sabato 30 settembre 2017

Dislivello zero: Sui sentieri profumati dell'isola d'Elba

Dislivello zero: Sui sentieri profumati dell'isola d'Elba: Camminare sui sentieri dell'Isola d'Elba è un'esperienza intensa, capace di risvegliare sensi che restano solitamente sopiti in...

Sui sentieri profumati dell'isola d'Elba

Camminare sui sentieri dell'Isola d'Elba è un'esperienza intensa, capace di risvegliare sensi che restano solitamente sopiti in altre occasioni.    Non sto parlando della vista, anche se, dai panorami che si incontrano girando quasi ogni angolo, pare di essere in una esclusiva galleria d'arte della Natura.     E' piuttosto l'olfatto che viene solleticato ad ogni refolo di vento che, prima di accarezzarvi, sfiora una macchia mediterranea generosa di profumi insoliti e straordinari.
La cima più alta dell'Elba (Monte Capanne-1.019 m) vista dal traghetto-foto di Elisa Di Blasi
L'ELBA TI FA CAMBIARE IDEA
Percorrendo le tracce dell'Elba ho capito che fare trekking non è raggiungere a tutti i costi una vetta, o mantenere un ritmo tale per cui in un'ora si possa compiere un dato dislivello.   Camminando nei profumi della macchia mediterranea ho sentito il desiderio di fermarmi per gustarmi un panorama insolito, o per carpire i segni del passato o, ancora, per intuire gli effetti delle fatiche umane sul territorio dell'isola.
Vista dalla cima del Monte Perone (630 m)-foto di Elisa Di Blasi
IL PIU' BEL TREKKING VISTA MARE D'EUROPA
Sui crinali dell'isola corre la G.T.E.-Grande Traversata Elbana, forse il più bel trekking vista mare d'Europa.    In quattro giorni di cammino il tracciato percorre l'Isola da Est ad Ovest, partendo da Cavo, il paese più vicino alla costa toscana, per giungere in due località affacciate alla Corsica: Pomonte e Colle d'Orano.    Sono settanta chilometri di camminata, percorribili in circa 32 ore complessive (8 ore al giorno) con un dislivello totale di quasi 4.000 metri (circa 1.000 metri per singola tappa).   Ogni giorno si parte da un paese dell'isola e si arriva in un altro, dove la ricezione turistica è sempre presente e variegata.
L'antica fortezza pisana del Volterraio-foto di Elisa Di Blasi
UN VIAGGIO CULTURALE FATTO "CON I PIEDI"
Non è un'escursione, ma un viaggio culturale, immersi in una natura rigogliosa e diversa da quella abitualmente conosciuta sui percorsi montani più classici.   Nelle località attraversate si potranno ammirare edifici ed altri manufatti appartenenti ad una storia millenaria, risalente agli etruschi, agli antichi romani e a tutte le civiltà che sono nate e si sono scontrate nel mar Mediterraneo.    I nostri passi calcheranno ambienti naturali profondamente diversi da loro, con la possibilità di osservare fauna selvatica e di farsi stordire dalle essenze di specie vegetali inconsuete al nostro olfatto.
L'isola di Montecristo vista dalla spiaggia di Pomonte, punto d'arrivo della GTE-foto di Elisa Di Blasi
Info tecniche e varie:
Come arrivare: All'Isola d'Elba si arriva prendendo il traghetto dal porto di Piombino. La traversata dura un'ora.
Come organizzare il trekking: Nel caso vogliate approcciare la G.T.E., ma anche per informazioni su escursioni da effettuarsi in giornata, potete contattare il Viottolo, un centro guide ambientali escursionistiche specializzato in turismo verde, vacanze natura e trekking all'Isola d'Elba, con proposte di itinerari che spaziano dagli aspetti prettamente sportivi a quelli naturalistici.     Il Viottolo ha sede sull'isola e possiede un sito internet molto dettagliato: www.ilviottolo.com.
Recentemente, il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano ha riportato le mappe dei sentieri dell'Elba (e delle altre isole dell'arcipelago) in una app per smartphone e tablet, attraverso l'applicazione cartografica "Avenza Maps", scaricabile gratuitamente.
Cartografia: Carta Kompass 650 - Isola d'Elba. Scala 1:30.000.

