sabato 22 luglio 2017

Il Corno Zuccone: la sentinella della Val Taleggio

Per godere di un panorama a 360° sono necessarie due condizioni: la presenza di una vetta isolata e la disponibilità a fare un po' di fatica per conquistarne la cima.    La salita al Corno Zuccone, nonostante la modesta altitudine, soddisfa entrambi i requisiti.
Il Sodadura e la Val Taleggio dalla cima del Corno Zuccone
UNO SGUARDO A REGGETTO
La partenza avviene dalla piazzetta di Reggetto (962 m) minuscola frazione del Comune di Vedeseta, in Val Taleggio.    La contrada è soleggiata, con le abitazioni raggruppate fra loro senza soluzione di continuità, quasi a proteggersi l'un l'altra ed a rinforzare l'opinione che l'etimologia del nome derivi da "receptum": rifugio.
Reggetto - si ringrazia il sito valbrembanaweb per la concessione
UN CEPPO STORICO E UN ROCCOLO CIRCOLARE
Si prende la stradina a fianco della fontana-lavatoio.   Il segnavia a lato strada indica anche il sentiero n. 152, che ci porterà fedelmente in cima alla nostra meta.    Dopo un centinaio di metri incontriamo un vecchio cippo (termenù) infilato in una vecchia vasca in cemento, indicante il confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica Veneta. Controllate la data incisa sulla pietra: correva l'anno 1760.    Poco distante un'altra piccola perla: un ex-roccolo restaurato, denominato la Torre degli Alpini, con un'insolita e attraente base circolare.
la Torre degli Alpini - si ringrazia il sito valbrembanaweb per la concessione
INIZIA LA FATICA...
Dalla vasca di cemento si gira a sinistra e, poco oltre e sempre seguendo il segnavia n. 152, si volta invece a destra.     La stradina è diventata sentiero, che si inoltra nel bosco.   Si prende quota, attraversando piccole radure dove, ogni tanto, uno sguardo verso l'alto intuisce la cima dello Zuccone.
   
Usciti dal bosco la vetta ci appare incombente e massiccia....
Si ringrazia il sito valbrembanaweb per la concessione
....E BISOGNA ANCHE FARE ATTENZIONE
Il sentiero si inerpica bruscamente e un paio di passaggi esposti richiedono attenzione (se soffrite di vertigini evitate questa escursione).    Manca ormai poco: si sbuca ad una estremità della cima, sulla quale campeggia l'ormai visibile Madonna delle Nevi, costruita con lamiere raccolte dopo i bombardamenti degli alleati alle fabbriche di Dalmine.   E' fatta: si è conquistata "la montagna più bassa della Val Taleggio"!    Solo 1.458 m di quota, ma il panorama sul Resegone, sui piani d'Artavaggio e sulla Val Taleggio la rendono una meta di tutto rispetto, senza contare l'ultima mezzora di salita minuti, quando la cresta si fa un poco aerea, imponendo un passo più stabile e sicuro. Il Corno Zuccone, nel suo piccolo, regala grandi soddisfazioni.

Il Resegone dalla cima del Corno Zuccone
Info tecniche:
Partenza: Reggetto, frazione di Vedeseta (962 m circa).   
Dislivello: Circa 500 metri.
Durata: Poco più di un'ora e mezzo per la salita; un'oretta la discesa.
Altri suggerimenti: A Reggetto si trova il caseificio della Cooperativa Agricola Sant'Antonio, che lavora esclusivamente il latte di vacche di razza Bruno Alpina degli allevatori della zona, producendo e vendendo quindi il vero Taleggio a latte crudo, il formaggio simbolo di tutta la Valle. 
Oltre al Taleggio, qui viene prodotto anche lo spettacolare Strachitunt, l'antenato del gorgonzola.   Pare che le origini di questo straordinario formaggio si perdano intorno all'anno mille e gli esperti considerano insuperabile il suo sapore aromatico, fragrante e fondente con un piacevole retrogusto vegetale.    Se avete intenzione di acquistare i formaggi della Cooperativa Agricola Sant'Antonio, chiamate per gli orari di apertura: 0345 47467. 
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 04.

