venerdì 21 giugno 2024

Da Premolo verso le Cime di Belloro, scoprendo la profonda quiete di Piazza di Golla ed i soleggiati pascoli nei dintorni del rifugio GAEN.

 🥾 Dislivello:  circa 500 metri           ⌚ Durata: 3 ore e mezza           📏Lunghezza:  8,5 km

Baita e Piazza di Golla

L'escursione parte dal piccolo parcheggio sito in località Sanfaet (circa 800 m di quota). Siamo nel territorio comunale di Premolo e nelle note tecniche trovate le indicazioni per arrivare dove si può lasciare l'auto. Si inizia salendo sull'asfalto della strada forestale di Belloro, seguendo le indicazioni per l'omonima località e per il rifugio GAEN. Stiamo seguendo la traccia del sentiero CAI n. 262.

Roccolo ristrutturato in località Sonfaet.

La traccia prende subito una buona pendenza, seguendo la striscia d'asfalto, che aiuta a mantenere un passo costante. Protetti da un fitto bosco misto, dopo dieci minuti si arriva ad un primo bivio, dove si tiene la sinistra affrontando successivamente due tornanti. La salita rimane ripida per altri dieci minuti, fino a raggiungere un tratto con pendenza più dolce. Al successivo bivo si tiene la destra, trascurando una deviazione che porterebbe alla Costa della Morandina ed al "Luogo della speranza".

Una furtiva occhiata alla Costa della Morandina. Sullo sfondo il Pizzo Formico.

Si continua a salire, ora con maggior decisione. I bordi della stretta stradina sono ingentiliti da numerosi fiori di campo. Accompagnati dal canto degli uccelli che popolano il bosco, dopo una quarantina di minuti dalla partenza, raggiungiamo una tettoia che funge da ingresso ad un piccolo parco (1120 m circa) dove è possibile effettuare una sosta. Si procede percorrendo un tornante sinistrorso.

Ambretta comune nel fitto bosco di risalita.

Poco oltre si incontra un bivio non segnalato. Si rimane sull'asfalto che effettua un paio di serpentine, la prima destrorsa, mentre con l'altra si volta a sinistra. Trascurando anche il secondo sterrato, si continua a seguire i segnavia biancorossi del CAI. I successivi tornanti si fanno sempre più stretti e si  intuisce che il verdissimo bosco misto sta per terminare. 

Il pascolo di Baita Felis. Sullo sfondo il Pizzo Formico.

Dopo poco più di un'ora dalla partenza si giunge ai bordi di un soleggiatissimo pascolo (1210 m circa), trovando un trivio. A destra una sterrata porta a Baita Felis, mentre a sinistra, senza traccia apparente, si andrebbe verso il rifugio GAEN. Si procede invece diritti, sulla solita forestale, che ora regala belle viste sui Pizzi Formico e Frol, sulle radure di Barbata ed il monte Secretondo.

Belle viste sui pascoli di Barbata, la Cima di Tisa ed il Secredont.

Il canto degli uccelli viene sostituito dal concerto dei campanacci delle mucche sui pascoli della Cascina Palazzo (che si raggiunge in pochi minuti) e della limitrofa località Belloro (1251 m-un'ora e venti dalla partenza). Voltando decisamente a destra, dall'asfalto della strada di Belloro si passa al cemento della Strada di Forsei che pianeggia tra le splendide praterie contornate dalle fitte abetaie che coprono i pendii delle Cime di Belloro. Qui parte anche l'omonimo "Sentiero di Belloro", itinerario didattico realizzato dal Comune di Premolo.

Una delle due cime di Belloro vista da Piazza di Golla.

Siamo in una zona ampiamente sfruttata nei secoli per le sue risorse minerarie. Le prime coltivazioni di questo sito sono iniziate nell'anno 1870 e sono proseguite per più di cent'anni. Calamina, blenda e galena venivano estratti da decine di chilometri di gallerie che solcavano il sottosuolo delle due Cime di Belloro. Dalla lavorazione di questi preziosi minerali si ricavavano zinco, piombo e, in piccolissima percentuale, anche argento. Tutt'intorno, al tempo, era un brulicare di minatori e manovali, ma anche di donne (addette alla separazione del minerale dal materiale "sterile") e di ragazzini dagli 11 ai 15 anni, che garantivano il trasporto manuale del materiale quando non si usavano i carrelli. Per arrivare alle miniere partivano da Premolo, impiegando anche più di due ore per la sola salita.

Prati ed abetaie alle pendici della Cima di Belloro occidentale.

In leggera discesa, si supera una sbarra che impedisce il transito ai mezzi motorizzati e subito si arriva ad un bivio. Abbandoniamo il cemento e, tenendo la sinistra, si pianeggia su sterrato e, traversando una splendida faggeta, si giunge a Piazza di Golla (1259 m-meno di mezz'ora dalla località Belloro). 

