giovedì 12 settembre 2019

In memoria di Walter Bonatti, il più grande alpinista ed esploratore dei luoghi più remoti del pianeta, morto solo, il 13 settembre 2011

Il 13 settembre di otto anni fa moriva Walter Bonatti, a mia modestissima opinione, il più grande alpinista di tutti i tempi.   Colpito da un incurabile cancro al pancreas, Bonatti si spense in piena solitudine a ottantuno anni, in una clinica privata romana.   Un medico sadico e bigotto impedì a Rossana Podestà, sua compagna di vita, di assisterlo negli ultimi momenti di vita perché non erano sposati e lei, formalmente, non risultava essere una sua parente.

Il Monte Alben in veste invernale, la prima cima
che ha innescato la fantasia del piccolo Walter Bonatti.
(foto di Giovanni Barbieri, che ringrazio per la concessione)

Sarebbe troppo prolisso cercare di illustrare le innumerevoli imprese di Walter Bonatti.   A differenza di molti altri alpinisti, per lui scalare non era un motivo di competizione, ma di conoscenza dei propri limiti.    Si scoprì tra i più forti e resistenti del proprio periodo, ma non esitò un attimo ad abbandonare l'attività alpinistica quando, dopo aver affrontato pareti di difficoltà estreme, si accorse che quel che cercava non era la conquista della vetta ma una propria, intima ragione d'essere che raggiungeva proprio quando si spingeva ai limiti dell'umanamente possibile.

Bonatti giovane alpinista.

Per questo, dopo aver conquistato in solitaria invernale la parete nord del Cervino, rinunciò al mondo verticale, per dedicarsi all'esplorazione dei luoghi più remoti ed inaccessibili del pianeta, realizzando indimenticabili reportage anche fotografici, a suo tempo pubblicati in esclusiva sul settimanale Epoca.

Bonatti, nelle vesti di esploratore.

Permane un flebile legame fra Bonatti e le Orobie.   Walter era nato a Bergamo, il 22 giugno 1930, ma la sua famiglia fu costretta a trasferirsi a Monza a causa della perdita del lavoro del padre, licenziato a causa dei suoi trascorsi antifascisti.   Tornò a Vertova come sfollato e, pernottando dai parenti da parte di madre, si perdeva a seguire i voli di una coppia di aquile che nidificava le rocce della selvaggia testata della Valvertova.
Aquila in volo (ringrazio il sito
valbrembanaweb per la gentile concessione)

Come descrisse nel suo libro "Montagne di una vita", sullo sfondo di quei maestosi volteggi Bonatti scoprì un paesaggio che ritrovava puntualmente nelle sue più ardite fantasie di ragazzino:  .... Più a monte c'era l'Alben, la cima che più di tutte innescava la mia fantasia grazie ai suoi bianchi calcari aguzzi spesso avvolti dalle nubi.   L'Alben era la natura più austera che avessi potuto ammirare fino allora, e nella mia ingenuità di bambino l'avevo idealizzata facendone il simbolo delle mie aspirazioni avventurose....
Manifesto di una recente mostra delle fotografie di Bonatti

Qualche anno dopo, Bonatti rivede l'Alben mentre inizia le sue prime vere arrampicate sulle Grigne e resta deluso dal fatto che fosse più basso e tozzo rispetto alla cima su cui si trovava.    Chissà se anche al termine delle sue incredibili successive imprese dedicò un pensiero al suo sogno da ragazzino.

Temporale sulle guglie dell'Alben

Walter Bonatti conquistò diverse generazioni con le sue incredibili imprese di alpinista ed esploratore, la maggior parte delle quali lo videro protagonista solitario.    Da solo conquistò  il pilastro sud-ovest del Petit Dru, nel gruppo del Monte Bianco, oltre alla già ricordata impresa invernale sulla nord del Cervino.      Ed era solo anche quando discese con una canoa il fiume Yukon in Alaska per oltre 2500 km e, sempre in solitaria, raggiunse il mitico Capo Horn, all'estremo sud del continente americano.      Da solo si ritrovò faccia a faccia con le tigri che popolano le foreste dell'isola di Sumatra, dove arrivò anche a incontrare i sakai, una popolazione di aborigeni forse discendenti di antichissimi incroci di tribù che si nascondevano nelle giungle malesi.
In solitaria Bonatti vinse tutte le sue sfide.    Perse soltanto l'ultima, che mai avrebbe voluto combattere da solo.   Ma una mente ottusa, dopo aver distrattamente sfogliato la documentazione burocratica che certificava lo "stato libero" di Walter, gli impedì di morire tra le braccia di Rossana Podestà, la donna che amava da almeno trent'anni, perché il loro sentimento non era certificato dai documenti ufficiali.