Il Santuario del Monserrato-foto di Elisa Di Blasi
Altri suggerimenti: Voglio suggerirvi due chicche, la prima per deliziare il senso dell'olfatto, la seconda per titillare il gusto.
A Marciana Marina, qualche anno fa, tre elbani hanno creato una bottega artigiana che realizza profumi ed essenze realizzate con le piante ed i fiori dell'isola.   I negozi di Acqua dell'Elba si trovano in tutti i Comuni elbani ed i loro prodotti raggiungono l'eccellenza per l'alta qualità delle materie prime utilizzate e per la lavorazione delle essenze, ispirate alla tradizione della bottega rinascimentale toscana.     Approfondimenti su: www.acquadellelba.it.
Per farvi venire l'acquolina in bocca, vi parlerò invece de Il Polpaio, una piccola attività familiare nata nel 2016, da due fratelli ristoratori che hanno avuto la fantastica idea di attrezzare un piccolo ape car per proporre, ai bordi delle principali spiagge e nei centri storici elbani, un itinerante, interessante ed intrigante street-food marinaro.     Andate sul sito: www.ilpolpaio.it.







domenica 10 settembre 2017

Pagliari: la contrada di pietra a guardia del Brembo

A mezz'ora di mulattiera da Carona sorge la frazione di Pagliari (1.313 m): una quindicina di case, tutte rigorosamente in pietra, adagiate su un pendio che degrada lentamente sull'argine del fiume Brembo.
Pagliari in pieno sole-foto di Mauri Parimbelli
E' possibile raggiungere questo borgo in due modi:
da Carona (1.110 m) un sentiero parte nei pressi dell'Orto Botanico dedicato alle specie vegetali montane.   Seguendo il corso del fiume Brembo, si sale con alcuni tratti ripidi sino ad incrociare la strada carrozzabile che porta ai rifugi Calvi e Longo e quindi a Pagliari.
Altrimenti, si può salire con la macchina lungo la strada che passa sopra il paese di Carona, parcheggiando ad un tornante posto a quota 1.222 m, da cui diparte la strada di servizio dell'ENEL ormai più nota come la carrozzabile (asfaltata per un gran tratto) che porta ai rifugi e che è contrassegnata dal segnavia CAI n. 210.   Il parcheggio è a pagamento, da effettuarsi acquistando gli appositi "gratta e sosta", disponibili in tutti gli esercizi pubblici di Carona.
L'itinerario segue fedelmente la strada che sale, con buona pendenza, per raggiungere Pagliari in circa mezz'ora.
Pagliari vista dal sentiero estivo per il Rifugio Calvi-foto di Mauri Parimbelli
L'impatto visivo con la "contrada di pietra" è affascinante: il borgo è costruito interamente con materiali locali, dalle rocce dei muri fino al rivestimento del tetto, realizzato con le famose lastre di ardesia, localmente definite "piode".   Tra le quindici case, spicca la chiesetta di San Gottardo (protettore dalla frane e dalle valanghe) ed il lavatoio.    A completare i toni di grigio, le piazzette e le stradine, pavimentate con i ciottoli del fiume Brembo, che scorre poco più sotto, tra prati e qualche rado albero.
Casa di Pagliari-foto di Mauri Parimbelli
Pagliari possiede una storia simile a molti altri borghi montani, con la particolarità di essere stato, per lungo tempo, zona di frontiera.   Dalla fine del 1500, trafficanti e contrabbandieri transitavano da Pagliari per non pagare il dazio alla dogana veneta di Cà San Marco, diretti in Valtellina e nei Grigioni attraverso i passi Publino, Venina e Cigola.   In senso inverso, in tempi più recenti, lunghe file di cavalli scendevano dalla Valtellina, trasportando pesanti forme di "formai de mut" alle casere di Branzi.   La sosta a Pagliari per una breve riposo ed uno spuntino era, per questi viandanti, pressoché d'obbligo.    Fino agli anni '30 del secolo scorso, questa contrada contava fino a cento abitanti, per lo più pastori ed agricoltori che coltivavano il granoturco di montagna e le celebri patate della Carona, utilizzate anche per fare il pane.   In quel periodo Pagliari possedeva anche una piccola scuola con 14 alunni ospitata in una capiente stalla.