Mappa della salita - si ringrazia il sito valbrembanaweb per la concessione.





sabato 15 luglio 2017

Una visita al monastero sulla montagna, dove tredici secoli di storia continuano a guardarci...

In una piccola radura, sulle pendici delle montagne del triangolo lariano, il tempo sembra essersi fermato.   Raggiungere, partendo da Civate, la basilica ed i resti del monastero-fortezza di San Pietro al Monte offre le stesse sensazioni di un viaggio lungo quasi tredici secoli di storia, che inizia e finisce nel regno di Desiderio, l'ultimo re longobardo vissuto nel settimo secolo dopo cristo.
Spiando da una bifora - foto di Maurizio Campana
La passeggiata che vi propongo con questo post parte dalla piccola frazione di Pozzo (350 m) ed è di una semplicità disarmante: si percorre un un sentiero, contrassegnato con il numero 10 e ricco di un'evidente segnaletica direzionale.   E forse è meglio così, perché la mente resta libera ad immaginare come potrebbero essere stati, al tempo dell'edificazione del monastero-fortezza, questi luoghi da percorrere ancora oggi con passo lento e meditato.
Arrivando a San Pietro-foto di Maurizio Campana
Dopo un primo tratto pianeggiante, la mulattiera sale in un fresco bosco di castagni, superando circa 300 metri di dislivello prima di arrivare alla meta.    I primi monaci benedettini che si sono riparati in questa radura hanno sicuramente apprezzato l'ampia vista sui laghetti dell'Alta Brianza per un motivo diverso rispetto al nostro: da qui potevano controllare le mosse della soldataglia che dominava la pianura e che li aveva costretti a cercare un rifugio riparato come questo.
L'oratorio di San Benedetto-foto di Maurizio Campana
In quest'angolo appartato, a 630 metri di quota, è stato così realizzato un complesso monastico con pochi eguali nell'architettura romanica lombarda.   Il suo isolamento ed il fatto che sia ancora oggi raggiungibile soltanto a piedi, ne hanno permesso un'invidiabile stato di conservazione.
Poche centinaia di metri più in basso, ribolle l'attività convulsa della megalopoli padana.  Qui, nel silenzio rotto soltanto da suoni e rumori naturali, le pietre che compongono la basilica, l'oratorio ed i resti del monastero-fortezza di San Pietro al Monte riflettono la storia di tredici secoli di meditazione, di preghiera e di lavoro quotidiano, rappresentando lo specchio di una serenità che la frenesia odierna ha purtroppo dimenticato.
La cripta della basilica - foto di Maurizio Campana
Chi volesse proseguire l'escursione, può porsi l'obiettivo di raggiungere il rifugio Consiglieri (1.110 m-poco più di un'ora da San Pietro al Monte) e, successivamente, il Monte Cornizzolo (m. 1230-aggiungete un'altra mezzora), da dove si può ammirare uno dei migliori panorami del Triangolo Lariano.   Da questa vetta, lo sguardo spazia,quasi senza più confini: dal Lago di Como alle Grigne, dai Corni di Canzo all'inconfondibile sagoma del Resegone.   E, ai vostri piedi, i piccoli laghi pedemontani e tutta la Pianura Padana.

Scendendo dal Cornizzolo - foto di Maurizio Campana
Info tecniche:
Partenza: Pozzo, frazione di Civate (350 m circa).   
Dislivello: Si arriva a San Pietro al Monte superando circa 300 metri di dislivello.
Durata: Un'ora per l'andata, qualcosa meno per il ritorno.
Periodi migliori: Evitate i mesi caldi dell'estate. Privilegiate la primavera e l'autunno.
Ulteriore documentazione: il sito www.amicidisanpietro.it offre tutte le informazioni di carattere storico, artistico e logistico per una visita approfondita al complesso monastico.
Cartografia: Carta Kompass n. 91  Lago di Como-Lago di Lugano 1:50.000.