Tappeti di botton d'ora alla Piazza di Golla.

E' un posto fantastico: un amplissimo pascolo, utilizzato due volte l'anno durante la transumanza dei bovini. A giugno ed a settembre funge infatti da tappa intermedia tra il paese ed i pascoli più alti. Senza le mandrie, Piazza di Golla è un angolo di Orobie molto suggestivo. La colonna sonora è offerta dal frinire dei grilli, accompagnati dalla leggera brezza che scende dalle vette della Valcanale.

Il grande faggio della Piazza di Golla.

La baita, posta a lato del pascolo, si nasconde tra alcuni arbusti e l'erba alta; sembra voler limitare al massimo l'invadenza della presenza antropica. Divisa da un prato punteggiato da migliaia di botton d'oro, al lato opposto un maestoso faggio troneggia a lato di uno stagno che funge da abbeverata per il bestiame. Un ambiente che merita una sosta, magari vagando senza meta tra le sue fioriture, cercando lo scatto migliore o solo per respirare una quiete che trova pochi paragoni.

Lo stagno dell'abbeverata.

Dalla segnaletica posta all'inizio del pascolo si scende brevemente nell'erba alta, tenendosi a destra. Fatti pochi passi si intravvede e poi si raggiunge una bacheca didascalica, dedicata all'importanza dei pascoli e dei formaggi prodotti in montagna. Accanto ad esso una segnaletica indica la  direzione per la vicina Baita di Vall'Acqua.

Baita Vall'Acqua.

Seguendo un'esile e poco segnalata traccia, si scende in un fitto sottobosco, ad attraversare una valletta. Poco oltre si cammina in piano e si individua un timidissimo bollo giallo. Un'ulteriore tratto in discesa, calpestando foglie secche dei passati autunni ci porta sopra la Baita di Vall'Acqua (1223 m-un quarto d'ora da Piazza di Golla), dove i segnavia del "Sentiero di Belloro" scompaiono del tutto. Dalla cartografia e dai tracciati proposti da alcune app pare che un sentiero unisca questa Baita al rifugio GAEN, attraversando tutto il pascolo a forma di triangolo che scende verso il bosco sottostante.

Il rifugio GAEN.

Tra l'erba non ci sono indicazioni utili. In fondo si trovano stinti segni gialli sui sassi. Seguendoli si arriva ad un pannello segnaletico che porta ad un guado e fa risalire il bosco, per poi perdersi nell'intrico delle radici degli abeti. Sconsiglio di insistere, di non scendere nel pascolo della Baita ma di prendere invece a destra la stradetta cementata posta a servizio della Baita che, in falsopiano, si ricollega con la sterrata percorsa all'andata, riportandoci alla località Belloro in un quarto d'ora dalla Baita di Vall'Acqua.

Il pascolo del Monte Belloro Orientale.

Si torna quindi verso valle, calpestando l'asfalto della carrozzabile. Poco dopo Baita Palazzo si incontra un bivio che, se pur non segnalato, intuisco che possa portare al rifugio GAEN. Imbocco la sterrata che volta a sinistra e raggiungo l'alpeggio del Monte Belloro, governato da una cascina con penzana annessa.  Un "ferocissimo" (e dolcissimo) guardiano si avvicina abbaiando. 

Il "ferocissimo" guardiano dell'Alpeggio Monte di Belloro.

Basta una carezza sotto il mento per farmelo amico e convincerlo ad accompagnarmi al rifugio (1230 m-un quarto d'ora dal bivio). Lo raggiungiamo senza percorso obbligato, trovandolo all'estremità orientale del prato, segnalato da un tricolore che garrisce al vento. Tornati sulla strada di Belloro, si scende sullo stesso percorso effettuato nell'andata. La discesa scorre tranquilla e in un'ora dal rifugio GAEN  si torna al parcheggio di partenza. 

L'alpeggio del Monte Belloro. Tra le nuvole Presolana e Pizzo Ferrante.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 18-06-2024. Sereno alla partenza, persistenti annuvolamenti e foschie in quota nel corso della giornata.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio sito in località Sonfaet, a nord di Premolo, che dista
 circa 32 km dal centro di Bergamo, percorribili in tre quarti d'ora d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana per circa 27 chilometri. Superato il bivio per la Val del Riso ed il Colle di Zambla si prende la prima a sinistra (indicazioni per Premolo) e si sale a larghi tornanti per un paio di chilometri. Si entra nel centro di Premolo procedendo diritti lungo via Valzella, via dell'Agro e via Bratte. Seguendo le indicazioni per il Luogo della Speranza si sale lungo via Sonfaet fino al piccolo parcheggio di partenza, posto accanto al divieto di transito per i veicoli non autorizzati.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 500 metri di dislivello per una lunghezza complessiva, tra andata e ritorno, di otto chilometri e mezzo.
Durata: L'itinerario qui descritto impegna per tre ore e mezza, escluse le soste. 