Walter Bonatti con Rossana Podestà

Altre informazioni sul tema:
Chi volesse approfondire la figura e le imprese di Walter Bonatti si troverà di fronte ad una bibliografia sterminata.    Io mi limito a suggerirvi due titoli, entrambi scritto di pugno dal "Re delle Alpi", entrambi della casa editrice Baldini & Castoldi.
Si tratta de: "Montagne di una vita" in cui Bonatti ripercorre le sue principali imprese alpinistiche e "In terre lontane", dove vengono riportate tutte le avventure susseguite all'abbandono dell'attività alpinistica.





Le copertine dei due libri di Walter Bonatti di  cui si consiglia la lettura.
Editore Baldini & Castoldi.

sabato 7 settembre 2019

Da Cornalba alle pendici dell'Alben, sulle tracce di un sentiero partigiano

Le case di Cornalba, piccolo Comune della Val Serina, sono dominate dal massiccio campanile della chiesa parrocchiale.    Durante la guerra civile, dalla cima di quel campanile, una mitragliatrice fece strage di partigiani che cercavano una fuga disperata lungo le mulattiere che ancora oggi si inerpicano nei boschi aggrappati alle pendici della Corna Bianca.    In ricordo di quel massacro è stato realizzato un bellissimo sentiero partigiano che vi propongo di percorrere integralmente.
I pascoli della Baita de Sota. Sullo sfondo la Cima della Croce.
L'itinerario si compone di una salita remunerativa in una valle freschissima e di un'impegnativa discesa che degrada in un fitto bosco di conifere e latifoglie.   Nel mezzo si percorre un meraviglioso tratto quasi pianeggiante che attraversa un giardino spontaneo con pochi eguali nelle Orobie.  
La Baita de Sota, vista dalla Baita de Sura.
Dopo aver parcheggiato negli immediati pressi della chiesa di Cornalba (890 m) si percorre via Cornetti, dove si incontrano subito le indicazioni del sentiero partigiano che, fino al punto più alto del percorso, corrispondono al sentiero indicato con il segnavia CAI n. 503.    Lo sterrato sale dolcemente fino a diventare sentiero all'imbocco della Val d'Ola.   Il bosco è splendido e molto variegato.   Alla fine dell'estate la fatica viene alleggerita dalla visione di una moltitudine di ciclamini. 
Cornalba vista dal sentiero partigiano. Dal campanile in primo piano
partirono le raffiche di mitraglia che falciarono i partigiani in fuga.
Attraversando alcune volte il torrente, la traccia ben evidente supera circa 600 metri di dislivello, per sbucare sugli splendidi pascoli della Baita de Sota (1.465 m), dove ha inizio il tratto più bello e panoramico.    In poco meno di un quarto d'ora si sale alla Baita de Sura (1.550 m), che rappresenta il punto più alto dell'itinerario.   Abbiamo camminato circa due ore dal punto di partenza.    La vista spazia dal verde intenso dei pascoli a quello più cupo delle conifere che contrastano il bianco calcareo della Cima della Croce e delle guglie del massiccio dell'Alben.
Cappelletta di San Rocco.
Davanti alla Baita de Sura si trovano le indicazioni dei sentieri che intersecano la grande radura.   Il sentiero partigiano prosegue a sinistra (segnavia 502 e 503) per raggiungere in breve la cappelletta di San Rocco ed un piccolo stagno nel quale si specchia  un panorama idilliaco.    L'ambiente si fa via via più bucolico e le fioriture di stagione si sprecano, tinteggiando i prati di innumerevoli tonalità di colore.    
Il laghetto nei pressi della cappelletta di San Rocco
Dopo trenta estatici minuti, il segnavia ci impone di rientrare nel bosco, prendendo decisamente a sinistra, fino ad arrivare ad un'altra verdissima radura oltre la quale si intravedono i  pascoli della Baita Cascinetto (1.400 m), tristemente ricordata per l'attacco perpetrato dalle squadre fasciste che costò la vita ad altri quattro partigiani della brigata che presidiava il territorio della Val Serina.
Baita Cascinetto
Le indicazioni del sentiero dei partigiani portano a scendere in un fitto bosco.  Il tratto è impegnativo, soprattutto in caso di terreno bagnato.    La traccia è obbligata e non ci sono alternative, in quanto l'esito di una lite giudiziaria intentata da un privato obbliga a seguire rigorosamente il disagevole percorso segnalato.   Serve quasi un'ora per ritrovare una pendenza più agevole.
Sul tratto in discesa.
 Arrivati alle grotte della Cornabusa si può tirare il fiato e, poco dopo, si intravedono le prime case di Cornalba.    Appena il bosco si apre, vale la pena di voltarsi ad ammirare l'austera imponenza della Corna Bianca.
La Corna Bianca
Info tecniche:
Partenza: Cornalba, Val Serina (890 m), 33 Km da Bergamo.
Dislivello: circa 700 metri complessivi.  
Durata: Poco più di quattro ore.