Pagliari vista dal ponte sul Brembo
Dopo un periodo di abbandono, oggi la frazione sta lentamente rivivendo, grazie ai restauri di coloro che hanno voluto rimettere in sesto la casa dei genitori, o di chi ha pensato di farsi una rustica casetta per le vacanze estive ed i week-end.     E' tornato prepotente anche il bisogno di privacy, se si vuol dare retta ai numerosi cartelli indicanti le proprietà private ed i relativi divieti di transito.   Probabilmente si tratta di una legittima reazione all'invadenza di un turismo "mordi e fuggi" purtroppo presente anche fra gli escursionisti, ma un cartello di proprietà privata posto proprio sul greto del Brembo è una evidente contraddizione dei principi della legge sul demanio pubblico dei corsi d'acqua.
Il fiume Brembo ai piedi di Pagliari-foto di Mauri Parimbelli
ESCURSIONI IN PARTENZA DA PAGLIARI
Da Pagliari, con una tranquilla passeggiata di altri venti minuti, si può raggiungere la spettacolare cascata della Val Sambuzza.   Per raggiungerla è sufficiente proseguire per la carrozzabile principale, segnavia CAI n. 210.
Consiglio infine, a coloro che vogliono raggiungere la diga del Fregabolgia e la conca del Rifugio Calvi, di prendere il sentiero estivo n. 247 che attraversa tutta la contrada di pietra, spostandosi sul lato opposto della Valle rispetto al tracciato originale.    Il tracciato sale deciso in un bellissimo bosco, fino ad incrociare il sentiero delle Orobie che giunge dai Laghi Gemelli.   Rispetto alla monotonia della carrozzabile, il sentiero estivo offre ambienti molto più suggestivi e diversificati, al netto del traffico, a volte anche motorizzato, del tracciato principale.   Il sentiero estivo è più lungo, ma ne vale proprio la pena.
Prima neve sulle vette della conca del Calvi
Info tecniche:
Come arrivare: Pagliari è una frazione del Comune di Carona, che si trova in Alta Valle Brembana. La statale va percorsa fino a Piazza Brembana dove, con direzione Foppolo, si deve raggiungere Branzi e, al successivo bivio, prendere a destra per Carona.
Dislivello: da Carona il dislivello di salita è di circa 200 metri; se si parcheggia dal punto di partenza del sentiero 210, il dislivello si riduce a un centinaio di metri.
Durata: da Carona si raggiunge Pagliari in meno di un'ora; dal tornante in mezzora.
Altri suggerimenti: Consiglio di sostare per il pranzo alla Locanda dei Cantù, posta all'inizio del paese di Carona.  Questo ristorante propone piatti tipici spesso reinventati con sapori originali ed innovativi.   La sala da pranzo è ampia, spaziosa ed arredata con molto gusto.   Ottimo il rapporto qualità-prezzo.    Maggiori informazioni sul loro sito: locandadeicantu.com.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 02.
La zona proposta, con l'evidenza degli itinerari proposti.
Dalla tavola 02 della  Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.

mercoledì 6 settembre 2017

Base Tuono di Folgaria: dove il gelo della montagna sconfisse la guerra fredda

Sull'altipiano di Folgaria, una trentina di chilometri sopra Trento, si può visitare una eccezionale testimonianza storica della recente guerra fredda, inserita in un ecosistema di notevole rilevanza ambientale.
I tre missili Nike-Hercules pronti al lancio-foto fornita da Base Tuono

