giovedì 3 settembre 2020

Sull'altipiano di Bossico, tra i panorami del Monte Torrione, la quiete di San Fermo ed i freschissimi boschi di conifere

 All'altipiano di Bossico bisogna andarci apposta, percorrendo una provinciale stretta e tortuosa che sale faticosamente dalla Val Borlezza (altra località non proprio notissima ai più).    Anche per questo, non sono molti gli escursionisti che conoscono le meravigliose foreste e gli splendidi panorami sul lago d'Iseo, sulla Presolana e su altri giganti delle Orobie che si possono godere dai sentieri dell'altipiano.  Ma forse è meglio così...

Corna dei Trenta Passi, Montisola e Lago d'Iseo dalla cima del Monte Torrione.

(Nota preliminare: per chi ha intenzione di effettuare questa od altre escursioni nell'altipiano di Bossico, consiglio di procurarsi o di scaricare la cartina dei sentieri realizzata dalla Pro-loco.   Vedi note in coda al post).   L'escursione proposta parte dal parcheggio sito in località Pila (900 m circa) raggiungibile dalla via San Fermo, dopo aver attraversato il centro di Bossico.   Nel primo tratto del percorso si seguono le indicazioni che portano alla chiesetta dei caduti e che corrispondono anche alla segnaletica CAI n. 553. 

La chiesetta dei Caduti.

Il fondo della carrareccia alterna asfalto, cemento nei tratti più ripidi ed acciottolato in quelli più suggestivi.  Dopo aver attraversato un pezzo della foresta di conifere che ricopre gran parte dell'altipiano, si costeggiano le proprietà di un'azienda agricola e di altre cascine ben ristrutturate.   In circa 40 minuti si raggiunge la radura (attrezzata anche per i pic-nic) della chiesetta di caduti (1029 m) dove si abbandona il sentiero segnalato in rosso nella cartina della pro-loco per seguire, a sinistra, la traccia viola che corrisponde anche al segnavia 553a del CAI.

Nella riserva privata dei daini.

Con un bellissimo tratto pianeggiante nel fitto bosco di abeti rossi, si arriva all'ingresso principale di una riserva privata, dove termina la carrareccia.   Si prosegue costeggiando la sua recinzione, spiando i daini che ruminano tra gli alberi.   Il sentiero, in parte dissestato, porta alla località Cremonella (1070 m) aprendosi a panorami sulla Val Borlezza, sul pizzo Formico, l'Alben e l'Arera.   Lasciati alla nostra sinistra i ruderi di una baita, si segue la traccia ed i radi segnavia del CAI, rientrando in un fitto bosco misto. 

Vista sul Monte Arera dalla località Cremonella.

Tenendo la destra, si continua a salire tra gli alberi fino a raggiungere una carrareccia (contrassegnata dal segnavia CAI n. 556) che percorriamo in salita, fiancheggiando alcuni capanni di caccia per arrivare finalmente ad una sella dove si apre una bellissima vista sul lago d'Iseo (circa due ore dalla partenza). 

Il Pizzo Camino dalla cima del Monte Torrione.

La cima del Monte Torrione (1300 m) si raggiunge salendo a destra per ripidi prati, deturpati da profondi solchi lasciati da mezzi motorizzati.   Il panorama è quasi a 360 gradi.   Al lago ed alla sua corona di monti, all'Arera ed al Formico si aggiungono i giganti delle Orobie ed il massiccio della Presolana in tutta la sua imponenza.    Poco più distante, anche il Pizzo Camino si lascia ammirare.  

La Presolana ci accompagna nel tratto tra il Torrione e San Fermo.

Ridiscesi alla sella, si prosegue sul sentiero n. 556.    E' un tratto molto bello, in leggero saliscendi, con viste eccezionali sulla onnipresente Presolana.    Si trascura la deviazione sulla destra che ci farebbe scendere al Fontanino di Gromo e che potrebbe essere usata per rientrare più velocemente al parcheggio di partenza, e si prosegue diritti, tra bellissimi prati e suggestive cascine, in un ambiente molto bucolico. In mezzora si arriva quindi alla bellissima radura della chiesetta di San Fermo (1250 m).

San Fermo.

Per chiudere l'anello si deve prendere la sterrata contrassegnata con il segnavia CAI n. 553.   Si trova dietro la tettoia costruita dagli alpini, giusto alla sinistra del sentiero che ci ha portato a San Fermo. Sulla cartina della pro-loco è tracciata con il colore rosso.    La carrareccia scende decisa nel bosco, con diverse deviazioni.   In alcune di queste veniamo aiutati da indicazioni in legno con la scritta "per Bossico".   

