sabato 24 agosto 2024

Il panoramicissimo giro sui dolci pascoli delle cascine del Monte di Zambla, circondati dalle cime di Menna, Arera, Grem ed Alben.

 🥾 Dislivello: 220 metri     ⌚ Durata: circa due ore e un quarto    📏Lunghezza: 6.5 km

Il monte Alben dai pascoli del Monte di Zambla.

Una breve camminata, adatta anche per i meno giovani e per gli escursionisti convalescenti o semplicemente fuori forma, eccezionalmente panoramica, purtroppo malsegnalata. La partenza avviene dal parcheggio gratuito situato al Passo di Zambla (1264 m sul livello del mare) che, salendo dalla Valle del Riso si trova sulla destra. I primi passi si succedono su un breve tratto asfaltato che conduce al Campeggio Zambla. Si costeggia la struttura, tenendola alla propria sinistra, e si procede in piano, fino a raggiungere, in cinque minuti dalla partenza, un bivio in prossimità di una santella (1251 m).

Le prime cascine del Monte di Zambla.

Qui si svolta a destra, seguendo le indicazioni di una freccia verde indicante il percorso per le "Cascine Monte di Zambla". Questa sarà, purtroppo, l'unica indicazione utile di tutto l'itinerario. Dopo un primo tratto in piano, lo sterrato affronta una ripida ma breve discesa, che ci porta ad un successivo bivio (venti minuti dalla partenza). Si tiene la sinistra, seguendo le indicazioni per la Cima di Grem (sentiero CAI n. 223).

Inizia a far capolino il Pizzo Arera.

Poco più avanti si incontra la Cascina Colombi, accanto alla quale la traccia si sdoppia. Sulla sinistra una carrareccia cementata, sulla destra il sentiero che, con un saliscendi, si ricongiunge poco dopo con la carrareccia. Nei pressi si trova un trivio, con una nutrita serie di indicazioni. Nulla in merito al giro delle Cascine, la traccia CAI che sembra volgere tutta a destra, lo sterrato che sale a sinistra ed  un cartello bidirezionale con due opzioni per l'Alpe Zambla. Prendiamo una di queste, quella che sale per il prato.

Meno male che c'è questa indicazione...

La traccia ci porta in breve nei pressi di una cascina ben ristrutturata (mezz'ora circa dalla partenza). Il panorama si amplia: a sinistra riappare il Monte Alben, di fronte si inizia ad apprezzare l'imponenza del Pizzo Arera. Troviamo un'altra freccia per l'Alpe Zambla e, poco oltre, si incrocia il sentiero CAI n. 238, che ci accompagna, in leggera salita, in un ambiente sempre più arioso, delimitato a destra dai declivi  che scendono dalla Cima del Grem, di fronte dall'Arera e dal Menna ed alle spalle giganteggia l'Alben.

Ormai si cammina in pieno sole...

Questo tratto attraversa una molteplicità di alpeggi, governati da cascine ben tenute, con la presenza di numerose mucche al pascolo. La sterrata procede in dolce pendenza, regalando vedute sempre più bucoliche, fino a giungere alla Baita del Monte di Zambla, sita al centro dell'Alpe Zambla (1390 m-poco più di un'ora dalla partenza). 

La presenza dell'Arera è ormai incombente. 

Un luogo ideale per la sosta, grazie anche alla presenza dei mandriani che, in stagione, vendono formaggi e salumi e possono predisporre anche appositi taglieri per un adeguato ristoro (vedi note tecniche per ulteriori informazioni in merito). 

Uno dei tavoli all'aperto della Baita del Monte di Zambla.

Proseguendo sul sentiero CAI n. 238 si arriverebbe (in un'ora e mezza circa e con un ulteriore dislivello di circa 400 metri) agli ampi pascoli della Baita Camplano, posizionata in una splendida conca tra il Pizzo Arera ed il Monte Grem.  Durante la seconda guerra mondiale, la zona che congiunge il Monte di Zambla a Camplano era stata individuata come base ideale per gli aviolanci operati dalle forze alleate per rifornire i numerosi gruppi di partigiani presenti in Val Serina. Le casse lanciate con il paracadute erano riempite con armi automatiche (mitragliatrici, fucili e pistole automatiche con le relative munizioni); mine e bombe a mano; generi alimentari; vestiario ed altri viveri di riserva.

