domenica 13 agosto 2023

C'era una volta un nevaio: da Cerete a Cacciamali ed in Val di Las, cercando quel che non c'è più...

 Questo itinerario è riservato ad escursionisti dotati di buon senso di orientamento.

La parete nord del monte Secco e la testata della Val di Las.
Nell'angolo in ombra, fino a pochi anni fa resisteva un piccolo nevaio.

L'anello parte dal piccolo parcheggio di Cerete (794 m-nelle note tecniche i dettagli per arrivarci) imboccando la storica mulattiera con direzione Cacciamali. Dopo pochi minuti l'acciotolato raggiunge la strada cementata utilizzata anche dai fuoristrada per salire alla piccola contrada. La traccia è segnata anche dai bolli biancorossi del sentiero CAI n. 264 e sale con buona pendenza, con alcune belle viste sul massiccio del Redorta.

La chiesetta di Cacciamali.

In circa mezz'ora si raggiungono le prime case di Cacciamali (1030 m). Il borgo è ben curato e molto suggestivo, con la sua chiesetta, che si erge isolata a sinistra del borgo e le tipiche abitazioni rurali ristrutturate mantenendo intatti i loro canoni architettonici (maggiori dettagli sulla storia del luogo sono raccontati in un altro post pubblicato in questo stesso blog nello scorso mese di dicembre 2022. Il link è: https://dislivellozero.blogspot.com/2022/12/unanello-per-conoscere-il-suggestivo.html).

Nel "centro" di Cacciamali.

All'ingresso di Cacciamali una freccia in legno indica la direzione da intraprendere per raggiungere il nevaio della Val di Las. Si attraversa quindi il piccolo borgo, aggirando le ultime case sulla sinistra, per  seguire una traccia che pianeggia tra i verdi pascoli, restando faccia a faccia con l'imponente mole del Pizzo Redorta. In una ventina di minuti si raggiunge un boschetto di latifoglie, che anticipa di pochi metri le imponenti abetaie che ricoprono la sponda sinistra della Valcanale.

Verso i ruderi di Cascina Martina.

Sotto un imponente faggio, seminascosta dalla fitta vegetazione, si individua una freccia in legno che indica di voltare a sinistra per raggiungere la Val di Las. Si resta a lato del bosco, in direzione di una ben visibile stalla diroccata (Stalla Martina-1057 m) che si raggiunge in una decina di minuti dal boschetto precedente. Dietro i ruderi si entra nel bosco trovando immediatamente un roccolo ben tenuto, alla destra del quale, ben segnalato ad altezza d'uomo sulla corteccia di un albero, si nota il primo dei bolli gialli che ci aiuteranno a tenere la traccia che attraversa la fitta abetaia. 

Una freccia gialla ci guida verso la Val di Las.

Questo è il tratto dove è necessario possedere un buon orientamento. Dopo pochi minuti si incontra un bivio. La traccia si tiene sulla sinistra (NON scendere a destra) restando in quota. Dopo pochi metri un segno giallo ci conferma la giusta direzione. Si continua in piano per un buon tratto. Poi si prende a salire, seguendo fedelmente bolli e frecce di colore giallo. Il bosco, ricco di ciclamini, è formato da conifere nei tratti più ombrosi e da latifoglie nei pochi angoli più solivi. Si alternano falsopiani e brevi salite per circa tre quarti d'ora fino a che il bosco si dirada, lasciando intravvedere la ruvida parete nord del Monte Secco.

La testata della Val di Las.

Fuori dal bosco, pur essendo a poco più di mille metri di quota, la vegetazione ricorda un ambiente alpino di alta quota. Fitti cespugli di pini mughi ed alcuni magri rododendri si alternano con tratti di ghiaione depositati nei millenni dalla friabile pietra del monte Secco. La frescura è intensa e la vista sulla dirupata parete del monte Secco è emozionante. Sulla destra il Corno Negro cattura lo sguardo, mentre l'altro lato della Valcanale regala belle immagini di Bani e della sua Cima. 

Il Corno Negro.

Si procede in piano, sulla traccia ben segnata, in direzione dell'evidente morena, che offre anche l'idea di quanto il nevaio fosse vasto nella sua fase di maggiore espansione.  Questo enorme cumulo di sassi e frammenti rocciosi sono il triste ricordo del nevaio, purtroppo completamente scomparso. In questi ultimi anni ricompare sporadicamente nell'angolo più buio, remoto e freddo alla base della parete nord (a circa 1.100 m di quota) che si raggiunge in poco più di due ore dal parcheggio di Cerete.

Il nevaio era proprio qui!

Quello della Val di Las era noto per essere il nevaio meno elevato d'Italia. Nell'immediato dopoguerra era una sorta di frigorifero naturale per buona parte delle famiglie della Valcanale. Parecchie persone giungevano dal fondovalle con i muli, che venivano caricati con blocchi di ghiaccio strappati a forza di piccone dal piccolo nevaio. Da Albereti il ghiaccio, protetto da sacchi di iuta, fieno o rami d'abete, poteva proseguire il suo viaggio anche per Ardesio, Clusone o addirittura Bergamo, dove veniva venduto ad albergatori e ristoratori. 

