sabato 25 marzo 2017

Al cospetto dei giganti delle Orobie

Il passo della Manina è uno splendido balcone naturale a 360° sulle principali vette delle Alpi Orobie. Vi propongo di raggiungerlo con una facile escursione, fattibile anche con le ciaspole, con partenza da Nona, frazione di Vilminore di Scalve.

Panorama dal Passo della Manina - foto di Mauri Parimbelli
La via dei minatori
Per raggiungere il punto di partenza bisogna recarsi in Val di Scalve.   Nona è la frazione più alta di Vilminore di Scalve (1.341 m) e si trova sullo storico percorso commerciale che univa la Val di Scalve con l'Alta Valle Seriana.
Si parcheggia l'auto nel piccolo parcheggio a pettine posto dietro la chiesa, per poi imboccare via Manina e, dopo un centinaio di metri, prendere a destra il sentiero CAI n. 408, che ci porterà fino alla meta.   E' questa la vecchia via utilizzata dai minatori che lavoravano, fino all'inizio degli anni '70, nelle miniere di ferro poste intorno a quota 1.700 metri.   Il tracciato ci porta, con pendenza costante, ad uscire dal bosco, per arrivare alla zona delle ex baracche dei minatori (1.637 m) ove ora è presente il rifugio Case Rosse, gestito dal gruppo alpinistico della Celadina.

Raggiungendo le Case Rosse - foto di Mauri Parimbelli

Ora siamo in campo aperto ed il panorama diventa via via più grandioso, per raggiungere il suo apice al passo della Manina (1.799 m) ed alla successiva chiesetta (1.821 m).   A tutto tondo, è possibile ammirare le montagne più imponenti della bergamasca: girandosi verso la Val di Scalve, si possono facilmente riconoscere la Presolana, il Pizzo Camino, il Pizzo di Petto ed il Barbarossa.   Di fronte dominano le vette over 3.000: il Pizzo di Coca, il Redorta ed il poco più basso (ma incredibilmente elegante) Diavolo di Tenda.  Da un lato si impongono alla vista il Recastello, il Tre Confini ed il Monte Gleno; dall'altro, invece, si erge il Vigna Soliva, incombente sugli impianti sciistici di Lizzola.

Traccia dell'itinerario, tratta dalla tavola 03 della 
Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione
Info tecniche:
Partenza: Nona, parcheggio dietro la chiesa (1.341 m).
Dislivello: circa 500 m.
Durata: Poco più di un'ora e mezza per la sola salita.
Altre note: A otto chilometri da Nona, nella frazione Vilmaggiore, troverete la Latteria Sociale Montana di Scalve, una cooperativa agricola che raggruppa una ventina di allevatori della valle.   Nel loro negozio è presente un'esplosione di sapori caseari, che vanno dalla formaggella allo stracchino, dallo yogurt al quadrel (formaggio da fondere sulla piastra). Documentatevi sul loro sito: www.latteriasocialediscalve.it.
Cartografia: Carta escursionistica della Provincia di Bergamo-tavola 03.







sabato 18 marzo 2017

Il risveglio delle marmotte di Chiareggio, in alta Val Malenco

In primavera le marmotte si risvegliano dal lungo letargo invernale. Nei pressi del paesino di Chiareggio c'è un posto dove è facilissimo ammirarle da vicino ed anche...sfamarle.

Nel Parco Geologico insieme alle marmotte.

IL PAESINO DI CHIAREGGIO...
...è una piccolissima frazione del Comune di Chiesa di Val Malenco, a 1.612 metri di altitudine, al cospetto del gruppo del Monte Disgrazia.   Nel suo centro si interrompe la strada comunale che diventa (anzi, torna) mulattiera, come era nel passato, quando fungeva da importante arteria commerciale con i Grigioni, il cantone sito appena al di là del passo del Muretto, al confine tra Italia e Svizzera.   Nel periodo invernale Chiareggio non è raggiungibile con le auto perché la strada non viene battuta dagli spazzaneve.   Gli albergatori di Chiareggio, in caso di neve, scendono a recuperare i loro ospiti con il gatto delle nevi o le motoslitte.
Chiareggio e le sue montagne - foto di Elisa Di Blasi
...ED I SUOI ABITANTI
I residenti fissi di Chiareggio non superano la decina anche se, soprattutto d'estate, il paese è animato dai turisti che pernottano nei cinque piccoli alberghi o che si dirigono verso i diversi rifugi d'alta quota.  Poche persone ma... tante marmotte!
All'inizio della primavera, nella località denominata La Corte, posta all'ingresso di Chiareggio, si possono incontrare facilmente numerose marmotte, che attendono di essere rifocillate dai turisti più curiosi.
Nell'unico negozio di alimentari di Chiareggio è sempre disponibile una capiente cassetta contenente carote che la gente compra esclusivamente per portarle alle marmotte, che non resistono al richiamo di questa colorata verdura.
Prati in fiore in località La Corte - foto di Elisa Di Blasi