Il sentiero che porta alla località Camplano attraversa il bosco
al centro della foto e gira a destra, infilandosi tra Grem ed Arera.

Per completare l'anello, dalla Baita si volge verso il fondovalle, in direzione degli abitati di Zambla ed Oltre il Colle. Dalla cima di un piccolo cucuzzolo, limitrofo alla Baita, si intravedono uno stagno ed alcune cascine. Senza percorso obbligato si scende alla cascina più a destra. Raggiunto il muro perimetrale, si costeggia la recinzione verso destra, fino ad un accesso che porta sulla sterrata di servizio della cascina stessa (un quarto d'ora dall'Alpe Zambla).

Lo stagno e le cascine viste dal cucuzzolo erboso.
La baita da raggiungere è quella più a destra guardando la foto.

Si percorre la sterrata in discesa, serpeggiando tra pascoli e baite ben ristrutturate. Si perde dolcemente quota, godendo di bellissime visuali sul fondovalle e sul profilo del monte Alben. Un tempo le malghe di questa zona costituivano il borgo sparso di Zambla, ai cui abitanti era affibbiato il curioso soprannome di balòcc, derivante da una divertente e buffa leggenda che riporto in un nota in fondo al post.

Uno sguardo verso il fondovalle. Si intravvede Oltre il Colle.

Trascurando le deviazioni che portano alle singole cascine, si continua a seguire il tracciato principale, fino a giungere al trivio che ci aveva destato molte perplessità all'andata (una quarantina di minuti dall'Alpe Zambla). Si scopre così che il giro delle Cascine di Zambla proseguiva seguendo l'unico sterrato non segnalato (cioè quello appena percorso in discesa!). Si torna quindi in direzione del Colle di Zambla ripercorrendo all'inverso il percorso dell'andata. Complessivamente, la discesa dura poco più di un'ora.

Uno sguardo al Monte Menna, prima di chiudere l'anello.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 20-08-2024. Cielo sereno, rannuvolatosi in tarda mattinata.
Punto di partenza dell'escursione: Parcheggio gratuito al Colle di Zambla, posizionato sulla destra salendo dalla Val del Riso. Dal centro di Bergamo dista
 circa 42 km, percorribili in circa cinquanta minuti. 
Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana per circa 28 chilometri. Superato il ponte del Costone e prima di raggiungere Ponte Nossa, si gira a sinistra in direzione di Gorno, Colle di Zambla. Si sale lungo la Val del Riso per circa 13 km, fino a raggiungere il Colle di Zambla, alla destra del quale trovate il sopraindicato parcheggio.
Dislivello e lunghezza dell'itinerario: 220 metri di dislivello per una lunghezza complessiva di sei chilometri e mezzo.
Durata: L'itinerario qui descritto impegna per due ore e un quarto, escluse le soste. 

Cardo scardaccio in fiore sul pascolo dell'Alpe Zambla.

Luoghi di sosta e di ristoro lungo il percorso: Il pascolo dell'Alpe Zambla è gestito durante l'estate dalla società agricola Cominelli. Sui tavoli della loro baita è possibile degustare taglieri di salumi e formaggi di loro produzione. Per prenotazioni ed altre informazioni consultate il sito: https://agricolacominelli.it.  Negli immediati pressi del parcheggio di partenza della camminata sono inoltre presenti diversi bar e ristoranti.
Perchè gli abitanti di Zambla sono soprannominati Balòcc: "...si racconta che, nel tempo antico, gli abitanti di Zambla contavano i giorni della settimana con sette palle di cacio che approntavano la domenica e che poi consumavano nel numero di una al giorno. Con tale strano taccuino essi conoscevano il giorno nel quale dovevano recarsi a messa nella lontana chiesa di Lepreno, perchè allora i pochi pastori di Zambla mancavano di una Chiesa propria. La leggenda narra che una volta lo smarrimento di una palla di cacio portò ad una buffa confusione in quel primitivo e pastorale calendario...Tratto da "Usi e costumi tradizionali bergamaschi di Luigi Volpi, pagina 141. Prima pubblicazione nel 1937; ultima edizione de Il Conventino, anno 1978.
Cascina con bella vista sulla Val Serina.

Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposte altre due escursioni che partono o si affacciano sul territorio della Val del Riso. I link di collegamento sono:
-https://dislivellozero.blogspot.com/2022/05/un-anello-tra-le-montagne-della-val-del.html
Cartografia: Negli esercizi commerciali della zona è disponibile una mappa in scala 1:15.000 dal titolo "Alpe Arera e Sentiero dei Fiori "Claudio Brissoni". La cartina, realizzata nel 2013 da Ingenia Editore, è molto dettagliata. Cita anche questo itinerario, anche se fa rimanda i dettagli ad un sito non ben identificato. Il costo è di 7 euro.

Genziana asclepiade.




martedì 6 agosto 2024

Tesori, panorami e sciagure del Monte Secco di Ardesio.

1. Monte Secco (con Fop ed Arera) dalle pendici del Monte Calvera.

Sono salito all'anticima del Monte Secco una trentina di anni fa. Un'escursione impegnativa, che mi regalò emozioni fortissime. Ricordo l'ansia sottile provocata dall'ultimo tratto, in cui si percorre una cresta sottile a fianco di uno strapiombo di mille metri. E, proprio mentre l'ansia si sta trasformando in paura, saltellando tra roccette che richiedono l'uso delle mani, la scoperta di una moltitudine di stelle alpine ad altezza di sguardo, appena mosse da una brezza leggera che saliva dal fondo della Valcanale.

2. Il Monte Secco da Campello, sopra Valzurio. A sinistra la boscosa Cima Ba.

Il Monte Secco deve il suo nome all'assenza di acqua in superficie. Oltre i 1500 metri il terreno si fa arido e roccioso. L'ultima sorgiva si trova nei pressi della Baita Bassa, a circa 1400 metri di quota. Eppure, nelle profondità delle viscere carsiche degli imponenti massicci calcarei che compongono le  "dolomiti di Valcanale" è conservata tantissima acqua  che, per il tramite della sorgente Nossana, viene sfruttate per dissetare un terzo degli abitanti del bergamasco.

I monti Secco e Vaccaro dalla piana di Clusone. In primo piano il Colle Crosio.

Nel passato più remoto il Monte Secco è stato ancor più generoso. Nel suo versante est, l'approfondimento di antichi documenti medioevali ha confermato l'esistenza ed il relativo sfruttamento, tra il 1077 ed il 1273, di una miniera d'argento, acquistata da prestanome del vescovo di Bergamo. Il prezioso minerale venne utilizzato anche per coniare monete della zecca cittadina. 

3. La parete nord del Secco incombe sul paesino di Bani.

In tempi più recenti, il Monte Secco venne utilizzato anche come frigorifero dagli abitanti della Valcanale. Ai piedi della sua maestosa parete nord, fino a pochi anni fa, giaceva un piccolo nevaio, noto come il ghiacciaio della Val del Las, il meno elevato d'Italia, perchè posizionato a circa 1000 metri di quota. 

4. La Val del Las, sede dell'omonimo nevaio
ai piedi dalla parete nord del Monte Secco.

Nelle estati dell'immediato dopoguerra i valligiani, armati di piccone, spezzavano blocchi di ghiaccio per caricarli su carretti e coprendoli con fieno, rami d'abete e sacchi di iuta. I muli trainavano il carico ad Ardesio, Clusone e finanche a Bergamo, dove il ghiaccio veniva venduto ad alberghi e ristoranti.

5. La chiesetta di Cacciamali.

Chi volesse visitare i miseri resti del piccolo nevaio, che ogni tanto risorge in seguito ad abbondanti  nevicate tardoprimaverili, può effettuare una splendida escursione ad anello che parte dalla piccola frazione di Cerete. Questa camminata (i cui dettagli sono recuperabili in questo blog al seguente link: https://dislivellozero.blogspot.com/2023/08/cera-una-volta-un-nevaio-da-cerete.html) vi farà scoprire anche il suggestivo e soleggiato borgo di Cacciamali, un grumo di case in pietra magistralmente ristrutturate, posto in eccezionale posizione panoramica.