Uno sguardo al fondovalle dai pressi della località Sonfaet.

I "sentieri a tema" delle Orobie: Uno dei motivi che mi ha spinto sulle tracce di questo itinerario è stato sicuramente il desiderio di percorrere, sia pur parzialmente, il "sentiero di Belloro", realizzato una quindicina di anni fa dal Comune di Premolo. Come per molti altri tracciati didattici o a tema presenti sulle Orobie, anche questo percorso mostra oggi tutta la sua età. Bacheche rovinate e rese illeggibili dagli eventi atmosferici, bolli inghiottiti dall'erba alta, segnaletica divelta o vandalizzata. Pur apprezzando le intenzioni che portano a queste iniziative, credo che si debba tenere in maggior conto gli oneri di manutenzione che richiedono questi percorsi. Abbandonati a se stessi (come p.e.: il Sentiero dei Sapori) corrono il rischio di diventare non solo inutili, ma anche controproducenti per l'immagine dell'Ente o dell'Associazione che lo ha realizzato, e pericolosi per gli escursionisti che intendono seguirne la traccia, ritrovandosi a perdersi tra l'erba alta o nel groviglio dei sottoboschi.
Salvia dei prati alla Piazza di Golla.

Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposte altre tre escursioni che percorrono questi versanti. I link di collegamento sono:
Cartografia: Mi è stata utile una cartina dei sentieri realizzata dal Comune di Parre, che ho ritirato gratuitamente visitando l'Ufficio Turistico. https://www.scopriparre.it.

Il mio nuovo amico tra i fiori di campo.



domenica 9 giugno 2024

Un anello tra i pascoli del monte Pora, "veri gioielli di famiglia" di Castione sin dai tempi del Medioevo.

 🥾 Dislivello:  circa 350 metri           ⌚ Durata: meno di 3 ore            📏Lunghezza:  7,5 km

Alpeggio Valmezzana.

Un'escursione ricca di panorami, prati fioriti e punti di sosta, utili anche per il ristoro. Con le contraddizioni tipiche dei luoghi ad alto tasso turistico, compensate da angoli nascosti di notevole suggestione.

La Presolana sbuca tra le nuvole...

L'anello prende forma dal parcheggio sito in località Valzelli (1520 m circa), l'ultimo di tutti gli stalli a servizio degli impianti sciistici del Monte Pora (nelle note tecniche le informazioni per arrivarci). Dove finisce l'asfalto inizia una sterrata forestale che si dirige in leggera discesa verso l'alpeggio della malga Valmezzana (indicazioni). Nel primo tratto belle viste sulle cime delle Orobie si alternano a boschetti di conifere, che nascondono e rivelano improvvise finestre sul massiccio della Presolana. 

Arrivo a malga Valmezzana.

Si supera una valletta calpestando un tratto cementato e, in una ventina di minuti, si arriva in vista della malga Valmezzana (1477 m-poco più di venti minuti dalla partenza). Siamo nel territorio del Comune di Songavazzo e l'ambiente è molto bucolico. Si lascia l'edificio sulla destra e, seguendo le indicazioni, si sale nel pascolo in direzione del successivo alpeggio Ramello della Corna, sempre seguendo il tracciato della forestale. Il panorama si allarga sul parco di interesse sovracomunale del monte Varro e sulla limitrofa Val di Tede, un'area poco antropizzata e con un ambiente incredibilmente molto selvaggio.

Farfaraccio bianco ai bordi dell'abetaia.

I pascoli della zona del Monte Pora iniziarono ad essere sfruttati intorno all'anno 1330. Due secoli dopo, gli abitanti di Bratto e Dorga si specializzarono nell'allevamento bovino-transumante, finalizzato alla produzione e commercializzazione del formaggio e passando da un'economia di mera sussistenza ad una vera e propria attività imprenditoriale. Nasce qui, in questo periodo, il termine "malgaro". Gli ottimi pascoli del Pora, considerati il "vero gioiello di Castione" erano sufficienti a sostenere tutte le mandrie di Dorga e Bratto nel periodo estivo. In inverno il bestiame transumava nel basso bresciano.

Malga Ramello della Corna.

Dopo un bellissimo tratto in piano nella fitta pecceta si arriva ad un bivio. A sinistra si sale al Rifugio Magnolini, proseguendo diritti si arriva alla vicinissima malga Ramello della Corna (m. 1469-50 minuti dalla partenza). I panorami ed il contorno naturale che circondano questo alpeggio valgono i pochi passi che la dividono da questo punto.