Cascina in attività a San Fermo.

Dopo circa mezzora di discesa si raggiungono i Prati di Onito (1002 m), una splendida radura in cui dove alcune cascine si perdono tra verdissimi campi con lo sfondo di una suggestiva vista sul Lago d'Iseo.   Tenendo la destra, un'agevole sterrata riporta alla traccia di salita ed all'acciottolato che raggiunge il parcheggio di partenza.

Ai prati di Onito.

Info tecniche

Data dell'escursione: 01-09-2020 - tempo bellissimo.
Partenza: parcheggio in località Pila, Comune di Bossico, distante circa 50 km da Bergamo (un'ora circa di auto).    Dal bivio della Val Borlezza sale la strada provinciale 54 che porta in quota con dodici tornanti fino alla piazza del Municipio, dove si trova anche l'ufficio della Pro-loco.   Per raggiungere il parcheggio di Pila si entra a sinistra nelle strette e tortuose vie del paese, seguendo le indicazioni del parcheggio della pineta, fino a sbucare nella via San Fermo, che termina al parcheggio stesso.
Dislivello: circa 500 metri di sola salita, comprensivo dei vari saliscendi.
Lunghezza e durata: circa 11 chilometri, percorribili in 4 ore.

Genziana di Esculapio nel fresco bosco del Monte Torrione.

Altre possibilità di escursione: sull'altipiano di Bossico sono tracciati oltre 50 chilometri di sentieri, che si prestano a numerose varianti di itinerari, adatti a tutte le gambe.   La cartina dei sentieri predisposta dalla Pro-loco, anche se non è in scala, è utile per avere una visione d'insieme ed aiuta molto, soprattutto in fase di orientamento.    Raccomando quindi di andare a richiederla nei loro uffici o di scaricare il pdf dal loro sito usando questo percorso: 
https://www.bossico.com/wp-content/uploads/2018/01/cartina-sentieri-2017A.png.
La sede della pro-loco è in via Giardini 1 - Bossico. Tel. 035 968365 - www.bossico.com.
In questo blog trovate la descrizione di un'altra passeggiata sull'altipiano. Il link è il seguente:
https://dislivellozero.blogspot.com/2016/12/una-passeggiata-nei-boschi-di-bossico.html.

Altipiano di Bossico - località Sette Colli.

Altre informazioni: La riserva dei daini è a gestione privata. Nei mesi estivi la Pro-Loco organizza delle visite guidate, soprattutto rivolte alle famiglie con bambini. Info qui: https://www.bossico.com/altopiano/parco-riserva-dei-daini.
Cartografia: in alternativa alla cartina della pro-loco, si può fare riferimento alla carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 06, che riporta però soltanto i sentieri tracciati e gestiti dal CAI.

Verso San Fermo.










sabato 22 agosto 2020

A caccia di stelle e di fresco, nei verdissimi boschi di Lantana, ai piedi della Presolana.

Le frazioni di Castione della Presolana nascondono tranquille passeggiate su sentieri che attraversano freschi boschi di conifere, in stagione punteggiati da coloritissime fioriture.

La Presolana dallo spiazzo dell'Osservatorio Astronomico di Lantana.

Per raggiungere il borgo di Lantana (1050 m) bisogna entrare nel centro di Dorga e seguire le indicazioni che, tra un dedalo di stradine, portano di fronte al piccolo santuario della Madonna della Grazie.   Dopo aver lasciato l'auto nel parcheggio posto a lato dell'edificio religioso, ci si incammina lungo via Predusolo che, in leggera discesa, supera una zona residenziale per inoltrarsi poi in un bel bosco misto.  La strada diviene sterrata e, in meno di un chilometro, raggiunge un bivio dove, sulla sinistra, è tracciato un sentiero che sale all'area attrezzata del Santel di Predusolo.

Il Santuario di Lantana

Proseguendo sulla pianeggiante sterrata, si supera un tratto immerso nelle conifere che ci porta ad alcuni spiazzi dove è possibile ammirare le cime che circondano la valle di Lantana. A lato campeggia l'omonima cima erbosa, alle proprie spalle si erge maestoso il massiccio della Presolana.  Lungo il percorso un'abbondante e variegata flora si presta a numerosi scatti fotografici.