Altri suggerimenti:  L'itinerario ripercorre sentieri e visita luoghi che si sono resi tragicamente protagonisti durante la guerra partigiana.    Il 25 novembre 1944 un rastrellamento organizzato dalla Compagnia O.P. di Bergamo risalì la Val Serina con l'intento di sorprendere la brigata partigiana "XXIV Maggio", che aveva base operativa proprio a Cornalba.     Lungo il percorso i fascisti bloccarono due autobus di linea e perquisirono i passeggeri, trovandovi tre partigiani che vennero fermati e giustiziati sul posto.  Quando i rastrellatori giunsero a Cornalba, i partigiani presenti cercarono scampo risalendo disordinatamente i sentieri che risalgono le pendici dell'Alben.   Ma i fascisti, grazie ad una mitraglia sul campanile della chiesa e ad alcuni mortai posizionati ai lati del paese, colpirono ed uccisero cinque partigiani in breve tempo.   Il rastrellamento nei prati, nei boschi e fra le cascine proseguì implacabile per tutta la giornata.    Al termine, risultarono dieci i partigiani trucidati.   Pochi giorni dopo, con un'altra operazione partita dal passo della Crocetta, fu condotta un'altra azione di rastrellamento, da parte della Guardia Forestale di San Pellegrino, che ebbe il suo culmine alla Baita Cascinetto, dove si erano rifugiati altri cinque partigiani.    Soltanto uno di loro si salvò dalla furia omicida, benché gravemente ferito.  Un ulteriore approfondimento su questi episodi è disponibile sull'opuscolo "Sui sentieri della libertà" realizzato dalla Tavola della Pace della Valle Brembana.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 05. 
L'itinerario evidenziato sulla tavola 05 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.