Le Grigne dalla vetta del Cornizzolo-foto di Maurizio Campana






sabato 8 luglio 2017

Da Casere di Predoi, una rilassante passeggiata in pieno sole, tra malghe, chiesette medioevali e scintillanti corsi d'acqua.

Nel territorio del Comune più a nord d'Italia si possono effettuare passeggiate per tutti i gusti. 
Per arrivare a Predoi è necessario percorrere tutta la Valle Aurina, giungendo infine a Casere, l'ultima frazione di questo Comune altoatesino.
Nei pressi di Prastmannalm
Siamo nel cuore del parco naturale delle Vedrette di Ries e il posto giusto per fermare i motori è il parcheggio a pagamento negli immediati pressi della Casa del Parco, che offre all'escursionista curioso la possibilità di acquistare mappe e guide sugli itinerari da percorrere e di visitare mostre temporanee e permanenti sugli aspetti paesaggistici e culturali della testata della Valle Aurina.
Il torrente Aurino
Dalla Casa del Parco (1.595 m) dipartono una miriade di sentieri. il più tranquillo e rilassante dei quali segue i saliscendi di una via crucis che conduce, in meno di mezzora, alla quattrocentesca chiesetta di Santo Spirito, probabilmente la più antica dell'intera Valle Aurina. 
La chiesetta ha rappresentato, per secoli, un importante centro spirituale per i minatori della vicina miniera di rame di Predoi e per i contadini che lavoravano i campi dei dintorni.   Negli immediati pressi si trova il minuscolo abitato di Prastmann (1.623 m) composto da un paio di malghe dove è possibile ristorarsi.
La chiesetta di Santo Spirito
Il sentiero prosegue dolcemente sul fondovalle, lungo il corso del torrente Aurino che disseta grassi pascoli su cui si cibano mandrie di mucche ma anche stuoli di oche.    In questa stagione, nei campi si assiste alla preparazione dei covoni di fieno e non si può fare a meno di notare che questa Regione presenta una cultura contadina ed un legame con il territorio difficilmente riscontrabili in altre realtà italiane.
Le oche da guardia della Valle Aurina
Si può camminare praticamente in piano per un'altra mezzora, accompagnati dall'Aurino e dai suoi affluenti.   Contestualmente, si possono ammirare numerose cascatelle che scendono dal circo che compone la testata della Valle Aurina.    In questo festival delle acque, si arriva alle malghe Jagerhutte e Adleralm (1.670 m), dove è possibile terminare la salita, dissetandosi e pranzando con i piatti tipici della zona.
Chi volesse proseguire può avere anche mete ambiziose, anche se non difficili: è possibile, per esempio, raggiungere il Rifugio Tridentina (2.441 m-circa tre ore dal parcheggio di Casere) che probabilmente è l'edificio abitato posto nel punto più a nord della nostra penisola.

La chiesetta tra prati e larici
Info tecniche:
Partenza: Parcheggio al termine della strada provinciale della Valle Aurina, in località Casere di Predoi (1.595 m).   
Dislivello: Si arriva alla Jagerhutte superando circa 100 metri di dislivello.
Durata: Un'ora per l'andata e altrettanto per il ritorno
Altri suggerimenti: Le tre maghe citate nella relazione (Prastmannalm, Jagerhutte e Adleralm) propongono gustosi piatti tipici altoatesini serviti con un'ospitalità molto contadina.
Cartografia: Carta Kompass n. 82  Tures-Valle Aurina 1:50.000.
Jagerhutte




domenica 25 giugno 2017

Camminare nel Parco delle Vedrette di Ries per scoprire una malga a cinque stelle