Sto parlando della base missilistica NATO realizzata negli anni sessanta nei pressi di Passo Coe (1.610 m), insieme ad altre undici strutture simili dell'Aeronautica Militare, nell'ambito del sistema di difesa aerea del Sud Europa.    Lo scopo di queste basi era quello di contrastare un eventuale attacco aereo da parte dei bombardieri dei Paesi aderenti al patto di Varsavia.    Per undici anni (dal 1966 al 31 ottobre 1977) Base Tuono è rimasta attiva: la base più alta d'Europa tra quelle incaricate di difendere i paesi occidentali durante il periodo più intenso della Guerra Fredda.
Porzione della base-foto fornita da Base Tuono
Dopo molti anni di abbandono, il Comune di Folgaria ha riattato la base, trasformandola in uno dei musei all'aperto più originali che esistano.   Un'opera di restauro unica in Europa, che consente di visitare un sistema di difesa missilistica teleguidato, efficiente in un periodo in cui il mondo si trovava costantemente sotto l'incubo di un probabile ed imminente conflitto nucleare.    L'impatto con la base-museo è di grande effetto: l'area circostante il Passo Coe è una vasta zona d'alpeggio puntellata di malghe e circondata da fitte conifere. Tra di esse, spicca la sagoma di tre missili Nike-Hercules posizionati sulle rampe di lancio della base Tuono.

Pascoli e boschi dell'altipiano di Folgaria-foto di Elisa Di Blasi
 Base Tuono è aperta da maggio a ottobre compresi.  Oltre ai missili, è possibile visitare la torre di guardia ed un grande hangar, all'interno del quale sono posizionati i binari dove i missili scorrevano fino alle rampe di lancio.     La base si completa con i radar di controllo ed i carri elettronici preposti al controllo tattico e agli ordini di guida dei missili.    Tutte le attrezzature ed i congegni sembrano operativi al punto che, durante la visita, è possibile immedesimarsi nei ruoli dei militari che hanno lavorato nella base stessa.
La base vista dall'alto-foto fornita da Base Tuono
Conforta il fatto che questa testimonianza bellica non abbia sparato un colpo durante la sua attività. Nella loro storia millenaria, le comunità dell'Altipiano di Folgaria hanno subito innumerevoli conflitti.    Su questa montagna dalle mille ferite, nel quindicesimo secolo, veneziani e tirolesi se le diedero di santa ragione.    Dal 1866 divenne terra di confine tra il Regno d'Italia e l'Impero Asburgico. Per difendere l'altipiano, gli austriaci realizzarono sette fortezze militari sulle quali si infransero gli sforzi bellici delle truppe italiane durante la Grande Guerra, combattuta aspramente su crinali che dividono Folgaria dai paesi dell'altipiano di Asiago.   Anche durante la seconda guerra mondiale questo territorio fu protagonista di una intensa guerra partigiana.
E quindi, se la NATO si decise a chiudere Base Tuono a causa degli altissimi costi di gestione durante la stagione fredda, diciamo grazie al generale inverno che, dopo Napoleone e Hitler, ha saputo disarmare anche un sofisticato sistema missilistico, trasformandolo in uno strumento culturale di conoscenza che sta interessando sempre più visitatori: tra turisti e studenti, si sono ormai superate le 20.000 presenze annuali.
Bosco di betulle nei pressi di Lavarone-foto di Elisa Di Blasi
Info tecniche:
Come arrivare: Base Tuono è raggiungibile da Folgaria percorrendo, per circa 10 chilometri, la Strada Provinciale 143 che porta al passo Coe.   Parcheggiando nei pressi dell'omonimo laghetto, si raggiunge l'ingresso della base in pochi minuti.  L'ingresso costa 4 €.   Ulteriori informazioni sul sito: www.basetuono.it.
Altri suggerimenti: L'altipiano di Folgaria, insieme ai limitrofi territori di Lavarone e Luserna è una fantastica zona per tranquillissime e divertenti passeggiate.    In tutta l'area sono disseminati 17 percorsi tematici per il nordic walking, ispirati alle caratteristiche naturali, storiche e culturali delle diverse località.   I percorsi variano dai 3 ai 10 km, tutti con dislivelli più che tollerabili.   Maggiori approfondimenti sul sito: http://www.alpecimbra.it.
Cartografia: Carta Kompass 631 - Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna.
Sulla spiaggia del lago di Lavarone-foto di Elisa Di Blasi