L'albero delle farfalle (Buddleia)

In poco più di mezzora di placida camminata si raggiunge una piccola radura dove è posizionato l'osservatorio astronomico gestito dal Gruppo Astrofili di Cinisello Balsamo, la cui attività di osservazione astronomica, in alcune sere estive, è  aperta anche al pubblico.   Nelle note in calce trovate le informazioni per potervi partecipare.

Geranio nodoso - foto di Elisa Di Blasi

La strada prosegue restringendosi leggermente ma, in questa stagione (agosto 2020) è interrotta da una transenna che ne impedisce il transito. Pericolo di  frane e smottamenti impediscono di giungere ad un successivo bivio che a sinistra ci avrebbe portato, con breve tratto ripido, all'area attrezzata del Santel di Predusolo, per chiudere quindi con un percorso circolare questa fresca passeggiata.

Panoramica dal Santuario di Lantana

Info tecniche:

Data dell'escursione: 19.08.2020 - tempo bello.
Partenza: Parcheggio del Santuario di Lantana (1050 m) frazione di Castione della Presolana, in Alta Valle Seriana.   Dista circa 45 chilometri da Bergamo (un'ora d'auto).
Dislivello, lunghezza e durata: la passeggiata fino all'Osservatorio Astronomico è praticamente a dislivello zero. Tra andata e ritorno la lunghezza del tracciato è di circa 4 chilometri, percorribile in poco più di un'ora. L'anello che porta all'area attrezzata del Santel di Predusolo è un pochino più lungo, con un dislivello complessivo di circa 150 metri. Il dettaglio di quest'ultima passeggiata è qui: 
https://www.visitpresolana.it/estate/lantana-santel-di-predusolo.
Cascina del Borgo Storico di Lantana - foto di Elisa di Blasi

Altri suggerimenti:  Il piccolo santuario della Madonna delle Grazie merita una visita, sia per l'intima e raccolta posizione che per i due importanti affreschi cinquecenteschi conservati al suo interno. Suggerisco inoltre una ricca e commovente raccolta di ex-voto, alcuni risalenti al XIX° secolo, che si trovano sulla parete immediatamente a destra dell'ingresso laterale. 

Per partecipare invece alle iniziative dell'Osservatorio Astronomico Presolana è necessario entrare in contatto con il Gruppo Astrofili che lo gestisce, tramite la loro  pagina facebook, di cui evidenzio il relativo indirizzo: https://www.facebook.com/OsservatorioAstronomicoPresolana.

Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 06. 
Parnassia.


lunedì 17 agosto 2020

Dal canyon della Valle dei Mulini ai verdi pascoli della "via del latte". Sopra a tutto, sempre lei: la Presolana.

 L'anello che unisce i sentieri CAI nn. 318 e 317 è particolarmente affascinante per l'incredibile varietà degli ambienti attraversati, la molteplicità delle specie floreali incontrate e la maestosità dei panorami.

Presolana tra le nuvole - foto di Giovanni Barbieri, che ringrazio per la concessione.

Dal lato opposto del parcheggio di Rusio (921 m) frazione di Castione della Presolana, prende inizio il sentiero CAI n. 318 che inizialmente percorre una strada forestale, fino a giungere ad un primo bivio che, sulla destra, ci porta ad inoltrarci nella splendida Valle dei Mulini.    Si tratta di un vero e proprio canyon, disegnato dall'unico torrente che non va mai in secca, pur inserito nell'arido ambiente calcareo che contraddistingue la zona della Presolana.    Il nome della valle deriva dall'antica presenza di una serie di mulini che si susseguivano alla base del canyon.    L'unica traccia rimasta di queste attività è l'edificio posto all'imbocco della valle, ora riattato a bar trattoria.  

Ol puntesel...

Dopo aver superato un antico ponte in pietra (Ol puntesel) la traccia risale, inizialmente senza particolare pendenza, attraversando più volte il corso d'acqua.    In alcuni punti il guado non è agevole e premia l'escursionista dotato di scarponcini impermeabili e con suole che garantiscono particolare aderenza.   Si trascurano le deviazioni che portano alla chiesetta di San Pietro (vedi anche la relativa nota in calce al post) ed alle numerose falesie di arrampicata tracciate sulle pareti e sui torrioni che compongono il canyon.

Nel folto della Valle dei Mulini - foto di Sergio Gavazzeni

La ricchissima vegetazione e le numerose specie floreali che si incontrano nel bosco di fondovalle arricchiscono il senso di avventura offerto dal rigoglioso ambiente che stiamo attraversando.   Nel sottobosco prosperano felci di ogni tipo e le fioriture di ciclamini.   Sul greto del torrente si innalzano maestose ombrellifere.   La valle gradualmente si apre, mentre il sentiero strappa più ripidamente.