A CHIAREGGIO SI PUO' ANCHE PASSEGGIARE
Se non vi basta la passeggiata nel Parco Geologico attiguo alla località preferita dalle marmotte, sappiate che, da Chiareggio partono due itinerari che raggiungono alpeggi in quota, presidiati da rifugi aperti e gestiti nel canonico periodo estivo.
Poco oltre la località Pian del Lupo (dove termina la strada asfaltata) si trovano le indicazioni per il Rifugio Tartaglione (1.780 m) che si raggiunge in meno di un'ora di tranquilla camminata, superando circa 170 metri di dislivello.   Sembra che la specialità del rifugio sia rappresentata da favolose frittelle, da gustarsi preferibilmente come merenda pomeridiana.
Un po' più faticosa è invece l'escursione che porta ai rifugi Porro e Ventina, collegati a Chiareggio con un sentiero che parte all'altezza della piazza della chiesa.    Il dislivello da superare è di circa 300 metri, impiegando poco più di un'ora, con una prima parte tranquilla ed un secondo tratto più erto e faticoso.   Raggiunta l'Alpe Ventina, dove i due rifugi si intravedono a poca distanza l'uno dall'altro, si ottiene il premio di un paesaggio spettacolare, con il fronte del ghiacciaio del Pizzo Cassandra e l'imponente gruppo del Monte Disgrazia.

La Locanda Pian del Lupo - foto di Elisa Di Blasi

Info tecniche:
Punto di partenza(e anche di arrivo, in questo caso): Chiareggio, frazione di Chiesa Val Malenco, circa 20 Km a nord di Sondrio (mezzora d'auto).
Altre note: Mia moglie ed io abbiamo trascorso alcuni fine settimana alla Locanda Pian del Lupo di Chiareggio (tel. 0342 451601). Siamo sempre stati benissimo, sia per il pernottamento ma, soprattutto, per il vitto.   Si gusta una squisita cucina valtellinese (pizzoccheri, sciatt, bresaola e selvaggina di ogni tipo) con prezzi accettabilissimi.   L'unico difetto è dato dalla quantità.    Se non siete reduci da impegnative escursioni, dosate le richieste.   Spesso il primo piatto basta e avanza...
Cartografia: Carta Kompass n. 93 Bernina-Sondrio 1:50.000.

Marmotta di Chiareggio - Foto di Elisa Di Blasi


domenica 12 marzo 2017

Una ciaspolata nel magico bosco del monte Barbarossa

Questa proposta è un po' più impegnativa delle altre, ma l'ambiente in cui si svolge, i panorami che si possono godere e la chicca finale, valgono tutta la fatica.

Malga Bassa di Barbarossa e Pizzo di Petto

SI PARTE DA TEVENO-FRAZIONE DI VILMINORE DI SCALVE
La partenza della ciaspolata è Teveno (1.134 m), piccola frazione che si trova sulla strada che unisce Vilminore a Colere (consiglio di percorrere al ritorno questo tratto di provinciale; è poco battuto e molto panoramico).   Arrivati al paese, si imbocca via Barbarossa fino al termine di questa strada comunale, in uno spiazzo che funge da parcheggio al campo sportivo che vedrete sulla vostra sinistra.