6. Il "centro" di Cacciamali.

Le pendici del Monte Secco sono tristemente note anche per la famigerata valanga del Vendòl, periodico tormento per gli abitanti della piccola contrada di Ludrigno. Nel 1626, la valanga seppellì l'intero paese, devastando i fienili ed uccidendo gran parte del bestiame. Una trentina di abitanti furono letteralmente sepolti vivi. Miracolosamente furono tratti illesi alcuni giorni dopo. 

Il Monte Secco da Gromo.

La memoria popolare di quell'evento è ancora viva in alcuni ex-voto che si possono ammirare all'interno del Santuario della Madonna delle Grazie. ad Ardesio. Uno di questi dipinti, in particolare, mostra un'efficacissima rappresentazione del Monte Secco, ritratto dal pittore dell'epoca come un immenso ed aguzzo massiccio, terrificante ed incombente sul misero grumo di case che componevano la piccola contrada.

Ex-voto a ricordo della valanga del 1626.

Quella del Vendòl è tuttora una valanga di tipo primaverile. Poco più di un secolo fa (8 marzo 1916) provocò 8 morti. Nel 1984 superò l'abitato di Ludrigno ed invase la provinciale, trascinando un'auto nel greto del Serio. Recentemente si sono avuti eventi significativi negli anni 2004, 2009 e 2014.

7. I Monti Secco e Fop da Gandellino.

Altre note:

Le fotografie di questo post sono state scattate nel corso di diverse escursioni, il cui dettaglio è pubblicato nel mio blog:  https://dislivellozero.blogspot.com. Se siete interessati ad approfondire i rispettivi percorsi, collegatevi al sito (versione web) e digitate le seguenti stringhe di ricerca: 
- per la foto n. 1: Calvera.
- per la foto n. 2: Campello.
- per la foto n. 3: Bani.
- per la foto n. 4: Las.
- per le foto n. 5 e 6: Cacciamali.
- per la foto n. 7: Dragone.
- per la foto n. 8: Piazzolo.

Il Monte Secco dalla chiesetta di Piazzolo.




venerdì 26 luglio 2024

Il primo "ritrattista" del Pizzo Arera fu Leonardo da Vinci.

 

1. L'Arera dall'alpeggio della Baita Bassa di Zulino.

L'imponente massiccio calcareo del Pizzo Arera, grazie alla sua posizione strategica, è ben visibile da città e paesi di pianura. Nelle fredde e limpide giornate invernali, da Milano (zona via Padova) si ha una prospettiva della cima innevata che desta sensazione.  Se n'era accorto anche Leonardo da Vinci, che ebbe modo di realizzarne un disegno, oggi conservato all'Accademia Reale di Londra. Sullo stesso foglio, poco più grande di una cartolina, il grande artista rinascimentale tratteggiò altri due soggetti, traendo spunto dal maestoso panorama che le Prealpi Lombarde offrono tuttora ai milanesi.


I tre disegni di Leonardo da Vinci. L'Arera è in alto a destra.

Questi schizzi furono realizzati da Leonardo nel lontano 1511. Per secoli si pensò che ritraessero le pendici del Monte Rosa (all'epoca chiamato Monte Boso). Solo in tempi recenti, e confrontandoli con immagini fotografiche ad alta definizione, si è scoperto che riproducono nei minimi dettagli tre diverse vedute dello skyline delle Prealpi Lombarde. Tra questi, il disegno in alto a destra ritrae il Pizzo Arera, in splendida solitudine, con un accenno alla vicina cresta del Menna.

Il Pizzo Arera disegnato da Leonardo (particolare ingrandito).

Fu la prima volta che un uomo di scienza studiò e ritrasse le Alpi, facendone il soggetto principale e non semplicemente un componente dello sfondo. La montagna come protagonista del dipinto quindi, e non solo creste che sfumavano tra le nuvole od orridi che incupivano scene campestri. Passarono altri tre secoli prima che altri artisti riproducessero su tela la varietà, la luminosità e la bellezza del paesaggio montano. Su quel foglio preparato con un fondo di tempera rossa, Leonardo realizzò i primi veri ritratti della catena Alpina, tratteggiandone la morfologia con impressionante precisione orografica. 