La salita che porta al Magnolini.

Tornati al bivio, si sale sui pascoli erbosi in direzione del Magnolini. Il tracciato è solcato con evidenza. In alcuni punti si intravvedono i grigliati cementizi predisposti per realizzare gli sterrati. La salita dura poco più di un quarto d'ora quando, sulla destra, appare il vicino edificio del rifugio. Pochi minuti e lo si raggiunge (1608 m-20/25 minuti dal bivio nei pressi di malga Ramello della Corna).

Il rifugio Magnolini.

Sulla sinistra del rifugio si palesano le indicazioni per salire al placido panettone del Monte Alto. Dai primi passi si intuisce che questa salita è stata già affrontata con tutti i mezzi possibili, leciti e no! Impronte di bestiame si mischiano a quelle degli escursionisti che, a loro volta, sono solcate dai segni degli peneumatici di ebike, motocross, quad e fuoristrada. Il risultato è desolante. La cotica erbosa tende a staccarsi, rendendo instabile lo strato superficiale del suolo. Le buche si sprecano e le recenti, forti piogge hanno trovato facilmente la strada per dilavare verso valle...

La devastazione del pascolo.

Nelle giornate limpide la cima del monte Alto (1721 m-meno di mezz'ora dal Magnolini) offre panorami fantastici. Dalla Presolana all'Adamello, dalle Orobie bergamasche ai monti bresciani che contornano il Sebino, forse il vero protagonista di questo spettacolo. Una piastra geodetica aiuta ad individuare tutte le  cime che, a 360°, circondano questa vetta. 

La cima del Monte Alto. Sullo sfondo quella del Pora.

I pascoli visibili tra le cime dei monti Alto e Pora godono, da sempre, di un'ottima esposizione solare. Ora sono completamente occupati dagli impianti sciistici. Nel medioevo l'allevamento dei bovini aveva, per Castione, un'importanza ancora maggiore rispetto agli altri Comuni della Alta Val Seriana. All'epoca la transumanza seguiva due distinte direzioni. Le mandrie potevano scendere a San Lorenzo di Rovetta e in Val Borlezza, per arrivare a Lovere. Oppure, tramite il Colle Vareno, scendevano ad Angolo e, lungo il Dezzo, raggiungevano i prati ed i vasti incolti delle rive dell'Oglio. In entrambi i casi, dopo aver costeggiato il Sebino, la meta era la vasta campagna attorno ad Orzinuovi, dove veniva coltivato un foraggio di ottima qualità, che i malgari ripagavano con il letame, il formaggio e, per quel che mancava, con denaro corrente.

Fiori di tarassaco con ospite sulla cima del monte Alto.

Dalla vetta del monte Alto, si prende un'evidente traccia che sembra dirigersi verso la cima del Pora, verso nord. In leggera discesa si procede per un buon quarto d'ora, fra pascoli fioriti ed indenni da solchi fuorilegge. Poi, con una decisa svolta a sinistra, la pendenza si fa più decisa, dirigendosi verso gli impianti sciistici. Si scende tra cespugli di rododendro ed isolati, giganteschi abeti rossi, fino a raggiungere una strada sterrata, dove si tiene la sinistra per risalire, in pochi minuti, al Rifugio Pian della Palù (1595 m-35 minuti dalla cima del Monte Alto).

Gli impianti sciistici del Pora dal sentiero di discesa.

Per qualche minuto ci fa compagnia il segnavia del sentiero CAI n. 559 (che sale da Rogno per arrivare al Rifugio Magnolini). Si procede in piano tra gli impianti sciistici arrivando in breve ad un quadrivio con pozza d'acqua. Si imbocca l'ampia sterrata pianeggiante che porta ad attraversare la pista Valzelli per ricongiungersi infine con il tracciato iniziale, che troviamo a destra, dove ci aspetta anche il parcheggio di partenza (meno di mezz'ora dal Rifugio Pian della Palù).

Silene dioica nei pascoli del Pora.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 06-06-2024 - tempo variabile, con annuvolamenti in quota; visibilità scarsa.
Punto di partenza dell'escursione: L'ultimo parcheggio al termine di via Monte Pora, in località Valzelli, accanto alle piste da sci, Dista circa 55 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco meno di un'ora e un quarto d'automobile. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Si superano Clusone, Rovetta e Castione della Presolana. All'incrocio semaforico di Dorga si svolta a destra, entrando in paese. Si seguono le indicazioni per Lantana, fino ad imboccare via Monte Pora che si percorre per altri 6 km, fino al suo termine. Il parcheggio a pettine può ospitare una dozzina di automezzi. Se è tutto occupato, si può parcheggiare negli stalli e nei piazzali precedenti. 