sabato 17 agosto 2019

Una fresca passeggiata da Fenile al Colle di Ranica

Fenile (388 m) è una minuscola frazione del Comune di Torre Boldone, che conta una sessantina di abitanti ed una decina di edifici, molti dei quali ricordano il passato contadino del borgo.   E' immerso nel verde dei prati e circondato dai boschi cedui del Parco Regionale dei Colli di Bergamo.   Un posto ideale per una breve e rilassante escursione di mezza giornata.
Panorama dalla Pozza del Colle
Un centinaio di metri prima di raggiungere Fenile, si trova un parcheggio parzialmente ombreggiato dove si può lasciare l'auto.   Raggiunto il borgo, si prende a destra il sentiero n. 402 che, in poco più di un quarto d'ora, ci porta di fronte alla chiesetta di San Rocco (399 m).  L'edificio religioso ha origini quattrocentesche ed ha subito nel tempo diversi ampliamenti e ristrutturazioni.   La sua attuale godibilità è merito dei volontari del gruppo alpini di Ranica.
Fenile
Poco sopra la chiesetta si può intravedere, sulla sinistra, il sentiero n. 604 che, in circa tre quarti d'ora, porta al Colle di Ranica.   E' un tratto abbastanza remunerativo, con strappi un po' ripidi dove si superano roccette e radici e che fa guadagnare in fretta circa 300 metri di dislivello, rendendo questa salita un po' faticosa per i bambini.   Al fresco di un fitto bosco di latifoglie, si raggiunge finalmente la croce che contraddistingue il Colle di Ranica, con i suoi 726 metri la più alta quota del gruppo boschivo della Maresana.
Area picnic nei pressi del Colle di Ranica
Nelle giornate prive di foschia il panorama è molto vasto, spaziando dall'imbocco della Valle Seriana alla pianura bergamasca.    Sullo sfondo si intravede la catena appenninica.    Dietro la croce transita il sentiero n. 606.   Prendendo il tratto che si stacca verso destra, si percorre il costone boscato per scendere, attraversando un castagneto, sino alla Pozza del Colle (640 m circa), uno dei punti più bucolici e panoramici di tutta l'area circostante. 
Alla Pozza del Colle
Tornati al Colle di Ranica, si pianeggia sul sentiero n. 606 per pochi minuti, fino a raggiungere la radura dove è posizionata un'altra croce, più piccola e sottile di quella del Colle di Ranica, denominata "Croce del Boscone" (710 m).    Dietro ad essa, in decisa discesa, diparte il sentiero n. 409 che, tuffandosi nel bosco raggiunge, in circa mezz'ora, il bivio del sentiero 407, proveniente da Gaito.    Deviando a sinistra, in pochi passi si ritorna a Fenile e quindi al parcheggio.
Croce del Boscone
Info tecniche:
Partenza: Località Fenile, frazione di Torre Boldone (388 m).
Dislivello: poco più di 400 metri, comprensivi del tratto che scende dal Colle di Ranica al punto panoramico della Pozza del Colle. 
Durata: circa tre ore.
Negli immediati pressi del Colle di Ranica
Altri suggerimenti: Una volta arrivati alla Pozza del Colle, sconsiglio di proseguire in discesa per completare un anello che tocchi la località di Zanino Colle, la chiesetta di San Rocco e quindi Fenile.   Si dovrebbe scarpinare a lungo su una brutta e noiosa strada cementata percorsa da mezzi a motore e da mountain bike che, in discesa possono raggiungere velocità pericolose. 
Mi permetto di dare inoltre due suggerimenti gastronomici utili anche ai residenti nella zona, perché si tratta di due attività di vendita di piatti d'asporto.  Al n. 33 del quartiere Borghetto, trovate la rosticceria cinese Risciò, storica presenza molto apprezzata dai buongustai di Torre Boldone.  Cucina cinese di qualità, sempre preparata al momento e con la possibilità della consegna a domicilio. Info sul loro sito facebook: https//www.facebook.com/riscio.torreboldone.
Per una buona pizza d'asporto, vi consiglio invece di "emigrare" al quartiere Redona di Bergamo, dove, in via Radini Tedeschi trovate la piccola Pizza del Borgo.  Da alcuni anni ci portano a domicilio diversi tipi di pizze, una più gustosa dell'altra.  Alcune loro specialità, come la genovese e la focaccia stella alpina, sono strepitose. Tel. 035 363729.
Cartografia: Carta escursionistica del Parco dei Colli di Bergamo - scala 1:15.000, Ingenia Cartoguide Editore od anche la Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 08. 

L'itinerario evidenziato sulla tavola 08 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.





sabato 29 giugno 2019

ISOLA D'ELBA-Panorami impagabili tra mare e montagna percorrendo la passeggiata Carmignani