Traccia dell'itinerario, tratta dalla tavola 03 
della Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione

L'ITINERARIO
Calzate le ciaspole, si segue l'evidente direzione indicata dal sentiero CAI n. 407 (segnaletica presente sin dal parcheggio) che ci accompagnerà sino alla meta.   Si attraversa un'ampia radura per risalire un dosso (un tempo solcato da un piccolo impianto di risalita) fino a entrare nel bellissimo bosco di conifere, all'interno del quale seguiremo fedelmente il tracciato di una ripida stradetta forestale.
Il bosco, oggi oggetto di consumo del nostro tempo libero, nel passato veniva sfruttato per la produzione del carbone vegetale che permetteva di realizzare in loco le principali fasi della lavorazione del minerale di ferro estratto dalle numerose miniere un tempo presenti in Val di Scalve.
Consiglio di proseguire la salita seguendo la regolare pendenza della mulattiera, evitando di prendere il canale che si inoltra nei pressi della incombente parete nord del Pizzo di Petto.
Oltre il bosco la valle si apre e ci troviamo a poter scegliere se seguire il tortuoso, ma dolce percorso che effettua la stradina o, soprattutto in caso di neve alta che possa nascondere le curve della mulattiera, puntare direttamente il faticoso e ripido dosso per arrivare alla piccola costruzione della Malga Bassa di Barbarossa (1.704 m).
Qui il panorama è splendido: da un lato lo sguardo è attirato dagli strapiombi del Pizzo di Petto; dall'altro la Val di Scalve si offre in tutto il suo splendido isolamento ed è facile capire come mai, per secoli, i suoi abitanti insistevano nel proclamarla Repubblica Autonoma. 
Il ritorno avviene seguendo il medesimo tracciato.

La Val di Scalve uscendo dal bosco - foto di Mauri Parimbelli

Info tecniche:
Partenza: Teveno, parcheggio al termine di via Barbarossa, nei pressi del campo sportivo (1.140 m).
Dislivello: circa  600 m.
Durata: Poco più di due ore per la sola salita.
Altre note: Confesso che il motivo principale per cui, con i miei amici, ho scelto questa escursione è stato quello di poter pranzare all'Osteria Bastioli (tel. 0346 51162) sita nel centro di Teveno.   La cuoca di questo piccolo ristorante sa abbinare tradizione e innovazione, proponendo piatti tipici, a volte misconosciuti, di deliziosa fattura.   L'ambiente è confortevolissimo, con una veranda apribile sul piccolo giardino.    I prezzi sono eccezionali, soprattutto se comparati con la qualità delle proposte.
Cartografia: Carta escursionistica della Provincia di Bergamo-tavola 03.

Nel bosco - foto di Mauri Parimbelli








sabato 4 marzo 2017

Una passeggiata nei campi fioriti di Slingia (Alta Val Venosta)

Il territorio dell'Alto Adige offre centinaia di passeggiate tranquille (a dislivello zero) in ambienti talmente fantastici che restano nel cuore per anni.   Questa volta vi segnalo un itinerario simile, sito in Alta Val Venosta, l'area più soleggiata e "contadina" della provincia di Bolzano.
Valle di Slingia - Foto di Elisa Di Blasi
IL PUNTO DI PARTENZA
Slingia si trova in Alta Val Venosta. Per arrivarci bisogna percorrere la statale verso il passo di Resia fino a Burgusio, dove si gira a sinistra in direzione Pramajur-Slingia.   Si raggiunge la piccola frazione del Comune di Malles Venosta che conta meno di duecento abitanti ed é situata ad oltre 1.700 metri di quota, posteggiando l'auto in uno dei pochi parcheggi pubblici gratuiti dell'Alto Adige.

DESCRIZIONE DELL'ITINERARIO
La camminata parte dal paese, inoltrandosi nell'apertissima Valle di Slingia che, nel periodo invernale, viene sfruttata come centro di sci nordico.   La direzione della passeggiata proposta è evidente e ben segnalata (seguire le indicazioni per Malga Slingia e Rifugio Sesvenna).
Anche se oggi è una stradina inizialmente asfaltata ed utilizzata esclusivamente dai mezzi agricoli, stiamo calpestando un'antica rotta di contrabbando per la vicina Svizzera, che occhieggia dietro il Passo di Slingia.
La stradina è fiancheggiata da una via crucis ed attraversa ampi campi coltivati che, nei mesi più caldi, esplodono di mille colori grazie alle fioriture estive.   Lo sguardo non sa più dove posarsi: è più affascinante la veste multicolore che si allarga sotto gli scarponi, o il paesaggio offerto dal gruppo del Sesvenna, con il suo omonimo Pizzo che svetta oltre i 3200 metri di altitudine?!
Con un dislivello di circa 150 metri, in un'oretta si raggiunge la Malga di Slingia (1.886 m), delizioso punto di ristoro circondato da prati, ridenti torrentelli, piccole malghe di servizio e placide mucche al pascolo.
Chi ha voglia e gambe può raggiungere il Rifugio Sesvenna, a quota 2.256 m (calcolate un'altra ora di cammino ed un dislivello totale di circa 500 m).
Per chi invece preferisce completare un giro ad anello, scendendo è possibile prendere una deviazione a destra che si trova poco sotto la Malga di Slingia, appena prima di tornare sulla strada asfaltata.
Il nuovo sentiero porta ad attraversare il Rio di Slingia per prendere una strada forestale sterrata che lo costeggia fino ad intravedere le prime case del paese.  In meno di un'ora saremo quindi al parcheggio.
Casa di Slingia - Foto di Elisa Di Blasi