All'estremo nord della nostra penisola si trova la Valle Aurina, che offre numerose occasioni di rilassanti passeggiate in ambienti spettacolari.   La Valle Aurina, dopo un grande altipiano posto a meno di 1.000 metri di quota, si dirama in tre valli laterali, la più selvaggia delle quali è quella di Riva di Tures.
Knuttenalm e la testa della Valle dei Dossi
PASSEGGIARE NEL CUORE DEL PARCO NATURALE DELLE VEDRETTE DI RIES
Raggiungiamo la chiesa di Riva di Tures (1.596 m) e proseguiamo sulla strada provinciale che si inoltra nella Knuttental (in italiano: valle dei Dossi).    Superato il piccolissimo agglomerato di Hofer, si continua per circa un chilometro, giungendo ad un grande parcheggio gratuito (1.690 m) oltre il quale è consentito soltanto il traffico agricolo.    La nostra passeggiata ha inizio sul limitare di una bellissima foresta di conifere.
Si segue il segnavia n. 9, che traccia fedelmente una stradetta forestale che si inoltra nella valle.  E' impossibile sbagliare,   Il percorso sale dolcemente in pieno sole, in mezzo a campi fioriti e accompagnato dalla melodia delle acque di un vivace torrente.   Sul lato orografico di sinistra della valle si notano vastissime distese di rododendri e folte colonie di pino mugo.    Siamo nel cuore del parco delle Vedrette di Ries, dove la natura la fa da padrone.
Rododendri nel bosco
Dopo mezzora di cammino è già possibile intravedere la nostra meta: il gruppo di baite della Knuttenalm si staglia nel bel mezzo della valle, protetto da meravigliosa corona di vette che sfiorano i 3.000 metri.     Dopo un tratto pianeggiante, la stradetta decide di salire con un ultimo strappo alla malga, dove ci aspetta una cucina tipica rivisitata ed estremamente stuzzicante.   In un'oretta di piacevole camminata abbiamo superato circa 250 metri di dislivello.
Prati fioriti nella Knuttental
DUE POSSIBILI VARIANTI PER ESPLORARE LA ZONA
Si può effettuare un giro ad anello, visitando anche la Durra-alm (Malga Dura-m. 2096).   Dal parcheggio si prende subito a sinistra il segnavia n. 1 che sale direttamente a questa malga con posto di ristoro.    Dalla Durra-alm si scende alla Knuttenalm percorrendo una china erbosa, per chiudere infine l'anello sulla stradetta con segnavia n. 9.    Si cammina per più di tre ore per circa 500 metri di dislivello.
Chi volesse continuare invece la scoperta della Valle dei Dossi oltre la Knuttenalm, può salire al lago ed al passo di Gola (Klammljoch) che segna il confine con l'Austria e con il parco nazionale degli Alti Tauri.   Si va oltre i 600 metri di dislivello per 4/5 ore di camminata, comprensive del ritorno.
Il torrente Knuttenbach
Info tecniche:
Partenza: Parcheggio dopo la località Hofer, Comune di Riva di Tures (1.690 m).   
Dislivello: Si arriva alla Knuttenalm (Malga dei Dossi) superando quasi 250 metri di dislivello.
Durata: I sette chilometri complessivi di andata e ritorno si percorrono in circa due ore.
Altri suggerimenti: La cucina della Knuttenalm propone piatti tipici altoatesini con una eleganza particolare.    Mia moglie ed io abbiamo provato un tris di canederli (ortica, formaggio e speck) che ha pochi eguali. Il pane è fatto in casa ed è possibile inoltre comprare burro, ricotta e formaggi prodotti sul posto. Info: www.knuttenalm.it.
Cartografia: Carta Kompass n. 82  Tures-Valle Aurina 1:50.000.
Sulla strada del ritorno



domenica 11 giugno 2017

Da Oneta a Cornello dei Tasso, percorrendo l'antica via dei mercanti

Oggi vi propongo una tuffo nel passato, a camminare sulla antica "via Mercatorum" che, sin dal lontano Medioevo, rappresentava il principale collegamento tra la città di Bergamo, l'alta Valle Brembana e la Valtellina.   Calpestando lo storico ciottolato, scopriremo due splendidi borghi brembani, miracolosamente risparmiati dall'aggressività edilizia della fine del secolo scorso.