Pozza per l'abbeverata o bacino per innevamento artificiale?

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: Circa 350 metri di sola salita per un totale di quasi sette chilometri e mezzo. 
Durata: Il percorso dell'intero anello impegna per poco meno di 3 ore.
Note storiche: I testi in corsivo, alternati alla descrizione dell'itinerario, sono ispirati dalla lettura del saggio intitolato "Castione della Presolana nel Medioevo" scritto dalla storica Alma Poloni ed edito, nel 2011, dal Comune di Castione della Presolana. Il volume è usufruibile, in prestito gratuito, iscrivendosi alla Rete Bibliotecaria Bergamasca (https://www.rbbg.it).

Genziana punteggiata.

Altre escursioni in zona: La zona di Dorga, Bratto, Lantana e Colle Vareno offre itinerari di ogni tipo. In questo blog potrete trovare altre tre proposte, che soddisfano diverse esigenze escursionistiche. Questi sono i link di collegamento.
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/08/a-caccia-di-stelle-e-di-fresco-nei.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2022/11/da-lantana-alla-croce-di-vetta-dello.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/09/lultima-trincea-unescursione-sulle.html.
Cartografia: L'anello proposto è parzialmente evidenziato nella cartina escursionistica (scala 1:40.000) ALTA VALLE SERIANA - VAL DI SCALVE, Clusone-Presolana-Valbondione-Schilpario, realizzata da Edizioni Canova-via Nazzari,15 - Clusone tel. 0346 20213.

Dall'Alpeggio Ramello della Corna il profilo del Pizzo Camino.




mercoledì 29 maggio 2024

Colla Micheri, un piccolo paradiso nascosto tra le colline che digradano verso Laigueglia.

L'isola di Gallinara vista da Colla Micheri.

Colla Micheri (162 m) è una piccolissima borgata ligure con una trentina di abitanti, adagiata su un valico che separa i Comuni di Andora e Laigueglia, in provincia di Savona. I suoi edifici sono tutti di origine medioevale, ma la storia di questo luogo ha radici lontanissime, dovute alla sua particolare collocazione geografica. 

L'osteria nella piazzetta di Colla Micheri.

Da qui passava infatti la strada romana Iulia Augusta, completata nel 14 d.c. e che collegava Roma con la Gallia. Colla Micheri ne rappresentava probabilmente una stazione di sosta, divenendo quindi un crocevia di collegamenti secondari tra il mare e l'entroterra.  Alla fine del primo millennio il borgo prese ad assumere le caratteristiche urbanistiche che si possono attualmente ammirare, con le abitazioni e le botteghe costruire nel versante collinare posteriore al mare, nascoste in modo tale che il borgo non fosse visibile dalle navi dei pirati saraceni.

Alassio vista da Colla Micheri.

L'abitato trascorse indenne i secoli successivi, iniziando poi a subire un rapido degrado con lo spopolamento avvenuto il secolo scorso. Fino all'arrivo di un norvegese, l'esploratore norvegese Thor Heiyerdhal, noto per la fantastica traversata dell'Oceano Pacifico con una zattera (battezzata con il nome di Kon-Tiki, dal nome inca del dio della pioggia) costruita con metodi e tecnologie di tipo preistorico.

Il Kon-Tiki (foto dal web).

Heyerdhal si innamorò di Colla Micheri, che considerò il suo "piccolo paradiso" e contribuì al recupero del borgo ricostruendo gli edifici e ripulendo i fitti boschi circostanti. L'esploratore e scrittore norvegese visse qui, dalla fine degli anni '50 al 2002, anno della sua morte. Le sue ceneri sono sepolte sotto un pino marittimo, ai bordi del sentiero che conduce ai ruderi di un antico mulino a vento.

Un vicolo del borgo.

Colla Micheri si raggiunge facilmente dal centro storico di Laigueglia, tramite via Monaco, che sale la collina con tratti anche ripidi. Un'apposita segnaletica fa imboccare ai pedoni un'antica mulattiera, realizzata lungo il tracciato della strada romana, inoltrandosi nella fitta macchia mediterranea. In alcuni tratti della salita si possono ammirare panorami sempre più ampi sulla costa ligure, fino all'arrivo ad un incrocio ben segnalato. Da qui la pendenza si addolcisce e, camminando tra gli ulivi, si raggiunge il parcheggio per le auto e l'ingresso del borgo.

La chiesetta di San Sebastiano.

Per chi vuole proseguire, parecchie segnalazioni indicano le escursioni percorribili, con tanto di durata prevista. Altrimenti è bello perdersi tra i vicoletti del borgo, sfiorando i muri di pietra delle vecchie abitazioni e calpestando le tortuose vie lastricate. Suggestiva è la piazzetta su cui si affaccia la chiesetta di San Sebastiano, contornata da alcune case dalle facciate dipinte con tenui colori pastello.

