venerdì 14 settembre 2018

Escursioni per tutti i gusti dal rifugio Laeng e nella Conca di Varicla

Nella selvaggia Conca di Varicla, a 1760 metri di quota, si trova il piccolo rifugio Laeng, posto a sentinella del Pizzo Camino.     L’edificio, recentemente ristrutturato, ospita 15 posti letto ed è gestito dai volontari dell’Operazione Mato Grosso.   Il ricavato della gestione è devoluto interamente alle iniziative che questo movimento opera a favore delle popolazioni indigene di Perù, Ecuador, Brasile e Bolivia.
Il rifugio Laeng. Alle spalle il Pizzo Camino

Il Laeng si può raggiungere da Borno e da Lozio.     In entrambi i casi il dislivello è di poco superiore ai 700 metri ed il tempo impiegato per la sola salita si aggira intorno alle 2 ore e mezza.    Dal rifugio, dedicato a Walther Laeng, alpinista e storico italiano dei primi del 900 che segnalò per la prima volta al mondo accademico l’esistenza delle incisioni rupestri della Valcamonica, partono alcune escursioni veramente degne di nota.

Sul "sentiero alto"- foto di Sergio Gavazzeni

Si può affrontare l’impegnativa salita ai 2.491 m. del Pizzo Camino (altri 730 metri di dislivello in salita, percorribili in due ore e mezza) con l’avvertenza di noleggiare un caschetto di protezione dai gestori del rifugio.    Si tratta infatti di una salita impegnativa, sia per i tratti esposti ma, soprattutto, a causa della roccia molto friabile di cui è composto tutto il massiccio che divide questa conca dalla Val di Scalve.    Un po’ meno problematica è la conquista della Cima Moren (2.418 m.- 2 ore e mezza dal rifugio) anche se, soprattutto nel tratto finale, non mancano i tratti esposti.    Il Monte Arano (1.941) è invece molto più abbordabile ed ugualmente generoso di panorami.    Partendo dal rifugio si deve superare un dislivello di circa 200 metri su un sentiero percorribile in meno di un’ora.

Sul sentiero alto, accanto ai ghiaioni di Cima Moren.

Anche la traversata che porta all'altro rifugio presente sull'altipiano di Borno (il San Fermo - 1868 m) è estremamente interessante, soprattutto per i fantastici panorami che si aprono a monte sui contrafforti calcarei del Pizzo Camino e della Cima Moren; mentre a valle lo sguardo si perde sul Lago di Lova, sul paese di Borno e sulle principali montagne camune. Per realizzare la traversata, occorre seguire il sentiero 82 (detto anche “sentiero alto”).   Dal Laeng si sale attraverso un bel bosco di pino mugo, che porta ad una radura dove si incontrano i ruderi dell’ex-rifugio Coppellotti, a circa 2.000 metri di quota. 

I ruderi dell'ex-rifugio Coppellotti

Nei pressi dell’edificio distrutto si trovano altre indicazioni che evidenziano la presenza di stalle per i muli ed altri locali utilizzati durante la seconda guerra mondiale.   Il Coppellotti, realizzato nel 1934 dalla sezione CAI di Brescia, si ritrovò al centro di aspre contese tra i soldati della Wehrmacht ed i gruppi di partigiani che stazionavano tra le malghe delle Orobie Orientali.     In seguito all'ennesimo assalto partigiano avvenuto nel 1944, i tedeschi distrussero il rifugio ed i locali accessori per evitarne l’utilizzo da parte delle forza di liberazione.    

Le stalle per i muli della divisione tedesca, annesse all'ex-rifugio.

Superati i ruderi del Coppellotti, il sentiero alto raggiunge una terrazza molto panoramica, da dove la traccia resta in quota costeggiando le pendici sud-orientali di Cima Moren.     In alcuni tratti un po’ esposti bisogna prestare attenzione.    Dopo aver camminato per un’ora e mezza, superando un dislivello di circa 200 metri, si raggiunge la chiesetta di San Fermo ed il retrostante, omonimo Rifugio.  Il panorama, se possibile, si estende ulteriormente, abbracciando il massiccio della Presolana e la verdissima Val di Scalve.

Fumi di nebbia circondano il Lago di Lova.