Campanula selvatica della Val dei Mulini

Dopo circa tre quarti d'ora di camminata si arriva ad un bivio che, sulla destra, porterebbe alla Malga Bares.   Si prosegue invece diritti, inerpicandoci su alcune roccette che ci tolgono dal fondovalle.   Il sentiero prende quota, supera alcuni brevi tratti esposti e giunge, dopo quasi due ore dalla partenza, al bivio che, a destra, porta alla Valle del Papa.   Noi teniamo invece la sinistra e saliamo su terreno erboso sempre più aperto, fino a raggiungere la sterrata di servizio delle diverse malghe presenti in questa zona.

Il torrente senza nome che attraversa la Valle dei Mulini

Siamo sulla "via del latte", il sentiero così chiamato perchè unisce le principali malghe ancora attive della zona.    Si prende a sinistra per raggiungere, in soli cinque minuti, la Malga Presolana (1538 m) dove è possibile fare scorta di formaggi.    L'ambiente è profondamente cambiato.    Il carattere bucolico dei pascoli che circondano la malga è contornato dalle aspre pareti dei pizzi di Bares, Olone e Corzone, che anticipano e in parte occultano lo spettacolo del Presolana. 

Malga Presolana

Ora si cammina sul sentiero con segnavia CAI n. 317, percorrendo in piano una gippabile molto frequentata dalle mountain-bike.   E' una passeggiata molto piacevole, che raggiunge in una ventina di minuti il fotogenico laghetto di Malga Campo (1520 m) da cui si inizia a scendere per chiudere l'anello dell'itinerario.

Verso Malga Campo.

Dopo pochi passi, un cartello giallo appeso ad un tronco d'albero ci indica una "scorciatoia per Rusio" che ci tuffa in un intricato bosco di abeti rossi, del quale ricordiamo poco, perché l'abbiamo percorso sotto un bel temporale.   La discesa dura circa un'ora e siamo costretti a trascurare la salita che ci avrebbe portato a visitare la storica chiesetta di San Peder.   Arrivati a Rusio la pioggia cala d'intensità, consentendoci una rapida occhiata al borgo storico, ormai raro esempio di architettura contadina, che meriterà sicuramente una visita più approfondita.

Malga Pozzetto sotto il temporale.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 14.08.2020 - tempo molto nuvoloso, con precipitazioni anche intense dalle 11 alle 12.
Partenza: Parcheggio di Rusio (921 m) frazione di Castione della Presolana, in Alta Valle Seriana.   Dista circa 45 chilometri da Bergamo.
Dislivello, lunghezza e durata: il dislivello complessivo dell'anello proposto è di circa 650 metri di sola salita.   La lunghezza del tracciato è di quasi 10 chilometri ed è percorribile in 4 ore e mezza, escluse le soste.
Altri suggerimenti:  Si consiglia di NON percorrere la Valle dei Mulini nei giorni immediatamente successivi ad intense precipitazioni atmosferiche.   Si raccomanda inoltre l'utilizzo di scarponcini ben impermeabilizzati e con suola ben aderente.

Un ciclamino della Valle dei Mulini

Il temporale ci ha impedito di visitare la chiesetta di San Peder (1155 m), il più antico edificio religioso della valle, edificato nell'undicesimo secolo.    La chiesetta è posta su uno sperone roccioso che si affaccia sulla Valle dei Mulini ed è affrescata con dipinti di pregio risalenti al tardo cinquecento.    E' possibile dedicare alla visita della chiesetta un itinerario specifico, compiendo un'escursione di un'ora e mezzo con circa 230 metri di dislivello di sola salita.   Il dettaglio della camminata si trova qui: https://www.visitpresolana.it/estate/rusio-anello-di-san-peder.

Malga Campo

Come già accennato nel post, Rusio merita una visita approfondita.    Ai valori storici ed architettonici, aggiungiamo la presenza, al civico n. 26,  della gelateria Fiocco di Neve che utilizza esclusivamente latte di capra a filiera corta.   Oltre ai gelati si possono degustare ed acquistare anche formaggi, salumi e miele prodotti da aziende agricole locali.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 06. 
La traccia dell'itinerario proposto evidenziato 
sulla tavola 06 della Carta Turistica-Escursionistica della 
Provincia di Bergamo. Si ringrazia per la concessione.



venerdì 7 agosto 2020

San Simone, Passo e Cima di Lemma, Passo di Tartano, San Simone. Un anello ricco di storia e grandiosi panorami.