Amo l'Isola d'Elba perché, oltre a un mare cristallino da godere usufruendo di tantissime spiagge, una diversa dall'altra, offre la possibilità di effettuare escursioni dai panorami impagabili.
La corona di monti che circonda Porto Azzurro
In questo post descrivo una breve camminata, accessibile veramente a tutti, percorrendo la quale è possibile ammirare tutti gli scenari naturali che l'isola è in grado di offrire alla nostra vista.   La "passeggiata Carmignani", dedicata ad un sindaco di Porto Azzurro prematuramente deceduto, si sviluppa per circa un chilometro con partenza dalla spiaggia di Barbarossa, il lido più vicino al paese di Porto Azzurro.
La spiaggia di Barbarossa dalla passeggiata Carmignani
La partenza del percorso naturalistico è ben segnalata ed è situata sul lato destro della spiaggia guardando il mare.  L'inizio è in salita, all'ombra di maestosi pini marittimi ed i gradoni in terra naturale rappresentano l'unico ostacolo un po' faticoso, peraltro necessario per superare agevolmente i cinquanta metri di dislivello che separano la spiaggia dal tratto di costa a strapiombo sul mare.
Monte della Croce Mar di Capanne
A metà della salita si apre una splendida veduta sulla corona di montagne che fa da sfondo a Porto Azzurro e che suggerisce itinerari ben più impegnativi ed appaganti, per chi ama macinare dislivelli in quota.     Poco oltre questa radura, il sentiero spiana e la vista si apre sulla profonda Baia di Mola. Sulla destra del sentiero troneggia il seicentesco Forte di San Giacomo, attualmente adibito a penitenziario. 
Forte San Giacomo
Giunti nei pressi della torre principale, una piccola radura si trasforma in belvedere sul quale un pannello panoramico aiuta gli escursionisti a riconoscere i lontani profili dell'Argentario, di Punta Ala e dell'Isola del Giglio.    Poco sotto si impone la Baia di Mola, con il suo traffico di battelli e barche a vela, delimitata a sud dal Monte Calamita, con le riconoscibili spiagge di Straccoligno e di Naregno, il seicentesco Forte Focardo e le case di Capoliveri.
Forte Focardo
Dal Belvedere la passeggiata, circondata da una lussureggiante macchia mediterranea, pianeggia per un lungo tratto, fino ad arrivare, dopo una ventina di minuti dalla partenza, a trovare la deviazione che, in dieci minuti, scende fino al lungomare di Porto Azzurro.  
Capo Bianco
Info tecniche e varie:
Come arrivare: Dopo essere sbarcati dal traghetto a Portoferraio, si prende la Strada Provinciale 26 che attraversa l'isola con direzione Rio nell'Elba.   Un chilometro dopo aver superato il paese di Porto Azzurro si trova la deviazione per la spiaggia di Barbarossa.    Da Portoferraio la distanza è di circa 15 chilometri, che si percorrono in circa 25 minuti.
Dislivello, durata e caratteristiche dell'escursione: Il dislivello di sola andata è di circa 50 metri. Dalla spiaggia di Barbarossa a Porto Azzurro si impiegano circa 30 minuti.    Per l'andata e ritorno si impiega quindi un'ora, ovviamente con dislivello raddoppiato. 
Zoom sul Monte Calamita
Altri suggerimenti escursionistici: Dalla parte opposta della spiaggia di Barbarossa, il sentiero prosegue verso il lago e la spiaggia di Terranera.   In circa trenta minuti è possibile raggiungere questo ambiente che si rivela in modo molto suggestivo, grazie al contrasto tra il blu intenso del mare ed il verde smeraldo del laghetto, divisi soltanto da una stretta lingua di spiaggia scura.     Direzionandoci invece verso nord, e attraversando la Strada Provinciale 26, si possono invece seguire le indicazioni che, in mezzora, portano al Santuario di Monserrato, edificato nel 1600 su uno sperone roccioso posto a guardia di una valle dirupata e affascinante.
La passeggiata Carmignani nei pressi del Forte San Giacomo
Suggerimenti gastronomici: Praticamente di fronte al bivio che porta alla spiaggia di Barbarossa si trova la bancarella dell'Azienda Agricola d'Argenio dove, oltre ai sapori del loro orto, è possibile acquistare piatti pronti realizzati con le verdure coltivate sui retrostanti terreni.   La loro pagina facebook "Sapori dall'orto - Fruit Lab Artigianale di Valeria d'Argenio" descrive alcuni dei prodotti che troverete sulla bancarella.   Mia moglie ed io abbiamo gustato una strepitosa panzanella privilegiandola, a malincuore, ad una invitante insalata di polpo.
Durante la vacanza, mia moglie ed io ci siamo trovati bene anche al Ristorante Drago, affacciato sulla spiaggia di Morcone, dove è possibile mangiare praticamente con i piedi sulla sabbia ed al Ristorante Pizzeria La Lampara, nel borgo storico di Capoliveri.   In entrambi i casi abbiamo riscontrato un ottimo rapporto qualità-prezzo e quindi li consigliamo entrambi senza riserve.
Cartografia: Carta dei sentieri dell'Isola d'Elba 1:25000 allegata alla pubblicazione sulla Grande Traversata Elbana realizzata da Luca Zavatta, distribuita da L'escursionista Editore.    
Baia di Mola