Primi passi sul sentiero di discesa.

Il ritorno potrebbe seguire le tracce dell'andata, ma è possibile anche realizzare un interessante anello, che ci porta anzitutto a scoprire la Val di Las. Restando sul lato destro della morena (cioè quello da cui siamo giunti) si scende seguendo una minuta traccia di ghiaia che taglia il prato magro, punteggiato da arbusti di pino mugo e da giovani abeti. Poco oltre lo sguardo si apre gradualmente sulla Valcanale, regalando begli scorci sulla cima ed il paesino di Bani, la frazione più elevata di Ardesio. 

Sul piccolo ghiaione. Sullo sfondo il paesino di Bani.

Il sentiero entra in quel che sembra il letto di un torrente prosciugato da secoli, per attraversare, poco più avanti, un piccolo ghiaione che scende dalla costa erbosa. Oltre la traccia diventa evidente, dirigendosi verso il bosco di conifere in direzione di Albareti, le cui case iniziano ad intravedersi sul fondovalle. Tra gli abeti si raggiunge una sterrata di servizio utilizzata prevalentemente da boscaioli, fino ad arrivare ad un'opera di presa di Uniacque, che serve l'acquedotto comunale di Ardesio (circa tre quarti d'ora dalla base della parete nord del monte Secco).

Uno sguardo su Albareti.

Di fronte alla sorgente si trova un bivio. Dritto si scende ad Albareti. Noi teniamo la destra, camminando su una carrareccia sterrata che pianeggia per un buon tratto, per poi scendere dolcemente. Si giunge quindi ad un tratto in salita. A metà dello strappo si trovano le indicazioni del sentiero CAI n. 220. Seguendo la direzione per Ardesio si imbocca il sentierino sulla sinistra. Dopo pochi passi si guada un rio e si procede in piano, costeggiando la cascina di Camnare (820 m circa), splendido pianoro panoramico che offre una spettacolare vista sul monte Redondo.

Cascina Camnare ed il monte Redondo.

Non ci resta che proseguire sul pianeggiante sterrato, che lascia la Valcanale e volge verso sud. Si entra in un bosco di latifoglie che, ogni tanto, lascia intravvedere la piana di Ardesio. Dopo una buona mezz'ora si giunge ad un trivio. Sulla sinistra il sentiero CAI n. 220 scende ad Ardesio, diritti ci si perde in un pascolo. Noi prendiamo la carrareccia cementata a destra, che sale per un breve tratto fino a raggiungere la sterrata che sale a Cacciamali. Noi scendiamo a sinistra e ritroviamo in breve il piccolo parcheggio di Cerete.

La piana di Ardesio.

 Note tecniche:

Data dell'escursione: 10-08-2023 - soleggiato, con buona visibilità.
Punto di partenza dell'escursione: Piccolo parcheggio che si trova appena superata la contrada di Cerete, frazione di Ardesio. Il parcheggio dista circa 40 km dal centro di Bergamo, percorribili in 50 minuti. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per Valbondione. Si procede diritti, superando il bivio per Villa d'Ogna, il successivo abitato di Valzella ed il bivio per Ludrigno. Poco dopo la prima uscita per Ardesio, si trovano le indicazioni per Cerete-Cappella degli Alpini. Si svolta quindi a sinistra (via Monte Secco) in una stretta strada che, con una serie di sei tornanti, sale fino alla frazione di Cerete ed al suo piccolo parcheggio. 

Il monte Secco dal sentiero CAI n. 220.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: poco più di 400 metri di dislivello per una lunghezza totale stimata di circa nove chilometri. 
Durata: La durata complessiva dell'anello è di poco meno di quattro ore, al netto delle soste.
Breve storia recente del nevaio: Al tempo della sua massima estensione il nevaio della Val di Las era lungo almeno un centinaio di metri. La prima scomparsa a memoria d'uomo risale all'anno 1993. Le abbondanti nevicate dell'inverno successivo lo fecero ben presto ricomparire, per sparire di nuovo nel 2012. L'anno successivo, al termine della stagione invernale, si procedette a misurare il nevaio appena riformatosi. La lunghezza raggiungeva circa venti metri e, nel punto in cui veniva a contatto con le rocce del monte Secco, misurava un'altezza di una quindicina di metri. Il nevaio scomparve di nuovo nel 2017, per tornare occasionalmente a ricomparire in alcuni dei successivi inverni caratterizzati da abbondanti precipitazioni e temperature rigide (come nel periodo più acuto della pandemia).  

Ciclamini delle Alpi nelle abetaie della Valcanale.