L'arioso anello che, partendo da San Simone, unisce i passi di Lemma e di Tartano, rappresenta una bella escursione con tantissimi riferimenti storici e culturali che la rendono molto istruttiva, oltre che molto appagante per i grandiosi panorami che la circondano.
La Conca di San Simone con i monti Pegherolo e Cavallo.

Dal parcheggio gratuito della ex-stazione sciistica di San Simone (1670  m) si risale la sterrata che, con un paio di tornanti, porta alla vicina Baita del Camoscio (1760 m - posto di ristoro) dove lo sguardo si apre su una serie di ampie conche prative da secoli destinate all'alpeggio.    Proseguendo sul sentiero CAI n. 116 si incontrano infatti le prime baite dove, nei mesi estivi, fervono le attività casearie di produzione del formaggio.
Verso il Passo di Lemma

Si prosegue in leggera salita, sino ad incontrare il sentiero n. 101 delle Orobie Occidentali che scende dalla Forcella Rossa.   Poco dopo questo bivio, la nostra escursione devia a sinistra, seguendo l'evidente segnaletica per il Passo di Lemma.    Si inizia quindi a salire con maggiore ma regolare pendenza, lungo una mulattiera militare ben tracciata dai soldati durante la prima guerra mondiale.   In circa un'ora dal bivio, si raggiunge il Passo (2108 m) da cui si intravedono i primi pascoli valtellinesi dopo che, per tutta la salita, lo sguardo è stato calamitato dalle rupi calcaree del Monte Pegherolo e dalla bella piramide erbosa del Monte Cavallo.
La Linea Cadorna al Passo di Tartano

Poco prima avevamo incontrato i ruderi di una casermetta militare e, sul passo incrociamo i primi resti di quelle "trincee dimenticate" che costituivano la cosiddetta "Linea Cadorna", eretta dall'esercito italiano a partire dal 1916, per scongiurare una possibile invasione austriaco-tedesca attraverso la Svizzera.    La Storia, si sa, prese un'altra piega e le Orobie passarono indenni quei terribili anni.   Grazie al CAI e ad una serie di associazioni culturali della montagna bergamasca, da alcuni anni si è avviata un operazione di valorizzazione di queste fortificazioni militari, presenti soprattutto nel tratto orobico che va dal Passo di Verrobbio a quello di Dordona.
Sulla cresta della Cima Lemma. Sullo sfondo le Alpi Retiche.

Dal Passo di Lemma, senza perdere quota, si seguono i bolli biancorossi che risalgono con gradualità la cresta erbosa della Cima di Lemma.     Verso nord lo sguardo si apre sulle innevate Alpi Retiche e sui  vicini monti Valegino e Cadelle che chiudono ai nostri occhi la conca di Foppolo.    Il panorama già grandioso, poco prima della Cima di Lemma (2.348 m)  si amplia anche sul maestoso Monte Disgrazia, sulla Val Madre e sui suggestivi Laghi di Porcile.
Panoramica da Cima Lemma: in basso a sinistra il Passo di Tartano,
poco sopra i laghi di Porcile, accoccolati sotto i monti Cadelle e Valegino.

Toccato il punto più alto dell'escursione, i bolli biancorossi ci guidano sui ripidi pendii che portano al Passo di Tartano (2102 m) dove ci aspetta una serie di ben conservati camminamenti militari, interrotti da piazzole di appostamento con feritoie per i cecchini e gli osservatori.    Sul crinale del Passo è piantata una croce in ferro e, nelle vicinanze, si celano i resti di un oratorio di origine medioevale, dedicato a San Salvatore o a San Sisto.    Gli oratori in quota, fino alla fine del sedicesimo secolo, svolgevano funzione di luoghi di culto per gli alpeggiatori ed i mandriani, prima che si erigessero le chiese parrocchiali nei paesi di fondovalle.
Bupleuro stellato, fiorito sui prati tra Cima Lemma e il Passo di Tartano.