mercoledì 22 maggio 2019

Dal lungolago di Brivio, camminando lungo l'Adda

Il Comune di Brivio meriterebbe una visita anche se non si ha l'intenzione di passeggiare lungo le sponde dell'Adda.   Lo spettacolo del fiume, il panorama che si apre su Alpi e Prealpi, il castello e le piccole frazioni un tempo abitate da pescatori, possono riempire la giornata offrendo diverse occasioni di svago.
L'Adda e il Resegone dal lungolago di Brivio
Il nucleo storico di Brivio si distende lungo la sponda ovest dell' Adda.  A monte del paese il flusso delle acque del fiume è molto lento, quasi pacioso, mentre a valle la corrente scorre più velocemente.  Di conseguenza, i panorami offerti dalle due diverse passeggiate possibili con partenza dal paese risultano essere completamente diversi.
I canneti tra Brivio e Olginate in veste invernale-foto di Elisa Di Blasi
Dirigendosi verso nord, il corso del fiume è placido e silenzioso.   La stradina sterrata prosegue tra  campi coltivati, che si diramano alla nostra sinistra, e l'Adda, oltre il quale lo sguardo abbraccia i contrafforti delle Grigne, il Resegone e le altre Prealpi Lombarde.    Una bella e tranquilla passeggiata di circa sette chilometri conduce fino all'ingresso di Olginate.   Un'ora e mezza da trascorrere in un paesaggio tipicamente contadino, camminando su un sentiero che alterna ampi tratti soleggiati alle temporanee frescure di alcuni boschetti cresciuti sul limitare della riva del fiume.

La frazione Molinazzo
A sud ci si dirige verso Imbersago, ed il percorso offre sensazioni e spettacoli molto diversi.  Vengono attraversate piccole frazioni composte da vecchi opifici e da tipiche abitazioni di pescatori. Si fiancheggia l'antico castello medioevale, eretto nell'undicesimo secolo per proteggere le popolazioni dalle invasioni barbariche.   E, alla vostra destra, l'Adda restringe il proprio corso.   Sulle sponde proliferano i canneti dove trovano riparo i nidi di folaghe, germani e svassi ed una serie di isolotti divide la corrente che, più a valle, sarà sfruttata da opere di ingegneria idraulica che sono entrate a pieno diritto nell'archeologia industriale del nostro paese.
Il castello di Brivio-foto di Elisa Di Blasi
In un'ora di ombroso cammino si coprono i cinque chilometri che dividono Brivio da Imbersago, dove ci attende la possibilità di salire sul famoso traghetto di Leonardo, l'unico rimasto dei molti che venivano utilizzati per l'attraversamento dell'Adda da parte di persone, animali e merci.
Femmina di germano reale con la sua nidiata.
Info tecniche:
Come arrivare: Brivio è situato sulla sponda ovest del fiume Adda, di fronte alla sponda bergamasca.   Dista una trentina di chilometri da Bergamo, poco più di quindici da Lecco e una cinquantina da Milano.  E' disponibile un ampio parcheggio a pagamento negli immediati pressi del lungofiume.
Dislivello e durata: Entrambe le passeggiate proposte sono veramente a dislivello zero.   Da Brivio ad Olginate e ritorno sono circa tre ore.   Ne bastano due per andare e tornare da Imbersago.
Altri suggerimenti: Sul lungofiume di Brivio si trovano numerosi e gradevoli punti di ristoro, che soddisfano ogni esigenza di palato e portafoglio.    Dall'imbarcadero di Brivio, nei giorni festivi dei mesi estivi, si può navigare sulla motonave elettrica Addarella, che percorre il tratto di fiume tra Brivio e Imbersago.   Maggiori info sul sito: www.navigazionefiumeadda.it.
Il ponte di Brivio dalla  ciclopedonale.




sabato 4 maggio 2019

San Lucio - Forcella Larga - Fogarolo - San Lucio. Un interessante giro ad anello nella culla dello sci orobico.

Panorama dalla terrazza del Rifugio San Lucio

Presolana, Pizzo Camino, Arera ed Alben, il Lago d'Iseo contornato dalla cuspide del Monte Guglielmo, il Campo d'Avene e le principali cime del gruppo dell'Adamello.   Sono questi alcuni dei panorami che si possono ammirare durante il giro ad anello che descrivo di seguito.