Altre escursioni in zona: Il territorio del Comune di Ardesio è vastissimo ed offre diverse opportunità escursionistiche. In questo blog ne vengono descritte almeno cinque, oltre a quello citato nel testo principale. Questi sono i link di collegamento:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/06/da-valcanale-alla-forcella-di-zulino-ad.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/10/un-anello-tra-piazzolo-ave-di-ardesio-e.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/10/una-splendida-salita-alla-cima-di-bani.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/09/la-magia-della-nebbia-nei-boschi-tra-i.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/06/un-panoramico-anello-nella-valle-dei.html
Cartografia: Anche se non evidenzia l'anello di questa escursione, può essere utile consultare e tenere nello zaino la carta del Sentiero delle Orobie Orientali, realizzata dal CAI di Bergamo in scala 1:25.000.

Casa di Cacciamali.





giovedì 3 agosto 2023

Un anello per scoprire gli angoli più nascosti della bassa Val Sanguigno, la valle dell'acqua.

Dislivello: circa 450 metri

Durata: 3 ore, 3 ore e mezza.

Lunghezza: poco meno di 7 km


La baita della Vecchia. Sullo sfondo il monte Campagano.

L'itinerario parte dalla centrale Enel di Aviasco (970 m circa) sopra l'abitato di Valgoglio. Nelle note tecniche in fondo al post troverete tutte le informazioni per arrivarci ed altri dettagli relativi al parcheggio a pagamento. Ci si incammina seguendo le indicazioni del sentiero CAI n. 232 con destinazione rifugio Gianpace, scegliendo di percorrere in salita la traccia "normale" e riservando quella "ripida" per la discesa.

Il guado del torrente Goglio.

Il primo tratto fa pensare che, se quello che si sta percorrendo è il sentiero normale, chissà quello ripido. Più avanti però la pendenza si addolcisce. Dopo una decina di minuti dalla partenza un cartello indicante la direzione per il Gianpace ci fa svoltare a sinistra, portandoci ad un ponticello in legno che attraversa il torrente, e depositandoci all'ingresso della Val Sanguigno, area particolarmente tutelata dal Parco delle Orobie, per le sue elevate caratteristiche naturalistiche. 

Punto di sosta nella faggeta.

Subito si incontra un "ral", denominato "ral del put". Queste radure erano utilizzate dagli antichi carbonai per accumulare il materiale vegetale che serviva a comporre i "poiat", cumuli di terra e legna che si trasformavano lentamente in carbone vegetale, a suo tempo utilizzato come carburante per i forni fusori che operavano nel fondovalle della Valgoglio. Durante l'escursione si incontrerà ral, segno che, un tempo, l'economia della valle dipendeva molto dal legname di queste foreste.

Inflorescenza di pimpinella maggiore.

Il bosco che stiamo attraversando è composto prevalentemente da faggi, con qualche esemplare di conifere. Dopo un rilassante quarto d'ora si giunge ad un altro bivio. Si prosegue diritto, seguendo l'indicazione di una freccia in legno, posizionata alla nostra sinistra, che indica il Sentiero della Val Sanguigno.  

Giochi d'acqua del torrente Sanguigno.

La foresta è ricca di fauna. Con un po' di pazienza, è possibile vedere anche gli scoiattoli comuni che saltano sui rami più alti. Dopo un bellissimo falsopiano, a circa quaranta minuti dalla partenza, si incrocia il sentiero "ripido". Il CAI n. 232 diventa quindi un unico tracciato che, restando alto sul fragoroso torrente Sanguigno, guadagna rapidamente quota, seguendo le serpentine di una mulattiera acciotolata.

Fiordaliso nerastro.

Alcuni brevi tratti in piano consentono di tirare il fiato. Un ulteriore strappo porta alle famose cascatelle del Sanguigno. Da questo punto in poi si camminerà accanto alle limpide acque del torrente. Si attraversa un ultimo ral e, dopo circa un'ora e un quarto dalla Centrale di Aviasco, si arriva accanto allo stretto ponte in cemento che porta al Rifugio Gianpace (1331 m). Non lo si attraversa, proseguendo diritti sul solito CAI n. 232 e tenendo il torrente alla nostra sinistra.

Il rifugio Gianpace.

Il panorama cambia notevolmente. Alternando tratti in piano a dolci e brevi salite, si cammina ammirando vivaci cascatelle, alternate a pozze di acqua cristallina. I prati offrono una flora ricca ed assai diversificata, e sono costellati da imponenti massi erratici. Ai bordi del bosco, in cui iniziano a prevalere le conifere, si notano anche numerosi formicai giganti. A circa due ore dalla partenza si giunge ad un bivio segnalato su un grosso masso. Il sentiero di destra sale ripidamente verso l'alta Val Sanguigno. Quello di sinistra scende ad un vasto pascolo, sulla traccia che porta al passo di Zulino. 

Il monte Crapel domina la radura della Baita della Vecchia.