A pochi passi dal "centro".

Tutt'intorno si è avvolti da un silenzio rotto soltanto dai cinguetti degli uccelli e dallo stormire delle foglie degli ulivi e degli aghi dei pini marittimi che circondano il borgo. Un luogo di pace, colorato dal giallo intenso dei fiori di ginestra e profumato da siepi di gelsomino insinuatesi, nel tempo, tra le rughe delle antiche case in pietra.

Il borgo resta completamente nascosto da ulivi e pini marittimi.

 Note tecniche:

Data della visita: 24-05-2024 - Sereno con buona visibilità.
Come arrivare al borgo: Si può arrivare a Colla Micheri con l'automobile. Restando sulla Statale Aurelia e dopo aver superato la deviazione che porta alla gigantesca chiesa di San Matteo, si procede diritti ancora per altri 500 metri, deviando quindi a destra su via Monaco. Da qui si sale con buona pendenza, appena ingentilita nella seconda parte da tre tornanti. Dopo un chilometro e mezzo di rampe si giunge ad un incrocio, dove chiare indicazioni portano in piano al parcheggio limitrofo al borgo. Per chi decide di salire a piedi, il tracciato è sostanzialmente simile, con qualche possibile scorciatoia utilizzando la mulattiera che si trova a destra (ben segnalata) più o meno a metà di via Monaco. 

La facciata della chiesetta.

Dove pernottare: Mia moglie ed io abbiamo trascorso una piacevolissima settimana all'Albergo Villa Pina (via Sarosa, 4 Laigueglia) che propone accoglienti camere con prima colazione. Le strepitose torte fatte in casa rappresentano il piatto forte di quest'ultima. Il parcheggio privato (compreso nella tariffa), il silenzio, il piccolo giardino, la pulizia e la cura dei dettagli arricchiscono l'offerta di questo esercizio. Prezzo onesto. Consigliatissimo.
Dove mangiare: Nella piazzetta del borgo si trova la Osteria di Colla Micheri, ricavata ristrutturando l'interno di un vecchio frantoio. In stagione alcuni tavoli all'aperto vengono predisposti in una fresca terrazza panoramica, con vista sul borgo e sull'uliveto che degrada verso la costa. Propone cucina tipica a base di pesce, carne e torte salate liguri. Maggiori info: https://www.facebook.com/colla.micheri.

Particolare di abitazione medioevale.





mercoledì 8 maggio 2024

Ai laghetti di Valzurio, partendo dalla piazza di Ogna. Completano l'anello i prati fioriti ed i panorami godibili dal piccolo borgo di Nasolino.

 🥾 Dislivello: 320 metri                 ⌚ Durata: circa 3 ore                 📏Lunghezza: 8 km

Il laghetto della diga di Ogna Superiore.

Un anello alla ricerca di due gemme timide e nascoste, con partenza dal borgo medioevale di Ogna, calcando le tracce di minatori, fabbri, maniscalchi, boscaioli che, nei secoli, sfruttarono l'energia del torrente Ogna. Il ritorno avviene tra gli ariosi pascoli del comune sparso di Oltressenda Alta.

Prati in fiore sopra Nasolino.

La partenza di questo anello avviene dal parcheggio a servizio del cimitero di Ogna (550 m circa - nelle note tecniche i dettagli per arrivarci). Da questo piazzale si torna verso il centro del borgo, attraversando il ponte sull'omonimo torrente. Si entra nella storica piazza della chiesa parrocchiale che rappresenta un piccolo gioiello di architettura rurale e nobiliare del tardomedioevo. In merito gli interessati possono trovare maggiori informazioni nelle note in fondo a questo post.

La casa dei Pagani, nella piazza di Ogna.

In fondo alla piazza spicca un'edificio con un ampio arco a pianterreno (è la "Casa dei Pagani"). Alla sua sinistra un'acciotolato scende verso il torrente. Siamo in via Molini, che ci porterà velocemente ad attraversare un ponticello, oltre il quale si incrocia via Fucine. La imbocchiamo tenendo la destra. Poco dopo si incontra un bivio diviso da una santella. Anche qui si tiene la destra continuando lungo la carrarreccia, ora sterrata.

Primi passi in via Fucine.

In questo tratto iniziale si viene accompagnati da bei panorami su prati fioriti e cascine ben ristrutturate. A sinistra si intravede la cima del monte Secco. Dopo una ventina di minuti dalla piazza di Ogna si incontra una piccola centrale dell'Enel. Il torrente Ogna, che ha origine dalle pendici del Pizzo della Presolana, si va più visibile e diventa il protagonista principale di questa escursione. 