domenica 27 agosto 2017

Ai piani dell'Avaro, per scoprire una montagna generosa di facili passeggiate

I Piani dell'Avaro sono una delle mete più alte raggiungibili in automobile.   Una strada asfaltata raggiunge i 1.700 m di quota partendo dal paese di Cusio, in Alta Valle Brembana.   Il transito è a pagamento; il pass costa due euro, da inserire in un apposito parcometro situato all'inizio della strada comunale.
Il Venturosa dai Piani dell'Avaro-foto di Elisa Di Blasi
L'ampia spianata ai piedi del Monte Avaro è un belvedere posizionato nel cuore dell'Alta Valle Brembana.   In ogni stagione, in assenza di nebbie e foschie, basta arrivare qui per assicurarsi un eccezionale spettacolo naturale.   Dal parcheggio situato nei pressi dell'Albergo è possibile dar corso ad una serie di tranquille camminate. 
I Piani dell'Avaro dalla cima del Monte Foppa-foto di Elisa Di Blasi
Per esempio, è possibile percorrere un giro completo dei Piani dell'Avaro incamminandosi su una stradina che si dirige verso sud, per abbandonarla quando, alla vostra sinistra, diventa visibile una cappelletta posta sui dossi prativi della Collina della Croce, in posizione panoramica sulla valle che sale da Cusio.    Da qui, volgendo in direzione nord, si resta in quota toccando, in sequenza, l'arrivo delle sciovie che compongono il circo bianco dei Piani.   A vista, si può scendere verso un'ampia stradina che ci riporta al piazzale dell'Albergo.    L'anello circolare è percorribile in circa un'ora, con un dislivello di poco superiore ai 100 m.
Una baita dei Piani dell'Avaro-foto di Elisa Di Blasi
La stradina che ci ha consentito di tornare al parcheggio è invece punto di partenza per una sgambata in direzione nord, a raggiungere il Monte Foppa (1.895 m).     Si cammina sulla stradina per almeno tre quarti d'ora, fino a raggiungere la Baita della Croce (1.812 m) da dove, volgendosi a destra, è evidente e intuibile il percorso per raggiungere la meta: meno di 200 metri di dislivello, un'ora a salire, un po' di meno a scendere.
 
Un poco più ambiziose altre due passeggiate: la salita all'omonimo Monte Avaro (300 metri di dislivello; 2 ore e mezza complessive tra andata e ritorno) oppure la digressione ai Laghetti del Ponteranica.    Per entrambe le destinazioni si percorre, per un quarto d'ora circa, la stradina protagonista della gita al Monte Foppa, per abbandonarla seguendo le indicazioni del sentiero CAI n. 109.     Poco dopo si raggiunge un bivio dove, se si segue la deviazione evidenziata con il n. 109/A si arriva al Colle dell'Avaro.     Poco prima di questo colletto, un sentiero non segnalato vi porterà, in pochi minuti, diritti alla cima.
Si ringrazia il sito valbrembanaweb per la concessione
Se invece si prosegue sul segnavia n. 109 la salita si inerpica decisa fino ad incrociare il sentiero 101 che si percorre verso destra con percorso in quota fino ad arrivare al bivio per i laghi del Ponteranica, che si raggiungono prima in discesa e poi con percorso a mezzacosta fino alla conca posta a 2.115 metri di quota (450 metri di dislivello; 4 ore complessive tra andata e ritorno).
Evidenza degli itinerari proposti (in viola) -  estratto della tavola 01 della Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.Si ringrazia per la concessione
Info tecniche:
Come arrivare: Cusio è in Alta Valle Brembana, che va percorsa fino a Piazza Brembana dove, con direzione Passo San Marco, si deve raggiungere Olmo al Brembo.   Da lì si prende la strada provinciale n. 8 per Santa Brigida-Cusio.   Oltre il paese inizia la strada comunale Colle della Maddalena-Piani dell'Avaro.
Altri suggerimenti: L'Albergo ai Piani dell'Avaro ha alternato, negli ultimi tempi, periodi di chiusura con una serie di cambi di gestione.     Nei pressi potrete trovare comunque "Ristorobie", un piccolo ristorante, attrezzato in una baita di legno ristrutturata, di cui si dice e si scrive un gran bene: www.altobrembo.it/strutture/ristorobie.
Se invece siete appassionati di storia, topografia ed antiche leggende, suggerisco di immergervi nel seguente link: http://www.provinciabergamasca.com/vallebrembana/cusio/storie_antiche.html.
Il racconto sulle traversie del mandriano taccagno è godibilissimo.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 01.

