campelli, Sucotto, Cernello e Nero.

La baita dei fratelli Guana.

La sterrata, dopo una ventina di minuti dalla baita, raggiunge il bivio del sentiero CAI n. 228 che collega Valgoglio con la zona dei cinque laghi. Lo si imbocca in discesa, in direzione della località Bortolotti, tuffandoci in un fitto bosco misto dove si nota la presenza di numerosi grossi formicai sotto gli abeti. La discesa, a tratti ripida, dura circa tre quarti d'ora. Al suo termine si esce dalla foresta per sbucare davanti a due baite, oltre le quali si imbocca una stradina asfaltata che scende velocemente alla località Bortolotti. Da qui, in dieci minuti, si risale al parcheggio di partenza.

Località Bortolotti, dominata dalla cuspide del Pizzo Pradella.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 28-09-2022 - cielo coperto.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio in località Becc, sopra Valgoglio che dista circa 47 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e dieci minuti d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Superato l'abitato di Ardesio si prosegue per un paio di chilometri fino ad imboccare il bivio che a sinistra porta a Valgoglio.  Arrivati in paese si supera l'abitato e si procede dritti seguendo le indicazioni per la località Bortolotti. Arrivati di fronte al bar ristoro 5 laghi, si sale a destra per raggiungere, 300 metri oltre, il parcheggio a pagamento posto in località Becc.
Il parcheggio si paga: Il parcheggio in località Becc, di proprietà comunale, è a pagamento da metà aprile a metà ottobre.  Occorre premunirsi di ticket gratta e sosta presso il Bar Centrale di Valgoglio, posto nella piazzetta accanto al Municipio.   Il costo giornaliero è di 5 (cinque) euro.  

Nei pascoli di Selvadagnone.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: Poco più di 500 metri di sola salita per un totale di circa nove chilometri. 
Durata: L'anello si completa in poco meno di tre ore di camminata, al netto delle soste. 
Luoghi di sosta e ristoro lungo il tracciato: In località Bortolotti è possibile mangiare al Ristoro 5 laghi Valle dell'Orso, che propone taglieri di salumi e formaggi, conserve di verdure, primi piatti di pasta fatta in casa, secondi di carne con polenta. Recapiti e maggiori informazioni sul loro sito: http://ristoro5laghi.com.

Poco sopra la Località Bortolotti.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate anche la descrizione di una escursione invernale effettuata nella Selva d'Agnone. Il link è il seguente:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2019/02/con-o-senza-ciaspole-la-selva-dagnone-e.html. 
Cartografia: Come anticipato nel post, parecchie tracce che esplorano l'intricata Selva d'Agnone non sono indicate sulle mappe escursionistiche. Nelle mie escursioni utilizzo l'app di Outdooractive, in particolare per registrare tempi, dislivelli e distanze. Ma in questa ed altre occasioni mi è stata molto utile per cercare raccordi con altri sentieri e per evitare, sostanzialmente, di perdermi nelle mie affannose ricerche dell' "anello perfetto". La consiglio a tutti. 

L'escursione registrata su outdooractive, comprensiva di un errore di percorso.


mercoledì 21 settembre 2022

Da Piario alla vetta del panoramicissimo Sapèl Né, un balcone a 360 gradi al centro dell'Alta Valle Seriana

Il breve anello che, dal cimitero di Piario, raggiunge la croce del monte Sapèl Né è un concentrato di emozioni culminante con il panorama a 360 gradi che si gode dalla vetta.

L'asta del Serio dal sentiero di salita al Sapèl Né. In mezzo spunta il Diavolo di Tenda.

L'itinerario parte dal lato sud del piccolo cimitero di Piario (circa 550 m. di quota - ampio parcheggio nelle immediate vicinanze), da cui parte una mulattiera che sale alla radura della chiesetta di San Rocco. L'accesso è posto dietro ad un cartello che suggerisce un'itinerario circolare attorno al paese. Una freccia in legno indica la direzione per San Rocco ed un segnale stradale vieta l'accesso alle moto.

Appena partiti, uno sguardo alla Costa d'Agnone, al Grabiasca ed al Pizzo del Diavolo.

La traccia sale gradatamente in un bosco misto. Dopo pochi minuti si incontra un bivio dove si tiene la sinistra, trascurando la traccia pianeggiante che probabilmente torna in paese. Dopo un quarto d'ora si giunge ad un secondo bivio, dove si gira a destra per giungere, con pochi passi, alla già visibile radura che precede la chiesetta di San Rocco e dove il patrono viene festeggiato, il 15 ed il 16 agosto, con una sagra e spettacolari fuochi d'artificio.

Arrivo alla radura di San Rocco: chiesina e cannone degli Alpini.

Si attraversa la radura, ai lati della quale sono posizionate diverse panchine ed un bel punto panoramico sulle vette dell'Alta Valle Seriana. Fra tutte lo sguardo viene attirato dalla punta aguzza del Pizzo del Diavolo di Tenda. La chiesetta seicentesca di San Rocco si trova poco oltre, in una bellissima posizione, arricchita dalla visione della Costa che, dall'altro lato della valle, sale fino alla cima del Monte Vaccaro.

La chiesetta di San Rocco.

Lasciando la chiesetta alla nostra destra, si percorre lo sterrato che porta, con alcuni saliscendi, verso la pineta di Clusone. Si sale un tratto cementato, al termine del quale si individua, sulla sinistra, un sentiero che sale deciso fra gli abeti. Uno di essi è segnato con una croce rossa. indicante la direzione da seguire per raggiungere la cresta che unisce la vetta del Sapèl Né a quella del vicino Monte Cucco. 

Il sentiero che sale nel bosco. 

Il primo strappo è molto remunerativo, poi si prende fiato pianeggiando in un fitto bosco misto. Dopo cinque minuti di cammino dalla deviazione ci si trova davanti ad un bivio, alla destra del quale si individua una piccola targa in legno che ci indica la direzione per salire al Sapèl Né.  Completato il tornante destrorso, si procede in salita, seguendo i bolli ed i triangoli rossi che, tracciati sul tronco degli alberi o sui bordi del sentiero, ci guideranno per tutto il successivo percorso. 

Incontri autunnali.

Si continua a guadagnare quota con decisione. E' un tratto un po' faticoso e da evitare in caso di pioggia o terreno bagnato, ma il bosco è rinfrescante e, in stagione, la fioritura dei ciclamini è una gioia per gli occhi. Dopo una ventina di minuti dalla chiesetta di San Rocco, si arriva di fronte ad una rupe calcarea sulla quale è evidente l'indicazione di voltare a sinistra. Continuando a salire, in meno di dieci minuti si raggiunge la cresta boscosa che divide il territorio del Comune di Piario dall'altipiano di Clusone.

I ripetitori del monte Cucco e il massiccio dell'Alben.

Arrivati alla cresta è possibile fare una breve deviazione per raggiungere i visibili ripetitori della RAI che occupano la vetta del Monte Cucco (circa 770 m di quota). Ma i recinti dei ripetitori limitano l'accesso e la visibilità e conviene quindi girare subito a sinistra, proseguendo la salita in direzione della croce di vetta del Sapèl Né.

Fiorine ed il pizzo Formico dalla cresta di salita.

In questo punto inizia un tratto che può essere impegnativo o divertente, a seconda dei punti di vista e delle rispettive abilità. Si affrontano infatti alcune roccette da superare usando anche le mani, alternate a tratti un po' esposti dove il panorama comincia ad ampliarsi. Dopo una ventina di minuti dal bivio di cresta, si raggiunge un ripetitore. 

Ciclamino delle Alpi nei pressi della croce di vetta.

La pendenza diminuisce per lasciare posto ad un breve tratto aereo che porta al passaggio da cui il monte prende il nome. Il "sapèl" si supera con un po' di attenzione, ringraziando i volontari che hanno segnato con bolli rossi ravvicinati la traccia da qui alla cima, che si raggiunge una decina di minuti dopo aver superato l'intaglio roccioso. 

Arrivo in vetta al Sapèl Né.

Il panorama dalla croce di vetta (844 m-circa un'ora e un quarto dalla partenza) è strepitoso. Siamo praticamente a picco sulla frazione Fiorine e lo sguardo si apre su tutto l'altipiano di Clusone, in mezzo al quale verdeggia il Colle Crosio. Il Pizzo Formico giganteggia di fronte a noi, mentre verso sud fa capolino il massiccio dell'Alben. 

Il colle di Crosio nell'altipiano di Clusone.

Voltandosi verso ovest si ammirano i placidi pascoli del monte Altino e la poderosa Costa del Vaccaro. A nord, infine, oltre all'onnipresente Pizzo del Diavolo, si distingue il massiccio Vigna Soliva spuntare alle spalle del monte Fortino e della cima Ba, che ombreggiano l'abitato di Villa d'Ogna. Poco oltre, compare persino un pezzetto di Presolana, nascosta in gran parte dai verdi pascoli del Blum e da Cima Parè.

I pascoli del monte Alino e la cima Vaccaro dalla vetta del Sapèl Né.

Per scendere e completare un anello, ci si dirige al versante opposto, guidati da una freccia disegnata su una roccia. Seguendo fedelmente i ben posizionati bolli rossi si scopre un evidente sentiero che scende seguendo il filo di cresta, riparato da arbusti di latifoglie. 

Il sentiero di cresta. 

Siamo in un'oasi di protezione della fauna selvatica, dove vige il divieto di caccia, che permane anche nel fitto bosco che scende gradatamente fino ad un terrazzo erboso dove fa bella mostra di sè un roccolino interamente realizzato in legno. Il terrazzo domina i prati di un'azienda agricola, dove pascolano allo stato semibrado pecore, capre ed agnellini.

Roccolino in legno. In questo punto si trova il trivio dove si scende a sinistra.

Proprio in questo punto (poco più di venti minuti dalla vetta del Sapèl Né) ci si trova di fronte ad un trivio. Si prende il sentiero più a sinistra, che si tuffa deciso in un fitto bosco portandoci, in una decina di minuti, ad un bivio posto accanto ad una sorgiva. Si gira a sinistra, pianeggiando sotto begli esemplari di faggi. In breve si arriva ad un altro bivio, dove a destra si scenderebbe alla località Candrietti. 

Aconito giallo nel bosco misto sopra Piario.

Noi invece proseguiamo diritti, in falsopiano, superando una panchina da cui si gode una bella visuale sui monti dell'Alta Valle Seriana ed arrivando fino ad un impianto di captazione della società Uniacque (circa cinquanta minuti dalla vetta).  Da qui il sentiero confluisce in una strada sterrata che porta rapidamente al bivio già raggiunto all'andata e posto negli immediati pressi della radura di San Rocco. Scendendo a destra si raggiunge quindi il punto di partenza del nostro itinerario (circa un'ora di cammino dalla cima del Sapèl Né).  

Il filo di cresta che precede la vetta.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 19-09-2022 - tempo bello, visibilità ottima.
Punto di partenza: Per raggiungere Piario si percorre la provinciale della Valle Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si gira a destra in direzione di Clusone.  Risaliti due tornanti si arriva ad una rotonda, dove si prende a sinistra la Strada Provinciale 51 che, attraverso la pineta di Clusone, porta all'Ospedale di Groppino ed al successivo abitato di Piario. Alle prime case del paese si tiene la destra (via Genova) e, in breve, si individua, sempre sulla destra, il piccolo Cimitero. Di fronte ad esso, poco più in basso, si trova un'ampio parcheggio. 
Dal centro di Bergamo sono circa 33 km, percorribili in circa tre quarti d'ora.

Gregge di ovini al pascolo sopra Clusone.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 350 metri di sola salita per un totale di circa 4 chilometri.
Durata: L'anello si percorre in circa due ore e mezzo.

Luoghi di sosta e ristoro nei pressi del tracciato: a pochissimi distanza dal punto di partenza dell'escursione si trova il Centro Sportivo di Piario (in via Venezia, 4) dove è sempre aperto il bar paninoteca con tavola calda. Altre informazioni sulla loro pagina facebook: https://www.facebook.com/CsPiario. 

Garofano selvatico fotografato sulla vetta del Sapèl Nè.

Altre escursioni in zona: Piario è vicinissimo alla Selva ed all'altipiano di Clusone. In questo blog trovate la descrizione di almeno altre quattro passseggiate od escursioni effettuabili nella zona. I link di collegamento sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/04/lanello-dei-prati-mini-di-clusone-una.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/08/due-passi-nella-selva-di-clusone-tra.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/12/a-caccia-di-sole-nella-piana-di-clusone.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2019/05/san-lucio-forcella-larga-fogarolo-san.html
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo - scala 1:25.000 - Tavola 05. 

Zoom sulla piazza di Piario dalla cima del Sapèl Né.






venerdì 16 settembre 2022

Alle piane di Lizzola: una breve e facile passeggiata circondati da paesaggi ed ambienti entusiasmanti

Dal piccolo borgo di Lizzola partono diverse escursioni lunghe ed impegnative.  Ma non mancano proposte anche per chi vuol fare semplicemente due passi immerso in una natura rigogliosa e circondato da fantastici panorami.  Come questa breve gita che porta a conoscere le Piane di Lizzola.

Pizzi Poris, Diavolo e Diavolino dalle Stalle del Tuf (foto di Elisa Di Blasi).

Per raggiungere il punto di partenza di questa passeggiata si attraversa tutto il paese, si imbocca via Onorevole T. Pacati, per parcheggiare ai piedi del Quartiere Valletera (per dettagli sui parcheggi a pagamento vedere le note tecniche).  Sulla destra delle prime case del quartiere sale una ripida strada asfaltata, al cui imbocco si trova anche la segnaletica del sentiero CAI n. 322.

Primi passi nelle Piane di Lizzola. Sullo sfondo il Monte Cimone (foto di Elisa Di Blasi).

E' un tratto faticoso, ma breve.  Quando l'asfalto lascia il posto ad un acciotolato, si intuisce che la salita sta per terminare e, dopo pochi passi, una visuale completamente diversa si apre ai nostri occhi.  Siamo di fronte alle piane di Lizzola.  Alla nostra sinistra scende il torrente Bondione, che costeggia le pendici del boscoso Monte Toazzo. Poco oltre il circo di vette si completa con i Monti Pomnolo e Cimone, mentre a destra compare la cuspide del Monte Sasna e, subito oltre, il Monte Crostaro.

Lizzola e i Diavoli dall'imbocco delle Piane di Lizzola.

Ma lo spettacolo è anche alle nostre spalle, dove lo sguardo viene inevitabilmente attirato dal Pizzo del Diavolo di Tenda, in compagnia con il suo Diavolino.  Sulla sinistra, il Passo di Valsecca li divide dal Pizzo di Poris. Più vicini alle case di Lizzola, incombono il Vigna Vaga, che domina gli impianti di risalita, mentre sulla destra si palesa l'imponente massa del Pizzo di Coca. 

Il Monte Vigna Vaga dal letto del Torrente Bondione.

La traccia prosegue in piano, fra pascoli e prati fioriti, fino a giungere accanto ad un'edicola con due croci in ferro battuto che probabilmente ricorda alcuni minatori travolti da una valanga mentre tornavano in paese dopo aver lavorato nella ex-miniera Lupi, il cui ingresso era posto negli immediati pressi . In questo punto si abbandona la sterrata dirigendosi verso una briglia di consolidamento in cemento che consente di attraversare il torrente senza bagnarsi gli scarponcini.

Una delle Stalle del Tùf (foto di Elisa Di Blasi).

Giunti sull'altra sponda, si può effettuare una breve divagazione a sinistra, per ammirare il bel gruppo di baite che compongono le Stalle del Tuf.  Oppure tenere la destra per raggiungere in breve la baita degli Alpini di Lizzola, punto di arrivo di questa passeggiata. La struttura è presidiata da un vecchio cannone risalente alla Grande Guerra, ed è circondata da un fresco bosco di conifere.  Il ritorno segue i passi dell'andata.

La Baita degli Alpini. Sullo sfondo i monti Pomnolo e Cimone (foto di Elisa Di Blasi).

Note tecniche:

Data dell'escursione: 12-09-2022 - tempo bello, visibilità ottima.
Punto di partenza della passeggiata: Lizzola (frazione di Valbondione) che dista circa 58 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e dieci minuti d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione.   All'ingresso di quest'ultimo paese si tiene la destra, si supera il centro e si percorre la S.P. 49 che, con sei tornanti e dopo circa cinque chilometri, raggiunge la frazione di Lizzola. La partenza dell'itinerario è nei pressi dell'ex meublè Camoscio, alla fine del paese. 
A Valbondione il parcheggio si paga: Da alcune estati, i parcheggi di proprietà comunale presenti nel territorio di Valbondione sono a pagamento.  Occorre quindi premunirsi di ticket gratta e sosta presso l'ufficio turistico di Valbondione o negli esercizi commerciali convenzionati.  Il costo giornaliero è di 5 (cinque) euro.  Prezzi diversi sono previsti per soste a più lunga scadenza. Maggiori info sul seguente sito: https://www.turismovalbondione.it/modalita-di-pagamento-del-parcheggio-a-valbondione.

Le Stalle del Tuf viste tornando dal Rifugio.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 80 metri di sola salita. Tra andata e ritorno si percorrono un paio di chilometri.
Durata: La Baita degli Alpini si raggiunge in mezz'oretta di camminata. 
Luoghi di sosta e ristoro lungo il tracciato: La Baita degli Alpini è gestita dall'omonimo gruppo di Lizzola. E' aperta nei giorni festivi del periodo estivo. Offre servizio di ristoro bar e cucina con tavoli all'aperto o riparati da un tendone. Sono presenti servizi igienici ed è disponibile un'ampia area verde nei pressi del torrente Bondione utilizzabile per momenti di relax e per far giocare i bambini. Il menu comprende diversi tipi di carni alla griglia, strinù , formaggi, salumi e polenta. Per approfondimenti e prenotazioni: https://www.facebook.com/gruppoalpinilizzola.

I pascoli sopra Lizzola.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizioni di alcune facili passeggiate, effettuabili negli immediati dintorni di Valbondione. I link sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/da-fiumenero-valbondione-una-rilassante.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/02/una-passeggiata-maslana-tra-stambecchi.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/12/la-magia-di-maslana-in-veste-invernale.html
Se invece vi sentite pronti per un'escursione più impegnativa, con partenza da Lizzola, potete cliccare su:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/08/da-lizzola-unescursione-circolare-per.html
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo - scala 1:25.000 - Tavola 03. 

Ranuncoli in fiore ai lati del sentiero.