La chiesa di Cornello dei Tasso-foto di Elisa Di Blasi

SI PARTE DA SAN GIOVANNI BIANCO
Consiglio di parcheggiare nel piazzale degli Alpini di San Giovanni Bianco, nei pressi del supermercato Migross, e di dirigersi verso la pista ciclabile che, in questo tratto, entra nella galleria dell'ex trenino della Valle.    All'uscita della stessa, si attraversa la provinciale per la Val Taleggio e si ripercorre la ciclabile per un centinaio di metri allorquando una evidente segnalazione ci fa salire, un po' faticosamente ma solo per dieci minuti, ad Oneta.

Arrivando ad Oneta

IL PAESE DI ARLECCHINO
Il borgo è formato da un gruppo di case antiche, in gran parte restaurate nel rispetto della struttura originaria, attraversate da vie porticate, sui cui si affacciano portali in pietra e ballatoi in legno.    Tra di esse, un palazzotto signorile è stato ribattezzato come la casa di Arlecchino.   Da Oneta, la via Mercatorum si tuffa in un fitto bosco che smorza i rumori provenienti dalla statale sottostante.   Una serie di saliscendi ci porta, in una ventina di minuti, al nucleo agricolo di Piazzalina, su cui veglia il suggestivo Oratorio di Sant'Anna.

Oratorio di Sant'Anna-foto di Elisa Di Blasi

LA MAGIA DI CORNELLO DEI TASSO
Piazzalina è esattamente a metà strada tra Oneta e Cornello.   Il ciottolato prosegue nel suo saliscendi, superando vallette e minuscoli affluenti che si precipitano nel Brembo creando fresche cascatelle e limpidissime pozze.   Alternando brevi discese e più lunghe salite, finalmente si intravedono i ruderi del Castello dei Tasso e l'ingresso alle prima case di Cornello, uno dei borghi storici più belli d'Italia.

La strada porticata di Cornello dei Tasso-foto di Elisa Di Blasi

La strada porticata, luogo di sosta dei mercanti medioevali diretti a Nord, ha mantenuto tutte le sue caratteristiche originarie, presentando all'occhio del visitatore angoli ricchi di storia mercantile e di tradizioni contadine.    Poco sopra si trovano le dimore degli abitanti e, nella parte superiore, troneggia la piazza della Chiesa dei Santi Cornelio e Cipriano, maestosa nella sua semplicità e nel contesto rurale che la circonda.     A Cornello ci si arriva soltanto a piedi e credo che la scelta di non collegarla ad una strada rotabile sia stata giusta e lungimirante.     La visita a questo borgo rappresenta un tuffo nella storia che pochi altri posti sanno rappresentare.

Il ciottolato nel bosco

Info tecniche:

Partenza: Piazzale degli Alpini, San Giovanni Bianco (circa 500 m).   
Dislivello: Sebbene la gita si mantenga sostanzialmente sulla stessa quota, i numerosi saliscendi fanno superare i 250 metri di dislivello complessivi.
Durata: I sei km (fra andata e ritorno) si percorrono circa due ore.
Altri suggerimenti: A Cornello dei Tasso si trova la storica trattoria Camozzi (www.trattoriacamozzi.com) che propone una tipica cucina bergamasca.    Particolarmente gustosi i casoncelli, la polenta taragna ed i brasati.
Cartografia: Carta Kompass n. 105 Lecco-Valle Brembana 1:50.000.