Un’ultima segnalazione in merito al possibile periplo del Pizzo Camino, da effettuarsi superando l’intaglio del Passo di Varicla (2.097 m) il Passo di Cornabusa e quello del Costone.     Questo percorso, che può essere effettuato seguendo i sentieri numerati con l’82 A e l’83, richiede passo sicuro, assenza di nebbie e di bagnato, soprattutto sul primo valico, molto impegnativo.    Personalmente ritengo che il tratto interessante il passo di Varicla presenti difficoltà superiori a quelle definite come EE (Escursionisti Esperti), in particolare se preso dal versante bresciano.

Nell'intaglio del passo Varicla-foto di Sergio Gavazzeni
Info tecniche:
Come arrivare: La soluzione più semplice per arrivare al Rifugio Laeng è quella di partire da Borno.  In giornate di scarso traffico si può tentare di parcheggiare in località Navertino (circa 1000 metri di quota) da dove parte la traccia con il segnavia CAI n. 82.   Altrimenti non resta che usufruire dei parcheggi posti all'ingresso di Borno, raggiungere la sede del Municipio in piazza Umberto I°, salire lungo via San Fermo, prendendo successivamente a destra l’omonima via che porta alle case di Navertino.
Altre note e suggerimenti: Il rifugio Laeng dispone di 15 posti letto e di un attrezzato servizio di ristoro, caratterizzato da una cucina di tipo casalingo, semplice e molto gustosa.   L’ospitalità offerta è pari all'impegno che questi volontari effettuano (senza compenso) al fine di ricavare il sostentamento per i progetti del Mato Grosso, destinati ai poveri dell’America Latina.
A Navertino merita una sosta l’omonima trattoria che, da quasi cinquant'anni, offre una spettacolare cucina tradizionale camuna, con piatti tipici a base di funghi, selvaggina, erbe di campo e frutti di bosco, con un eccezionale rapporto qualità-prezzo.    Recentemente è operativa anche come Bed and Breakfast. Consultate il loro sito: http://www.navertino.it.
Cartografia: Suggerisco di scaricare la cartina pubblicata sul sito della Pro Loco di Borno (www.bornoturismo.it/sport/trekking) e di leggere le relative proposte descritte in modo ampio e dettagliato.

Nei prati tra il Rifugio Laeng e il passo di Varicla
fioriscono centinaia di stelle alpine - foto di Sergio Gavazzeni

sabato 8 settembre 2018

Una escursione nella riserva naturale del Giovetto di Palline e gli immensi panorami del passo del Costone

Le terre di confine tra Val di Scalve e l'altipiano di Borno sono coperte da splendide foreste di conifere che nascondono bellissime escursioni ricche di riferimenti storici e naturalistici.    Usciti dal bosco e raggiunti i pascoli che delimitano le pendici dolomitiche delle Corna di San Fermo, di Cima Moren e del Pizzo Camino, le prospettive che si percepiscono percorrendo i diversi sentieri esplodono in panorami ineguagliabili.

Cavalli bradi al pascolo sui prati del Costone

L’itinerario proposto inizia in località Croce di Salven (1109 m) nel parcheggio posto all'ingresso della riserva naturale dei Boschi del Giovetto di Paline, facilmente individuabile percorrendo la provinciale che unisce il Comune di Borno, in Val Camonica, con quello di Azzone, in Val di Scalve.    Accanto alla statua in ferro che riproduce una gigantesca formica rufa (rossa), si imbocca il sentiero n. 102 che inizialmente coincide con una stradetta forestale immersa in uno splendido bosco di conifere.

Uno sguardo verso la Presolana

Ci stiamo inoltrando nel cuore della riserva, istituita nel lontano 1985, con il principale scopo di tutelare i numerosi formicai presenti nel Parco.    La formica rufa è avidissima di invertebrati e di afidi, come la processionaria del pino, colpevoli di aggredire e deforestare amplissime porzioni di bosco.   Le formiche presenti in questa riserva vengono allevate con cura e poi esportate in varie località italiane, europee e persino nelle foreste canadesi al fine di reintrodurle in boschi affetti da attacchi parassitari di lepidotteri.      Durante la salita nel bosco si possono osservare i grossi formicai.    Esternamente sono monticelli composti da aghi, ramoscelli e piccoli pezzi di resina di abete.    Quel che si vede è solo il tetto dell’intera struttura, che può arrivare a contenere fino a mezzo milione di formiche.