Chiesa di San Lucio - foto di Sergio Gavazzeni

Si parte dalla località di San Lucio (1027 m), sopra Clusone, composta sostanzialmente da una suggestiva chiesetta seicentesca e dall'omonimo rifugio, dalla cui terrazza si ammira uno dei panorami più vasti delle Alpi Orobie.  Negli immediati pressi della chiesetta parte il sentiero CAI n. 508 che ci accompagnerà praticamente per tutto l'itinerario.     Si sale nel bosco fino all'ampia radura del Pianone (1142 m).   Tra queste dolci ondulazioni, negli anni cinquanta del secolo scorso, venne installato uno dei primi skilift della bergamasca.   Lo ricordano i vecchi piloni di cemento che fanno (brutta) mostra di sé in mezzo al verde dei prati.

Il Pianone e la Presolana

Si rientra nel bosco, per percorrere il tratto più faticoso dell'anello che supera, tra gli abeti, circa 400 metri di dislivello che portano alla Forcella Larga (1470 m), dove si trovano anche i ruderi della Capanna Ilaria. Negli inverni degli anni trenta, la Capanna rappresentava un'importante base di appoggio per gli escursionisti che partivano, sci in spalla, dalla piana di Clusone per effettuare l'ascensione del Formico per poi scendere, sci a piedi, verso Casnigo oppure completare lo stesso anello che ci resta da completare in questo stesso itinerario.

Zoom sulle Orobie innevate dalla Forcella Larga

Dalla Forcella Larga, raggiunta in meno di due ore da San Lucio, il panorama è veramente a 360 gradi.   Il Pizzo Formico incombe sull'amplissima conca del Farno, d'inverno utilizzata per la pratica dello sci di fondo.    Dalla parte opposta lo sguardo si perde sulle Orobie, dal Monte Alben fino al Pizzo Camino.   Il sentiero 508 prosegue in falsopiano e, in breve, porta alla Cappelletta dei morti della Montagnina (1483 m), dove il panorama si apre sui fitti boschi della Val Borlezza e sulle doline che delimitano il Campo d'Avene, splendida radura adagiata sulla testata della Val Gandino.

Il Pizzo Formico dai Morti della Montagnina.

Trascurato il bivio che scende al Campo d'Avene, si prosegue sempre sul 508, salendo in direzione di una sella a quota 1490 (punto più alto dell'anello), poco sotto la cima del Monte Fogarolo.   Tenendo sempre la sinistra, si prosegue su una sterrata che porta, attraversando un rado bosco intervallato da piccole radure presidiate da cascine ben ristrutturate, all'Alpe Fogarolo. 
Lago d'Iseo e Monte Guglielmo

La strada forestale prosegue in discesa, regalando ampi scorci sul Lago d'Iseo, l'altipiano di Bossico e le montagne bresciane (con l'inconfondibile sagoma del Monte Guglielmo), fino a portarci ai bellissimi prati della località Pendesa (1200 m).    All'altezza della Cascina Succo Martino (1188 m) si prende decisamente a sinistra, seguendo le indicazioni che ci riportano al Pianone, da dove si riprende il tratto di sentiero che lo collega a San Lucio.

Baita in Località Pendesa
Info tecniche:
Partenza: San Lucio si raggiunge tramite una strada sterrata di circa cinque chilometri che parte dalla piana di Clusone, in località La Spessa.   La strada non è agevole e va percorsa lentamente, non sono però necessarie le quattro ruote motrici.   Un centinaio di metri prima del Rifugio si trova un ampio parcheggio, delimitato da una sbarra.   Per arrivare alla partenza dell'anello qui proposto, bisogna raggiungere la chiesetta di San Lucio.   Sulla sinistra sono evidenti le indicazioni del sentiero CAI n. 508.   
Dislivello e durata dell'escursione: Il dislivello si aggira sui 600 metri di sola salita.   La durata complessiva supera le quattro ore. Se lo si prende con la dovuta calma si può arrivare a cinque ore. 

Il Pizzo Formico visto dal Pianone.

Altri suggerimenti: La sosta per il ristoro al Rifugio San Lucio è caldamente consigliata. Nella stagione calda è molto invitante cercare posto sui tavoli della terrazza, dove si gode un panorama da urlo.   Anche l'interno è molto confortevole e spazioso.  La cucina offre primi piatti con specialità tradizionali (casoncelli e pizzoccheri su tutti).   La selvaggina domina i secondi, spesso accompagnata da polenta e funghi porcini.  Le porzioni sono abbondantissime; buono anche il rapporto qualità-prezzo.
Cartografia: Carta Turistico-Escursionistica della Provincia di Bergamo-Tavola 05.

L'itinerario evidenziato sulla tavola 05 della
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione.