martedì 11 luglio 2023

Da Fiumenero alla piana di Campo, per ammirare il pizzo del Diavolo, le cascate e le piscine naturali del torrente Nero.

La Valle di Fiumenero è così stretta e selvaggia che, nonostante la bassa quota, offre le suggestioni e le difficoltà caratteristiche di altitudini ben più elevate. Frequentata da chi osa macinare il mega dislivello necessario per raggiungere il Rifugio Brunone, rende soddisfazioni anche agli escursionisti meno performanti, con questo anello che raggiunge una spettacolare piana panoramica. 

Diavolino, Diavolo di Tenda, Pizzo dell'Omo e del Salto dalla piana di Campo.

L'itinerario parte dai parcheggi a pagamento posti nei pressi del piccolo cimitero di Fiumenero (790 m), la frazione più a sud di Valbondione (nelle note tecniche i dettagli per arrivarci). L'inizio del sentiero CAI n. 227, con destinazione Rifugio Brunone, si trova alla sinistra della strada provinciale 49, praticamente di fronte all'ingresso del cimitero.

Il torrente Nero si presenta.

La traccia sale subito decisa, fino a raggiungere una strada sterrata che si percorre per pochi metri, perchè l'evidente segnavia biancorosso fa deviare a destra, ancora su sentiero. Dopo il primo strappo si pianeggia fino ad un bivio dove si devia a sinistra, cominciando a sentire il gorgoglìo del torrente Nero che ci accompagnerà  per un lungo tratto, restando basso sulla nostra destra.

Salvastrella Orobica, endemismo esclusivo delle Orobie.

Il sentiero corre delimitato da ben tenuti muretti a secco. Dopo dieci minuti dalla partenza si torna a calpestare la carrareccia che procede salendo dolcemente in una faggeta che si fa via via più folta. Più sopra la traccia torna a restringersi e riprende le caratteristiche di un evidente sentiero. Dopo una quarantina di minuti si esce dal bosco per attraversare una radura che lascia intravvedere le acque del torrente e le sue caratteristiche pozze. 

Pozze e cascatelle del torrente Nero.

Il torrente (o fiume) Nero assume un ruolo da vero protagonista in questa escursione. A dispetto del nome, le sue acque sono limpidissime. I continui salti effettuati nel suo breve corso di 6 Km sono favoriti dalla notevole pendenza del suo alveo. Il torrente Nero nasce dal Pizzo dell'Omo, a 2650 m di quota e si immette nel fiume Serio subito dopo aver attraversato il borgo di Fiumenero. Nel suo letto si trovano quindi numerose cascatelle che creano pozze smeraldine e, in alcuni casi, vere e proprie vasche o piscine naturali. In certi punti la violenza delle sue acque provoca il furibondo roteare di ciotoli e detriti che, nel tempo, hanno scavato vere e proprie "marmitte dei giganti".

La Valle di Fiumenero dal sentiero di salita.

Restando più vicini al torrente, si giunge a guadare un affluente che scende dalla Valsecca. In questo tratto è stata installata una catena per favorire il transito in caso di ghiaccio o rocce bagnate. Poco oltre si attraversa una pietraia e si nota la presenza di numerosi massi erratici. Siamo nei pressi della Cascina Campiolo (1065 m). Poco oltre il sentiero passa su un ponticello in legno che attraversa il Nero e prende a sinistra, salendo con più decisione tra i faggi. Al termine del bosco si incontra la variante segnata con il n. 722A, che percorreremo al ritorno.

Segnavia CAI relativo alla variante 227A.

Da questo punto la salita si fa più impegnativa. In rapida successione si guadano due rivi affrontando quindi un gradone roccioso che ci fa prendere rapidamente quota. Le tracce si moltiplicano e consiglio di tenere sempre il sentiero principale, fortunamente ben segnalato dai bolli biancorossi. In basso a sinistra il torrente Nero offre il meglio di sè, mentre a destra è un alternarsi di guadi, tratti rocciosi e strappi ripidi. Spesso si incrociano catene e cavi posizionati per facilitare il passaggio in punti un po' esposti. 

Campanula dei ghiaioni.

Serve circa mezz'ora per superare il gradone. Oltre si pianeggia, con bella vista sulla Valle che scende a Fiumenero e, ai lati del sentiero, si moltiplicano le fioriture. Siamo a 1300 metri di quota ma la caratteristica della zona è tale che sembra di essere ben più in alto. Se ne ha ulteriore conferma poco sopra, quando un cartello di legno ci indica che servono altre due ore per raggiungere il Rifugio Brunone. 

La Valle del Salto, il torrente Nero ed i pascoli di Tenda.

Noi invece siamo quasi arrivati. A sinistra del cartello scende un sentierino che si immette nel greto in secca del torrente, che seguiamo per inoltrarci nell'amplissima piana del Campo (1380 m circa-quasi due ore e mezza dalla partenza). Pochi passi e le quinte si riempiono della spettacolare vista delle quattro aguzze cime che delimitano lo scenario della Valle del Salto: da sinistra il Pizzo del Diavolo di Tenda, con accanto il suo Diavolino; il Pizzo dell'Omo ed infine il Pizzo del Salto. Si può raggiungere il centro della piana, dove un enorme masso erratico funge da riparo per pastori ed animali, per individuare la migliore posizione per godersi lo spettacolo.