Info tecniche:
Partenza: Parcheggio principale di Slingia (1.738 m)
Dislivello: 150 m per arrivare alla Malga di Slingia.
Durata:  Quasi due ore per il giro completo.
Altre note: Suggerisco caldamente di sostare alla Malga di Slingia. Oltre alle classiche specialità alto-atesine, troverete yogurt e formaggi di loro produzione, veramente notevoli. E' possibile pranzare su rustici tavoloni all'aperto e poi prendere il sole sulle sdraio.
Cartografia: Kompass-Alta Val Venosta - 1:25.000.

I tavoli della Malga di Slingia - Foto di Elisa di Blasi



sabato 25 febbraio 2017

Da Pianca a Cantiglio, sulle tracce di un sentiero partigiano

Ogni volta che salgo a Cantiglio sento l'odore della Storia.  E' forte e violento, sente di polvere da sparo, di cascine e fienili bruciati.  Nella gelida notte del 4 dicembre 1943, fra questi boschi, le pattuglie nazifasciste tesero un'imboscata ai partigiani della X° Brigata Garibaldi, massacrandone tre e catturandone altri quattro, poi deportati in un campo di concentramento tedesco.

La Pianca dal sentiero verso Cantiglio
(ringrazio il sito Valbrembanaweb per l'autorizzazione alla pubblicazione)

Sui passi della Storia
Nei pressi della chiesa della frazione Pianca di San Giovanni Bianco (810 m) parte il sentiero che, in direzione est, procede a mezzacosta con percorso quasi pianeggiante.   E' la stessa traccia percorsa da una delle squadre nazifasciste impegnate nelle operazioni di rastrellamento di quella notte. A tarda ora hanno buttato giù dal letto il parroco della Pianca e, sotto la minaccia delle armi, lo hanno costretto a far loro da guida per scovare il nascondiglio dei partigiani.
Il sentiero prosegue tortuoso, attraversando numerosi costoni e vallette, scendendo fino al suo punto più basso: la valle del Bodar (760 m).  Sul fondo si può intuire la provinciale che, attraverso l'orrido, porta in Val Taleggio.  Altri due manipoli di nazifascisti sono partiti rispettivamente dal Ponte del Becco e dalla Val Taleggio. Sanno che troveranno i partigiani tra i prati e le cascine di Cantiglio e li stanno serrando in una tenaglia mortale.
Cantiglio (ringrazio il sito Valbrembanaweb per l'autorizzazione alla pubblicazione)
Un minuscolo borgo distrutto e ricostruito
Dalla Valle del Bodar, il sentiero sale con più decisione, attraversando un bel bosco ceduo e costeggiando alcuni prati, per condurre infine a Cantiglio (1.082 m), dove ci aspettano poche baite, una fontana e la Chiesetta di San Lucio, risalente al 1870.   I nazifascisti colsero di sorpresa i partigiani. Tre di loro,che accennano ad una reazione armata, vengono trucidati sul posto. Quattro vengono invece circondati e catturati. Qualcuno riesce a fuggire, probabilmente dileguandosi verso i contrafforti del Monte Cancervo che, anche in passato, è stato prodigo di nascondigli per briganti e assassini. I rastrellatori, nel frattempo, completano l'opera saccheggiando ed incendiando tutte le baite e la chiesetta del minuscolo borgo.
Traccia dell'itinerario, tratta dalla tavola 04
della Carta Turistica-Escursionistica della Provincia di Bergamo.
Si ringrazia per la concessione
Info tecniche:
Partenza: Parcheggio della Chiesa di Pianca (810 m)
Dislivello: all'andata, con i diversi saliscendi, si superano i 400 m di dislivello in salita e i 150 in discesa. Al ritorno, esattamente il contrario.
Durata:  Quasi due ore per la sola andata. Un'ora e mezzo il ritorno.
Altre note: Più volte abbiamo cercato di pranzare alla Trattoria Begnis, l'unico locale pubblico della Pianca di San Giovanni Bianco.  Ma, poiché ci ostiniamo a non prenotare, non abbiamo mai trovato posto.  Il fatto che sia sempre piena, mi sembra un ottimo biglietto da visita e, in ogni caso, due passi in questa frazione valgono la pena.
Cartografia: Carta escursionistica della Provincia di Bergamo-tavola 04.