Cascatella poco a monte della centrale ENEL.

Si cammina lungamente lungo il tratto destro idrografico. Il torrente scende vivacemente a valle, lasciando intravvedere larghe pozze probabilmente più frequentate in piena estate. A sinistra si formano vivaci cascatelle, che vanno ad ingrossare il corso principale e creano un microclima ideale per la fioritura di fragoline di bosco, silene dioica e vedovelle.

Fioritura di vedovelle celesti lungo via Fucine.

Senza apprezzabile dislivello si procede nel bosco ceduo. I primi abeti compaiono dopo mezz'ora circa di cammino, nei pressi di un bivio (625 m di quota) che, a sinistra ci porterebbe al borgo di Nasolino. Noi procediamo diritti, attraversando il ponte che ci fa spostare sulla riva sinistra dell'Ogna.

Alla diga di Ogna inferiore.

Si entra in una sorta di canyon e, dopo una decina di minuti, siamo di fronte allo sbarramento artificiale che crea il primo laghetto della Valzurio. Percorrendo un ponte pedonale in ferro si riattraversa il torrente. Si salgono le scale di servizio alla diga per giungere sulla parte superiore dove, a causa di alcuni lavori in corso, si scopre che il piccolo bacino è stato svuotato.

La base del primo invaso.

Lo spettacolo è solo rimandato. Ora la traccia segue uno stretto ma evidente sentiero che guadagna quota nella valle incassata e, in breve, giunge alla base del secondo laghetto (un'ora dalla partenza - circa 700 m di quota). L'ambiente è semplicemente incantevole. 

Primo sole sulla sponda nord-ovest.

Al mattino presto i raggi del sole raggiungono a fatica lo specchio lacustre. Basta attendere un po' e lentamente il chiarore si diffonde, illuminando il tratto di bosco posto a nord-ovest. Al lato opposto una parete di roccia precipita in acqua, e la sua ombra gioca con la luce che sta inondando la riva opposta. Uno spettacolo di colori e di silenzi, interrotti soltanto dal canto degli uccelli, impegnati nei loro lavori quotidiani.

Dal sentiero lungo la sponda nord-ovest.

Fino a questo punto l'escursione è facile e sostanzialmente priva di pericoli. Se si vuole procedere, realizzando un anello, è necessario percorrere un tratto ripido ed impegnativo. Dal piccolo edificio della diga di Ogna Superiore, parte una traccia che costeggia la boscosissima riva destra del secondo laghetto. Il sentiero è stretto ed alterna ripidi strappi a brevi, ed a volte scivolose, discese. Si seguono sbiaditi bolli rossi ed i brillanti segni fucsia della Valzurio Trail, gara di corsa in montagna ormai giunta alla 7a edizione.

Fioritura di mughetti nel bosco ceduo sopra il laghetto.

Al termine del lago il sentiero si impenna, offrendo due diverse possibilità di percorso. Tenendo la sinistra la traccia sale a seguire una variante pensata per gli atleti che la devono percorrere in discesa, e risulta quindi un po' meno esposta rispetto al sentiero tradizionale. Questo si tiene per un tratto sulla destra per poi guadagnare quota con strette serpentine, fino a sfiorare un traliccio dell'alta tensione e ridalire nel bosco ceduo, qui particolarmente adatto alla fioritura dei mughetti. 

Il laghetto visto dall'erta salita.

In circa tre quarti d'ora dalla diga di Ogna Superiore, si sbuca infine sulla stretta strada (840 m circa) che collega l'abitato di Valzurio con il borgo di Nasolino. Le difficoltà sono terminate. Prendendo a sinistra, si calpesterà l'asfalto per un paio di chilometri. Fatti pochi passi però, è consigliata una breve deviazione a destra, indicata da una freccia in legno, per visitare il "Cisulì de Bregn". 

Al "Cisulì de Bregn".

Si tratta di una santella deliziosamente affrescata che, in tempi passati, rappresentava un antico luogo di sosta e di riparo dagli improvvisi temporali che si scatenano in questa zona per carrettieri, boscaioli, mandriani e viandanti. Infatti, l'antica strada comunale passava proprio sulla traccia che transita sotto il tetto della santella.

Mucche al pascolo nei pressi della chiesa di Nasolino.

Tornati sull'asfalto, si cammina in piano per un buon tratto, godendo di un panorama sempre più arioso ed agreste. Alle prime case di Nasolino, la strada si biforca. Scendiamo a sinistra, sulla via Monte Ferrante (un tempo l'unica strada che attraversava il paese) e la seguiamo fino ad arrivare nella piazza della Chiesa, dove l'edificio sacro fronteggia le mura del Municipio (740 m circa-mezz'ora dal Cisulì di Borgn). 
Chiesa parrocchiale e Municipio di Oltressenda Alta.