2. Il Pizzo Arera visto dal Pianone, sopra Clusone.

Gli studiosi hanno approfondito il disegno per individuare il "relativo punto di osservazione". Leonardo potrebbe averlo disegnato da uno dei torrioni del Castello Sforzesco o, addirittura, dal tetto in costruzione del Duomo di Milano. Sicuramente ha approfittato di una limpidissima giornata. Va comunque sottolineato che, per l'età che portava a quel tempo (quasi sessantenne) la sua vista era ancora acutissima! Questa ipotesi è certa per gli altri due disegni, riguardanti ina veduta delle Prealpi Lecchesi ed il tratto di creste che unisce il Monte Legnone al Grignone. 


3. L'Arera dalla salita alla Cima di Tisa, sopra il Santuario di San Patrizio.

Relativamente allo schizzo che ritrae il Pizzo Arera, alcuni storici locali hanno ipotizzato che il punto di osservazione fosse Valpiana di Serina. In quel periodo Leonardo soggiornava a Vaprio d'Adda, ospite nella villa Melzi. Incaricato dal Governatore di Milano di redarre una carta topografica della Valle Brembana, aveva frequentato a lungo la zona mineraria di Dossena, approfondendo i suoi studi di ingegneria mineraria. In quella zona, il Pizzo Arera domina lo sguardo di chiunque ne percorra strade e sentieri.


4. La vetta dell'Arera da Cima di Bani.


Altri storici milanesi ipotizzano invece che tale prospettiva abbia colto Leonardo durante la tratta, percorsa numerose volte, che congiungeva il centro di Milano con Vaprio d'Adda, dove soggiornò per parecchio tempo presso la storica Villa Melzi. Chi percorre oggi la Statale Padana Superiore in direzione di Vaprio potrà facilmente avere la conferma della concretezza di questa ulteriore ipotesi.

5. L'Arera dai pascoli della Baita di mezzo del Grem.

Altre note:

Le fotografie di questo post sono state scattate durante diverse escursioni, il cui dettaglio è pubbicato nel mio blog:  https://dislivellozero.blogspot.com. Se siete interessati, collegatevi al sito (versione web) e digitate le seguenti stringhe di ricerca: 
- per la foto n. 1: Zulino
- per la foto n. 2: Pianone
- per la foto n. 3: Cima di Tisa
- per la foto n. 4: Baita del Grem
- per la foto n. 5: Cima di Bani
- per la foto n. 6: Dossena

6. L'Arera dal sentiero di salita alla cima del monte Vaccareggio.




domenica 7 luglio 2024

Da Onore a Cima Buldet: una faticosa salita capace di regalare splendide emozioni.

 🥾 Dislivello: circa 700 metri     ⌚ Durata: poco meno di 4 ore     📏Lunghezza: quasi 8 km

La Presolana compare dietro alle pendici del monte Varro.

Un'escursione che parte da un'area un tempo attrezzata a poligono militare, per risalire tra pini mughi, arbusti ed una splendida faggeta. Fuori dal bosco, tra prati fioriti e piacevoli incontri, ci si perde in un panorama a 360 gradi.

Quasi in cima, di fronte al massiccio.

Per salire Cima Buldet (in alcune mappe denominata Monte Cornet) è necessario recarsi ad Onore. Nelle note tecniche trovate il dettaglio per arrivare al punto di partenza: un piccolo spiazzo a lato del cancello d'ingresso di una cava (circa 730 m slm). Dopo aver parcheggiato, si torna indietro di un centinaio di metri, incontrando una palina verticale indicante la direzione per Cima Buldet (questo cartello NON è visibile arrivando da Onore). 

Rovetta ed i monti Vaccaro e Secco dal sentiero di salita.

Prendendo quindi a destra, si costeggia la proprietà dell'Azienda Agricola AREC. I ragli dei loro asini vi terranno compagnia per un buon tratto di salita. In dieci minuti si arriva ad un bivio dove la nostra meta è ben segnalata. Stiamo attraversando un ambiente insolito, suggestivamente desolato. Forse è questo il motivo per cui, nell'immediato dopoguerra, la Valle dei Dadi venne scelta dal Ministero della Difesa per installarvi un poligono militare, dismesso alla fine degli anni novanta. Nelle note in fondo al post trovate ulteriori informazioni in merito.