Facciamo pochi passi in piano seguendo quest'ultima direzione e subito individuiamo la Baita della Vecchia (1420 m circa), posta in alto a dominare il pascolo. In basso a sinistra si nota un ponte in legno che attraversa il torrente. Senza una traccia precisa ci dirigiamo a raggiungere il ponte. Passati sull'altra sponda ci aspetta un ambiente del tutto diverso. Voltando a sinistra incontriamo una traccia segnalata da bolli biancorossi. E' un sentiero, privo di numerazione, realizzato dal CAI. Non è molto frequentato e la traccia si perde un po', soprattutto nei tratti erbosi della sua parte iniziale. 

Il ponte in legno sul torrente Sanguigno.

Dopo aver costeggiato l'alveo del torrente per una cinquantina di metri, il sentiero se ne distacca, inoltrandosi in un susseguirsi di piccole, affascinanti radure delimitate da imponenti abeti rossi e qualche sparuto larice. Il silenzio è pressochè totale. Si raggiunge, intorno a quota 1.390 m, una piccola lanca creata nel tempo da una diversione dell'alveo del torrente Sanguigno. Anche la vegetazione assume le caratteristiche proprie delle zone umide. 

La lanca del torrente Sanguigno.

Poco oltre, dopo essere passati dal piano alla discesa, si ritorna a sentire il mormorio delle acque. Un ponticello ci aiuta ad attraversare un vivace affluente del Sanguigno. Poco oltre il sentiero quasi precipita, facendoci calare come falchi praticamente sul tetto del Rifugio Gianpace. Gli ultimi passi sono un'unica, ripida scivolata. Dal pascolo della Baita della Vecchia abbiamo camminato per poco più di mezz'ora.

Il torrente visto dal Rifugio Gianpace.

Dalla terrazza erbosa del piccolo Rifugio è visibile il ponte che ci riporta sul sentiero di salita che ora ripercorriamo scendendo in compagnia delle acque del torrente Sanguigno. In poco più di mezz'ora raggiungiamo il bivio che unisce il sentiero "normale" con quello "ripido". Voltiamo a destra su quest'ultimo, superiamo la suggestiva baita del Sersen, dove il bosco si apre ad una panoramica su Valgoglio e sugli Spiazzi di Boario ed affrontiamo gli ultimi venti minuti di una discesa veramente in forte pendenza. In basso ci aspetta il torrente Goglio e la Centrale di Aviasco. Il sentiero di ritorno ci ha impegnato per una vivace ora e mezza.

Baita del Sersen.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 31-07-2023 - alternanza di nuvole, brevi sprazzi di sereno e cielo coperto.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio negli immediati pressi della Centrale di Aviasco, sopra Valgoglio, che dista circa 47 km dal centro di Bergamo, percorribili in un'ora e dieci minuti d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si procede diritto, seguendo le indicazioni per Valbondione. Superato l'abitato di Ardesio si prosegue per un paio di chilometri fino ad imboccare il bivio dove, svoltando a sinistra, si sale a Valgoglio.  Arrivati in paese si supera l'abitato e si procede dritti seguendo le indicazioni per la Centrale che si raggiunge percorrendo una stretta strada lunga poco più di un chilometro.
Modalità di parcheggio: Di fronte all'edificio della Centrale di Aviasco è disponibile uno stallo gratuito per una dozzina di auto. L'ampio piazzale che precede gli edifici della Centrale è a pagamento. Il ticket (o gratta e sosta) di cinque euro si può acquistare all'interno del Bar della diga, posto tra il parcheggio a pagamento e gli stalli gratuiti. Il bar apre alle 06:00 di tutti i giorni.
 Baita della Vecchia.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: Circa 450 metri di sola salita per un totale di quasi sette chilometri. 
Durata: L'escursione si completa in circa tre ore e mezzo di camminata, al netto delle soste. 
Luoghi di sosta e ristoro lungo il tracciato: Lungo il percorso è possibile pranzare al Rifugio Gianpace.  Telefono ed altre informazioni sono recuperabili dal loro sito: http://www.gianpace.it. Alla partenza o al ritorno ci si può invece fermare al Bar della Diga, dove si può consumare anche su tavoli all'aperto. Vendono anche prodotti caseari locali.

Campanula soldanella.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate anche la descrizione di un'escursione autunnale ed una invernale, effettuate nella vicina Selva d'Agnone. I link sono i seguenti:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2019/02/con-o-senza-ciaspole-la-selva-dagnone-e.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/10/unavventurosa-escursione-nella-selva.html.
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è ben evidenziata nella Carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000, in vendita a 10 € alla sede del CAI di Bergamo o nelle librerie della Valle.
Sotto il ponte che porta al rifugio Gianpace.




martedì 11 luglio 2023

Da Fiumenero alla piana di Campo, per ammirare il pizzo del Diavolo, le cascate e le piscine naturali del torrente Nero.