Il percorso che ci riporterà al parcheggio di San Simone segue fedelmente il sentiero delle Orobie occidentali (segnavia n. 101) costeggiando pascoli, barech (recinti delimitati da muretti in pietra) e gli edifici di diverse malghe.    Nei secoli, questo storico percorso ha unito l'Alta Val Brembana con la Valtellina, nonostante la presenza del confine di Stato al passo di Tartano dalla metà del quattrocento al 1797.   Nel tempo, mandriani e malghesi delle due valli hanno costruito un profondo legame tra le attività dei due versanti, arrivando a realizzare una produzione di eccellenza casearia che veniva esposta e venduta alla fiera di San Matteo di Branzi, importantissimo appuntamento commerciale noto già in pieno medioevo.  
Baita Fontanini. Sullo sfondo il Pegherolo.

Serve un'ora buona di camminata dal Passo di Tartano per raggiungere le baite che costellano l'ampia conca di San Simone e ricongiungersi con il tratto percorso subito dopo la partenza ed infine scendere alla Baita del Camoscio ed al parcheggio da cui si è iniziata l'escursione.
Mungitrice mobile installata nei pressi di Casera Sessi.

Info tecniche:
Data dell'escursione: 02.08.2020 - giornata uggiosa.
Partenza: Parcheggio degli ex-impianti sciistici di San Simone (1670 m) località del Comune di Valleve, in Alta Valle Brembana.   Dista circa 60 km da Bergamo.
Dislivello e durata: il dislivello complessivo dell'anello proposto è di circa 750 metri di sola salita ed è percorribile in 4 ore e mezza, escluse le soste.
 
Frutto di Pulsatilla Alpina, sulla salita per il Passo di Lemma.

Altri suggerimenti:  Accanto al primo piazzale del parcheggio è aperta la Baita dello Scoiattolo, dove è possibile ristorarsi con bibite, panini, taglieri e piatti della cucina tradizionale (casoncelli, pasta con ragù di selvaggina, pizzoccheri, carni e funghi con polenta taragna).   Il servizio è veloce e ci si può sedere anche su tavoli all'aperto.
Per chi fosse interessato ad escursioni invernali con partenza da San Simone, può leggere il post che segue, pubblicato nello scorso mese di febbraio 2020: https://dislivellozero.blogspot.com/2020/02/la-conca-di-san-simone-un-piccolo.html.
Chi desidera invece visitare altri manufatti storici che componevano la "Linea Cadorna" può cliccare su quest'altro post, pubblicato ad agosto 2017: https://dislivellozero.blogspot.com/2017/08/al-passo-di-verrobbio-nelle-trincee.html
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 01. 

L'anello con partenza da San Simone evidenziato (tratto più scuro)
sulla tavola 01 della  Carta Turistica-Escursionistica della 
Provincia di Bergamo. Si ringrazia per la concessione.




sabato 1 agosto 2020

Una passeggiata sulle rive del Lago di Carezza, tra incanto e desolazione...

La breve passeggiata sulle rive del lago di Carezza (Karersee 1.519 m) è suggestiva ed istruttiva al tempo stesso. Il caleidoscopio composto dalle sue acque, in cui si specchiano le guglie del Latemar, rende giustizia alla leggenda dello stregone che gettò nel lago i pezzi di un arcobaleno da lui inutilmente creato per ammaliare una ninfa di cui si era perdutamente innamorato.

Il Latemar si specchia nel Lago Carezza.

La parte istruttiva dell'escursione è invece legata ai danni provocati dalla tempesta Vaia, che ha colpito pesantemente questa zona alla fine di ottobre del 2018. Prima di quei giorni, il lago di Carezza era intimamente nascosto da fitte conifere, con le quali creava un contrasto di luci ed ombre che rendevano il luogo ancor più incantato e fiabesco. Oggi le ferite di quell'evento, che è stato definito "il più potente ciclone extratropicale mai abbattutosi sull'Italia a memoria d'uomo", sono ancora molto evidenti, soprattutto a confronto della bellezza del piccolo lago.


Dopo il passaggio di Vaia - foto di Elisa di Blasi.

Nei giorni precedenti la tempesta, l'Italia nord orientale era stata flagellata da piogge molto abbondanti, che hanno bagnato pesantemente il terreno, indebolendo ulteriormente la resistenza degli alberi, che hanno dovuto affrontare raffiche di vento di scirocco superiore ai 150 chilometri orari. Vaia si creò al largo di un mar Adriatico insolitamente caldo per il periodo, accumulando una energia spaventosa che si è scaricata violentemente incanalandosi nelle strette valli e lungo i ripidi pendii dolomitici.


Sulla riva orientale del lago si nota una fascia di foresta sradicata dalla tempesta.