Il fiume in secca e le verdissime pendici del monte Varro.

La vegetazione è composta prevalentemente da piante arbustive, sia cedue che perenni, con una numerosa presenza di folti cespugli di pini mughi. Accompagnati da bolli e frecce rosse si costeggia a lungo il letto in secca del fiume che  creò la Valle dei Dadi e, in meno di tre quarti d'ora di cammino, si raggiunge un'altra palina segnaletica. 

Vedovina strisciante, fiorita sui detriti del fondo calcareo della Valle dei Dadi.

Si volta a destra, attraversando l'alveo del fiume ed arriviamo di fronte ad una sbarra dove un cartello indica l'inizio del "sentiero della croce". Si sale una strada cementata che, in pochi minuti, ci porta alla Baita Buldet (circa 970 m di quota-50 minuti dalla partenza). A sinistra della baita sale una ripida mulattiera che abbandoniamo subito, seguendo l'indicazione di una freccia in metallo che ci fa prendere un sentierino che gira a destra.

Arrivo a Baita Buldet.

Seguiamo questo percorso, che ci porta ad ammirare una serie di piccole sculture in legno e, dopo una decina di minuti, rientra nella traccia della mulattiera che si inerpica nel bosco, mantenendo sempre una decisa pendenza. Alcune finestre panoramiche si aprono sull'altipiano di Clusone e, sopra le pendici erbose del monte Varro, compare il massiccio della Presolana. Si cammina in un bosco di latifoglie, ricco di fioriture, tra cui alcuni timidi e precoci ciclamini. 

Cardo dentellato nel bosco rado di salita.

La pendenza rimane elevata. Nei pressi di un affioramento roccioso la traccia è protetta da una ringhiera, utile in caso di ghiaccio. Ricompaiono altre sculture in legno, prima di entrare in una freschissima e bellissima faggeta che porta ad un bivio negli immediati pressi dello Stalì Buldet (circa 1200 m di quota-quasi un'ora e mezza dalla partenza). A sinistra, pochi passi portano alla costruzione ben ristrutturata. Per la Croce si sale invece a destra, rimanendo nella faggeta.

Lo Stalì Buldet.

In una decina di minuti usciamo dalla boscaglia e la traccia si intravvede nell'erba alta bagnata dalla rugiada del primo mattino. Brevemente pianeggia verso sud, prima di iniziare una serie di erte serpentine che guadagnano rapidamente quota. Si alternano tratti al sole, dove campeggiano isolate betulle, con boschetti di latifoglie.

In primo piano il monte Bracchio e Falecchio.
Sullo sfondo, Montagnina. Pizzo Formico, Alben e "dolomiti della Valcanale".

La traccia è poco battuta. Non faccio in tempo a pensare quanto questa zona possa essere ricca di fauna selvatica che un rumore di zoccoli mi fa voltare di scatto. Una femmina di capriolo, dallo splendido manto fulvo, mi sfiora per tuffarsi nella fitta vegetazione, dove due cuccioli sgranano i loro occhietti per studiare meglio il possibile nemico che si è palesato tra loro e la mamma. 

La Valle dei Dadi, Onore e l'altipiano di Clusone.

Un incontro talmente fuggevole che mi impedisce di scattare foto. Le riservo alla Presolana, che torna improvvisa protagonista del panorama. Poco sopra compare la croce metallica, che si raggiunge dopo una faticosa ma appagante salita (1415 m-due ore e un quarto dalla partenza). Le viste sono sempre più spettacolari. A sud spuntano il Pizzo Formico ed il monte Alben. Volgendo ad Ovest una catena di abitati (Onore, Rovetta, Clusone) sembrano cercare protezione ai piedi della cresta che unisce il monte Simer alle creste di Bares. Sullo sfondo compaiono anche le vette dolomitiche della Valcanale.

Dalle creste di Bares, spunta il Pizzo del Diavolo di Tenda.