I pascoli sopra Malga Creisa

La folta abetaia si apre sulla radura della Malga Creisa (1459 m) che si raggiunge dopo un’oretta di cammino.   A lato dell'edificio, il sentiero prende a salire con più decisione al fresco di maestosi abeti rossi, intervallati da rari abeti bianchi, più numerosi sul versante scalvino.    Dopo un’altra ora si arriva sul Costone (m. 1780 circa) dove il panorama si apre a 360 gradi, con eccezionali vedute sulle Corna di San Fermo, sul Pizzo della Presolana, sui paesi scalvini e sui monti che circondano la bassa Val Camonica.   Verso nord si individua nettamente il Passo della Manina, sul quale incombono i giganti dell’Orobie, Coca e Redorta su tutti.

Lo stagno del Costone-foto di Sergio Gavazzeni

E’ il tratto più bello.    I passi vengono felpati dal morbido pascolo, la salita è lieve e la presenza di cavalli allo stato brado ci immerge un quadro bucolico di rara intensità.   Superato uno stagno, la direzione è evidente verso il passo del Costone (1937 m- poco più di due ore e mezzo dalla partenza) dove si incrocia il sentiero 83 che a sinistra porta, in circa un’ora, al Passo di Cornabusa e, successivamente, all'impegnativo intaglio del Passo di Varìcla, che consentirebbe di effettuare il periplo del Pizzo Camino.

Verso il Passo del Costone. Di fronte le Corna di San Fermo e Cima Moren

Un anello più tranquillo prevede invece la possibilità di raggiungere, volgendo a destra, il visibile Rifugio di San Fermo (1.869).     E’ solo mezzora di cammino, su una traccia un po’ stretta, che  porta alla sella dove, oltre all'edificio del Rifugio, si trova anche la chiesetta seicentesca dedicata al santo eremita.   I malgari della zona sono molto affezionati a San Fermo.   Pare che, nel passato anche recente, molti animali malati sono prodigiosamente guariti dopo aver ruminato l'erba dei prati limitrofi all'eremo.

La chiesetta di San Fermo. Sul retro si intravede il Rifugio.

Dopo aver assaggiato la gustosa cucina del rifugio, è possibile completare l’anello prendendo il sentiero n.100, che scende per pascoli alle Malghe San Fermo (posta poco sotto la sella del Rifugio) e Zumella (m. 1565).     Da qui, una sterrata entra in un bosco profumato di muschio e di funghi, che ci accompagna lungamente fino a farci sbucare sulla strada provinciale, poco oltre il punto di partenza dell’itinerario.    Per raggiungerlo è sufficiente girare a destra e seguire la provinciale per circa 500 metri.

Le Corna di San Fermo ed  suoi guardiani.

Info tecniche:
Come arrivare: La località Croce di Salven può essere raggiunta sia dalla Val di Scalve che dalla bassa Val Camonica.  La salita da quest'ultima è più agevole e la strada decisamente più larga. Superato il paese di Borno, si arriva all'ingresso della riserva naturale dopo circa cinque chilometri.
Dislivello e durata dell'anello proposto: La salita fino al Passo del Costone impegna per poco più di due ore e mezza.  Di qui si raggiunge il rifugio San Fermo in mezzora.  Percorrere la lunga discesa impegna per altre due ore.   In tutto quindi, si cammina per almeno cinque ore, con un dislivello di sola salita di oltre 800 metri.

L'ingresso della riserva, con il monumento alla formica rufa

Altre note e suggerimenti: Il rifugio San Fermo garantisce un efficace punto d'appoggio, sia per eventuali pernottamenti che dal punto di vista gastronomico, offrendo piatti tipici della cucina dei monti bresciani.  Alle malghe Creisa e San Fermo è possibile acquistare prodotti caseari a chilometro zero.
Cartografia: La cartografia della zona risente dei limiti delle zone di confine.    Gli itinerari che attraversano e valicano le zone di competenza delle rispettive sezioni provinciali sono difficili da individuare e bisogna spesso operare laboriosi collage. 
Suggerisco di scaricare la cartina e di individuare le gite preferite navigando nel sito della Pro Loco di Borno (www.bornoturismo.it/sport/trekking) considerando che le numerose proposte descritte sono state pensate per escursionisti giovani e ben allenati, almeno a guardare i tempi di percorrenza inseriti.     Ma forse sono io che, invecchiando, mi sono un po' imbolsito...