Riparo di fortuna costruito in mezzo alla piana del Campo.

A sinistra del Diavolo si intuisce la vetta del Pizzo Poris. Tra loro spunta il puntino arancione del Bivacco Frattini, sotto il quale si distendono i ripidi pascoli di Tenda, percorsi dai lunghi salti del torrente Nero e spesso popolati da numerosi greggi di ovini. Voltandoci si intravvede la traccia del sentiero che abbiamo appena abbandonato, che risale faticosamente il costone roccioso per raggiungere la Valle dell'Aser, dietro alla quale si riconoscono i contrafforti che precedono la vetta del Redorta.

La traccia che sale al Pian dell'Aser.

Per rientrare si seguono le orme lasciate durante la salita. Ritornati sul sentiero CAI n. 227 si scende con prudenza il gradone roccioso attraversato dai numerosi affluenti del Nero, impiegando circa tre quarti d'ora per arrivare al bivio tra questa traccia e la sua variante n. 227A, che si tiene sulla sinistra idrografica del torrente (volgendo cioè le spalle alla sorgente). La traccia è ben segnalata e si inoltra in una freschissima e splendida faggeta. Subito si incontra un guado, dove si sale di pochi passi per individuare la traccia che prosegue pianeggiando nel bosco. Si alternano tratti in leggera discesa a brevi falsopiani, in una solitudine ben diversa rispetto alla traccia che sale dal lato opposto della Valle.

Dal bivio della variante 722A uno sguardo alla testata della Valle.

Accompagnati soltanto dal cinguettìo degli uccelli e dal mormorìo del torrente Nero, si scende per una buona mezz'ora, arrivando ad una carrareccia che inizialmente prosegue in piano, per poi scendere con decisione verso il paese, che si raggiunge dopo aver calpestato lo sterrato per una ventina di minuti. Si incontra l'asfalto nei pressi di un piccolo parco giochi, si tiene la destra attraversando il borgo ed il ponte sul torrente Nero e giungendo in pochi minuti al parcheggio di partenza. Per scendere si sono impiegate quasi due ore.

Concordia (Dactylorhiza maculata)

Note tecniche:

Data dell'escursione: 08.07.2023 - Alla partenza pioggia leggera. Poi nuvoloso, quindi soleggiato ed infine altre nuvole nella seconda parte della discesa.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggi a pagamento situati all'ingresso di Fiumenero, frazione di Valbondione, che dista circa 48 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco meno di un'ora d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le relative indicazioni e percorrendo la Strada Provinciale 49. Si superano gli abitati di Ardesio, Gromo, Gandellino e Gromo San Marino, arrivando infine a Fiumenero, incontrando subito i parcheggi da cui parte l'escursione. 
Nel Comune di Valbondione il parcheggio si paga: Da alcune estati, i parcheggi di proprietà comunale presenti nel territorio di Valbondione sono a pagamento.  Occorre quindi premunirsi di ticket gratta e sosta presso l'ufficio turistico di Valbondione o negli esercizi commerciali convenzionati.  Il costo giornaliero è di 5 (cinque) euro.  Prezzi diversi sono previsti per soste a più lunga scadenza. Maggiori info sul seguente sito: https://www.turismovalbondione.it/modalita-di-pagamento-del-parcheggio-a-valbondione.

Zoom sul bivacco Frattini dalla piana del Campo.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 600 metri di dislivello per una lunghezza totale di poco più di undici chilometri.
Durata: Per compiere l'intera escursione si cammina dalle quattro alle quattro ore e mezza, al netto delle soste.
Altre informazioni di carattere storico: Il toponimo Fiumenero non riguarda le acque del torrente, peraltro cristalline, che hanno scavato la lunga valle posta alle spalle del borgo. Questo compatto grumo di case deve il suo nome al fumo nero (in dialetto: fom nighér) prodotti dal forno di fusione del minerale di ferro estratto dalle miniere dell'Alta Valle Seriana. Pare peraltro assodato che il primo agglomerato urbano della zona fu realizzato dai "Damnata ad Metallam", gli schiavi ed i galeotti che i Romani utilizzavano per i lavori più pesanti e pericolosi effettuati nelle gallerie delle miniere.

Prunella delle Alpi, fiorita nella parte superiore della Valle di Fiumenero.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizione di una passeggiata molto più tranquilla in partenza da Fiumenero. Il link di collegamento è il seguente:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/da-fiumenero-valbondione-una-rilassante.html
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è ben evidenziata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000. 

Dal ponte che attraversa la frazione di Fiumenero.








domenica 2 luglio 2023

Un anello dal Passo della Presolana alla Cima di Gulter, immersi in un bosco incantato da coloritissime fioriture.

Tra nebbia e nuvole basse un'escursione, altrimenti molto panoramica, si trasforma in un itinerario di scoperta che scopre un bosco incantato, ricco di vita e povero di escursionisti, ed una miriade colorata di fioriture estive.

Per un attimo, la timida Presolana si concede tra nuvole e nebbia...

Il punto di partenza di questo anello è rappresentato dalla stradina che sale nell'abetaia dietro la chiesetta del Passo della Presolana (1290 m circa-nelle note tecniche i dettagli per arrivarci). Una "mappa tattile", posta all'imbocco della stradina stessa, ci informa che il tratto del sentiero CAI n. 315 che porta al Rifugio Cassinelli è stato realizzato per consentirne l'utilizzo anche agli escursionisti ipovedenti. Lungo il sentiero si troveranno diverse indicazioni collegate a questa iniziativa.

La mappa tattile pensata per gli escursionisti ipovedenti.

Dopo pochi minuti si incontra un bivio, ben segnalato. Si procede diritti, in direzione del rifugio, inoltrandosi in una bella ed areata abetaia. Uno strappo deciso porta la traccia a passare sotto un grande traliccio dell'alta tensione. Poco oltre, dopo un quarto d'ora circa dalla partenza, viene segnalata la presenza dei resti di una trincea della seconda guerra mondiale. La pendenza diminuisce, portandoci in falsopiano a raggiungere una radura.

Margherite alpine nel bosco che porta alla Malga Cassinelli.

Si rientra nel bosco e la traccia riguadagna pendenza, arrivando ad effettuare una decisa svolta a destra che risale un largo costone erboso, in direzione di evidenti paline segnaletiche verticali. Il Rifugio Cassinelli (1568 m-tre quarti d'ora dalla partenza) è poco distante. Basterebbe voltare a sinistra e pianeggiare per pochi minuti. Ma la direzione dell'escursione impone di salire diritti sul sentiero CAI n. 316, seguendo la direzione per il Monte Visolo.

Un grillo osserva da vicino un bel giglio di San Giovanni.

Pochi passi e, in basso a sinistra, si intravede il Rifugio. In condizioni di bel tempo il panorama si amplierebbe alle creste della Presolana ed al suo altipiano. Si inizia a percorrere il tratto più faticoso, salendo a zig-zag in un largo corridoio erboso, delimitato da folti tratti di bosco. In alcuni punti si sfiorano maestosi esemplari di abete rosso ma, per la maggior parte della salita si arranca nel pascolo, riccamente colorato da una moltitudine di fiori. Nella bruma spicca l'arancio del giglio di San Giovanni, il violetto dei cespugli di timo e delle vedovelle, il giallo dei botton d'oro e delle colombine.

Cespuglio di vedovelle celesti lungo il sentiero CAI n. 316.

In una quarantina di minuti si guadagnano circa duecento metri di dislivello fino a raggiungere, intorno a quota 1750 m., un bivio segnalato da una palina del CAI. Si segue l'indicazione per Plagna-monte Gulter, cercando un'esilissima traccia che pianeggia fra l'erba alta. E' più evidente un solco sulla destra, che scende prima leggermente e poi più deciso, effettuando un tornante sinistrorso. Si tratta di una delle tante varianti di discesa che, dal Visolo, riportano al Cassinelli. Non è il sentiero giusto.

Cespuglio di timo a margini del bosco. 

Si continua quindi in piano su quella che dovrebbe essere la variante CAI n. 316/A e, dopo le prime incertezze, il sentiero diventa pian piano più leggibile, anche se è evidente che questo percorso non viene molto frequentato. Lo si capisce dai bolli biancorossi sui sassi, che risultano molto sbiaditi, a differenza delle fioriture, che si arricchiscono del viola di alcune orchidee a foglie larghe, dei petali gialli del verbasco e dell'eliantemo. Si raggiunge un tratto di bosco rado, dove il sentiero è ancor meglio tracciato e continua in leggera discesa, sfiorando grossi formicai che si sviluppano tra le radici delle conifere.

La variante n. 316/A si inoltra nel bosco.

Dopo una ventina di minuti dall'ultimo bivio si attraversa un piccolo ghiaione e successivamente si incontra una palina segnaletica, che invita a procedere nella medesima direzione per ritornare al Passo della Presolana. Il sentiero compie un paio di serpentine in discesa per perdere un po' di quota, e prosegue quindi in piano, entrando in un boschetto dove le conifere si moltiplicano. Accanto all'onnipresente abete rosso si individuano contorti pini mugo e folti cespugli di ginepro, che rendendo il percorso profumatissino, aguzzando il senso dell'olfatto, compensando così la scarsa visuale provocata dalle nebbie e dalle nuvole basse.

Steli di verbasco nero nei pascoli del Pizzo Plagna.