...era quasi un mare, l'erba...-foto di Elisa Di Blasi




















leggenda

sabato 19 agosto 2017

Case di Viso: il borgo alpino ideale

Con questo post non vi propongo un itinerario, ma l'esplorazione di un ambiente capace di sposare armoniosamente le esigenze dell'uomo con il rispetto della natura.    Sto parlando di Case di Viso, un villaggio posto a quasi 1.800 metri di altitudine, nell'ambito del Parco Nazionale dello Stelvio, e facente parte del territorio del Comune di Ponte di Legno, in alta Valle Camonica.
Salendo al Rifugio Bozzi, uno sguardo in basso, verso le Case di Viso,
UN AMBIENTE CIRCONDATO DI LUCE
Case di Viso ha saputo conservare le caratteristiche architettoniche tradizionali, in parte per merito dei vincoli imposti dal Parco Nazionale, ma molto grazie anche alla sensibilità dei proprietari delle baite, che hanno saputo mantenere un aspetto omogeneo fra i diversi edifici in muratura, recuperandoli e ristrutturandoli nel pieno rispetto della tradizione.    Il villaggio è inserito ordinatamente nell'ambiente circostante, che si presenta aperto e inondato di luce, grazie anche alla presenza, rimasta costante nel tempo, di un razionale sistema di pascolo.   Le mandrie di mucche ruminano sul fondovalle, mentre le greggi di pecore gravitano sulle sponde più ripide, limitando e contenendo così l'avanzata del bosco.
Il torrente, due case e un mulino
IL TORRENTE ARCANELLO, GRAN LAVORATORE
Passeggiando tra la ventina di cascine che compongono il nucleo di Case di Viso, lo sguardo viene attirato dalle balconate in legno e dai portoni di legno massiccio, l'orecchio si riempie del fragore del torrente Arcanello, che scorre impetuoso ai lati del borgo, e l'olfatto è stuzzicato dal profumo di formaggio che si diffonde dai piccoli caseifici all'opera.     Un tempo erano più numerosi e sorgevano tutti accanto al corso d'acqua, il cui impeto faceva girare le pale in legno di piccoli mulini attivando così le zangole per la burrificazione. 
Quasi in centro paese....
PUNTO DI ARRIVO E DI PARTENZA PER NUMEROSE ESCURSIONI
Le Case di Viso possono rappresentare il punto di arrivo di una piacevole passeggiata di un'ora che parte dalla frazione di Pezzo (1,565 m), oppure essere il punto di partenza per escursioni più impegnative, come quella che raggiunge il Rifugio Bozzi (2.487 m), situato in un'area che coincideva con la prima linea della "Guerra Bianca" e ricchissima di reperti e ricordi storici.      Lo stesso sentiero da percorrere per raggiungere il rifugio (segnavia CAI n. 52) calpesta una mulattiera militare realizzata per raggiungere le postazioni difensive italiane della prima Guerra Mondiale.
Chi invece si sente pigro o appagato dalla visita del villaggio, può puntare al vicino laghetto di Viso (1.862 m) dal quale potrà ammirare un panorama d'insieme dei pascoli e di tutti gli edifici che compongono Case di Viso. 
Il parco comunale....
Info tecniche:
Come arrivare: da Ponte di Legno si seguono le indicazioni per la frazione di Pezzo. Da lì, circa 3 km di una stretta ma agibile strada asfaltata raggiungono il primo parcheggio di Case di Viso (10 km in tutto da Ponte di Legno). 
Altri suggerimenti: Doveroso e gradevole l'assaggio e l'acquisto di formaggi locali.   Al caseificio Bezzi producono burro, ricotta, formaggella e due importanti formaggi vaccini a pasta dura: il Silter e il Case di Viso. 
Cartografia: Carta Topografica per Escursionisti Tabacco-n. 052.
Il Rifugio Bozzi e le trincee della Guerra Bianca.