La Valle di Fiumenero è così stretta e selvaggia che, nonostante la bassa quota, offre le suggestioni e le difficoltà caratteristiche di altitudini ben più elevate. Frequentata da chi osa macinare il mega dislivello necessario per raggiungere il Rifugio Brunone, rende soddisfazioni anche agli escursionisti meno performanti, con questo anello che raggiunge una spettacolare piana panoramica. 

Diavolino, Diavolo di Tenda, Pizzo dell'Omo e del Salto dalla piana di Campo.

L'itinerario parte dai parcheggi a pagamento posti nei pressi del piccolo cimitero di Fiumenero (790 m), la frazione più a sud di Valbondione (nelle note tecniche i dettagli per arrivarci). L'inizio del sentiero CAI n. 227, con destinazione Rifugio Brunone, si trova alla sinistra della strada provinciale 49, praticamente di fronte all'ingresso del cimitero.

Il torrente Nero si presenta.

La traccia sale subito decisa, fino a raggiungere una strada sterrata che si percorre per pochi metri, perchè l'evidente segnavia biancorosso fa deviare a destra, ancora su sentiero. Dopo il primo strappo si pianeggia fino ad un bivio dove si devia a sinistra, cominciando a sentire il gorgoglìo del torrente Nero che ci accompagnerà  per un lungo tratto, restando basso sulla nostra destra.

Salvastrella Orobica, endemismo esclusivo delle Orobie.

Il sentiero corre delimitato da ben tenuti muretti a secco. Dopo dieci minuti dalla partenza si torna a calpestare la carrareccia che procede salendo dolcemente in una faggeta che si fa via via più folta. Più sopra la traccia torna a restringersi e riprende le caratteristiche di un evidente sentiero. Dopo una quarantina di minuti si esce dal bosco per attraversare una radura che lascia intravvedere le acque del torrente e le sue caratteristiche pozze. 

Pozze e cascatelle del torrente Nero.

Il torrente (o fiume) Nero assume un ruolo da vero protagonista in questa escursione. A dispetto del nome, le sue acque sono limpidissime. I continui salti effettuati nel suo breve corso di 6 Km sono favoriti dalla notevole pendenza del suo alveo. Il torrente Nero nasce dal Pizzo dell'Omo, a 2650 m di quota e si immette nel fiume Serio subito dopo aver attraversato il borgo di Fiumenero. Nel suo letto si trovano quindi numerose cascatelle che creano pozze smeraldine e, in alcuni casi, vere e proprie vasche o piscine naturali. In certi punti la violenza delle sue acque provoca il furibondo roteare di ciotoli e detriti che, nel tempo, hanno scavato vere e proprie "marmitte dei giganti".

La Valle di Fiumenero dal sentiero di salita.

Restando più vicini al torrente, si giunge a guadare un affluente che scende dalla Valsecca. In questo tratto è stata installata una catena per favorire il transito in caso di ghiaccio o rocce bagnate. Poco oltre si attraversa una pietraia e si nota la presenza di numerosi massi erratici. Siamo nei pressi della Cascina Campiolo (1065 m). Poco oltre il sentiero passa su un ponticello in legno che attraversa il Nero e prende a sinistra, salendo con più decisione tra i faggi. Al termine del bosco si incontra la variante segnata con il n. 722A, che percorreremo al ritorno.

Segnavia CAI relativo alla variante 227A.

Da questo punto la salita si fa più impegnativa. In rapida successione si guadano due rivi affrontando quindi un gradone roccioso che ci fa prendere rapidamente quota. Le tracce si moltiplicano e consiglio di tenere sempre il sentiero principale, fortunamente ben segnalato dai bolli biancorossi. In basso a sinistra il torrente Nero offre il meglio di sè, mentre a destra è un alternarsi di guadi, tratti rocciosi e strappi ripidi. Spesso si incrociano catene e cavi posizionati per facilitare il passaggio in punti un po' esposti. 

Campanula dei ghiaioni.

Serve circa mezz'ora per superare il gradone. Oltre si pianeggia, con bella vista sulla Valle che scende a Fiumenero e, ai lati del sentiero, si moltiplicano le fioriture. Siamo a 1300 metri di quota ma la caratteristica della zona è tale che sembra di essere ben più in alto. Se ne ha ulteriore conferma poco sopra, quando un cartello di legno ci indica che servono altre due ore per raggiungere il Rifugio Brunone. 

La Valle del Salto, il torrente Nero ed i pascoli di Tenda.

Noi invece siamo quasi arrivati. A sinistra del cartello scende un sentierino che si immette nel greto in secca del torrente, che seguiamo per inoltrarci nell'amplissima piana del Campo (1380 m circa-quasi due ore e mezza dalla partenza). Pochi passi e le quinte si riempiono della spettacolare vista delle quattro aguzze cime che delimitano lo scenario della Valle del Salto: da sinistra il Pizzo del Diavolo di Tenda, con accanto il suo Diavolino; il Pizzo dell'Omo ed infine il Pizzo del Salto. Si può raggiungere il centro della piana, dove un enorme masso erratico funge da riparo per pastori ed animali, per individuare la migliore posizione per godersi lo spettacolo.