La vera Cima Buldet (1431 m) è poco sopra. Boscosa e malagevole, non offre ampie vedute. Tra la vegetazione spicca comunque il panettone del monte Pora e, più ad est, la cima del monte Guglielmo. Tra loro ed il nostro sguardo la fittissima boscaglia che ricopre le pendici della selvaggia Val di Frucc, ed i verdi pascoli alla base del placido monte Colombina.

La Croce di Buldet.

La discesa ripercorre il medesimo itinerario. In alcuni punti è necessario tenere il freno a mano tirato, per superare la pendenza senza rischiare brutti scivoloni. Ma la minore fatica consente di apprezzare certi spunti panoramici persi durante gli sbuffi della salita, come l'incredibile visuale dei ghiacciai del Monte Rosa. Colpiscono anche i profumi offerti dalla fitta e variegata vegetazione. Su tutti spicca quello del pino mugo, insolitamente numerosi per queste quote. Il ritorno impiega poco più di un'ora e mezza.

Inaspettato, il monte Rosa.

Note tecniche:

Data dell'escursione: 04-07-2024. Sereno alla partenza, annuvolamenti in quota nel corso della giornata.
Punto di partenza dell'escursione: Stallo non segnalato nei pressi dell'ingresso della cava operante nella Valle dei Dadi, poco oltre la località Pramezza, nel territorio comunale di Onore. Dal centro di Bergamo dista
 circa 42 km, percorribili in un'ora  d'auto. 
Dalla città si percorre la statale 671 della Val Seriana fino al bivio di Ponte Nossa, dove si volta a destra, seguendo le indicazioni per Clusone e Schilpario. Dopo Clusone si supera anche la rotonda all'altezza di Rovetta e si procede in direzione di Castione.  Un chilometro oltre, mal segnalata da un cartello stradale reso illeggibile dal tempo e dalle intemperie, si prende la strada a destra in direzione di Onore e Songavazzo. Dopo cinquecento metri si arriva a un bivio e si volta a sinistra, raggiungendo le prime case di Onore. Superato il cimitero, alla prima rotonda si procede diritti su via Papa Giovanni XXIII. Seguendo le indicazioni per il "percorso vita" si prosegue su via Danghelo e la successiva via Rifugio Magnolini, che porta alla località Pramezza dove termina l'asfalto. Si procede sullo sterrato per circa 200 metri e, sulla sinistra, si trova lo spiazzo per parcheggiare, posto accanto al cancello d'ingresso della cava. Sulla destra si intravede una palina segnaletica che indirizza verso il Rifugio Magnolini. In localià Pramezza, poco prima del termine della strada asfaltata, si trovano altri due piccoli stalli.

La Presolana dalla Croce di Buldet.

Dislivello e lunghezza dell'itinerario: circa 700 metri di dislivello per una lunghezza complessiva, tra andata e ritorno, di quasi otto chilometri.
Durata: L'itinerario qui descritto impegna poco meno di quattro ore, escluse le soste. 
Il poligono militare della Valle dei Dadi: Dal 1946 fino alla fine degli anni novanta l'area della Valle dei Dadi e parte della Valle di Tede, furono riservate all'attività di un poligono militare. Nel 1950 avvenne un gravissimo incidente: tre fratelli furono dilaniati dall'esplosione di un proiettile di artiglieria trovato in un prato mentre stavano portando al pascolo le loro mucche. Negli anni a seguire, ed anche successivamente alla dismissione  dell'area, avvenuta nel 1999 senza l'effettuazione di alcuna operazione di bonifica, si succedettero parecchi ritrovamenti di ordigni inesplosi. Gli ultimi vennero segnalati nel 2011. Alle continue rimostranze degli Enti Locali, il Ministero della Difesa non ha mai fornito risposte.

Fioritura di rododendro irsuto.

Altre escursioni in zona: In questo blog vengono proposte altre due escursioni che, partendo dal vicino Comune di Songavazzo, si affacciano sui versanti percorsi in questo itinerario. I link di collegamento sono:
Cartografia: Negli uffici del Comune di Songavazzo ed all'infopoint di Borghi della Presolana (https://borghipresolana.com) è disponibile una mappa in scala 1:20.000, con evidenziato questo itinerario ed un'altra decina di possibili escursioni effettuabili in questa zona.

Pascolo in località Pramezza.