Monte Cancervo (ringrazio il sito Valbrembanaweb per l'autorizzazione alla pubblicazione)


sabato 18 febbraio 2017

Una passeggiata a Maslana, tra stambecchi e borghi storici

Maslana è un insediamento rurale, risalente al sedicesimo secolo, composto da quattro distinti gruppi di baite.   E' raggiungibile soltanto a piedi percorrendo una storica mulattiera che parte dalle ultime case di Valbondione. Dall'autunno alla primavera, una gita a Maslana rappresenta un'ottima occasione per incontrare da vicino alcuni dei circa cento stambecchi che ormai "risiedono" in zona.
Ca' Polli - Maslana
Una delle contrade più antiche della Val Seriana
Poco oltre la frazione Pianliveri di Valbondione (980 m) la strada termina in un'area sterrata, utilizzata anche come parcheggio per la funivia che trasporta le merci agli edifici ENEL situati nella Conca del Barbellino.   Si parcheggia l'auto e si torna indietro di pochi passi, per imboccare una strada sulla destra che scende a raggiungere il ristorante "Il melograno".
Poco oltre si attraversa un ponticello, trovando quindi le indicazioni per Maslana e Cascate del Serio (siamo sul sentiero CAI n. 332).   La mulattiera sale decisa in un bellissimo faggeto portando, in meno di un'ora, al primo gruppo di baite che compongono il borgo storico di Maslana.
Siamo a Case Polli (1.150 m) dove, in stagione, si può trovare anche un punto di ristoro con vendita di formaggi ed altri prodotti locali.   E' il gruppo di baite più grande, composto da 22 unità abitative.
A pochi minuti troveremo Contrada Caffi e poi Cà Sura, contraddistinta da una bella meridiana troneggiante sulla facciata della prima baita.   L'ultima contrada, Cà Piccinella, è oltre una valletta che, in caso di forti nevicate, è soggetta al rischio di grosse slavine (si chiama "Vendol", letteralmente: viene giù.) 
Oltre Cà Piccinella (siamo sui 1.200 m di quota) il sentiero scende a varcare un bellissimo ponte a schiena d'asino, oltrepassato il quale si potrebbe ridiscendere verso Valbondione ed il parcheggio dove si è lasciata l'auto, completando un giro ad anello.
Stambecco (foto di Mauri Parimbelli)


L'osservatorio floro-faunistico
Se non si è stanchi, consiglio di tenere la sinistra per imboccare, poco oltre il ponte, il sentiero delle cascate che, in circa mezz'ora di cammino, porta all'osservatorio floro-faunistico di Maslana, edificato ristrutturando una vecchia baita posta sopra uno spettacolare balcone panoramico a circa 1.340 metri di quota. 
Durante tutto il percorso, da ottobre ad aprile, è facilissimo incontrare alcuni dei cento stambecchi ormai stanziali nell'area.
L'Osservatorio faunistico di Maslana