Riparo di fortuna costruito in mezzo alla piana del Campo.

A sinistra del Diavolo si intuisce la vetta del Pizzo Poris. Tra loro spunta il puntino arancione del Bivacco Frattini, sotto il quale si distendono i ripidi pascoli di Tenda, percorsi dai lunghi salti del torrente Nero e spesso popolati da numerosi greggi di ovini. Voltandoci si intravvede la traccia del sentiero che abbiamo appena abbandonato, che risale faticosamente il costone roccioso per raggiungere la Valle dell'Aser, dietro alla quale si riconoscono i contrafforti che precedono la vetta del Redorta.

La traccia che sale al Pian dell'Aser.

Per rientrare si seguono le orme lasciate durante la salita. Ritornati sul sentiero CAI n. 227 si scende con prudenza il gradone roccioso attraversato dai numerosi affluenti del Nero, impiegando circa tre quarti d'ora per arrivare al bivio tra questa traccia e la sua variante n. 227A, che si tiene sulla sinistra idrografica del torrente (volgendo cioè le spalle alla sorgente). La traccia è ben segnalata e si inoltra in una freschissima e splendida faggeta. Subito si incontra un guado, dove si sale di pochi passi per individuare la traccia che prosegue pianeggiando nel bosco. Si alternano tratti in leggera discesa a brevi falsopiani, in una solitudine ben diversa rispetto alla traccia che sale dal lato opposto della Valle.

Dal bivio della variante 722A uno sguardo alla testata della Valle.

Accompagnati soltanto dal cinguettìo degli uccelli e dal mormorìo del torrente Nero, si scende per una buona mezz'ora, arrivando ad una carrareccia che inizialmente prosegue in piano, per poi scendere con decisione verso il paese, che si raggiunge dopo aver calpestato lo sterrato per una ventina di minuti. Si incontra l'asfalto nei pressi di un piccolo parco giochi, si tiene la destra attraversando il borgo ed il ponte sul torrente Nero e giungendo in pochi minuti al parcheggio di partenza. Per scendere si sono impiegate quasi due ore.

Concordia (Dactylorhiza maculata)

Note tecniche:

Data dell'escursione: 08.07.2023 - Alla partenza pioggia leggera. Poi nuvoloso, quindi soleggiato ed infine altre nuvole nella seconda parte della discesa.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggi a pagamento situati all'ingresso di Fiumenero, frazione di Valbondione, che dista circa 48 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco meno di un'ora d'auto.   Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si tiene la sinistra, seguendo le relative indicazioni e percorrendo la Strada Provinciale 49. Si superano gli abitati di Ardesio, Gromo, Gandellino e Gromo San Marino, arrivando infine a Fiumenero, incontrando subito i parcheggi da cui parte l'escursione. 
Nel Comune di Valbondione il parcheggio si paga: Da alcune estati, i parcheggi di proprietà comunale presenti nel territorio di Valbondione sono a pagamento.  Occorre quindi premunirsi di ticket gratta e sosta presso l'ufficio turistico di Valbondione o negli esercizi commerciali convenzionati.  Il costo giornaliero è di 5 (cinque) euro.  Prezzi diversi sono previsti per soste a più lunga scadenza. Maggiori info sul seguente sito: https://www.turismovalbondione.it/modalita-di-pagamento-del-parcheggio-a-valbondione.

Zoom sul bivacco Frattini dalla piana del Campo.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 600 metri di dislivello per una lunghezza totale di poco più di undici chilometri.
Durata: Per compiere l'intera escursione si cammina dalle quattro alle quattro ore e mezza, al netto delle soste.
Altre informazioni di carattere storico: Il toponimo Fiumenero non riguarda le acque del torrente, peraltro cristalline, che hanno scavato la lunga valle posta alle spalle del borgo. Questo compatto grumo di case deve il suo nome al fumo nero (in dialetto: fom nighér) prodotti dal forno di fusione del minerale di ferro estratto dalle miniere dell'Alta Valle Seriana. Pare peraltro assodato che il primo agglomerato urbano della zona fu realizzato dai "Damnata ad Metallam", gli schiavi ed i galeotti che i Romani utilizzavano per i lavori più pesanti e pericolosi effettuati nelle gallerie delle miniere.

Prunella delle Alpi, fiorita nella parte superiore della Valle di Fiumenero.

Altre escursioni in zona: In questo blog trovate la descrizione di una passeggiata molto più tranquilla in partenza da Fiumenero. Il link di collegamento è il seguente:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/da-fiumenero-valbondione-una-rilassante.html
Cartografia: La traccia interessata dall'itinerario è ben evidenziata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000. 