Si esce brevemente dal bosco, attraversando ripidi pascoli che lasciano intravvedere le residenze e gli impianti sciistici del Passo.  Nel tratto successivo, che presenta le stesse caratteristiche del precedente bosco, ho avuto un emozionante e fuggevole incontro con un camoscio, che ha attraversato velocemente il sentiero un attimo dopo il mio passaggio. Se ce ne fosse bisogno, un altro indizio che certifica la scarsa frequentazione di questi ambienti. Si raggiunge una splendida radura, dove una palina segnaletica ci indica che servono altri venti minuti per arrivare sulla Cima Gulter.

Orchide di Fuchs, poco prima di Cima Gulter.

Si riprende a salire, costeggiando la cresta che divide le conifere del Passo della Presolana dalle faggete  che ricoprono il versante sud della Val di Scalve, arrivando infine in vetta alla boscosa Cima di Gulter (1640 m - qualcosa più di due ore e mezza dalla partenza). Per avere una visuale più panoramica basta proseguire sulla traccia che ora diventa di discesa. Pochi passi e lo sguardo si apre sulla doppia cima del monte Scanapà e sulle sue piste per lo sci alpino.  

La doppia cima dello Scanapà dal sentiero di discesa.

Per ammirare le cime scalvine bisogna scendere tra gli abeti per circa un quarto d'ora. In condizioni di buona visibilità deve essere uno spettacolo notevole, con il Pizzo Camino a dominare l'altipiano di Borno ed i fitti boschi della riserva naturale del Giovetto di Paline. La discesa è un po' impegnativa. In alcuni tratti passa accanto a ripidi pascoli dove è richiesta un po' di attenzione, senza farsi distrarre dal panorama che si amplia a tutto il fondovalle.

Raponzolo di Scheuchzer sul sentiero di discesa.

Dopo tre quarti d'ora di discesa si rientra nel bosco, arrivando ad alcuni ripetitori telefonici. Al bivio successivo si tiene la destra e subito si vede il parcheggio posto a lato della chiesetta di partenza. Lo sterrato per raggiungerlo si prende tenendo la destra. L'anello è così completato.

Laserpizio sermontano, tipico dei terreni calcarei.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 28-06-2023. Tempo  coperto con nebbie di quota e persistenti nubi basse.
Punto di partenza dell'escursione: Il punto di partenza è situato pochi metri prima della chiesetta che, per chi sale da Castione, si trova sul lato sinistro della Strada Statale 671, un centinaio di metri prima dello scollinamento verso la Val di Scalve. Se i parcheggi posti ai lati della chiesetta sono già occupati, pochi metri più indietro  si trova l'ampio sterrato a servizio degli impianti di risalita. Il punto di partenza dell'itinerario dista circa 50 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di un'ora d'automobile. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Superato il centro di Castione della Presolana si prosegue sempre diritto, raggiungendo il Passo con gli ultimi sette chilometri. 
Dislivello e lunghezza dell'anello: 500 metri di sola salita per un totale di circa sette chilometri. 
Durata: Per compiere l'intera escursione servono circa tre ore e mezza, al netto delle soste.

La Presolana era troppo schiva, oggi...

Altre escursioni in zona: Lo spunto per questa escursione mi è stato offerto dalla guida "Clusone & Castione, l'altipiano della Presolana per tutte le stagioni", realizzata da Alessandra e Anna Chiara Merisio e pubblicata da Lyasis Edizioni. Il volume riporta venti proposte di escursioni nella zona titolata, è stato stampato nella primavera 2023 ed è in vendita al prezzo di 15 euro. 

In questo blog potrete inoltre trovare altri itinerari con partenza dal Passo della Presolana. Questi sono i link di collegamento:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/01/alla-malga-cornetto-piedi-o-con-le.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/08/un-anello-ai-piedi-della-presolana-e.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2018/08/una-pigra-passeggiata-sulla-via-del.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/rendez-vous-con-la-presolana-e-con-la.html;
Chi è interessato a raggiungere la cima del monte Scanapà, da cui si gode una vista ineguagliabile del massiccio della Presolana, può consultare, in questo blog. il dettaglio di un itinerario non molto frequentato, che parte dal borgo di Lantana: 
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/11/da-lantana-alla-croce-di-vetta-dello.html.
Cartografia: La zona interessata dall'itinerario puà essere visualizzata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000, ma il tratto di sentiero CAI n. 316/A non è evidenziato in questa mappa. Sul geoportale del CAI di Bergamo, il 316/A è evidenziato sulla cartografia, ma è privo di descrizione e topografia. 
Dal sentiero di discesa uno sguardo su alcune ville realizzate a fine ottocento,
nel c.d. periodo del "Turismo d'epoque", con la suggestiva chiesetta di Santa Maria.






martedì 20 giugno 2023

Da Valcanale alla Forcella di Zulino, ad ammirare le creste più dolomitiche delle Orobie.

Le creste dolomitiche della Valcanale, a mio parere, sono il cuore delle Orobie. Il loro profilo emoziona al primo sguardo. Ogni giornata serena è un invito ad esplorarne i versanti, per apprezzare ogni volta una prospettiva diversa. La Val Zulino è forse il balcone migliore per ammirare la loro bellezza.