La via Mercatorum attraversa Oneta-foto di Elisa Di Blasi



venerdì 2 giugno 2017

Aria nuova al Rifugio Balicco (zona Passo San Marco)

Ci sono due modi per raggiungere il nuovo rifugio Balicco partendo dalla Località Pian dell'Acqua, situata a metà strada tra il paese di Mezzoldo ed il passo San Marco.  Dal parcheggio del Rifugio Madonna delle Nevi parte l'itinerario qui descritto.
Dal sentiero uno sguardo al Monte Ponteranica e al Pizzo delle Segade
Se si vuole fare meno dislivello, occorre salire ancora un po' con la macchina verso il passo San Marco, fermarsi al tornante n. 9 (siamo in località Fraccia) dove si stacca sulla destra un sentiero (segnalato con il n. 124/a) che porta al rifugio ed al successivo bivacco Zamboni.
Panoramica sui tornanti del Passo San Marco
DAL RIFUGIO MADONNA DELLE NEVI COSTEGGIANDO IL BREMBO
Dal parcheggio del Rifugio Madonna delle Nevi (1.336 m.) si costeggia il lato orografico destro del Brembo per circa 15-20 minuti.   Giunti a quota 1.430 m, una indicazione abbastanza evidente fa piegare a sinistra (sentiero CAI n. 124 - indicazioni per il Rifugio e per il Bivacco Zamboni, posizionato nella stessa conca del Balicco).   Da qui parte un tratto ripido e remunerativo che percorre un fresco bosco di conifere, fino ad arrivare ad una piccola baita in legno dove la pendenza si ammorbidisce.   Si esce dal bosco a quota 1.800 circa.  
Dalla conca del Rifugio Balicco si ammira il Monte Cavallo (2.323 m)
Il paesaggio si apre e, dopo pochi metri, si incrocia il sentiero che sale dalla località Fraccia.   Segue un bellissimo tratto in piano, che consente ampie vedute sulla strada che porta al passo San Marco, sul gruppo del Ponteranica e sulle vette della conca che rappresenta la nostra meta.    Attraverso ampi pascoli ed un susseguirsi di rustiche baite e casere, si raggiunge il rifugio Balicco (1.963 m) in circa due ore di cammino.    Poco sopra, ben evidente dal rifugio stesso, si trova il Bivacco Zamboni.

Il Brembo nei pressi del Rifugio
La recente gestione del rifugio consente una divertente sosta di ristoro, gustando pizzoccheri conditi con il formaggio prodotto nelle baite circostanti, brasati ed altre proposte tradizionali, mixate con piatti tipici nepalesi (come il dahl: zuppa di lenticchie speziata).   E' possibile anche comprare formaggi prodotti nei numerosi alpeggi della zona ed assaggiare il salame di pecora.
Il Rifugio Balicco e i miei amici balòc...
Info tecniche:
Partenza: Rifugio Madonna delle Nevi (1.336 m) per l'itinerario con il dislivello più sensibile.   
                   Località Fraccia (1.600 m circa) per il più breve.
Dislivello: circa 700 metri il primo, quasi 400 m il secondo.
Durata: dal Rifugio Madonna delle Nevi sono poco più di due ore di sola salita, mentre per la discesa si impiega circa un'ora e mezza.    Dalla località Fraccia si raggiunge il Balicco in poco meno di un'ora e mezza. Circa un'ora il ritorno.

Altri suggerimenti: Se, per ragioni diverse, non vi fermate per il pranzo al rifugio Balicco, potete scegliere uno dei due ristoranti presenti in località Ponte dell'Acqua, a pochi metri dal parcheggio del rifugio Madonna delle nevi.   Sia il Ristorante Ponte dell'Acqua che il Genzianella offrono robusti piatti tipici con un ottimo rapporto qualità-prezzo.   Molto gettonata la polenta taragna, ma anche casoncelli e pizzoccheri si difendono bene.

Recapiti: Rifugio Balicco tel. 035 0667343 - www.rifugiomarcobalicco.it.
                  Ristorante Ponte dell'Acqua tel. 0345 86028.
                  Ristorante Genzianella tel. 0345 86030.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 01.