Info tecniche:
Partenza: Parcheggio funivia merci (980 m)
Dislivello: circa 220 m fino a Ca' Piccinella; circa 360 m all'Osservatorio floro-faunistico.
Durata: Meno di due ore per il giro ad anello. Quasi tre ore se si vuole raggiungere anche l'Osservatorio.
Suggerimenti: Per gli appassionati di storia locale, flora e fauna orobica, può essere interessante un contatto con i gestori dell'Osservatorio, che organizzano incontri all'interno dello stabile ed escursioni guidate nella zona. Contatti: info@osservatoriomaslana,com, oppure chiamare il 338 9999974.
Altre note: Consigliamo di arricchire il rientro sostando al Caseificio dei F.lli Paleni di Gromo (scendendo verso Bergamo, lo trovate sulla sinistra poco prima del bivio per Valgoglio).  Con un ottimo rapporto qualità-prezzo, potrete fare scorta di formaggi locali: a me piace molto il primo sale e lo stracchino di Gromo.
Cartografia: Kompass 104 (Foppolo-Valle Seriana)

domenica 12 febbraio 2017

La perla delle Alpi Retiche: la Val di Mello

Con questo post vi propongo di raggiungere la Valtellina, per andare ad ammirare una delle valli più belle in cui abbia mai passeggiato: la Val di Mello.
Poco dopo Morbegno, una deviazione sulla sinistra porta in Val Masino, che va percorsa fino all'ultimo paese: San Martino Valmasino (925 m).  Se andate in stagione (da maggio a settembre) dovrete parcheggiare all'inizio del paese e prendere un bus-navetta che vi porterà all'imbocco della Val di Mello (località Cà Panscer - 1060 m).
Negli altri mesi occorre informarsi presso il Comune (tel. 0342 640101) in merito alla possibilità di arrivare con la propria auto a Cà Panscer.    Una terza soluzione è quella di imboccare un viottolo dietro Piazza della Chiesa e seguire le indicazioni per il sentiero che, con una una camminata di mezzora e un dislivello di circa 150 m, ci porta a Cà Panscer.

Cascate della Val del Ferro, laterale della Val di Mello - foto di Elisa Di Blasi
Un posto da fiaba
Io mi sono sempre servito del bus-navetta, perché amo camminare in questa Valle soprattutto nei profumi della primavera avanzata o in mezzo ai primi colori autunnali.
Arrivati a Cà Panscer, troviamo un ruspante campeggio anni settanta, spesso popolato di giovani "sassisti", e la Trattoria del Gatto Rosso, che vi proponiamo quale irrinunciabile meta al termine della passeggiata.
Dopo un brevissimo tratto in salita, la camminata diventa dolcissima e l'ambiente ancor più incantato, un po' come i toponimi delle pareti che lo circondano e le acque che lo attraversano.
Sul lato sinistro della valle troneggiano le imponenti placche granitiche dello Scoglio della Metamorfosi e del Precipizio degli Asteroidi.  Sul lato destro, scorre il freschissimo torrente Mello che si allarga a formare un laghetto con un curioso nome: il bidet della contessa.
Si respira un'atmosfera da parchi americani, e uno sguardo verso est potrà scoprire, sia pure un po' discosta, la severa cuspide del Monte Disgrazia.
Nel bel mezzo della valle si incontrano gruppi di baite ben ristrutturate, due rifugi (Mello e Luna Nascente)  e la possibilità di attraversare il torrente per cercare punti di sosta sulla riva opposta.
Superate le baite in località Cascina Piana, si traversano i pascoli, rientrando nel bosco che ci porterà all'ampia e dolcissima piana delle Baite di Rasega, (1.150 m) dove si trova il nostro punto di arrivo.
In tutto, meno di 100 metri di dislivello da Cà Panscer, percorsi in un'oretta, spesa a scattare foto alle numerose cascate che scendono dalle vallette laterali e ad ammirare le evoluzioni dei free-climber sull'incombente granito.
Il bidet della contessa - foto di Elisa Di Blasi

Info tecniche:
Partenza: Cà Panscer (1.060 m)
Dislivello: circa 100 m
Durata: Meno di due ore per l'andata e il ritorno.
Punti di ristoro: Suggeriamo di non mancare l'appuntamento con i piatti tipici della Trattoria del Gatto Rosso, in particolare con i mitici pizzoccheri o i meno noti "sciatt": frittelle di grano saraceno con il cuore di formaggio Casera filante. Si mangia all'aperto.
Altre note: Se possibile, evitate i fine settimana di luglio ed il mese di agosto: troppa gente!
Cartografia: Kompass 92 (Chiavenna-Val Bregaglia)

Baite in Val di Mello - foto di Elisa Di Blasi