All'alpeggio della Baita Bassa di Zulino.
Da sinistra: Arera, Corna Piana, Passo e Pizzo di Branchino.

L'accesso della Val Zulino si trova pochi centinaia di metri oltre Babes, la contrada più a nord di Valcanale (1030 m circa). Dopo aver parcheggiato in uno degli stalli a pagamento realizzati nei pressi del laghetto (nelle note tecniche le info per arrivarci) si sale  calpestando l'asfalto della strada che porta all'imbocco della mulattiera che porta al Rifugio Alpe Corte. Dopo nemmeno cinque minuti, sulla destra, si intuisce una traccia, segnalata su un masso con la scritta P.Zulino ed il segnavia CAI n. 265 (ritengo che sarebbe opportuna una palina segnaletica verticale più evidente).

Cima Fop sovrasta le abetaie della Valcanale.

Il sentiero sale subito ripidamente nell'abetaia. La parte iniziale dell'escursione è faticosa. I tratti in leggera pendenza sono pochi ed il resto della salita presenta una pendenza accentuata con un fondo a volte poco assestato. Dopo circa tre quarti d'ora tra le conifere compare qualche latifoglia e si arriva ad un bivio ben segnalato. A sinistra si andrebbe verso l'Alpe Corte, noi continuiamo a salire prendendo la destra.   

Rigoglioso cespuglio di felci all'uscita del bosco.

In meno di dieci minuti dal bivio si esce dal bosco per iniziare un falsopiano che porta alla Baita Bassa di Zulino (1441 m), la si supera restando a monte di essa per procedere in leggerissima salita poco sopra i pascoli e lo stagno utilizzato per l'abbeverata del bestiame. L'ambiente, delimitato dalle cime dolomitiche della Valcanale, è a dir poco spettacolare. Contornati da boschetti di abeti e calpestando pascoli in fiore, si raggiunge una costa erbosa dalla quale il panorama si apre anche al Passo Branchino dominato dall'omonimo Pizzo.

Il passo Branchino dal sentiero di salita.

La faglia della Valcanale divide la zona delle rocce calcaree (geologicamente più recenti) dalle più antiche rocce silicee, creando una diversità delle strutture del suolo e, di conseguenza, di flora e fauna che la popolano. Agli occhi dell'escursionista, questo si traduce in un caleidoscopio di panorami che è difficile riscontrare altrove.  A questo si aggiunge il fatto che, durante le ere glaciali, la Valcanale non è mai stata completamente sommersa dai ghiacci, permettendo ad alcune rare specie floreali (oggi enedemiche della zona) di sopravvivere fra i detriti o sulla nuda roccia. 

Fop, Passo del Re e Cima di Valmora dalla Baita Bassa di Zulino.

Si risale la costa, che si trasforma in un largo corridoio erboso, delimitato da maestosi abeti rossi. Ci accompagna il suono dei campanacci delle mucche al pascolo e , dal bosco, il ritmico tambureggiare dei picchi. Dopo poco più di un'ora e mezza di cammino si giunge ad un bivio, posto accanto ad una pozza di abbeverata. Si tiene ancora la destra e, dopo pochi minuti, si intravvede la Baita di Mezzo (1600 m), che teniamo alla nostra destra, per raggiungere un grande cespuglio di rododendri rossi, dietro al quale si ritrova la traccia del sentiero, che piega a sinistra, risalendo un rado bosco con ampie serpentine.

Forcella e Baita Alta di Zulino, con i monti Campagano e Corte.

Circondati da un panorama sempre più maestoso, usciamo negli ampi spazi aperti che precedono la Forcella di Zulino (1759 m-circa due ore dalla partenza). Poco più in alto, sulla sinistra, si trova la Baita Alta di Zulino, addossata alle pendici dell'erbosa dorsale che porta alla cima del monte Campagano. A sud le dolomitiche creste della Valcanale sono ancora più imponenti, con il massiccio dell'Alben che si erge proprio al centro, la Corna Piana alla sua destra e Cima Valmora, i monti Fop e Secco a sinistra.

La testata della Val Sanguigno dalla Forcella di Zulino.

Dalla Forcella lo sguardo spazia sulla selvaggia e pressochè incontaminata Val Sanguigno, delimitata dal monte Corte (a sinistra), dal Pradella e dal Pizzo Salina. Uno spettacolo che, circa quindici anni fa, è stato apprezzato anche dall'orso JJ5, le cui tracce sono state avvistate più volte fra questi pascoli ed in queste abetaie.

Cima di Valmora, Pizzo Arera e Corna Piana.

D'altra parte la presenza del plantigrado nei boschi della Valcanale è storicamente accertata da quasi mille anni. E' del 1179 un manoscritto che concedeva ai valligiani il diritto di cacciare l'orso, a condizione che, per ogni esemplare ucciso, riservassero un'abbondante porzione al Vescovo di Bergamo, a suo tempo proprietario di quelle terre. Negli archivi storici viene inoltre documentata anche una infruttuosa e movimentata caccia ad un enorme esemplare, svoltasi il 22 febbraio 1889. Una squadra di nove montanari inseguono l'orso e lo trovano accovacciato nei pressi di un dirupo. Ma l'unica arma in loro possesso era uno schioppo caricato a pallini. Dopo gli spari, l'orso si alzò, per allontanarsi con lenta noncuranza.

Rododendro rosso fiorito sulla cimetta senza nome.

Chi desidera una visuale ancora più vasta, dalla Forcella di Zulino può voltare a destra per risalire, in un quarto d'ora e senza l'ausilio di alcuna traccia, ad una elevazione priva di nome (1780 m circa). Si costeggia uno stagno restando ai margini del crinale erboso. Si individua un passaggio che si inoltra tra intricati cespugli di pino mugo che avvolgono alcune roccette. Si sale poggiando le mani in alcuni tratti per arrivare all'anonima cimetta, dove lo sguardo si amplia sull'intrico di vegetazione che al collega al più basso monte Zulino.

Il filo di cresta che porta al Monte Zulino ed a Cima Bani.
Sullo sfondo si staglia il profilo della parete nord della Presolana.

Procedere diventa molto difficile. I cespugli di pino mugo e di rododendri sono molto contorti e coprono quasi interamente le rocce sottostanti. Ci si accontenta quindi di ammirare il panoramico filo di cresta che porta fino a Cima Bani, posta a sentinella tra l'ingresso della Valcanale e l'opposta Valgoglio. In lontananza si staglia l'ardito profilo della parete nord della Presolana e le cime innevate della conca del Barbellino. La salita è completata. Il ritorno avviene sulla stessa traccia della salita.

Arera e Corna Piana dall'alpeggio della Baita Bassa di Zulino.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 17-06-2023 - tempo bello.
Punto di partenza: Per raggiungere la frazione di Valcanale si deve percorrere la provinciale della Valle Seriana fino al bivio di Ponte Nossa dove, invece di girare a destra per i tornanti che portano a Clusone, si prosegue diritti sulla provinciale n. 49 in direzione di Valbondione.  Appena superato l'abitato di Ardesio, in località Ponte Seghe, si devia a sinistra seguendo le indicazioni per la Valcanale.  La strada guadagna subito quota con alcuni tornanti, per poi proseguire diritta nella vallata fino al suo termine.  Il laghetto nei pressi del quale si deve parcheggiare è visibile sulla sinistra, appena superato il paese di Valcanale. Da Bergamo sono circa 45 km percorribili in una cinquantina di minuti. 
A Valcanale il parcheggio si paga: Da agosto 2018 il Comune di Ardesio ha disposto l'obbligo del parcheggio a pagamento nelle aree di sosta predisposte dal laghetto di Valcanale sino all'inizio della strada forestale che porta al Rifugio Alpe Corte. Il ticket viene emesso da due parcometri che lo rilasciano al prezzo giornaliero di 3 (tre) euro. Riduzioni sono previste per soste prolungate.

Imponente abete rosso nei pressi della Baita di Mezzo.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 750 metri di dislivello per un totale, fra andata e ritorno, di oltre sette chilometri.      
Durata: Per percorrere l'intera escursione servono circa quattro ore, al netto delle soste.  
Altre note di carattere storico e culturale: Le informazioni sulla presenza dell'orso in Valcanale sono state acquisite leggendo il testo dal titolo "Lupo, orso e lince nel territorio bergamasco dal medioevo ad oggi", pubblicato a cura di Aldo Oriani per la Rivista del Museo di Scienze Naturali di Bergamo.    I dettagli sulla orografia della zona sono invece tratti da "Valcanale, storia ed ambiente", pubblicato dalle edizioni Novecento Grafico.  Entrambi i volumi sono prenotabili nel sistema gestito dalla rete bibliotecaria bergamasca, al seguente link: https://www.rbbg.it.

Persicaria bistorta 

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizione di altre escursioni che esplorano i diversi versanti della Valcanale. I link sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/09/la-magia-della-nebbia-nei-boschi-tra-i.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/10/una-splendida-salita-alla-cima-di-bani.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/12/unanello-per-conoscere-il-suggestivo.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/06/un-panoramico-anello-nella-valle-dei.html
-https://dislivellozero.blogspot.com/2020/07/torniamo-sullanello-nella-valle-dei.html
Cartografia: L'escursione qui proposta è ben evidenziata sulla Carta escursionistica del Sentiero delle Orobie Orientali - scala 1:25.000, realizzata dal CAI di Bergamo e disponibile nelle librerie e cartolerie della Provincia, al prezzo di 10 euro. 

Primi passi di discesa nel rado bosco sotto la Forcella di Zulino.



lunedì 5 giugno 2023

Un anello da Valbondione a Lizzola, per scoprire le baite di Valbona ed i secolari boschi attraversati dal Sentiero dei Carbonai.

Un'escursione circolare alla scoperta di un gruppo di baite nascosto da una vegetazione rigogliosa, forgiata dalla presenza di sorgive, cascate e corsi d'acqua che rendono questa zona un piccolo paradiso di biodiversità.
Pizzo Coca e Rifugio Merelli dalle baite di Valbona.