Poco oltre ci aspetta l'acciotolato e le antiche dimore di via Beccarelli, per ritornare quindi sulla via Provinciale che porta ad Ogna. Si scende lungo questa strada e, ad un quarto d'ora dalla chiesa e dopo il primo tornante di discesa, sulla destra, si imbocca una mulattiera che funge da scorciatoia fino all'imbocco di via San Lorenzo, che troviamo sulla sinistra, pochi passi dopo il termine della mulattiera stessa. 
La chiesa di San Lorenzo. Sullo sfondo il monte Secco.

Dopo aver ammirato la vista dall'alto dei tetti di Ogna e di Villa, ed il profilo della suggestiva chiesetta di San Lorenzo, che si affaccia verso le pendici dei monti Vaccaro e Secco, si scende lungo l'omonima via che, in breve, riporta al parcheggio di partenza (quaranta minuti circa da Nasolino).

Salvia dei prati, Nasolino.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 05-05-2024 - Sereno con annuvolamenti nella tarda mattinata. Buona visibilità.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio a servizio del cimitero di Ogna, frazione di Villa d'Ogna, che 
dista circa 35 km dal centro di Bergamo, percorribili in poco più di tre quarti d'ora d'auto. Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si procede diritto, seguendo le indicazioni per Valbondione. A circa 4 km dal precedente bivio, si volta a destra, in direzione del centro di Villa d'Ogna. Superata la piazza del Municipio, si procede per un centinaio di metri, voltando a sinistra in via IV Novembre. Si costeggia la chiesa di Ogna e, alla successiva rotonda si imbocca via Colleoni, individuando subito il cimitero con i relativi stalli di parcheggio.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 320 metri di dislivello per una lunghezza complessiva  di otto chilometri. 
Durata: Per percorrere l'intero anello sono sufficienti tre ore, escluse le soste.

"Paesaggio montano con torrente Ogna, Palazzo Moroni e una fabbrica
di ferro" - Olio su tela di Marco Gozzi, 1833 circa.

Ogna, la sua piazza, la sua storia: Il nome deriva da latino "onus" che significa "imposta di dazio". In passato il borgo aveva una posizione strategica nella zona.  Per collegarsi con Bergamo e la Val Brembana, gli scalvini e gli altri abitanti dell'Alta Valle Seriana dovevano necessariamente passare da Ogna. Per questo pare che la cosiddetta "Casa dei Pagani" fosse in realtà sede di dogana ed il suo nome deriverebbe dal dialettale "Cà del pagà". 
Gli edifici della piazza risalgono tutti ad un periodo compreso tra il 14^ ed il 18^ secolo. In essi sono riconoscibili caratteristiche tipiche di quel tempo: dai muri in pietra ai loggiati in legno; dalle arcate a volta ai pilastri e capitelli in pietra.

Palazzo Moroni e torrente Ogna, oggi.

Dalla piazza si diramano vicoli che scendono verso il torrente, sulle rive del quale sono fiorite, nel corso dei secoli, attività di ogni tipo. Proliferavano magli ed officine per la produzione di chiodi., compresi quelli necessari per ferrare i cavalli. Nel '600 presero piede gli artigiani del ferro battuto, abilissimi a forgiare balconi, logge e parapetti. Il minerale ferroso veniva fuso nei vecchi forni fusori che insistevano ai lati di via Fucine. Ma la vivace energia del torrente dava lavoro anche a molti mugnai. Vicino al ponte si era installata una grossa segheria e, poco sotto, operavano due cartiere che, sfruttando l'alto contenuto di calcare delle acque dell'Ogna, producevano e vendevano un tipo di carta molto ricercata, superiore persino a quella di Fabriano.

Edificio della vecchia segheria dal ponte sull'Ogna.

Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposte altre cinque escursioni che, partendo dai borghi della Valzurio, percorrono le pendici circostanti. I link sono i seguenti: 
- https://dislivellozero.blogspot.com/2018/06/lanello-della-valzuriouna-rara-armonia.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2020/10/cima-blum-e-monte-pare-da-valzurio.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/02/unescursione-invernale-da-valzurio-alla.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2024/01/da-contrada-bricconi-alla-vetta-del.html;
- https://dislivellozero.blogspot.com/2023/11/da-contrada-bricconi-colle-palazzo-ed.html.
Cartografia: La recente cartina escursionistica all'1:40.000, realizzata da Edizioni Canova di Clusone, relativa al territorio di Alta Valle Seriana e Val di Scalve evidenzia l'area interessata all'escursione, limitandosi però a contrassegnare il tracciato che giunge ai laghetti di Valzurio.

Ogna, Villa e Piario viste dalla strada che scende da Nasolino.