domenica 13 agosto 2017

Due passi nella Selva di Clusone, tra pini silvestri, ciclamini e fragoline di bosco

La Pineta (o Selva) di Clusone offre decine di percorsi per chi desidera passeggiare tranquillamente senza fare troppa fatica.    Si stima che, al suo interno, siano disponibili oltre 22 chilometri di tracciati pedonali, a cui si devono aggiungere quelli del circuito di skiroll e della pista ciclopedonale proveniente dalla bassa Valle Seriana.    Questa proposta percorre un tratto di quest'ultima, che si sviluppa ai bordi della pineta di Clusone, ma offre da subito un assaggio di quello che la Selva è in grado di offrire all'escursionista pigro ma curioso.

Uno sguardo oltre i pini - foto di Elisa Di Blasi

Salendo da Bergamo, poco prima della rotonda che, a sinistra, porta a Piario, si trova un ampio parcheggio sterrato dal quale è possibile inserirsi nel tracciato della pista ciclabile.   Siamo intorno ai 550 metri di quota, ma il fresco della pineta è molto fragrante.   La pista attraversa un bosco misto di pino silvestre, abeti rossi e latifoglie che costituisce un ambiente di elevato valore forestale e paesaggistico il cui pregio è riconosciuto a diversi livelli istituzionali.    Insomma è un gran bel posto ed è un piacere percorrere i saliscendi del percorso che viene spesso utilizzato per allenamenti e gare di atleti con gli skiroll.
 
un bivio del circuito di skiroll - foto di Elisa Di Blasi

Ci sono numerosi punti di sosta: alcuni dotati di panchine, altri stimolati dalla presenza di un sottobosco molto allegro e vivace.     All'occhio non sfuggono coloratissimi fiori di ogni tipo, sui quali primeggiano i delicati ciclamini selvatici che, ricordiamolo, sono una specie protetta ed è quindi proibita la raccolta.    All'olfatto invece arriva il profumo intenso delle fragoline di bosco, la cui presenza è spesso annunciata dal loro bel fiore bianco e giallo.

In fondo cì guarda il Monte Alben - foto di Elisa di Blasi 

Dopo un paio di chilometri si arriva in località Busgarina, dove si trova un punto di ristoro che descrivo nelle note a piè di blog.     Poco oltre si trovano il depuratore e la piattaforma ecologica e la pista torna ad affiancarsi con la strada provinciale.     Per un lungo tratto diventa quindi un po' noiosa e rumorosa, prima di allargarsi nella piana di Clusone.

E da qui ci controlla il Pizzo Formico

Vi propongo quindi di fare dietro front dopo aver fatto sosta alla Busgarina e, magari, di divertirvi a percorrere, al ritorno, alcune varianti del circuito di skiroll, che si inoltra nel bosco offrendo prospettive e panorami nuovi, con begli scorsi sul Monte Alben e sul Pizzo Formico.

L'area della Pineta di Clusone, con l'evidenza della rotonda nei pressi della partenza e della Busgarina.
Dalla tavola 05 della  Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.

Info tecniche:
Partenza: nei pressi della rotonda con il bivio per Piario (550 m circa).   
Dislivello: a causa dei diversi saliscendi il dislivello complessivo è di circa 180 metri.
Durata: Un'ora e mezzo in totale, per circa 4 km di tranquilla passeggiata.
Altri suggerimenti: E' possibile sostare alla Busgarina che, ufficialmente, è un'area attrezzata per la sosta dei camper.    In realtà i servizi proposti possono interessare soprattutto le famiglie con bambini, vista la presenza di numerosi giochi ed attrazioni dedicate a loro: dalla ludoteca alla fattoria con i pony, dal biliardino ai gonfiabili.  Non manca, ovviamente, la possibilità di ristoro.   Altre informazioni: www.busgarina.it.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 05.


Asinello della Busgarina