Dal parcheggio posto negli immediati pressi del Campeggio di Valbondione (862 m-nelle note tecniche trovate i dettagli per raggiungerlo) si ripercorre a piedi via Mes, fino al suo inizio. Si prende a destra via San Lorenzo (che rappresenta la continuazione della Strada Provinciale 49 dell'Alta Valle Seriana) fino a raggiungere il Palazzo Municipale. Dal parcheggio sul retro si imboccano delle scalette che portano in via T. Pacati, dove si trova la segnaletica che ci indirizza a percorrere il sentiero CAI n. 305,  verso il Rifugio Curò.

Il rifugio Merelli al Coca, dal primo tratto del sentiero CAI n. 305.

L'asfalto cede il posto allo sterrato e si sale nel bosco con pendenza regolare, risalendo il fianco della valle. Dopo un quarto d'ora circa, si individua e si prende una deviazione sulla destra, priva di qualsiasi segnaletica, che si inoltra decisa nel fitto bosco misto di faggi, abeti rossi e qualche raro larice.  Si guadagna quota con alcune serpentine che portano ad un successivo traverso che sale tenendo la sinistra, per poi riprendere a salire con qualche zig-zag. 

Cercando la traccia del sentiero nel bosco di Valbona.

In questo tratto la traccia è poco evidente ma presto, guardando verso l'alto, si intravede fra gli alberi l'inizio di una radura, che circonda il minuscolo aggregato rurale di Valbona (1299 m-circa quaranta minuti dal Municipio di Valbondione).

Alle baite di Valbona.

L'ambiente è quasi fiabesco. Le poche baite sono splendidamente ristrutturate ed il paesaggio circostante è insolito e spettacolare. Di fronte spicca il Pizzo Coca. Più in basso si intravede il rifugio omonimo. A  destra spuntano il Pizzo Cappuccello e la tozza sagoma del Cavrel. Dal lato opposto spuntano le montagne che circondano Lizzola, con il Vigna Soliva a far da protagonista. 

Il Pizzo Redorta da Valbona.

La radura che circonda le baite è tappezzata di fioriture ed è delimitata da un bosco che, come scopriremo più avanti, scopre agli occhi più attenti le tracce di una fitta presenza di fauna selvatica. Il sentiero passa tra le baite, dando modo di apprezzarne i particolari più significativi e si biforca, giusto all'altezza dell'ultimo edificio. Giriamo a destra e subito si incontra una palina segnaletica del Sentiero dei Carbonai, percorso storico-educativo ideato dal Comune di Valbondione, che ci accompagnerà fino al termine dell'escursione.

Valbona dal sentiero dei carbonai, che porta a Lizzola.

Prendiamo ancora a destra risalendo in una selva che, poco a poco, si trasforma in un vero e proprio bosco primordiale, dove il muschio ricopre quasi interamente i numerosi massi erratici. Ai piedi degli abeti si scoprono le pigne rosicchiate dagli scoiattoli e, nei punti più morbidi del terreno, risultano evidenti le tracce di cervi e caprioli. Non mancano veri e propri formicai giganti, abitati da una numerosa popolazione di formiche rufa. Questo bosco da sempre fu dimora di fauna selvatica. Negli archivi storici risulta certificata la presenza dell'orso, l'ultimo dei quali fu abbattuto nella zona di Valbona nel lontano anno 1886.

Silene in fiore, ai bordi del sentiero sopra Valbona.

Lungo il percorso si incontrano anche numerose postazioni (in dialetto: Ral) dove i carbonai realizzavano i Poiàt, cumuli di terra e legname con cui producevano il carbone utilizzato dai forni fusori di fondovalle. Nel tratto da Valbona a Lizzola se ne incontrano una decina, corredati di cartelli illustranti le varie fasi della lavorazione. Le fotografie d'epoca che arricchiscono questi racconti ben illustrano quanto fosse duro e faticoso il lavoro del carbonaio...

Botton d'oro ai lati del bosco prima di Lizzola.

Dopo il primo strappo in salita, il percorso da Valbona a Lizzola risulta essere un suggestivo falsopiano che, in un'ora circa di cammino, ci porta ad un bellissimo dosso erboso dove incrociamo il sentiero CAI n. 306 che scende dal Curò verso Lizzola. Da questi prati è impressionante la mole del Vigna Soliva, mentre alla sua sinistra spunta la lunga dorsale di cime (Vigna Vaga, Sponda Vaga, Pizzo di Petto, i monti Barbarossa e Pizzul) che portano ad individuare al nostro sguardo la minuscola chiesetta del Passo della Manina.

La baita-rifugio di Mario Merelli

Dal dosso, il primo edificio che incontriamo è la baita dove Mario Merelli (l'alpinista originario di Lizzola scomparso nel 2012, mentre scalava il Pizzo di Scais) si rifugiava per programmare le sue spedizioni himalayane. Poco oltre la traccia scende attraverso coloratissimi prati, sfiorando i resti del primo, rusticissimo impianto di risalita dell'area sciistica di Lizzola e raggiungendo il retro della Chiesa parrocchiale di Lizzola (1259 m) dedicata a San Bernardino.