Traccia degli itinerari, evidenziate sulla tavola 01 della  Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.

sabato 27 maggio 2017

Rendez vous con la Presolana e con la freschissima foresta di Castel Orsetto

La Presolana come sfondo, la frescura garantita da una foresta di conifere gestita e protetta, l'incanto di una leggenda da raccontare, l'altimetria degna di un elettroencefalogramma piatto.    Sono queste le suggestioni di una tranquillissima passeggiata che parte dal Colle della Presolana (1.297 m).
A pochi passi dal Colle - foto di Elisa Di Blasi
FRA VILLE PATRIZIE E SPOSI CHE BRAMANO L'AMORE ETERNO
Circa 150 metri oltre il Colle, in direzione Val di Scalve, troverete il Bar "Piccolo Museo" (vedi note tecniche).    Accanto ad esso prende inizio un sentiero che, alla prima curva, si tuffa in un verdissimo prato dominato da uno splendido faggio e dalla vista su una serie di ville in stile liberty risalenti ai primi del '900.    Erano le residenze di patrizi milanesi che svernavano dalla città per godersi il fresco nelle torride estati di oltre cent'anni fa. 
Dopo cinque minuti di camminata, il sentiero svolta a destra mentre, di fronte a noi, una traccia nell'erba ci porta al fatidico "Salto degli Sposi", punto panoramico sulla Val di Scalve che, secondo una leggenda ormai celeberrima, venne scelto da una coppia di giovani artisti di origine polacca per rendere eterno il loro amore.
La Presolana e le sue cime satelliti - foto di Elisa di Blasi
UN TUFFO NELLA FORESTA
Ripreso il percorso precedente, il sentiero si trasforma in una stradina forestale, che si inoltra, senza apprezzabili dislivelli, nel bosco gestito dall'Ente regionale delle Foreste (ERSAF).   La foresta regionale della Val di Scalve copre oltre seicento ettari di terreno, partendo dal fondo della via Mala, addossata al tumultuoso torrente Dezzo, per arrivare fino ai 1.800 metri di quota.    In basso domina la faggeta, mentre il sentiero che si sta percorrendo è rinfrescato prevalentemente da abeti rossi.
La Val di Scalve occhieggia dal bosco - foto di Elisa di Blasi
IL PUNTO DI SOSTA DI CASTEL ORSETTO
In meno di un'ora di cammino e senza particolare fatica, si raggiunge la fresca località di Castel Orsetto (1.337 m), un punto sosta attrezzato con tavolini ed un barbecue in muratura a disposizione per tutti coloro che intendono fare pic-nic.   Da Castel Orsetto si può proseguire per raggiungere, in mezz'oretta, il colle di Lantana.    Altrimenti si può ritornare sui propri passi, prendendo il dovuto tempo per ammirare le interessanti vedute sulle cime satelliti della Presolana, sul Pizzo Camino e la Val di Scalve.
Sulla via del ritorno - foto di Elisa Di Blasi
Info tecniche:
Partenza: Passo della Presolana (1.297 m)
Dislivello: circa 40 metri.
Durata: un paio d'ore, comprensive di andata e ritorno.

Altri suggerimenti: Proprio all'inizio dell'itinerario proposto, trovate il bar "Piccolo Museo", un vecchio edificio postale tutto in legno che, oltre ad essere punto di ristoro, è adibito a museo di fossili e di minerali.   Nelle teche e nei tavolini interni, fanno bella mostra di sé numerosi reperti raccolti nel tempo dal proprietario del bar.   Nel periodo estivo si può stare all'aperto, seduti su panche e tavoli ricavati da grossi tronchi d'albero.   Molto buoni i panini, forse perché sono semplicissimi ed imbottiti con materia prima di qualità (pancetta e salame su tutte).   Prezzi onestissimi.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 06.

Traccia dell'itinerario, evidenziata sulla tavola 06 della  Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.