I numeri della più grave sciagura ambientale italiana di sempre sono stati mostruosi. Gli alberi abbattuti assommavano a circa 8,5 milioni di metri cubi di legname: oltre sette volte la quantità lavorata annualmente in tutta Italia. L'intero settore del legno è entrato in crisi, per l'eccesso di offerta che ha fatto precipitare i prezzi. Inoltre i tronchi abbattuti dovevano essere rimossi in fretta, per evitare il diffondersi di parassiti (in particolare di un coleottero chiamato "bostrico tipografo") che avrebbero aggravato ulteriormente una ferita ambientale di proporzioni già enormi.


Le guglie del Latemar - foto di Elisa Di Blasi.

Senza contare il numero di sentieri, strade e tracciati forestali interrotti o dissestati, la distruzione di interi versanti boschivi che hanno modificato l'aspetto morfologico di vallate che fanno della bellezza naturale il proprio patrimonio turistico, l'indebolimento del suolo e delle capacità vitali che hanno le foreste di assorbire il principale gas sera l'anidride carbonica.


La foresta della sponda meridionale del lago non c'è più - foto di Elisa di Blasi

La camminata intorno alle acque del lago di Carezza ammalia e fa riflettere. Accanto ad angoli di rara suggestione si intravedono le immagini di una natura profondamente ferita e desolata, che lancia un messaggio preciso. Gli esperti valutano in circa 70 anni il periodo utile per ripristinare le foreste nello stato antecedente la tempesta. Al tempo stesso, bisogna essere consapevoli che il cambiamento climatico renderà sempre più frequenti eventi catastrofici come Vaia. Occorre trarre le conclusioni in fretta, ed agire di conseguenza. Perché da troppo tempo su questa emergenza si stanno sprecando troppe parole, senza dar seguito a fatti concreti.


Controsole.

Info tecniche:

Data dell'escursione: 06.07.2020.

Luogo dell'escursione: Lago di Carezza (Karersee in tedesco) sito nel territorio del comune di Nova Levante in Val d'Ega/Eggental. Si può raggiungere da Bolzano in poco più di mezzora, percorrendo la statale 241 che collega Bolzano con il passo di Costalunga. Cinque chilometri dopo il centro di Nova Levante si incontra un parcheggio a pagamento, accessibile e ben visibile dalla strada statale, che corrisponde al centro visitatori. Dal parcheggio si raggiunge il lago con un sottopasso.

Durata e dislivello: Il sentiero corre lungo le rive del lago, alle quali è proibito l'accesso. Il percorso è pianeggiante e breve (20 minuti) ma le soste per fotografare ed ammirare il panorama saranno molteplici. Numerose le panchine in legno dislocate lungo tutto il tracciato.

Altre informazioni: L'origine del nome dato alla tempesta deriva da una forma di sponsorizzazione introdotta dall'Istituto Meteorologico di Berlino che, sin dagli anni '50 del secolo scorso, mette a disposizione un nome di donna da assegnare in modo casuale ad uno specifico evento.   Con una donazione di 200 €, il fratello della signora Vaja Jakobs, manager di un grande gruppo multinazionale, ha legato il nome di sua sorella al catastrofico evento di fine ottobre 2018.   Nelle mie ricerche in rete non ho potuto verificare se la signora Jakobs ha gradito questo regalo...

Cartografia: Potete utilizzare la cartina escursionistica della Val d'Ega/Eggental in scala1:25.000 reperibile presso gli uffici del turismo della zona. Costa 5,00 €.



venerdì 24 luglio 2020

Al passo di Oclini per una tranquilla passeggiata con viste memorabili su Corno Bianco, Corno Nero e Dolomiti di Brenta.

La breve passeggiata che collega il passo di Oclini alla malga Gurndin (Gurndinalm) regala panorami incomparabili.  Il percorso proposto prende inizio al passo (1989 m), dove termina la strada percorribile dalle automobili, che possono raggiungere questa località da Bolzano, che dista circa trenta chilometri, o in una ventina di minuti da Cavalese, risalendo la statale 620 del passo di Lavazè.
Il Corno Bianco dal Passo di Oclini

La camminata è semplicissima, praticamente pianeggiante e adatta a tutti.  Dopo aver parcheggiato  nell'ampio piazzale, si inizia a camminare sulla strada forestale bianca, con la cima del Corno Bianco (2313 m)  alla nostra destra e quella del Corno Nero (2436 m) sulla sinistra.   Ai lati, ampi pascoli accolgono placide mandrie di mucche che brucano tra fiori di ogni colore. 
Il Corno Nero-foto di Elisa Di Blasi