Lizzola.

Si attraversa via San Bernardino, infilandosi in uno stretto vicolo e poi in un'altro ancora più stretto, scendendo fino al ponte che passa sul torrente Bondione. Lo si percorre in direzione del parcheggio delle sciovie e si risalgono le scale che portano alla seggiovia. Sulla destra, delimitato da muretti a secco, si individua il tratto del sentiero dei carbonai che ci riporterà a Valbondione.

La conca di Valbondione dal sentiero che scende da Lizzola.

L'inizio del sentiero riporta alcuni pannelli che descrivono le diverse specie arboree che caratterizzano i boschi di Lizzola. Subito dopo le tracce si moltiplicano. Trascuriamo quelle che salgono, riservate ai ciclisti che praticano il downhill, e restiamo in piano, sulla traccia più esile che scende brevemente verso destra e poi pianeggia fiancheggiando la radura. Verso nord il panorama si apre sulle frazioni più alte di Valbondione. Si intravvede Pianliveri, Maslana, il solco delle Cascate del Serio e le cime più alte che delimitano la conca del Barbellino.

Il guado del torrente Valgrande.

Poco più avanti si ritrova la segnaletica del sentiero dei carbonai e si scende ad attraversare il vivace torrente Valgrande, che si guada con attenzione, aiutati da una catena metallica. L'evidente traccia prosegue in discesa, con tratti anche in decisa pendenza, sempre nel fitto di un bosco freschissimo e, in poco più di un'ora, arriva giusto giusto al limitare tra l'alveo del torrente e l'area di competenza del campeggio di Valbondione. Il relativo di parcheggio si raggiungerà voltanto a sinistra appena raggiunta via Mes.

Il monte Vigna Soliva dai prati sopra Lizzola.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 02-06-2023 - tempo bello con buona visibilità. Nuvolosità in aumento da metà mattina.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio a pagamento situato negli immediati pressi del Campeggio di Valbondione, che dista circa 50 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le relative indicazioni e percorrendo la Strada Provinciale 49. All'ingresso di Valbondione si volta a destra superando il ponte sul fiume Serio e subito dopo si prende nuovamente a destra per via Mes che si percorre fino a raggiungere il parcheggio, che si trova sulla destra, al lato opposto del campeggio. 
Nel Comune di Valbondione il parcheggio si paga: Da alcune estati, i parcheggi di proprietà comunale presenti nel territorio di Valbondione sono a pagamento.  Occorre quindi premunirsi di ticket gratta e sosta presso l'ufficio turistico di Valbondione o negli esercizi commerciali convenzionati.  Il costo giornaliero è di 5 (cinque) euro.  Prezzi diversi sono previsti per soste a più lunga scadenza. Maggiori info sul seguente sito: https://www.turismovalbondione.it/modalita-di-pagamento-del-parcheggio-a-valbondione.
Il fiore di Dart Fener (per i botanici: raponzolo nero).

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 500 metri di dislivello per una lunghezza totale di circa otto chilometri.
Durata: Per compiere l'intero anello si cammina per circa quattro ore, al netto delle soste.
Luoghi di sosta e ristoro lungo il tracciato: Chi vuole rifornirsi di prodotti locali per un pranzo al sacco, può fare acquisti presso il negozio di alimentari di Patrizia Lazzarini, in via San Lorenzo 36, di fronte all'inizio di via Mes. Altrimenti, al termine dell'escursione trova due soluzioni diverse: il bar pizzeria del Campeggio di Valbondione, aperto a tutti, oppure il ristorante dell'Ostello di Casa Corti, il cui edificio è posto di fronte all'ingresso del campeggio stesso. Entrambe le strutture hanno una pagina facebook da consultare.

Alle baite di Valbona.

Altre informazioni di carattere storico e culturale: Ho avuto il piacere di condividere questa escursione con Nazareth Simoncelli, che mi ha fatto conoscere un ambiente estremamente stimolante della conca di Valbondione. Nazareth ha scritto  romanzi storici ambientati in Alta Valle Seriana, che possono offrire interessanti spunti di approfondimento per arricchire le escursioni effettuate in queste zone. Il suo ultimo lavoro si intitola "Amici per la pelle", un thriller che si sviluppa tra le rocce calcaree del massiccio della Presolana.
Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizione di altre escursioni alla scoperta dei dintorni di Valbondione. I link sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/05/sul-balcone-piu-soleggiato-dellalta.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/09/alle-piane-di-lizzola-una-breve-e.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/da-fiumenero-valbondione-una-rilassante.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/02/una-passeggiata-maslana-tra-stambecchi.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/12/la-magia-di-maslana-in-veste-invernale.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/08/da-lizzola-unescursione-circolare-per.html
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è parzialmente evidenziata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000. 

Controsole sul primo impianto sciistico di Lizzola.