Il roccolo del Gatì, nel cuore della riserva naturale.

sabato 25 agosto 2018

Una pigra passeggiata sulla via del latte per scoprire il significato del nome della Presolana

Certe mattine la pigrizia prende il sopravvento.  Per conciliarla con la passione della montagna, serve quindi una passeggiata senza dislivelli, per permettere che, quel che non vogliono fare le gambe, sia consentito alla fantasia...
Baita sul sentiero n. 319
Dietro l'Albergo Spampatti (1260 m), poco prima del passo della Presolana, parte il sentiero n. 319 che porta, in un paio d'ore, al Colle della Presolana.    I primi passi si compiono su una strada forestale che, in pochi minuti, ci fa uscire dal bosco aprendoci lo sguardo, da un lato sul massiccio della Presolana e sui suoi prati soleggiati.   Dall'altro la vista si posa sul Lantana e lo Scanapà, mentre incuriosiscono molto le curve argentate disegnate dai 700 metri della pista di bob che fa parte della stazione sciistica del Passo.
La pista di bob 
La passeggiata proposta è corta, pianeggiante e semplicissima.   Mezzora di camminata per arrivare nella valle di Campello, di fronte a un bivio che, a sinistra, porta ad alcune malghe, una delle quali (la Malga Cornetto) offre servizio di ristoro nei giorni di festa dei mesi estivi.    A destra invece si può salire al Rifugio Cassinelli, ipotizzando quindi un anello che riconduce al Passo della Presolana e quindi al punto di partenza. 
Negli immediati pressi del bivio
Da questo bivio, compiendo pochi passi in direzione del Cassinelli, si scopre un tatticissimo e seminascosto punto di sosta dotato di un tavolino e due panche, rinfrescato da alcuni maestosi abeti rossi e con un panorama ragguardevole sul massiccio.    Il punto ideale per fermarsi e porsi una domanda sull'origine del toponimo della Presolana.
Panoramica sul massiccio - foto di Elisa Di Blasi
In merito, i riferimenti leggendari si sono sprecati: furono i Romani (o Carlo Magno?) che sconfissero i barbari Alani facendo della vicina Valle Decio ... "un calvario di ossa spolpate e avanzate dal grande macello" ?!    In questo modo gli storici avrebbero potuto risolvere l'enigma del nome della Presolana, ma anche quello della vicina Valle che, da quel momento si chiamò Calve, per poi tramutarsi nella odierna Val di Scalve.      Qualcun altro tirò in ballo un bandito lodigiano di nome Lana che, per fuggire alla giustizia cercò di scappare in Svizzera.   Ma l'inesorabile mano della legge lo catturò proprio a monte di Castione.  Hanno preso Lana, hanno preso Lana... 
Nebbia mattutina
In realtà i nomi dei posti, soprattutto in montagna,  sono legati prosaicamente alla quotidianità, alla praticità, alle attività lavorative.   Il nome Presolana probabilmente deriva dal dialetto praizzöla (in italiano “praticciolo”) o dal latino pratiola, da cui poi "prata solana" per via dei piccoli prati presenti alla base del massiccio, che la passeggiata qui proposta permette di vedere nella loro versione più soleggiata.
La Presolana da Vilminore di Scalve
Info tecniche:
Partenza: Dal parcheggio di fronte all'albergo Spampatti, poco prima del Passo della Presolana.
Dislivello e durata: Calcolate mezzora per arrivare al bivio della valle di Campello e, poiché non c'è praticamente dislivello, altrettanto per tornare. 
Allungare la passeggiata: Se al bivio tenete la sinistra, potrete seguire le indicazioni del trekking denominato "la via del latte", che potrebbe teoricamente condurvi fino alla pittoresca frazione di Rusio, toccando una serie di malghe attive durante il periodo estivo.  Con leggeri dislivelli e restando nella parte più soliva del massiccio, in meno di un'ora potrete arrivare al posto di ristoro della Baita Cornetto (1.516 m).
Se  prendete invece la deviazione a destra, in circa 40 minuti potete raggiungere la Baita Cassinelli (1.568 m) recente, attrezzato rifugio gestito posto proprio ai piedi delle imponenti pareti della Presolana.
Abbeveratoio sulla via del latte.
Altri suggerimenti: Tornati al Passo della Presolana, seguite la provinciale in direzione della Val di Scalve per meno di un chilometro, arrivando dove i ciclisti si fanno fotografare di fronte al cartello stradale del Passo.    Accanto ad esso, nel periodo estivo, staziona un furgone-bancarella della Latteria Sociale della Valle di Scalve.    Da oltre quarant'anni questo caseificio realizza formaggi esclusivamente con il latte proveniente dai soli allevamenti della Val di Scalve, prodotto con mucche alimentate in prevalenza a fieno.   Da quest'anno, oltre alla formagella, allo stracchino, al burro ed agli yogurt, troverete un nuovo prodotto che affonda le radici nella Storia.      In seguito alla ristrutturazione di una baita vecchia di tre secoli, edificata a 1.600 metri di quota sopra Nona di Scalve, in una scatola di latta nascosta sotto le pietre del camino, è stata ritrovata una ricetta, scritta in scalvino antico, per la produzione di un formaggio che è stato poi denominato: Formaggio Nero della Nona.    Prodotto con latte intero di mucche della razza Bruno Alpina, questo formaggio ha un sapore intenso e un retrogusto amarognolo, che si sposa perfettamente con il miele.     La crosta grigio scura ha un'aroma speziato, che sente di abeti e di pepe.    Per gli amanti della gastronomia, un appuntamento da non perdere.  
Maggiori info sul sito: formaggionero.it/formaggio-nero-della-nona-1753.
Tratto del sentiero 319 - foto di Elisa Di Blasi