L'ambiente si apre su viste senza confronti.  Di fronte, l'orizzonte si apre sulla straordinaria balconata delle Dolomiti di Brenta, sul gruppo dell'Ortles e sulle cime innevate che delimitano il confine austriaco.   Proseguendo sullo sterrato e alternando ampi tratti al sole a radi boschetti di pino cembro e abeti rossi, si scende dolcemente ai prati che circondano la malga Gurdin (1946 m) dove è possibile sostare, pranzare con specialità altoatesine e godersi il sole su apposite sedie a sdraio.   Dal passo si impiega meno di mezzora, con un dislivello contenutissimo.
Lungo il tracciato, con vista sulle Dolomiti di Brenta
- foto di Elisa di Blasi

Se decidete di tornare sui vostri passi, potrete godervi il panorama che avevate lasciato alle vostre spalle: poco alla volta si dispiegheranno di fronte ai vostri occhi la Pala di Santa (2487 m) posta quasi a perpendicolo sopra il passo di Lavazè, il maestoso gruppo del Latemar e, poco oltre, le ardite guglie del Catinaccio.
La malga Gurndin. Sullo sfondo le Dolomiti di Brenta.

Se invece volete effettuare un escursione circolare, proseguirete sullo lo sterrato e, subito dopo la malga Gurdin, terrete la sinistra per scendere in direzione della Isi hutte (capanna Isi) (1834 m).  Da lì, SI ritorna al passo di Oclini, percorrendo un ultimo tratto che risale in maniera un po' decisa, su un fondo un poco dissestato.
Giglio Martagone fiorito ai bordi del sentiero.

Chi si sente in forma, può programmare la salita alla panoramicissima cima dolomitica del Corno Bianco.   Si consiglia di affrontare la salita direttamente dal passo.   Le indicazioni sono evidenti, ed il dislivello di circa 330 metri di dislivello si supera in un'ora di camminata, tutta al sole.   Scendendo dalla cima, dopo circa 400 metri è possibile deviare a destra per un sentiero che raggiunge la malga Gurdin e completare quindi l'anello rientrando sulla strada forestale bianca.
Il Corno Bianco dai prati della malga Gurndin.

Info tecniche:
Data dell'escursione: 09.07.2020.
Partenza: Passo di Oclini, località in comune di Aldino (Bolzano).    Si può raggiungere da nord, salendo dalla statale 241 che collega Bolzano con la Val d'Ega/Eggental e deviando poi sulla statale 620 che porta al passo di Lavazè, che unisce la valle altoatesina con la trentina Val di Fiemme.    Dal passo di Lavazè una tranquilla e pianeggiante strada asfaltata di circa tre chilometri porta al passo di Oclini.    Naturalmente è possibile arrivarci anche dalla Val di Fiemme.    Dal centro di Cavalese dista una quindicina di chilometri.
Durata e dislivello: La Malga Gurndin viene raggiunta in meno di mezz'ora di placida passeggiata con un dislivello negativo di circa 50 metri.    Se volete fare l'anello che tocca anche la Capanna Isi, calcolate un paio d'ore complessive di camminata con un dislivello di circa 150 metri.
Margherite alpine nei pascoli alle pendici del
Corno Bianco-foto di Elisa di Blasi


Altri suggerimenti: E' doveroso completare questa passeggiata con una sosta gastronomica. Potete scegliere se gustare specialità altoatesine oppure se assaggiare la cucina tipica trentina.  
Alla malga Gurndin (o Gurndinalm) i piatti contadini del Sud Tirolo vengono consumati su tavoli all'aperto con vista panoramica indimenticabile.    Volendo è possibile anche pernottare. Maggiori info: https://www.gurndinalm.com/it.

Malga Varena.

Un paio di chilometri a valle del passo di Oclini si rientra in territorio trentino.   Sulla sinistra della strada che riporta al passo di Lavazè trovate i prati della bella Malga Varena, dove sono di casa le più gustose specialità trentine.   Tra queste, potrete assaggiare taglieri di affettati misti e formaggio, primi con ragù di selvaggina e un trionfo di polente accompagnate da funghi, carne alla brace, salsiccia trentina e formaggio fuso. Molto gustosa anche la zuppa di goulash. Maggiori info:  https://www.facebook.com/MalgaVarena.
Cartografia: Potete utilizzare la cartina escursionistica della Val d'Ega/Eggental in scala 1:25.000 reperibile presso gli 'uffici del turismo di Nova Ponente e di Obereggen. Costa 5,00 €.