Dal ponte che attraversa la frazione di Fiumenero.








domenica 2 luglio 2023

Un anello dal Passo della Presolana alla Cima di Gulter, immersi in un bosco incantato da coloritissime fioriture.

Tra nebbia e nuvole basse un'escursione, altrimenti molto panoramica, si trasforma in un itinerario di scoperta che scopre un bosco incantato, ricco di vita e povero di escursionisti, ed una miriade colorata di fioriture estive.

Per un attimo, la timida Presolana si concede tra nuvole e nebbia...

Il punto di partenza di questo anello è rappresentato dalla stradina che sale nell'abetaia dietro la chiesetta del Passo della Presolana (1290 m circa-nelle note tecniche i dettagli per arrivarci). Una "mappa tattile", posta all'imbocco della stradina stessa, ci informa che il tratto del sentiero CAI n. 315 che porta al Rifugio Cassinelli è stato realizzato per consentirne l'utilizzo anche agli escursionisti ipovedenti. Lungo il sentiero si troveranno diverse indicazioni collegate a questa iniziativa.

La mappa tattile pensata per gli escursionisti ipovedenti.

Dopo pochi minuti si incontra un bivio, ben segnalato. Si procede diritti, in direzione del rifugio, inoltrandosi in una bella ed areata abetaia. Uno strappo deciso porta la traccia a passare sotto un grande traliccio dell'alta tensione. Poco oltre, dopo un quarto d'ora circa dalla partenza, viene segnalata la presenza dei resti di una trincea della seconda guerra mondiale. La pendenza diminuisce, portandoci in falsopiano a raggiungere una radura.

Margherite alpine nel bosco che porta alla Malga Cassinelli.

Si rientra nel bosco e la traccia riguadagna pendenza, arrivando ad effettuare una decisa svolta a destra che risale un largo costone erboso, in direzione di evidenti paline segnaletiche verticali. Il Rifugio Cassinelli (1568 m-tre quarti d'ora dalla partenza) è poco distante. Basterebbe voltare a sinistra e pianeggiare per pochi minuti. Ma la direzione dell'escursione impone di salire diritti sul sentiero CAI n. 316, seguendo la direzione per il Monte Visolo.

Un grillo osserva da vicino un bel giglio di San Giovanni.

Pochi passi e, in basso a sinistra, si intravede il Rifugio. In condizioni di bel tempo il panorama si amplierebbe alle creste della Presolana ed al suo altipiano. Si inizia a percorrere il tratto più faticoso, salendo a zig-zag in un largo corridoio erboso, delimitato da folti tratti di bosco. In alcuni punti si sfiorano maestosi esemplari di abete rosso ma, per la maggior parte della salita si arranca nel pascolo, riccamente colorato da una moltitudine di fiori. Nella bruma spicca l'arancio del giglio di San Giovanni, il violetto dei cespugli di timo e delle vedovelle, il giallo dei botton d'oro e delle colombine.

Cespuglio di vedovelle celesti lungo il sentiero CAI n. 316.

In una quarantina di minuti si guadagnano circa duecento metri di dislivello fino a raggiungere, intorno a quota 1750 m., un bivio segnalato da una palina del CAI. Si segue l'indicazione per Plagna-monte Gulter, cercando un'esilissima traccia che pianeggia fra l'erba alta. E' più evidente un solco sulla destra, che scende prima leggermente e poi più deciso, effettuando un tornante sinistrorso. Si tratta di una delle tante varianti di discesa che, dal Visolo, riportano al Cassinelli. Non è il sentiero giusto.

Cespuglio di timo a margini del bosco. 

Si continua quindi in piano su quella che dovrebbe essere la variante CAI n. 316/A e, dopo le prime incertezze, il sentiero diventa pian piano più leggibile, anche se è evidente che questo percorso non viene molto frequentato. Lo si capisce dai bolli biancorossi sui sassi, che risultano molto sbiaditi, a differenza delle fioriture, che si arricchiscono del viola di alcune orchidee a foglie larghe, dei petali gialli del verbasco e dell'eliantemo. Si raggiunge un tratto di bosco rado, dove il sentiero è ancor meglio tracciato e continua in leggera discesa, sfiorando grossi formicai che si sviluppano tra le radici delle conifere.

La variante n. 316/A si inoltra nel bosco.

Dopo una ventina di minuti dall'ultimo bivio si attraversa un piccolo ghiaione e successivamente si incontra una palina segnaletica, che invita a procedere nella medesima direzione per ritornare al Passo della Presolana. Il sentiero compie un paio di serpentine in discesa per perdere un po' di quota, e prosegue quindi in piano, entrando in un boschetto dove le conifere si moltiplicano. Accanto all'onnipresente abete rosso si individuano contorti pini mugo e folti cespugli di ginepro, che rendendo il percorso profumatissino, aguzzando il senso dell'olfatto, compensando così la scarsa visuale provocata dalle nebbie e dalle nuvole basse.

Steli di verbasco nero nei pascoli del Pizzo Plagna.

Si esce brevemente dal bosco, attraversando ripidi pascoli che lasciano intravvedere le residenze e gli impianti sciistici del Passo.  Nel tratto successivo, che presenta le stesse caratteristiche del precedente bosco, ho avuto un emozionante e fuggevole incontro con un camoscio, che ha attraversato velocemente il sentiero un attimo dopo il mio passaggio. Se ce ne fosse bisogno, un altro indizio che certifica la scarsa frequentazione di questi ambienti. Si raggiunge una splendida radura, dove una palina segnaletica ci indica che servono altri venti minuti per arrivare sulla Cima Gulter.

Orchide di Fuchs, poco prima di Cima Gulter.

Si riprende a salire, costeggiando la cresta che divide le conifere del Passo della Presolana dalle faggete  che ricoprono il versante sud della Val di Scalve, arrivando infine in vetta alla boscosa Cima di Gulter (1640 m - qualcosa più di due ore e mezza dalla partenza). Per avere una visuale più panoramica basta proseguire sulla traccia che ora diventa di discesa. Pochi passi e lo sguardo si apre sulla doppia cima del monte Scanapà e sulle sue piste per lo sci alpino.  

La doppia cima dello Scanapà dal sentiero di discesa.

Per ammirare le cime scalvine bisogna scendere tra gli abeti per circa un quarto d'ora. In condizioni di buona visibilità deve essere uno spettacolo notevole, con il Pizzo Camino a dominare l'altipiano di Borno ed i fitti boschi della riserva naturale del Giovetto di Paline. La discesa è un po' impegnativa. In alcuni tratti passa accanto a ripidi pascoli dove è richiesta un po' di attenzione, senza farsi distrarre dal panorama che si amplia a tutto il fondovalle.

Raponzolo di Scheuchzer sul sentiero di discesa.

Dopo tre quarti d'ora di discesa si rientra nel bosco, arrivando ad alcuni ripetitori telefonici. Al bivio successivo si tiene la destra e subito si vede il parcheggio posto a lato della chiesetta di partenza. Lo sterrato per raggiungerlo si prende tenendo la destra. L'anello è così completato.

Laserpizio sermontano, tipico dei terreni calcarei.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 28-06-2023. Tempo  coperto con nebbie di quota e persistenti nubi basse.
Punto di partenza dell'escursione: Il punto di partenza è situato pochi metri prima della chiesetta che, per chi sale da Castione, si trova sul lato sinistro della Strada Statale 671, un centinaio di metri prima dello scollinamento verso la Val di Scalve. Se i parcheggi posti ai lati della chiesetta sono già occupati, pochi metri più indietro  si trova l'ampio sterrato a servizio degli impianti di risalita. Il punto di partenza dell'itinerario dista circa 50 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di un'ora d'automobile. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Superato il centro di Castione della Presolana si prosegue sempre diritto, raggiungendo il Passo con gli ultimi sette chilometri. 
Dislivello e lunghezza dell'anello: 500 metri di sola salita per un totale di circa sette chilometri. 
Durata: Per compiere l'intera escursione servono circa tre ore e mezza, al netto delle soste.

La Presolana era troppo schiva, oggi...

Altre escursioni in zona: Lo spunto per questa escursione mi è stato offerto dalla guida "Clusone & Castione, l'altipiano della Presolana per tutte le stagioni", realizzata da Alessandra e Anna Chiara Merisio e pubblicata da Lyasis Edizioni. Il volume riporta venti proposte di escursioni nella zona titolata, è stato stampato nella primavera 2023 ed è in vendita al prezzo di 15 euro. 

In questo blog potrete inoltre trovare altri itinerari con partenza dal Passo della Presolana. Questi sono i link di collegamento:
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/01/alla-malga-cornetto-piedi-o-con-le.html
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/08/un-anello-ai-piedi-della-presolana-e.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2018/08/una-pigra-passeggiata-sulla-via-del.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2017/05/rendez-vous-con-la-presolana-e-con-la.html;
Chi è interessato a raggiungere la cima del monte Scanapà, da cui si gode una vista ineguagliabile del massiccio della Presolana, può consultare, in questo blog. il dettaglio di un itinerario non molto frequentato, che parte dal borgo di Lantana: 
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/11/da-lantana-alla-croce-di-vetta-dello.html.
Cartografia: La zona interessata dall'itinerario puà essere visualizzata nella carta escursionistica del Sentiero delle Orobie orientali, realizzata dalla sezione CAI di Bergamo in scala 1:25.000, ma il tratto di sentiero CAI n. 316/A non è evidenziato in questa mappa. Sul geoportale del CAI di Bergamo, il 316/A è evidenziato sulla cartografia, ma è privo di descrizione e topografia. 
Dal sentiero di discesa uno sguardo su alcune ville realizzate a fine ottocento,
nel c.d. periodo del "Turismo d'epoque", con la suggestiva chiesetta di Santa Maria.