lunedì 13 agosto 2018

Nella fresca faggeta del Parco Valentino ad ammirare le Grigne ed il Lago di Lecco

In giornate di grande calura, la splendida faggeta del Parco Valentino, ai Piani dei Resinelli, offre fresche e rilassanti passeggiate, con dislivelli ridottissimi.  
Panoramica dal terrazzo del belvedere - foto di Elisa Di Blasi
Per accedere al Parco bisogna arrivare al vasto parcheggio situato nei pressi del grattacielo (1270 m), sicuramente il peggior obbrobrio urbanistico dei Piani dei Resinelli.    Proprio accanto al suo ingresso parte una sterrata che sale dolcemente accanto ai manufatti di un Parco Avventura per poi piegare a destra e raggiungere così l'ingresso del Parco Valentino.    Sulla sinistra del cancello si gode una bella visuale sul Resegone ed i Piani d'Erna, mentre sulla destra, tra faggi sempre più alti, si intravede lo spettacolo della Grigna.
Nuvole sulla Grigna
In pochi minuti si arriva al Museo delle Grigne, che occupa la ex-casa padronale dell'industriale Valentino Gerosa-Crotta, successivamente donata, insieme agli oltre cento ettari della maestosa faggeta, al Touring Club Italiano.    La sterrata prosegue in dolce salita, superando altri edifici ed entrando nel cuore del bosco che, pur infittendosi, lascia penetrare raggi di luce che offrono deliziosi chiaroscuri tra il fogliame dei faggi centenari.    Fino alla fine del XIX secolo, tutta l'area era utilizzata a pascolo per l'alpeggio estivo delle mandrie salite da Abbadia Lariana e dalla Valsassina.    Soltanto agli inizi del '900 è stata favorita la piantumazione che ha portato alla diffusione degli alberi ad alto fusto.
Il sentiero nella faggeta del Parco Valentino
All'interno del bosco la sterrata diventa sentiero, che si spiana dolcemente fino a raggiungere, in meno di un'ora dalla partenza, il terrazzo del belvedere (circa 1.370 m) da cui si ammira una vista spettacolare su Lecco, il Monte Barro, i Corni di Canzo e sui laghetti briantei di Annone, Garlate e Pusiano.    Dal belvedere è possibile proseguire per raggiungere la vetta del Monte Coltignone (1.470 m), un secondo punto panoramico posto ancora più in alto. 
Le contraddizioni dei Piani dei Resinelli
Il rientro può avvenire lungo il percorso di salita oppure, dopo aver conquistato la vetta del Coltignone, si può completare un anello che si ricongiunge al sentiero già percorso poco sopra la Casa Museo.
La Casa Museo - foto di Elisa di Blasi
Info tecniche:
Come arrivare: Il Pian dei Resinelli si raggiunge in circa 30 minuti da Lecco, seguendo le indicazioni che portano in Valsassina.   Arrivati a Ballabio, si sale una stretta strada a tornanti che, in poco meno di nove chilometri, porta al parcheggio principale della località.    Dietro di esso si intravedono alcuni locali commerciali ed una chiesetta, poco oltre la quale si snoda la via degli Escursionisti che porta, dopo circa un chilometro, al piazzale del grattacielo.
Dislivello e durata: Per raggiungere il terrazzo del belvedere bastano tre quarti d'ora di piacevole e rilassante passeggiata nel bosco, con un dislivello di poco superiore ai 100 metri.   Se si vuole completare l'anello che prevede la salita al monte Coltignone mettete in conto di impiegare poco più di due ore, faticando su un dislivello che supera i 200 metri. 
Cartografia: Carta Escursionistica Kompass n. 105 Lecco-Valle Brembana.

La terrazza del belvedere






domenica 5 agosto 2018

La salita al rifugio Rosalba, divagando tra i pinnacoli di roccia delle Grigne e viste spettacolari sul lago di Como

Dal Pian dei Resinelli partono diversi itinerari per raggiungere le vette delle Grigne.    L'escursione che raggiunge il Rifugio Rosalba è, probabilmente, quella che offre il miglior rapporto tra le asperità della salita e l'emozione dei panorami offerti.
Scorcio panoramico dalla terrazza del Rifugio Rosalba
Una volta raggiunto il piazzale con ampio parcheggio del Pian dei Resinelli, ci si dirige in auto verso la chiesetta del Sacro Cuore.    Poco prima di essa, si piega a destra sulla via alla Carlanta, seguendola in discesa per circa tre chilometri. 
Poco prima dell'ex rifugio Alippi (1180 m) si trovano degli slarghi dove poter parcheggiare ed avviarsi quindi sul sentiero delle Foppe (n. 9-segnaletica per il rifugio Rosalba) che parte proprio all'inizio della omonima via, sulla destra di via Carlanta. 
Monte Moregallo e Corni di Canzo dal sentiero di
salita al Rifugio Rosalba - foto di Sergio Gavazzeni
Il tracciato si inoltra pianeggiante in una splendida e fresca faggeta, che ci avvicina alla base delle Grigne.   Seguendo sempre il segnavia n. 9, si attraversano i detriti di una vecchia frana, prima di iniziare a salire con più decisione in un bosco ceduo.    In alcuni punti il passaggio viene agevolato da brevi tratti attrezzati (scalette in ferro, cavi metallici di sostegno) che potrebbero essere utili in caso di sentiero bagnato o ghiacciato.
Pinnacolo di roccia all'uscita del sentiero dei morti
Si continua a salire, per certi tratti anche faticosamente, in parte ripagati da ampie viste sul ramo lecchese del lago di Como.   Superato il bivio con il sentiero dei morti, riservato ad escursionisti esperti, l'itinerario procede ancora ripidamente per un buon tratto, zigzagando nel bosco, fino ad uscire, dopo oltre un'ora dall'inizio, in un'ambiente aperto e di ampio respiro, che ne attenua la pendenza ed offre panorami decisamente più appaganti.
I pascoli ai piedi del Rosalba - foto di Sergio Gavazzeni
Nei pascoli spuntano arditi pinnacoli e, di fronte a noi, si ammirano guglie e torrioni che hanno fatto la storia dell'alpinismo in Grigna.    La vista sul lago e sui monti che lo circondano si apre sempre di più e si avverte la sensazione che il termine della salita ci regalerà emozioni ancora più grandi. 
Ultimo strappo
Il tracciato è molto evidente e la sagoma rosa del rifugio si palesa in modo netto.
Per raggiungerlo è necessario faticare ancora per circa mezzora di cammino, accompagnati dalla visuale sulle Torri Cecilia, Costanza e Casati, sulle quali è facile individuare cordate di rocciatori all'opera.
Il Grignone dalla terrazza del Rifugio Rosalba.
Anche l'ultimo tratto è ripido, ma l'arrivo alla spianata del Rosalba (1730 m) ripaga ampiamente le nostre fatiche.   Il panorama, già ampio sul lago, sui torrioni e sui corni di Canzo, si dilata sulle imponenti pareti della Grigna e del Grignone, sul cima del quale si può individuare anche il rifugio Brioschi.
Cordata alla base del Torrione del Cinquantenario
Info tecniche:Come arrivare: Il Pian dei Resinelli si raggiunge in circa 30 minuti da Lecco, seguendo le indicazioni che portano in Valsassina.   Arrivati a Ballabio, si sale una stretta strada a tornanti che, in poco meno di nove chilometri, porta al parcheggio principale della località posta ai piedi del gruppo montuoso delle Grigne. 
Dislivello e durata: la salita al Rifugio Rosalba attraverso il sentiero delle Foppe (segnavia n. 9) viene effettuata in poco più di due ore, con un dislivello che si aggira intorno ai 600 metri.   Per scendere calcolate di impiegare un'ora e tre quarti.  
Le Torri di roccia che fanno da sipario al Rifugio Rosalba
Altri suggerimenti:  L'escursione proposta non è per tutti.  Ampi tratti sono ripidi e faticosi.  Se è piovuto da poco (oppure è ghiacciato), occorre cautela nei brevi passaggi attrezzati.  Chi volesse godere dell'ambiente del Pian dei Resinelli in tutta tranquillità, può fermarsi al primo parcheggio e percorrere l'anello della strada dei Piani, passeggiando praticamente sempre all'ombra.   Oppure si può raggiungere in auto il parcheggio posto ai piedi del grattacielo, entrare nel Parco del Valentino, sino a raggiungere il Belvedere sul Lago di Lecco.    Il dettaglio di questa ed altre passeggiate facili è scaricabile a questo link: 
http://www.resinelliturismo.it/files/resinelli_sentieri_facili.pdf
Cartografia: Carta Escursionistica Kompass n. 105 Lecco-Valle Brembana.
Il tratto finale del sentiero n. 9

domenica 22 luglio 2018

Da Marciana per una bella passeggiata tra i fiori di Serraventosa

C'è un posto, sopra Marciana Alta, che somiglia al Paradiso, ma è così discreto che lo conoscono in pochi e non so se faccio bene a descrivere il sentiero che lo attraversa.
Fiori di elicriso a Serraventosa.
Ho scoperto l'altipiano di Serraventosa percorrendo l'ultima tappa della Grande Traversata Elbana e vi suggerisco di raggiungerlo partendo dal borgo medioevale di Marciana (375 m) che, se non lo conoscete, vale da solo una visita.   Dal parcheggio principale, salite nelle strette vie del paese e seguite le indicazioni che vi portano alla fortezza pisana, posta nel punto più alto del borgo (438 m).
Il monte Capanne dalle mura della Fortezza Pisana
Da lì si scende per una cinquantina di metri lungo la strada asfaltata per imboccare, sulla sinistra, una mulattiera acciottolata, indicata anche dal segnavia n. 3, con direzione Santuario della Madonna del Monte (indicazioni abbondanti ed evidenti).   Dopo il primo tornante si incontra la prima stazione di una via crucis che terminerà di fronte all'edificio religioso (630 m) dopo aver camminato per circa un'ora dal centro di Marciana.    La stradina lastricata sale in un splendido bosco di castagni, i cui esemplari più maestosi si trovano proprio nei pressi del santuario e forniscono la materia prima per le feste della castagna che si tengono annualmente sia a Poggio che a Marciana.
Il Santuario della Madonna del Monte
Il santuario, eretto nel XIV secolo, è completamente immerso nel verde.    Anche lo spoglio ed essenziale interno della chiesa, la sua penombra e la frescura offerta dal castagneto circostante contribuiscono ad un ambiente suggestivo, arricchito anche dalla presenza del vicino romitorio, molto caro anche a Napoleone, che lo frequentò assiduamente nell'estate del 1814.   
L'alcova di Maria e Napoleone
La storiografia ufficiale ne ha giustificato la frequentazione a causa della postazione telegrafica, fatta installare dall'Imperatore stesso, sul vicino Masso dell'Aquila per effettuare comunicazioni codificate di carattere militare, anche a grandi distanze.   I più maliziosi insinuaano però che il motivo per cui Nap (come si firmava nei messaggi inviati alla lontana consorte, ex-imperatrice Maria Luisa d'Austria) amasse tanto questo posto fosse dovuto alla presenza della contessa polacca Maria Walewska, dalla quale ebbe anche un figlio illegittimo,
Un cespuglio di fiori di cisto
Dal cortile con fontana che avvolge l'ingresso della chiesa, il sentiero piega a destra per dividersi pochi metri dopo.    Un segnavia indica a destra i "Mostri di pietra" ed il Masso dell'Aquila.   Noi prendiamo invece un tracciato pianeggiante che diparte a sinistra, abbandonando il folto del bosco per raggiungere una rigogliosa macchia mediterranea.     In venti minuti, avvolti dall'intenso profumo dell'elicriso (simile al sentore di liquirizia), si raggiunge la dorsale di Serraventosa (617 m) dove si trova una macchia di pini, un piccolo caprile ed un bivio.
Tra i fiori di Serraventosa
E' il tratto più bello dell'itinerario: un tappeto di fiori che a maggio raggiunge il suo naturale splendore.   I bassi cespugli di mirto, i cisti e le ginestre che si sono adattati a vivere su questo suolo povero di sostanze organiche, in questa stagione fioriscono in un'esplosione di colori smaglianti.   A Serraventosa domina il giallo, ma le macchie azzurre e viola che bucano improvvisamente il verde degli arbusti spinosi offrono uno spettacolo meraviglioso, anche se effimero.   La fioritura resiste non oltre il mese di maggio.    Negli altri mesi, ci si dovrà accontentare del panorama, che si veste di un blu profondo, interrotto solo dalle inconfondibili sagome di Capraia e della Corsica.
Alla dorsale di Serraventosa.
Per chi volesse continuare e arrivare quindi a Patresi, dove termina la Grande Traversata Elbana, deve girare a destra, seguendo il segnavia Raggio Verde, che porta in un' ambiente frequentato dal muflone.   Superata una sella, la traccia scende tra una vegetazione composta in prevalenza da corbezzolo e cisto e da muretti a secco e vecchi terrazzamenti, che ricordano la vocazione agricola della zona, prima della realizzazione, negli anni '60, della strada asfaltata che ha favorito il turismo di massa.
Patresi e Colle d'Orano dal sentiero di discesa.
In un'ora e mezza si scende, attraversando una bassa lecceta che, a tratti, regala ampie vedute sugli abitati di Patresi e Colle d'Orano.    Voltandosi, si ammirano invece i poderosi contrafforti rocciosi che portano alla cima del Capanne ed il vallone che contiene il fosso del Castagnolo.  Perdendo circa 500 metri di dislivello, si giunge infine alle prime case di Patresi ed alla strada provinciale, dove termina la traversata.
Escursione del 24 maggio 2018, tempo buono con foschia dal mare

Cespuglio di ginestre con intruso...
Info tecniche e varie:
Come arrivare: Dopo essere sbarcati dal traghetto a Portoferraio, si prende la Strada Provinciale 24 fino a Procchio dove, con la SP 25, si raggiunge Marciana Marina e, successivamente, il borgo medioevale di Marciana alta.     Da Portoferraio si impiegano circa tre quarti d'ora percorrendo 23 chilometri di strade molto tortuose ma estremamente suggestive.
Dislivello, durata e caratteristiche dell'escursione: L'escursione andata e ritorno da Marciana a Serraventosa dura circa tre ore; il dislivello in salita è di quasi 300 metri.    Se volete proseguire fino a Patresi (nel caso serve parcheggiare una macchina al punto d'arrivo) aggiungete i 500 metri di dislivello in discesa, percorribili in circa un'ora e mezza.  

Esplosione floreale a Serraventosa.
Altri suggerimenti: Da Patresi si possono ammirare i tramonti più belli dell'Elba.    Nei pressi, in località Colle d'Orano, si trova il ristorante-pizzeria Bastia's, sulla cui terrazza all'aperto si può cenare godendo di un panorama spettacolare sul sole che si nasconde dietro il dito e le catene montuose della Corsica.    Il cibo offerto è gustoso, i prezzi onesti.   Maggiori dettagli sul sito: www.ristorantebastias.it.
Durante il giorno potrete invece gustare ottime insalate ed altri piatti freddi al bar Baba Yaga: un colorato e simpatico locale all'aperto nel piccolo centro di Pomonte, dove cortesia e consigli per arricchire la vacanza sono di casa.    Il locale è descritto su facebook, digitando Bar Baba Yaga Pomonte.
Cartografia: Carta dei sentieri dell'Isola d'Elba 1:25000 allegata alla pubblicazione sulla Grande Traversata Elbana realizzata da Luca Zavatta, distribuita da L'escursionista Editore.